[Musica] Io vorrei ricollegarmi a un discorso che già ho fatto in un altro video, e cioè sul fatto che Platone, in realtà, anche quando scrive, rimane un allievo di Socrate. Cioè, lui non vuole insegnarci la filosofia; vuole stringervi a fare filosofia. Ci vuole assolutamente costringere a pensare, e quindi scrive in una maniera del tutto particolare.
Se non si tiene conto di come persone scrive, è facilissimo equivocare quello che lui sta dicendo. Allora, facciamo un esempio di questo suo atteggiamento. Nel momento in cui, voi sapete, credo tutti, che per Platone la filosofia è dialettica, ci avviciniamo alla dialettica verso il "Sofista", che è un dialogo proprio dedicato alla dialettica.
Lo Straniero di Elea, che è il personaggio principale di questo dialogo, dice: "Siamo di fronte a una sorpresa, perché, senza rendercene conto, ci siamo imbattuti. Cercavamo il sofista e, invece, stiamo avvicinandoci al filosofo. " Ci siamo imbattuti in questa, e qui la cosa che mi interessa, in questa che è la scienza degli uomini liberi.
Vedetela; è un'affermazione stranissima, se ci pensate bene. Allora, la domanda che io insieme a voi voglio affrontare è: perché Platone ci scrive che la dialettica, ma filosofia come dialettica, è la scienza degli uomini liberi? Che la porta scelta dalla ribalta è la filosofia di dialettica?
Bene, cos'è la dialettica per Platone? La dialettica, per Platone, distingue nelle cose che sembrano magari simili, ma che in realtà non lo sono. Distinguere all'interno di un insieme tutte le sue parti e nel tempo collegare le cose che magari sono distanti, ma che in realtà sono collegate.
Se posso fare una battuta, è sapere ricordarci che la balena è un nostro parente prossimo, perché anche lei, come diceva tra noi e la balena. Se ho qualche rapporto è che porta anche al bar. È come mai?
Vi dico subito: la chiave è nella visione della complessità che Platone ha, in modo che quello per dire dopo dovrebbe risultare un pochino più chiaro. C'è una frase del "Fileo" che a me piace moltissimo, perché in qualche misura, in modo, è paradigmatica. Dice quello che Platone pensa: "L'unica situazione che faccio".
Potrei parlare tantissimo, ma non voglio tediarvi più di tanto, quindi leggo qui. Sarà quindi meglio affermare, come più volte abbiamo detto, che nel tutto, che in tutta la realtà, nel cosmo e nelle singole cose, c'è molto illimitato. Illimitato qui ha però un significato greco.
In realtà, illimitato non rende, perché a pene non vuol dire illimitato, indefinito, indeterminato, ma il disordine. C'è molto illimitato sufficiente limite che quanto basta per tenere insieme la cosa per sopravvivere e poi una causa che permetta a questo ordine di determinare questo disordine. Non a caso, i due gruppi che ho scritto su Platone erano intitolati "Il disordinato".
Questo è il concetto base di Platone. Allora, se la realtà è questo, se posso dire che questa espressione, e me ne scuso, è un grande casino, ma che non è un totale casino, perché c'è un ordine, ma un ordine che ha appena sufficiente a impedire che le cose, come dire, si dissolvano nel disordine. Allora, se questa è la concezione di Platone, ricordatevi il tema: la filosofia è la scienza degli uomini liberi, e dobbiamo capire perché, se questo è il bailamme in cui siamo costretti a muoverci, che cosa pensa Platone?
Come possiamo essere liberi? Come possiamo realizzare la nostra vita? Allora, prendiamo un esempio banale.
Gli esempi banali funzionano bene, perché sembrano di primo acchito cose semplici. Venti cinque minuti è il piacere; io non voglio dire peseremo di fame. Magari non so darvi una definizione filosofica di piacere; non so spiegarvi tutti i dettagli, ma il piacere è una cosa che trova il bambino mentre ciuccia il latte dal seno della madre.
Non lo guarda e vede che gode. E, al sì, ci guarda storto, storto, dicendo: "Tu che vuoi? Adesso lasciami in pace, che io sto vivendo!
" Allora, pensiamo a una cosa banale e io non voglio assolutamente negare che funziona nella nostra vita chi non muore. Sì, al momento semplice. Vogliamo partire alla lontana: qualunque manuale voi potreste trovarvi che protegge il piacere che propone.
. . non so se è così, però come mai Platone dice, e lo dice più di una volta, "Non fate o situazioni", perché non finiamo più.
Divento veramente noioso. Che senza piacere non c'è vita felice. Noi vogliamo assolutamente essere felici.
Platone dice: "Beh, una vita felice senza piacere non esiste. " Pensate bene, era poi con l'acqua calda e banale; per questo dimostra che le cose non stanno come dicono i manuali. Ma non solo.
Bene, non è il protagonista: "Chi ha vissuto con dolori e sofferenze non ha vissuto bene. " Come c'è un vissuto di virtuosamente? Va bene, ma se ha avuto tanti dolori, tante speranze, Platone dice: "Non possiamo dire che la sua è stata una vita buona e bella.
Non è andata bene. " Sarà uno che dice all'altro, però è anche vero che Platone combatte i piaceri. Non è vero assolutamente!
Perché se riconoscesse il piacere, sarebbe in contraddizione con quello che ha appena detto. Però non combatte il piacere. Platone combatte l'edonismo, ma l'edonismo è un'altra cosa.
L'edonismo è una concezione filosofica, e quella concezione filosofica dice che il piacere è bene. E se il piacere è bene, coincide col bene: tutte le cose piacevoli sono buone. Quindi, Platone, anche qui con un esempio banale, quindi quello che scappa durante la battaglia ed è tutto contento perché sta salvando la pelle, è un uomo; e quell'altro che fa il suo dovere e combatte mettendo a repentaglio la propria vita, quello è cattivo.
Quello che scappa è buono, e quello che rimane lì è cattivo. Ed è un esempio stupido, ma se ci pensate un secondo, ognuno di noi è in grado di fare degli esempi ancora peggiori di questo. Il semplice fatto di godere delle schifezze, esempio del pedofilo benedetto di Dio, lasciatemi perdere; ma è evidente che il piacere se ne orrende: buono a nessuno, e che anzi ci sono dei piaceri.
Insomma, secondo me, teca tv, quindi l'edonismo che dice che il piacere è sempre bene è il bene, sicuramente non è accettabile. Padrone lo combatte con ferocia. Allora uno dice: quindi il piacere può essere buono e cattivo?
Guarda in cui abbiamo già guadagnato una prima distinzione; ma adesso noi vediamo subito un'altra. Piacere, poi, se il buon e cattivo padrone non è d'accordo, e c'è una situazione divertentissima nelle Protagora, in cui Socrate sostiene che un piacere buono è buono e non il bene buono; e Protagora, falso. Ci sta che il suo era un momento, ma le scriviamo perché preoccupato.
Sembra quasi che, come dire, quello l'asso, o addirittura Lido Vista, sia sopra; non è così. Ma è che invece il sofista sia quell'uomo moretto che ha una impostazione etica. Non è così; Platone scrive in modo assolutamente raffinato perché il sole, dice, il piacere in sé, a prescindere dalle situazioni concrete in cui si manifesta, il piacere in sé, cioè fatto di godere, è buono.
Ma chi di voi è in grado di dire che, lasciate perdere la situazione concreta, è quello: "Ho goduto"? Cioè, il male seguito. Siamo tutti contenti.
Dobbiamo vedere come è chiaro: mai. Fatto di godere è una cosa che ognuno di noi desidera, che ogni animale desidera, che ogni animale gode per fare. Ma non solo, dice Platone; questo lo dice nel Filebo, ma chi è così stupido cominciato proprio questo?
Che, potendo fare una cosa giusta senza piacere, una stessa cosa giusta con piacere, sceglie di farla senza piacere? Ma chi di voi è disposto a dire: "Ho letto vostro libro, molto importante; ho fatto molta fatica, non ho goduto"? E un altro dice: "Ho letto questo libro; lo stesso, molto importante, e ho provato un passo".
E uno dice: "Meglio il primo che il secondo". Ha persi, quando facciamo una cosa giusta, potendo scegliere con piacere o senza piacere, è indifferente. È qualcuno di voi che mi sta ascoltando sceglierebbe di farlo senza piacere?
Tutti noi vogliamo il piacere e con il piacere accompagniamo le cose che facciamo, le consideriamo una benedizione del cielo. Nessuno sceglie una cosa senza piacere quando può avere la stessa cosa con il piacere; quindi il piacere è davvero in sé buono. Qual è il problema?
Stessa distinzione che il piacere concreto si manifesta solo nei piaceri, cioè in situazioni specifiche: i piaceri, non il piacere; e i piaceri possono essere buoni e cattivi. E quindi noi dobbiamo valutare con molta attenzione ai piaceri, perché proprio perché il piacere lì che ci attira, perché è buono, possono essere una trappola in fermare. E quindi il piacere non deve essere valutato con molta attenzione, perché dietro c'è il piacere, che è una sorta di calamita che attira e poi tira anche in una tela del ragno, oltre che in una situazione molto piacevole.
E quindi perdono e dedicano molto spazio all’analisi dei piaceri, perché i piaceri sono diversissimi. E quindi mostriamo molto attenta a parlare genericamente del piacere. Ibra così vedessi, sono piaceri fisici, proviamo nel nostro corpo; ci sono i piaceri spirituali, ci sono i piaceri necessari.
C'è anche uno che decide: se io non voglio nessun piacere, e allora non magici, non pesino, cioè l’amore, perché è impossibile mangiare senza provare piacere. Basta avere fare, bere, giorno agosto, caldo che infernale. In campagna trovate una fonte d'acqua pura, caso sentite piacere inenarrabili, eppure solo acqua.
E così fanno; la programmati o ragione. Quindi piaceri necessari, quelli che accompagnano certi atti della nostra vita, non certo quelli che possiamo averli. Ci sono investiti di questo tipo e ci sono i piaceri non necessari.
Poi c'è una distinzione inflazionata, raffinatissima che adesso non posso approfondire, perché dovrei essere molto analitico, forse dovrei farmi vedere i testi tra i piaceri veri, piaceri falsi. Platone non riesce a dimostrare come in modo molto convincente gli anglosassoni non sono d'accordo, come di entra in testa. Spizza idea che esistono anche di pesci falsi, cioè dei piaceri che sembrano piacere, ma in realtà non sono piacere.
Ma c'è una distinzione che interessa ancora di più Platone: la distinzione tra due tipi di piaceri. E attenzione, due tipi di piacere che sono così diversi che è un peccato avere non solo una parola, perché così sembrano uno stesso genere. E sono due cose diverse.
Li considera così diversi che dice che sono due idee, cioè due idee, c'è due realtà che hanno disgraziatamente lo stesso nome, ma che in realtà sono completamente diverse. Sarebbe meglio avere due. Noi non la fa capire quanto è profonda la diversità.
I primi sono i piaceri puri, piace riposo. Ci sono quelli che non hanno nessun tipo di dolore che li accompagna, che li precede e via dicendo. Non c'è un bisogno, non c'è un rimpianto, non c'è nessuna ambiguità.
Il piacere dell'amicizia, il piacere di ascoltare musica, il piacere di vedere un tramonto, il piacere del bello. Mai visto qualcuno che ama molto la musica e che per un mese non può sentirla? Ma perché deve lavorare tanto?
Le capita la crisi d'astinenza, l’assenza di musica? Mai visto? Credo che lo vedrò mai.
Non esiste questo voto: è un pezzo che non vedo il cielo stellato e sento il bisogno. Ma quando mai? Non esiste.
Ultimamente non leggo romanzi e sto malissimo. Ma va da sé. Oggetti, in un certo senso, non c'è il dolore in questo tipo di piacere.
Invece tutti gli altri sono accompagnati dal bisogno, per esempio la sete e la fame, oppure dal rimpianto, oppure da una strana mescolanza per cui piacere e dolore si mescolano davvero insieme. E quasi totalità dei nostri piaceri sono di questo genere. E ancora tutta una serie di strumenti: che cos'è un vizio?
È un errore di calcolo quando ne parla proprio di Metallica. Questi piacerà a Qom, paese dal dolore. Noi dobbiamo valutare quale sia il carico del dolore e quale il carico del piacere.
Dobbiamo, cioè, fare delle scelte in cui è tanto il piacere e poco, pochissimo, il dolore, perché se invece l'associazione riporta tanto dolore e poco piacere, poi si paga la situazione rischiosa e di questo genere. Allora, quello di non ammettere etica, cioè una capacità di sapere a priori o in itinere, rende durante il percorso quali sono i piaceri che vanno evitati assolutamente. E questo, paradossalmente, riguarda anche i piaceri necessari; nessuno può mettere in discussione il piacere di bere un bicchiere di vino, se gli piace il vino.
Io sono astemio, escluso, ma sia una presa al vino e capisco benissimo mia collega, bravissima, che essa meli e che ogni volta che prendo il vino fa tutta una serie di valutazioni, più a dicendo “gode”, e sono contento per lei che riesca a godere a questo livello, ma la cirrosi epatica va assolutamente evitata. Quindi, anche lì, anche sui piaceri naturali, i piaceri inevitabili della nostra vita, il mangiare, bisogna assolutamente mantenere una giusta misura. Quindi, un'etica che ci permetta di dire: “oggi magari è saggio”, ma perché poi viene il resto della mia vita, non esagerare mai, perché se no ne pago il prezzo, il costo di questa operazione.
Quindi, l'etica, cioè la capacità intellettuale e di valutare attentamente i piaceri che vanno evitati o anche nei piaceri non naturali: quanto, quando e come è assolutamente necessaria. Ma, ancora, l'etica, la capacità di giudicare, di misurare, è ancora più importante se vogliamo fare una vita felice, il riciclatore, perché i piaceri ne abbiamo assolutamente bisogno. Ma, quanti?
Quali? In che misura? Devono pensare alla nostra vita.
Una vita di grandi piaceri, una vita di grandi piaceri, quasi sempre i grandi piaceri impediscono di pensare; questo lo sappiamo tutti. Seri, e non riesco a lavorare con l'accompagnamento musicale quando faccio lavori meccanici, quando a loro diventa più intenso solo certo tipo di musica. Quando il lavoro diventa intensissimo, silenzio di tomba, perché sono concentrato.
Credo sia perfettamente normale: il piacere disturba il pensiero. Quindi, nella nostra vita, noi dobbiamo ammettere pensiero in quantità sufficiente, impegni in quantità sufficienti, piacere in quantità sufficienti, architetti, attenzione, crescita. E che l'alcol cosciente richiede un po' di fatica.
Allora, scienza degli uomini liberi. Ho fatto un esempio, assolutamente subito, colpi di piaceri: una delle esperienze più banali della nostra esperienza; eppure, dentro questa tematica così banale, abbiamo potuto fare tutta una serie di distinzioni tra i piaceri e tra i piaceri del resto del mondo. Su ognuno di questi temi si potrebbe parlare per il prossimo mezz'ora o un'ora, quello che volete; poi non è dedicato a pagine e pagine nel mio libro dedicato al piacere; una pagina su questi temi, su piacere.
Ma senza questo noi siamo semplicemente vittime dei meccanismi o delle opinioni comuni che ci sono nel nostro mondo e quindi, di fatto, non siamo liberi. Ma ricordiamo sempre che, se non siamo liberi, non possiamo fare delle scelte, non possiamo davvero costruire una strategia per la felicità. Voi direte: ma ci stano stati?
Della visita? Sì, è opera stata un'altra volta, in un altro video. E se avete voi che andate a vedere anche quello, buon già, la giornata dopo una serata, a seconda del momento in cui si starebbe guardando.