Qui dietro a me c’è il Mare della Galilea e continuando avanti, non molto distante da noi ci sono le città, che nei tempi biblici erano chiamate Cafarnao, Betsaida e qui, anche se non è proprio sulla costa, ma non lontano d’essa, troviamo Corazin. Una cosa interessante da dire di queste città della Galilea, molto prossime da dove Gesù stava abitando, a Cafarnao, dove il Suo ministero ebbe un grande impatto, leggiamo là in Matteo 11, dal 20 al 24: "Allora, Gesù, cominciò a rimproverare quelle città, in cui aveva realizzato la maggior parte dei Suoi miracoli perché non si erano ravvedute. Guai a te, Corazin, guai a te, Betsaida, perché se le opere potenti che sono state compiute tra di voi, fossero state realizzate in Tiro e Sidone", Lui sta parlando della terra dei gentili, dei cananei, "già da tempo si sarebbero pentite con sacco e cenere", che faceva parte dei costumi dei giudei, per mezzo del quale loro esprimevano un profondo pentimento.
Lui dice: "Perciò vi dico che nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate con più tolleranza di voi. E tu, Cafarnao, che sei stata innalzata fino al cielo, sarai abbassata fino all’Hades", parola del Nuovo Testamento usata per parlare dell’inferno, "perché se le opere potenti compiute in te, fossero state realizzate a Sodoma, essa esisterebbe ancora oggi. Pertanto io vi dico che nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della vostra.
" Il così chiaro messaggio che vedo in questo testo è che Gesù sta dicendo che ricevere un miracolo non è solamente un privilegio, ma è anche una responsabilità. Che privilegio ebbe questa regione, lei che giaceva nelle tenebre, dove Dio fece risplendere una grande luce, ricevette Cristo, lo ebbe là mentre operava potenti miracoli, come non erano mai stati visti prima nella storia dell’umanità, Lui arrivò con un ministero che esprimeva il cuore amoroso del Dio misericordioso, col messaggio del regno di Dio, ma sebbene fossero davanti a tanti miracoli e a questo messaggio, non Gli corrisposero. Quindi, quello che capiamo qui è che provare i miracoli, perfino a volte vederli e presenziarli, non è solo un privilegio, è una responsabilità.
Nessuna di queste città sopravvisse, furono distrutte, furono giudicate, ma Gesù non stava dicendo che oggi sarebbero state letteralmente in rovina, Lui sta dicendo: "nel giorno del giudizio ci sarà meno rigore per Sodoma e Gomorra", una delle città che vediamo come la maggior espressione del peccato e degna del peggior giudizio, il Signore dice: "Ci sarà meno rigore nel giudizio, per loro che per voi". Una cosa che tu ed io dobbiamo capire è che, tanto il messaggio quanto i miracoli di Cristo, non sono, per me e per te, solamente un privilegio da ricevere, ma una responsabilità alla quale corrispondere. Qui dietro a me, sul cosiddetto "Monte delle Beatitudini", troviamo una chiesa che qui è stata costruita.
È chiamata "Chiesa delle Beatitudini". Per noi, oltre a discutere se è realmente preciso o meno, il luogo in cui Gesù fece, ripeteremo varie volte qui il promemoria del fatto che non è importante localizzare il luogo in cui avvenne tutto questo, che noi non vediamo come sacro, ma è più importante comprendere il messaggio che ne sta alla base. Però, essere qui, anche se non lo consideriamo un suolo più sacro di altri, ci aiuta ad ambientarci in quello che Gesù visse nella Sua epoca.
Sebbene la Parola di Dio ci mostri che Gesù copriva grandi distanze nei Suoi viaggi che erano fatti la maggior parte del tempo a piedi, una cosa che possiamo immaginare è che Lui predicava il Vangelo di città in città, queste grandi distanze erano coperte pure in modo frazionato, fermandosi in città che erano prossime e così Lui poteva predicare il Vangelo del regno. Nella sequenza dei messaggi che stiamo condividendo sul Sermone della Montagna e le Beatitudini, questa che leggeremo ora è l’ultima delle beatitudini, sebbene sia ancora l’inizio del Sermone della Montagna, che si estende toccando molti altri principi. Nel verso 10, di Matteo 5, dice: "Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Quando il Signore Gesù sta dicendo: "beati, felici, quelli che sono perseguitati", questo non significa che il piano ed il progetto di Dio per noi fosse che noi vivessimo sotto persecuzione. Così come quando Lui dice: "beati quelli che piangono", Lui non aveva nessun interesse al nostro pianto, anche perché Lui disse: "saranno consolati", il piano è che ci sia consolo, e voglio mostrarti che quello che la Parola di Dio sta dicendo sulla relazione tra la persecuzione e il regno di Dio, deve essere correttamente compresa. Non è la persecuzione che ci fa ereditare il regno di Dio.
È il coinvolgimento col regno di Dio che può generare la persecuzione. Questa distinzione deve essere fatta ed io voglio mostrare le dichiarazioni di Gesù a questo riguardo, perché sennò, sarebbe una salvezza per merito. "Ah, il regno è nostro perché siamo perseguitati, soffriamo perciò ce lo meritiamo.
" La salvezza non si riceve por mezzo delle opere, non è per merito proprio, quindi dobbiamo vederlo sotto la prospettiva corretta. E voglio ripeterlo: non è la persecuzione che ci fa ereditare il regno di Dio, è il coinvolgimento con il regno che può generare questa persecuzione. Il Signore Gesù parla di questo argomento nel capitolo 10, del Vangelo di Matteo.
La dichiarazione di Cristo, nostro Signore, è questa, leggerò a partire dal verso 17, Lui dice: "Ma guardatevi dagli uomini, perché vi trascineranno davanti ai loro sinedri, e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, e sarete condotti davanti ai governatori e davanti ai re, per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai gentili. Quando essi vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di che cosa dovrete dire; perché in quella stessa ora vi sarà dato ciò che dovrete dire", Il Signore Gesù, in questo momento, ci sta mostrando che potremmo contar con l’aiuto dello Spirito Santo che non necessariamente ci sottrarrebbe dalla persecuzione, dallo stare nel tribunale, di essere giudicati ma che ci soccorrerebbe nel momento della testimonianza davanti ad essi. Quindi dice: "quando vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete, o cosa dovrete dire, perché in quella stessa ora vi sarà dato ciò che dovrete dire, perché non sarete voi che parlerete, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Ora il fratello consegnerà a morte il fratello, e il padre il figlio; i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del Mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato. " In altre parole, Gesù ci stava già anticipando che non possiamo perderci d’animo o lasciarci abbattere a causa della persecuzione, ma dovremo rimanere fermi.
Lui dice: "Ora, quando vi perseguiteranno in una città, fuggite verso un’altra. " Questo consiglio di "fuggire verso un’altra città" significa che non vuole necessariamente che noi soffriamo con la persecuzione. Ci sono momenti in cui può essere evitata in una misura, ci sono momenti in cui può essere scambiata da una parte all’altra e continua, dicendo: "perché in verità vi dico, che non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.
" Cos’è che il Signore Gesù sta insegnandoci in questo verso? Lui parla della persecuzione, mostra che è inevitabile che il regno di Dio generi una risposta che possa essere a volte persino ostile da parte delle persone. I versi 24 e il 25 dicono: "Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo signore.
Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Belzebù, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! " Gesù sta dicendo: "Guardate non solo quello che stanno facendo, ma quello faranno poi con me.
Se è stato in questo modo con me, non sarà differente con voi. Verso 26: "Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto, che non debba essere rivelato; e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. " Nel verso 28, Gesù ripete: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire nella Geenna 0:09:29.
040,0:09:31. 360 l’anima e il corpo. " Ossia, il Signore annuncia: "Ci sarà la persecuzione ma voi non dovete aver paura, non dovete scoraggiarvi, fate il possibile per scappare quando potrete scappare, e quando sarete imprigionati, portati al cospetto dei re, credetemi, perché io sarò con voi e vi userò per testimoniare lì.
" In questo contesto che il Signore Gesù sta dichiarando, noi dobbiamo comprendere che ciò non significa che la fede può essere vissuta solo in questo contesto di persecuzione. Anche perché, l’orientazione che abbiamo nella Parola di Dio nel Nuovo Testamento, nell’epistola di Paolo a Timoteo, là in 1ª Timoteo 2, versi 1 e 2, l’apostolo dice: "Ti esorto dunque prima di ogni cosa, che si facciano suppliche, preghiere intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini". Lui non mostra solamente che la preghiera è una priorità, ma parla della ragione per la quale dobbiamo pregare.
Lui dice: "per i re e per tutti quelli che hanno l’autorità", il motivo è: "affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta ". Non avrebbe senso pregare per una vita tranquilla e quieta se il progetto di Dio fosse semplicemente che tu ed io vivessimo appena la persecuzione. Il piano e il progetto di Dio non è la persecuzione, possono includere la persecuzione.
E c’è una cosa che dobbiamo capire. Anche se noi che viviamo in un contesto culturale, in cui non abbiamo la stessa realtà, molte di questi nostri messaggi vengono ripresi in Israele, alcuni sono stati girati in Giordania. In Giordania, i cristiani sono, attualmente, appena il 3%.
La maggioranza professa un’altra fede. Sono islamici, e, molte volte, sebbene questo in Giordania non sia forte come in altri paesi molte volte esiste ancora il contesto della persecuzione. Perciò, non è una condizione per la nostra fede, ma può essere una conseguenza della nostra fede.
Fatto questo paragone, sotto la prospettiva biblica corretta, tra il regno di Dio e la persecuzione, la prossima cosa di cui andremo a parlare qui è: qual è l’allegria della persecuzione? Gesù disse: "beati i perseguitati". Qual è l’allegria che possiamo avere in un contesto di persecuzione?
Immaginando che, ovviamente, non è la persecuzione di per sé, da sola, che ci renderà felici. Però, qual è l’allegria o la felicità che tu ed io possiamo avere in questo contesto? Se non è questa, se non è la persecuzione di per sé, è ovvio che dobbiamo allora guardare verso l’eredità che viene poi.
Quello che ci aspetta dall’altra parte, dopo di essa, è quello che fa valere la pena supportarla e anche col migliore degli atteggiamenti. In Romani 8:18, l’apostolo Paolo dice: "Io ritengo infatti, che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi. " Lui sta dicendo: "Ci saranno afflizioni qui?
Certamente. " In Giovanni 16:33 Gesù dice: "Nel mondo avrete tribolazioni". Ma dice: "ma fatevi coraggio, Io ho vinto il mondo".
Sebbene Lui abbia detto che ci saranno afflizioni, Lui sta dicendo che esse non devono toglierci il coraggio. Però, il nostro coraggio non viene dalle afflizioni, viene da quello che ci aspetta dopo le afflizioni. C’è un’eredità eterna sulla quale dobbiamo concentrarci.
Nel libro di Atti 14:22 apprendiamo che la via che porta al regno di Dio può contenere afflizioni, può riservare tribolazioni e non solo le persecuzioni delle persone in maniera diretta, ma andiamo in contromano del sistema, siamo in una controcultura, stiamo nuotando contro corrente. Nel libro di Atti 14:22, la Bibbia dice che Paolo e Barnaba tornano alle chiese che avevano fondato, predicando il Vangelo in mezzo ai gentili, nel loro primo viaggio missionario, e il testo dice: "confermando gli animi dei discepoli e esortandoli a perseverare nella fede, dicendo che attraverso molte afflizioni dobbiamo entrar nel regno di Dio. " Tu ed io dobbiamo riconoscere, in un tempo in cui le persone predicano solo un Vangelo facile, solo un Vangelo di guadagni, un Vangelo di benedizioni e di miracoli, e non sto parlandone a sfavore, il problema è quando si pone enfasi solamente su questo a punto di sembrare che in nessun momento della vita cristiana possiamo dover trattare con persecuzioni o con afflizioni.
È logico che possiamo vivere gli interventi di Dio e dobbiamo credere ad essi, ma dobbiamo anche essere preparati per affrontare situazioni avverse. La differenza tra quello che ascolta le parole di Gesù e le pratica e quello che le ascolta ma non le pratica, non è che uno viene risparmiato dalla tempesta. La tempesta arriva contro tutti e due.
La differenza è che uno si era preparato per essa. Uno ha le fondamenta per supportarla. E credo che un Vangelo che non annuncia alle persone che dovranno passare per afflizioni, per difficoltà, per problemi, le porterà, equivocatamente, ad edificare senza fondamenta.
Abbiamo bisogno della mentalità corretta d’avere le fondamenta, d’avere la struttura per affrontare ogni tipo di persecuzione, di afflizione, di tribolazione che possa sorgere nel corso della camminata. Questa stessa prospettiva che Paolo presenta in Romani 8:18, lui la presenta anche nella 2ª lettera ai Corinzi 4:17, dove Paolo dice: "Infatti la nostra leggera afflizione, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria al di sopra di ogni paragone. " "Eterno peso di gloria al di sopra di ogni di ogni paragone.
" Di cosa sta parlando l’apostolo Paolo quando dice: "al di sopra di ogni paragone"? Lui non solo dice che dall’altra parte c’è qualcosa di molto migliore, ma lui chiama la tribolazione "lieve" e parla di una gloria "pesante". Paolo sta usando l’illustrazione di una bilancia romana, molto comune e conosciuta nei suoi giorni, quella bilancia con due piatti.
Da una parte si metteva un peso standard e il piatto della bilancia si abbassava; nell’altro si metteva il prodotto fino a raggiungere l’equilibrio. Quello che sta dicendo è che non c’è tribolazione che riesca ad abbassare il piatto, comparandolo col peso della gloria che ci aspetta. La Parola di Dio ci passa qui un messaggio importante: quello che ci aspetta è al di sopra di ogni paragone.
Questo deve motivare me e te. L’apostolo Paolo ha dato enfasi al fatto di non desistere. Anche l’apostolo Pietro ha dato enfasi al non desistere.
Quando nella 1ª lettera di Pietro 3:14 dice: "Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi. Or non abbiate di loro alcun timore, e non vi turbate. " Così come il Signore Gesù disse: "non temiate", il messaggio di Pietro era lo stesso: "non abbiate paura.
Non temeteli. " Perché? Siamo beati a causa di quello che ci aspetta.
Credo che, così come Pietro e come Paolo danno enfasi al non desistere, tu ed io dobbiamo avere una fede resistente, una fede sopravvivente, una fede che supporta qualsiasi tipo di cosa. Perché? Quello ci aspetta dall’altra parte della linea del traguardo ne fa valere la pena.
E concludo, parlando delle ricompense eterne. Lo stesso Gesù enfatizzò queste ricompense eterne. Iniziamo a citare la Sua dichiarazione, In Matteo 5, vediamo che il Signore Gesù dice: "beati i perseguitati perché loro è il regno dei cieli", ma i versi 11 e 12 dicono questo: "Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate perché il vostro premio è grande nei cieli. " Lui non sta dicendo: "esultate o giubilate per la persecuzione", ma dice: "Rallegratevi e giubilate per quello che vi aspetta oltre alla persecuzione. "Perché così perseguirono i profeti che vissero prima di voi".
Dobbiamo avere questa capacità di concentrarci su quello che è eterno, su quello che ci aspetta. Oltre alla vita eterna, sappiamo, oltre alla salvezza di per sé, che ne varrebbe già la pena, sappiamo che ci sono delle ricompense per la nostra condotta, per il nostro comportamento. Non saremo ricompensati tutti allo stesso modo.
La salvezza ci dà gli stessi diritti davanti a Dio, ma il premio è differente dalla salvezza. La Parola di Dio ci dice che ognuno sarà ricompensato secondo le sue opere. La Parola di Dio dice, nella 1ª lettera ai Corinzi, capitolo 3, che alcuni saranno salvi come attraverso il fuoco e non riceveranno il premio.
Perciò il premio e la salvezza sono due cose differenti. È possibile ricevere la salvezza senza ricevere il premio; È possibile ricevere la salvezza ed inoltre il premio, che significa la ricompensa. Il libro di Ebrei ci dice, là nel capitolo 11, verso 35, dopo aver parlato di persone che, per la fede, hanno spento il potere del fuoco, hanno chiuso la bocca dei leoni, la Bibbia dice che alcuni non hanno accettato la liberazione.
Non l’hanno accettata. Ossia, loro avrebbero avuto diritto di ricevere la stessa liberazione che avevano ricevuto gli altri, ma il testo sta dicendo che loro non accettarono la loro liberazione, perché aspettavano, davano enfasi, ad una miglior resurrezione. I martiri.
Quando arriverà il momento della resurrezione loro non avranno lo stesso livello di gloria degli altri che sono morti in modo differente. La parola di Dio dice, nella 1ª lettera ai Corinzi 15, il capitolo della resurrezione, che c’è differenza non solo tra la luce del sole, della luna e delle stelle, ma perfino tra una stella e l’altra c’è differenza di luminosità. Quando arriverà il momento della resurrezione questi martiri, che avrebbero potuto usare la fede ed aver diritto ad una liberazione ma non la vollero per loro scelta, perché si aspettavano una migliore resurrezione, questi riceveranno un livello di gloria differente.
Mi ricordo che, qualche anno fa, ricevemmo la notizia di che lo stato islamico aveva giustiziato alcuni cristiani copti, la maggior parte egiziani. Mi impressionò la loro posizione, che nel momento dell’esecuzione, stavano pregando e continuavano a cantare. Questa è stata la maniera in cui la chiesa cristiana ha scritto la sua storia nel corso del tempo.
Molti di loro, anche davanti alla morte, non si spaventarono, non si intimorirono, ebbero la capacità di continuare ad adorare Dio. Come i cristiani che furono bruciati a Roma, fino al momento in cui le fiamme arrivavano molto vicine, o quando erano divorati dai leoni, nel Colosseo, si inginocchiavano e adoravano Dio concentrandosi sulla ricompensa eterna. Dobbiamo capire che ognuno di loro avrà una resurrezione differenziata.
Tutto ciò che facciamo sarà onorato dal Signore. Perciò dobbiamo esultare non per la persecuzione di per sé, ma perché molte volte, essa può valerci un premio ancor maggiore. E la certezza di questo premio, di questa grande ricompensa, deve farci perseverare nella fede.
Voglio portare una parola al tuo cuore: non lasciarti scoraggiare dai problemi. Forse non saranno una persecuzione come alcuni cristiani hanno subito in certi posti del mondo, forse sarà il peso delle afflizioni, forse sarà l’opposizione di amici o famigliari, ma non scoraggiarti nella tua fede. Rimani forte, stabile, perché quando attraverserai la linea del traguardo, quando, finalmente, terminerai la corsa, ne sarà valsa la pena.
Non desista. Non abbatterti. Non aver paura.
La tua fede avrà una grande ricompensa, dice il libro di Ebrei. Nei prossimi minuti, vogliamo conversare, applicare praticamente queste verità. Abbiamo visto Gesù dire "beati, felici sono i perseguitati a causa della giustizia".
Però vediamo che l’allegria non è la persecuzione in sé, ma è perché a questi perseguitati a causa della giustizia Gesù dice: "loro è il regno dei cieli, grande è il loro premio nei cieli. " Quindi, sebbene non esaltiamo la persecuzione e non crediamo neppure che essa sia un mezzo per farci ereditare il regno, essa è la conseguenza del nostro coinvolgimento col regno. Quando abbiamo questa mentalità di sapere quello che ci aspetta, il premio nei cieli, essere mossi dall’eternità e non solamente da quello che è così rapido e passeggero in questa vita, credo che questo ci fa, ovviamente, avere un gas e un combustibile per sopportare la persecuzione.
Però, nonostante abbiamo parlato dei martiri, che avranno un livello di gloria superiore, e questa è una realtà nel mondo, questo attualmente succede nel mondo, non è necessariamente la realtà che noi viviamo nel contesto qui in Brasile. Quindi, che tipi di persecuzione possiamo provare oggi, parlando in maniera pratica? Non sempre qualcuno sarà diseredato dalla famiglia, sarà ucciso, sgozzato a causa della sua decisione, ma che altri tipi di persecuzione credete che possano sorgere?
- Oggi, molte volte sul lavoro o all’università, persone che assumono la loro posizione si stanno schierando in contrapposizione con mondo per questo finiscono per diventare un bersaglio, molte volte, di odio da parte di altre persone, derisione o addirittura venendo messi da parte, no? Conosciamo persone . .
. - che hanno perso la loro posizione per non aver rinunciato ai valori biblici, del modello cristiano. - È.
Io ho avuto una situazione, ero ancora un adolescente, ho iniziato a lavorare in banca, non era il mio primo impiego, credo che fosse il terzo registrato sul libretto del lavoro, ma mi ricordo che ero ancora nella fase di esperienza e stavo apprendendo in modo teorico in vari posti di lavoro dentro l’agenzia bancaria. Stavo nell’servizio di supporto telefonico e un cliente chiamò. Quando risposi al telefono sapevo che non era un cliente qualsiasi, era il direttore della maggior impresa, era il cliente più forte di tutta l’agenzia che voleva parlare col direttore generale della nostra agenzia.
La prima domanda che mi fece fu: "Tizio è lì? " Io dissi: "si, signore, c’è". "Posso parlare con lui?
" Io dissi: "trasferisco la chiamata". Quando gli passai la chiamata, lui evidentemente non voleva rispondere, probabilmente perché non aveva risolto il problema, lui mi disse: "no, digli che non ci sono". Io dissi: "guarda, io gli ho già detto che lei è qui perché è stata la prima domanda che mi fece.
" "No, digli che ti sei sbagliato". Io dissi: "mi scusi. Una cosa che non farò mai è mentire.
Gli ho già detto che lei è qui e questo non posso dirlo, no? Posso dire che lei non può rispondere . .
. - No! A questo cliente non si può dire così!
" Io dissi: "mi scusi, io non mentirò. " Lui si arrabbiò molto. Lui disse: "risponderò, poi risolvo la situazione con te".
Dopo la telefonata lui arrivò "sbuffando" nel locale in cui mi trovavo, rimproverandomi davanti a tutti, dicendo: "ti sbatto fuori, in mezzo alla strada! Chi pensi di essere per sfidarmi? Ti ho dato un ordine, mi hai disobbedito, e io ti licenzio!
" Io dissi: "veda, lei ha il diritto di licenziarmi, vorrei solo chiederle un favore: faccia constare nella lettera di dimissione che il motivo per il quale lei mi sta licenziando è che io non ho voluto mentire. Sono sicuro che questo mi aiuterà a trovare il prossimo impiego. " All’improvviso, mi ricordo che quello lo lasciò talmente sorpreso, uscì ancora mezzo infastidito, ma già non così arrabbiato come prima, e gli dissi inoltre, a lui e all’altro direttore operazionale che era lì vicino, dissi: Una cosa di cui potere essere sicuri è che sono affidabile, che non vi racconterò mai una bugia, non mentirò mai a un cliente.
" Ma, è molto difficile quando si sta in un ambiente in cui le persone sono abituate a determinati valori, ad agire in modo contrario, no? Quindi questo può creare una persecuzione. Nel mio caso, grazie a Dio, questo non mi ha pregiudicato, al contrario, guadagnai la loro fiducia ed il loro rispetto, ma ci sono persone che a volte perdono una posizione, perdono una promozione, no?
Quindi capiamo che ci sono molte forme. Matteo 10:21 non parla solo dell’autorità che persegue qualcuno, parla della famiglia, no? E, sebbene sia molto duro perdere la relazione famigliare, la posizione, per Cristo deve essere una cosa così, così, così importante, che deve venire prima perfino della famiglia stessa, no?
Quindi, non significa che Dio voglia confusione nella nostra famiglia, ma, se questo succedesse a causa di Gesù, capiremo che anche noi saremmo beati, non per il problema che sta succedendo, ma perché varrà la pena affrontarlo fino al giorno della ricompensa finale. Perché rimanere fedele a Cristo rende una ricompensa eterna, no? Tutto il resto qui sulla terra è una ricompensa temporanea.
Ma rimanere fedele a Cristo renderà una ricompensa eterna. E credo che abbiamo bisogno di rimanere concentrati su questo futuro. Inoltre, una frase che mi piace usare, e che prederò in prestito il titolo di John Bevere è che dobbiamo essere "Mossi dall’Eternità".
Fissando, visualizzando l’eternità e decidendo di viver in funzione d’essa. Quindi non importa il tipo di persecuzione che potrai affrontare, che tu affronterai, quello che realmente importa è quello che proverai in seguito, è la ricompensa eterna. Perciò, voglio ricordarti: persevera nel Signore Gesù, con gli impegni della Parola e alla fine ne sarà valsa la pena.