il termine idealismo e forse uno dei più fraintesi di tutta la storia della filosofia innanzitutto bisogna dire che questo termine non ha in filosofia lo stesso significato che ha nel linguaggio comune non indica l'atteggiamento di iper seguì degli ideali o di chi è convinto che la forza delle idee possa smuovere il mondo l'idealista in filosofia non è il contrario dello spirito pratico del realista e del realismo filosofico possiamo dare due definizioni generali la prima dice che l'idealismo e la dottrina secondo cui la realtà non una vera realtà non è quella che si presenta i sensi
ma invece risiede nelle idee eterne e immutabili che si possono contemplare solo con l'intelletto la seconda definizione invece le dice che l'idealismo e la dottrina secondo cui tutta la realtà e idea o rappresentazione la prima dottrina corrisponde alla prima definizione corrisponde alla dottrina di platone esiste un mondo delle idee distinto da quello sensibile che ne è una pallida imitazione ed è a questa dottrina che pensa leibniz quando tra i primi utilizza il termine idealismo in contrapposizione al materialismo ed è questa questa concezione platonica che si possono ricondurre le dottrine moderne e contemporanee di coloro che
attribuiscono una realtà a oggetti non sensibili e non materiali come le essenze universali ad esempio l'idea di giustizia o gli enti matematici come i numeri o il punto geometrico entità che non troviamo per strada ma che secondo alcuni non possono essere considerate me reinvenzioni umane costruite per generalizzazione dai dati dell'esperienza la seconda definizione ci riporta alla filosofia moderna tutta la realtà e idea o rappresentazione che questa seconda definizione o forse indurci a pensare che l'idealismo sia una filosofia chiusa nel pensiero che non fa ad avere i conti con la realtà ma nessun idealista ha mai
pensato che quando vede un muro questo sia la sua invenzione sostituibile a piacimento con la rappresentazione di un albero o che non esista il mal di denti o che le pietre su quinci abbiamo non sono davvero lì dove si trovano quello che l'idealista invece pensa e che se ci sono questi oggetti e perché appunto c'è un soggetto che li vede vicente li pensa quindi in questo senso tutto ciò che vediamo tocchiamo sentiamo i pensiamo tutto ciò che è oggetto per noi tutta la realtà è una nostra rappresentazione si riduce i nostri contenuti mentali e quindi
dire che le cose sono così e così e solo più semplice che dire più rigorosamente che le nostre rappresentazioni mentali hanno tali e tali caratteristiche e poiché non è possibile controllare se le nostre rappresentazioni delle proprietà degli oggetti corrispondano alle proprietà reali degli oggetti nel mondo esterno allora che bisogno c'è di introdurre l'idea dell'esistenza di un mondo esterno la distinzione tra soggetto e oggetto o come dice fict e tra io non io e interna al nostro pensiero e quindi messa in questo modo la concezione idealistica non è così assurda come può sembrare l'idealismo tedesco porta
alle estreme conseguenze la seconda definizione che abbiamo visto la mente crea le idee quindi crea tutta la realtà è questa l'impostazione trova le sue premesse nella rivoluzione copernicana di kant il suo idealismo trascendentale è appunto costituito da dall'idea che i contenuti costumi e conoscitivi provengono certo dalle dalle percezioni sensibili ma sono poi ordinati dalle forme a priori della sensibilità e dell'intelletto e pur dichiarando line l'inconoscibilità canto non rinuncia all'idea della cosa in sé cioè l'idea di una realtà che va al di là della griglia conoscitiva dell'uomo che appunto si ferma al fenomeno e secondo gli
idealisti post cantiani questo è un atteggiamento non corrente insostenibile addirittura perché come si fa ad ammettere l'esistenza di un qualche cosa di cui nello stesso momento si afferma da non conoscibilità e quindi allora secondo gli idealisti non dobbiamo più preoccuparci della della cosa in sé perché non possiamo dire che esiste anzi non esiste perché esiste solo ciò che è conoscibile dal pensiero e quindi mostrando la sordità della affermazione dell'esistenza di una realtà esterna indifferente al pensiero cioè la cosa in sé possiamo dire che idealismo non si chiude dal pensiero perché solo nella parte ci si
può chiudere ma se ogni al di là del pensiero è un concetto assurdo come dicono gli idealisti allora il pensiero non è una parte ma il tutto al di fuori del quale non c'è nulla e allora il pensiero non è una cosa fra le cose ma appunto poiché appunto tutte le cose tra le quali lo si vorrebbe porre sono pensate allora il pensiero possiamo dire che non è una tra le cose ma appunto sono le cose tutte a costituirsi e a svolgersi all'interno del pensiero all'interno dell'apertura del tutto e allora direte il pensiero e il
tutto significative che il tutto è l'essere che è appunto pensato dal pensiero e potremmo aggiungere ancora che l'idealismo in quanto negazione dell'esistenza di ogni cosa in sé e anche la eliminazione diciamo di ogni concezione strumentali stica del pensiero ecco il pensiero per gli idealisti non è lo strumento di cui l'uomo si avvale per accedere alla realtà ma invece la stessa trasparenza della realtà assoluta se stessa e l'auto manifestazione l'auto espressione dell'essere e di coscienza che insieme auto coscienza