Salve! Sono qui nel teatro Amazzonia, a Manaus, per portare un’altra parola al tuo cuore. L’apostolo Paolo dice in 2ª ai Corinzi 3, nel verso 13: "Noi non facciamo come Mosè.
" Dire questo, se si riferisse al fatto della benedizione che fu Mosè, del grande uomo di Dio, sarebbe facile, ma quando Paolo dice questo, lui in realtà, vuole presentare un errore di Mosè dicendo: "Noi non siamo come lui", che si metteva un velo sul proprio volto, affinché i figli di Israele non vedessero che la gloria spariva. Subito dopo dice: "e noi tutti, con il volto scoperto, siamo trasformati. " Rimani con me e nei prossimi minuti parleremo dell’importanza di questo volto scoperto.
Quando l’apostolo Paolo dice: "Noi non siamo come Mosè", lui completa con la frase: "che si metteva un velo sul proprio volto affinché i figli di Israele non vedessero la fine della gloria che svaniva. " Tutti sappiamo, è registrato là in Esodo 34, che dopo che Dio parlò a Mosè sulla cima del monte Sinai, questi scese di là con il viso che brillava. È vero che i giudei si spaventarono con quell’espressione e con la manifestazione della gloria di Dio su di lui, tuttavia, quello che ho imparato da bambino, è che Mosè coprì il viso con un velo proprio a causa del timore che si impadronì delle persone.
Ma quando leggi Esodo 34, comprendi che nonostante il timore si fosse impossessato di loro, Mosè li tranquillizza, chiama a sé i leader per primi, poi il resto del popolo e parla al loro cuore senza il velo sul viso, fino a che finisce di parlare. La Parola di Dio dice: "Come ebbe finito di parlare, Mosè mise un velo sul volto. " Ma quella non fu l’unica volta che brillò, che il suo viso brillò.
La Parola di Dio diche che ogni volta che si presentava davanti al Signore per stare con Lui, uscendo, di nuovo il suo viso brillava, lui parlava nuovamente con il popolo di Israele e nuovamente copriva il viso con il velo. Quest’azione di mettere il velo sul viso avveniva sempre dopo e l’apostolo Paolo che sta parlando mediante lo Spirito Santo, non sta appena giudicando, non sta speculando, ci porta una rivelazione, per mezzo dello Spirito Santo, dicendo che il motivo di questo è che non voleva che il popolo vedesse che la gloria stava svanendo. Mosè fu un grande leader, un tremendo uomo di Dio, ma dopo essersi presentato in pubblico con il viso che brillava non vuole essere visto come uno normale, non vuole essere visto come uno semplice e molte volte noi non percepiamo quanto questa preoccupazione con quello che gli altri penseranno di noi può influenzarci o come questo può portarci ad un atteggiamento di dissimulazione o di fingimento.
Fu esattamente quello che fece Mosè. Mosè non sta facendo una dichiarazione falsa: "Ehi, la gloria continua qui", ma, in qualche modo, lui vuole nascondere il fatto che la gloria non può più essere vista sul suo viso. Lui vuole che le persone la vedano e, nonostante vedessero il velo, immaginassero che la gloria fosse ancora là quando in realtà non c’era più.
Nonostante fosse un tremendo uomo di Dio, lui ci mostra che è possibile che ognuno di noi, io e te, commettiamo lo stesso errore. La conversazione che voglio avere oggi non contiene solo il principio della trasparenza, ma comprende il danno che la mancanza di trasparenza può produrre nelle nostre vite. Il danno che la dissimulazione o il fingimento possono produrre.
Questo atteggiamento non è esclusivo di Mosè. Adamo ed Eva, dopo aver peccato, si nascosero da Dio. Tentarono di vestirsi e truccarono il loro problema senza dover ammetterlo.
La Parola di Dio dice che Davide, dopo aver peccato, fa di tutto perché quella situazione non venisse scoperta. Il maggior problema di Davie non fu semplicemente l’adulterio commesso con Bat-Sheba, è che questo si trasforma e termina in un omicidio, perché in tutto il tempo lui sta tentando nascondere quello che era successo perché uno che era già stato acclamato dal popolo come eroe, che era riconosciuto come uomo di Dio, non potrebbe essere visto ora come una persona semplice, umana e imperfetta. Tuttavia, il fatto di che Dio possa usare la mia e la tua vita, il fatto di avere delle esperienze tremende, potenti con Dio, non cambia il fatto di che noi siamo ancora persone come qualsiasi altra persona.
La Bibbia dice che Elia era un uomo simile a noi, soggetto agli stessi sentimenti. Cioè, non importa se hai pregato e il cielo si è chiuso, se hai pregato di nuovo ed il cielo si è aperto, questo non cambia il fatto di che tu sei umano e sei come le altre persone. Dobbiamo imparare a trattare con il riconoscimento delle nostre debolezze, delle nostre limitazioni, non dobbiamo fingere spiritualità.
Il problema non solo dei farisei dei giorni di Gesù, ma dei religiosi di ogni epoca, in ogni luogo, è che molte volte il culto, la ricerca del Signore inizia a perdere la sua essenza e esiste una preoccupazione eccessiva per semplicemente mantenere una buona immagine davanti agli altri. Pregare per essere visto dagli uomini. Digiunare per essere visto dagli uomini.
Fare l’elemosina per essere visto dagli uomini. Perché l’importante è mantenere in alta l’immagine. Dobbiamo comprendere la trappola che questo può essere.
Per esempio, il danno di mettere un velo sul proprio viso come fece Mosè. Senza parlare dell’effetto che questo, come leader che era, produsse nella nazione di Israele. Perché la Bibbia dice che lo stesso velo passò a coprire il cuore dei giudei.
Quando parla dello stesso velo, la Bibbia non sta parlando dello stesso pezzo di panno, sta parlando dello stesso spirito di inganno, dello stesso atteggiamento sbagliato. Ma senza parlare di ciò che questo può produrre nella vita delle persone, dobbiamo comprendere l’effetto che può produrre nella nostra. In 2ª Corinzi, capitolo 3, nel verso 18 l’apostolo Paolo dice: "tuti noi, con il viso scoperto, con il viso svelato siamo trasformati di gloria in gloria nell’immagine del Signore per lo Spirito.
" La trasformazione può avvenire solo nella vita di chi scopre il viso e non in quella di chi lo copre. Cioè, affinché Dio possa operare in ogni area della nostra vita è necessario riconoscere le nostre carenze. È per questo che la predicazione del Vangelo arriva prima proclamando il pentimento ancor prima della fede in Dio, perché è solo la costatazione dei nostri errori, dei nostri peccati che può portare Dio ad operare nelle nostre vite.
Gesù dice questo. In Marco, nel capitolo 2 Lui dice: "I sani non hanno bisogno del medico, ma i malati sì. " Lui in realtà, quando usa l’analogia del medico, sta parlando di sé stesso come salvatore.
Quando parla dei malati sta parlando degli uomini come peccatori. E, se prendessimo questo in considerazione, chi sarebbero i sani? Gente che non ha mai peccato?
In realtà non esiste gente sana. La Bibbia dice: "Tutti hanno peccato. " La Bibbia dice: "Non c’è nessun giusto, nemmeno uno".
Ma quello che Gesù vuol dire è che per chi si crede sano, anche se non lo fosse, il medico non potrebbe fare nulla. Perché affinché Dio operi nelle nostre vite ci deve essere il riconoscimento degli errori e delle limitazioni. La ragione per la quale Isaia riceve un tocco santificante sulla bocca, è perché aveva fatto prima una dichiarazione: "Io sono un uomo di labbra impure e vivo in mezzo ad un popolo di labbra impure.
" Dio può toccare solo, non appena con il perdono, ma con rinnovo, con santificazione, quelle aree delle nostre vite che esponiamo, quando ammettiamo davanti a Dio quello che è realmente il nostro problema. Allora, quando iniziamo ad usare il velo, che è giustamente la dissimulazione di non avere limiti, di non avere difetti ed iniziamo ad agire e ad ostentare una spiritualità che non esiste, non stiamo appena peccando per un atteggiamento bugiardo. Paolo condanna un atteggiamento di Pietro, uno dei maggiori leader della chiesa, uno che nell’epistola ai galati chiama di una delle colonne della chiesa.
Ma dice che Pietro iniziò ad avere un atteggiamento di dissimulazione, che Barnaba e gli altri giudei si associarono a lui ed il posizionamento di Paolo fu quello di dire: "Quando vidi che non procedevano correttamente secondo la verità del Vangelo. " Praticamente, sta dicendo che nel regno di Dio non ci sono toni di grigio, o è nero o è branco. Le cose devono essere trattate in modo reale e non era questo che essi stavano facendo.
Quindi, possiamo dire che quello che Mosè stava facendo mettendo un velo sul viso, era esattamente la stessa cosa. Ma, oltre a fallire con la verità del vangelo, questo ci pregiudica ed impedisce l’azione trasformatrice di Dio. Basta solo che guardare la vita di un nuovo convertito e percepire che se facessimo un grafico, una linea di trasformazione, la velocità e l’intensità in cui la trasformazione avviene nella vita di un nuovo convertito è molto grande.
Tuttavia, a misura che il tempo passa, la trasformazione inizia a perdere intensità e velocità nelle nostre vite, smette di essere qualcosa di così marcante. Questo non è perché siamo già stati trasformati e tanto meno perché Dio ha perso la buona volontà di cambiare le nostre vite. Ma il fatto è che, a misura che il tempo passa, noi cominciamo ad essere troppo zelanti con la nostra reputazione.
Sono già passato per questo, ed ho già ascoltato molta gente che, nel momento di andare verso l’appello, esporre la propria vita, un’area di bisogno dove ricevere il tocco di Dio, la persona inizia a preoccuparsi: "Cosa sarà che penseranno di me, se mi esponessi? Cosa sarà che penseranno di me come cristiano? " E, molte volte, la preoccupazione con qualcosa che noi, realmente, non stiamo vivendo ma che vogliamo che gli altri pensino, ci impedisce di arrivare là in questa realtà che stiamo simulando di avere senza averla davvero.
Dobbiamo fare molta attenzione. Questa è davvero una trappola che ha coinvolto non solo il cuore di persone che amano il Signore. Questa trappola ha toccato la vita di leader dell’Antico e del Nuovo Testamento e tu ed io non siamo necessariamente esenti a meno che, comprendendo il principio, possiamo posizionarci come fece l’apostolo Paolo dicendo: "Noi non siamo come Mosè.
" Lui stava dicendo: "In questo quesito, in tutte le altre cose buone lo imiteremo, ma in questo quesito noi non giocheremo lo stesso gioco, noi non seguiremo la stessa via. " L’apostolo Paolo, quando elogia Timoteo, uno dei suoi discepoli che guadagna fama nelle sue lettere, è interessante che molte volte noi vediamo in Timoteo una figura addirittura insicura. Paolo che gli dà la carica.
La storia non parla proprio di grandi realizzazioni di Timoteo, ma Paolo aveva molta stima e uno degli elogi che l’apostolo Paolo fa a Timoteo nella 2ª lettera a Timoteo 1:5, è della sua fede sincera. Un’altra traduzione dice una fede non finta. Lui era una persona autentica, lui non aveva nessun problema di rivelare molte volte e, addirittura davanti a coloro che guidava, i suoi limiti, le sue debolezze, la sua fragilità, ma lui era una persona autentica.
Dobbiamo vivere l’autenticità che non necessariamente travolge gli altri, ma che ci porta a metterci in questo posto di non ostentar una spiritualità che non abbiamo, perché è un atteggiamento ripeto, bugiardo, e nemmeno con questo bloccare il flusso della trasformazione di Dio nelle nostre vite. Se lo Spirito Santo ci vuole trasformare di gloria in gloria nell’immagine del Signore e non arriviamo ancora alla statura dell’uomo perfetto, la trasformazione non può fermarsi e affinché non si fermi, non possiamo mettere un velo sul viso. Perché l’unica forma di vivere la trasformazione è con il viso scoperto.
Con questo concordano le parole del profeta Gioele, quando, usato da Dio dice: "Stracciate il vostro cuore e non le vostre vesti. " Molte volte il giudeo aveva questa cosa di sorprendere gli altri stracciando una veste di gala e mostrando che, sotto, era vestito di panno di sacco e ceneri, per dire: "vedi, sono in un momento di lutto e non di festa. " Dio dice: "Vuoi sorprendere gli altri?
Straccia non solo le vesti, straccia il cuore. Esponi come sei realmente dentro. " Che Dio ci aiuti ad avere una posizione in favore della verità e di un’apertura continua al Suo potere di trasformazione, fino che ci conformiamo con l’immagine del Signore Gesù.
Che Dio ti benedica, nel nome di Gesù.