il settimo capitolo ha una funzione soprattutto narrativa di transizione prepara l'esplosione di eventi che si stanno intrecciando è infatti si chiude in un momento di suspense nel mezzo di un azione temeraria tentata dai nostri umili eroi non è un caso che spicchino in questo capitolo anche molti personaggi di secondo livello o addirittura semplici comparse pensiamo al contatti li al grigio e agli altri bravi al vecchio servitore all'oste con la sua morale utilitaristica ben sottolineata da manzoni a menico a tonio e gervaso si tratta di figure come dire di appoggio per far procedere la vicenda per
quanto la maestria di manzoni conferisca ciascuno di loro tratti caratterizzanti specifici ricordandoci così che anche una semplice comparsa può ambire alla dignità di round carc al di là di questi personaggi minori comunque il capitolo mette in relazione anzitutto protagonista e antagonista anzi il sistema dei personaggi da risalto al quadrilatero che a questi due al fianco ai rispettivi aiutanti padre cristoforo e il conte attilio padre cristoforo deve ammettere la propria momentanea sconfitta il padre cristoforo arrivava nell'attitudine di un buon capitano che è perduta senza sua colpa una battaglia importante afflitto manoni scorato soprapensiero manoni stordito ha
corsa e non in fuga si porta ora il bisogno lo chiede a premunire i luoghi minacciati a rassettare le truppe a dare nuovi ordini questo era proprio olympic l'incipit del capitolo e come tale come uno sconfitto e accolto in casa di lucia e alla richiesta da parte di renzo di ragguagli precisi in merito a quanto rodrigo avesse detto il frate evita di scendere nei dettagli non vuole ulteriormente dar spazio alle parole dell'iniquo non vuole dare a eco all'arte diabolica del verbo corrotto quasi nella convinzione che tentare di ripeterlo non darebbe altro esito che rinvigorirne il
potere agevolarne ma l'effetto malefico ovviamente padre cristoforo cerca di rincuorare renzo e ripete in effetti le stesse parole di lucia pronunciate nel capitolo precedente lascia fare a lui si raccomanda non senza però supportare con una ragione più cospicua la sua preghiera o già in mano un filo per aiutarvi la gelosia di agnese che ambisce al ruolo di primo ausilio per gli sposi ormai non sorprende più quando dice padre cristoforo avrebbe dovuto parlare più chiaro chiamarmi da una parte e dirmi cosa sia questo fatto sta che il tema il giro della provvidenza a cui si aggrappa
al frate non sembra bastare a renzo renzo insomma è in pericolo e stato contagiato e lucia e cristoforo hanno inizialmente rallentato e lui la propagazione del male abbiamo più volte affermato dall'inizio della storia ma ora la frustrazione è troppa e il suo desiderio di vendetta prende corpo la farò io la giustizia io grida quando il frate si è allontanato sappiamo che questo suo atteggiamento e gli permetterà di strappare a lucia la promessa di tentare il matrimonio per sorpresa ma notiamo come in questo passaggio manzoni sia malizioso ci lascia il dubbio intorno ai reali sentimenti di
renzo sarebbe veramente andato fino in fondo ai suoi progetti delittuosi oppure soltanto esasperato dalla passività della fidanzata e calca un po la mano per strapparle la promessa tale ambivalenza va in effetti mantenuta come ci ricorda indirettamente ironicamente manzoni il fatto è che la storia sta accadendo i personaggi rappresentano uomini liberi che in effetti potrebbero decidere la loro sorte in un senso o in un altro renzo dunque è realmente in pericolo anche se ora come ora rimane fondamentalmente un bravo ragazzo che il crimine lo ha commesso solo nella sua fantasia ma anche lodovico ogni tanto aveva
la fantasia di farsi frate e diventerà padre cristoforo ricorderete che renzo sia ancora una persona di indole buona lo capiamo dalla risposta che dà in riferimento il suo impegno di recarsi dal frate andrete voi del convento per parlare de cristofaro come va detto ieri sera domando agnese renzo leggiamo nel romanzo le zucche rispose questo sapete che diavoli d'occhi al padre mi leggerebbe in viso come solo un libro che c'è qualcosa per aria e se cominciasse a farmi delle interrogazioni non potrei uscirne bea bene e poi io devo star qui per accudire all'affare sarà meglio che
mangiate voi qualcheduno c'è una strana simmetria in questo capitolo tra protagonista e antagonista con aiutanti oppositore al loro fianco anche don rodrigo e in pericolo potremmo dire e vacillante quasi come se pure lui fosse stato in parte contagiato dal bene in questo caso è combattuto tanto che arriva a un passo da deporre il pensiero delle due soddisfazioni anche lui dunque si agitano due forze sebbene non opposte come nel caso di renzo in relazione a lucia restano vivi in lui entrambi i moventi il puntiglio e la passione amorosa che comunque se egli è davvero giunto al
punto di lasciar perdere l'affare non andrà certo intesa come un innamoramento ho un amore travolgente per passione amorosa in lui intendiamo come dire il capriccio di un libertino incombono su di lui le immagini dei ritratti di famiglia deve portare il peso del dover essere che compete a uno del suo rango e quadri tuttavia sono muti alla fine ben più efficace e invece l'apporto di attilio il cugino verso il quale rodrigo nutre si intuisce bene un rapporto contrastato talvolta di pula sopportazione è colui che rinsalda il malvagio nel suo proposito attraverso la canzonatura per risvegliare il
puntiglio di rodrigo infatti niente è meglio dell ironia pungente del cugino che lo prende per i fondelli proponendo di raddoppiare la posta scommettendo addirittura sulla conversione di loro drigo per opera del frate anche grazie a questo come sappiamo dopo una bella dormita don rodrigo si destò don rodrigo ci avverte manzoni con questo capitolo dunque il conte attilio assume la mente il proprio ruolo in totale contrapposizione con padre cristoforo ed esce della schiera dei personaggi secondari ancora una volta il congegno di manzoni è perfetto dal punto di vista narratologico perché aiutante e oppositore agiscono in sensi
diametralmente opposti approfittiamo però di un capitolo che ci offre meno spunti tematici per dare risalto a un passaggio minore la lettura di un capolavoro ci fa scoprire la bellezza anche di certe campiture la destrezza nel gestire le giunture della trama la freschezza e il nitore di certi dettagli ovunque insomma in un capolavoro sentiamo pulsare la lingua il talento la visione le leggiamo così questo breve brano c'era infatti quel brulichio quel ronzio che si sente in un villaggio sulla sera e che dopo pochi momenti da luogo alla quiete solenne della notte le donne venivano dal campo
portandosi in collo i bambini e tenendo per la mano ai ragazzi più grandini ai quali facevano dire le divisioni della sera veniva gli uomini con le vanghe con le zappe sulle spalle all'aprirsi degli osci si vedevano luccicare quell ai fuochi accesi per le povere ce ne si sentiva nella stanza a barattare i saluti e qualche parola sulla scarsità della raccolta e sulla miseria dell'annata e più delle parole si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana che annunziava il finire del giorno è appena un parà gambo che ci ragguaglia di renzo che uscito dall osteria
si dirige verso la casa di lucia è anche un momento di tensione narrativa ci si prepara una clamorosa azione ed è un fatto che manzoni sottolinea attraverso la celebra il celebre amico a shakespeare già ancora lui il barbaro non privo di ingegno quindi siamo in un momento comunque è narrativamente e teso ma queste poche righe non si limitano a designare uno sfondo ne fanno sentire il respiro la musica sospesa tra la gioia e la quiete tra la pace dopo la fatica del giorno e le angosce per la miseria dell'annata c'è qui l'equilibrio della poesia e
tra tanti versi possibili possiamo affiancare a questa prosa il celebre sabato del villaggio di leopardi la situazione in effetti è molto affine ruota attorno alla descrizione del villaggio ci sono moltissimi richiami linguistici puntuali oltre a villaggio possiamo notare per esempio il finire del giorno che corrisponde leopardi al calar del sole le donne di manzoni diventano la donzelletta o la vecchierella leopardi la quiete manzoniana il riposo i bambini sono i fanciulli il brulichio dei promessi sposi diventa il lieto rumore nel sabato del villaggio e gli uomini con le vanghe con le zappe sulle spalle sono il
zappatore della poesia del recanatese ancora proseguiamo la lucerna delle new york nella sua bottega corrisponde ai fuochi accesi le povere cene manzoniane alla barca mensa di lopardi i tocchi misurati e sonori della campana diventano la squilla che dà segno con questo raffronto vogliamo forse suggerire che leopardi avrebbe preso spunto da manzoni non è questo il nostro obiettivo anche perché sia la prosa manzoniana sia i versi del recanatese affrontano un tema tradizionale anno cioè alle spalle un vasto repertorio comune che potrebbe giustificare le numerose affinità pensiamo solo per citare una fonte certa per leopardi al cinquantesimo
componimento del canzoniere di petrarca ma anche il passaggio manzoniano doveva essere noto leopardi che scrisse il sabato del villaggio nel 1829 due anni dopo aver conosciuto allora ne approfittiamo per ricordare brevemente l'aneddoto che ha fugacemente congiunto i due geni del nostro romanticismo manzoni arriva a firenze nel 1827 approfitterà della necessità della moglie in ricetta di compiere dei bagni di salute la prima tappa del viaggio sarà infatti genova per avviare la celeberrima risciacquatura dei panni in arno lo scrittore aveva in animo una profonda revisione dell'opera dal punto di vista linguistico il romanzo era appena stato pubblicato
da ferrario a milano e aveva ottenuto un notevole successo anche se dal punto di vista editoriale manzoni non ci guadagnò granché dal momento che l'edizione ufficiale venne subito lievita in maniera fraudolenta un po dappertutto ricordiamo che ai tempi i diritti d'autore erano scarsamente protetti e la divisione politica dell'italia complicava ulteriormente la faccenda non se li stesso stimò di aver visto esaurire presto la sua edizione di mille copie mentre a suo dire ce ne furono una quarantina di altre che portarono a 60mila circa le copie vendute del romanzo fatto sta che manzoni quando arriva a firenze
era attesa come un gru a milano pensate un po lo chiameranno il buddha per la riconosciuta statua di padre della patria letteraria ma anche per la particolarità del suo carattere molto riservato arriva dunque a firenze con tutto il seguito familiare in due carrozze circondato dall aula del grande scrittore una sorta di ghetto in italia e il paragone non è peregrino se si pensa che una delle prime copie omaggio del romanzo manzoni la inviò proprio lo scrittore tedesco il quale ricambio inviando una copia della sua traduzione delle opere poetiche manzoniane introdotta da un saggio intitolato interesse
di chiudete per manzoni con tanto di dedica autografa immaginate dunque come leopardi che pure si trovava a firenze da giugno forse incuriosito da tale figura scrisse anzi a un amico qui si aspetta manzoni a momenti hai veduto il suo romanzo che fa tanto rumore e val tanto poco attenzione non prendiamo la lettera questo primo giudizio che in parte sarà corretto ci risulta che i due si conobbero il 3 settembre in occasione della presentazione ufficiale dello scrittore al gabinetto scientifico letterario 10 il romanzo aveva ottenuto l'apprezzamento anche dell'ambiente fiorentino non che mancassero comunque delle riserve delle
critiche specialmente riguardo dell'aspetto linguistico e ovviamente al contenuto religioso e il 29enne leopardi ebbe l'occasione quindi di parlare con manzoni allora 42enne scriverà in seguito ho veduto il romanzo del manzoni il quale nonostante molti difetti mi piace assai ed è certamente opera di un grande ingegno e tale ho conosciuto il manzoni in parecchi colloqui che ho avuto seco a firenze è un uomo veramente amabile e rispettabile ne parlerà anche in una lettera al padre immaginando quanto il conte monaldo potesse apprezzare dalla sua prospettiva di cattolico reazionario il contatto con lo scrittore milanese e scriverà precisamente
o piacere che l'abbia veduto e gustato il romanzo cristiano di manzoni è veramente una bella opera e manzoni è un bellissimo animo è un caro uomo dunque possiamo notare la stima che leopardi nutri per manzoni per quanto i due grandi astri della nostra letteratura abbiano avuto modo di incrociare appena la loro traiettoria è possibile che il carattere timido la balbuzie e certe nevrosi di manzoni contribuissero ad accendere nel gobbo di recanati ha detto con totale affetto una certa simpatia nulla sappiamo invece delle impressioni che manzoni ebbe di leopardi forse il giovane doveva apparirgli troppo legato
a una cultura classicista ma è da pensare che manzoni rimanesse scettico soprattutto nei confronti del pensiero materialista del giovane poeta del resto per la stessa ragione aveva già idealmente scartato l'opera di foscolo dunque la teolo pardi e il cattolico il cantone della soggettività per ricalcare uno stereotipo scolastico che sarebbe da rivedere e il poeta dell'oggettività degli inni sacri e del romanzo storico nella loro vita si incrociarono fugacemente ma è qui in questa pagina di manzoni e nella poesia di leopardi che possiamo vedere pienamente congiunti i due maggiori autori del nostro ottocento