Benvenuto al secondo video sugli assiomi della comunicazione secondo Paul Watzlawick. Abbiamo visto nel video precedente come non sia possibile non comunicare. Se te lo fossi perso, qui sopra trovi il link.
Il secondo assioma recita così: in ogni comunicazione c’è un aspetto di contenuto e uno di relazione. Dunque vediamo: "in ogni comunicazione vi è un aspetto di contenuto" si riferisce a ciò che voglio comunicare, ovvero ciò che sto comunicando. Beh una frase “Puoi aprire la porta, per cortesia?
” contiene il contenuto manifesto della comunicazione, ovvero la richiesta a qualcuno di aprire, cortesemente, la porta. L’aspetto relazionale è ciò che condiziona la comunicazione. Ovvero nella frase viene anche contenuta la relazione tra i due comunicanti.
Se a chiedere di aprire la porta è il vecchio professore, in aula e la frase è indirizzata ad un allievo, avremo questo quadro comunicativo: La frase, pur detta con cortesia, non può rimanere senza una risposta positiva: te lo immagini un allievo che rifiuta di ottemperare ad una “cortese” richiesta del professore? No, certo che no! Dunque nella frase del prof c’è il potere che egli esercita sulla classe.
Se proviamo a rovesciare la situazione, vediamo che non funziona: può un allievo chiedere cortesemente al professore dandogli del “tu”? Possiamo certo farlo, ma dobbiamo modificare la frase, in modo che ci appaia più adeguata al rapporto, alla relazione allievo-professore. La frase potrebbe diventare: Scusi, prof.
, potrebbe aprire per cortesia la porta? Questa frase la accettiamo, inoltre, in casi particolari, come nel caso che per gli allievi sia impossibile far da sé questa azione, tipo durante un compito o un esame. Ogni frase perciò manifesta, oltre al contenuto, anche la relazione che intercorre tra i comunicanti.
La conseguenza è che se tra gli interlocutori a livello relazionale non ci sono questioni, nella comunicazione il contenuto prevale sull’aspetto relazionale; se invece per si sta, per esempio, litigando, la lotta per prevaricare l’altro riduce il contenuto a mere parole col fine, di assoggettare l’altro. E questo vale per ogni “flusso comunicativo”, tra capufficio e impiegato, tra impiegato e impiegato, tra marito e moglie, madre e figlio, per tutti, insomma. Consideriamo adesso il terzo assioma.
Il flusso comunicativo, afferma il terzo assioma, viene espresso secondo la “punteggiatura” degli eventi. Watzlawick intende per punteggiatura quello che nella formazione della comunicazione interviene in senso profondo: il nostro punto di vista su ciò di cui si sta comunicando. Sarai d’accordo con me che quando parliamo abbiamo un nostro punto di vista sull’argomento di cui discutiamo, giusto?
Questo comporta una serie di tensioni aspettative speranze riguardo quel che avviene nella comunicazione. Se immagini due persone che stanno discutendo, non ti sarà difficile immaginare, mettendo all’interno della discussione la “punteggiatura” di ognuno, di come lo scontro tra punti di vista sia sempre epocale! Non si tratta di “io tifo per una squadra e tu per un’altra”, questa è una opposizione di principio!
No! Ti faccio l’esempio che porta Watzlawick: Una moglie si lamenta perché il marito si chiude sempre di più in se stesso e non le parla più. Lei gli “brontola” addosso, ma lui niente, non dice una parola.
Cerca di scuoterlo, lo offende, lo sfida, ma lui niente. Muto! Se andiamo a chiedere al marito il suo punto di vista, la sua punteggiatura, in questa comunicazione (il suo silenzio, come ricorderai, parla eccome), ci dirà che lui si chiude in se stesso perché la moglie continua a riempirlo di parole, e più lei gli “brontola addosso”, più a lui passa la voglia di comunicare.
La lascia parlare e basta. Ecco che se volessimo mettere in grafica questo “flusso comunicativo” potremmo fare così. .
. Più lei brontola più lui si chiude in se stesso più lui si chiude in se stesso, più lei brontola. E così via.
Come vedi il flusso si manifesta in questo modo. Ma se lo scindiamo, dal punto di vista della singola persona, vedremo che ognuno, nel flusso, vede solo il proprio punto di vista che è la fotografia della sua realtà vissuta e sofferta in prima persona. Lei, nel suo racconto, reagisce al suo chiudersi in se stesso brontolando.
Lui reagisce al brontolare di lei chiudendosi in se stesso. Solo cercando di vedere l’insieme del contesto in cui questo flusso si è generato i due potranno uscire dallo stallo comunicativo in cui si sono ficcati. Facile a dirsi, difficile a farsi!
Vuoi davvero dirmi che non hai mai vissuto una situazione del genere? Col compagno di lavoro, il vicino, la persona che mai? Ti aspetto con il terzo e ultimo video sugli assiomi della comunicazione.
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