Sapevi che c’è un problema de vista o di visione che non è naturale, e che l’oculista non risolve. In realtà, è una cosa spirituale, È l’incapacità di vedere i propri errori. E chi sta dicendo questo non sono io, è la Parola di Dio.
Nei prossimi minuti voglio conversar con te a questo riguardo. Rimani con me. Oggi sono a São Luis do Maranhão, passando per portare un’altra parola al tuo cuore.
Il punto di partenza della nostra riflessione biblica è il Salmo 19:12, che dice: "Chi conosce i suoi errori? Purificami da quelli che mi sono occulti". La domanda del salmista è molto pertinente, perché in Chi può riconoscere gli realtà la Parola di Dio rivela questa nostra difficoltà di vedere i difetti.
In realtà, lo stesso Gesù parlò di questo, ad essere onesti, Lui non parlò tanto delle difficoltà di vedere i difetti, ma parlò della difficoltà di vedere i nostri errori. Perché è vero che gli errori degli altri riusciamo a vederli molto bene. Quando guardiamo la dichiarazione di Gesù nel "Sermone della Montagna, in Matteo 7:3 a 5, Lui dice che abbiamo la capacità di vedere la pagliuzza nell’occhio di nostro fratello ma non riusciamo a vedere la trave nel nostro occhio.
Qualcuno ha definito l’orgoglio in questa maniera: dice che l’orgoglio è una cosa simile al cattivo alito. Chi lo ha, di solito non se ne accorge, ma chi gli è vicino, si. Direi che per gli errori la cosa non è molto differente.
Ci troviamo davanti ad una dichiarazione biblica molto chiara di che abbiamo una difficoltà di riconoscere i nostri errori, abbiamo la difficoltà di riconoscere le nostre stesse difficoltà e, a volte, è perfino difficile concordar con le persone attorno a noi che ci mostrano queste difficoltà, o qualche nostro errore. Ma, quando guardo la Parola di Dio, comprendo che nella sua totalità, questo si consolida come una verità. La Parola di Dio ci dichiara, in 2º Samuele 12, che quando il profeta Nathan va a confrontare il re Davide per il suo peccato di adulterio e per l’omicidio di Uriah, gli racconta la storia come se stesse parlando di un’altra persona.
È impressionante che quando gli presenta le cose in quel modo, la chiarezza con cui Davide riesce a vedere l’errore della supposta persona che, non sapeva che si trattava di lui. Tutto questo ci rivela questo aspetto della nostra difficoltà di vedere i nostri difetti. Quindi, la domanda è: dove ci porta questa difficoltà di vedere i nostri difetti, fatto constatato nella Parola di Dio?
Che tipo di danni ci porta? Credo che la difficoltà di vedere i nostri difetti ci porta al secondo punto che voglio trattare e sottolineare qui, è il pericolo per me e per te di cedere tanto all’orgoglio quanto alla giustizia propria. Perché i due sono presentati nella Bibbia come un peccato.
Tanto l’uno, quanto l’altro. In Luca 18 dal 9 al 14, Gesù parla di un certo fariseo e di un pubblicano che salirono al tempio per pregare. Le espressioni "fariseo" e "pubblicano" non significano molto per noi oggi, ma, nella realtà di quell’epoca, Gesù sottolineò due icone uno era il maggior simbolo della religiosità di quei giorni: il fariseo; l’altro, il pubblicano, era il maggior simbolo di un peccatore.
In realtà, troviamo qui il contrasto di un grande religioso e di un peccatore. Interessante che Gesù dice che il fariseo pregava di sé per sé stesso. Questa è l’unica volta che incontriamo nella Bibbia un fatto come questo.
Uno che non prega a Dio, che prega di sé per sé stesso e con questa dichiarazione che lui pregava a sé stesso, Gesù sta dicendo che questo tipo di preghiera Dio non lo riceve. Dio non lo ascolta. Questo, in realtà, non raggiunge i cieli e il suo posizionamento era quello di vantarsi.
"O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo". Ad ogni istante la preghiera di quest’uomo lodava sé stesso, ed il suo orgoglio, con la sua giustizia propria, quando in realtà la Parola di Dio dice là in Isaia 64:6 che tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco.
Ci sono discussioni tra i teologi su quale fosse realmente il suo significato. Per primo, vorrei dire che qualsiasi cosa fosse, qualsiasi cosa potesse significare, quando la Bibbia usa il termine "abito sporco", non è nulla di buono. Ma c’è una cosa che molti commentatori credono che ci fosse la possibilità che Lui si stava dicendo che gli "abiti sporchi" fossero le bende che erano usate per cambiare, in realtà, quelle usate dai lebbrosi e quando erano ritirate, portavano via pezzi di carne putrefatta, non avevano altre utilità, per nient’altro, dovevano essere bruciate, non potevano servire per nient’altro.
Se realmente questa era la figura usata da Dio, Lui stava dicendo che le nostre giustizie sono, in realtà, abominabili per Lui. Nessun uomo sarà accettato dinanzi a Dio per la sua giustizia propria. È per questo che abbiamo bisogno della giustizia che ci è attribuita per mezzo di Gesù Cristo.
Uno che non vede i suoi difetti, non solo tende a valorizzare la giustizia propria ma tende inoltre a orgogliarsi della sua posizione, che nella sua opinione è d’assenza di errore, è d’assenza di difetti, è d’assenza di cadute. In realtà, l’umiltà, che è l’opposto dell’orgoglio, dovrebbe spingerci nella direzione contraria, del comportamento di questo fariseo. Mentre lui si crede migliore degli altri, paragonandosi agli altri credendosi migliore, l’umiltà ci porta in un altro luogo.
Filippesi 2:3 dice che ognuno di noi deve considerare gli altri superiori ad ognuno di noi. L’umiltà porta gli altri in una posizione di superiorità, mai di inferiorità quando facciamo qualsiasi tipo di paragone. E tanto una cosa quanto l’altra sono un peccato.
Perciò, oltre all’errore o degli errori che noi non vediamo, l’incapacità di vederli, inoltre ci spinge a cadere in questi altri peccati dell’orgoglio e della giustizia propria. Per questo la domanda pratica da fare per terminare è: come vedere i nostri errori in maniera di non solo vedere quello che ha bisogno di trattamento nelle nostre vite, ma per evitare inoltre di farci entrare nel cammino della giustizia propria o dell’orgoglio? La preghiera che il salmista fa, più o meno è questa: "Chi conosce i suoi errori?
Purificami da quelli che mi sono occulti". Quasi come per dire: "Già che non li vedo, già che non li vedrò, Signore pulisci, correggi e aggiusta tutto ciò che succede. Ma, in realtà, questa non è la ricetta biblica che abbiamo e specialmente nella rivelazione del Nuovo Testamento di come trattare i nostri errori.
È importante che noi prendiamo in considerazione la dichiarazione di Gesù in Marco 2:17, Lui dice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. " Quando valutiamo l’analogia di Gesù, il medico è Lui e Lui si presenta come il salvatore. Il malato è il peccatore, che ha bisogno del Suo aiuto e del Suo intervento.
Perciò, la domanda da fare è: esiste qualcuno che, realmente, è sano? Esiste uno che non abbia peccato? Esiste uno che non abbia bisogno dell’intervento del Signore Gesù?
È chiaro che no, perché la Bibbia dice: "Non c’è nessun giusto. Nemmeno uno soltanto. " Quindi, quando Lui dice: "Non sono i sani che hanno bisogno", Lui non sta parlando di chi è sano davvero, sta parlando chi si crede d’essere sano, chi è incapace di riconoscere il suo stesso peccato.
Il medico non può fare assolutamente nulla per lui. Questo mi fa ricordare la dichiarazione di Isaia, là nel capitolo 6, quando si trova innanzi alla santità di Dio, la rivelazione che riceve, vede il suo peccato e dice: "Ahimè! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure.
" Subito dopo questa preghiera, un angelo di Dio prende una brace e tocca la sua bocca. Perché? Quella era l’area che lui riconobbe in cui stava il suo problema, la sua limitazione e il suo peccato.
Perché Dio può agire solamente nell’area della mia e della tua vita dove riconosciamo le nostre limitazioni, dove riconosciamo i nostri difetti. È per questo che dobbiamo vedere i nostri errori, cosa che non potremo mai fare da soli. Se, da un lato, la Bibbia ci orienta all’auto esame, per esempio prima della cena del Signore: "Ora ognuno esamini sé stesso", d’altra parte, la Bibbia ci consiglia inoltre quello che chiamerò "esame dall’alto".
Nel Salmo 139:23 e 24, il salmista dice: "Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri; e vedi se vi è alcuna via iniqua". Tu ed io dobbiamo esporci alla presenza di Dio come Isaia si espose. In quest’ambiente di presenza il nostro cuore deve rimanere aperto e ricettivo all’orientazione, alla leadership e alla correzione dello Spirito Santo.
Lui ci vuole guidare, Lui ci vuole trasformare di gloria in gloria nell’immagine del Signore Gesù e Lui ha la capacità di aprire i nostri occhi. Ovviamente questo non succederà allo stesso tempo Sarà un processo lento, sarà poco a poco, ma dobbiamo comprendere l’importanza di questa relazione con lo Spirito Santo. Una seconda cosa importante è riconoscere che dobbiamo passare il tempo con la Parola.
Giacomo paragona la Parola ad uno specchio che ha la capacità di mostrare chi siamo. Non solo la nostra identità in Dio, quello che siamo in Cristo, ma mostra anche quello che c’è di sbagliato nella nostra vita. L’esposizione alla Parola ha il potere di portare cambiamento nella mia e nella tua vita.
È per questo che il Salmo 19:7 dice che la legge del Signore è perfetta e ristora l’anima. Essa ha il potere di operare qualcosa in noi. Ma un’altra cosa che non possiamo ignorare è che Dio sente piacere nell’usare le persone per correggerci.
Uno dei salmisti dichiarò: "Mi percuota pure il giusto, sarà una cortesia". Nella lettera agli Ebrei, nel capitolo 3, leggiamo dell’importanza di ammonirci gli uni gli altri affinché nessuno si lasci indurire per l’inganno del peccato. Dobbiamo sottometterci non solo al tocco diretto dello Spirito Santo e della Parola, ma alla convivenza con fratelli che ci aiutino a crescere, che ci indichino i nostri difetti, che chiamino la nostra attenzione e ci aiutino a vedere quello di cui abbiamo bisogno e, solamente poi, potremo essere trattati da Dio.
Ogni credente dovrebbe avere un cuore che impara facilmente. Chi può riconoscere i suoi errori? Da solo?
Nessuno di noi. Ma con l’aiuto dello Spirito Santo, della Parola di Dio e dei nostri fratelli possiamo, non solo vedere, ma permetterci di essere modellati da Dio. Che il Signore ti benedica e ti guidi in questo processo di trasformazione.