buongiorno ragazzi in questo video riprendiamo il discorso che riguarda cimabue è piano piano ci avviciniamo a considerare le opere di giotto in questo diapositiva stiamo osservando i due crocifissi di cimabue messi a confronto quindi il crocifisso che leggiamo qui ad arezzo nella chiesa di san domenico e il crocifisso invece qui che sempre leggiamo a firenze museo dell'opera di santa croce che appunto conosciuto come il crocifisso di santa croce e proprio appunto di firenze sempre ripeto cimabue intanto riprendiamo un attimino le composizioni delle tavole dipinte cruciformi quindi gli elementi importanti può esserci un clipeo quindi questa
immagine tondeggiante questa è la cimasa poi abbiamo tutto il tabellone in cui si pone la figura del cristo gli scomparti questi elementi laterali piedi croce in basso e lateralmente i cosiddetti terminali in cui vi sono le figure dei dolenti la vergine e san giovanni evangelista questa vi ricordo essere una tipologia di croce che rappresenta il christus dati npd che soffre sofferente che già avevamo incontrato nella pittura romanica per cui vi è una tradizione precedente allora in questo caso si cominciò ad analizzare la croce di arezzo che si presenta come una tempera e oro su tavola
e li mettiamo a confronto in quanto troviamo fra tutte e due crocifissi anche solo da una prima immagine un'evoluzione effettivamente importante nell'opera di cimabue quindi un cambiamento stilistico questo cambiamento andrà verso un naturalismo che sarà anche carico di pathos quindi elementi di drammaticità son e soprattutto di sensi allora entrambe le tavole sono di grandi dimensioni ecco anche quest'altra di firenze vedete tempera euro quindi grandi dimensioni vediamo qua i centimetri quindi abbastanza imponenti anche perché dovevano essere destinati ad essere sospese sotto l'arco trionfale del presbiterio in quanto dovevano essere viste anche dalla dai fedeli che fossero
posti in fondo quindi all'entrata della chiesa quindi entrambe le opere mostrano queste figura di cristo morente che oltretutto traccia una linea curva quindi vediamo questo elemento che già avevamo analizzato in merito alla crocifissione quindi all'affresco in assisi poi abbiamo visto che all'estremità dei bracci sempre i dolenti quindi la vergine e san giovanni e vi sono anche qua a mezzobusto e invece nel caso di arezzo vi dicevo il clip e ophelie l'immagine dell'eterno quindi anche una indicazione di dio e questo clipeo invece poi si è perso nella croce di firenze che ha subito dei danni l'avevamo
visto la volta precedente poi velari mostro nell'alluvione del novembre del 1966 allora cosa vediamo appunto prima questo crocifisso di arezzo dicevamo in cui sono presenti ancora molti tratti caratteristici dell'iconografia cioè delle immagini bizantine intanto il viso presenta degli occhi allungati io ricordo che sul testo vostro vi sono anche degli ingrandimenti delle immagini quindi poi vede guardate bene vi sono degli occhi allungati fanno un'ampia curva anche soprattutto le labbra il mento che è messo in evidenza le narici di e poi qui sulla fronte una sorta di b che è appunto sottolinea e questa fronte corrugata e
lo sguardo corrucciato qui sofferente dolente e queste cosiddetta tutte queste caratteristiche del volto sono dette la smorfia bizantina quindi vi è un'esagerazione nella rappresentazione sicuramente manca di naturalezza poi vi è un forte chiaro scuro che è stato applicato attraverso un tram un tratteggio fine che segue praticamente gli andamenti del corpo e cerca di simulare l'incarnato in modo naturale però pulito ancora vi è una schematizzazione delle forme soprattutto da nel ventre quindi oltre al viso notiamo il ventre che si definisce tripartito quindi vediamo molto molto sezionato e quindi non naturale così anche il resto della muscolatura
le braccia perfettamente tese all'interno del braccio orizzontale della croce i due i piedi separati quindi ancora riguardano le rappresentazioni precedenti e quindi un'anatomia stilizzata con linee asciutte è poi la resa della luce della luminosità attraverso loro quindi le cosiddette lumeggiature a d'oro poi ce le ritroviamo un po ovunque va in particolare su questo drappo che è definito perizoma quindi questa parte che copre il bacino del cristo cosa cambia nell'altro crocifisso vi era appunto una svolta più naturalistica intanto vediamo che il perizoma come prima cosa assume delle trasparenze quindi è un tessuto molto leggero che lascia
intravedere il profilo del corpo questo corpo che diventa anche più innaturale più delicato meno definito e quindi poi questo perizoma in trasparenza sembrerebbe richiamare anche la povertà francescana quindi anche il credo religioso e qui c'è una sperimentazione sicuramente del linguaggio artistico perché è molto più vicina al vero e poi questo si raggiungerà maggiormente quindi con altri elementi allora la linea che diventa più fluida molto più sfumata il chiaroscuro che è morbido ed è privo di quelle consuete lumeggiature dorate in modo particolare c'è questa tonalità verde e del corpo che definita verduccio questa tonalità ecco che
appunto vuole rivelare quella volontà di sottolineare la condizione dell'agonia quindi della morte che sta sopra giugno vedendo in questo caso precedente quello di arezzo ecco il ricordo che sul testo vostro che analizza anche un cambiamento di tonalità sull'arancio anche oppure dei tratteggi incrociati che sulla barba invece quanto vi è tutta una uno sviluppo molto più modulare del chiaroscuro e quindi sicuramente molto più delicato abbiamo detto in questo caso ecco ci possiamo fermare relativamente a questa presentazione perché volevo mostrarvi ecco come è ridotta la croce che l'avevano curando punto vista la volta scorsa in santa croce
a firenze quindi effettivamente questa la situazione per passare poi a quella che avevamo accennato essere l'opera di giotto per quanto riguarda i crocifissi quindi questo avevamo accennato la maestra di ogni istante vi ricordo la mesta essere la madonna in trono col bambino e angeli passiamo appunto la croce di santa maria novella questa risale al 1200 90 circa e sempre tempera e oro quindi a firenze in santa maria novella e vi sono già le prime esperienze ecco giottesche in merito a questa resa dello spazio è soprattutto la concretezza dei soggetti anche sacri e un viaggio praticamente
verso questa nuova iconografia della croce dipinta numerosi indizi che sono emersi anche grazie a un restauro farebbero ipotizzare che questa data che la datazione in realtà non sia proprio il 1290 ma che sia anche precedente come abbiamo detto circa va bene così il corpo di cristo ha in questo caso una sostanza quindi è molto umanizzato anche perché pesante connotiamo la pesantezza del corpo ormai accasciato sulla croce non vi è più come in precedenza per cimabue quasi il volersi staccare dallo strumento del martirio ma piuttosto qua è un accasciarsi unter der preso per la morte sopraggiunta
oramai all agonia che ormai sta arrivando al culmine perché il cristo è umano è pesante nel suo fisico nella sua anatomia e la stessa anatomia e plastica viene modellata quasi fosse una scultura come con la luce e l'uso del chiaroscuro quindi viene tutto messo in rilievo attraverso una fonte luminosa e la luce è trattata per la prima volta come qualcosa di concreto come un fenomeno reale allora questa luce proviene da una sola fonte probabilmente di qua a sinistra che se guardiamo da vicino sono delle forti luci qui soprattutto sul tetto giotto quindi in questo caso
sembra aver attinto anche dalla scultura e non solo per la resa della tridimensionalità ma anche per queste soluzioni nuove nelle immagini per rispetto alla pittura medievale ad esempio già in piedi del cristo che vediamo qui essere con un unico chiodo e poi di equa sotto non si vede bene ma c'è un teschio che sarebbe il teschio di adamo che appunto il posto in basso ed è un motivo che era già stato utilizzato in realtà da nicola pisano nei pulpiti del battistero di pisa e del luogo di siena e poi fu ripreso anche dal figlio giovanni
poi come ultimi elementi vabbè ci sono sempre i dolenti quadri di la vergine san giovanni evangelista nuovamente qui perizoma oramai completamente trasparente ci aggiungiamo il ventre gonfio che sarà particolarmente indicativo anche di un corpo purtroppo cadaverico che quindi dà il senso della morte della perdita della morte un volto che quasi non dico sereno ma comunque non manifesta più quella sofferenza terribile quindi proprio perso nell'attimo finale di lasciarsi andare e le braccia che vediamo appunto mostrano questo cadere del corpo verso il basso poi qui su nella cimasa troviamo le delle tre iscrizioni in ebraico greco e
latino che recitano gesù nazareno re dei giudei ultimo elemento di novità che notiamo st nell'interno della struttura della croce che viene allungata da giotto in corso d'opera è quindi la giunta del pericolo c'e che a forma trapezoidale e qui ovviamente c'è anche la pietà del calvario il golgota che quindi ricorda proprio alla crocifissione e quindi suggerisce anche un senso di profondità se osserviamo più da vicino di anche gli angoli sangue che si riversa eccovi era già accennato di cimabue ma qui ancora di più tocca proprio la pietra del calvario bene con questo ragazzi concludiamo e
faccio un altro video che comunque comincerà a discutere in merito alle novità del 320 di sicuramente per l'opera di giotto