e adesso siamo al parte diciamo che si spera tutti di non dover affrontare ma che come sbagliando si impara ecco quando arriviamo a questo punto lo sbaglio c'è stato e quindi quelle che sono situazioni che si sono verificate che sono andate davanti a un giudice parla quindi il dottor nas e della procura di modena e parleremo di casi concreti vi dirà lui appunto quali casi affronterà per capire come poi sono stati visti affrontati dal punto di vista degli organi giudicanti grazie buongiorno a tutti vado al dunque il problema della l'approccio diciamo investigativo caso di infortuni
in ambienti confinati ovviamente deve tener conto del decreto del 2011 per 177 che ha con una normativa di dettaglio specificato principi che già il decreto 81 del 2008 conteneva però la vicenda più significativa che ha avuto più rilevanza è quella diciamo della saras la raffineria appartenente alla nota famiglia del 2009 tre operai dipendenti di una ditta che aveva in appalto le operazioni di pulizia di bonifica dell'impianto e nominato mhc1 morirono per asfissia da ridotta concentrazione di ossigeno in ambiente confinato dopo essere entrati nel serbatoio di accumulo di 106 che era parte integrante dell'impianto quindi è
chiaro che in quel caso questo caso che un caso estremamente significativo nella sua ovviamente assoluta tragicità stato gesù gestito all'epoca senza lo strumento di dettaglio che serve appunto a dare attuazione a quelle esigenze di qualificazione delle imprese di lavoratori autonomi che invece era presa dal decreto 177 ma prima di arrivare a quella vicenda posso portare aveva parlato col professione di un'altra vicenda purtroppo che non avevo seguito io personalmente ma un collega speravo di riuscire a recuperare da lui la documentazione di questo ha fatto di un caso di asfissia non mortale ma che poteva avere interesse
rispetto al tema del convegno invece questo episodio che vi rappresento prima di parlare poi della vicenda salas che ovviamente ha portato ad un giudizio è arrivato ovviamente in cassazione giudizio che ha avuto una grande rilevanza diciamo per gli operatori del diritto perché era stata applicata anche la normativa sulla responsabilità degli enti il decreto 231 del 2001 era uno dei primi casi di applicazione avendo come reato presupposto l'omicidio colposo come voce normativa di prevenzione infortuni e il gup del tribunale di cagliari perché il giudizio fu condotto con il rito abbreviato ha assolto la società il giudizio
è stato poi confermato nei gradi di giudizio quindi la saras la societa e stata assolta dalle imputazioni responsabilità amministrativa prevista la 2 3 1 perché hanno ritenuto i giudici ripeto dal giudice di primo grado fino alla cassazione che il reato non fosse stato commesso nel suo vantaggio nel suo interesse che sono i due criteri di imputazione della responsabilità all'ente ovviamente era quella una delle prime sentenze e devo dire che oggi alla luce della giurisprudenza che si è formata invece in materia di 231 applicazione della 231 alla materia delle degli omicidi colposi e delle lesioni colpose
con violazione alla normativa di prevenzione infortuni a mio giudizio probabilmente oggi alla sala della giurisprudenza sarebbe la risposta diversa cioè si sarebbe una condanna della saras all'epoca eravamo in una fase iniziale di applicazione diciamo che lo stato dell'arte questo c'è una sentenza definitiva che assolve la saras quella è una questione che non riguarda questo convegno ma che comunque estremamente interessante oltre agli aspetti poi specifici la vicenda che invece vi voglio rappresentare io e certamente non meno modesta per che portò alla morte di un operaio polacco io all'epoca da poco faceva due anni faceva questo lavoro
mi ha capita di vedere dopo quel giorno altre persone morte sul lavoro devo dire che l'immagine di quel povero polacco stritolato all'interno di questo sì lo sta queste la metà lo avevano catturato e lo avevano straziato è un'immagine difficilmente perché da qui a triora ovviamente sano tutta questa parte era stata stritolata in quel caso stiamo parlando di un fatto che accadde nell'ottobre del 96 si applicava ovviamente il decreto 626 [Musica] e il problema che all'interno di questa fabbrica che produce materiale plastico questo soggetto si era introdotto polacco ripeto lavorava assieme ad un altro operaio ghanese
questo è il tema diciamo della vicenda quindi due non si capivano il polacco era stato assunto da poco la persona del morto è stata solo da poco quindi aveva un livello di formazione non adeguato oltretutto era stato inizialmente destinato ad una mansione e poi in una situazione di emergenza dopo un brevissimo corso messo a fare questo ulteriore lavoro succede che quel giorno all'interno di questo reparto cosiddetto granulo gli era una dove si facevano le fasi di miscelazione dosatura e granulazione in materiale plastico utilizzando due silos a caricamento dall'alto che convogliavano il materiale per la successiva
lavorazione di quel capo d'imputazione e così è più chiaro in una tramoggia posta alla base mediante un meccanismo di trasporto consiglio da quattro pare cilindrica e disposta a crociera su perno centrale muniti di lame trasversali con rotazioni suo asse longitudinale ed orale funzionamento automatico con funzionato i 10 secondi arresto di un minuto e mezzo e manuale ciclo continuo fino al comando di arresto questo impianto non era conforme da un lato perché gli organi lavoratori erano facilmente accessibili c'è il rischio di caduta dall'alto perché c'era una griglia facilmente rimovibile ma soprattutto si entrava all'interno di questi
silos attraverso uno sportello che era dotato i microinterruttore di sicurezza il problema che ovviamente l'idea era aprendo quella porta si interrompe circuito elettrico invece era successo che avevano tolto il maschio diciamo l'avevano attaccata la parte fissa per cui il circuito elettrico funziona va lo stesso quindi la chiavetta che era ancorata la parte mobile era stata invece inserita nella parte fissa e soprattutto ulteriore profilo di inadeguatezza era il sistema di allarme che appunto si attivava acusticamente e visivamente mancava un sistema che diciamo evitava che praticamente senza un intervento volontario si potesse eliminare la situazione di pericolo
la condizione di allarme quindi veniva violato il principio di sicurezza che impone la destra distinzione tra l'interruttore di sicurezza e l'inter vittorio di manovra per assicurare l'esclusione del diretto riavvio della macchina all'atto delle armi del microinterruttore chi erano questi i profili la macchina era concepita male era stato vanificato quel dispositivo mancava questa alterità fra il meccanismo di interruttore sicurezze all'interruttore di manovra per far ripartire la macchina ma c'era soprattutto alla base la violazione del dell'obbligo di formazione di informazione per cui il povero operaio polacco era entrato all'interno del silos mentre puliva la macchina perché doveva
cambiare il materiale da convogliare e quindi lui stava pulendo il ghanese che oltretutto dalla sua postazione di lavoro non vedeva il polacco il polacco gli aveva detto entro dentro non lo vedeva c'è un ulteriore profilo di una mancanza di una diretta visibilità fra la zona di comando e l'interno e quindi pretende fa partire le lame con i risultati che potete immaginare anche perché ripeto la chiavetta era stata che avrei potuto essere solidale con lo sportello era stata inserita nel corpo posto nella struttura fissa del silos e quindi dispositivo era stato vanificato e quindi più povero
operaio polacco fu afferrata le gambe stritolato fino al busto quando poi intervenne un altro operaio che riuscì a bloccare lì è evidente che al rischio meccanico l'inadeguatezza diciamo dell'impianto si aggiungeva chiaramente una gravissima lacuna formativa lacuna formativa che nonostante già fosse operativo il decreto 626 lo stesso decreto 626 non aveva previsto nel senso che se ne va se andiamo a leggere le due norme di riferimento gli articoli 21 e 22 in tema di formazione dei lavoratori del decreto 626 e vediamo che sono sostanzialmente riproposte nell'enorme omologhe che sono quelle del decreto 81 il 36 e
il 37 sostanzialmente l'obbligo di formazione questo le previsioni sono le stesse quello che il legislatore del 2008 si è preoccupato di fare prendendo atto del fatto che è quasi ormai normale che la gran parte della manodopera sia costituito da lavoratori stranieri che hanno una conoscenza della lingua non necessariamente adeguata e che contenute all'informazione e la stessa previsione prevista nella norma che prevede la formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze o vela l'informazione riguardi lavoratori immigrati essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo
questa appunto è una previsione introdotta nel 2008 ovviamente non era operativa nel 2006 che però prende atto di una realtà ed è significativo che legislatore l'abbia posta come previsione di specifica regola caratura le scritte che iscritta che integra chiaramente il tema della colpa specifica perché ovviamente la colpa il reato colposo quello con il quale ci confrontiamo nella materia degli infortuni sul lavoro e violazione di una regola cautelare violazione dell'area laterale che il soggetto agente l'imprenditore il datore di lavoro è obbligato a rispettare deve conoscere deve rispettare perché quella regola cautelare nient'altro è che la codificazione
di un giudizio di prevedibilità e di evitabilità ripetuto nel tempo a un certo punto i legislatori e codifica delle regole le mette per iscritto in un atto che ha forza di legge o una valenza normativa secondaria mac comunque vincola tutti gli operatori e che quindi ovviamente sono tenuti ad adeguare la loro condotta a quegli standard che sono degli standard doverosi inderogabili addirittura articolo 2087 invece è una sorta di clausola pelle codice civile che impone al venditore di guardare sempre avanti di tener sempre presente quello che lo stato è l'evoluzione della tecnica e di non fermarsi
a quello che è la realtà diciamo consolidata ed acquisita perché il tema della sicurezza della tutela della integrità dei lavoratori è ovviamente un tema assolutamente prioritario dalle norme costituzionali in giù e trova questa attenzione diciamo dell'ordinamento al tema della sicurezza nella materia che ci riguarda trova applicazione attraverso la previsione di nell'ambito dei reati colposi di pene più alte sostanzialmente per nel caso in cui l'omicidio colposo sia conseguenza della violazione sulla normativa di prevenzione infortuni in materia di lesioni anche in quel caso aggravamento della pena e addirittura un regime di procedibilità d'ufficio non a querela perché
è evidente la volontà del legislatore di evitare l'esposizione del lavoratore nei confronti del datore di lavoro attraverso una querela si procede d'ufficio quando la malattia supera i 40 giorni questa attenzione del legislatore ha trovato ulteriore applicazione ripeto nel decreto nell'estensione l'inserimento nel catalogo dei reati presupposti degli omicidi delle lesioni colpose gravi e gravissime commessi con violazione della normativa di prevenzione infortuni e la vicenda saras è una delle prime applicazioni lì il tema è quello velo sintetizzo così si può anche capire per quale motivo la saras diciamo fu assolta l'epoca è stata assolta insomma da quella
vicenda perché l'idea el'ente la criminalità e criminalità di impresa ormai la 231 nasce in italia per punire reati di corruzione e reati economici e difficile che la persona fisica corrompa il pubblico ufficiale per un suo interesse personale i rappresentanti di una certa impresa che è interessata all appalto alla corrompe corrompe a vantaggio interesse se dai soldi e perché spera che la società vinca l'appalto e così via quindi si dice non si può ignorare la dimensione diciamo societaria spesso della scelta criminosa e quindi legislatore nel 2001 arrivando molto in ritardo e generatori italiano perché la tradizione
italiana nostra latina era quella sicuro per cui la persona giuridica non può commettere reati e sempre la persona fisica introduce questo decreto legislativo inizialmente individuo come reati presupposti cioè i reati che fondò la responsabilità del rende commessi da soggetti che all'interno dell'ente hanno un incarico diciamo apicale dirigenziale o no ma diamo apicale reato come salvataggio interesse dell'ente inizialmente i reati erano solo corruzione concussione e truffa poi il catalogo dei reati presupposto è stato esteso ed è stato esteso con scelta improvvisa e repentina nel 2008 anche agli omicidi e le lesioni colpose con violazione normativa di
prevenzione mentre gli altri sono tutti i delitti dolosi la corruzione la truffa io voglio quel fatto voglio corrompere invece qui il profilo di imputazione è colposo cioè non è coscienza e volontà di violare la legge ma violazione per effetti una condotta imprudente imperita inadeguata rispetto agli standard che il legislatore pone nelle norme specifiche di settore e allora la difficoltà è proprio quella come si può pensare che l'omicidio colposo sia fatto avvantaggia interesse dell'ente l'omicidio colposo cagionare la morte a vantaggio interesse dell'ente non è quello e la condotta colposa eventualmente cioè la condotta di violazione della
normativa cautelare tenuta avvantaggia interesse lente per esigenze di risparmio di spesa di rapidità di della lavorazione per inadeguatezza proprio della scelta concettuale fatta dal datore di lavoro quindi in un primo momento si è ritenuto che fosse addirittura inapplicabile a 2 3 1 alla materia dei reati colposi di evento poi alla fine si è arrivata questa adeguamento che è quello di ritenere che la relazione va vista fra la condotta tenuta a vantaggio interesse dell'ente chi viola la regola cautelare specifica è evidentemente l'azione dell'ente non certamente rispetto all'evento è una forzatura ma è l'unica forzatura che ci
consente di applicare la 2 3 1 che è uno diciamo un apparato normativo molto efficace e molto severo il tema è però a vantaggio interesse dell'ente cosa significa vantaggio interesse dell'ente questo poi è il tema che rende sempre difficile l'applicabilità di quella normativa ai reati colposi nel caso di specie il giudice ritiene che quelle inadempienze che avevano portato all evento tragico alla morte dei tre operai della ditta appaltatrice non fossero riconducibile ad un diretto vantaggio di interesse della saras con una lettura ripeto molto economicistica del concetto di vantaggio che invece adesso la giurisprudenza ha abbandonato
ritenendo e dando prevalenza invece al tema dell'interesse e l'interesse che la riconducibilità di una certa condotta all'attività ad un centro di imputazione che è la società allora questa diversa lettura diciamo che non guarda solo esclusivamente al profilo economico ma guarda al profilo della incidenza funzionale della condotta colposa rispetto all'azione dell'ente è quello che oggi a mio giudizio porterebbe ad un mesto diverso di quella di quella vicenda vicende che si concretizza in che cosa il fatto è questo leggo perché questa è la sintesi è più chiara anzi che comunque nel maggio del 26 maggio 2009 quindi
siamo prima poco dopo il decreto 81 ma prima ovviamente della di questa normativa di dettaglio questi tre di operai all'interno di questa raffineria dovevano fare questa operazione di bonifica erano dipendenti di questa ditta che cosa era successa è successo che il 13 maggio del 2009 l'impianto mhc1 era stato fermato per operazioni di manutenzione programmata erano state avviate le operazioni preliminari di bonifica secondo un manuale specifico che distingueva tre fasi preliminare lavaggio accardo gli accumulatori con idrogeno con successivo raffreddamento e depressurizzazione lavaggio con azoto fino a raggiungere lavoro degli idrocarburi presenti gli accumulatori per all 1
per cento è una bonifica con vapore che nella accumulatore di 106 doveva venire prima che venisse aperto e messo in comunicazione con l'atmosfera circostante e breva circa tura ovvero isolamento l'accumulatore a mezzo di sti c è chi dalla sezione di reazione dagli scambiatori nel complesso tutte queste operazioni dovevano avvenire con l'accesso all'accumulatore chiuso e senza emissioni di azoto con il passo d'uomo del serbatoio aperto passo nome il passaggio che permette l'accesso e selvaggio dell'accumulatore tuttavia caso di un guasto meccanico il capoturno della saras aveva disposto l'apertura dell'accumulatore già in atmosfera di azoto onde verificare la
presenza di idrocarburi in misura tale da dover procedere al loro drenaggio il 23 maggio gli operai della cisa altra ditta quindi non i morti non i tre morti un'altra ditta appaltatrice avevano proceduto all'apertura del passo d'uomo ed era stata svolta la ricognizione dei fluidi idrocarburici presenti ritenuti in quantità non richiedente lo spurgo per procedere all'apertura il passo d'uomo era stato necessario tagliare la cerniera del medesimo e rimuovere la francia di chiusura che era stata messa lì a lato e su disposizione del capo turno avevano inserito all'interno dell'accumulatore degli operai una manichetta che fissava azoto allo
scopo di mantenere inerte l'ambiente interno e avevano posto una busta di nylon a guisa di chiusura del passo d'uomo allo scopo di mantenere accumulatori impressione di azoto ed evitare l'ingresso di ossigeno che avrebbe potuto provocare esplosioni incendi l'utilizzo della manichetta era stato richiesto dall assenza di in quell accumulatore di una linea dedicata per le operazioni di bonifica chiuso in questo modo il passo dopo con questa busta di nylon i tre operai se ne erano andati senza porre alcuna segnaletica perché le procedure interne non prevedevano nessun obbligo di segnaletica e non avevano fatto nessuna annotazione se
non è il programma informatico delle operazioni compiute ed era stata fatta una comunicazione dal capoturno saras al capo turno entrante basta 24 25 maggio vengono completate l'operazione dice cattura nel pubblici del 26 maggio arrivano i dipendenti di questa ditta della co.me.sa e a un certo punto uno di loro il caposquadra si allontana gli altri due dopo un po non lo vedono lo vedono andare verso l'accumulatore di 106 e lui è raggiunto praticamente scompare l'altro segue lo stesso percorso all'iva l'accumulatore al passo d'uomo quello che era chiuso con la busta di l'anno e lo vede esami
mine sul fondo accorgono raccolgono gli altri uno di questi indossa la maschera la maschera antigas un altro si era semplicemente sporto all'interno della cisterna appena sport enel perde i sensi e cade il terzo entra cerca di soccorrere tutti e due muore pure lui quindi vogliono tutti e tre poi alla fine arrivano altri che indossano maschere antigas entrò all'interno e quindi riescono a recuperare i cadaveri non c'è nulla da fare muoiono così questa è la vicenda quindi siamo classicamente nell'ambito del dell'articolo 26 del decreto 81 del 2008 cioè il caso di lavori dati in appalto all'interno
dell'azienda l'articolo 26 che rappresenta ovviamente la specificazione di di quella che secondo me è una delle novità più significative del decreto 626 l'articolo 7 del decreto 626 perché prima dell'artic della del decreto 626 quindi parliamo del 1994 nel caso di appalti o conferimento comunque di lavori all'interno di un'azienda ad una ditta appaltatrice appunto un lavoratore autonomo il datore di lavoro committente non aveva nessuna responsabilità non aveva nessuna responsabilità la sua responsabilità trova fondamento soltanto in un'ipotesi di ingerenza nell'attività altrui questo era chiaramente un invito a guardare dall'altra parte qualsiasi cosa facesse l'impresa esecutrice l'impresa appaltatrice
lavori edili o lavoro di altro tipo io non mi ingerivo li lasciamo fare se l'operaio cadeva era un problema del datore di lavoro dell'operaio io che ero il padrone di casa il committente soggetto nell'interesse del quale l'opera era stata veniva svolta non avevo nessuna responsabilità quindi un invito a non ingerirsi ovviamente questo principio inaccettabile perché ovviamente era una riaffermazione dei delle delle realtà produttive come monadi comunicanti io mi occupo dei miei tu ti occupi dei tuoi anche se lavori all'interno della mia azienda io non mi interesso l'importante è che non mi ingerisca ovviamente il decreto
626 l'articolo 7 rovescia questa prospettiva e pone a carico del datore di lavoro committente l'obbligo invece di tutto va bene di selezionare le imprese del lavoratore autonomo in qualificati ma soprattutto di aggiornarlo costantemente informarlo nel dettaglio su quelle che sono tutti i pericoli esistenti all'interno del luogo di lavoro il datore di lavoro deve tra le varie cose fornire a questi soggetti che ripeto devono essere qualificati nel caso di affidando i lavori servizi e forniture all'impresa appaltatrice o lavoratori autonomi all'interno della propria azienda o di una singola unità produttiva deve fornire agli stessi dettagliate informazioni sui
rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione di emergenza totale relazione alla propria attività poi tutti i datori di lavoro quindi questa è l'obbligo del datore di lavoro committente tutti i datori di lavoro compresi subappaltatori da dove invece nel settore specifico e subappalto insomma non viene consentito proprio perché si esige una specificità professionale elevatissima di coloro che entrano in quelle situazioni di pericolo e quindi in generale tutti i datori di lavoro devono cooperare l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione sull'attività oggi e tela parto coordino gli interventi di
protezione e prevenzione dei rischi cui sono esposti i lavoratori informandosi reciprocamente al fine di eliminare i dischi dovuta alle interferenze dei lavoratori delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva e se arriva poi al documento unico di valutazione dei rischi nel caso in che ci riguarda invece i profili erano stati assoluta carenza da parte del datore di lavoro committente di che cosa di informazioni dettagliate sul rischio specifico presenza di azoto nell'ambiente di lavoro e sul rischio deriva dall interferenza fra le diverse imprese coinvolte quelle che aveva fatto la prima parte il lavoro i tre operai morti
che non erano stati adeguatamente informati erano mancate da parte del datore di lavoro questa azione di coordinamento sulle reciproche e situazioni di pericolo e quindi sugli interventi di protezione e prevenzione non era stato aggiornato il documento di valutazione dei rischi perché perché che cosa sia certo a durante l'indagine che è sostanzialmente i capo turni avevano una sorta di autogoverno di fronte alle situazioni di emergenza cioè praticamente di nelle situazioni di difficoltà loro avevano la possibilità di una sorta di riunione da parte dei kapo turni che decidevano quale potesse essere la soluzione migliore per risolvere il
problema è che di volta in volta si manifestava questa rappresenta questa è questo il passaggio della sentenza della cassazione in presenza di inconveniente non la maestranze nel corso del rione giornaliere a dover assumere le decisioni necessarie oppure attendevano che il datore di lavoro fosse reso partecipe delle crescita in sorte se lo era altrimenti provvedevano da soli ecco questo rappresenta proprio la vanificazione della finalità che è propria della normativa dalla 626 del decreto 81 della individuazione del rischio e dell'individuazione delle situazioni di pericolo e della adozione di misure atte a appunto neutralizzarlo che è un compito
in delegabile del datore di lavoro quindi l'idea che siano i lavoratori che si riuniscono in una specie di comune parlano tra di loro e dicono facciamo così e non faceva così è la vanificazione assoluta del finalità della normativa di prevenzione che tra i vari compiti che il datore di lavoro può delegare perché ovviamente il decreto 81 evolvendo in questo senso rispetto alle previsioni della 626 ha disciplinato la delega riconosciuto normativamente la delega strumento che nasce nelle imprese e che è uno strumento che rende più efficace l'attività di impresa e quindi anche più efficace la prevenzione
perché lo si affida la delega si attribuiscono poteri decisionali di spesa ad un soggetto qualificato competente che autonomia insomma sapete bene quali sono i requisiti della delega che il legislatore ha posto in termini rigorosi onde evitare che diventasse come invece talvolta era successo uno strumento per scaricare le responsabilità sull'ultimo arrivato normalmente sul più debole no quindi scritta certa la decisione di spesa soggetto competente quali tirata accettazione specifica adeguata pubblicità tutto quello che prevede l'articolo 16 uno dei compiti che il datore di lavoro due compiti non può non può delegare il datore di lavoro dice l'articolo
17 all'inizio la prima versione della 626 non conteneva a questa indicazione così rigorosa per cui c'erano diverse letture che riteneva che i compiti non fossero del datore di lavoro mai delegabili cioè che riteneva invece che fossero tutti delegabili tranne quelli che appartenevano diciamo al momento della programmazione della sicurezza è sostanzialmente l'evoluzione è stata in questo senso lui non può delegare la valutazione dei rischi con la conseguente elaborazione il documento previsto all'articolo 28 e la designazione responsabile servizi di prevenzione e protezione questi sono compiti del datore di lavoro non delegabili pensare che siccome il piano di
valutazione dei rischi lo sapete esige che cosa un adeguamento continuo di fronte a tutti gli inconvenienti che possono capitare pensare che in una situazione così pericolosa siano le stesse maestranze a relazionarsi che non sia previsto una procedura interna attraverso la quale nessuna attività viene svolta se non attraverso un coinvolgimento dei soggetti apicali titolare del potere gis orale è chiaramente una violazione clamorosa che fonda la responsabilità del della società così come ancora era stato individuato come profilo di colpa che cosa la non come poteva sembrare infatti ho qui anche una sorta di passaggio della memoria di
replica del pubblico ministero il quale disse nel caso concreto la condizione di pericolo era certo rappresentata in sé dal non aver effettuato la bonifica con il vapore e dunque non pertinente forviante l'argomento difensivo secondo il quale appunto non era stata effettuata la bonifica lo dice l'unica condizione di pericolo è rappresentata al flussaggio con azoto che nelle procedure codificate era previsto che fosse effettuato con passo d'uomo ancora chiuso così come previsto per la bonifica con vapore il fatto che il passo d'uomo fosse stato aperto e lasciato aperto in assenza di diverse indicazioni informazione stava ingannevolmente ad
indicare che sia il trattamento di azoto del trattamento con vapore fossero stati già effettuati questo è il tema perché perché non era stata apposta nessuna segnalazione innanzitutto questa manichetta che stava toto non era identificabile come tale ed è questo un profilo ulteriore che è stato individuato ovviamente diciamo dal pubblico ministero quindi recepito poi dal giudice di primo grado c d'appello è consacrato dalla dalla cassazione non era stata adottata una segnaletica di sicurezza imposta dal pericolo così dual flussaggio dell'azoto all'interno dell'accumulatore articolo 160 del decreto legislativo 81 del 2008 questo il tema perché la linea difensiva
degli imputati quale era stata noi noi abbiamo una procedura che è conforme alle migliori pratiche internazionali che quella del permesso di lavoro il permesso di lavoro e quello per il quale se non c'è un autorizzazione tu non puoi entrare all'interno del dell'ambiente confinato fermo restando i penso che già il tema sia stato oggi affrontato non abbiamo una definizione normativa di ambiente confinato a differenza di altri paesi il decreto del 2011 mette insieme ambiente confinato e ambiente esposto a periodi inquinamento comunque l'idea l'abbiamo tutti e l'attenzione del legislatore da a queste situazioni c'è giara nel decreto
81 perché quando ad esempio si parla dei lavori degli scavi e si prevede la necessità che anche in quel caso che vi sia un materia di cantiere edile mobile anche in quel caso prevede la necessità che vi sia un soggetto preposto paratoie cassoni anche qui il principio stesso del datore di lavoro assicura che le paratoie cassoni vengono ispezionati intervelli regolari e soprattutto che la costruzione a sistemazione a trasformazione o smantellamento dell'apparato e di un cassone effettuati sotto la diretta sorveglianza di un preposto quindi voglio dire l'attenzione c'è sempre stata già prima ovviamente il decreto del
2011 che rappresenta la prima specificazione di quella esigenza di qualificare le imprese e lavoratori autonomi nel caso di specie la quindi la linea difensiva ma noi abbiamo un livello di sicurezza addirittura più alto permesso di lavoro e ci adeguiamo agli standard in realtà la cassazione e quindi questo mi esonera mi esonera dal rispetto delle normative di dettaglio tipo l'articolo 163 in materia di adeguata segnaletica è una lettura sbagliata dell'area del concetto del rischio interferenziale è chiaro che dal punto di vista del committente e gli dice io il disco interferenziale nono realizzato perché non consento a
nessuno di entrare se non attraverso una speciale specifica procedura che adesso è stata codificata al manuale insomma con tutta una serie di diciamo reciproche informazioni firme consapevolezza obblighi procedure valutazione così via ma quello che l'errore è ritenere che l'assolvimento diciamo degli obblighi inerenti alla re dei rischi interferenziali esoneri dall assolvimento degli obblighi specifici spetta situazioni di pericolo che sono meccanico chimico anche di formazione e di informazione questo è quello che dice la cassazione cioè la auto normazione che il datore di lavoro chi deve dare perché ovviamente la valutazione del rischio è un'auto normazione su linee
guida ma sono io che mi fisso le regole perché sono io che individua le situazioni di pericolo e sono io che adotto le misure che ritengo più adeguate sono io che ritengo di forma o informo i miei dipendenti secondo degli standard che mi pongo io nella concretezza della mia azienda ma l'auto normazione il potere e il dovere di auto normazione non esonera evidentemente dal rispetto di quelle che sono le normative generali quindi la norma cautelare si fonda fonda la sua coscienza sulla sua efficacia e allora lì esistono delle norme specifiche tipo quella che impone l'adozione
di segnaletica quando ci sono delle situazioni di inadeguata dice l'articolo 163 quando a sego della valutazione effettuata di conformità all'articolo 28 la famosa valutazione del rischio risultano rischi che non possono essere evitati sufficientemente limitati con misure e metodi o con sistemi di organizzazione del lavoro o con mezzi tecnici di protezione collettiva il datore di lavoro far ricorso alla segnaletica di sicurezza con formale preziosi di cui era allegati da 14 32 quindi da 24 32 quindi l'obbligo dell'utilizzo della segnaletica non è assorbito o neutralizzato dall'utilizzo di una procedura interna quale quella del permesso di lavoro e
qui su questo punto alla cassazione è stata va quindi negato che in ragione della prevista procedura del permesso di lavoro la quale mirava ad escludere che dipendenti delle ditte appaltatrici giungessero a contatto con l'accumulatore prima che la committenza avesse accertato la sussistenza di condizioni lavoro sicuro e abbiamo visto che lì sono entrate a contatto tranquillamente perché loro sono stati si sono avvicinati alla l'impianto nessuno gli ha impedito di entrare entrato uno entrate seconda della distanza del successo quello che è successo anche se i capo turni si erano parlati ma quei tre erano arrivate a contatto
senza nessun impedimento comunque la procede la prevista procedura del permessi lavoro non può mai negato che potesse legittima le inosservanze alle prescrizioni prevenzionistiche quali la segnaletica della presenza di azoto all'interno dell'accumulatore che non c'era anzi il fatto che fosse aperto il passo d'uomo induceva a pensare che fosse stata già l'area resa accessibile poste al governo del rischio specifico connesse al particolare agente fisico e agevole comprendere poi altra causa importante che la segnaletica si impone a garanzia di qualsiasi soggetto dipendente gente come di altri fosse intenzionata ad entrare l'accumulatore perché il permesso di lavoro guarda riguardava
solamente si l'area del disco interferenziale cioè committente appaltatore lavoratore autonomo ma altri soggetti esterni non venivano assolutamente coinvolti in questo meccanismo di comunicazione di informazioni quindi la presenza di questo tubo che non recava alcune indicazioni che consentisse di capire che quello stava inserendo azoto la mancanza di segnaletica la gestione del piano di protezione dei rischi come un documento che lo facciamo lo mettiamo lì e poi affidiamo al buon senso all'esperienza dei lavoratori quello di individuare le soluzioni migliori da affrontare ogni giorno sono tutti gli eventi che sono alla base di quello che che ahimé successe
quel giorno quindi l'articolo 163 si rivolge a tutti i possibili soggetti esposti al rischio nella spesa da gente fisico e non solo a quelle delle ditte appaltatrici coloro che non risultano interessate alla procedura del permesso di lavoro non avrebbe certo potuto giovarsi di queste del rispetto ad essi che si imponeva comunque la posizione della segnaletica vedete che la normativa nel 2011 che infatti diciamo specifica le norme proprio nel caso di affidamento dei lavori in appalto dice chiaramente che le norme degli articoli 2 comma 23 comma 1 comma 2 opero unicamente nel caso di affidamento a
parte di datori di lavoro e di lavori servizi e forniture all'impresa patricio lavoro tiro toni all'interno della propria azienda quindi il concetto è sempre quello il livello di attenzione cresce ovviamente nel momento in cui si crea una situazione di rischio interferenziale malassorbimento attraverso l'auto normazione dell'area di o attraversi riferimento anche alle migliori pratiche come fu in quel caso perché indubbiamente quella del permesso di lavoro è una pratica adeguata ma non esonera assolutamente dal rispetto di tutto il complesso della normativa prevenzionale che parte appunto in questo caso dalla segnaletica hoc oltre che ripetono la gestione uno
dei rischi non è uno strumento che può essere affidato alla libera iniziativa dei dipendenti perché quello è un compito non delegabile del datore di lavoro un altro aspetto interessante vado così per percorrere perché è chiaro che io mi devo porre quindi alla fine sono stati condannati perché poi che cosa squali diciamo diciamo l'approccio del pubblico ministero in presenza di un fatto finisco così non forte via più altro tempo in presenza di un fatto tragico quale quello sì sì l'evento l'evento morte si ricostruisce il fatto come è successo come è morta quella persona è caduto dall'impalcatura
l'asfissia quindi anche gli accertamenti medico legali aiutano a ricostruire e quindi si va a individuare qual è la regola cautelare che è stata violata quel signore è morto perché entrato in un ambiente confinato senza che ci fosse pieno di azoto è la regola cauterale violata e quindi si individua quella che la cosiddetta area del rischio alla quale quella regola cautelare deve essere ricondotta è quindi si individua il soggetto la persona fisica perché la responsabilità penale è personale che quell'area del rischio doveva gestire doveva amministrare doveva governare 16 tra tutti i vari soggetti che la normativa
di prevenzione individuo dal datore di lavoro delegato i dirigenti i preposti e poi questa figura sempre problematica del responsabile servizio di prevenzione e protezione o nella materia dei cantieri i coordinatori questo è l'approccio perché si vanno individuare quelle che noi operatori del diritto chiamiamo le posizioni di garanzia perché sia il responsabile per un reato non solo quando lo si è attivamente commesso con un'azione cagionare la morte un uomo chiaramente colpendolo con tre colpi di pistola pur investendolo con la macchina ma anche per non aver fatto ciò che la legge imponeva di fare l'articolo 40 capoverso
non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo è una fictio iuris perché è chiaro che non c'è un'azione non c'è un rapporto di causalità fra una condotta è un evento ma il legislatore ritiene che tutti noi in alcune situazioni siamo titolari di una posizione di garanzia che ci impone di attivarsi a tutela di situazioni particolarmente deboli tutti noi genitori rispetto al figlio e il caso tipico ovviamente il datore di lavoro è titolare di posizione di garanzia rispetto ai suoi lavoratori lui e tutta la sua catena di comando ovviamente con
dei poteri diversi e anche lì si va a capire se appunto il problema è la mancanza del dispositivo che il datore di lavoro deve mettere a disposizione o ad esempio il cattivo utilizzo che semmai è responsabilità del preposto di colui che doveva sovrintenderà corretto utilizzo da parte dei lavoratori quindi questo è il tema dell'approccio quindi l'individuazione delle posizioni di garanzia è uno dei momenti più difficili dell'attività diciamo del pubblico ministero che si trova a confrontarsi con una vicenda che poi vedete arriva fino alla suprema corte infatti il vanto del pubblico ministero e quello che il
capo d'imputazione del pubblico ministero viene letto da tutti già la sentenza di primo grado i giudici della cassazione una regola perché giudice la cassazione mag se c'è come se cioè normalmente il grande appello leggono la sentenza d'appello il capo d'imputazione viene letto dai difensori dal primo giudice dal giudice d'appello e dalla cassazione quindi quello che il pubblico ministero cristallizza i profili di colpa che divide il pubblico ministero individua lui nessun altro li potrà sostituire quindi questo dà la misura di come il lavoro del pubblico ministero di quel pubblico mistero di cagliari è arrivato fino alla
suprema corte quando lui è andata individuare quei profili di colpa quindi perciò è importante inviduare alla posizione di garanzia ed ed è uno dei passaggi più più difficili e delicati secondo un principio di effettività che presiede governo il diritto penale che l'archivio 299 del decreto 81 pone dove si può andare anche al di là della qualifica formale si va a guardare l'effettivo esercizio di poteri quindi l'effettivo governo di quella rete rischio in capo ad un soggetto sia pure privo di qualifica formale questo è uno degli aspetti più delicati quindi capire poi di che cosa si
compone una posizione di garanzia cioè di quale reticolo di poteri di doveri e quindi di responsabilità si va a comporre un'operazione sicuramente difficile difficile per il responsabile servizi prevenzione e protezione che la cassazione dice st dovrà di posizione di garanzia io ho dei dubbi però diciamo che l'orientamento è quello lo è per i coordinatori in materia di cantieri laddove invece c'è sicuramente un fondamento normativo quando il coordinatore per l'esecuzione poi interrompere i lavori e può direttamente interrompe i lavori quindi lui è titolare di un potere al di là del fatto che poi semmai la sua
rig suo ordine non viene rispettato ma lui per legge ha il potere di interrompere i lavori quindi a titolari una posizione di garanzia di fatto io ho fatto questa premessa perché perché nella nostra materia nel decreto specifico si dice che il datore di lavoro deve individua un proprio rappresentante quando il legislatore utilizza l'individuo non può individuare un dire che è obbligato ad individuare un rappresentante un soggetto particolarmente qualificato adeguate competenze in materie soluto e sicurezza che abbia svolto la gita di formazione informazione a conoscenza dei rischi del luogo in cui si svolgono attività lavorative che
i vigili in funzione di indirizzo e di coordinamento dell'attività svolta ai lavoratori impiegati all'impresa appaltatrice del lavoratore autonomo e per limitare i rischi da interferenza di tali lavorazioni con quelle del personale impiegato al datore di lavoro committente cioè proprio lui quello che deve gestire l'area del rischio interferenziale laddove invece la valutazione del rischio complessivo è sempre del datore di lavoro perché lui è quello che non può delegare a rotazione rischio a nessuno poi il problema chi è il datore di lavoro come lo individuiamo il datore di lavoro in base alla definizione titolate rapporti lavoro il
soggetto