Credo che tutti sappiate che da un po' di tempo, per il male delle scienze umane, l'est è romanista. Uno sforzo nazionale è anche un fondamento; peraltro, è nel senso che potremo lavorare meglio. Ed è anche vero che in Italia il settore scientifico è troppo sottodimensionato, quindi bisogna fare molta matematica e molte lingue.
Nessun problema su questo terreno, però io mi chiedo davvero: sul settore umanistico non ha più niente da dire? È un caso, se i nostri grandi scienziati dei decenni precedenti vengono tutti dal liceo classico, senza nessuna eccezione? Vorrei fare una domanda: non è vostro, sono di quelli che sono più scettici.
Cosa può dire uno studioso come Mediche di filosofia antica al mondo di oggi? C'è uno che studia una filosofia di 2500 anni fa, secondo più, secondo meno possiamo magari dare anche a duemila; sono sempre tanti in un mondo dove c'erano gli schiavi, dove non c'erano le macchine, dove c'erano queste cose, un mondo completamente diverso. E pongo questa domanda anche in relazione alla complessità del mondo, cioè riparerebbe nell'animo di un ragazzo di 20 anni che mi chiede: "Ma lei, insomma, con questo mondo, compreso l'abbiamo di fronte, con questa realtà che non ci si capisce più niente, con la mondializzazione che sta procedendo a un ritmo crescente, non sappiamo davvero deciderne.
" "E allora, lei da viola, penso di avere qualcosa di utile, di importante da dire. " Anche gli utili, semplicemente io credo di sì. A mia volta farei una domanda: "Ma lei, davvero crede che in un mondo così complicato noi riusciamo a trovare un sistema di regole che ci permette di evitare alla barbarie?
" Regole in un mondo che vede i cinesi, gli indiani, i nordamericani, i sudamericani, noi, la vecchia Europa, con tante diversità, ma anche con tanti comuni, e non riusciamo ad andare d'accordo. Ne pensa davvero di dover rinunciare? E allora l'Emilia è appunto una società relativista, una società individualista.
No, per carità di Dio, ci penso proprio al contrario. Io penso che, anzi, i guai più grossi che abbiamo di fronte nascono proprio dal fatto che non abbiamo più regole e abbiamo affrontato questa progressiva messa in crisi delle regole in una prospettiva individualista. Nello di vista per cui tutto è lecito, basta che sia possibile; i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un disastro.
E di un disastro, anche questo che sono freniamo crescerà. Questo momento io credo che lei mi chiederà: "Ma io non ho mica capito che gioco sta giocando lei! " Va bene, te l'offro, fartelo dire: "Sofia, poi che lo sia più antica".
Quindi gioco con le parole, come sto giocando con le parole. Sto dicendo che dobbiamo cominciare a prendere atto del punto in cui siamo e siamo appunto in cui abbiamo bisogno di regole, ma è estremamente improbabile che lo cediamo a costruire delle regole che valgano sempre, come quelle che pensavamo, speravamo, volevamo fino a pochi decenni fa. E allora non lo possiamo puntare solo su una cosa: possiamo avere delle persone che sono in grado di regolarsi reciprocamente, aiutandosi e costruendo ogni volta delle relazioni che funzionino meglio possibile.
Non dico "corruzioni", no, "ottimamente", perché su questo sono molto più che sinistro della media, ma che funzionino e che ci permettano di fare una vita la migliore o meno peggiore possibile, secondo le circostanze della vita. Perché se poi tutto ci gira storto, anche Michael a farsi illusioni ai luogo per tutti noi ti parla, naviga, ma io ormai sono vecchio, sono alla fine. Ma tutti i giovani a fare una vita equilibrata, serena, piena di cose positive, in cui quindi le loro decisioni saranno quelle che contano.
E allora, qui, il pensiero greco, la filosofia antica, ha molto da dire. Perché se uno mi chiede: "Ma qual è il concetto fonte? " Non c'è un concetto fondamentale.
Su quelle domande che non bisognerebbe mai fare, ma sembrano lezioni, se non è il concetto, quello che potrebbe esserlo è uno dei concetti fondamentali, quali il concetto di virtù. Avete il concetto di virtù greco, "aretè", dice il termine greco; non è quello che è in testa a chiunque mesi, ascoltando in questo momento, perché quello che mi racconta pensa subito al concetto di virtù come noi l'abbiamo costruito nel Medioevo e in epoca moderna, sulla base della grande esperienza cristiana. E ho detto "grande esperienza cristiana", e che quindi hai subito caricato di un significato che va verso l'aldilà, verso un destino ulteriore.
Mettermi in questa posizione, sto parlando di questo nostro mondo, e su di questo, la sua, senza escludere un altro. Ma voglio dire che di questo dobbiamo prima di tutto parlare, su questo devono mettersi d'accordo. E il greco, parlo in questa chiave: che cos'è la virtù?
Non era rinuncia. Al contrario, la virtù è spendere al massimo livello possibile le nostre capacità. Ognuno di noi ha delle capacità; la virtù per un greco è svilupparla nel massimo grado possibile.
In questo senso, il greco parla anche della virtù di un campo: un buon campo è virtuoso quando produce molto, un modo frutto molto prodotto; un cane è virtuoso quando uno stimolo è fatto, un cavallo è virtuoso quando corre benissimo. L'uomo è virtuoso; e quindi guai guai alle cose belle, perché noi non siamo una persona. A noi speriamo di essere estremamente ricchi e quindi noi abbiamo tanti diritti.
Dobbiamo cercare di svilupparle il più possibile per affrontare quel mondo complesso di cui parlavamo. E allora il mondo greco ha proprio sviluppato una riflessione su questa, che ha molto da dirci. Pensiamo all'autocontrollo: noi pensiamo alla bontà; loro sempre in chiave di repressione, che chiude, controlla, perché non devi fare brutta figura, non devi deludere la mamma.
Autocontrollo non è questo; la di motorola è quello di una molla. Dice, che c'entra la molla? Va lentamente, come funzionano una.
. . Molla, quando io comprimo una bolla, l'amore conta.
È totalmente controllata, ma perché la sto controllando? Tenda quando la nascita sviluppa in un colpo tutta la sua potenza; e quello che fanno, e quelli che fanno i 100 metri, si concentrano, ma non per il gusto di concentrarsi, per dire: "Guarda come capacità di controllo, come autodominio. " Si è in funzione dell'inclusione della massima espansione di me stesso nel momento in cui ne ho bisogno.
Questo è un esempio. Matip, esempi di questo genere potete farne centinaia. La coerenza è una virtù che può veramente scomparire, appunto perché siamo una società relativista.
L'uno dice quello che gli va, quando gli va, come l'IVA. I risultati sono quelli che sono. Di chi ti puoi fidare?
Se così è, come può uno crescere se non è coerente? Non vi pensate davvero che in Calabria, l'età di cui parlavo prima con l'acqua ai 100 metri, potrebbe fargli cento mentre a quella velocità? Se non costruisce la tua vita per ottenere quei risultati, e pensate che questo valga bene, certamente meno per la vostra vita, perché potrebbe realizzare i vostri sogni, posto che, come spero, ne abbiate.
Se non avete questa capacità di lavorare nell'arco degli anni per ottenerli, giocando su tanti tavoli; e se non c'è perseveranza, oltre che coerenza, che è la capacità di insistere, la consegna di riprovarci, provarci e riprovarci, tentare le varie strade, cercando il passaggio a Nord Ovest, come cercavano gli antichi esploratori, senza sapere se c'è un passaggio a Nord Ovest. Non lo sappiamo mica quando cominciamo l'esplorazione, e come si fa? Si è pronti alla valle, si arriva.
Quindi, punto. Dice: questa valle è a fondo cieco, si torna indietro di fronte a quella sopra, non c'è altra strada. Oppure perseveranza, occorre coerenza e lavorare tante intelligenze.
La cultura oggi è disprezzata, sì, ma c'è la fortuna in chiesa del Censis. Sulla bolletta stamattina siamo il paese in cui la cultura viene meno stimata. In tutti i paesi d'Europa, il 50 per cento ritiene che, per avere successo, sia importante avere una cultura adeguata.
E pare che siano l'85 per cento coloro che ritengono che la cultura sia una cosa importante per fare carriera, per realizzare se stessi, per poter dire: "Arrivati a 70 anni, beh, insomma, forse è proprio così. " Non l'ho buttata via. Tuttavia, la mia vita tra cultura e disprezzo è stimata nel nostro paese.
E c'è un dato ancora più interessante: se li dividiamo per sesso, la maggioranza di coloro che ritengono che la cultura sia importante sono le donne. Mi fermo qui perché credo che tutti capiate perché le donne vedono nella cultura una grande possibilità di emancipazione. Tipo il 50 per cento; la maggioranza sono donne, mentre la minoranza sono maschi.
I maschi, che sono quelli che hanno un certo peso nel mondo produttivo, sono quelli che credono meno nella cultura, credono in altre cose. Non voglio dire quali, non mi interessa. Io credo che dobbiamo ribadire la cultura, anche perché sia.
Tutto questo discorso sulla virtù. Cristo accennando semplicemente, non assente. Ma se voi non siete conti, se non sapete quali sono le opzioni possibili, le scelte possibili, diventate molto arrabbiati.
Curate stessi, la vostra spiritualità, la nostra psichismo, che se altre persone equilibrate, quindi persone capaci di fare davvero delle scelte, come fate a farle? Scelto vuol dire avere davanti a un terno 10 possibilità. E voi?
Indovinate verso un tavolo davanti dove di averne molti. Perché in una società complessa, nessuno può garantirvi che il tavolo su cui puntate avrà successo. Ma se voi puntate su dieci tavoli, avete la capacità di affrontare i problemi su dieci tavoli.
Ma benedetto al cielo, almeno uno andrà bene. È impossibile che vadano male. Provate 10 su 10.
Io conosco gente che si è realizzata, perché si è realizzata negli hobby. Poi di vedere mamma, ma almeno si è realizzata negli hobby. Si è realizzata nella famiglia o si è realizzata nel lavoro.
Essenziale e carabine, siate realizzati in qualcosa. Cardine. Quando facciamo il bilancio della vostra vita, il bilancio sia positivo.
E allora, la virtù e le conoscenze sono fondamentali. Quello che dobbiamo metterci in testa è che in una società così complessa, l'assenza di regole, dove pericolo intendo cose fisse, cose tranquille, sapere esattamente quello che si deve fare, non ci sono più. Perché non sappiamo neanche prevedere che cosa ci aspetta domani.
Un ragazzo di 16 anni, un ragazzo di 10, 8, un ragazzo di venticinque, forse anche dei 30, può davvero prevedere quello che farà? A 50 non è più probabile che da lì a 50 anni farà più e più e più cose. E allora ha bisogno di avere in sé la capacità fratello, perché in queste condizioni le regole non ci sono più, nel senso assoluto che si dice.
Ma noi abbiamo bisogno di regole, quindi dobbiamo ogni volta costruirle. Ritardi, ero stabilità. Perché una cosa conta: bisogna cercare di essere felici.
Ma mentre una volta ci si poteva illudere che, facendo certe cose, la felicità sarebbe arrivata, perché sarebbe arrivato il successo, sarebbero arrivate le soddisfazioni, queste oggi vanno costruite. E noi dobbiamo costruirne una strategia della felicità, ma per questo dobbiamo avere conoscenze e avere quelle capacità soggettive che ci permettano in qualche modo di utilizzare questa conoscenza per fare le scelte giuste, o perlomeno quelle meno sbagliate possibili. No.