Alle 8 della sera il racconto delle cose e dei [Applauso] fatti Il mestiere dell'artista dal Caravaggio al baciccio di Claudio [Musica] strinati la storia dell'arte del Seicento è molto vasta molto complessa Forse è stata una delle più grandi stagioni per le arti figurative nel nostro paese e non solo Nel nostro la pittura l'architettura la scultura le cosiddette Arti Minori Ebbero una fioritura straordinaria e in effetti Roma divenne nel corso di quel secolo quello che nell'800 è stato da Parigi o nel 900 New York la patria delle Arti Tutti volevano venire a Roma Tutti volevano imparare
è stato un periodo veramente fecondo e in effetti ancora oggi quando si gira per l'Italia ovunque e si entra in una chiesa in un palazzo È molto facile imbattersi in Un'opera d'arte che proviene da quell'epoca del seic il 600 an Noa nomi Cele berlim il Caravaggio Il Bernini il Borromini e tantissimi altri non è facile seguire un filo conduttore preciso che possa guidarci In questo cammino ma non c'è dubbio che occorre partire dal concetto dal principio di Roma come patria delle Arti non per una predilezione assoluta ma per un dato statistico in effetti è dimostrabile
il fatto che già nei primi anni del 1600 Roma divenne un polo di calamita zione per tutti coloro che ambivano alla carriera artistica i più grandi maestri dovevano venire a Roma questo è dovuto a molte cose Allo splendore del papato a un'attività tutto sommato piuttosto intensa che si svolgeva in questa città a tanti livelli alla presenza di maestri di primissimo piano e soprattutto all'accoglienza degli stranieri un fatto che durava già da tanto tempo anzi è Sempre stato Forse in questo luogo Ma particolarmente in quel periodo chi veniva a Roma ed era dotato di Talento di
volontà er raccolto bene molto bene prendiamone uno di questi Talenti uno dei più grandi e a dire il vero uno di quelli che hanno avuto un impatto molto forte che hanno dato un grande influsso che sono rimasti sono rimasti nella storia e parlo di un francese molto famoso all'epoca oca è poi rimasto tutto sommato importante nel corso dei secoli Successivi Roma era piena di francesi e in effetti l'influenza francese nel corso del Seicento si sentirà sempre di più sarà sempre più forte e il rapporto la connessione tra Roma e Parigi tra l'Italia e la Francia
sarà uno dei grandi argomenti storici politici economici culturali in senso lato della storia del nostro no paese tra i tanti francesi che vennero a Roma per fare il pittore o lo scultore ce n'è uno che è da considerare forse il più grande di Tutti o se non il più grande di tutti Certo uno dei più celebri Nicola pusen questo maestro è un caso tipico che succede e succederà ed è successo Spesso uno straniero che viene a Roma e poi ci passa quasi tutta la vita diventa Romano più Romano dei romani si immerge nella realtà della
città pur mantenendosi autonomo pur esprimendo il proprio mondo il proprio stile la storia di pusen è interessante è importante per capire un po' meglio il seic in generale E per Capire bene che cosa è stata Roma in che senso questa città ha condizionato la carriera degli Artisti il loro modo di pensare e di produrre P venne a Roma presto e presto estese la sua rete di conoscenze data l'eccellenza del suo carattere la sua saggezza la sua Sapienza divenne caro a [Musica] molti su Nicol pusen esistono tanti aneddoti tante storie tante vicende alcune ricordate Sovente altre
un po' dimenticate ma è molto interessante La rete delle sue amicizie divenne amico di tanti personaggi importanti della Roma del tempo alcuni dei quali lo seguirono e divennero suoi committenti gli ordinavano le opere lo portavano sempre più su nella scala sociale uno di questi personaggi era Camillo massimi una personalità importante nella vita intellettuale della città e la frequentazione tra i due Uomini era abbastanza Int pous conduceva una vita regolare davvero grande artista lavorava un certo numero di ore al giorno si concedeva svaghi tempo libero in cui coltivare le sue frequentazioni sociali e sviluppare la propria
personalità E cosa tipica di chi vive a Roma amava cenare la sera con gli amici una di queste cene rimase memorabile proprio in un incontro con Camillo massimi sera massimi si reca a trovare Psen e i due uomini Conversano a lungo fino a notte alta a un certo punto pusen che all'epoca era già uomo maturo in età alquanto avanzata nel pieno della sua gloria accortosi dell'ora tarda e pensò che fosse arrivato il momento di congedare il prelato e accompagnarlo alla carrozza così che uscirono dall'appartamento e da il buio pusen in persona reggeva il lume per
rischiarare le scale e e per uscire sulla strada Questo incontro è Stato oggetto di una narrazione da parte di un grande storico di quei tempi il bellori un nome molto noto agli storici dell'arte agli studiosi d'arte il bellori Nella seconda metà del Seicento scrisse tante opere ma una soprattutto le vite le vite dei grandi pittori del del suo tempo e raccontò tante cose di pen raccontò anche di quella cena arrivati sulla strada sembra che Camillo massimi si rivolse al maestro dicendogli Io vi compatisco che non abbiate un Servitore che mi porti il lume che provveda
a chiamare la carrozza e pare che pusen di rimando gli rispondesse E io compatisco di più vostra signoria illustrissima così ci si esprimeva nel seic anche tra amici compatisco più vostra signoria illustrissima che di servitori ne ha molti vero o non vero che sia questo episodio qualche cosa significa e anzi significa tanto i servitori la vita da servitore e la vita da dominante psen da filosofo in qualche Modo si rivolge al coltissimo e raffinatissimo massimi che In definitiva gli aveva semplicemente rivolto una parola di amicizia e di simpatia Anche in considerazione dell'età piuttosto tarda del
maestro E coglie l'occasione per sottolineare un dato molto interessante che è preferibile non avere troppi servitori intorno a sé ma come mai il grande maestro si permette di rimarcare una cosa del genere a un suo amico protettore e certamente persona Che lo stimava tanto molti anni prima pem giovane aveva avuto modo di imparare assai bene Quanto c'è di essenziale in un argomento così delicato quello di comandare e di servire a Parigi dove viveva e dove si stava formando come artista aveva avuto modo di incontrare uno dei più grandi personaggi in assoluto del suo tempo un
poeta italiano Giovan Battista Marino nome famosissimo in quei tempi parliamo cioè dei primi anni del seic Giovan Battista Marino era all'epoca il principe degli scrittori nel suo campo un comandante un numero uno aveva avuto una carriera gloriosa si era segnalato nella società intellettuale in un momento in cui avere il dominio della scrittura costituiva un titolo di merito e di promozione sociale non indifferente un po' come può succedere oggi in cui un maestro del giornalismo può salire ai massimi vertici della intelligencia come oggi siamo a dire nazionale Ed Internazionale può condizionare il Giudizio della gente può
indirizzare il gusto i comportamenti la moda così era all'inizio del Seicento un grande scrittore un grande intellettuale poteva risultare prezioso anche per i potenti essere chiamato per esempio alla corte del re di Fran Francia Luigi X all'epoca ed essere utilizzato nell'ambito della corte grazie alle sue capacità intellettuali e alla sua capacità di scrivere Insomma Marino al vertice della Sua gloria era stato invitato in Francia e lì era stipendiato in buona sostanza alla corte del re poeta notevole ancora oggi Tutto sommato anche se il suo nome è entrato un po' in un cono d'ombra come quello
di molti letterati del seic Marino Tuttavia era veramente uomo di fama e di successo poeta dicevamo Ma non solo poeta anche prosatore di notevole di notevole livello o poeta particolare nel senso di poeta Didattico poeta che utilizza la poesia anche per veicolare contenuti particolari Marino era un appassionato di pittura questo non è del tutto frequente Ma certamente molte sue opere riflettono perfettamente l'amore per le arti visive proprio a Parigi Marino aveva scritto un testo una specie di resoconto poetico sulla pittura intitolato la galleria è una sorta di descrizione di una collezione ideale in qualche modo
Una raccolta di grandi opere d'arte pittoriche descritte poeticamente operazione anche piuttosto interessante cioè la trasformazione di ciò che si vede in parola che è un'attività critica e poetica nello stesso tempo si può descrivere un quadro e questo non solo nel seic in qualunque epoca e mantenere l'effetto che quell'opera fa si può parlare di un'arte in un'altra arte si può rendere L'idea di quanto è bello di quanto è interessante un dipinto quale che sia descrivendolo in modo poetico in linea di massima la risposta a questa domanda dovrebbe essere no visto considerato che il quadro è un
fatto visivo e se noi lo traduciamo in parole perdiamo l'essenza così come può avvenire per la musica possiamo descrivere Certamente le sensazioni che proviamo ascoltando un brano musicale ma il brano musicale a quel punto non c'è Più C'è solo la nostra descrizione Marino amava moltissimo questo aspetto della letteratura cioè attraverso le parole suggerire sensazioni che provengono da altre esperienze da quelle uditive da quelle visive da quelle olfattive Addirittura una esperienza poetica molto interessante Ebbene questo libro la galleria Lo scrisse proprio nel tempo in cui psen giovane si formava a Parigi quest'opera venne pubblicata a Venezia
nel 1619 poi Immediatamente dopo in una edizione migliorata nel 1620 e Fu uno dei lavori che alimentarono la Gloria e la fama dell'eccezionale poeta Marino Marino si trovava molto bene a Parigi Anche se a dire la verità con qualche difficoltà nell'apprendimento della lingua francese Marino era un prodigio dal punto di vista linguistico Ma nella sua lingua nel nostro idioma l'italiano sul francese stentava un po' è rimasta memorabile una sua battuta Quando scve a un a un amico in Italia e dice che strani Questi francesi usano dei termini sconcertanti per esempio per dire mangiare dicono digiunare
ciò dimostra che la sua conoscenza della lingua francese non era impeccabile non di meno era accolto a Corte era stipendiato bene ed era molto soddisfatto e rifletteva sulla sua condizione di intellettuale all'inizio del Seicento e rifletteva Proprio sul punto di cui Parlarono poi Camillo massimi e pen comandare e servire c'è un passo di una lettera di Marino che vale la pena di ricordare scrive a un amico in Italia e scrive dicendo questo io servo non vi è dubbio ma non mi posso vergognare della mia servitù perché servo a uno dei primi re del mondo e
soggiungo che molti i principi vi sono che si recherebbe a Gloria servire nella medesima maniera chissà se il Marino incontrando In quegli anni in quei giorni il Promettente pittore psen che subito egli dimostrò di apprezzare perché Marino era tra l'altro un vero scopritore di talenti E chissà se parlando con lui non gli abbia suggerito questo argomento ma il grande artista colui che ritiene nel suo campo di essere un dominatore un principe per l'appunto e e riesce a diventarlo Ebbene può dunque tollerare la condizione servile cioè essere in un libro paga dipendere da qualcuno per Affermare
la sua gloria non stare cioè sul mercato sul libero mercato e quindi affermare se stesso da libero professionista no essendo servitore in qualche maniera servendo a qualcuno forse se questi discorsi ci furono tra i due grandi uomini ne Ebbero un eco nell'episodio raccontato dal bellori e che abbiamo raccontato oggi servire ma perché un artista deve servire a qualcuno e perché di tempo in tempo il giudizio generale della società In cui viviamo sull'arte cambia ci sono state epoche in cui il desiderio dell'Arte è stato molto forte da parte di coloro che comandano Forse per servirsene a
determinati scopi propagandistici che so o semplicemente per il gusto personale per far bella figura per ripulire denari guadagnati in Modo illecito violento sopraffatto e per trasformarli in dati spirituali concettuali che resteranno nella storia ci sono tanti motivi per cui una classe Dirigente può desiderare l'arte ma ci sono tanti motivi anche per non desiderarla il Marino pen si trovano a vivere in un'epoca che è molto interessante da studiare da questo punto di vista un'epoca che in effetti ha tanti livelli di potere da quello dei Re a quello dei Borghesi a quello dei Banchieri a quello degli
industriali sia pure in embrione Ebbene in quel periodo e per quelle tipologie di persone L'arte è stata Significativa è stata importante molti che comandavano si sono posti questo tipo di problema è necessario che io favorisca l'incremento delle Arti che io abbia presso di me Un poeta di corte che io abbia presso di me un pittore ufficiale che io faccia produrre affreschi dipinti che faccia costruire edifici che li faccia decorare adeguatamente la Rosta in linea di massima in quel periodo è stata Sì è opportuno farlo perché serve a qualche Cosa e questo argomento è una sorta
di filo conduttore che ci può accompagnare per tutto il 6 ma Allora l'artista in quel momento il pittore il poeta è un servitore o è un uomo libero è colui che può essere utile agli uomini del suo tempo e a quelli del futuro o è semplicemente un arredo un balocco un giocattolo che poi si potrà buttare senza preoccupazioni è un po' l'argomento che ci accompagna Ma ne parleremo meglio domani su Radio 2 alle 8:00 della [Musica] Sera cari amici ieri ci siamo addentrati un poco nell'arduo cammino che dovrebbe portarci all'interno della storia delle arti figurative
nel seic abbiamo fatto cenno di un grande personaggio di quei tempi il poeta Gianbattista Marino e Abbiamo ricordato il testo di una sua lettera in cui il grande scrittore pone a un amico che viveva in Italia mentre lui era a Parigi pone il problema della Servitù dell'artista il poeta dice Marino è libero se serve se è servitore di qualcuno e perché servendo può vivere negli Agi in qualche modo può può assicurarsi una tranquillità economica che consentirà di creare nelle migliori condizioni di spirito alla fin fine la condizione servile può essere utile alla produzione letteraria o
ad altri tipi di produzione artistica questa riflessione può avere un di utilità per noi che cerchiamo di Interpretare alcuni aspetti dell'arte di quei tempi se ci ricordiamo una sentenza famosa del Marino famosa relativamente malgrado il Marino abbia scritto tanto e con tantissimo impegno e debbo dire anche con risultati eccellenti Oggi possiamo considerarlo dimenticato se non dai grandi esperti e come spesso succede la fama di di un un uomo che è stato famoso resta legata magari a una sciocchezza a Una piccola sentenza a una piccola frase che in certi casi magari quell'uomo famoso Non ha nemmeno
mai pronunciato Ma è soltanto un luogo comune che che si è incrostato sulla sua arte sulla sua produzione pensate alla frase Il fine giustifica i mezzi la frase di Macchiavelli che più o meno tanti conoscono e che sintetizza il pensiero di quel grande e studioso Uomo politico uomo di Stato Artista notevole pare che quella frase Machiavelli non l'abbia mai scritta da nessuna parte Tuttavia è tipica di lui o perlomeno Così noi crediamo qualcosa di simile è successa anche al Marino del Marino oggi nessuno Forse legge nulla ma molti sanno due o tre versi che egli
ha scritto veramente e che dovrebbero sintetizzare quello che è la quintessenza diciamo così della sua arte il concettismo il barocchismo come capita di leggere nei manuali di Storia Della letteratura Marino sarebbe stato famoso grande per essere un poeta fluviale che domina il gioco delle parole in maniera prodigiosa per cui non è tanto importante ciò che dice il contenuto ma la forma la forma prodigiosa magniloquente che egli mette in atto nel nei suoi scritti E proprio per questo alcuni Suoi versi sono rimasti in qualche modo proverbiali sono quelli in Cui dice è del poeta il fin
la meraviglia parlo dell'eccellente e non del goffo chi non sa far stupir vada alla striglia questi tre versi per la verità il primo e il terzo sono in qualche modo rimasti famosi in questi versi ci sarebbe tutto il Marino Ma perché Perché di lui è rimasto solo questo perlomeno nel comune sentire chi non sa far stupir vada alla striglia cioè vada a fare il servitore sul serio nel senso più forte Del termine diciamo inf lo stalliere perlomeno nella mentalità del tempo Ecco un'attività effettivamente servile in senso molto forte ma visto è considerato che il Marino
quei versi li ha scritti sul serio che cosa vuole dire è del poeta il fin la meraviglia Ma questa questa osservazione non è tipica di una mentalità barocca È tipica della mentalità e dell'artista in generale voi potete pensare che un artista qualunque Egli sia qualunque cosa faccia in qualunque epoca viva potete pensare Davvero Che produca un'opera d'arte senza pensare di voler colpire l'attenzione di chi poi la recepirà la ascolterà se musica la guarderà se quadro la seguirà se teatro ma insomma qualunque artista ha come fine la meraviglia se per meraviglia intendiamo ciò che deve attrarci
colpirci e se qualcosa non ci meraviglia perché mai ci dovrebbe attrarre Se una Persona ci piace in qualche modo ci meraviglia se un'opera d'arte ci piace in qualche modo ci meraviglia Quindi non è poi così strana questa sentenza e non è così tipica di un'epoca piuttosto che di un'altra ma Marino dice una cosa in questa sentenza che probabilmente impressionò molto gli uomini del il tempo e impressionò molto pen il grande pittore prima di dire chi non sa far stupir vada alla striglia come a dire chi non è in grado effettivamente di Creare stupore meraviglia E
allora cambi mestiere non faccia l'artista faccia altre cose e certamente umili più umili ma prima di dire questo dice parlo dell'eccellente e non del goffo Cioè a dire sostiene una tesi che è basilare per l'arte del seic e devo dire Non solo del seic e cioè che è inutile parlare di attività artistica se non a livello di eccellenza è ovvio sì e no è l'uovo di Colombo Ma qualcuno Doveva dirlo in questo senso si può fare Attività artistica a a tanti livelli cert ente Sì non è mica detto che l'opera d'arte debba essere sempre insignita
del grado dell'eccellenza come a scuola quando io ero ragazzo si usava ancora il sistema dei voti che non so adesso se è radicalmente cambiato Ma insomma per stabilire Come si andava a scuola lo si faceva in modo numerico si diceva tu sei da se tu sei da set tu sei da 8 e si distingue la sufficienza dall'insufficienza Questo va benissimo come criterio per la storia dell'arte ci possono essere opere d'arte sufficienti ci possono essere opere d'arte da 7 da 8 da 9 da 10 e non è detto che per essere opera d'arte deve per forza
essere da 10 può essere anche da se può essere da cinque perché no non per questo bisogna Bollare come inesistente un'opera d'arte cui noi daremmo un cinque ma perfino quattro Però indubbiamente quella da cinque si Avvicina alla sufficienza ma non ci arriva ancora Ecco Marino pose in modo esplicito nella sua posizione di servitore del re e quindi di colui il quale può stabilire delle regole accettate poi dagli altri nel proprio campo stabilì in modo perentorio questo principio si parli soltanto dell'eccellente questa idea rimase profondamente radicata nel mondo Parigino entrò in quello italiano e rimase fortemente
sentita nel corso di Tutto il secolo l'idea Dunque dell'eccellenza affermata dal Marino come necessità assoluta resta così radicata questa idea che proprio a Parigi verrà citata verrà ricordata circa 40 anni dopo da un altro grandissimo italiano che si trasferisce a Parigi per andare a servire il re di Francia che nel frattempo è cambiato è Luigi X e questo grandissimo italiano è Gianlorenzo Bernini un altro principe Delle Arti Questa volta non della letteratura come il Marino ma della scultura dell'architettura e se vogliamo anche della pittura il Bernini come sappiamo fu un genio universale dominatore di tutte
le circa 40 anni dopo la sentenza poetica del Marino sull'eccellenza dell'arte il Bernini viene invitato dal Re Sole a Parigi perché individuato come il più grande degli artisti italiani colui il quale potrà fare per il re di Francia Opere somme potrà fargli il ritratto perché il Bernini era il più grande ritrattista dell'epoca potrà progettare grandi architetture perché il Bernini è sommo architetto e Bernini arriva in Francia aureolato da una Gloria e da una fama immensa era nel pieno della sua maturità e anche lui aveva in Comune col Cavalier Giovan Battista Marino la scarsa conoscenza della
lingua francese tanto che quando Quel genio universale arrivò A Parigi e stent non poco per capire cosa mai gli dicessero i Cortigiani che lo accoglievano con tanta Def con tanto desiderio di avere da lui l'illuminazione dell'arte ed è interessante sapere e lo sappiamo Perché il viaggio del Bernini a Parigi fu documentato in modo molto preciso da una sorta di diario di viaggio scritto da un intellettuale francese dell'epoca lo chantelou Ebbene si racconta che quando il Bernini Venne invitato nei primi incontri a corte quando gli vennero mostrate le bellezze della città e gli venne richiesto il
servizio è vero per il re la progettazione per il re pare che il Bernini dicesse Mi raccomando non parlatemi di niente che non sia grande non voglio toccare nessun argomento al di fuori della grandezza della grandiosità poi le cose andarono un po' diversamente da come andarono per il cavalier Marino tanti anni prima nel Senso che i progetti che il Bernini fece per il re questi Grandiosi progetti a mano a mano vennero accantonati dalla corte di Francia per invidie per attriti per incomprensioni Ma insomma dopo un po' di tempo il Bernini se ne tornò a Roma
onorato Certamente da grandi doni compensi straordinari ma in definitiva deluso per non aver trovato quella rispondenza quell'accoglienza che egli In effetti sperava ma è interessante notare Come a Distanza di tanto tempo l'argomento prediletto dal Marino parliamo d'arte Sì ma soltanto a livello di assoluta eccellenza ancora fosse così profondamente radicato nella testa del Bernini e quanto restasse radicato in generale nella testa degli Artisti francesi se in effetti il termine grander è diventato un termine comune intraducibile in qualche modo ma immediatamente comprensibile per Indicare quella necessità di far sì che il prodotto artistico abbia come suo contenuto
principale la manifestazione della grandezza ed è cari amici un principio che è rimasto radicato nella mente di molti Ben inteso perché la magniloquenza la magnificenza e spesso e volentieri anche in tempi recentissimi vicinissimi a noi sono stati considerati da tanti grandi artisti come elementi costitutivi essenziali non si può fare un'opera D'arte importante se non ha dentro di sé questo principio supremo della grandezza dell'eccellenza assoluta la poesia Insomma diceva il cavalier Marino serve ma soltanto se il livello [Musica] sublime il poeta Dunque può e deve in quell'ottica essere un servo perché servendo i potenti serve ai
potenti Certamente i risultati conseguiti da un poeta come il cavalier Marino oggi Possono essere messi un po' in dubbio Appunto nel corso del tempo è stato come dire contestato il su mo esasperato quello che poi noi chiamiamo la ridondanza della della lingua Il barocchismo inutile agli occhi di molti alle orecchie di molti magniloquente e sì certamente è caduto un po' nel dimenticatoio però però ogni volta che ci accostiamo senza pregiudizi al lavoro di un artista del genere dobbiamo ammettere che questa componente di Eccellenza c'è veramente anche se sommersa Forse da altri elementi cadui Ma questo
del resto è normale ogni artista è e deve essere legato al suo tempo alle mode del suo tempo e le mode come sapete cambiano e ogni qualvolta una moda cambia appare ridicola agli occhi di coloro i quali la contemplano a distanza ciò che apparve raffinato interessante stimolante seducente nella moda che so degli anni 30 20 del 900 è apparso poi ridicolo alla generazione Successiva alla generazione successiva ancora è apparsa è apparso degno di recupero di revival e alla generazione successiva ancora è apparso ancor più ridicolo e così via nella macina del tempo che da questo
punto di vista non perdona ma abbiamo parlato del Cavalier Marino e delle sue ansie per avvicinarci meglio alla figura di Nicol p di questo grande pittore veramente grande Il quale venne a Roma visse a Roma Praticamente per tutta la vita e dette nelle sue Opere una immagine di Roma destinata a restare poi nella mente di tutti coloro che amano l'arte come un fatto definitivo quando si pensa all'Antica Roma ancora oggi la si pensa con gli occhi di pen quando un regista cinematografico quando uno scrittore di di romanzi di successo ispirati all'antichità vogliono dare un'immagine una
ricostruzione di quello che è stato il mondo antico a partire appunto Dall'antica Roma l'antichità per antonomasia non possono prescindere dalle immagini create da pen in un certo senso egli è l'inventore della città antica cioè di qualcosa che non esiste più e che si può soltanto immaginare egli fece questa operazione in un certo senso la sua storia è il simbolo di mille altre storie analoghe successive a lui e in certi casi anche antecedenti a lui in un'epoca in cui non c'era il cinema non c'era la Televisione non c'erano le fotografie non c'era la possibilità di conservare
i dati così come possiamo fare oggi venire a Roma per un artista significava trovar di colpo di fronte a un mondo misto di esseri viventi Abitano la città e di relitti colossali del passato un tipo di esperienza che se voi Ve la immaginate nel 1600 poteva essere veramente traumatica possente strabiliante venire da Parigi Dalla Francia e vedere il Colosseo vedere le colonne antiche magari spezzate cadute in mezzo alla strada ancora in attesa di essere risollevate e ricomposte come poi accadrà secoli dopo vedere ancora gli Stucchi degli antichi romani alcune pitture le sculture disseminate per la
città i resti delle Terme Antiche che ancora oggi Tra l'altro possiamo vedere era qualche cosa di metafisico Di sbalorditivo un tipo di esperienza che Anche se possiamo farlo noi anche adesso è incomparabile con la nostra noi la città moderna l'abbiamo effettivamente costruita e la abitiamo Ormai in modo come dire integrale con i mezzi moderni con gli strumenti moderni ma nel 1600 vedere Roma significava vedere nello stesso momento la vita più brulicante più stimolante più interessante e un passato presente un passato presente Ecco Ma che significa veramente un'idea del genere dobbiamo soffermarci un po' Allora domani
su Radio 2 alle 8 D [Musica] sera ieri proponevo la vostra attenzione una ipotesi storica riguardante il grande del pittore francese pusen l'ipotesi è molto semplice cosa avrà pensato un artista come lui quando arrivò a Roma e quando cominciò effettivamente la sua carriera di pittore ed Intellettuale abbiamo raccontato come nella sua giovinezza il pusen fosse stato vicino al più grande intellettuale italiano del tempo forse e cioè il cavalier Marino il grande poeta e come il cavalier Marino Certamente gli abbia potuto insegnare cose importanti significative per la storia per la critica per l'arte l'abbia estradato naturalmente
non sarà stato soltanto il cavaliere Marino a ist stradari caro ma l'impronta avuta dal poeta italiano è Stata Certamente importante pusen era predisposto come dire sapeva benissimo che avrebbe trovato a Roma qualcosa che forse altri pure ma non comprendevano non basta guardare le cose è ovvio bisogna anche vederle bisogna vedere che cosa c'è in quello che vediamo quando pusen arriva a Roma da una parte ha la visione delle antichità classiche enormi imponenti tragicamente distrutte ma proprio per questo estremamente seducenti un grande Architetto vissuto parecchio tempo prima del P aveva fatto notare proprio questo la grandezza
di Roma si vede proprio dalle sue rovine più noi meditiamo sulle rovine e più ne Comprendiamo la grandezza quell'eccellenza di cui parlava Il cavalier Marino la grandiosità delle rovina è la prova della grandiosità che ci fu e che non c'è più il tempo dunque da un lato è galantuomo dall'altro è distruttore e Questo è vero È vero Sempre e questa meditazione sul tempo pusen dov farla in un certo senso pusen è uno dei primi grandi maestri della della pittura che propone alla nostra attenzione alla nostra riflessione quel bilanciamento tra l'ispirazione e il lavoro che poi
sarà il presupposto della vita di tanti artisti dopo di lui pittori scultori scrittori pen si sa lo raccontano le fonti era un uomo dalla vita regolare dipingeva da una certa del mattino a Un'altra faceva la sosta per l'ora di pranzo riprendeva il pomeriggio smetteva una certa ora e poi si dedicava a se stesso agli amici era un professionista Apparentemente tutto meno che un uomo in preda al fuoco dell'ispirazione e tuttavia quando ci poniamo di fronte alle sue opere proprio quello si vede una ispirazione possente Poderosa continua naturalmente Egli si si era nutrito non poco dell'esperienza
dei Suoi predecessori era un uomo colto dotato di talento ma anche di attenzione per gli altri quando quando arrivò a Roma non si limitò naturalmente a meditare sull'antico ma fece molta attenzione anche al Moderno ai ai pittori Soprattutto visto che il suo mestiere era fare il pittore ai pittori che prima di lui avevano già fatto attenzione a questo argomento e cioè avevano fatto arte moderna con i frammenti mentali Dell'Antico per esempio bastava salire in Campidoglio e Certamente ci sarà salito pusen Chissà quante volte entrare nel palazzo dei conservatori dove ancora oggi ci sono i Musei
Capitolini e andare a guardare la grande sala affrescata dal Cavalier D'Arpino il più grande dei pittori Romani nel il tempo della sua giovinezza Giuseppe Cesari detto il Cavalier D'Arpino Ecco un nome Oggi forse non ce l'è berrio ma quando pusen arrivò a Roma Io suppongo che uno dei Primi nomi che avrà sentito fare dagli amici dagli esperti d'arte sarà stato quello Ma hai visto le pitture del Cavalier D'Arpino G avranno detto possiamo immaginarlo il giovane pen a Roma se seguì il consiglio e penso che abbia seguito Sarà andato in Campidoglio sarà entrato nel salone immenso
dove il cavaliere D'Arpino lavorava e lavorava da tanto tempo perché per affrescare quella sala con le storie delle origini di Roma quindi Veramente appropriata al gusto di pen il Cavalier D'Arpino e i suoi allievi ci misero anni anni e anni fu un lavoro lunghissimo e pen probabilmente ha visto anche un po' di lavori in corso uno degli affreschi più importanti di questa sala è l'enorme combattimento degli Orazi e Curiazzi ancora oggi chi entra in Campidoglio può vederlo e può notare la grandiosità di quest'opera Ecco pen aveva sentito parlare Tanto dal Cavalier Marino dell'arte Come eccellenza
entrando in quella sala del Campidoglio poteva vedere qualcosa di questo genere Ecco Quella quell'arte lì quella del Cavalier D'Arpino Eh sì Poteva sembrare proprio l'eccellenza Lo è la verifica la possiamo fare facilmente perché le opere Sono abbastanza ben conservate sono state anche restaurate molto bene nel corso degli anni sono belli gli affreschi del Cavalier D'Arpino E direi di sì sono Eccellenti Beh naturalmente sull'arte il giudizio è sempre soggettivo quindi la la patente di eccellenza ognuno la dà come vuole questo è chiaro ma Certamente sono eccellenti dal punto di vista della lavorazione le scene affrescate sono
di grandissime dimensioni sono gremite di personaggi i personaggi sono belli sono belli in se stessi sono tutti giovani forti è bellissima la luce che invade le scene è molto Nobile il modo con cui le Persone dipinte si presentano a noi l'incontro con questi personaggi è positivo sono raccontate storie Dram storie esaltanti si vedono in questi affreschi I punti fondamentali della storia dell'origine di Roma il culto religioso il culto della guerra il culto della famiglia le radici potremmo dire e sono raffigurate con grande nobiltà di spirito di pensiero D'altra parte considerate un fatto l'autore di questi
affreschi l'autore principale perché Naturalmente si lavorava Diciamo in una squadra Insomma però il cavaliere D'Arpino E insomma certamente il direttore di tutti i lavori e l'autore di gran parte delle opere Ebbene il Cavalier D'Arpino aveva in comune agli occhi del pen sicuramente con il cavalier Marino è proprio il il fatto del cavalierato un poeta un pittore entrambi insigniti dell'itis titolo di cavaliere e non pensate che questo spettasse a tutti a Roma quando pusen Arriva il Cavalier D'Arpino non era l'unico pittore insignito del titolo di Cavaliere a dir la verità ma era comunque un grandissimo privilegio
se un maestro della pittura aveva ricevuto il cavalierato ciò significava che poteva vantarsi di appartenere ai livelli più alti della società non era un servitore o per meglio dire lo era per certi versi ma un servitore di Massimo Livello colui che servendo i potenti serve ai potenti come aveva detto Marino e questo era il Cavalier D'Arpino quindi in un certo senso pusen si trovava davanti a un uomo che aveva vissuto una esperienza analoga era utile al potere perché era in grado di esprimere ciò che il potere in qualche modo voleva far vedere e c'era un
forte interesse da parte del potere di far vedere le cose i concetti i principi su cui il potere stesso si fonda quella sala del Campidoglio affrescata dal Cavalier D'Arpino poteva essere per psen un modello di Comportamento Ecco così si doveva fare quella era la grande arte e pen potè concepire l'idea di fare qualcosa del genere però in un altro modo e cioè non come opera pubblica l'affresco che è rivolto a vte fasce della popolazione è rivolto ai committenti ma è rivolto anche a tutti coloro che vanno in quel palazzo e che conoscono il volto del
potere attraverso l'arte no pen pensò che si poteva fare un'operazione diversa trasformare quel metodo artistico in un Metodo privato non pubblico non fare cioè opere per tutti ma anzi per pochi trasferire quel linguaggio estremamente bello in un livello superiore quello della vera eccellenza perché probabilmente avrà pensato e io gli darei ragione se lo avesse pensato avrà pensato che il Cavalier D'Arpino con i suoi allievi in quel lavoro in Campidoglio e anche negli altri lavori che il cavaliere D'Arpino aveva fatto e stava facendo avesse Raggiunto il grado alto dell'arte ma non l'eccellenza all'eccellenza così come gliel'aveva
insegnata Il cavalier Marino mancava qualche cosa l'opera era era degna non so che voto Potremmo dargli adesso sulla base dei convincimenti del pusen io azzarderei che se il pusen avesse potuto dare un voto al Cavalier D'Arpino gli avrebbe dato set o 7 e mezzo Non lo so ma già sul Lotto qualche dubbio l'avrebbe avuto perché Lotto Voi lo sapete ci avvicina Alle eccellenza Quando ero ragazzo io dicevo ho preso OT ai miei genitori e vedevo una una espressione di vera soddisfazione Dunque nostro figlio è bravo è molto bravo Certo il 10 si dà molto raramente
ai miei tempi si dava molto raramente pen pensò 10 lo prendo io Dunque Nicol pen si pose veramente il fine di raggiungere l'eccellenza di scalare il monte dell'arte di arrivare sulla cima però per fare questo ritenne di Seguire l'insegnamento che gli veniva dalle grandi opere del suo tempo non era un rivoluzionario colui il quale vedendo gli altri intende fare l'esatto contrario o addirittura ignorare ciò che gli altri hanno fatto per creare un mondo nuovo radicalmente nuovo che prescinde il termine prescindere pen non l'avrebbe adoperato mai Anzi anzi in lui vediamo proprio un esempio tipico di
artista colui che vuole raggiungere l'eccellenza perfezionando ciò che gli Altri hanno fatto ma facendolo salire su un livello che altri mai avrebbero potuto prevedere per fare questo pen esaminò molto e studiò molto sia ciò che vedeva davanti a sé sia ciò che vedeva nelle opere d'arte di di chi lo aveva preceduto fece un processo AR ritroso Sulla base del principio di una sorta di ricostruzione dell'antica Roma che vedeva distrutta davanti ai suoi occhi moltissimi anni dopo a cose fatte un altro grandissimo maestro della Pittura eugen de La crois nell'anno di Grazia 1853 scrisse su di
lui scrisse su pusen su questo suo grande aneo e lui della cruis il principe dei pittori dell'800 sentite cosa disse di pusen vi leggo un passo tratto da un celebre articolo di della crois intitolato proprio pusen si può muovere a pusen un'accusa più grave che quella di avere vestito i suoi Greci secondo Le Fogge della Colonna Traiana o di avere introdotto templi romani in Egitto all'epoca Dei Faraoni ed è di avere compiuto un abbandono sistematico del colore se questo abbandono è stato tanto premeditato come molti sostengono Come ci si può privare deliberatamente di una delle
maggiori attrattive della pittura che tanto contribuisce alle nostre impressioni si vuole spiegare questa posizione alla luce della sua passione Per la scultura Io preferisco credere piuttosto che pusen abbia subito senza rendersene conto l'influenza di pittori incontrati a Roma e che avevano dimenticato la tradizione del colore si è abituato in mezzo a loro a quelle ombre nere o tagliate che i pittori Romani prediligevano alcuni quadri della prima maniera di pen presentano una grande vivacità cromatica agli inizi aveva fatto addirittura copie da Tiziano ciò Non indicherebbe certo avversione per il colore ora pen continua della crua ha
trovato incontestabilmente la bellezza ma essa non possiede nei suoi dipinti quella attrazione irresistibile che ci attrae in Raffaello le figure che egli attinge dal mito hanno molta nobiltà Ma la devono principalmente a una correttezza un po' monotona fredda egli non esprime il Modesto rossore delle Vergini il pallore estatico dei Santi non possiede quella modestia penetrante delle Vergini di muriglio né di quelle del Correggio Ma in compenso che superiorità nei temi che tra dalla storia che vigore in quei romani che sono veramente uomini che contrasto con quegli eroi da teatro che sembrano solo indossare un abito
soltanto psen poteva immaginare quei guerrieri quelle donne Romane questo diceva D la cruis circa due secoli dopo aveva ragione Aveva torto beh come sempre succede nei giudizi critici aveva un po' di ragione un po' di torto ma le sue ragioni e i suoi Torti sono interessanti sono una chiave per entrare in quel mondo si pusen in qualche modo ha osservato l'antichità le statue antiche I Ruderi romani e poi ha inventato una sua ricomposizione di quel mondo Questa invenzione lo ha portato al livello Dell'eccellenza immaginiamo ancora per un momento il Giovane ma già assai forte maestro
pusen che si aggira per Roma esce dal Campidoglio dove si è recato e penso più volte a controllare quello che sta facendo e che ha fatto il Cavalier D'Arpino e va in giro per la città a vedere le opere dei Maestri del passato non va più indietro di 100 anni perché al tempo di pusen osservare attentamente i maestri antichi non era non era così necessario In quell'epoca L'epoca di pusen dico si pensava ancora che I Moderni sono meglio degli antichi un pensiero che oggi noi non condividiamo più tanto almeno in campo artistico No psen certo
guardava con attenzione chi lo aveva preceduto ma non andava troppo indietro nel tempo possiamo immaginare per esempio che si sia recato in alcuni luoghi cruciali dell'arte Romana prima di lui per esempio si sarà recato Sicuramente nella Mirabile chiesa di Santa Maria della Pace dove avevano dipinto i più grandi maestri forse prima di lui per esempio a Santa Maria della Pace poteva vedere e lo vediamo ancora oggi noi sia pure in cattive condizioni un affresco famoso di baldasarre Peruzzi pittore di Siena che fu celeberrimo al suo tempo il suo tempo è l'inizio del 500 baldassare Peruzzi
era stato ben prima di pusen un attentissimo osservatore della città antica e in Santa Maria della Pace aveva lasciato un Bell affresco una Presentazione al tempio in cui l'arrivo di Maria Bambina al tempio argomento del dell'affresco è raffigurato in un modo strano sconcertante che ancora oggi può fare impressione In realtà chi guarda quell affresco E certo pen l'avrà guardato e credo molto bene chi guarda quell affresco sulle prime non capisce assolutamente che cosa sia rappresentato anche se è un esperto Perché quello che si vede è una Rappresentazione immaginaria dell'antica Roma si vedono templi palazzi colonne
Torri scalinate e in mezzo persone che vagano che girano che Conversano tra loro che attendono che guardano osservando poi attentamente effettivamente in un punto laterale dell'affresco si vede piuttosto piccola una bambina che sta salendo una scala in mezzo a tanti altri personaggi alcuni la guardano altri no ecco quella è Maria Maria Vergine bambina che va al Tempio uno degli argomenti Tip dell'arte religiosa e vero Cattolica ma l'argomento della rappresentazione occupa una piccola percentuale dell'insieme del grande del grande dipinto murale e c'è da stupirsi Come mai se io debbo rappresentare qualcosa rappresento qualcosa e semmai rappresento
qualche altro elemento collaterale non faccio il contrario almeno nel comune sentire Peruzzi invece Fece questo e lo fece circa 100 anni prima del pusen era l'unico a far cose del genere No no ce n'erano anche altri pen poteva proseguire la sua ricognizione nell'arte Romana di poco precedente a lui e trovare altre interessanti testimonianze di questo modo di pensare è un modo di pensare l'arte molto particolare molto interessante meriterebbe qualche precisazione in più ma questa la Domani sempre su Radio 2 alle 8 della [Musica] sera cari amici ieri vi ho proposto una specie di invenzione storica
Fantastica nel senso che vi ho proposto l'ipotesi di una ricognizione compiuta dal giovane e già grande pittore pen a Roma Quando egli arrivò e cominciò a conoscere a approfondire una realtà artistica ricchissima che c'era nella città e che poteva parlare alla sua sensibilità al suo cuore in modo particolare ognuno di Noi naturalmente guarda le opere d'arte secondo un proprio punto di vista e non c'è dubbio che pusen che è stato un grandissimo esperto oltre che un grandissimo artista Non c'è dubbio che abbia visto tante cose in giro per la città però non c'è dubbio che
alcune di queste cose debbono averlo colpito in modo molto forte condizionandolo e spingendolo nella direzione che gli già sentiva dentro di sé ieri citavo una possibile esperienza fatta da pusen di Fronte a un dipinto importante conservato a Roma nella chiesa di Santa Maria della Pace e tutto er visibile certo pen lo vide meglio di noi molto meglio conservato e parlavo della del dipinto murale di baldassare Peruzzi grande maestro Senese operoso a Roma come pittore e come architetto circa 100 anni prima di pusen e questo dipinto murale raffigura una presentazione al tempio e dicevo che il
modo di lavorare di un pittore come Quello dovete probabilmente colpire l'immaginazione di pen avevo sottolineato un fatto E cioè è che il Peruzzi nel raffigurare la presentazione al tempio episodio classico tipico della dell'arte sacra avesse destinato alla rappresentazione specifica soltanto una piccola parte dell'Opera compiuta lasciando invece la maggior parte della rappresentazione alla rappresentazione della città antica una predilezione per la città e non per le persone un Argomento che circolerà nella storia dell'arte per secoli e che ancora oggi interessa molto i collezionisti gli amatori gli appassionati d'arte è più bello avere una collezione fatta di vedute
di rappresentazioni della città o una collezione fatta di figure o una collezione fatta di nature morte o una collezione fatta di paesaggi e non dico esclusivamente ma in maggioranza Oggi per esempio Chi conosce un poco il collezionismo in Italia o anche All'estero nota spesso che vi sono eminenti figure di collezionisti che hanno una passione quasi esclusiva per la cosiddetta veduta Cioè per i quadri che rappresentano la città ci sono altri invece che hanno una passione altrettanto esclusiva per i quadri di figura ritratti scene di qualunque tipo scene sacre scene profane ma comunque dove predomina l'immagine
dell'essere umano questa linea di gusto è interessante è interessante indagarne i Motivi è più bello vedere in un quadro delle figure delle persone o è più bello vedere le immagini della città che so una veduta di Venezia del Canaletto è più interessante di un ritratto Che so del del Pontormo che cosa cerchiamo in un'opera d'arte figurativa questo quesito ce lo possiamo porre a prescindere dal pen e a prescindere dal 600 ma nel 600 e nel tempo di pen questo quesito appassionò molto Gli amanti dell'arte pen poteva Fare appunto esperienze varie In questo caso abbiamo appena
citato la presentazione al tempio del Peruzzi ma c'erano a Roma altre cose analoghe altre rappresentazioni analoghe per esempio c'era la possibilità per pen di vedere esperienze di artisti che l'avevano preceduto e che si erano occupati dello stesso argomento la rappresentazione della città antica o della città o all'opposto la rappresentazione dei grandi personaggi magari dell'antichità Si può approfondire questo punto seguiamo per un momento un ipotetico itinerario del pusen a Roma alla ricerca di coloro i quali hanno raffigurato L'Antico prima di lui sono tanti però qualche punto di eccellenza assoluta ci sarà vediamone qualcuno il primo ci
porta verso il Sacro nome di Raffaello Raffaello Sanzio quando pusen arriva a Roma era uno dei grandi Miti del passato ma di un passato recente Raffaello era scomparso 100 anni Prima quindi potevano essere ancora in vita persone che ne avevano sentito parlare da parenti vicini lo stesso Cavalier D'Arpino il pittore che furoreggiava diciamo così a Roma In quegli anni era pieno di influenze ancora ricevute da Raffaello e dalla sua scuola dunque la prima cosa da fare arrivando a Roma era andare a vedere le opere di Raffaello lo lo fanno i turisti anche oggi a dire
il vero che vanno subito dopo avere visto il Colosseo che So io i grandi monumenti appunto antichi vanno al Vaticano e vanno a vedere le stanze vaticane dove Raffaello lasciò i grandi capolavori e proprio nelle stanze vaticane si può vedere la più grande la più possente rappresentazione del mondo antico nata non proprio da Raffaello in persona a dire la verità ma dalla sua scuola e parlo della stanza di Costantino quella stanza che oggi tutti i turisti possono visitare che certamente anche pusen visitò la stanza Di Costantino è diciamo l'ultima delle grandi sale dell'appartamento papale e
lì lavorò il più grande allievo di Raffaello Giulio Romano Raffaello era era morto quando era appena morto quando Giulio Romano decorò d'affreschi questa sala e Giulio Romano seguendo l'insegnamento Insomma del del maestro fece forse la prima grande rappresentazione del mondo antico in pittura Ad esempio in una parete è affrescata la battaglia di pontemilvio Una rappresentazione veramente ciclopica grandissima anche fisicamente gremita all'inverosimile di personaggi e tutti raffigurati in modo potremmo dire verificato sull'antico cioè quando giulo Romano si mise a raffigurare i soldati le loro armi perfino il loro modo di atteggiarsi nella battaglia andò a verificare
come Queste cose sono veramente raffigurate dagli antichi so andò a guardare la colonna traiana dove si vedono rappresentazioni si vedono Ancora adesso di antiche battaglie andò a controllare i sarcofagi le sculture dove si vede come i romani raffiguravano le armi le le i trofei copiò tutto questo e poi usò quello che aveva visto per immaginare questa fantastica ricostruzione dell'Antico Certamente pusen vide queste cose poi vide altre rappresentazioni dell'Antico per esempio ce n'è una memorabile nella chiesa di San Luigi dei Francesi una bellissima chiesa di Roma dove pusen potè vedere Opere di alcuni grandi pittori del
5inc che lo precedevano di un centinaio d'anni appunto che si erano dedicati con molta attenzione alla rappresentazione del mondo antico seguendo un poco Giulio Rano Poi però c'è anche un'altra cosa non c'è solo la rappresentazione del mondo antico c'è anche la rappresentazione della città moderna anche questa Pote interessare molto pen parlavamo della città moderna c'era per pusen la possibilità di avere Qualche esperienza in proposito di vedere come i pittori possono rappresentare la città ma non quella immaginaria immaginata meglio degli antichi romani No ma quella che che che si vede che si vede nella quotidianità e
c'era qualcosa anche in questo senso per esempio un altro allievo di Raffaello grande artista ai suoi tempi Perin del vaga aveva fatto un'operazione di questo genere in un'altra bellissima chiesa di Roma che certamente psen vide con grande Attenzione Parlo della Trinità dei Monti ancora oggi è possibile andare a vedere gli affreschi di Perin del vaga nella cappella Pucci della Trinità dei Monti sono affreschi bellissimi di questo pittore che meriterebbe forse una fama ben superiore a quella che è poi rimasta di lui pittore che ha lasciato testimonianza di sé in vari luoghi d'Italia e che ebbe
una carriera degna di molta attenzione ma non è adesso il momento di ripercorrerla voglio solo Ricordare un dato in questa cappella ancora oggi si vede molto bene una grande scena raffigurante la Visitazione un altro episodio famosissimo delle storie sacre Ebbene l'affresco della Visitazione di perind del vaga la tenerità dei Monti non è soltanto la raffigurazione della Visitazione Ma è una bellissima immagine della città della città moderna però della città come poteva vederla pusen veramente aggirandosi per Roma una città dove Cominciano a sorgere le piazze che fino a poco tempo prima non c'erano a Roma dove
si vedono Nobili edifici che costituiscono prospettive quinte che modellano uno spazio razionale solenne Insomma pusen girando per Roma poteva vedere testimonianze degli Artisti che l'avevano preceduto di un centinaio d'anni che avevano guardato con molta passione alla possibile nascita di un nuovo argomento dell'arte quello della raffigurazione Degli uomini e delle donne dentro la città anzi con un attenzione particolare alla città ma la la città è fatta di edifici di spazi in sé stessa non non esprime un sentimento i sentimenti si esprimono attraverso l'espressione l'espressione delle persone attraverso il gesto attraverso la fisionomia perché Dunque poteva attrarre
tanto un'arte che che teoricamente dovrebbe essere fredda nei suoi risultati referenziale si potrebbe dire se io raffiguro l'ambiente Intorno a me l'ambiente costruito soprattutto non tanto quello della natura come faccio a a caricare questa rappresentazione di sentimento e Visto e considerato che la quinta essenza dell'Arte è il sentimento che è inutile fare opera d'arte se poi questa opera d'arte non ci dice niente non ci parla Non parla la nostra sensibilità e E allora perché può essere attraente la rappresentazione della città Anzi Addirittura la rappresentazione non tanto della città che vediamo ma di una ipotetica antica
città Scrigno contenitore di tutti gli ipotetici valori più alti dell'uomo la dignità La padronanza di sé la compostezza l'educazione la forza l'energia Insomma perché orientarsi in quella direzione piuttosto che in un'altra ma questo è uno dei grandi temi dell'arte del seic pusen Dunque cominciò a lavorare su questo argomento intendeva seguire gli Insegnamenti ricevuti sia sul piano letterario che su quello artistico proprio della sua professione ma salendo salendo a un livello di eccellenza che non era stato raggiunto In verità le opere che aveva visto che presumiamo possa AV visto di Peruzzi di Giulio Romano di Perin
del vaga e di altri maestri che non staremo qui a citare Certamente erano tutte opere di altissimo livello di altissimo profilo oso dire che potremmo collocarle sul Piano dell'eccellenza Eppure psen pensava che si potesse salire ancora di fronte a sé aveva due argomenti fondamentali quello della città antica già sondato da molti e quello dei personaggi del mondo antico alcuni veri veri nel senso di essere stati Documentati i grandi condottieri i grandi oratori i grandi filosofi e alcuni non veri esplicitamente non veri ma altrettanto veri nella tradizione gli dei dell'Olimpo i miti le Veneri gli Apolli
insomma i personaggi della favola antica nessuno dei due dei due grandi ambiti quello della storia vera e quello del mito potevano essere verificati Comunque tutto era finito tutto era passato tutto era scomparso e tuttavia ciò che non era passato ciò che non era scomparso era la tensione verso l'eccellenza molti pensavano e certamente pen lo pensava che immaginando e ricostruendo nell'opera d'arte il mondo antico si sarebbe fatto Quanto di più moderno possibile si potesse fare c'era una diffusa convinzione che sprofondando nell'antichità si potessero fare riemergere valori presunti scomparsi ma ancora latenti nella storia del dell'umanità naturalmente
gli antichi per una persona come pusen erano fondamentalmente delle architetture e delle statue il mondo antico era fermo immobilizzato nel tempo e le statue avevano perso per loop anche la Cromia Il colore che gli antichi come ormai Ben si sa avevano dato per farle sembrare più vive più vere il mondo antico era privo di colore Ecco perché della crua nel brano di lettera di articolo che abbiamo letto precedentemente accusa pen di curare poco il colore che invece è il dovere primo di ogni pittore Ma le cose in realtà non stanno così pen voleva ricostruire un
mondo che non esiste e che non si può verificare dunque la ricostruzione del mondo antico è il Regno della Fantasia assoluta il il predominio della fantasia che non ha bisogno di un riscontro diretto con la realtà questo è il grande principio che il maestro concepì e che fece salire a un livello di eccellenza il suo lavoro rispetto ai suoi predecessori in realtà ciò che rende grande gloriosa tanta Arte del seic è questo semplice concetto questo semplice principio il predominio il dominio assoluto della dimensione del fantastico rispetto all'esigenza di Essere realisti di raffigurare le cose che
si vedono veramente delle persone che si vedono veramente di chi è intorno a noi questo è uno dei grandi temi dell'arte di tutti i tempi Realtà o [Musica] fantasia abbiamo parlato ieri di qualche aspetto dell'arte di un maestro da me molto amato Nicola pusen abbiamo detto alcune cose su di lui e abbiamo concluso su un punto di estrema semplicità ma anche di estremo fascino almeno al mio Giudizio e cioè L'invenzione da parte di pusen di un nuovo concetto della Fantasia nella ricostruzione del mondo antico inteso sia come storia come storia antica o come episodi della
storia antica e inteso anche come mitologia pusen inserì un dato apparentemente ovvio e immediato che oggi non ci colpisce più molto ma che fu per i contemporanei veramente un'entusiasmante novità inserisce cioè il predominio assoluto nella Formulazione di un'opera d'arte della dimensione del fantastico di quella che oggi ancora oggi viene chiamata Fantasy nel linguaggio cinematografico ancora oggi molti di noi molti di noi spettatori del film per esempio siamo sedotti dalla dimensione del fantastico assoluto cioè di di un mondo completamente ricostruito ispirato ovviamente non può non esserlo alla realtà ma che prescinde completamente da un riferimento diretto
a una realtà ben Precisa il mondo del fantastico il mondo delle Guerre Stellari che so io il mondo di tanti eroi della Fantasia assoluta che certamente non sono mai esistiti e presumibilmente non esisteranno mai Ma esistono e come in quanto personaggi se io a un fruitore normale di di cinema di di di fumetto parlo che so di Batman Certamente sa benissimo di chi sto parlando Resta il fatto che non esiste non c'è dal punto di vista del riscontro immediato e tutto ciò che lo riguarda Non esiste tuttavia è vero E questo questa ispezione nel mondo
del vero fantastico fu Indubbiamente la gloria assoluta di pusen in un certo senso psen nel corso della sua vita nel corso del suo metodico lavoro nella sequenza impressionante di capolavori che accumulo Beh in un certo senso la coerenza lineare da lui seguita in questa costante ricostruzione di un mondo perfetto ma totalmente ipotetico Portò questo maestro a una serie di di invenzioni artistiche che ancora oggi possono interessare Gli amanti dell'arte ad esempio un Punto notevole creato da pusen direi prima di ogni altro è quello inerente alla rappresentazione del tempo naturalmente Qui si potrebbe obiettare ma in
un quadro il tempo non può essere raffigurato il tempo è qualcosa di dinamico Comunque il quadro è fermo Non c'è il tempo nello spazio del quadro e sappiamo bene che i due Parametri spazio tempo sono quelli comunque della nostra cognizione di ciò che c'è dunque apparentemente un'opera d'arte figurativa contiene lo spazio ma non contiene il tempo ma in qualche modo la dimensione del tempo fu pensata da pusen nelle sue opere e in qualche modo raffigurata c'è una contraddizione tutto sommato apparente in questo chi vuole rappresentare un mondo remoto che non esiste più o che non
è mai esistito può non avere la preoccupazione di Collocarlo in una dimensione temporale Infatti ciò che non esiste non dura nel tempo e il mondo antico raffigurato da pusen sembra immobile un po' perché è desunto dalle statue un po' perché c'è una immobilizzazione dello stile non è una carenza non è che pusen non fosse capace di dare dinamismo alle sue immagini No no è un fatto proio mentale è il trasferimento di uno stato d'animo mentale dentro la Raffigurazione noi vediamo un quadro di pusen e abbiamo la netta percezione che egli ha concepito un tempo di
visione per la sua opera una scansione temporale Noi vediamo un quadro di pusen e abbiamo la netta percezione che egli ha ito un tempo di visione per la sua opera una scansione temporale ma questa scansione temporale non è quella dei mesi degli anni dei secoli è la scansione del giorno di un giorno solo che è il giorno dell'antichità e questo Giorno ha una sua dimensione interna ha un mattino un pomeriggio una sera Esattamente come la vita dell'uomo cioè la realtà unica che noi conosciamo ha questa sorta di scansione interna che sì Dura negli anni ma
di fatto è come un orologio mentale per cui ognuno di noi ha nella sua testa Il suo mattino il suo immensamente grande quest'arte è la netta percezione del momento del giorno in cui l'opera si cala Le idee della mitologia peniana gli uomini antichi che Si aggirano nella città sono immobilizzati in un'ora topica del tempo e noi la vediamo anche se non serve l'orologio per questo perché si può essere molto Dotti si può essere del tutto ignoranti ma la percezione del tempo ma del tempo nostro del tempo mentale del tempo della vita è quello ce l'hanno
tutti e noi sappiamo bene che il grande artista è colui il quale fa vedere a tutti ciò che tutti già vedono ma non stanno guardando Perché non sono capaci poi naturalmente i dotti spiegheranno e per interpretare un quadro di psen occorre una tale dottrina che forse non basta una vita intera di studi per spiegare esattamente ciò che si vede per spiegare cosa vogliono significare le architetture che lui dipinge cosa vogliono significare i simboli che inserisce continuamente nelle sue opere ma tutti comprendono che esiste una sorta di mattino dell'umanità che si vede impresso in quadri Memorabili
indimenticabili di questo maestro come ne voglio citare uno per tutti un capolavoro che si conserva Dresda attualmente alla al museo di Dresda L'impero di Flora si chiama e la rappresentazione del dominio della Primavera potremmo dire ma detto così è troppo semplice non è proprio così poi quando si guarda il quadro lo si trova molto difficile difficile spiegare le singole figure chi sono cosa fanno Tuttavia è evidentissimo che sta nascendo l'umanità in quel quadro poi si può può credere al creazionismo si può credere a Darwin si può essere religiosi O laici o scettici atei un tipo
dioco del genere va bene Comunque sia che si creda profondamente sia che non si creda in nulla come se l'artista avesse inventato creato per S stesso e poi per gli altri una sorta di Laica Fede nell'arte come se lui volesse dire col suo lavoro prima di tutto Credete nell'arte e poi Ricordatevi che è inutile credervi perché è finta Tuttavia pusen per arrivare a concepire idee del genere e per lavorare in concreto su ipotesi del genere aveva respirato proprio letteralmente una atmosfera che lo spingeva in quella direzione era quella di Roma appunto della Roma del primo
Seicento una stagione dell'arte veramente memorabile pusen aveva la possibilità di are con personaggi che in qualche modo Avevano contribuito a creare un clima positivo estremamente creativo e che egli seppe utilizzare nel senso migliore della parola seppe servirsene perché probabilmente non dimenticò mai quell' iniziale insegnamento per cui bisogna sempre tener conto a cosa serve un'opera d'arte e chi l'artista serve come gli aveva insegnato il cavalier Marino quando quando lui era giovane chi stava con lui chi viveva con lui chi lavorava in campo artistico mentre quest'uomo Grande progrediva sempre più eh C'è solo l'imbarazzo della scelta se
noi dovessimo citare i grandi maestri che lavoravano nell'ambiente Romano mentre psen cresceva mentre accumulava le sue opere con metodo e pazienza vogliamo fare soltanto un nome Eh direi quello che abbiamo citato già paragonandolo al Cavalier barino il nome di Gianlorenzo Bernini il principe degli scultori è uno dei più grandi artisti di tutti i tempi Ecco era lì a Roma abitava A due passi dal pusen e volendo potevano incontrarsi tutte le sere c'è un quadro di pen molto bello che in qualche modo può spingere Il critico d'arte Lo studioso d'arte a sviluppare questo paragone appena è
nato con Bernini con Gianlorenzo Bernini Il il il grande scultore ho in mente un un dipinto che rappresenta il trionfo di Nettuno quindi un quadro mitologico si vede il dio del mare circondato da altre figure mitologiche donne perlopiù Bellissime con un grande sfondo Marino per l'appunto puttini che volano in alto e nell'insieme si tratta di un quadro molto bello e molto tipico dello stile di pen è conservato adesso a Philadelphia al museo d'arte di Philadelphia negli Stati Uniti pusen dipinse quasi tutto a Roma ma per uno strano scherzo della sorte pochissimo è rimasto a Roma
del suo lavoro per cui oggi c'è una percezione un po' sbagliata dovremmo vedere facilmente ovunque Quadri di questo grande maestro invece Iso incontrarlo nei musei romani o nelle collezioni romane ma il quadro di cui parlavo che faceva parte di una serie di dipinti i cosiddetti baccanali Richelieu perché destinati appunto in Francia il dipinto di cui parlavo dà bene questa sensazione di ora fatale diciamo di un momento fatale della della visione naturalmente non si può non si può tradurre in parole una immagine visiva ma se qualcuno capiterà mai o di Recarsi a Philadelphia a vedere questo
quadro oppure di vederlo in qualche mostra Visto e considerato che i dirigenti di quel museo sono generosi e hanno acconsentito talvolta che quel grande capolavoro fosse inserito in una mostra in una manifestazione dedicata a pusen o comunque all'arte del seic chi avrà l'opportunità di vedere questo dipinto capirà subito quello che intendo dire parlavamo prima della percezione di una specie di mattino dell'umanità che Pusen mette nei suoi quadri e così come ha profondamente radicato nella testa questa idea di un'ora metafisica che incombe sulle immagini così ce l'ha moltissimo in questo quadro in questo quadro che è
a Philadelphia È una specie di allegoria di simbolo mentale della pienezza del giorno succede ognuno di noi sia Chi è abituato a vivere in paesi mediterranei e quindi il sole lo vede sempre Sia chi abita che so in Finlandia o in Groenlandia e però Un bel giorno vede il sole vedere il sole e non esserne abbagliati Però è una esperienza semplice per molti quotidiana ma indispensabile è una cosa bella è ciò che fa bene a prescindere da quello che ci succede da dalle vicende della vita questo quadro è una rappresentazione del sole anche se in
realtà raffigura persone mitologiche cose immaginarie mai viste da nessuno e che nessuno mai vedrà ma in profondità vuol dire questo basta Mettercisi davanti guardarlo e avere la netta sensazione che il giorno della nostra vita è arrivato alla pienezza alla soddisfazione all'età della giovinezza Ormai già orientata verso la maturità alla pienezza di sé all la gioia di vedere e non solo di vedere con gli occhi di vedere dentro di sé il trionfo di Nettuno un quadro molto bello molto pieno di vita ma di vita interiore Ebbene osservando un'opera del genere e ricordandosi che al tempo del
pusen vive A Roma Bernini vive con lui non dico nella stessa casa ma insomma nello stesso ambiente si può rimanere colpiti da cer consonanze tra questi artisti che non sono soltanto un fatto che può interessare la storia dell'arte di quei tempi ma sono consonanze che possono interessare tutti Credo anche oggi per Nini è una figura troppo nota per per doverne raccontare per filo e per segno la storia pocanzi lo Abbiamo ricordato In età già avanzata quando nel culmine della sua gloria venne chiamato in Francia per dare consigli addirittura sole ma questa Grande Gloria Bernini se
l'era fatta Fin dagli anni giovanili Anzi la storia del Bernini è proprio tipica che più tipica non si può è la storia del figlio d'arte di colui il quale dotato di un talento eccezionale ha la fortuna di nascere già in una famiglia dedita appunto all'arte dedita a quello che già Lui sente in sé è una Fortuna e può essere anche una disgrazia è Ben inteso avere un padre che è già in quella carriera può anche essere disturbante o può essere esaltante il confronto con i genitori si sa è difficile pieno di complesse problematiche psicologiche Comunque
al Bernini successe proprio questo suo padre era un maestro e di primo piano si chiamava Pietro Bernini era uno scultore un uomo colto intelligente capace e noto notò subito il talento del figlio Straordinario e così lo mise a lavorare con sé bambino e da quel momento il giovane Gianlorenzo non si fermò mai più la sua storia è molto bella e molto significativo quello che fece anche Rispetto a ciò che abbiamo detto di pen Ma questo è un discorso da fare [Musica] appositamente cari amici Buonasera La scorsa settimana ci siamo un po' soffermati su alcuni personaggi
che a parer mio hanno un certo interesse un Certo rilievo nella storia dell'arte del Seicento il nostro argomento e ci eravamo salutati con un cenno a uno dei più grandi personaggi appunto in questo campo in questa vicenda e cioè Bernini già Lorenzo Bernini il più grande forse degli scultori e degli Artisti insomma in assoluto che hanno lavorato nel corso del 1 secolo a Roma e non solo a Roma anche se Roma è stata la patria in qualche modo anche se Bernini non era nato a Roma ma insomma è Stata un po' la sua patria ideale
ha lasciato le sue opere più grandi e certamente ha consolidato consacrato la sua fama Tanto è vero che oggi si può dire che è uno dei grandi nomi Insomma della della storia dell'arte italiana avevamo accennato al fatto che la sua storia è piuttosto tipica era un figlio d'arte il padre a sua volta che si chiamava Pietro era un artista di un certo livello e quindi gli spiano la strada Diciamo pure tanto per cominciare Il padre era un tecnico e un artista nello stesso tempo nel senso che rifletteva bene una mentalità abbastanza tipica di quei tempi
era cioè un esperto un esperto di arte antica cosa molto importante per chi viveva a Roma Insomma ed era un bravissimo scultore oggi chi si aggira per Roma può trovare molte tracce testimonianze del lavoro di questo illustre padre Pietro Tra l'altro uno dei dei luoghi forse più visitati non Dico di Roma ma del mondo e cioè Piazza di Spagna ricorda molto questo personaggio anche se quasi nessuno se ne accorge quasi nessuno lo sa Piazza di Spagna Voi sapete è uno dei punti più rilevanti adesso del turismo internazionale e indubbiamente un luogo bellissimo ed è caratterizzato
Tra l'altro da una famosa Fontana la cosiddetta Barcaccia che è in effetti una una barca scolpita naturalmente Nel marmo che funge da Fontana è una strana rappresentazione E questa strana rappresentazione che oggi è amatissima da tutti i turisti da tutti i romani si deve in buona parte proprio a Pietro Bernini a questo grande padre di Gianlorenzo Bernini e fu lui sostanzialmente che Progettò questo strano oggetto Urbano è vero che si distingue molto dalle normali Fontane che che si vedono in giro per la città e immaginò una idea curiosa riprodusse il modello delle Barche che in
effetti a quell'epoca andavano su sul Tevere utilizzavano per trasporto merci trasporto persona e immaginò che questa barca fatta di pietra fosse semi affondata nell'acqua come mezza rotta e infatti l'acqua copre in parte la scultura la barca perché la barca nella immaginazione di questi artisti e del Popolo a quei tempi è il simbolo della chiesa stessa Infatti sulla barca ci sono gli stemmi del Papa la barca Rappresenta il popolo Cristiano che Naviga nelle acque anche pericolose Tanto è vero che è è mezza rotta c'è una specie di strana ironia in questa immagine la barca rappresenta il
popolo Cristiano E infatti è anche accessibile ancora adesso la gente passando su una passerella per l'appunto si avvicina e beve beve l'acqua che risale lungo una strada che rispetto alla fontana in discesa che si chiama via dei Condotti ed è una strada famosissima e si chiama Dei Condotti perché ci passano i Condotti d'acqua che portano l'acqua fino alla fontana e dato che è un'acqua molto densa molto pesante freschissima e Buonissima Però non ha la forza di zampillare molto alto Ecco perché lui immaginò la fontana in questo modo perché non può salire molto l'acqua e allora
siè immaginato questa Barcaccia come la la la chiamiamo che sta appunto semia affondata nell'acqua quando Pietro Bernini lavorava per la Preparazione di questa fontana di cui si è appena parlato il figlio Gian Lorenzo era un ragazzino ed era già molto ben orientato nel mondo dell'Arte gli scultori in quel tempo parliamo cioè dei primi anni del 1600 specie a Roma si dedicavano molto a una duplice attività Appunto quella di progettisti monumenti e oggetti colpiti di vario tipo e al restauro al restauro delle antichità a Roma naturalmente Era disseminata di Questo tipo di cose e Pietro Bernini
apparteneva a quel gruppo di maestri che non erano pochi A dire il vero anche se i loro nomi oggi sono molto dimenticati che dedicavano molto della loro attività a questo al ripristino delle statue antiche perché cresceva sempre di più In quell'epoca un grande collezionismo di questo tipo di cose soprattutto uomini di Chiesa ma non solo anche Nobili persone Comunque abbienti e colte amavano raccogliere frammenti Dell'antichità e restaurarli cioè renderli più chiaramente visibili più comprensibili sappiamo tutti che gli oggetti antichi sono arrivati a noi rotti spesso semidistrutte incomprensibili che so di una stato arriva soltanto il
busto e quindi non si capisce più nemmeno che cosa rappresentava una testa arriva frammentaria in ogni caso anche quello che arriva abbastanza integro è rotto in qualche punto pensate tutti i nasi delle Statue antiche per esempio e quindi In quell'epoca ci fu un fiorire di lavoro di restauro e anche il giovane Gianlorenzo Bernini imparò l'arte della scultura così andando a vedere le statue antiche e imparando a ricostruirle a dargli senso dar loro senso Ed ecco che in effetti il questo giovane bravissimo Insomma fin da ragazzino cominciò a entrare nella cerchia di uno dei più noti
collezionisti accogl d'arte di Quell'epoca il cardinale Scipione Borghese Noi tutti sappiamo che esiste un termine nella nostra lingua che è il termine nepotismo e vuole significare la protezione che qualche grande potente dà ai propri parenti e questo termine In effetti si è svil at proprio in quel tempo in cui era assolutamente una regola che i papi soprattutto i papi regnanti favorissero in ogni modo membri importanti della famiglia spesso Questi erano i nipoti e i nipoti diventavano Cardinali facilmente la storia di Scipione Borghese è proprio tipica in questo senso egli era il nipote del Papa regnante
Paolo V che si chiamava Camillo Borghese rappresentante di una famiglia nobile tra le più importanti for che che abbiano vissuto nella città di Roma la famiglia Borghese è una famiglia di origine Senese non è propriamente Romana Tuttavia ha lasciato nella storia della città di Roma una traccia profondissima Tutt'ora Tutt'ora esiste questa grande casata e nel 600 Effettivamente si è coperta di Gloria Dunque all'inizio del seic era papa Paolo V Borghese se vogliamo essere proprio precisi e la cosa ha una certa rilevanza proprio per la storia dell'arte il 1600 non comincia con questo papa che si
insediò nell'anno 1605 sembra un dettaglio da niente ma per la storia dell'arte della pittura della scultura dell'architettura è un dettaglio degno di essere un attimo Analizzato perché quei 5 anni che vanno dall'anno 1600 quando il secolo comincia al 1605 quando Paolo V si insedia sulla cattedra di Pietro hanno un notevole significato per la storia dell'arte 5 anni dicevamo importanti Voi sapete che nella storia dell'arte soprattutto a Roma ma non solo a Roma nei secoli passati ha avuto un'importanza enorme il papato le cose cambiavano molto quando cambiava il papa tutti i papi nel corso del 1600
ma anche Prima e anche dopo per molto tempo hanno avuto un'attenzione estrema all'arte hanno favorito Gli artisti hanno promosso grandi imprese di questo tipo ma questa caratteristica è ancora più accentuata nel seic perché nel corso di quel secolo si sono succeduti sulla cattedra di Pietro dei personaggi veramente eccezionalmente rilevanti Quindi quando Noi studiamo e analizziamo la storia delle Arti In quell'epoca dobbiamo tenere conto di Questi Pontefici perché hanno avuto un influsso a volte determinante Paolo V Borghese di cui parlavamo l'ha avuto e il fatto che lui si sia insediato proprio all'inizio del secolo ha un
certo significato Per esempio un punto interessante è proprio quello di cui abbiamo appena fatto cenno ebbe questo nipote Scipione si chiamava che fu un protagonista assoluto nel campo delle Belle Arti per una felice circostanza della sorte Scipione Borghese era proprio l'uomo che possiamo immaginare amantissimo della pittura della scultura dedito moltissimo a questa attività il il papa Lo zio gli dette incarichi di governo naturalmente lo fece Cardinale e gli affidò compiti piuttosto importanti per esempio in campo diplomatico ma Scipione Borghese ha detto dei contemporanei era assolutamente inetto da un punto di vista pratico operativo come Ambasciatore
come uomo Politico valeva poco e niente però era una persona straordinariamente colta intelligente appunto amante delle Arti aveva una disponibilità economica sterminata era il nipote prediletto del papa regnante e quindi fece esattamente ciò che voleva e se oggi noi a Roma per esempio abbiamo uno dei musei più belli forse del mondo che è la Galleria Borghese ciò si deve semplicemente o fondamentalmente al fatto che quell'uomo nel corso della sua vita dedicò molte Delle sue energie ad accumulare opere d'arte a ordinarle agli Artisti a comprarle a metterle insieme a costituire una collezione a curarla con grandissima
attenzione a edificare un luogo ben preciso per farne un una specie di Cenacolo delle Arti della conversazione tra intellettuali degli incontri di alto livello Ecco fece tutto questo poi nel corso dei secoli ciò che aveva accumulato è stato anche arricchito dai suoi successori fino a Che circa 100 anni fa all'inizio del 900 questa grande raccolta d'arte meravigliosa È diventata proprietà dello Stato e oggi Esiste un museo che ancora porta il nome di chi lo fondò la Galleria Borghese e debbo dire chi ha occasione di venire a Roma o chi vive a Roma e va a
visitare questa galleria e ha un minimo di interesse di amore per l'arte per l'architettura per la pittura per la scultura Beh prova un'esperienza bella bellissima si trova di fronte a capolavori meravigliosi e tra l'altro ha l'occasione di vedere una raccolta di statue di Gianlorenzo Bernini che veramente Bisogna dire non ha l'uguale al mondo e questa raccolta è stata dovuta a lui al cardinale Scipione Borghese che si accorse di un giovane assai capace Lo chiamò a casa sua e lo fece lavorare immaginiamo di visitare oggi la Galleria Borghese e di andare a cercare le opere che
Gianlorenzo Bernini fece per il cardinale e ne troviamo parecchie per esempio c'è un ritratto un busto di marmo del del papa del grande zio Paolo V un'opera piccola ma impressionante se la si guarda con una certa Attenzione si capisce subito un aspetto dell'arte di Bernini la capacità di penetrazione psicologica Non dico che l'opera sembra vera però dà una sensazione di vita Latente notevole Ma questa impressione aumenta se andiamo a vedere il ritratto che Gianlorenzo Bernini ha fatto a lui al committente al grande collezionista al cardinale Scipione Borghese c'è una piccola sorpresa che dice un po'
tutto sulla personalità di Gianlorenzo Bernini quando noi chiediamo agli addetti della galleria dove sta il ritratto che Bernini fece al cardinale ce lo indicheranno naturalmente entriamo nella sala e c'è una Piccola un piccolo momento di sconcerto perché di ritratti se ne vedono due sono affiancati e sono quasi uguali quasi identici e si vede appunto questi due busti importanti del Cardinale Scipione Borghese uomo nell'immagine di Bernini forte volitivo vivacissimo e al punto che i i bottoni dell'abito cardinalizio sono in parte slacciati come se si fosse vestito in fretta insomma per farsi ritrarre dal dal grande maestro
e ancora una specie di scintilla di di vita Latente si vede CH ente in questi due busti ma sono quasi identici e ci si chiede ma che cos'è uno è un originale l'altro è la copia oppure un calco è vero è stato fatto un calco per qualche strano motivo ma gli addetti della galleria ci diranno No sono entrambi originali ma ne ha fatti due per un curioso motivo e il motivo contiene dentro di sé un po' la quinta essenza Non so come dire dello spirito di di Bernini i due busti sono lì per un Incidente
così almeno raccontano le fonti e l'incidente è il seguente il cardinale Ordina a Bernini il suo ritratto e naturalmente il maestro si mette al lavoro con grandissimo impegno e con grandissima rapidità perché apparteneva alla categoria di quelli che essendo bravi e capaci in quello che fanno non hanno bisogno di moltissimo tempo dunque prende un blocco di marmo e gli fa il ritratto quando il ritratto sta per essere terminato il maestro si Accorge che il blocco di marmo che aveva che stava utilizzando Ha un difetto che però non si vedeva all'inizio e sapete come succede quando
si va nelle cave di marmo e si prendono i blocchi e si prendevano perlomeno i blocchi che poi si devono usare per fare una statua e non si può mai sapere se all'interno del blocco ci sono delle inclusioni Cioè se la superficie del Marmo all'interno si presenta come all'esterno cioè pura pulita può capitare che ci siano delle Inclusioni di di altro materiale e che gli artisti chiamano i chiamavano perlomeno i peli cioè delle righe nere delle delle cose che deturpano la superficie e che sono talmente profonde che è difficile mandar via Insomma cosa succede proprio
nel punto in cui Bernini sta eseguendo il volto la la fronte del Cardinale esce c'è un pelo del Marmo ma brutto deturpante e che non si può togliere anche levigandola in tutti i modi e insomma ormai è successo E l'opera finisce solo che il maestro si preoccupa Come faccio a presentarlo al cardinale Così penserà che lo voglio prendere in giro poi con il carattere che ha perché aveva un carattere tremendo il cardinale Dico bene che fa prende un altro blocco di marmo e In pochissime ore lo rifà Sperando che non esca fuori di nuovo lo
stesso difetto il difetto non uscì fuori Però il risultato era talmente divertente questi due busti Pressoché identici però uno col difetto e l'altro no che se li tene tutti e due e tutti e due li presentò e tutti e due a distanza di secoli sono ancora oggi esposti nella Galleria Borghese un prodigio di bravura come dire ti dimostro che non c'è difficoltà che possa bloccarmi infatti è proprio questo il punto della questione la lotta contro le difficoltà da questo tipo di atteggiamento scaturì un modo di fare e di pensare l'arte che Fino a quel tempo
non si era mai visto uguale È una storia che va raccontata un po' meglio cari amici Buonasera Ieri mi sono soffermato un po' sulla figura di Gianlorenzo Bernini e mi per Esso di ricordare qualche aneddoto che però è opportuno Forse per mettere bene a fuoco questa figura ne vale la pena e direi di sì perché poi nella nella memoria che è rimasta di questo personaggio c'è stata quasi una identificazione Cioè è stato Talmente famoso talmente importante ha fatto cose talmente notevoli che poi quando si parla nei libri o nelle conferenze o o nelle visite di
Roma barocca si usa questo termine tanto tanto abusato volendo significare la magnificenza la magniloquenza dell'arte che nel corso del Seicento invase letteralmente Roma e un po' tutto tutta l'Italia e tutta l'Europa Ecco un punto di riferimento è sempre questo grande Maestro Gianlorenzo berlini E come mai è perché effettivamente con lui ci fu una svolta Come possiamo dire una una nuova fase dell'arte nacquero cose che davvero non non si pensava fino al suo tempo che potessero essere fatte D'altra parte questa è la virtù dei grandi artisti dei grandi uomini è vero fare qualcosa di imprevedibile di
imprevisto Poi aggiungiamo un fatto che la vita la vita fisica di Gianlorenzo Bernini copre quasi tutto il secolo Quasi tutto il Seic egli nasce in una data giusta da un punto di vista storico Cioè alla fine del secolo precedente alla fine del 1500 e e vive una lunga vita lunga sia per l'epoca sia Forse in assoluto e cioè una vita ultra ottantenne e muore Nel 1680 quindi occupa ben 80 anni del 1600 e li occupa bene perché fu un lavoratore infaticabile cominciò bambino e si può dire fino all'ultimo giorno continuò a lavorare godendo di ottima
salute di un carattere molto forte energico Che gli permise di evolversi anche di avere intorno a sé un enorme Scuola Allievi seguaci collaboratori da solo in un certo senso ha creato un'epoca Ma la cosa interessante è quella a cui facevo cenno ieri e cioè che merito non indifferente di averlo favorito e quindi di averlo lanciato fu quello del grande Cardinale Scipione Borghese è vero Come dice Benedetto Croce che la storia non si deve mai fare con il Sé però tanto per così per alleggerire la discussione Possiamo davvero dire che se il cardinale Scipione Borghese non
avesse aiutato e sostenuto Bernini come fece forse la storia delle Arti sarebbe un po' mutata invece lo fece ammirando nel talento gli ordinò una serie di opere per la sua raccolta d'arte che cresceva a vista d'occhio di giorno in giorno rendendolo Ammirato stimato invidiato a Roma e un po' ovunque ovunque si coltivassero le arti a Bernini ordinò fondamentalmente una serie di Statue caratterizzate da un un diciamo un doppio elemento statue singole o a gruppo tra l'altro una delle statue che ordinò a Bernini fu e ancora oggi si vede si ammira nella Galleria Borghese fu un
una immagine di l'eroe biblico in cui Bernini osò rappresentare se stesso farsi il suo autoritratto e Fu uno dei pezzi più Ammirati E tutt'ora Lo è il pezzo più famoso però che il Cardinale ordinò a Gianlorenzo Bernini che era un ragazzo poco più che Ventenne teniamone conto e fu un gruppo scultorio cioè una una una rappresentazione di due personaggi Apollo e Dafne e che doveva essere un po' la la l'essenza delle aspirazioni artistiche del del Cardinale stesso e anche delle capacità del berlini e una storia della mitologia greca e questo non è da stupirsi perché
naturalmente questi grandi personaggi questi grandi committenti amavano Ordinare immagini d'arte che da un lato si ispirano alla storia sacra quindi alla Bibbia o ai Vangeli ma dall'altro si ispirano a quella Fonte inesauribile di di storie di personaggi che è la mitologia il mito di Apollo e Dafne fu scelto dal Cardinale affinché il Bernini esercitasse la sua abilità al più alto livello possibile ancora oggi il gruppo scultorio di Apollo e Dafne è ammiratissimo dai visitatori che sia Bellissimo Non è necessario nemmeno dirlo basta andare E vederlo Bisogna proprio avere che so il cuore di pietra o
una indifferenza assoluta all l'arte cosa possibile bene inteso per non restare abbastanza Ammirati anche senza sapere niente di fronte a queste due statue grandissime che oggi si vedono collocate al centro di una delle sale della Galleria Borghese il mito È quello di Apollo dio molto legato all'arte perché in qualche Modo Apollo nella mitologia greca rappresenta proprio la dimensione dell'arte e della bellezza è egli stesso un giovane bellissimo circondato talvolta dal Muse che sono appunto le varie arti Ed è proprio come dire l'immagine sovrana di uno di una delle grandi aspirazioni dell'umanità questa di tutta l'umanità
credo anche se non ho sondato tutte le opinioni e cioè la giovinezza Apollo è un giovane eternamente giovane Eternamente bello ed eternamente dedito ai piaceri che derivano dall'esperienza artistica il che non è poca cosa cosa ed è una cosa credo condivisibile da tutti Le storie di Apollo sono innumerevoli una di queste è il suo innamoramento perché gli dei della Grecia si innamoravano e ne combinavano di tutti i colori in questo campo e della Ninfa Dafne naturalmente non staremo a raccontare tutta la storia il perché il per come chi è incuriosito può Saperlo facilmente Ma insomma
il punto culminante di questa vicenda mitologica è che il il Dio Apollo insegue La ninfa e la insegue per il preciso motivo di possederla proprio fisicamente ma il destino che regola le cose umane secondo la mitologia greca ma a dire la verità anche secondo me eh non permette Questo è molto interessante Tra l'altro il il concetto greco della della mitologia che esistono gli dei e non un Solo Dio e che essi sono tutti sottoposti al destino cioè non è Dio che crea il destino il destino è Dio veramente in un certo senso loro avevano tanti
dei Giove Giunone Apollo Venere eccetera eccetera e tuttavia anche loro in qualche modo pensavano e forse tutti pensano che esiste un solo Dio e il Dio è il destino una cosa che sovrasta tutti uomini e dei in questo caso il destino non vuole che Apollo possieda La ninfa e la insegue la SEG per una selva e lei a Un certo punto che sa di non di non potere e non volere essere posseduta dal Dio implora appunto il padre di tutti gli dei il destino che la Salvi da questo e e la salva infatti ma la
salva in un modo strano paradossale così come deve essere un mito quando Apollo sta per raggiungerla perché certamente corre più svelto di lei Ella si trasforma e si trasforma nella pianta dell'Alloro si trasforma in una pianta pianta e Questa pianta diventerà Poi Simbolo di arte di Poesia e con le foglie di quella pianta si faranno le corone che verranno poste sulla testa dei poeti e Apollo ha la l'avventura e lo sbalordimento di vedere questa donna che mentre egli sta per germir si trasforma dalle dalle mani spuntano le foglie i piedi diventano radici a mano a
mano diventa un albero e a quel punto certo l'atto sessuale non si può fare è una storia curiosa con tante implicazioni anche psicanalitiche su cui Hanno studiato poi tanti studiosi anche del nostro tempo ma a noi interessa soltanto la statua che cosa si vede quando si entra nella Galleria Borghese cosa fece Bernini effettivamente rappresentò questo mito si vede Apollo che sta correndo e si vede la donna che si sta trasformando effettivamente alcune parti del suo corpo non sono più mani piedi ma stanno diventando parti di una pianta un prodigio della scultura che ancora oggi Con
le tecnologie attuali lascia a esterrefatti coloro i quali osservano con attenzione questa questa scultura e ci si chiede la prima cosa veramente che ci si chiede una volta spiegato un po' il soggetto è Ma come diavolo ha fatto a far così il prodigio se vogliamo chiamarlo in questa maniera è questo la donna si sta trasformando e il maestro l'ha fatta in modo tale che chi vede questo gruppo abbia la netta sensazione che la figura Di Dafne si stia staccando dalla terra stia salendo come prendendo il volo e non lo prende perché esattamente nel momento in
cui sta si sta liberando nell'aria diciamo così per per non essere ghermita dal dal Dio invece si radica alla terra perché diventa un albero Infatti fisicamente parlando la la statua di Dafne è più in alto del di Apollo come se stessero salendo su una Collinetta e lei fosse un po' più Su lì per lì non ci si rende conto della sensazione visiva che si prova però Bernini che naturalmente non non conosceva le scienze psicologiche presumo che peraltro non esistevano ancora nel senso moderno del termine Bernini da artista Ha ha ha avuto un'intuizione che è è
semplice e e sconcertante e che chiunque prova quando vedete il gruppo scultorio e una statua è fatta di di marmo è questo chiunque lo capisce e chiunque capisce che pesa pesa Moltissimo dare l'impressione che un una statua di marmo sia talmente leggera da potersi alzare nell'aria E effettivamente è qualche cosa di di unico e e di rarissimo In effetti se si Esamina un po' tutta la storia della scultura non Ma mica solo italiana trovare un caso simile è difficile e cioè la sensazione che le opere perdano peso si si si liberino della materialità di cui
sono fatte questa è una grande aspirazione in generale di tutta l'arte Cioè creare qualche cosa che non sia condizionato dalla materia di cui è fatto eh quando a volte ci si si parla di un'opera d'arte si dice bellissima È sublime spesso si vuole intendere che riesce ad andare al di là della materia di cui è costituito una musica è fatta di note Sì naturalmente e quindi si suona con degli strumenti un quadro è fatto con dei materiali la scultura con marmo Eh ma quando si perde la sensazione della materia e si coglie soltanto l'immagine effettivamente
l'opera d'arte ha raggiunto il risultato che dovrebbe sempre raggiungere cioè liberarsi del peso che Grava su di lei e questa scultura di apolle Dafne sembra fatta Così in questo modo ma c'è qualcosa di più ancora eh quando si guardano i punti in cui la statua si trasforma in altro da sé Cioè in una pianta e e si osserva Il volto della Ninfa quello di Apollo che Tra l'altro sono entrambi ispirati alla grande conoscenza che Bernini aveva delle statue antiche per esempio la faccia di Apollo è similissimo Alla faccia del cosiddetto Apollo del Belvedere che è
una statua Antica famosissima che si conserva ancora adesso a Roma in Vaticano e che Bernini conosceva molto bene perché quando era ragazzino andava in Vaticano a vedere le statue antiche e basta fare una fotografia della faccia Dell'Apollo del Belvedere e una fotografia della faccia dell'Apollo di Bernini si vede chiarissimo non bisogna essere grandi esperti Cioè lui cita le statue antiche in un modo precisissimo Ma tutto questo non avrebbe nessuna importanza se non fosse il modo con cui poi ha fatto lui allora lui deve dare una sensazione e cioè di una corsa che si ferma all'improvviso
i due personaggi stanno correndo e Dafne si ferma si blocca perché Voi capite bene per Trasformarsi in un albero e bisogna Star fermi e si ferma anche lui naturalmente sbalordito fatto di quello che succede e questa fermata nello spazio e nel tempo è rappresentata a bernin in un modo singolarissimo e cioè lavora dentro le due statue distanziandole oppure lavorando con una sottigliezza infinita sulle foglie che esegue sui capelli che sono ancora un po' mossi dal vento dando la sensazione che non ha scolpito soltanto il marmo ma anche l'aria Circostante come se ci avesse messo dentro
un flusso Vitale che si è bloccato ma che è rimasto incardinato dentro le immagini e questo fatto di rappresentare il tempo che si ferma di colpo è un'intuizione cari amici piuttosto notevole compiuta la statua si sparse la voce tra gli esperti gli appassionati e comunque tutta la cerchia che gravitava intorno al cardinale Borghese che questo giovane maestro avesse fatto qualcosa di notevole Veramente notevole e successo quello che succede sempre a questo mondo quando qualcuno fa qualcosa di notevole l'invidia immediatamente ci fu qualcuno che e Sostene la tesi che l'opera non andava bene questo capita spesso
e coi grandi capolavori d'arte Anzi un artista che mette tutto il suo impegno nel fare un lavoro è sicuro di averlo fatto bene e poi sente dire che ha fallito dovrebbe sapere che allora vuol dire che il capolavoro l'ha fatto sul serio in l di Massima succede sempre così e così successe vennero visitatori e Naturalmente essendo un lavoro molto innovativo molto bello e anche molto inquietante e bisognava fermarlo insomma questo genio che c'aveva 25 anni E quindi avendo fatto una cosa del genere poteva occupare una posizione troppo importante troppo rilevante solo che non era tanto
facile trovare trovare una una critica vera Insomma perché L'opera è bella non C'è niente da fare e quindi si usò il metodo che si usa sempre in queste circostanze si trova un argomento che non c'entra niente e l'argomento fu Questo si disce ma questo come Apollo e Dafne poi insomma rappresentata lei sì mentre si sta trasformando in albero ma il Mica è tutta trasformata Eh è nuda e il nudo è estremamente bello troppo e poi soprattutto in casa di un cardinale Ma si può ammettere che in casa di un cardinale per di più il nipote
del Papa Possa essere mostrata e apprezzata un'opera così la SVA si diceva a quei tempi e oggi diremo pornografica e così l'opera venne condannata è successo un episodio singolare che fu proprio un grande uomo di chiesa a suggerire al cardinale Borghese la soluzione e la soluzione si vede ancora oggi ancora oggi accade questo e Borghese era naturalmente legato a tutti i più grandi intellettuali e uomini di Chiesa di Roma e pensate Il nipote del Papa Ovviamente La sua casa era ambitissima e uno degli amici più cari era un altro Cardinale Insomma di quel tempo un
uomo giovane molto intelligente e molto laico e molto colto che si chiamava Maffeo Barberini ed era membro di un'altra grandissima famiglia nobile Romana anche questa come borghese non Romana di origine ma Toscana i Barberini e un nome che non si potrebbe immaginare più più famoso nella storia della nobiltà e della nobiltà internazionale Maffeo Barberini era un cardinale molto rispettato ed era un poeta un letterato un uomo Insomma di grande di grande finezza e ebbe un colloquio con Scipione col col committente della Polle Dafne e sipione si lamentava dice Ma possibile mai ho fatto fare una
una cosa così bella e adesso mi stanno a criticare perché è la sciva Ma figurati un po' te Ah no disce allora Maffeo disse Ma no invece è giusto hanno ragione infatti e a mio avviso e tu devi sostenere Questa tesi è un'allegoria è un'allegoria sacra e dice Ma come non mi pare no no guarda ti spiego subito si tratta di questo si interpreta così e Apollo è un giovane bellissimo Vedi eh e hai visto la faccia che ha fatto Bernini così un po' sbalordito e quasi non riesce a comprendere quello che sta succedendo pure
essendo un Dio lei Beh insomma non c'è bisogno di dirlo è una donna meravigliosa che però si sta trasformando nell'albero e lui vedi la Sta per toccare Ma non la tocca non la tocca perché ormai non ha più senso Cè Quindi è chiaro che cosa significa quest'opera è un un messaggio morale molto importante C vedi Apollo com'è giovane pur essendo un Dio è inconsapevole Infatti i giovani molto spesso aspirano aspirano alla soddisfazione dei loro desideri più immediati più istintivi e poi però se riescono a soddisfarli si accorgono che arriva la delusione la delusione Profonda perché
chi crede di di cogliere i piaceri della vita in modo così facile e immediato poi si ritrova in mano un un mucchio di di foglie secche ecco Ecco l'allegoria noi diremo che così come i giovani non capiscono e vero qual è il vero senso della vita così Apollo quando stava per toccare Dafne Si ritrovò in mano un mucchio di foglie Ecco La disillusione della giovinezza e quindi un monito un profondo monito morale a quel punto Maffeo scrisse una poesia in Lingua latina perché era un grande latinista e la fece scolpire alla base della statua ancora
oggi chi entra nella Galleria Borghese può leggere questa poesia non la capisce più nessuno ma se qualcuno ce la traduce capiamo quale profondo significato morale c'è in quella statua Ieri abbiamo parlato della storia del gruppo scultorio dell' Pool Dafne del Bernini e di come un dotto di quel tempo il Cardinal Maffeo Barberini Interpretasse quella statua in senso morale moralistico diciamo per togliere quella forza quell'impatto eh Invece fisico erotico diciamolo pure che in effetti promana da quella statua da quel gruppo scultoreo l'aneddoto tutto sommato è abbastanza curioso Ma al di là di questa curiosità c'è la
dietro di sé un grande principio e che questo è interessante e il gruppo scultore della Polle Dafne fu creato da un uomo giovane circa venticinquenne pieno di energia di Gioia di vivere e e di desiderio di vivere la vita nella pienezza della soddisfazione a ogni livello fisica spirituale Beh tutto ciò è assolutamente Ovvio si potrebbe dire e in un certo senso lo è tutti i giovani desiderano questo Presumo tranne in casi di patologie particolari e che pure comunque Celano e offuscano questo tipo di desiderio è logico che sia così È logico che si debba desiderare
di vivere la vita e di essere e di essere felici e Di godere delle Gioie che la vita può dare ed è logico che questo si manifesti nella giovinezza è meno logico che questo argomento sia al centro dell'arte non sempre è stato così anzi veramente per secoli non è stato così il fatto che a Roma durante il pontificato di Paolo V Borghese emergesse un artista come come Gianlorenzo Bernini ha un significato piuttosto notevole emergeva un artista che poneva Al centro della della sua arte della sua espressione una specie di Inno alla giovinezza Oh intendiamoci questo
argomento era stato trattato da intellettuali italiani poeti artisti tante volte vi ricordate la la poesia di Lorenzo il Magnifico eh quant è Bella giovinezza dice quella poesia che si fugge Tuttavia E chi vuole esser lieto sia e di doman non ve certezza versi piuttosto famosi o perlomeno famosi un tempo quando a scuola ancora Si studiavano le poesie eh Lorenzo il Magnifico Insomma un uomo un uomo vissuto alla fine del 400 a Firenze in un clima certo ben diverso dalla Roma del primo seic del del Papa Paolo V Borghese però mai forse c'era stato con tanta
evidenza con tanta forza il desiderio da parte dei committenti e degli Artisti di concentrare il proprio slancio creativo sul tema della giovinezza Appunto una cosa ovvia da un lato e però anche significativa Dall'altro la giovinezza è una stagione della vita positiva Di solito quando si arriva all'età matura tutti dicono di no Io per esempio che mi trovo nella nella stagione della vita diciamo dei cinquantenni e amo dire spesso Ah beh Adesso sì che sto mi sento bene Non Quasi quasi non vorrei ritornare giovane avrei qualche incertezza perché la giovinezza spesso è piena di dispiaceri di
ansie di timori poi quando si arriva a una certa maturità Quasi quasi si sta Meglio lo dico cari amici però non è che lo penso vedo che lo si dice spesso così lo dico anch'io e tuttavia qualche cosa di vero c'è cioè l'ideale dell'uomo sarebbe vivere la giovinezza con la consapevolezza dell'età matura Questo è una banalità lo ammetto però insomma anche La banalità fa parte della vita quindi Permettetemi di utilizzarla almeno per qualche minuto del resto possiamo dire che di tempo in tempo gli artisti individuano Una fase della vita umana e si concentrano su quella
ci sono delle epoche nella storia dell'arte in cui per una specie di accordo inconsapevole l'attività artistica si concentra su altre fasi della vita umana che so la maturità la vecchiaia l'infanzia pensate per esempio quanta Arte del 900 eh del secolo che è appena terminato quanta Arte del 900 è legata alla dimensione dell'infanzia della quasi inconsapevolezza tipica Dell'infanzia per esempio molto spesso si parla dell'arte delle avanguardie del Novecento come se fossero cose molto difficili e spesso non si pensa che sono molto facili perché sono molto semplici gli avanguardisti Erano semplici non erano complicati C'è stato addirittura
un movimento artistico chiamato il Dadaismo che si ispira al balbettato del bambino quando ancora non sa parlare e dice ba ba ba da da da così i dadaisti erano dei Bambini degli infanti invece gli artisti del primo Seicento erano dei giovani lo erano naturalmente anagraficamente ma lo erano concettualmente l'arte del primo Seicento è l'arte della giovinezza Ma tutta la pittura la scultura l'architettura l'architettura perfino e Bernini è stato un esponente di questa tendenza cioè L'artista che insegna all'umanità che la più grande stagione è quella e quindi va vissuta Fino in fondo e va rappresentata al
meglio possibile Ebe un grande sostenitore certo nel nel Cardinale Borghese e quella l'epoca in cui molti artisti hanno la percezione di poter rappresentare in un modo convincente una stagione della vita come un potremmo dire una categoria dello spirito Se mi è concesso di ricordare il grande Kant che di queste cose se ne intendeva in non poco voglio F farvi un esempio un altro Esempio rispetto alla Polle Dafne di Bernini su cui mi mi piaceva soffermarmi Perché tutto sommato dobbiamo obbedire a Bernini stesso quando e lo Abbiamo ricordato nelle nostre conversazioni quando divenuto vecchio o perlomeno
molto più grande ebbe occasione un giorno di dire ai suoi amici francesi quando era a Parigi ricordatevi di parlari sempre di cose grandi Non parliamo di minuzie o di o di o di piccole cose teniamoci al Altissimo livello quando discutiamo e lui si è tenuto ad altissimo livello quando ha fatto il suo lavoro teniamoci anche noi ad altissimo livello e seguiamo in questa vicenda di amore per la giovinezza seguiamo il cardinale civone Borghese il committente di Bernini in un'altra sua casa perché naturalmente e questi uomini Ebbero l'ingegno e la capacità di fare quello che molti
grandi di oggi non fanno e cioè di far sì che la loro presenza Nella storia resti legata all'architettura agli edifici Che costruiscano parola che ancora oggi noi usiamo in modo metaforico quando parliamo della vita e diciamo bisogna costruire costruire qualcosa costruire è la costruzione ciò che ci lega alla storia chi non cost uisce scompare e il più grande delitto della storia delitto morale Ben inteso è la distruzione la distruzione Delle architetture o la manomissione delle architetture Perché l'architettura la costruzione è veramente la quinta essenza della civiltà è una grande civiltà si contraddistingue da una grande
architettura e una cattiva civiltà si cala facilmente in sciagurate architetture e in una rilevante o pessima urbanistica la Scipione Borghese e altri uomini del suo tempo furono molto concentrati su questo concetto Tanto è vero che se oggi Roma ha in Alcuni luoghi perlomeno un nobilissimo aspetto lo si deve a queste persone che hanno creduto necessario lasciare un segno architettonico della loro presenza Allora possiamo vederne un altro lasciato da scipion Borghese la villa che gli si costruì sul Montecavallo il colo Quirinale il Colle del Quirinale cari amici è un modello supremo della storia dell'architettura universale dell'architettura
prodotta dall'umanità e in larga parte Non tutto si deve a Quegli uomini lì questi uomini del primo Seicento il Palazzo del Quirinale la sede attuale del Presidente della Repubblica e per secoli Palazzo dei Papi fu in larga parte pensato e costruito in quel tempo gli ascoltatori della radio lo sanno molto bene ogni domenica si trasmette su Radio Tre con la collaborazione di Radio Quirinale si trasmette il concerto del Quirinale e i presentatori ci dicono adesso dalla sala Paolina del Palazzo del Quirinale Ascolteremo il concerto e perché si chiama Paolina quella sala perché è rimasto legato
il nome del papa che la fece costruire Paolo V Borghese Ecco perché si chiama Paolina e quindi tutte le settimane ci viene ricordato che quel luogo fu pensato e edificato a quel tempo sotto quel grande Papa da architetti che lavoravano per lui a pochi metri di distanza il cardinale Scipione fece edificare una villa che poi nel corso dei secoli si è ampliata e È passata di proprietà e oggi noi conosciamo quel luogo con un altro nome lo conosciamo come Palazzo Pallavicini rospigliosi però all'origine era una proprietà Borghese e il cardinale fece costruire un edificio particolare
secondo un gusto Una tendenza appunto tipica del suo tempo il cosiddetto casino dell'aurora oggi nella lingua italiana questa parola casino ci fa pensare a così ad altre cose ma nella lingua seicentesca indica semplicemente Un piccolo edificio un luogo raccolto destinato veramente all'esercizio delle attività intellettuali e della conversazione un una piccola casa composta fondamentalmente da un grande ambiente centrale e un paio di ambienti collaterali che si affaccia su un giardino e la cui facciata è una sorta di Scrigno della memoria e della storia questo casino Borghese poi divenuto Pallavicini è ancora oggi molto Ben conservato si
può ancora visitare e entrando dentro e venendo dal giardino così così come avveniva nel 600 giardino bellissimo entrando e alzando gli occhi si vede sulla sul soffitto un affresco famoso di Guido Reni pittore bolognese che visse parecchi anni a Roma e che fu molto legato al cardinale questo affresco rappresenta l'Aurora ancora una volta un'immagine mitologica il carro dell'aurora che attraversa il cielo è una Rappresentazione bellissima e tra l'altro meravigliosamente conservata e che si può apprezzare ancora oggi è opera di Guido Reni un altro dei maestri che contribuirono a creare a Roma un clima singolare di
Inno alla giovinezza Come dicevamo poc'anzi le figure di questo affresco sono delle bellissime figure di giovani che attraversano lo spazio e guardano verso di noi non starò naturalmente a a ricordarvi chi fosse Guido Reni questo grande grande Per confermare o per dimostrare la fama di quest'uomo abbiamo avuto occasione di dire varie volte che appartiene a quel ristretto gruppo di artisti italiani che sono rimasti talmente famosi da poter essere Ricordati col loro nome di battesimo ed essere riconosciuti l'esempio degli esempi è Dante chi non riconosce Dante Alighieri quando sente dire questo è Dante perché è talmente
talmente amico di tutti noi che lo conosciamo per nome e quel nome Appartiene a lui e poi Sì naturalmente può appartenere ad altri ma è è lui e per molti secoli Guido Reni venne chiamato Guido questo oggi naturalmente è meno comprensibile perché la fame e la gloria di Guido Reni non è certo paragonabile a quella di Dante lieri però per secoli quando in un testo di di arte o di letteratura si trovava il nome Guido Chi leggeva o chi sentiva capiva benissimo che si tratta di Guido Reni il principe Dei pittori bolognesi il maestro dei
maestri che onorò Roma per parecchi anni con la sua opera e che creò un modo di fare arte di fare pittura che effettivamente così come era successo per Bernini aveva ben pochi precedenti nella storia dell'arte Anche se oggi naturalmente ce ne rendiamo conto il cardinale Borghese volle Dunque questo argomento sulla volta del casino che si era fatto costruire su Montecavallo Eh il colle Che noi oggi chiamiamo il Quirinale laurora Beh il soggetto dice molto rappresenta cioè l'inizio l'inizio del giorno il mattino che sta sorgendo ed effettivamente chi osserva ancora oggi oggi l'affresco di Guido Reni
vede con molta chiarezza che Reni si è concentrato su un elemento e cioè la rappresentazione della luce dell'alba una luce che non è ancora piena ovviamente perché l'Aurora Non può Essere il mezzogiorno-mediocredito tipico di Roma Tra l'altro che riempie riempie i polmoni riempie lo sguardo riempie Comunque quella che noi chiamiamo la pienezza la sensazione di pienezza che mi auguro ognuno di noi abbia provato qualche volta nella sua vita a me è capitato e debbo dire che desidero sempre che ritorni questa sensazione anche se ritorna raramente quando veramente ci si sente bene Si può dire a
se stessi Sì mi sento sento bene Sono a mio agio nell'esistenza perché poi insomma sentirsi Bene vuol dire questo godere di salute fisica e morale la salute fisica vabbè non è molto difficile spiegare cos'è quella morale non è così immediatamente comprensibile Però ognuno lo sa ed è quello che appunto certi filosofi hanno ben definito è l'agio che non vuol dire avere tanti soldi vuol dire avere ciò che effettivamente noi avvertiamo ci occorre se possiamo dire a noi stessi Che le cose stanno così si sta bene e l'alba Sì è un momento adatto è un momento
molto adatto Voi sapete che chiunque quasi chiunque alla Ventura di poter vedere l'alba magari per motivi di lavoro o perché ins Sonne o o perché è ansioso Eh prova una condizione di felicità che è proprio connaturata alla alla mente umana certo Noi non siamo gli uomini della preistoria che forse pensavano che l'avvento del buio significasse la minaccia della fine o Della morte Ah però oscuramente c'è questo pensiero in tutti il giorno che nasce è la nascita e Nascere è un dramma da un lato ma e è la felicità Dall'altro la rappresentazione di questo stato d'animo
di questa sensazione non so come chiamarla È molto interessante in arte è talmente ovvio che quasi nessuno ci aveva pensato fino a quei tempi nell'ambito del della mentalità di quell'ambiente artistico Invece questo accade E ancora adesso chi osserva L'Aurora di Guido Reni anche se per caso non sappia nulla del pittore dell'epoca può soffermarsi su questa sensazione l'artista sta rappresentando una specie di Stato appunto aurorale della coscienza quella che si rischiara si sta rischiarando e rende tutto limpido e fa pensare che tutto possa avvenire senza turbamenti l'alba dell'umanità naturalmente attraverso il mito attraverso il mito e
non c'era in quel momento un altro Strumento perché l'artista deve rappresentare qualche cosa e naturalmente il pittore che cosa può rappresentare o la storia sacra o la storia profana non c'era a quel tempo ancora l'idea che l'artista potesse rappresentare direttamente la società in cui vive come è successo Diciamo dall'800 in poi questo non era ancora nell'orizzonte creativo L'idea era che si può parlare di noi stessi non parlandone direttamente idea peraltro Neanche tanto sbagliata per il mio e al limite si può raggiungere anche meglio il risultato nel caso di reni accade questo Reni rappresenta il mito
dell'aurora i cavalli che attraversano il cielo e tirano il carro appunto dell'aurora però è chiarissimo che questo mito è carico di verità di realtà rappresenta una cosa totalmente immaginaria ed impossibile E tuttavia rappresenta la quinta essenza di una verità profonda e cioè la percezione Della nostra stessa nascita di quella luce che invade ognuno di noi al limite anche tutti i giorni purché ce ne accorgiamo questa R azione molto interessante e restò nei secoli molto Ammirata e ancora lo si può fare debbo dire è una vicenda artistica che attraversa gran parte del seic E che può
essere sviluppata desidererei farlo e quindi cari amici Buonasera In questi giorni stiamo parlando di un Interessante tema o perlomeno par mio interessante che è qu della rappresentazione del mito della giovinezza in alcuni aspetti dell'Arte della pittura della scultura e dell'architettura perfino del primo del primo Seicento ci siamo soffermati sulle figure di artisti di quei tempi di primissimo piano Bernini Gianlorenzo Bernini Guido Reni grande bolognese e ho sostenuto Appunto questa tesi che C'è in quel momento storico Cioè a dire negli anni che vanno dal 1605 quando diviene Papa Camillo Borghese col nome di Paolo V fino
a un certo lasso di tempo successivo diciamo nel corso di tutto questo pontificato e poi ancora per alcuni anni diciamo fino fino all'avvento di un altro pontefice molto importante per la storia delle Arti cioè Maffeo berberini che assunse il nome di Urban Ecco in questi anni c'è un'attenzione Particolare sorprendente verso questo tipo di argomento la giovinezza l'alba dell'umanità Ma perché c'è una convergenza di di intenti su questo tema perché mai Perché nasce questo e naturalmente non è facile spiegarlo possono essere indicati Però alcuni spunti quello sì retrocedendo nel tempo come sempre si deve fare e
andando a vedere qualche presupposto di questo modo di pensare e di produrre arte In verità basta Arretrare di poco rispetto al pontificato di Paolo V Borghese basterebbe arretrare a quello che lo precedette un altro grande pontificato nella storia della storia della cultura e delle Arti e cioè il pontificato di Clemente VII Aldo Brandini altra grandissima famiglia di intellettuali studiosi uomini di chiesa Clemente Ottavo Aldobrandini tra l'altro è giusto ricordare e opportuno ricordare che sotto quel pontificato di Clemente Ottavo Aldo Brandini ci fu la breve ma diciamo straordinaria stagione del Caravaggio a Roma Ecco l'artista più
famoso del seic lavorò In quegli anni in un Lasso di anni brevissimo l'esordio del Caravaggio esordio pubblico intendo dire avvenne lo sapete e proprio in concomitanza con l'anno Santo il Giubileo l'anno 1600 e le ultime opere fatte dal Caravaggio a Roma sono state fatte nell'anno 1606 cioè quando da pochi mesi era assurto al Pontificato Appunto Paolo V Borghese ma non c'è solo il Caravaggio nella eh stagione artistica che fu vissuta sotto il pontificato di Clemente VII ALD Brandini tantissimi artisti Anzi lavorarono a Roma vennero a Roma e tra l'altro l'occasione del Giubileo era talmente importante
che è ovvio che si facesse tanto lavoro artistico in occasione di un Giubileo che per la Chiesa Cattolica fu tanto importante pensate il Giubileo dell'anno 1600 Veniva ad aprire un secolo che ne chiudeva un altro il 1500 drammatico tragico in qualche modo per la storia della Chiesa il 1500 era stato il secolo della della riforma Riforma Protestante quindi della più grande minaccia forse che la Chiesa Cattolica abbia avuto nel corso della sua millenaria storia perché è una minaccia che veniva dall'interno una frattura mai più mai più risolta e che divise la chiesa ma anche il
mondo Politico economico europeo in modo fortissimo inatteso nel corso del 5C ci fu una come dire una lotta lunghissima e complicatissima tutti noi conosciamo il Concilio di Trento questo grande grande concilio che fu convocato proprio per frenare e sanare questa grande frattura il Giubileo dell'anno 1600 veniva alla fine di questo fenomeno questo lungo fenomeno di lotte di contrasti e veniva A consacrare in qualche modo una rinascita della chiesa cattolica uscita alla fine non dico indenne ma in qualche modo risanata da questa tempesta della riforma alla fine del 500 in effetti ci fu un movimento di
pensiero di opinione diremmo oggi Teso a rinsaldare fortemente il potere l'autorità della chiesa cattolica anche sotto l'aspetto culturale artistico molto importante consideriamo perché naturalmente le le Arti figurative per la Chiesa Cattolica hanno un profondo significato rafforzato proprio dalla lotta contro il protestantesimo il protestantesimo infatti tra le sue tesi aveva proprio quella della opposizione alle immagini sacre l'essenza del protestantesimo è il contatto diretto col testo col testo sacro quindi la lettura è la parola la dottrina non l'immagine l'immagine non è amata dal protestantesimo perché è avvertita come Feticcio come lo spostamento dell'attenzione il credente deve avere
un rapporto diretto col Divino non mediato dalla falsità l'immagine è falsità se Io rappresento Cristo in un quadro sia pure bellissimo in modo convincente per quello che è la dottrina Cristiana e con grande impegno etico ed estetico Tuttavia secondo la impostazione protestante come un errore clamoroso e anzi del tutto grave cioè sposto L'attenzione di chi deve invece concentrarsi sull'essenza del del discorso religioso la sposto sull'apparenza cioè su una immagine Ma l'immagine non è il divino mentre è facile scambiarla per tale i fedeli che che baciano le Sacre immagini che mettono la coroncina sulla testa della
Madonna che considerano sacra la pittura sono in realtà in errore secondo l'ottica protestante perché Attribuiscono una dimensione sacrale a ciò che sacro non è ma è semplicemente il prodotto del lavoro di un esperto di un artigiano di un artista che certamente può sedurci ma questa seduzione In verità è considerata fallace Anzi pericolosa e la lotta del protestantesimo contro la pittura per esempio la pittura sacra caratterizza molto della cultura del dibattito cinquecentesco la Chiesa Cattolica invece si fece un punto d'onore nella Riaffermazione dell'arte in quanto veicolo eccellente per andare verso il divino la posizione Chiesa Cattolica
era completamente era ed è completamente diversa è vero Sì che un quadro non è un quadro che rappresenta Dio non è Dio ma è un utile veicolo per per avvicinarci a Dio e quindi la funzione dell'arte fu giudicata dalla Chiesa Cattolica estremamente positiva Sì è vero c'è il rischio del feticismo Ma è un rischio Che la chiesa combatte E combatterà questa era la posizione dei controvers isti e cattolici contro quelli protestanti quello sarà compito poi della chiesa evitare gli eccessi e le assurdità esattamente come nella dimensione del Miracolo la chiesa crede nel miracolo ma è
la prima a dubitarne Tanto è vero che per proclamare Santo qualcuno bisogna istruire un vero e proprio processo e bisogna diffidare della credulità Popolare delle Impressioni è vero delle statue che piangono che so io delle dei malati che vengono improvvisamente risanati è la chiesa la prima a dubitare di questo e a predisporre degli strumenti per accertare una pres punta verità questa la posizione ufficiale Ma che c'entra questo con l'arte che c'entra questo col nostro tentativo di ricostruire qualche aspetto significativo dell'arte del Seicento c'entra in questo senso che verso la fine del 500 Ecco al tempo
del Pontificato di Clemente vi ALD Brandini si cominciò ad approfondire sempre di più questa particolare dimensione della storia sacra della storia della Chiesa quella della giovinezza della Chiesa delle origini pure vere oneste e Sante del Cristianesimo e quindi di ciò che nutre le basi della nostra stessa società o perlomeno così Si pensava In quell'epoca voglio fare un esempio per tutti Non dico che sia l'esempio che spiega tutto Però è è bello e commovente E centra moltissimo con argomento della giovinezza da cui ci siamo mossi proprio per rinsaldare la Fede per dimostrare La supremazia indiscutibile del
filone cattolico rispetto ad altri filoni cristiani verso la fine del secolo del 500 avvicinandosi il Giubileo il Giubileo che avrebbe dovuto effettivamente consacrare il nuovo Trionfo della Chiesa Cattolica di Roma quindi e di tutto ciò che questo Significa e ci fu da parte della classe intellettuale della della chiesa uno sforzo notevole di riesame delle origini cristiane il discorso è molto semplice e lineare visto che ci hanno tanto contestato era in fondo la sintesi del discorso Cerchiamo di ritrovare esattamente Il senso profondo delle nostre radici andiamo a rileggere cosa dissero cosa scrissero naturalmente gli antichi cristiani
primi Andiamo anche a cercare le vestigio e le testimonianze della chiesa primitiva Tra l'altro ci fu una intensa ricerca delle tombe e dei corpi dei martiri dei martiri dei primi secoli cristiani e è successo un fenomeno molto interessante in questo senso molti vennero veramente ritrovati ma l'episodio forse più commovente di tutti fu proprio alle soglie del Giubileo il ritrovamento del corpo della Martire Santa Cecilia c'erano delle leggende e degli antichi Scritti che raccontavano le vicende di questi Martiri e sulla base di queste antiche testimonianze si ritenne possibile ritrovare il corpo della Santa Martire una delle
più significative e importanti della storia del Cristianesimo senza entrare in tanti dettagli mi limito a dire che il corpo fu ritrovato e naturalmente fu ritrovato intatto come è normale e giusto che sia per una giovinetta protomartire era una bambina o poco più E il corpo venne ritrovato così come si pensava che fosse disteso rannicchiato con la testa che era stata colpita era era morta così e ancora semic collegata al corpo era stata come decapitata Ma la testa non si era staccata e e così era stata collocata nel Sepolcro e quando il corpo fu scoperto sembrava
che dormisse eh un'emozione credo incomparabile si decise di consacrare questa scoperta e venne chiamato un Giovane scultore Ecco un giovane di pochissima fama e di grandissimo talento che si era segnalato In quegli anni tra i tanti scultori che lavoravano a Roma e Lavoravano con grande impegno perché in quel tempo l'arte della la scultura era molto Favorita molto incoraggiata si facevano grandi monumenti gremiti di figure statue Fontane c'era tanto lavoro per gli scultori molti di questi scultori Venivano per un'antichissima tradizione dal nord Italia dalla Lombardia e dal Ticino Questa è una tradizione che veniva addirittura dal
Medioevo quando i cosiddetti magistri comacini venivano dal nord e e e scendevano in tutta l'Italia alla lavorare a portare il frutto delle loro competenze uno di questi maestri era appunto era stato individuato per un lavoro peculiare e si chiamava Stefano Maderno e gli fu dato Incarico di fare una statua che riproducesse in modo preciso fedelissimo il corpo di Santa Cecilia così come era stato ritrovato come rannicchiato a terra semid dormiente verrebbe da dire con la testa con questo colpo terribile inferto però ancora unita al corpo come appunto se dormisse ed egli eseguì una statua che
ancora oggi non cessa di stupire di commuovere chi la va a vedere sia Esso Cristiano non Cristiano credente in Qualche cosa o meno la visione di questa statua che è collocata sotto l'altare maggiore della basilica di Santa Cecilia a Roma una chiesa bellissima ma commoventi quest'opera è veramente l'immagine di una tenera e dolcissima fanciulla che dorme in eterno come se stesse per nascere in verità e non come se fosse stata ritrovata dopo la morte è un'immagine di giovinezza incorrotta intoccata ed intoccabile che veramente Può essere compresa da chiunque e che merita di essere vista Ebbene
quest'opera fu completata proprio nel momento del Giubileo Quasi quasi si potrebbe dire che è in assoluto la prima opera d'arte della storia dell'arte del 1600 ed è emblematica sommamente significativa la statua di Santa Cecilia di Stefano Maderno è come un grande simbolo che può valere non dico per tutta l'arte del seic perché direi una Sciocchezza ma per certi aspetti sì proprio il preludio come quando si va a sentire un'opera lirica che so prima c'è l'ouverture la quale di solito almeno nella tradizione italiana riassume e sintetizza i temi fondamentali che poi sentiremo nel corso dell'opera più
sviluppati e capiremo ciascun tema musicale che cosa vuole effettivamente significare e quale rilevanza ha nell'economia generale dell'Opera stessa Ecco Stefano Maderno inconsapevolmente fece qualche cosa di simile creando quest'opera bellissima fece una specie di preludio di alcuni temi dell'arte del Seicento l'intimità e il raccoglimento l'Inno alla giovinezza l'Inno alla dolcezza e nello stesso tempo il l'equilibrio veramente sovrano tra il senso sacro sacrale dell'opera d'arte e il senso laico profano dell'opera d'arte stessa e questi aspetti ci sono veramente nel corso poi di quello che Verrà dopo e quindi può essere lecito entro certi limiti vedere in questa
piccola e veramente sublime scultura un ideale preludio a ciò che verrà ma l'attenzione verso il mondo della giovinezza qui illustrato in modo quasi paradossale perché in realtà è l'immagine di un Una defunta Ma questo questo questa attenzione verso il mondo giovanile che deve essere capito e rappresentato era latente in tanti aspetti della cultura del tempo voglio Farvi soltanto un esempio pochissimo tempo prima che Stefano Maderno venisse incaricato di eseguire la statua della Santa Cecilia uno degli artisti più colti più rappresentativi della Roma del tempo Federico Zuccari costruiva una casa per sé e per i suoi
eredi col preciso intento di farne poi dopo la sua morte la sede di una Accademia di giovani studiosi costruì quella casa affinché i giovani che sarebbero poi venuti a Roma da ogni parte del mondo Come lui stesso pensava avessero un luogo Per esercitare l'arte e la cultura e sulle mura della sua casa egli stesso lasciò scritto questo Compose Addirittura una una poesia che ancora oggi si può leggere entrando in quella casa che è diventata poi la sede di una grande biblioteca oggi alcuni versi in cui Federico Zuccari che era All'epoca un uomo di una certa
età ultra sessantenne si rivolge ai giovani che verranno e dice sostanzialmente Fermatevi e meditate e qui fate scaturire i frutti migliori della vostra giovinezza perché l'arte è questo è il frutto più alto della giovinezza questo insegnava Federico Zuccari negli ultimi anni del 500 questo suo insegnamento in qualche modo fu raccolto sul serio l'eredità che questo artista ha lasciato fruttificare stesso vivrà ancora qualche anno anche lui vivrà e vedrà il pontificato di Paolo V Borghese e farà In tempo a notare che che il suo insegnamento stava cominciando a dare certi frutti significativi Buonasera cari amici ieri
ci siamo soffermati proseguendo un discorso già cominciato su alcuni personaggi vissuti tra la fine del 1500 e l'inizio del 19600 che hanno introdotto e sviluppato un grande tema artistico che in effetti fu coltivato non poco soprattutto nei primi anni del seic e cioè quello della Rappresentazione della giovinezza dell'entusiasmo creativo che alla stagione della giovinezza è è legato abbiamo fatto cenno soprattutto all'insegnamento che scaturì a Roma nell'ambito dell'attività di un personaggio di notevole spessore artistico e intellettuale e cioè il pittore Federico Zuccari un artista che ha lavorato per tutto il corso della seconda metà del 5inc
ed è morto all'inizio del secolo Successivo una grande esperienza un grande lavoro e una grande tradizione creata da quest'uomo arrivato a un'età piuttosto tarda e gli sostenne in tutti i modi la necessità di di incoraggiare il lavoro dei giovani non solo di incoraggiarlo ma di far sì che proprio il tema della giovinezza e di tutto ciò che vi è connesso divenisse argomento primario dell'arte stessa ciò che non era affatto avvenuto fino fino al suo tempo anzi tutt'altro era stato Fatto tutt'altro era stato pensato e questo argomento venne raccolto e come con entusiasmi notevolissimi da alcuni
Grandi Maestri che cominciavano in quel tempo a Roma a lavorare a farsi a farsi conoscere per esempio uno che raccolse con assoluto entusiasmo e intelligenza e questa questo spunto così semplice da un lato e così prezioso fu Michelangelo Merisi detto il Caravaggio un artista destinato a diventare uno degli artisti più famosi la storia dell'umanità e che muoveva i primi passi a Roma proprio quando Federico Zuccari aveva e stava elaborando l'insegnamento di cui abbiamo parlato Federico Zuccari stava costruendo ne parlavamo ieri la sua casa destinata a diventare un futuro Cenacolo delle Arti e mentre Zuccari costruiva
questa casa e sviluppava un suo particolare lavoro artistico Caravaggio Aveva i primi passi da pittore i due uomini erano destinati a incontrarsi qualche anno dopo non credo che all'inizio proprio si conoscessero quando Caravaggio fece i suoi primi quadri non so se Zuccari lo avesse notato o ne avesse cognizione si conobbero Però certamente qualche anno dopo e il loro incontro è testimoniato anche dai contemporanei ma non è tanto questo il punto che interessa ora quanto il fatto che se noi Andiamo a studiare e certamente la cosa è molto interessante andiamo a studiare la storia del Caravaggio
la sua carriera ci accorgiamo che alcune delle prime opere che fece e molto belle e molto significative hanno per argomento assoluto e Centrale La giovinezza la giovinezza colta proprio nel suo momento aurorale quando sboccia la coscienza e e nasce l'amore dell'arte questo fu al centro della meditazione del canavaggio Per un certo periodo di tempo poi naturalmente non dico che cambiò strada ma approfondì e sviluppò da par suo Quel tema e lo fece diventare materia formidabile del suo pensiero originalissimo ben presto la carriera del Caravaggio incontrò il cardinale Scipione Borghese Certo questo non è strano Scipione
Borghese è stato un po' in queste nostre prime conversazioni una specie di filo conduttore il grande committente il Mecenate delle Arti colui Che aiuta sostiene gli artisti e opera delle scelte che poi saranno determinanti anche per chi verrà dopo non c'è dubbio che in quel momento storico si sviluppa questa dimensione relativamente nuova che è il collezionismo e l'arte non si fa più soltanto per adornare le chiese Ma si fa anche E talvolta soprattutto per soddisfare determinate richieste di determinati collezionisti diventa sempre più un bene prezioso e pregevole in cui Ciascuno può vedere significati valori interessi
che possono essere visti solo in quel tipo di di prodotto del l'ingegno umano questo oggi può sembrare Ovvio Noi abbiamo alle spalle secoli di tradizione di questo tipo ma In quell'epoca all'inizio del seic l'idea l'amore del collezionismo del raccogliere arte e di fare di questo un vero e proprio esercizio intellettuale e anche economico sociale politico e quella era una novità in qualche modo Uomini di chiesa Nobili cominciavano a interessarsi sempre di più più a questa possibilità l'arte Vale e vale in un doppio senso economicamente e concettualmente possedere un'opera d'arte significa qualcosa incoraggiare un artista può
avere notevole significato nella dinamica sociale generale avere accanto a sé un artista può riverberare Gloria sul committente stesso tutte queste azioni si sviluppano Proprio a Roma e proprio in quel momento storico un artista come il Caravaggio fu fortunato in questo senso cioè arrivò a Roma quando questa mentalità stava crescendo sempre di più le ordinazioni di opere d'arte si sviluppano e la storia del Cardinale Scipione Borghese è è molto significativa in questo senso molti ragionavano come lui e avevano verso la produzione artistica lo stesso tipo di approccio sul Cardinal Borghese si sanno tantissime cose e Vedendo
come si comportava si può capire bene come lavoravano gli artisti che cosa volevano e che cosa facevano qualche episodio significativo forse merita di essere qui discusso per esempio Perché certe certe opere d'arte di primissimo piano si trovano oggi nella Galleria Borghese di Roma perché appunto le le comperò o le ordinò il cardinale Borghese e certe a dire la verità potrebbe sembrare strano se si analizza bene la questione Potrebbe sembrare strano che si trovino lì ma si trovano lì per motivi che chiariscono molto bene che cosa significasse per un personaggio come questo l'arte vorrei permettermi due
o tre esempi che possono sembrare minuziosi Ma credo che la dicono lunga su questo tipo di argomento per esempio voglio citare due capolavori che sono oggi visibili a tutti nella Galleria Borghese e che stanno lì Appunto perché il cardinale fece entrare queste opere Nella sua collezione voglio fare l'esempio di un'opera antica e una moderna o naturalmente intendiamoci antica e moderna per il Cardinal borghese non per noi e le due opere sono quella Antica è uno dei quadri più importanti forse della storia dell'arte universale la deposizione di Raffaello Sanzio dipinta dal grande maestro nell'anno 150507 e
l'altra è la caccia di Diana di Domenico Zampieri detto il Domenichino Un pittore bolognese operante a Roma al tempo del Cardinale Borghese e quindi considerato da lui un pittore moderno perché sono significative le storie che riguardano queste due opere Beh cerchiamo di chiarirlo subito la deposizione di Raffaello è per il cardinale Borghese un'opera Antica un capolavoro di di un'arte che non è più diciamo giudicabile da lui come Effettivamente vicina alla alla sensibilità moderna E però degna della Massima attenzione per per un uomo come il cardinale Borghese la te più interessante è quella moderna Nel senso
che l'approccio che oggi potrebbe sembrare il più normale in quel momento è invece quasi all'opposto e cioè l'intellettuale il cultore d'arte del 1600 ha verso l'arte Antica un atteggiamento di rispetto ma di non grande Approfondimento difficilmente va più in là di 100 anni prima di lui ciò che ancora precede è considerato interessante Certamente ma non tale da dover essere collezionato perché non riflette più la la cultura moderna Raffaello va ancora bene Anzi anzi il cardinale Borghese vuole avere nella sua raccolta una selezione importante di opere del Rinascimento perché considera quello che noi oggi chiamiamo il
Rinascimento cioè l'arte del 5inc e come un modello supremo che ancora interessa molto gli artisti moderni anche se per molti aspetti ormai non è non è più attuale naturalmente Raffaello è considerato da Borghese uno dei massimi artisti della storia dell'umanità e in questo senso non ha non ha torto Insomma è un pensiero che c'è anche oggi e quindi naturalmente Raffaello è morto da molti anni e quindi l'opera deve essere acquistata insomma se uno vuole un Raffaello lo deve comprare il cardinale Borghese identifica nel quadro della deposizione il capolavoro da portare nella sua collezione Però c'è
un problema che la deposizione di Raffaello quando il cardinale Borghese la la la va a esaminare Insomma sta dove era nata e cioè sta a Perugia in una chiesa per la quale Raffaello fece l'opera la chiesa di San Francesco Raffaello aveva fatto questo Quadro circa 100 anni prima su commissione di una nobildonna Perugina Atalanta Baglioni la quale voleva commemorare la morte di suo figlio ucciso in un tumulto a Perugia una specie di rivolta che c'era stata il ragazzo era rimasto ucciso e la madre volle commemorarlo ordinando a Raffaello un quadro da collocare nella chiesa di
San Francesco di Perugia Sul soggetto della morte di Cristo quasi a fare un paragone tra la Morte di suo figlio ingiusta e tragica e la morte del Redentore dell'umanità Raffaello eseguì il quadro e e il quadro fu collocato nella chiesa di San Francesco a Perugia e considerato subito un capolavoro un'opera Mer iosa E infatti il cardinale Borghese la considerava così in un'epoca in cui non c'era quello che c'è oggi in Italia cioè la tutela delle opere d'arte Le sovrintendenze che le proteggono eccetera eccetera il Cardinale si rivolse ai frati di San Francesco a Perugia ai
francescani e chiedendo che gli cedessero Il quadro era il nipote del papa e quindi si aspettava un immediato ossequio Stranamente non sapeva che i francescani erano e sono tutt'altro che arrendevoli e quindi dissero di no che Raffaello aveva fatto il quadro per la loro chiesa era lì da 100 anni era un'opera d'arte somma e il cardinale se ne comprasse un'altra Disponibile Non certo non certo quella e offes isimo il il il cardinale e si rivolse a suo zio al Papa Cè come mi Come si permettono questi francescani Io voglio nella mia collezione la deposizione che
è bella e il papa effettivamente Ma sì Però sai anche i francescani bisogna capirli Ma perché vuoi proprio quella quella è stata fatta per Perugia in un certo senso era proprio un caso tipico della storia della tutela del patrimonio Artistico oggi il principio sovrano che noi abbiamo cioè l'opera d'arte deve stare nel luogo per il quale è stata creata perché ha significato e nutre la nostra cultura la nostra sensibilità se sta dove deve stare quindi in un certo senso il ragionamento dei francescani era proprio giusto è nata per questa chiesa con quel senso con quel
significato è lì assume il suo significato non è nata per stare in una collezione privata quindi non te La diamo immaginatevi la reazione del Cardinale Borghese che era Oltrettutto un iracondo ma non me la vogliono dare benissimo Allora la prendiamo in un altro modo convocò un gruppo di assistenti non saprei come chiamarli forse col linguaggio manzoniano potremmo chiamarli dei bravi e li mandò a Perugia per rubare il quadro e Così fu gli inviati del Cardinale entrarono proditoriamente in chiesa staccarono il Quadro dall'altare Lo caricarono e lo portarono a Roma immaginatevi la reazione di Francesc can
naturalmente e si rivolsero al papa e ma insomma può è possibile che un cardinale faccia un furto cioè Vabbè che insomma nel nome della chiesa però insomma questa cosa non sta in piedi cioè come si permette ci ha rubato il quadro e allora il papa naturalmente fece ciò che uno zio e certamente un papa può fare cioè dise Vabbè d'accordo allora facciamo così farò un decreto che attribuisce a quello scapestrato sciagurato di mio nipote la proprietà di questo quadro ah ah così si risolve No no Dice poi State tranquilli farò fare una bella copia dal
più bravo pittore che c'è adesso e così Benedetti ragazzi vedrete la stessa immagine e ho capito dice il il generale il rettore dei francescani ma non è una copia non è l'originale Vabbè ma non porta Insomma L'importante è che l'altare naturalmente Resti è vero con l'immagine che voi siete abituati a vedere e poi State tranquilli che la copia vera Uguale uguale all'originale non vi preoccupate e Così fu venne fatto una copia affidata alle cure di uno dei effettivamente dei migliori pittori di Roma È vero il Giuseppe Cesari il Cavalier D'Arpino e e ancora oggi è
così chi va a Perugia nella chiesa di San Francesco è l'origin non lo vede deve andare alla Galleria Borghese il furto venne regolarizzato ma L'episodio È impressionante perché fa capire come il cardinale operasse pur di ottenere un'opera d'arte è vero Certo oggi i visitatori della galleria lo ringraziano anche se non sanno la storia e e però ecco si Annetta all'opera d'arte un valore un significato talmente alto che anche di fronte a una cosa così Sciagurata non si arretrava doveva esserci quel quadro nella collezione e ci fu questo per quanto riguarda l'arte diciamo Antica Tuttavia Il
cardinale usava metodi analoghi e costrittivi anche per l'arte moderna c'è una vicenda interessante per esempio legata a un quadro del Domenichino di cui abbiamo fatto cenno la caccia di Diana questo è un quadro talmente importante nella storia dell'arte del seic che varrebbe la pena di soffermarci si un momento sia per raccontare la storia del rapporto tra il Domenichino e il cardinale Borghese sia per raccontare proprio la storia del quadro anche Questo è oggi visibile nella meravigliosa galleria e forse la fama della caccia di Diana del Domenichino non è non è pari a quella della deposizione
di Raffaello Tuttavia queste due opere hanno qualche che cosa in comune Ma è un argomento che merita un attimo di riflessione e di racconto cari amici Buonasera La scorsa settimana ci siamo fermati un po' sulla figura del grande collezionista amatore d'arte Scipione Borghese la cui grande Fama è legata al fatto che raccolse una gran quantità di opere d'arte che oggi ancora si vedono nella attuale Galleria Borghese vi raccontavo come quest'uomo che era molto potente per essere il cardinale nipote del Papa regnante ricorreva a mezzi anche non sempre leciti pur di impossessarsi di opere d'arte di
grande valore comunque da lui molto desiderate La scorsa settimana abbiamo raccontato la storia molto nota del furto vero e proprio che Gli fece compiere per procurarsi la deposizione di Raffaello che era conservata a Perugia in una chiesa Ma la deposizione di Raffaello per lui era un'opera Antica aveva 100 anni di antichità ma lo stesso atteggiamento il cardinale lo tenne e lo sappiamo perché ce lo raccontano gli storici del tempo lo tenne anche con gli artisti suoi contemporanei quelli che vedeva lavorare tutti i giorni e a cui cercava di a volte di strappare letteralmente delle Opere
pur di averle nella sua collezione e c'è un episodio famoso anche molto significativo legato alla figura di uno dei grandi pittori del tempo dis Scipione Borghese viventi al tempo dis Scipione Borghese il pittore bolognese Domenico Zampieri detto Domenichino detto così perché era era piccolo un uomo di di di piccola statura di di gracile Costituzione ma un grandissimo artista quando cipione Borghese era nel pieno della sua attività Domenichino Viveva a Roma ed era considerato un pittore di primissimo piano e quindi molto richiesto molto richiesto da Scipione Borghese stesso e anche da altre personalità importanti attive a
Roma e desiderose di opere d'arte non Non dimentichiamo che quel periodo quell'epoca cioè diciamo così il primo trentennio del seico a Roma ma non solo a Roma è proprio l'epoca che segna la nascita di un grandissimo interesse dei committenti Per per le opere d'arte questo interesse c'era sempre stato ma si accentuò moltissimo cardinali uomini di chiesa Abbiamo avuto già occasione di dirlo ma non solo anche laici Nobili avevano il desiderio molto forte di costruire una propria politica culturale raccogliere opere d'arte commissionari agli artisti creare delle collezioni perché si pensava che la collezione d'arte fosse una
specie di biglietto da visita di carta d'identità di colui il quale la la Raccoglie non era soltanto per la vanità o per decorare la propria casa ma per dare un segno di se stessi attraverso l'arte scegliere un quadro una scultura un libro un oggetto anche Certamente fare un certo tipo di arredamento per molti significava qualificarsi socialmente Questo succede anche oggi a dire il vero ma nacque proprio all'epoca insomma Per farla breve un alto prelato del tempo il cardinale Aldo Brandini che era un conoscitore d'arte molto grosso Ordina a Domenichino un quadro importante da inserire nella
sua collezione Siamo intorno alla metà del secondo decennio del 600 cioè intorno al 16151 Domenichino un artista giovane molto apprezzato e lavora un grande quadro di soggetto mitologico tratto della mitologia greca Ma poi in realtà inventato da lui come argomento l'argomento è una favola mitologica che Naturalmente dietro di sé Nasconde un significato più profondo del semplice raccontino ed è incentrato sulla figura della dea Diana Diana e le sue ninfe Diana sapete è la è la dea della Luna è una immagine tipica della mitologia greca e tra l'altro la dea Che presiede a una sorta di
Regno delle donne insomma Perché intorno a sé ha soltanto figure femminili Domenichino lavora a un quadro di questo genere mentre il Domenichino Preparava il quadro di cui vi stavo parlando venne visitato nello studio dal Cardinale Scipione Borghese il quale vide la trovò eccellente E per altro considerava Comunque questo pittore un maestro di primo piano Certamente aveva l'ambizione di avere nella propria collezione opere sue e vide il dipinto e lo chiese al maestro e naturalmente Domenichino fece presente al cardinale Borghese che questo quadro era destinato A un suo collega a un altro Cardinale il cardinale Ludovisi
che peraltro Borghese conosceva molto bene Cardinal Borghese insistette moltissimo che il quadro venisse consegnato a lui e il cardinale Ludovisi non importa Domenichino Tra l'altro era una persona di estremo scupolo aveva ricevuto un'educazione eccellente era un uomo colto e fine e non avrebbe mai acconsentito una cosa del genere infatti Con tutto il rispetto per il potente Cardinale borghese non non vuole assolutamente ammettere questa tesi e nel frattempo il quadro veniva completato e il cardinale Borghese era talmente intenzionato a avere quest'opera per sé che inventò tutti i modi per convincere il maestro fino al punto da
farlo arrestare da terrorizzo con presunte mancanze commesse da lui Insomma Per farla breve oggi quel quadro Figura nella Galleria Borghese il cardinale se lo prese e non ci furono ulteriori questioni il quadro viene chiamato oggi da noi la caccia di Diana rappresenta infatti una invenzione si diceva a quei tempi cioè una un argomento elaborato dall'artista stesso in cui il Domenichino Immagina Diana con le sue ninfe che fanno una gara di tiro con l'arco in un paesaggio bellissimo in un luogo al di fuori del tempo e dello Spazio si vede Diana e accanto a lei Le
Ninfe schierate una accanto all'altra che cercano di colpire un bersaglio Il bersaglio è un uccellino che che viene prima legato a un palo e poi liberato e e una delle Ninfe In effetti coglie questo questo bersaglio trafiggendo l'uccello in un occhio e facendolo cadere e e vincendo la gara e questo è un simbolo perché l'occhio trafitto dalla freccia è un'allegoria della pittura stessa Nel senso che la la Acutezza dell'occhio l'occhio acuto l'occhio che che al centro della nostra attenzione e quindi viene trafitto dalle ninfe ma in questo modo non non ne viene annullata la capacità
di vedere nella favola mitologica ma al contrario è una esaltazione e così come si dice ancora oggi nel linguaggio colloquiale quando noi vediamo qualche cosa che ci interessa molto ci piace si dice ci ha colpito Allora il il quadro dietro questa apparato mitologico vuole Semplicemente tradurre in una immagine curiosa e questa espressione colpire nell'occhio l'occhio colpito e l'occhio interessato è l'occhio che è attirato da ciò che gli piace quella donna mi ha colpito quel film mi ha colpito quel libro mi ha colpito e ancora oggi noi usiamo il termine nella nostra lingua Colpo d'occhio e
non solo nella lingua italiana per indicare uno sguardo rapido fulmineo che però ci fa are la cosa che stiamo osservando quindi entra in noi in Qualche modo insomma Il senso profondo del quadro del Domenichino è questo quindi è logico che un appassionato d'arte come il cardinale Borghese volesse avere un quadro del genere perché è un quadro che vuole significare proprio la pittura in S stessa quadro bellissimo Tra l'altro che ancora oggi si può ammirare nella Galleria Borghese pieno di significati profondi anche al di là di quello di cui vi ho fatto cenno adesso è interessante
comunque ricordare La figura di questo pittore del Domenichino al di là di questo episodio tanto bello per capire un po' come la pensavano gli uomini di quei tempi A proposito della pittura la figura di questo pittore ha un valore un interesse che supera questo singolo episodio perché ci dà una nozione sulla i dell'artista in senso anche più generale Domenichino in quel tempo non fece Certamente soltanto il quadro destinato al cardinale Ludovisi e poi Preso a viva Forza dal Cardinal Borghese lavorò molto era un esperto in varie tecniche della pittura quindi dipingeva su tela Ma anche
in affresco e e anche su altri supporti particolari come il rame per esempio che è un magnifico supporto per fare la pittura e Domenichino ha fatto qualcosa di di bello anche in questo campo in una impresa molto notevole a lui affidata Domenichino ebbe occasione di fare delle osservazioni interessanti che Vale la pena di ricordare si tratta dei lavori affidati da un altro Cardinale assai importante insomma in quel tempo il cardinale Montalto nella chiesa di Sant'Andrea della Valle sempre a Roma Domenichino A dire il vero lavorò moltissimo a Roma e poi per un certo periodo anche
a Napoli con risultati molto notevoli comunque l'episodio di cui vi parlo si riferisce a Roma e ed è il seguente Domenichino era famoso per la sua lentezza e Capacità di meditazione nel lavoro eh fin da giovane era stato così non era uno di quegli artisti veloci impulsivi vero animati da un'ispirazione potente e prepotente al contrario era estremamente ponderato quando gli vennero affidati alcuni affreschi nella chiesa appunto di Sant'Andrea della Valle il lavoro procedeva molto lentamente e un uno storico di quei tempi il bellori che fu un un illustre Studioso e scrittore d'arte appunto del seic
racconta che quando il il rettore della chiesa sollecitò ripetutamente il Domenichino a a sbrigarsi insomma a concludere l'opera che poi tra l'altro era fisicamente imponente l'opera la fece il Domenichino eh E oggi chi entra nella chiesa di Sant'Andrea della Valle la può vedere ma insomma quando il rettore lo rimproverò in qualche modo non vedendo nulla il bellori racconta che il Domenichino dicesse ma no In realtà io sono invece molto avanti col lavoro anche se lei ancora non vede niente di concretizzato perché Io dipingo con la mente questa battuta chiamiamola così è interessante sia per il
Domenichino sia per la storia dell'arte in generale E non solo della pittura In effetti questo concetto in base a cui la cosa fondamentale quando si fa un un dipinto Ecco restiamo adesso un attimo nel campo della pittura la Cosa fondamentale è certamente il risultato finale e non c'è dubbio ma Per l'artista quello che conta è il concepimento quello che gli antichi chiamavano l'idea e noi potremmo dire l'ideazione l'esecuzione dell'opera d'arte dell'Opera pittorica per molti nel corso dei secoli è relativamente facile e dirò un'ovvietà Basta saper dipingere ma saper dipingere non basta per fare un'opera d'arte
Questo è è ovvio da un certo punto di vista è complesso da un altro altrimenti tutti coloro e lo abbiamo osservato tante volte tutti coloro che sanno disegnare o hanno il gusto del colore Sarebbero tutti artisti ciò che non è vero invece Anzi succede spesso quasi l'esatto contrario e cioè che chi ha doti naturali Si ferma a questo chi sa disegnare disegna Certamente chi ha il gusto del colore può dipingere Eppure su un'enormità di persone che hanno questa Dote naturale e che magari la coltivano anche bene non sempre non necessariamente possiamo parlare di artisti cioè
di personalità che esprimono sanno esprimere qualche cosa Eh perché l'arte è questo Insomma senza adesso voler fare grandi teorie Domenichino sosteneva questa tesi Io sono un grande artista perché sono in grado di creare delle Grand di concezioni poi farle materialmente ci vuol poco Certo bisogna saperlo fare e Saperlo fare meglio degli altri sì sì naturalmente ma il punto decisivo è l'idea ora questa storia dell'idea è una storia che ha una lunga vicenda dietro alle spalle non è Domenichino che si era inventato questo concetto in realtà questo concetto a dire il vero era stato espresso da
grandi maestri Ben prima di Domenichino soprattutto da uno Leonardo da Vinci pare che fosse Leonardo che infatti è passato la storia come persona Un po' indecisa lenta che non finisce mai le sue opere Eh cosa anche abbastanza vera pare che fosse Leonardo a enunciare tra i primi questo grande concetto quando stava preparando l'ultima cena una delle opere più famose di tutti i tempi a Milano nel refettorio di Santa Maria delle Grazie e il rettore della chiesa insisteva perché finisse l'opera e non la vedeva mai e pare che già Leonardo dice Ma insomma davanti a un
muro Bianco ho finito Insomma L'opera è fatta e di fronte al rettore sbalordito Ma sì certo intendo dire è fatta nella mia mente la vedo benissimo sul muro Adesso si tratta soltanto di di tradurla materialmente dipingendo Ma quella è l'ultima cosa Ecco questa questa idea un po' paradossale è però profondamente vera e la meditazione che è calata dentro l'opera d'arte rimane è uno dei più grandi valori di un'opera d'arte se noi di fronte a a un lavoro Pittorico o scultorio quello o quello che vogliamo comunque un lavoro che possiamo qualificare come arte e che noi
conosciamo e non ci fa ragionare su niente non ci dice niente non ci dà nessuna emozione È probabile che quell'opera d'arte a a noi non dica nulla e che comunque dica poco è perfettamente inutile fare un un lavoro perfetto dal punto di vista tecnico che poi non dice niente a nessuno naturalmente non esistono regole Nel campo dell'arte Tuttavia gli antichi pensavano quasi il contrario che studiando delle regole si potesse costruire un'opera d'arte fatta bene Una vera opera d'arte Domenichino era un po' di questo parere Tanto è vero che è rimasta notizia che una una parte
del suo lavoro lui lo dedicasse proprio allo studio della parte teorica dell'arte Quella di cui abbiamo parlato adesso sono ricordate grandi personalità che furono in contatto con lui e che Discussero con lui argomenti analoghi l'idea dell'arte Come si arriva all'idea è è una concezione piuttosto complessa apparentemente ovvia insomma se uno ha qualche cosa da dire Ha un profondo sentimento ha ha delle idee in testa e ha la capacità tecnica e arriverà qui a far qualcosa di importante ma in realtà si discuteva parecchio e questo argomento teorico quello che oggi potremmo chiamare la teoria estetica interessava
moltissimo alcuni Artisti di quel tempo Domenichino Sicuramente ma anche altri e l'insistenza del Domenichino su questo concetto Io dipingo con la mente lo qualificò in quel tempo rispetto ad altri E da questo argomento nacquero addirittura delle dispute molto interessanti una avvenne proprio lì nella chiesa di Sant'Andrea della Valle di cui vi dicevo Buonasera cari amici ieri mi sono soffermato sulla figura di un famoso Pittore famoso perlomeno nel 600 il Domenichino e vi raccontavo di un episodio narrato dai contemporanei avvenuto quando il Domenichino a Roma si mise a lavorare agli affreschi nella chiesa di Santandrea della
Valle questi affreschi esistono ancora e se noi entriamo in questa bellissima chiesa di Roma e ci rechiamo nella zona absidale verso il fondo noi possiamo vedere ben conservate queste opere naturalmente ognuno giudicherà poi con La sua mente chi le troverà veramente belle chi le troverà meno belle chi le troverà brutte ma e questo D'altra parte non posso certo io influenzare il giudizio di nessuno però è è interessante ricordare e lo facevo ieri una osservazione che il Domenichino fece durante i lavori e ve ne parlavo per mettere in evidenza un aspetto che è degno di attenzione
cioè la mentalità di un artista quale il Domenichino prettamente intellettuale o per intellettuale non voglio dire freddo è vero privo di espressione e No assolutamente intellettuale nel senso di consapevole del proprio lavoro del proprio modo di lavorare mi ricordavo come il Domenichino rimproverato un po' per la sua lentezza dal rettore dicesse ma Io dipingo con la mente questa storia del Dipingere con la mente dicevo ieri mi mi pare degna di attenzione ma Soprattutto per un motivo storico direi pratico perché ci riporta a un episodio molto noto nella Roma del se che avvenne appunto durante i
lavori nella chiesa di Sant'Andrea della Valle in realtà l'incarico di affrescare questa questa zona della grande chiesa venne dato venne dato a due artisti in forte contrasto tra loro e uno è Domenichino appunto l'abbiamo citato più volte l'altro si chiamava Giovanni Lanfranco ed era un pittore Anche lui di origine Emiliana come il Domenichino il Domenichino eraa Bolognese la FR era originario di Parma e apparteneva diciamo a quel gruppo di artisti Emiliani appunto della scuola della scuola che oggi noi chiamiamo la scuola dei Carracci dal dal dal nome della della della Grande Famiglia di artisti che
creò a Bologna un'accademia un'accademia alla fine del 5cento un'accademia pittorica molto molto importante e e che poi in realtà sono Molto diversi gli uni dagli altri però in qualche modo sostituiscono questi pittori bolognesi a Roma una vera e propria schiera una vera e propria scuola anche se poi appunto le differenze erano molto marcate Ma le differenze tra il Domenichino e Lanfranco erano marca dissim i due erano veramente i classici rivali Eh si trova sempre nella storia la contrapposizione tra due o più Personaggi che fanno lo stesso mestiere e che sono rivali nemici giurati così erano
il Lanfranco e il Domenichino e dato che lavoravano insieme in questa chiesa uno lavorava uno il Lanfranco lavorava agli affreschi della Cupola della chiesa Domenichino lavorava invece agli affreschi diciamo sottostanti Ebbene durante questi lavori i due artisti manifestarono la loro ostilità con una serie di di di avvenimenti che Gli storici dell'epoca ci raccontano fino a minacciar Sii e e a farsi cose terribili l'uno all'altro che adesso è inutile stare a ricordare però è interessante sapere che c'era una fortissima rivalità Ma le loro opere le opere che oggi possiamo vedere riflettono questa rivalità la risposta è
sì a volte artisti rivali alla fine fanno cose simili e non sempre si si capisce dal loro linguaggio il fatto che siano stati nemici però nel caso del Domenichino e del Lanfranco e proprio nei lavori nella chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma questo emerge molto bene abbiamo detto che Domenichino teneva molto alla concezione in base a cui la sua pittura è una pittura della mente Ebbene il lan Franco il suo Rivale effettivamente faceva una pittura non dico del braccio no perché la la la contrapposizione potrebbe essere il braccio e la mente ma una pittura
che non si può definire Pittura se noi andiamo a guardare queste opere che cosa significano questi concetti astrusi alla fine e qualche cosa significano esiste veramente una pittura della mente è una pittura che si può definire non Mentale Ma naturalmente Questo è un paradosso qualunque prodotto dell'ingegno umano è mentale è ovvio non può esistere un'arte non mentale non prodotta dalla mente No questo questo è ovvio però la contrapp tra i due artisti è accentuata da da un nostro giudizio Moderno Cioè che cosa voleva intendere Domenichino esattamente quando dice io faccio la pittura faceva una cosa
molto diversa andiamo a vedere le opere Allora com'è la pittura mentale del Domenichino è è nitida cioè anche se si vede in questo caso nella chiesa a grande distanza se chi osserva ovviamente il dono della vista e magari anche buono buona può constatare che si vedono delle immagini chiare di Chiara leggibilità Nitide limpide e da cui promana un un sentimento di quiete di soddisfazione di pienezza mentale appunto possono piacere o no non è non è questo in discussione Può darsi che chi vede immagini di questo genere ne sia esaltato e può darsi che qualcuno ne
sia disgustato Comunque sono così cioè sono chiaramente delle proiezioni di una chiarezza mentale proiezione nel senso fisico così Come si fa una una proiezione in campo geometrico matematico e così A maggior ragione si fa in arte io ho Chiara nella mia mente un'idea e la Proietto in un'immagine che non necessariamente una figura questo può avvenire anche con la pittura astratta informale può avenire finire anche con forme d'arte recentissime con un'installazione che so io questo cambia poco nel 600 gli strumenti dell'arte erano il pennello il colore e determinati supporti come il Muro la tela la tavola
il rame e Domenichino lavorava così ma non c'è dubbio che le sue immagini sono proiezioni di chiarezza mentale andiamo a vedere adesso gli affreschi fatti dal suo grande Rivale Giovanni Franco nella cupola della chiesa guardiamoli attentamente la cupola sta molto in alto e in verità non si distingue granché cioè quello che si vede è una specie di marasma magma tumulto figurativo la l'affresco del lan Franco nella cupola di Sant'Andrea della Valle raffigura un soggetto Canonico nella dottrina Cristiana e cioè l'assunzione della Vergine ma questo è anche normale perché la cupola nella mentalità Cristiana è il
cielo la Vergine sale in cielo attraverso la cupola intorno a lei nell'affresco si vede una miriade di personaggi quindi questo giustifica perfettamente il fatto che la nostra percezione sia confusa non sia Chiarissima angeli che suonano e cantano che accompagnano verso il paradiso la Vergine Maria quindi un popolo Cristiano che ci saluta dalla cupola tutto giusto tutto bene ma l'impatto visivo È l'esatto opposto di quello del Domenichino contro la chiarezza mentale dell'uno c'è il magma lo definivo prima e non mi viene un'espressione migliore dell'altro Deo adesso dirvi una cosa devo ricordare una nozione generale di Storia
dell'arte Mi scuso per la pedanteria Forse vi dicevo che il lan Franco questo pittore oggi poco conosciuto ma all'epoca molto apprezzato era originario di Parma questa cosa ha un significato per la storia dell' per lui e per la storia dell'arte perché il modello supremo per quel tipo di pittura che lan Franco ha fatto a Roma ha fatto in quella chiesa in Santa Tera della Valle si trovava proprio a Parma nel Duomo di Parma nella cattedrale di Parma Una chiesa meravigliosa Tra l'altro circa 100 anni prima prima del lan Franco dico uno dei più grandi maestri
del del 5C italiano e cioè il Correggio aveva dipinto appunto la cupola del Duomo di Parma e lo aveva dipinto con un sistema di figure un sistema pittorico no che aveva fatto un'impressione enorme ai ai visitatori dell'epoca insomma gli studiosi dell'epoca creando un'opera sorprendente per l'epoca assolutamente innovativa verrebbe quasi da dire Rivoluzionaria e aveva proprio creato questo concetto di cui si è parlato un attimo fa cioè il marasma dei personaggi seguendo un principio opposto a ciò che era stato fatto prima di lui aveva inventato un tipo di immagine in cui L'Osservatore dal basso deve fare
uno sforzo enorme per capire che cosa sta guardando cioè aveva inventato una forma d'arte che ingaggia col suo spettatore una lotta e questo è proprio il concetto per Eccellenza dell'avanguardia artistica in ogni epoca anche nel 900 Il Secolo appena trascorso perché noi chiamiamo avanguardisti certi artisti del Novecento non so cubisti futuristi o altri Insomma perché che hanno ingaggiato una lotta con i loro osservatori cioè hanno proposto delle forme d'arte che pretendevano da chi poi le va a conoscere un impegno conflittuale non rasserenante non tranquillo ma al contrario appunto Conflittuale ora Di solito noi Noi tutti
siamo inclini a pensare che l'avanguardia artistica il concetto di avanguardia artistica è nato nel 900 l'arte che non si capisce l'arte difficile l'arte astratta appunto l'arte che comunque indigna In un primo momento ma è questo non è vero cioè in realtà nel corso dei secoli di tempo in tempo Sono sempre nati degli Artisti che hanno avuto nella loro testa un'idea avanguardistica Dell'arte Per esempio questo fu nel 500 a Parma con l'opera del Correggio e guardate che tutto sommato l'avanguardia artistica in qualunque epoca mantiene ti il suo carattere diciamo eversivo il suo carattere provocatorio Perché anche
oggi chi va a Parma entra nella cattedrale e va a vedere la cupola affrescata al Correggio ha un senso di sconcerto sì magari legge sulla guida che quello è un capolavoro e quindi si pone di fronte a quell'opera Con un senso di rispetto Certamente è pronto ad ammirare a a entusiasmarsi insomma per l'incontro con una grande opera d'arte pubblicata nei libri citata antica e quindi diciamo tranquilla ma non è così fate questa esperienza andate a Parma e andate a guardare la cupola del Correggio fa lo stesso effetto che forse fecero i quadri futuristi ai primi
che che li Videro cioè la impossibilità di capire esattamente di che cosa si tratta Questa è l'avanguardia ma L'artista d'avanguardia non fa l'opera perché non si capisca No no tutt'altro fa l'opera soltanto perché emerga Una nuova dimensione di conoscenza dell'arte stessa rompe le abitudini ora il Lanfranco veniva da quell'ambiente artistico quindi conosceva molto bene il suo conterraneo il Correggio conterraneo fino a un certo punto perché Correggio appunto è nato a Correggio ma insomma siamo lì nella zona del parmense una Zona lo sapete ricchissima di ingegni di uomini fervidi di persone che hanno il culto della
vita del vivere bene Hanno il culto dell'arte hanno il culto della curiosità dell'esistenza Eh beh Correggio ce l'aveva avuta e Lan Franco ancora più di lui pensate che quando il Correggio terminò il suo grandissimo lavoro perché anche fisicamente è un lavoro colossale per la cupola del Duomo di Parma ebbe tante tali di quelle critiche che praticamente avrebbero Potuto stroncare la carriera e in effetti lo lo Dan Gi erano abbastanza tutto sommato era talmente difficile decifrare le immagini che Correggio aveva profuso con un'arte Tra l'altro grandissima Correggio In verità è stato un pittore formidabile degno di
essere messo sul livello dei dei veri geni dell'arte Ebbene l'opera era talmente complicata ma talmente piena di figure che un critico malevolo disse che quel l'opera Colossale grandiosa e impegnativa sembrava un guazzetto di rane perché in quella zona Si si mangiano e non sono in quella zona e in effetti le rane hanno quelle quelle gambette molto molto sottili e quando si si preparano si prepara un piatto del genere si ha questa buffissima sensazione di questi poveri animali che che vengono tutti rimescolati insieme Ebbene un guazzetto di rane venne qualificata una delle opere più Sorprendenti dell'arte
forse di tutti i tempi capite bene Come a volte i grandi geni e hanno qualche motivo di rammarico rispetto ai propri spettatori Il Lanfranco non considerava un guazzetto di rane l'affresco del Correggio Anzi tentò di riprenderne alcuni motivi quando lavorò 100 anni dopo nella chiesa di Sant'Andrea della Valle e che cosa fece che cosa prese dal dal Correggio ehm un un atteggiamento un metodo di lavoro che era l'esatto opposto del Metodo di lavoro del Domenichino tanto il Domenichino dicendo Io dipingo con la mente voleva significare il fatto che il suo scopo era proiettare sulle mura
di Sant'Andrea della Valle l'allegoria stessa della propria chiarezza mentale dell'equilibrio dell'Armonia scaturite Tutti questi elementi dalla meditazione quindi dalla mente Ecco tanto il Domenichino voleva fare questo quanto il Lanfranco voleva fare l'opposto cioè dare la sensazione a Chi guarda che l'opera d'arte nasce alla prima come si diceva in quel tempo cioè quasi senza meditazione come se l'impulso a creare l'immagine fosse dotato del principio della immediatezza naturalmente questo non è vero un'opera d'arte per il solo fatto che esiste non è il prodotto dell'immediatezza e tuttavia può dare questa impressione quindi può apparire con come l'opposto di
chi dice l'opera d'arte è il prodotto della mente l'opera d'arte può essere Anche il prodotto della immediatezza cioè del contrario della riflessione pagata e il risultato Eh sì il risultato effettivamente è proprio quello cioè alcune opere danno l'idea del turbinio dell'emozione della impossibilità da parte della mente umana di dominare le proprie stesse pulsioni Come si potrebbe dire un linguaggio psicanalitico E l'opera d'arte diviene lo spazio in cui si scatenano effettivamente i sentimenti più semplici Più elementari e questi non ci portano alla chiarezza di noi stessi ma al contrario alla non voglio dire alla confusione ma
alla complessità questi due modi di concepire il prodotto artistico sono sempre esistiti e credo sempre esisteranno l'opera d'arte che è il prodotto della mente l'opera d'arte che è il prodotto dell'impulso ma Voi direte ma anche l'impulso Alberga nella mente ma sì sì Certamente è così queste sono contrapposizioni artificiali artificiose però l'opera d'arte è un prodotto artificiale non c'è nella natura e quindi esaminarla con dei Principi artificiali non è tanto sbagliato da un lato un'opera d'arte è il prodotto dell'istinto Certamente l'amore dell'arte il desiderio dell'Arte è presente in ogni uomo dall'altro però la fabbricazione dell'opera d'arte
è il prodotto invece Di un'elaborazione complessa su questo argomento gli uomini del seic gli artisti e i critici Si interrogarono molto cari amici Buonasera In questi giorni stiamo ricordando figure di grandi soprattutto pittori che illuminarono il seic italiano abbiamo parlato del Domenichino del Lanfranco due personalità oggi un po' dimenticate ma molto molto eminenti nella prima metà del seic naturalmente potremmo citare un'infinità di nomi di personaggi di Quell'epoca l'Italia era piena strapiena di artisti il desiderio dell'arte era vivissimo a Milano a Bologna a Napoli a Roma per citare soltanto alcuni dei dei grandi centri di quel
tempo ma potremmo andare molto avanti e È facilissimo trovare una infinità di prodotti artistici che risalgono a quel tempo naturalmente questo vale anche per i secoli precedenti e seguenti Sì Tuttavia c'è qualche cosa di particolare questo bisogna dirlo nella produzione artistica Del periodo che stiamo raccontando insieme parlavamo ieri di Una sorta di contrapposizione forse forse eccessiva non so però forse utile per capire un po' meglio tra appunto i due artisti che ho citato li ho Li ho scelti come fossero due simboli uno della meditazione il Domenichino l'altro dell'impulso il il Lanfranco ma queste sono sono
contrapposizioni un po' schematiche è chiaro non esiste e non esisterà mai un artista Che è fatto soltanto di meditazione e uno che è fatto solo di istinto Tuttavia è utile per ricostruire la storia dell'arte capire certi certi motivi che hanno spinto in una direzione piuttosto che un'altra in realtà quello che distingue il seic da da da altri secoli nel campo delle arti figurative e non solo è che nel seic nasce un'idea che rimane poi forse fortemente radicata e ancora oggi presa in Considerazione t m banale che insomma Quasi quasi mi vergognerei a a tirarla fuori
a a spiegarla Eppure è proprio così Credetemi nel seic in buona sostanza nasce si sviluppa un dibattito così tra gli artisti critici I collezionisti numerosissimi come come abbiamo detto varie volte un dibattito che gira intorno a un'idea che veramente sembra quasi stupida e cioè ma l'arte perché si fa E qual è il suo il suo fine il suo contenuto e la risposta che nasce Nel corso dei dibattiti seicenteschi è quanto di più banale si possa pensare O perlomeno suona banalissimo la risposta è sì certo l'arte si fa per per creare la il bello sono due
termini assolutamente non distinguibili l'arte ha come suo fine il bello e quindi se un'opera d'arte non è bella non è un'opera d'arte Pensate un po' che cosa potrebbero rispondere gli avanguardisti del del 900 anzi tutti gli artisti del 900 Apparentemente sarebbero stati o sarebbero del tutto contrari No non il file dell'arte non è il bello il fine dell'Arte è l'espressione è è è l'emozione e la creazione di stati perfino confusionali nella mente di chi si pone davanti all'opera d'arte L'arte è un arricchimento esistenziale del dell'Uomo dell'essere umano invece sotto sotto tutti quanti o anche non
sotto sotto esplicitamente tutti quanti siamo convinti che è così Cioè che se un'opera d'arte non è bella ma che opera d'arte è e tutti gli artisti alla fin fine anche se possono fare discorsi teorici complicati parlarci delle loro intenzioni molto complesse specie cosiddetti avanguardisti tutti gli artisti alla fin fine che cos'altro desiderano che quando noi osserviamo l'opera che hanno fatto diciamo Beh sì questa è bella se un'opera d'arte non è bella che opera d'arte è ma non è ovvio non è stato non Si è sempre detto questo e non è ovvio Ecco questo Questo è
il punto della questione e questo ci spiega perché l'arte del seic è forse più ricca di altre di altre epoche perché la consapevolezza di arrivare a creare la bellezza si è sviluppata molto nel 600 ravaggio Bernini Domenichino da poco citato Pietro da Cortona Giulio Cesare Procaccini Ecco vi dico un po' di nomi alcuni immensi altri ancora abbastanza poco noti Ma insomma tutta questa gente Che cosa voleva fare voleva creare il bello ma dato che tutti sappiamo e tutti hanno sempre saputo che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace e
quello che sembra facilissimo diventa difficilissimo perché basta che che uno un osservatore di fronte a un'opera del Domenichino o del Caravaggio o di chi volete voi dica ma no non è bella per niente E vabbè allora il discorso è finito ora di di questo fatto gli artisti Erano consapevoli cioè c'è un Metodo per creare la bellezza e non solo non solo nell'opera d'arte In generale anche nella vita che soo il trucco femminile nell'abito o nel gesto Eh no di metodi ce ne sono tanti a quanto pare Ma quali sono Questo è il punto che affascinava
tanto gli artisti e i teorici del del Seicento Anche perché abbiamo detto più volte che fioriva molto il collezionismo che era Fiorito La naturalmente anche nei secoli precedenti Tuttavia Il collezionista del Seic Ha una personalità e degli scopi nuovi la collezione si fa Perché si vuole dimostrare qualche cosa si vogliono raccogliere opere di determinati artisti Perché si ha in mente un un'idea teorica anche teorica dell'arte quella che poi diventerà l'estetica nel senso più moderno del termine per cui poi nei secoli successivi si dibatterà sul significato dell'opera d'arte in sé stessa non importa se sia pittura
musica teatro Oggi cinema quel che si vuole e si cerca una essenza dell'Arte è vero e naturalmente la si cerca nel concreto delle opere d'arte molti collezionisti diventano teorici studiosi del concetto stesso dell'arte nacquero in quel tempo varie accademie a Firenze a Milano a Bologna e Roma erano già assorte alla fine del 5inc e si perfezionano nei loro metodi nei sistemi di studio nelle finalità che perseguono si perfezionano nel corso del del Seicento Noi abbiamo Parlato di due grandi linee una che privilegia la meditazione la consapevolezza l'altra che privilegia l'impulso è vero l'apparente spontaneità del
prodot prodotto artistico la prima linea viene da Leonardo da Vinci e attraversa poi tanti personaggi del seic da Annibale Carracci che so io a Andrea Sacchi un un famoso illustre pittore romano poco Ricordato oggi e pure tanto importante per per la definizione di queste idee l'altra linea quella Dell'impulso diciamo così viene dal Correggio e attraverso tanti altri grandi artisti nel corso del seic da Ludovico Carracci a Pietro da Cortona Giulio Cesare Procaccini un grande maestro della scuola Lombarda dimenticato Per secoli e oggi recuperato alla coscienza critica pienamente la la prima linea prevede la presenza di
studiosi di critici prevede un dibattito teorico viene sempre ricordato per esempio come il Domenichino si Interessasse moltissimo anche proprio agli aspetti letterari in qualche maniera Domenichino era un artista che aveva una vasta una vasta preparazione anche letteraria filosofica musicale e quindi era un uomo portato sicuramente a elaborare insieme con altri Ben inteso aspetti teorici il suo grande Rivale il lan Franco non era di questa di questa linea di questa tendenza e il disprezzo reciproco tra questi artisti la dice lunga su quello Che Potte essere il dibattito sull'arte Ma insomma il punto cruciale è quello cui
accennavo prima a mano a mano nasce una consapevolezza in tutti gli artisti in tutte le scuole d'Italia dalla scuola Lombarda a quella Bolognese a quella Toscana a quella romana a quella napoletana e cioè ognuno sa che deve raggiungere che vuole raggiungere un obiettivo apparentemente ovvio ma poi di fatto difficile il bello il bello Infatti è passata alla storia L'espressione di uno dei grandi studiosi del seic il bellori che abbiamo già citato varie volte la cosiddetta idea del bello ma allora poniamoci un un piccolo quesito pratico ma allora nei secoli precedenti Prima prima del seic perché
gli artisti non volevano realizzare il bello Piero della Francesca non voleva arrivare alla bellezza Giotto non voleva arrivare alla bellezza o che so i grandi maestri del Medioevo La risposta dovrebbe essere Sì certo Tuttavia la bellezza è un concetto teorico non si può indicare non si può indicare come come un modello adeguati a quello e raggiungerai la bellezza E beh Eh sì ci si può provare ma la verità Allora diciamo nel 6 dato che si era arrivati a un punto molto alto delle capacità espressive dell'arte questo bisogna bisogna riconoscerlo probabilmente proprio per questo l'attenzione si
concentrò su Questo chi veramente può dire a se stesso ho raggiunto la bellezza lo può dire il Caravaggio non so lo può dire Annibale Carracci lo può dire il Domenichino ripeto se ci mettiamo sul piano del gusto personale questo discorso è del tutto inutile il gusto non si non si tocca degustibus non est disputandum Dicevano gli antichi avevano ragione se ci mettiamo su questo piano è perfettamente inutile ma lo sapevano anche gli artisti che le cose stanno Così e quindi cercavano di arrivare a un livello assoluto in cui non si potesse discutere il bello Ci
riuscirono no naturalmente ma quello che cercar di fare Sì questo sì è degno è degno di attenzione da parte nostra cerchiamo di spiegare che cosa hanno fatto su un punto nel corso del seic forse tutti gli artisti e tutti i critici tutti gli storici su un punto Forse erano tutti d'accordo e questo accordo è arrivato fino a noi tutti si rendevano conto Qualunque fosse il loro stile che c'è un argomento decisivo quando si si cerca di di Spi are insomma a qualcuno che cosè il bello e questo argomento decisivo è il seguente se un artista
vuole raggiungere la bellezza e quindi essere poi consacrato dagli altri che riconosceranno che ciò che ha fatto è il bello non può fermarsi su un unico aspetto della realtà la realtà intorno a noi che so la natura anche la natura dei nostri sentimenti però non solo la Natura intesa come gli alberi e i fiori l'aria la luce Il sole le stelle cioè ciò che noi vediamo intorno a noi e ciò che noi sentiamo intorno a noi può essere giudicato tutto bello soprattutto in certe ore del giorno in certi stati d'animo in certi momenti di contemplazione
E tuttavia nessuno può dire che la bellezza è concentrata in un'unica forma è la natura stessa che è bella Tanto è vero che il più grande delitto che l'umanità sta compiendo è la Distruzione della natura la aggressione In nome del Progresso della natura che ci circonda e che quel Progresso nutre e questo è il più grande delitto noi oggi lo Comprendiamo molto meglio degli antichi ma comunque questo concetto rimane ma questo lo capivano Anche i grandi artisti i grandi artisti del seic si pongono di fronte alla natura e capiscono che per raggiungere la bellezza non
possono riprodurre la natura perché la bellezza è è ovunque e E da nessuna parte Se il Caravaggio o il Domenichino studiano un'opera d'arte avendo come fine la bellezza la prima cosa che pensano è di non imitare ciò che si vede nell'immediato perché quella via non porta niente nello stesso tempo tutti gli artisti sapevano che l'arte secondo un'antica teoria è imitazione della natura Allora come si come si concilia questo fatto prima di tutto bisogna sottoporre questa idea a una critica è Vero che L'arte è imitazione della natura eh la risposta di Lea di massima è sì
e lo è per tutti Guardate anche per i pittori astratti voglio dire anche per quelli che fanno Eh oggi l'evento l'installazione è comunque imitazione della natura Perché non si può fare niente al di fuori della natura che ci circonda quindi in qualche modo per fare un'opera d'arte noi dobbiamo imitare qualcosa che esiste Allora si dirà il pittore astratto Beh usa i colori le Luci queste cose esistono nella natura e egli non riproduce ciò che si vede ma la verità è che nessuno riproduce ciò che si vede e questa consapevolezza venne raggiunta dagli artisti del seic
prendiamo per convincerci un quadro che so io del caravaccio Ecco uno uno dei nomi più più celebrati nella storia dell'arte universale che passò alla storia come forte imitatore della natura al punto tale che proprio nel seic viene non dico coniata ma perfezionata la Parola naturalismo la parola naturale per indicare la capacità di alcuni artisti non di tutti di avvicinarsi così tanto alla natura a ciò che noi vediamo nella nostra esperienza quotidiana da riprodurlo Con vigore nell'opera d'arte anzi il Caravaggio veniva lodato da alcuni e criticato da altri per la sua attitudine verso il naturale Questa
era proprio l'espressione che si usava nel seic e alcuni dicevano tiene troppo verso il naturale e quindi la sua opera Non è bella e non è bella perché assomiglia troppo alla alla realtà quotidiana la realtà quotidiana non è bella lui la riproduce Allora è è troppo naturale e così lo contestavano altri sostenevano l'opposto si avvicina talmente tanto alla realtà naturale che proprio per questo è bellissimo perché la bellezza è proprio dentro la natura Quindi se io riesco a captar e a riprodurla proprio così come è così come noi la percepiamo Ecco che l'opera D'arte diventa
lo specchio della natura e quindi lo specchio di noi stessi e quindi bellissimo perché in realtà il mito sovrano D della bellezza è quello di Narciso colui che guarda la sua immagine riflessa nell'acqua e poi vi sprofonda per impossessarsene bello è io questo è il bello bello è L'osservazione di sé vedere se stessi fuori da se stessi Quella è la bellezza Cioè riconoscersi bello è la capacità di conoscere e riconoscere Ecco Dov'è la Bellezza quindi Chi conosce la natura e la riproduce crea il bello come vedete lo stesso concetto può essere visto da due parti
opposte ma fu visto fu così non è una pura astrazione quella che vi ho detto il grande dibattito sulla figura del Caravaggio per esempio avvenne proprio intorno a questo chi lo portava alle stelle come l'artista per antonomasia chi lo disprezzava profondamente per la sua incapacità di uscire dalla pura Imitazione che è mortificante Buonasera cari amici ieri mi sono intrattenuto forse troppo a lungo non so su un argomento abbastanza astruso cioè quello teorico che nel corso del seic artistico viene dibattuto fortemente sia nella prima che nella seconda metà del secolo A proposito del cruciale argomento Del
Bello facevo alcune osservazioni ma in realtà vorrei adesso semplificare un po' la materia in questo Senso In un certo qual modo il bello è dunque un ideale che viene ricercato e viene discusso Ma insomma fondamentalmente ci sono due grandi criteri per pensare e formulare un'opera d'arte che si pone al centro OV vero il punto cruciale della natura del rapporto con la la natura che ci circonda e cioè ci può essere una manovra di avvicinamento o di allontanamento il vicino e il lontano sono due grandi categorie diciamo due grandi modi di Porsi sia nella vita che
che che nell'arte anche nella esistenza quotidiana noi vediamo come ci sono persone che preferiscono nel loro assetto di vita nella loro organizzazione concentrarsi su ciò che vicino coloro che amano la casa la famiglia che costruiscono una una vita ordinata Secondo alcuni principi semplici e fondamentali altri amano il lontano i viaggiatori coloro che vogliono sempre raggiungere qualcosa e e Che debbono recarsi in nuovi posti conoscere nuove persone fare esperienze continuamente diverse e diversificate e questo è un semplice principio che riguarda tutti noi ognuno di noi può confessare a se stesso Qual è la sua vera aspirazione
se alla tranquillità o alla dinamicità se alla Stasi o al movimento e questo principio c'è anche in arte anche in arte rispetto all'argomento cruciale della natura della verità della nostra visione ci Possono essere atteggiamenti assai contrastanti ci può essere Chi vuole avvicinarsi il più possibile stare aderenti il più possibile a ciò che vede a ciò che comprende a ciò che crede di capire e c'è chi vuole allontanarsene pensando e sperando di attingere una superiore verità allontanandosi da ciò che lo circonda nell'immediato e questo tipo di esperienza è fortemente presente nell'arte del seic e la distingue
la Distingue realmente da posizioni dei secoli precedenti per esempio abbiamo parlato di Lanfranco e di Domenichino abbiamo parlato cioè di due atteggiamenti contrastanti e Abbiamo ricordato la grande esperienza della Cupola affrescata da lan Franco nella chiesa romana di Sant'Andrea della Valle e ne abbiamo messo in evidenza il carattere di complessità di ardua decifrazione è un allontanamento dalle immediate sembianze Della natura che ci circonda Ma questo allontanamento un allontanamento alla ricerca della bellezza m e non certo un allontanamento nichilista questo allontanamento non è certamente una caratteristica esclusiva di un artista come Lanfranco Anzi è uno dei
fattori che determinano aspetti cruciali dell'arte del seic naturalmente nulla nasce per caso non è il seic che ha inventato la cupola dipinta il soffitto Dipinto l'immagine che si allontana da noi si allontana dalle parvenze immediate del reale e ci trasporta in un mondo fantastico o per meglio dire un mondo che non corrisponde immediatamente a ciò che noi vediamo nell'esperienza quotidiana quella dimensione del fantastico che prosegue Oggi per esempio in colossali filoni della cinematografia della cinematografia appunto attuale questo non venne inventato nel seic ma venne sviluppato in modi sorprendenti Ma Quando viene inventato la dimensione visiva
figurativa del fantastico di un mondo che al di là del nostro di un mondo che fa sognare possibilità sconosciute all'essere umano nella sua quotidianità Come volare volare senza mezzi meccanici Ben inteso come calcare terre mai viste come avvicinarsi agli astri tutto questo certamente ha occupato moltissimo l'attività degli Artisti nel corso dei secoli e Certamente non nasce nel 6 già nel 1400 alcuni maestri dotati di una fantasia potentissima hanno inventato le apparizioni dall'alto è vero hanno inventato cieli Fantastici Dove appaiono esseri umani diversi basti pensare che so io al Mantegna Chi è stata a Mantova e
ha visitato il castello di San Giorgio Oggi inglobato diciamo nel grande museo nazionale del Palazzo Ducale sarà stato a vedere la camera degli sposi è una Delle opere d'arte più celebrate forse di ogni tempo e lì l'apparizione dei personaggi sulla volta di questa sala mantiene ancora intatta la magia dell'invenzione della nuova idea della prospettiva che sale verso il cielo e fa apparire dentro lo spazio della stanza personaggi che sembrano calare dall'alto appunto come in una magia che oggi noi vediamo o crediamo di vedere nei fantastici Combattenti cinesi che sanno librarsi in volo e combattono sulle
cime Degli alberi Ma poi questa grande fantasia che attraversa tutti i continenti e tutte le civiltà e dura nel tempo La ritroviamo per esempio in grandissimo opere a Venezia nel corso del cincent nei grandi soffitti di Paolo Veronese un pittore gigantesco insomma la pittura che Popola i soffitti di immagini fantastiche che ci trasportano al di fuori del tempo e dello spazio in qualche modo sia pure metaforicamente sono abbastanza Frequenti Durante quel periodo storico che noi chiamiamo Umanesimo e Rinascimento Tuttavia è nel seic che questa idea di Popolare gli spazi al di sopra di noi siano
esse soffitti di un palazzo nobiliare o Cupole di una chiesa Ecco questa questa tendenza si ingigantisce e assume nuove forme nuovi caratteri e tra l'altro è un'idea dell'arte che copre sia lo spazio sacro che quello profano sia il palazzo nobiliare sia la chiesa Abbiamo fatto Cenno ripetutamente alla cupola di Santo Andrea Della Valle di di Giovanni Lanfranco ma dovremmo ricordare per introdurre meglio questo discorso nel seic almeno uno dei primi se non forse il primo grande soffitto affrescato con questa ottica in un palazzo nobiliare ed è quello celeberrimo di Pietro da Cortona nel Palazzo Barberini
a Roma la storia di questo soffitto è abbastanza interessante vale la pena di ricordarla Un momento era stato nominato Papa un eminentissimo membro della famiglia Barberini Maffeo Maffeo berberini famiglia nobile molto importante e rilevante a Roma Maffeo berberini era uno studioso un umanista un letterato un uomo di cultura decisamente colto ed intelligente direi anche progressista un uomo che in qualche misura aveva guardato pur da ecclesiastico con grande interesse e Grande benevolenza a tutta una serie di fenomeni tipici del mondo del tempo per esempio alla nascita della Scienza moderna dell'Accademia deg Lincei alle ricerche di Galileo
Galilei poi finite male da un certo punto di vista male per lui voglio dire saliva al trono di Pietro un uomo moderno e nello stesso tempo un religioso di grande competenza e capacità assunse il nome di Urbano otav oltre che religioso e uomo di cultura vasta Urbano viav era anche un Grandissimo intenditore d'arte grazie a lui per esempio Gianlorenzo Bernini divenne il numero uno l'artista più importante del tempo perché il papa lo stimava lo portava avanti gli dava incarichi prestigiosi e ne valoriz il talento in un modo assoluto Ma naturalmente l'attenzione di Maffeo Barberini del
Papa Urbano viav non si limitava al grandissimo Bernini ma da vero uomo del suo tempo fu sua ferma intenzione quella di portare verso di sé I più grandi artisti commissionare opere di impegno eccezionale Tra queste ci fu lo sviluppo del palazzo di famiglia il Palazzo Barberini questo palazzo è oggi un vero e proprio emblema simbolo come dire della della grande architettura seicentesca vi misero mano i più grandi maestri dell'architettura del tempo Carlo Maderno Bernini naturalmente Borromini uno dei più grandi architetti forse di tutti i tempi questo palazzo divenne Nello stesso tempo dimora privata e luogo
di pubblica funzione era la casa privata del Papa ma era nello stesso tempo il palazzo di rappresentanza del Papa stesso aveva una funzione pubblica e privata e proprio in questa ottica Urbano otavo commissionò a uno dei migliori pittori del proprio tempo un affresco colossale gigantesco gigantesco per i tempi e direi tutt'ora che doveva raffigurare la gloria del Papa stesso in Buona sostanza doveva essere una immagine che avrebbe consegnato alla storia Futura la figura di Urbano Ottavo come quella di uno dei più alti benefattori del l'umanità Cristiana ma direi dell'umanità in generale Pietro da Cortona era
un artista considerevole quando il papa gli affidò l'incarico Eh aveva una mentalità un po' simile a quella del Bernini era un artista poliedrico Cioè era pittore architetto era competente anche nell'arte della Scultura anche se la praticò ben poco insomma in modo diretto era un esperto comunque in molti aspetti dell'arte era anche uno studioso molto fine di quei problemi teorici relativi all'arte figurativa di cui abbiamo fatto cenno nei giorni scorsi era Dunque una figura adattissima a compiere un impresa clamorosa ciclopica quale quella che gli veniva richiesta e in effetti si pose al lavoro con grande impegno
e durò moltissimo moltissima fatica moltissimo Impegno prima di dare compiuta l'opera Praticamente il lavoro per affrescare questo gigantesco soffitto coprì un decennio intero Pietro berrettini detto Pietro da Cortona dalla sua città di nascita cominciò a lavorare a questa volta all'inizio del quarto decennio del 600 1632 E terminò l'opera quasi alla vigilia del nuovo decennio nel 1639 è un tempo l per un lavoro del genere intendiamoci è Molto impegnativo oggi chi va a vederlo se ne rende conto anche se non è un grande intenditore d'arte è perfettamente conservato splendido possiamo definirlo un capolavoro si racconta che
Pietro da Cortona durante questo grande lavoro si interrompesse più volte per andare a studiare opere altrui per andare a verificare cosa avevano fatto i suoi predecessori Nello stesso campo cioè nel campo della pittura dei soffitti Altrimenti sembra un po' strano che abbia impiegato così tanti anni anche se L'opera è grandissima perché da un punto di vista tecnico come capacità operativa Pietro da Cortona era veramente un fenomeno in realtà era bravissimo rapidissimo nel lavoro dominatore assoluto della Tecnica dell'affresco espertissimo e talmente pieno di doti naturali che a dire il vero per eseguire Materialmente non avrebbe avuto
bisogno di così tanto tempo oggi chi osserva L'affresco di Pietro da Cortona e ha qualche cognizione anche di tecnica artistica non può non ammirare proprio l'abilità di questo maestro la perfezione del suo disegno l'armonia cromatica che è stupenda L'eleganza la raffinatezza del suo fare la molteplicità delle idee è veramente qualche cosa che fa stupore e ci fa pensare alla vecchia per quei tempi sentenza del Cavalier Marino del del poeta che abbiamo più volte citato Nelle nostre conversazioni quando diceva che è del poeta ilf la meraviglia Eh sì fa fa veramente meraviglia quest'opera e se la
fa oggi a chi entra in quel meraviglioso salone e figuriamoci nel 6ic e oggi Naturalmente noi siamo smaliziati da questo punto di vista e no non c'è effetto speciale cinematografico che che non ci faccia ammirazione che che non ci faccia capire a quali livelli di tecnologia sono arrivati i gli artisti Al nostro tempo e certamente non credo che Pietro da Cortona possa rivaleggiare da questo punto di vista con quello che si riesce a fare oggi Eppure pur trattandosi di una pittura In definitiva quindi di una tecnica Antica pur trattandosi di immagini che ci riportano verso
la mitologia greca verso un patrimonio di conoscenze che oggi si sono un po' perse Tuttavia chiunque Entra oggi nel salone di Pietro da Cortona in Palazzo Barberini resta Sbalordito c'è qualche cosa di potentissimo in queste opere che cosa rappresenta effettivamente questo salone rappresenta il trionfo della Divina Provvidenza che ha mandato sulla terra e in particolare a Roma un papa come Urbano ottavo è un'opera Dunque molto retorica nei contenuti elogiativa è vero un'opera in cui il pittore si mette al servizio del potente e ne tesse le lodi è chiaro simbolo diciamo la verità di un momento
storico in cui l'artista per Poter vivere bene Deve Ass Servirsi al potere politico e seguirne scrupolosamente le le indicazioni certo l'Italia anche se la parola Italia per l'Italia di quei tempi è un po' impropria e stava vivendo sempre più una stagione di asservimento per l'appunto a poteri che provenivano dall'esterno il potere papale non proveniva dall'esterno e tuttavia anche il potere papale cominciava ad adeguarsi ai nuovi assetti politici dell'Europa e E la potenza di Roma diveniva sempre più fragile sempre più debole e non c'è dubbio che la grande Arte del Seicento spesso è nata non da
grandissimi impulsi di orgoglio politico ma piuttosto dalla esigenza di riflettere un potere alla fin fine declinante Tuttavia un potere declinante può generare un'arte possente un paradosso storico Sì probabilmente sì Eppure profondamente vero l'affresco Di Pietro da Cortona è di una potenza memorabile e clamorosa è pieno strapieno Di figure ciascuna delle quali vuole significare qualcosa che compone un discorso unitario il discorso è l'arrivo di Urbano iav su questa terra è una benedizione del cielo le più grandi virtù lo attorniano il tempo stesso il tempo inteso come concetto come distrazione ma riflesso in figure mitologiche si esalta
dura di più rende di più per la presenza di un papa che è venuto a beneficare l'umanità Naturalmente sono tutte stupidaggini Questo grande beneficio dell'umanità non ci fu e ne avrebbe potuto esserci ma quello che conta è l'esaltazione mentale l'entusiasmo che genera l'opera d'arte e quello sì quello veramente c'era Ma dunque in che misura Un'opera come questa ci interessa ancora oggi una volta caduti i significati politici che realmente erano caduchi già all'epoca in che misura questa grande opera ci spiega qualcosa di più sul tema centrale dell'arte di quel tempo e cioè la Ricerca della Bellezza
Buonasera cari amici ieri ho introdotto nel nostro discorso una delle più grandi opere d'arte di tutto Il Seicento europeo il soffitto la volta del grande salone d'onore di Palazzo Barberini a Roma affrescato nel corso del quarto decennio del Seicento come ricordavamo ieri da Pietro berrettini detto Pietro da Cortona grandissimo maestro della Roma barocca e particolarmente eminente Proprio in questa grande opera che gli fece non è l'unico capolavoro che Pietro da Cortona ha lasciato all'umanità a Roma ancora oggi è facile imbattersi in opere sue pittoriche e architettoniche egli fu Infatti un felice esempio di artista poliedrico
e come architetto non fu Certo da meno che come pittore indubbiamente oggi viene ricordato talvolta più come pittore per per essere sinceri Ma l'opera Architettonica di Pietro la Cortona è ai vertici della grande Architettura del seic italiano e non solo italiano e così vi dicevo chi gira per Roma consulta la sua guida può trovare abbastanza frequentemente il nome di Pietro da Cortone anticamente fuc celeberrimo oggi Meno oggi non dico che sia dimenticato però non suona così Glorioso quel nome e tutte Tuttavia proprio lui ha creato il concetto stesso di Gloria nell'arte figurativa il soffitto di
Palazzo Barberini è una immagine assai vivida proprio del concetto della gloria e del Trionfo Gloria Celeste ma comunque Gloria intesa come consacrazione attraverso delle immagini di un qualcosa che sembrerebbe destinato a durare nel tempo raccontavo ieri come l'affresco di questo di questo voltone raffigura La Divina Provvidenza che ha mandato sulla terra urbana Ottavo ha creato Papa Maffeo Barberini A dire il vero i meriti di Maffeo Barberini furono Notevoli Ma certamente c'è una certa sproporzione tra l'affresco e e quello che poi accade veramente mala affresco vive di vita propria è una gigantesca allegoria composta da un
numero infinito di di figure che vuole significare in sostanza il trionfo di un una grande personalità sul tempo stesso che la contiene tutti noi siamo dentro il tempo perlomeno durante la nostra vita terrena E infatti la religione è quella dimensione della mente umana che Vorrebbe in qualche maniera farci capire che al di là del tempo esiste un'altra dimensione appunto esiste non esiste Beh naturalmente non è questa la sede per dibattere un argomento così delicato e tuttavia ci sono stati dei momenti nella storia dell'arte dell'arte figurativa e non solo figurativa in cui questo argomento è trapelato
Insomma si è avvicinato alla mente degli Artisti nel caso di Pietro da Cortone della volta di Palazzo Barberini è così Noi alziamo gli occhi verso la volta e vediamo un turbinio di immagini alcune sono chiaramente mitologiche ci vede il Sileno che so io in un giardino meraviglioso si vede vulcan nella sua bottega che Forgia le armi Dunque sono sono immagini che ci riportano verso I poemi epici dell'antichità verso la mitologia greca si vede Minerva che vola nell'aria e abbatte i giganti che la contrastano si vedono Strane figure di di animali fantastici e poi al centro
della volta si vedono ancora figure mitologiche proprio quelle che vogliono significare il tempo si vedono le parche che sono le figure che nella mitologia greca presiedono alla vita dell'uomo e si vede Cronos il tempo che mangia i suoi figli secondo un antichissimo mito e finalmente al centro si dovrebbe vedere Urbano viav il papa glorificato in questo fresco che sale verso il cielo naturalmente che è Coronato dalle virtù che gegli possedette secondo secondo questo affresco in dosi massicce e non poteva non possederle essendo papa in realtà invece c'è qui una sorta di piccola sorpresa visiva A
fronte dell'enorme profluvio di immagini bellissime che si possono scorgere e comprendere per quanto si guardi verso il soffitto Il Papa non si vede non c'è non c'è da nessuna parte Per quanto si guardi verso il soffitto Il Papa non si vede non c'è quello che c'è è lo stemma della sua famiglia la famiglia Barberini ha nello stemma le api simbolo di operosità di laboriosità e in effetti alzando gli occhi e osservando bene Si vedono raffigurate sulla volta delle api appunto gigantesche che salgono verso l'alto e vogliono significare la presenza simbolica del Papa si vede la
tiera papale naturalmente ma quello che è Strano è non si vede lui e allora improvvisamente ci si accorge di Qual è la verità di questo affresco di questa pittura e direi di questa idea dell'arte sono decine decine e decine di figure così tante che solo per contarle si passerebbe una giornata intera dentro il salone di Palazzo Barberini ma nessuna di queste figure è vera e una figura vera non ci può stare un uomo in carne e ossa diciamo così anche se Papa non c'entra Niente perché tutte le figure che noi vediamo sono immagini fantastiche o
del mito antico o della allegoria Cristiana non c'è nessuna persona di cui possiamo dire Eccolo e è lui non c'è nessun ritratto ma non solo non c'è non ci può essere perché l'immagine che Pietro da Cortona ha inventato è l'immagine di un mondo che non esiste e quindi non può avere nessuna vera relazione con la realtà il bello Ecco che cosa ha cercato Pietro da Cortona e l'immagine della Bellezza non è compatibile con il riconoscimento di qualcosa o qualcuno che noi effettivamente conosciamo o potremmo conoscere quello va escluso a priori Dunque colui il quale è
glorificato in questa immagine e cioè un essere umano vero e proprio con una faccia ben precisa non può comparire al suo posto compare il simbolo che lo rappresenta le api simbolo della sua famiglia non ci può essere nessuno e non c'è nessuno in realtà e questo è il Punto Interessante il cielo barocco come poi verrà considerato perché questo affresco di Pietro da Cortona è considerato da molti da molti studiosi quasi l'inizio l'origine di Una tendenza artistica che poi verrà denominata nella critica successiva barocca Ecco l'universo barocco non vuole essere verosimile non può esserlo è molto
interessante ricordare che nel periodo stesso in cui Pietro da Cortona concepiva e realizzava Un'opera come Questa che è veramente perfetta perfetta nei suoi presupposti e perfetta nella sua esecuzione e anche qui ripeto quello che vi dico spesso può anche non piacere affatto può essere anche considerata bruttissima però il punto della questione non è questo è la esemplarità Ecco Permettetemi questo termine dell'Opera stessa in questo senso Sì lo è lo è senza dubbi Ebbene nel momento in cui nel periodo in cui Pietro da Cortona concepiva questa opera esemplare in Un'altra civiltà artistica Europea proprio veramente contrapposta
a quella italiana diciamo anche se il termine Italia qui naturalmente è un po' improprio accadeva l'esatto opposto parlo del mondo olandese fiammingo in cui invece il vertice dell'arte era rappresentato dalla ritrattistica in cui cioè l'ambizione dei committenti era esattamente quella di essere rappresentati nella loro verità naturalmente è una verità non Banale non immediata non pedisse qua ma una verità profonda la verità del proprio essere del proprio lavoro della propria posizione della società questo veniva richiesto ai grandi ritrattisti che numerosissimi fiorivano nei paesi bassi si creava una sorta di contrapposizione una società borghese come quella dei
Paesi Bassi chiedeva all'arte una verità profonda dell'individuo una società curiale papale come quella romana chiedeva la Creazione di un universo visivo lontanissima dall'individuo dalla persona singola o intendiamoci bene Pietro da Cortona di suo era un grandissimo ritrattista In realtà la scelta di Pietro la Cortona è una scelta non è una casualità quando da giovane Pietro da Cortona ebbe l'incarico di fare alcuni ritratti per una famiglia di suoi illustri committenti famiglia sacchetti fece dei ritratti sensazionali e ancora oggi sono Conservati e si possono vedere Pietro da Cortona è un osservatore della realtà raffinatissimo e ha fatto
grandissimi ritratti ha creato Addirittura una nuova idea del paesaggio in pittura dico nuova perché il paesaggio era già nato nell'arte nell'arte italiana già già da parecchio tempo era stato praticato da grandi maestri fiamminghi da grandi maestri italiani e tuttavia in quei pochissimi paesaggi dipinti da Pietro la Cortona si può percepire una visione Completamente nuova meravigliosa dell'idea del paesaggio dico questo perché Pietro da Cortona era in realtà un vero prodigio artistico un uomo dotato di un talento e di una capacità EC celza se dunque eseguì il grande affresco di Palazzo Barberini secondo un criterio di assoluta
lontananza da qualunque forma di realtà immediatamente riconoscibile lo fece per una scelta molto precisa perché in qualche modo la pittura doveva avvicinarsi secondo la Sua concezione all'ideale del poema epico in campo letterario il poema epico è una narrazione di fatti inverosimili pur basati su una realtà concreta e cioè quella della guerra che più concreta Non potrebbe essere E tuttavia il poema epico ha senso soltanto se è una trasfigurazione della Dimensione bruta e immediata del del conflitto e del combattimento poema epico è mitologia è allegoria naturalmente fatta con pezzi di realtà questo è Pacifico ma Qualunque
qualunque forma d'arte è fatta con pezzi di realtà E tuttavia la sua grandezza l'il dell'Odissea che so l'Eneide fino a arrivare poi all'epica vicina a Pietro Cortona stesso e la sua grandezza consiste proprio nell'allontanamento da la verosimiglianza del del reale è tanto più grande quanto è meno verosimile quanto più è iperbolico quanto più pone al centro della narrazione i grandi sentimenti dell'uomo le grandi pulsioni I desideri le le speranze ma non secondo fatti Documentati o documentabili Ma secondo fatti assolutamente immaginari che debbono essere percepiti come tali e questa dimensione dell'epica e attraversa tutti i tempi
anche oggi è così anche oggi i film gremiti di effetti speciali sono l'epica del nostro tempo Pietro da Cortona effettuò una scelta probabilmente aderente anche alla realtà della politica del di quello che Oggi è il nostro paese che altro non poteva esprimere forse un segno di debolezza divenne un elemento di forza Come solente accade in campo artistico Fatto sta che il divenne il regno della irrealtà ma fatta naturalmente da un potentissimo naturalista da un uomo che era in grado di dominare tutti gli strumenti dell'arte vero dalla verosimiglianza Alla prospettiva dalla profusione di una Cromia Mirabile
alla Eccellenza di un disegno che ha avuto Pochi pochi rivali Forse in ogni tempo quell'opera divenne l'emblema di un'epoca di un tempo di un tempo che cerca il bello allontanandosi da quella che potrebbe essere chiamata la realtà e naturalmente incitando implicitamente coloro che osservano a porsi il quesito eterno ma la realtà cos'è esattamente Che cosa possiamo chiamare realtà Certo Quello che che vediamo che tocchiamo e questo è Pacifico Ma già erano maturi i Tempi per cui la scienza cominciava a insegnare agli uomini ciò che gli uomini peraltro già sapevano benissimo fin dai tempi di Aristotele
cioè che la realtà non è ciò che noi crediamo di vedere di toccare di sentire e qualche cosa di un pochino più complesso Tanto è vero che ciò che è reale per qualcuno non lo è per un altro e proprio ciò che noi reputiamo assolutamente vero è frutto di una illusione perfino la luce stessa perfino Il colore del cielo e del mare ma l'illusione a sua volta ha la forza di realtà e intorno a questa a questo concetto che in fondo è semplicissimo ruota tutta l'elaborazione artistica del seic Che poi diventerà un modello anche per
noi questa questione dell'allontanamento dalle sembianze immediate del reale Diventerà uno dei grandi temi del seic questa questione dell'allontanamento dalle sembianza Immediata del reale Diventerà uno dei grandi temi del seic è una questione che occuperà molto di questo secolo quanti soffitti volte Cupole noi vedremo dopo Pietro da Cortona e tante a Roma e non solo a Roma anzi in alcuni ambienti culturalmente molto qualificati ne Cito soltanto uno Genova questa propensione a costruire colossali immagini sulle volte e si svilupperanno non poco A Roma abbiamo episodi memorabili che in qualche Maniera segnano proprio delle tappe della conoscenza artistica
dell'esperienza artistica che poi diventerà valida direi per tutto il resto d'Italia e a volte per molti grandi centri europei dopo Pietro da Cortona che non si limitò Tra l'altro al suo soffitto di Palazzo Barberini ma sviluppò lui in prima persona questo modo di lavorare eseguì anche un'altra grandissima galleria è vero una una grande volta dipinta nel palazzo Panfili A Piazza Navona a Roma un'altra Gloria straordinaria del suo pennello ma poi applicò questo metodo anche in spazi sacri per esempio nella chiesa nuova a Roma una delle chiese forse più belle più gloriose dal punto di vista
artistico della città eterna dove lasciò prove memorabili del suo modo di concepire lo spazio che ormai potremmo davvero definire barocco Ma poi tanti vennero dopo di lui e anche tra l'altro tra contrasti Polemiche discussioni su Chi avesse oggi diremmo la leadership di questo modo di fare di concepire la la pittura e girando per le chiese di Roma ancora oggi noi ci imbattiamo spesso in queste Cupole dipinte talvolta bellissime talvolta meno belle ma tutte comunque legate a un unico fondamentale concetto che è la costruzione di un Cosmo alternativo a quello della realtà esistenziale a quello del
quotidiano e questo contrasto tra tensione verso L'altro l'altra dimensione e quotidianità nutre il dibattito artistico del tempo Naturalmente il discorso della Volta dipinta della Cupola del soffitto è fortemente sentito nell'ambiente ecclesiastico Beh la cupola naturalmente è quasi tanto della Chiesa ma a parte questo è logico che una pittura che vuole dare l'immagine del cielo e quindi di un'altra dimensione di un altro spazio dove le regole e i comportamenti del quotidiano Sono aboliti e non poteva non svilupparsi moltissimo nello spazio sacro nello spazio della Chiesa in un certo senso una chiesa dal Medioevo a oggi è
in sé stessa sempre un microcosmo o se vogliamo anche un macrocosmo nel senso che rappresenta una una separazione l'uscita dallo spazio della quotidianità e l'ingresso in uno spazio diverso e questo non vale debbo dire soltanto per la chiesa cristiana Cattolica ma vale Per qualunque spazio sacro come tale è vero potremmo fare tanti esempi legati a tante tradizioni religiose Ma ognuno ognuno di noi conosce benissimo questo significato Quando si entra in uno spazio che è qualificato come sacro i nostri comportamenti debbono cambiare altrimenti verremmo gravemente ripresi gravemente rimproverati E questo vale Naturalmente per la chiesa cattolica
e Vale moltissimo proio per il 600 se noi volessimo tracciare in un Attimo una breve storia delle tappe fondamentali della coscienza religiosa Cattolica nel seic per ora limitiamoci a quello romano e potremmo indicare delle tappe cruciali voglio indicarvi velocemente con la promessa di tornarvi un po' sopra per sviscerare un po' meglio quando arriviamo Nella seconda metà del seic noi troviamo una serie veramente di momenti tutti Chiaramente individuabili restiamo a Roma la chiesa Di San Carlo al corso la chiesa del Gesù la chiesa di Sant'Ignazio la chiesa di Santa Maria in Trivio sono nomi che diranno
qualcosa a qualcuno e forse a qualcuno non diranno nulla Eppure ognuna di queste tappe ha un significato nella storia dell'arte davvero [Musica] profondo am buonas questa settimana ci siamo un po' intrattenuti su un tema tipico di questi tempi che stiamo trattando l'arte del seic e cioè Le Cupole Le Cupole delle grandi chiese cattoliche piene di affreschi piene di decorazioni ci siamo soffermati un po' su Roma soprattutto perché molto di questa tradizione è partito da Roma Non tutto Ben inteso ma a Roma abbiamo avuto e abbiamo tante testimonianze di questo passato molto fecondo nomi illustri nomi
meno illustri sono rintracciabili in questo tipo di di arte la cupola per la chiesa rappresenta il cielo e quindi nel corso del seic gli artisti Hanno Dedicato molto delle loro energie a questo tipo di rappresentazione il regno dei cieli si può rappresentare questo è un argomento molto caro alla mentalità Cristiana Cattolica esiste se non esiste Naturalmente la pittura è qualche cosa che deve rappresentare quindi deve esistere per forza per un pittore e nel corso del secolo di cui ci occupiamo è stato fatto molto in questo senso sono stati fatti molti tentativi cioè di Rappresentare una
ipotesi possibile del regno dei cieli quello dove chi crede andrà a finire alla fine dei dei tempi naturalmente illudersi che si possa dare una rappresentazione sul serio di qualche cosa che non si può vedere nel corso della nostra vita è assurdo e tuttavia una componente di assurdità ci vuole nell'arte Quasi quasi vorrei dire che la pittura è tutta una solità in effetti e nel senso che non esiste in questo mondo e quindi è lo strumento Adatto per rappresentare qualcosa che in realtà nessuno Può verificare se sia vero o non sia vero abbiamo parlato la scorsa
settimana del grandissimo affresco grandissimo anche fisicamente che Pietro da Cortona grande pittore di quei tempi fece a Roma in Palazzo Barberini per rappresentare la gloria del papa che viveva al suo tempo il caso non restò isolato tutto al contrario da quel momento in poi moltissime decorazioni di questo tipo dilagarono Letteralmente nelle chiese nelle Basiliche e furono Fatti una serie di esperimenti nel vero senso della parola da parte di artisti assai preparati assai Capaci per trovare un sistema un metodo di rappresentazione di ciò come vi dicevo un attimo fa che effettivamente non può essere rappresentato si
può rappresentare il volto di Dio il regno dei cieli la visione dell'ultra terreno e in linea di massima la risposta dovrebbe essere No Non è possibile se un artista Lo fa però che strumenti mette mette in campo nella città di Roma ci sono degli esempi interessanti Soprattutto soprattutto nel mondo dei Gesuiti Voi sapete che i Padri Gesuiti hanno rappresentato nel corso del 1500 un fenomeno Più unico che raro cioè hanno costruito costituito una compagnia di persone a difesa della fede Cristiana come un piccolo esercito che poi è diventato sempre più grande all'interno Del quale C'erano
persone diciamo così puramente rivolte verso la teoria e persone puramente rivolte verso la pr pratica il mondo dei Gesuiti ancora oggi è un mondo Interessante per tutti credenti e non credenti perché è il mondo di coloro i quali indagano senza pregiudizi e con grande attività intellettuale sui i grandi Misteri del della religione della Fede non è strano allora che all'interno di questo mondo sia maturata una forma d'arte Particolare che ha cercato di dare una immagine visiva di ciò che in effetti non si può vedere Non può essere rappresentato e su questo argomento lavorarono vari artisti
Alcuni erano proprio membri di questa compagnia di Gesù altri no venivano da fuori ma erano impiegati dalla compagnia vediamo come a Roma abbiamo due esempi memorabili di questa attività artistica che maturò e si sviluppò all'interno dell'ambiente dei Gesuiti da un lato c'è La chiesa madre cosiddetta dei Gesuiti che appunto si chiama la chiesa del Gesù la prima chiesa che venne costruita per questo questa compagnia di religiosi venne costruita nel 500 ma in realtà la grande decorazione di questa chiesa avvenne nel secolo successivo Cioè in quello di cui ci stiamo occupando adesso il 6ic un pittore
in particolare Giovanni Battista gaulli detto il baciccio dal dal suo nome dal suo nome di battesimo era genovese E una tipica abbreviazione del nome Giovanni Battista in in dialetto genovese diciamo nella parlata genovese è questa è baciccio e così veniva chiamato anche a Roma questo pittore che forse non ha la fama di un Caravaggio o di un Raffaello e Tuttavia nella seconda metà del 1600 lavorando per i gesuiti per i padri Gesuiti questo pittore ebbe una posizione di grande rilievo nell'arte del suo tempo e a lui si deve Quel grandissimo anche ficamente Grandissimo ciclo di
affreschi che ancora oggi chi entra nella chiesa del Gesù di Roma può ammirare sono molto ben conservati sono stati tra l'altro negli ultimi anni restaurati assai bene con estrema attenzione e dedizione chi entra nella chiesa può avere una visione molto interessante di quella che era la mentalità culturale religiosa artistica dei Gesuiti In quell'epoca vale a dire negli ultimi anni del 1600 quando il baciccio operò nella chiesa è Impossibile descrivere queste opere senza avere delle immagini a disposizioni Tuttavia vorrei dare la suggestione come dire fondamentale di quello che si vede quando si entra in questa chiesa
e si alzano gli occhi verso la volta verso il cielo il baciccio coprì letteralmente di affreschi e di Stucchi di di Stucchi nel senso di statue statue in fatte di questo materiale molto duttile che è lo stucco la volta della Chiesa Rappresentando in questi affreschi in questi Stucchi un concetto fondamentale e cioè che cosa vede il credente il Cristiano il Cattolico e quando ha l'impatto vorticoso emozionante Certamente esaltante della visione dell'ultra di ciò che c'è al di là naturalmente è una pura invenzione è chiaro non non c'è alcuna possibilità di dimostrare quanto ci possa essere
di plausibile in questo modo di lavorare l'ultraterreno cari Amici non possiamo conoscerlo almeno occupandoci di arte di letteratura e vivendo in questo mondo Tuttavia E che cosa c'è di più bello dell'immaginazione vero E effettivamente l'operazione fatta da questo artista nella chiesa del Gesù e anche in altre in altre opere ha fatto nel corso della sua vita è un modello un emblema di che cosa voglia significare l'immaginazione l'immaginazione visiva il baciccio parte da un principio molto semplice E essendo l'ultraterreno diciamo il regno dei cieli il regno della luce secondo una dottrina religiosa antichissima che non è
non è soltanto Cristiana e Cattolica dire il vero Essendo la luce fonte di vita in questo mondo ma si suppone ne anche in quello metafisico eh l'idea di fondo è questa Come si fa a dare questa idea questa immagine a chi entra nella chiesa in sostanza Lo scopo del baciccio è rappresentare la luce Però non la luce che noi vediamo nelle nostre esperienze quotidiane sottoposta al mutare del clima del del delle nuvole del cielo delle ore del giorno no la luce in S stessa una luce che non può cambiare mai sia che sia mattina che
sia notte che sia credenti e non credenti che se c'è qualcosa al di fuori di questo mondo deve essere il contrario questo mondo si muove e cambia Allora l'altro mondo non si deve muovere non deve cambiare sulla Base di questa ipotesi assai semplice il pittore tentò di rappresentare ciò che appunto è irrappresentabile cioè la visione di una luce fissa immobile e potentissima ora voi sapete bene nella nostra esperienza quotidiana tutti lo sappiamo è che non può esistere vita senza la luce e quindi tutte le cose di questo mondo se naturalmente a condizione che l'essere vivente
sia dotato del bene della vista tutte le cose di questo mondo possono essere Viste se c'è la luce se la luce non c'è le cose non ci sono ci sono per il tatto non per la vista Tuttavia la fonte della luce nel nostro caso il sole e non può essere guardata perché se viene guardata se viene fissata e la vista si perde quindi ciò che ci dà il bene della vista Ce l' Ce la toglie e su questa storia sono nati tante tante miti tante mitologie Anticamente si pensava che ci fossero degli esseri viventi che
hanno la capacità di contemplare la fonte Della luce senza perdere la vista L'Aquila Eh si si pensava che avesse questo dono sublime e nessuno ha questo dono sublime Tanto è vero che quando ci sono le eclissi solari Gli scienziati raccomandano sempre a coloro che le vogliono osservare di mettere certi occhiali speciali di fare grandissima attenzione perché altrimenti per il desiderio di guardare in faccia il Sole che ci fa guardare ci fa vivere perdiamo la vista e e la gioia di vivere Evidentemente e questo semplice concetto era molto interessante per gli antichi i quali Erano consapevoli
perfettamente consapevoli di questo cioè che è bellissimo poter Osservare al mutare della luce ciò che c'è intorno a noi ma bisogna fare molta attenzione perché non è possibile osservare direttamente senza strumenti particolari Ben inteso la fonte di questa gioia e cioè il sole Tanto è vero che il sole è è Dio in qualche modo e non dico in tutte le Religioni ma insomma per molte esperienze religiose c'è una connessione molto forte anche da un punto di vista politico a un certo punto tanti regnanti imperatori potenti della terra hanno identificato il loro potere con il sole
pensate a Luigi di Francia chiamato appunto il Re Sole gli imperatori romani si identificavano con il sole e così baciccio pensò di rappresentare nella chiesa del Gesù il sole il sole Divino naturalmente cioè una luce che possiamo Guardare perché una pittura si può guardare ma una luce così potente che fa vedere le immagini ma nello stesso tempo le cancella Ecco e cioè lui ha immaginato che accada questo che quando noi saliremo verso il regno dei cieli a mano a mano scompariremo dentro la luce che possiamo finalmente guardare perché guardandola ci identifichiamo Ecco c'è questa idea
della identificazione l'essere umano si identifica con la luce divina e quindi scompare dentro quella Luce esattamente ciò che lui ha rappresentato in questa interessante davvero interessante chiesa e Ed è un'esperienza notevole osservare questi affreschi partendo da questo da questa semplice peraltro molto semplice constatazione e cioè una aspirazione dell'artista è quella di fare scomparire le immagini che gegli crea in un certo senso partendo da un'esperienza religiosa un pittore come questo di cui stiamo parlando Giovanni Battista gaulli Fa un tipo di arte che alla fine potremmo giudicare molto vicina a certi aspetti della sensibilità moderna cioè quella
di fare sparire dalla pittura la figura la verosimiglianza quello che hanno fatto tanti tanti artisti poi nel 900 e ancora oggi cioè l'astrazione l'uscita dalla verosimiglianza e molti molte persone giudicano questo fatto assurdo ancora oggi Capita frequentemente quando andiamo a vedere una mostra un museo dove ci sono quadri Che so degli astrattisti degli informali capita facilmente di sentir dire ma questi sono matti ma che cosa hanno fatto non si capisce nulla e son capace anch'io di farlo eccetera eccetera Ecco però si dimentica spesso di tener conto del fatto che l'esperienza informale e del l'arte che
noi chiamiamo moderna ha le sue radici in una riflessione del passato e questa riflessione del passato risale appunto al 1600 quando alcuni artisti appunto uno lo abbiamo Citato oggi e si sono posti questo problema o non lo chiamiamo problema hanno affrontato questo argomento quello di rappresentare a quello terreno Beh ma allora che cosa possiamo sperare alla fin fine di diverso quale esperienza diversa possiamo vivere la diversità deve consistere nell'ipotesi altrimenti se è una riproduzione uguale Sì può essere molto interessante ma non si capisce fino a che punto allora si possa parlare Di Un'esperienza diversa su
questo argomento molti artisti lavorarono nel corso del secolo che ci interessa Probabilmente perché c'era una spinta fortissima da parte proprio dei religiosi di professione affinché le chiese ma Perfino i palazzi vero profani venissero riempiti di di di opere d'arte ispirate a questa concezione potremmo citarle altre nelle nelle chiese di Roma e in tanti in tanti altri luoghi del nostro paese e non solo del nostro paese L'esperienza della dell'affresco che copre interno ovviamente una cupola un soffitto è un'esperienza che è dilagata in tutto in tutto il mondo diciamo legato alla cultura occidentale fino agli Stati Uniti
d'America e fino fino a tanti altri luoghi ben oltre il 600 è vero È una storia abbastanza abbastanza lunga e complessa Ma tutta si basa su questa idea fondamentale che cosa è veramente possibile rappresentare quando ci poniamo il problema metafisico Problema dell'aldilà di qualunque tipo di aldilà e su questo punto tante altre storie partono rispetto a quella che abbiamo Adesso appena accennato a Roma nella chiesa del Gesù ma è inutile elencare tantissime cose ognuno nella sua esperienza personale Sarà in grado di rintracciarle fondamentalmente in questo campo Ci sono alcune tendenze che poi si ritrovano un
po' ovunque Una è quella di cui abbiamo parlato l'altra è quella di tentare una rappresentazione Dell'aldilà in maniera praticamente opposta rispetto a quella che fece un baciccio invece cioè di dare l'idea dell'annullamento della visione dare l'idea di un mondo al di là del nostro che è tutto costruito che è tutto strutturato come un'architettura metafisica un'architettura nel cielo un mondo fatto secondo le regole della prospettiva della geometria di questo mondo un effetto speciale diciamo così che comincia a maturare proprio prima Nell'arte della pittura e poi passerà nell'arte cinematografica e ci passa tutt'ora Se pensate a quanto
della cinematografia attuale è costruito su questo principio rappresentare un mondo che non c'è con gli strumenti della eccitazione visiva dello sbalordimento provocato dalla esaltazione dei mezzi della prospettiva e degli effetti per l'appunto Buonasera cari amici ieri accennavo a un aspetto molto forte molto potente Dell'arte del 600 Il Secolo di cui ci occupiamo quello cioè dei pittori che hanno fatto grandi affreschi per rappresentare mondi Al di là del nostro accennavo al fatto che ci sono tanti metodi in questo senso tante vie da da seguire e tante opere d'arte molto belle conservate accennavo al fatto che ci
sono alcune vie quasi opposte Chi ha scelto di rappresentare ciò che è quasi impossibile vedere e c'è chi ha scelto di rappresentare ciò che si vede si deve Vedere in modo molto chiaro magari con l'aiuto di strutture precise basate su dati scientifici su dati di tipo geometrico analitico e d'altra parte l'artista deve non può non avere in sé sempre una componente di ricerca scientifica di cognizione matematica e geometrica questo nel 600 o in qualunque altro in qualunque altro secolo voglio raccontarvi un episodio abbastanza significativo in questa ottica intorno alla metà del 1600 ci fu una
grande Fioritura di costruzioni diciamo di edificazioni di ville palazzi nobiliari di notevole notevolissimo impegno fiorirono un po' ovunque dalla Liguria alla Lombardia dal Veneto all'emilia alla toscana a Roma al Regno di Napoli e questo ha fatto sì che il nostro paese ha assunto una fisionomia incomparabile ovunque oggi si giri per l'Italia è facile trovare i palazzi nobiliari anche in località piccole piccoli paesi piccoli centri che Contengono in S memorie incredibili della storia delle famiglie della storia dei feudi della storia anche della cultura materiale del nostro paese in uno di questi palazzi si verificò un episodio
interessante che la storia ha raccontato con molti particolari vicino a Roma in una bella cittadina tuttora Fiorente e gradevole che si chiama Valmontone un palazzo tra i più belli Forse tra i più interessanti di quell'epoca e della famiglia Panfili Sapete questa è una delle famiglie nobili più significative più importanti che abbiano svolto la loro attività su Roma sul Contado intorno a Roma e e tra l'altro gloriosissima famiglia perché proprio in campo artistico ha raccolto una infinità di grandi capolavori d'arte ancora oggi a Roma è possibile visitare il Palazzo Doria Panfili che contiene incomparabili tesori d'arte
raccolti da tanti esponenti di questa famiglia nel corso dei secoli alla metà del seic era Stato edificato questo bellissimo palazzo Che tuttora esiste e anche se ha subito danni molto gravi durante la Seconda Guerra Mondiale vennero chiamati per affrescare per decorare i saloni di questo palazzo alcuni dei pittori più notevoli operanti in quel periodo a Roma e non solo a Roma i nomi di questi artisti oggi non sono Forse tra i più noti tra i più celebrati per un grande pubblico e tra l'altro le opere che sono state fatte hanno subito Come vi accennavo anche
danni piuttosto notevoli chi oggi si reca a visitare il bellissimo palazzo e Panfili di Valmontone Non dico che possa restare deluso perché Anzi sicuramente resta molto soddisfatto ma alzando gli occhi verso le le volte di queste grandi sale può notare come i dipinti sono piuttosto sciupati Insomma Comunque questo ha relativa importanza Un pittore di origine Ticinese che lavorava in quel tempo a Roma il Mola aveva avuto L'incarico dal principe vero Panfili di decorare una delle sale e la fama la virtù la capacità di questo maestro fecero sperare in un eccellente risultato accadde un episodio singolare
che ci viene ricordato dai documenti del tempo compiuta l'opera che pare fosse veramente eccellente il principe Panfili entrò in in urto con con la artista per motivi pratici insomma in sostanza per il il pagamento non si mettevano d'accordo e finalmente il principe Decise di licenziare il il maestro le opere che aveva fatto vennero demolite venne chiamato un altro a sostituirlo un artista anche questo di grande fama in quel momento siamo come vi accennavo intorno alla metà del secolo negli anni 50 del 600 venne chiamato a sostituirlo Mattia Preti un pittore calabrese appartenente alla cosiddetta scuola
napoletana che si era segnalato In quell'epoca per lavori notevoli molto notevoli Mattia Preti rifece il lavoro del collega e oggi chi si reca a visitare il Palazzo Panfili Valmontone può vedere il grande affresco del preti discretamente conservato anche molto ben restaurato ultimamente e naturalmente Nulla Nulla può sapere dei motivi che hanno portato a quel risultato la storia del licenziamento del Mola di questo artista il cui nome ticato insomma dai dai cultori d'arte è Abbastanza interessante intanto per un motivo perché ci riporta a un tipo di rapporti tra committente e e artista che erano molto sono
stati molto più frequenti di quanto non si possa credere di solito quando noi andiamo a visitare un museo una chiesa o un edificio antico noi vediamo delle opere e non pensiamo minimamente a quali vicende vi siano dietro ma molto spesso l'esecuzione di un'opera d'arte è stata funestata da conflitti lotte Contestazioni sia di carattere teorico estetico sull'aspetto dell'opera d'arte e sia di carattere pratico prtico sul costo la questione Però al di là della piccola aneddotica è un po' più interessante per il nostro discorso per le personalità di questi due maestri quello licenziato diciamo così e quello
approvato il Mola e il preti entrambi Oggi sono artisti entrati un po' in un cono di ombra per il grande pubblico degli appassionati d'arte forse un Pochino più interessante un pochino anzi vorrei dire forse un pochino più noto è il Mattia Preti però non si tratta di pittori normalmente considerati importantissimi Tuttavia i due maestri rappresentavano in quel tempo qualche cosa di ben preciso e il fatto che sia stato preferito l'uno all'altro ha un significato interessante Noi abbiamo evocato Questi due nomi partendo da un fatto ben preciso lo sforzo fatto da alcuni maestri di quel Tempo
di rappresentare l' irrappresentabile Eh quando parlavamo del baciccio dicevamo questo di rappresentare ciò che nessuno in realtà può vedere Ma questo argomento è stato trattato era stato trattato qualche tempo prima del baciccio proprio da alcuni personaggi che poi sono stati un po' dimenticati Uno era proprio il Mola questo artista di cui si parlava poc'anzi un altro è il il preti il suo antagonista Che cosa avevano di di particolare questi questi maestri e di che cosa si occupavano effettivamente il Mola è ricordato dalla storia come un esempio abbastanza interessante di artista di pittore interessato a problemi
di tipo teorico filosofico il preti è ricordato dalla storia come un artista interessato fondamentalmente a problemi di tipo vorrei dire pratico carrieristi o intendiamoci bene Non dicendo questo non Si vuole né esaltare esageratamente la figura dell'uno né deprimere quella dell'altro Bisogna però capire bene che cosa cercavano i committenti negli artisti E che cosa gli artisti intendevano dare ai loro committenti oggi nessuna opera in particolare di Pierfrancesco Mola è ricordata come gloriosissima Dai dai visitatori dei musei e sono anche abbastanza poche tutto sommato le opere di Mattia Preti ricordate come celeberrime Eppure Pensate Pierfrancesco Mola è
un pittore che lavorò addirittura e tutto sommato con notevoli meriti in grandi imprese artistiche di quei tempi e la stessa cosa si può dire di Mattia Preti come mai allora sono caduti un po' Questi personaggi e tanti altri come loro in una in una zona della storia che non dico che sia un dimenticatoio però è meno è meno gloriosa è meno potente di quella in cui oggi collochiamo che so il Caravaggio In realtà questi artisti si Occupavano fondamentalmente di una di una questione che è quella della rappresentazione la più chiara la più approfondita possibile non
tanto di ciò che noi vediamo nella realtà quotidi quanto in quello che veniamo studiando scrutando nella riflessione teorica nella riflessione chiamiamola pure filosofica detto così non si capisce bene cosa intendo dire ma si può spiegare in modo semplice si possono rappresentare diciamo con delle figure Con delle immagini i i concetti di cui noi parliamo anche nella vita quotidiana che so la bellezza stessa oppure l'intelligenza o la bontà la cattiveria la rettitudine o il tradimento che so insomma tutte le cose che diventano dei fatti Concreti nella vita ma che sono dei concetti astratti la stessa bellezza
che è il fulcro dell'Arte è un concetto astratto a un certo punto della storia dell'arte Appunto questo è avvenuto proprio nel seic molti artisti si sono Ritenu hanno ritenuto Insomma di di essere fondamentalmente insoddisfatti di limitare la loro attività alla presentazione di ciò che si vede intorno a noi e che tutti vedono che so un paesaggio una storia una un ritratto una natura morta degli oggetti il desiderio dei grandi artisti a un certo punto è stato quello di andare al di là al di là del della rappresentazione diretta immaginare cioè il modo di rappresentare un
mondo che è presente nelle menti di Tutti noi tutti noi sappiamo benissimo che cos'è l'amore izia il tradimento o la dedizione l'affetto il concetto della famiglia la religione naturalmente tutte le virtù e tutti i vizi possibili e immaginabili tutti noi sappiamo di che si tratta ma tutto questo non ha un'immagine non c'è l'immagine dell'amore ce ne sono tante Ben inteso ognuno se la può immaginare come gli pare ma è logico che sono stati proprio Gli artisti a pensare di essere gli uomini e donne deputati a far questo e cioè a dare immagini a far vedere
alla gente quello che ognuno sente dentro di sé sa dentro di sé ma che non è in grado di rappresentare di spiegare che Che immagine può avere per esempio la bontà e la malvagità immagini di bontà e di malvagità ce ne sono tutti i giorni Nella nella vita quotidiana Ma è possibile arrivare a immaginare la forma visiva di concetti tratti e in effetti Questo argomento che per molti secoli non aveva interessato nessuno cominciò a interessare profondamente alcuni artisti del 600 e due ne abbiamo citati adesso il Mola e il preti Ecco Hanno dedicato gran parte
della loro vita a sviluppare questo argomento così per un pittore come Pier Francesco Mola si è parlato proprio di pittore Filos E questa qualifica di pittore filosofo non ha riguardato soltanto lui ve ne voglio citare un Altro di quei tempi forse molto più famoso del Mola e cioè Salvator Rosa il pittore napoletano che poi stette tantissimo tempo a Roma e non solo a Roma e che divenne un personaggio molto noto di quei tempi per essere stato oltre che un artista anche una personalità anche più vasta tra l'altro fu un letterato molto raffinato un poeta un
uomo di società e lasciò un'impronta molto profonda nella mentalità nell'arte del suo tempo e poi ne potremmo citare Tanti altri ma in sostanza che cosa hanno fatto questi artisti di particolare e di diverso e hanno cercato in realtà di aprire un mondo di immaginazione visiva che poi nei secoli successivi ancora oggi ha avuto un risultato piuttosto notevole ha fatto sognare diciamo così intere intere generazioni Tra l'altro questi artisti filosofi hanno usato vari strumenti di rappresentazione non soltanto quello tradizionale classico della pittura Ma Hanno utilizzato molto lo strumento della stampa dell'incisione è vero che è una
tecnica artistica che permette di far circolare le opere d'arte molto di più nel senso che prendiamo una una incisione che so sul rame o su legno eh Io faccio una matrice e poi stampo tante copie come oggi può avvenire con con la fotografia stampando tante copie tutte autentiche in qualche modo perché tutte fatte sulla stessa matrice posso far circolare le mie opere molto di più che Facendo un singolo quadro e così noi abbiamo incisioni stampe bellissime del Mola di Salvator Rosa e di tanti altri rappresentano i grandi stati d'animo dell'uomo dell'essere umano i grandi tormenti
e le grandi gioie e si può capire come mai il principe Panfili trovandosi di fronte a un'opera forse molto impegnativa e molto complessa del Mola abbia preferito eliminarla e sostituirla con quella di un altro personaggio Mattia Preti anche lui Certamente grande e capace ma estraneo a questo tipo di concezione Mattia pretti rappresenta un'altra concezione un altro mondo non quello de degli Artisti filosofi ecco Ma degli Artisti vorremmo dire pragmatici cioè di coloro i quali sviluppano elementi della rappresentazione come gli altri ma non tanto per sviluppare determinate idee determinate tesi determinati pensieri quanto per rafforzare un
altro punto fondamentale e cioè quello della Evidenza di ciò che si vede della chiarezza della visione della vorremmo dire persp termine forse eccessivo ma utile in questo caso Mattia Preti appartiene a quel mondo di artisti che avrebbero potuto affermare il principio in base a cui l'arte figurativa deve avere un unico fondamentale scopo quello di essere chiara evidente e di portare a chi a chi osserva una emozione immediata e limpida questo fatto può sembrare Ovvio banale e forse lo è Ma teniamo conto che la maggioranza di noi tutti noi sia esperti sia non esperti quando ci
troviamo di fronte a un'opera d'arte In linea di massima pensiamo sempre ma mi piace o non mi piace mi emoziona o non mi emoziona mi dice qualche cosa o non mi dice nulla e se riteniamo che non ci dia nessuna emozione o non ci dica nulla tutti noi siamo portati a diventare immediatamente filosofi e a dire Beh l'arte deve D un'emozione se Non la dà non è arte ho sentito infinite volte nel corso della mia vita dedicata appunto all'arte ho sentito dicevo questo tipo di di Formula critica detta da persone molto colte e da persone
al limite Tutt'altro Che preparate nell'argomento tutti abbiamo nella testa questo principio Ma quando è nato esattamente questo principio così semplice che ci fa subito distinguere quello che è arte e quello che arte non è questo argomento va molto Al di là del 1600 di cui ci occupiamo E tuttavia qualche cosa di più specifico sul 1600 su Mattia Preti su Pierfrancesco Mola gli artisti che abbiamo affrontato quest'oggi potremmo dirlo cari amici Buonasera ieri parlavamo di un argomento molto semplice alla fin fine che cioè lo scopo che alcuni Grandi Maestri del seic hanno avuto davanti ai propri
occhi per arrivare a una forma d' interessante importante per per tutti Abbiamo parlato di artisti filosofi e di artisti non filosofi ma naturalmente non per esaltare gli uni e screditare gli altri ma soltanto per ricordarci una cosa che esiste ciò che tutti vedono esiste ciò che nessuno vede e tuttavia sia la prima che la seconda dimensione sono state oggetto di interesse per gli artisti l'artista filosofo insomma in parole povere Rappresenta ciò che nessuno vede l'artista pragmatico Rappresenta ciò che tutti vedono e Abbiamo utilizzato sperando che ci vogliano perdonare i protagonisti i nomi di due grandi
maestri del seic Pierfrancesco Mola e Mattia Preti Ma naturalmente li abbiamo utilizzati come emblemi sono tanti e tanti altri gli artisti che si sono trovati in queste condizioni e concludevo ieri dicendo come Mattia Preti è un ottimo esempio dell'artista pragmatico di colui il quale ha come finalità fondamentale di farci dire quando ci troviamo di fronte Alla sua opera Sì è forte emozionante è arte essendo l'arte emozione o perlomeno ritenendo molti che l'arte sia Appunto questo emozione una visione vivida Chiara netta che in un certo senso funge per lo spettatore come la calamita e vero funge
per un pezzo di di ferro attira attrae verso di sé alla metà del 1600 Mattia Preti venne incaricato di far dei grandi affreschi nella chiesa romana di Sant'Andrea della Valle doveva rappresentare la storia di Sant'Andrea Sto grande santo della tradizione cattolica del suo martirio questi affreschi dovevano essere eseguiti nell'abside della chiesa vero Nella nella zona di fondo in modo tale da dare a chi entra in questa grande grandissima chiesa Una forte emozione visiva vorrei invitare tutti coloro che che amano e desiderano incontrare l'opera d'arte vorrei invitare a andarli a vedere quando Mattia Preti eseguì questi
affreschi che sono molto ben conservati E e si vedono molto bene insomma ancora oggi e fu subissato da da critiche negative alcuni esperti dell'epoca giudicarono queste opere deboli poco poco interessanti invece sono molto belle e sono molto forti fate l'esperimento andateli a vedere chi per caso non le avesse viste e Ditemi un po' che che effetto fanno a me sembra che lo facciano l'effetto danno la idea di una presenza molto vivida limpida Chiara energica Ecco Ammesso e non concesso Naturalmente che che da un'opera d'arte si possa ricavare una impressione di energia Beh quelle opere effettivamente
la danno narrano storie drammatiche la storia di un martirio anche molto doloroso e molto travagliato E tuttavia l'impressione visiva che viene da queste opere è di grande forza e vorremmo dire di salute visiva fanno bene diciamo A chi A chi le osserva D'altra parte è questo uno dei grandi scopi dell'arte mettere chi Osserva in una condizioni di benessere Non c'è nessun motivo alla fin fine di fare un'opera d'arte o perlomeno sembrerebbe che non ci sia nessun motivo Per mettere L'Osservatore in stato di disagio di dolore di di tristezza di difficoltà dell'esistenza naturalmente questa tesi non
sarebbe certo condivisa da molti artisti oggi oggi le cose stanno un po' diversamente oggi è possibile pensare che ci siano grandi maestri dell'arte che lavorano Non tanto Per mettere L'Osservatore in una condizione di agio di sentirsi a proprio agio nell'esistenza ma al contrario metterlo profondamente a disagio può sembrare strano come mai è normale che l'arte nasca dal dolore questo Sì naturalmente Ma come diceva Aristotele questo dolore è il veicolo per portarci alla al rasserenamento questo Dovrebbe darci l'opera d'arte Aristotele parlava della catarsi cioè di quello stato d'animo che Prende L'Osservatore lo spettatore di una tragedia
Oggi potremmo dire di un film ma comunque di un quadro di una scultura anche di un'architettura lo stato d'animo di felicità quando L'Osservatore ha prima visto tutti i drammi dell'esistenza e poi ne vede la conclusione e anche se la conclusione non è lieta Come spesso accade nella tragedia il benessere che l'opera d'arte dà all'essere umano è incomparabile perché comunque porta in luce tutto ciò Che è di più profondo di più complesso è nell'animo umano e che l'uomo stesso non riesce a capire questo Almeno pensavano gli antichi Oggi forse la situazione è un po' diversa ma
la verità è che anche molti aspetti dell'arte del Seicento sono nati da questo sono nati da grandi meditazioni sui dolori dell'umanità pensate che tra l'altro una una tradizione tipica di certe aree del mondo Arti italiano nasce proprio da qui dalla trasformazione della Dimensione Religiosa Naturalmente perché non si può pensare all'arte del seic senza fare riferimento alla tradizione religiosa Ma insomma la trasformazione dell'esperienze religiosa in un'esperienza umana valida per tutti gli esseri umani appunto pensate per esempio alla tradizione che c'è in Lombardia soprattutto quelle nelle aree Lombarde che poi arrivano fino al cantonticino di quella che
veniva chiamata in quelle zone il cosiddetto Sacro Monte vale a Dire la rappresentazione della passione di Cristo dislocata in lungo dei veri e propri spazi fisici fatti di Colline collinette come appunto dei dei Monti sparsi per la campagna dove venivano costruite tante piccole cappelle dentro le quali si vedevano le scene della passione di Cristo la storia dolorosa del Cristo che diventa la storia dolorosa di ogni essere vivente di Unni essere umano ancora oggi girando per la Lombardia si possono andare a vedere i Sacri Monti È una esperienza bellissima che può essere paragonata a esperienze analoghe
che si possono fare in altre in altre tradizioni lontanissime dalle nostre per esempio in certe tradizioni orientali che so in India o in Birmania quando si gira è vero per la campagna o in certi casi per la foresta e si trova dentro lo spazio della natura tanti edifici fatti dalla mano dell'uomo che ricordano tante tappe dell'esperienza della maturazione dell'essere umano Attraverso miti leggende che possono essere quelle dei veda o non piuttosto quelle della Bibbia o o dei Vangeli quello che conta è la proiezione delle grandi esperienze dell'umanità in storie religiose e quanti aspetti dell'arte del
1600 sono calati in questi sacri Monti Chi va a visitare che so a Varese a Varallo e può avere una bellissima esperienza il viaggio doloroso vero l'esperienza umana che può realizzare se Stessa soltanto attraverso il viaggio attraverso il tragitto spirituale che si vede nella passione di Cristo ma poi si vede in innumerevoli vicende che sono raccontate negli antichi poemi epici o non piuttosto nei romanzi della contemporaneità e quanto di tutto questo si trova nell'arte figurativa parlavamo un attimo fa dei sacri monti e questi luoghi ci riportano ai grandi artisti Lombardi ad esempio del seic nomi
che furono celeberrimi un tempo e che oggi Sono entrati purtroppo in una dimenticanza che è profondamente ingiusta nomi come quelli del Cerano del Morazzone di Giulio Cesare Procaccini di Tanio davar allo forse tutti questi nomi non diranno moltissimo all'appassionato attuale d'arte tranne forse quello del Procaccini un pittore talmente bello e talmente affascinante che a mano a mano è entrato un po' nella comune cognizione non dico di tutti ma perlomeno di tutti gli appassionati Questi grandi maestri hanno lasciato un'infinità di opere che meriterebbe davvero di tornare a osservare con occhio affettuoso con occhio dedito pensate soltanto
alle storie di San Carlo bonromeo e il santo per eccellenza della tradizione Lombarda eseguite da tanti di questi artisti dell'epoca e che si conservano ancora oggi a Milano nel museo del Duomo opere grandissime anche da un punto di vista fisico tele gigantesche è vero che raccontano una Storia che è nello stesso tempo dolorosa caotica ed esaltante Sì sono le storie di San Carlo bonromeo col lui che affronta i più grandi drammi dell'umanità nel nome della Fede di Cristo affronta le pestilenze i dolori degli uomini va in mezzo a loro e questi artisti hanno raccontato con
opere veramente a volte meravigliose queste queste vicende le vicende di un Eroismo che purtroppo va a urtare a cozzare contro la la la incredibile durezza del Mondo per l'appunto un Eroismo che può sembrare ai limiti dell'assurdo che non arriva in realtà a risolvere i problemi a sanare i grandi dolori dell'umanità e che tuttavia produce opere d'arte di straordinario interesse è un po' la logica che Presiede al capolavoro assoluto di tutta l'arte del Seicento forse e quella che che perlomeno è degna di essere considerata tale il Don kisciotte di di servantes lo spirito del Don kisot
ismo diciamo così è è Profondamente calato in tutte queste grandi opere Lombarde che noi possiamo vedere ancora oggi e che arriva poi fino alla più grande opera Lombarda è vero che non è però del 600 ma dell'800 e cioè Promessi Sposi di di Alessandro panzoni una specie di filo che attraversa la storia che parte all'inizio del Seicento appunto con il famosissimo romanzo di servantes appunto kisot che viene comincia a essere pubblicato nei primissimi anni del seic Quindi è proprio il simbolo supremo del secolo di cui noi ci occupiamo perché il 1600 e questa volta non
più in Italia ma su scala Europea nasce con il Don kisot di servantes e molte cose che poi accadranno nel corso del 1600 partono da lì da questo mondo che unisce il comico e il tragico la parodia e l'epica sulla base di un principio in cui ancora oggi possiamo credere che cioè non esiste un'unica dimensione nell'arte non esiste l'arte tragica e l'arte comica esiste L'arte è tanto più grande un'opera d'arte quanto più è in grado di tirare dentro di sé tutte le dimensioni del vivere senza trascurarne nessuna e senza privilegiar nessuna ora questa grandissima energia
e di Profondo dolore di amore per la sofferenza dell'umanità e di senso del comico e dell'umorismo Ebbene queste che sono le dimensioni del Don quichotte sono proprio le dimensioni che che possiamo rintracciare in queste grandi forme d'arte seicentesche Soprattutto Permettetemi di dirlo quelle che vengono dal nord dell'Italia l'arte Lombarda per tutta una serie di motivazioni che sarebbe forse impossibile rintracciare ora in queste nostre conversazioni nutre questa dimensione della pittura della scultura e non è un caso che uno dei più grandi artisti Lombardi che ha incarnato questa dimensione singolare di bontà e crudeltà di vitalismo e
di dolore e sia stato proprio il celeberrimo Michelangelo Merisi detto il Caravaggio detto il Caravaggio Appunto perché è proveniente da quella cittadina del Bergamasco nutrito profondissimo il Caravaggio di cultura Lombarda della sua terra perché si formò e si educò a Milano essendo allievo di un bravo pittore milanese dei suoi tempi Simone peterzano e poi venne a Roma e a Roma ho quelle grandi opere che sono da un lato tipiche dell'ambiente Romano e tipiche dell'ambiente Lombardo questa questa Unione di due mondi che poi in realtà sono lo stesso È bella la storia dell'esordio del Caravaggio vale
vale la pena di ricordarla brevemente correva l'anno 1600 Il Secolo stava cominciando erano attivi in quel tempo proprio quei grandissimi letterati che avrebbero creato lo spirito del tempo ve ne Cito solo due Shakespeare in Inghilterra e servantes in Spagna forse il Caravaggio non conosceva né l'uno né l'altro Chissà Ma era una sorta di predestinato di veramente di uomo del destino e in questo senso è come se comunque li avessi conosciuti quei grandi personaggi si doveva decorare a Roma in occasione del Giubileo dell'anno Santo una cappella nella chiesa di San Luigi dei Francesi appartenente alla famiglia
contarelli Una famiglia gloriosa nella vita culturale Romana il committente Matteo contarelli intendeva che la cappella Contenesse opere d'arte destinate a evocare l'evangelista suo omonimo San Matteo e infatti Così fu aveva chiesto da molti anni a un notevole scultore attivo a Roma una statua da collocare sull'altare della Cappella raffigurante appunto San Matteo Voi sapete che San Matteo è noto per essere è stato uno degli Evangelisti illuminati da Dio in in modo del tutto particolare San Matteo è un uomo di estrema umiltà di estrema Debolezza intellettuale quasi analfabeta Ma è un prescelto E allora la leggenda narra
che egli scriva il Vangelo che poi diverrà uno dei Vangeli canonici aiutato da un angelo che rappresenta la volontà divina che poi nelle rappresentazioni artistiche è sempre accanto a lui e gli guida la mano mentre lui scrive Quindi il contarelli chiese allo scultore di fare una statua che raffigurasse appunto San Matteo mentre sta scrivendo il vangelo e un angelo accanto a lui lo Scultore era un maestro fiammingo che viveva a Roma da molti anni ed era estremamente apprezzato ed estremamente raffinato si chiamava Jakob kobart con il nome anzi il cognome Ovviamente italianizzato come succedeva sempre
Tra gli artisti stranieri e veniva chiamato questo artista Cope fiammingo Cope da cobart questo nome Penso che sorprenderà chi ci ascolta è probabilmente uno dei tantissimi ignoti della storia dell'arte In Italia dico in Italia perché pur essendo fiamingo il maestro era a Roma e a Roma sarebbe morto e e a Roma trascorse tutta la sua vita artistica è strano come mai è totalmente dimenticato e E dov'è la statua Dov'è finita la statua che Matteo contarelli gli aveva chiesto in realtà questa statua esiste ancora ma non è sull'altare della Cappella dove invece c'è il quadro del
Caravaggio che rappresenta Appunto questo argomento San Matteo sta Preparando il vangelo e gli appare un angelo che gli detta letteralmente le parole Divine chi oggi va in chiesa va a vedere la cappella contarelli vede questo quadro bellissimo del Caravaggio e vede anche gli altri due quadri del Caravaggio sui lati della Cappella che rappresentano due momenti della vita di San Matteo Il primo quando San Matteo viene chiamato da Cristo all'apostolato e l'altro Il martirio di San Matteo stesso questa statua di Cope fiammingo Di Jacob kobert non venne in realtà mai terminata perché questo maestro fiammingo era
un tipico fiammingo molto lento molto accurato nel lavoro molto cavilloso al punto tale che non riusci a finirlo Non era affatto un cattivo scultore e la statua che poi è finita in un'altra chiesa e non è affatto male È tipica però dello stile fiammingo di quei tempi non ha cioè quella grandiosità quella forza quella potenza quella calamita di attrazione Che invece ha l'opera del caravaccio così il fiammingo non finì mai la sua statua e il committente che era ansioso di di avere le opere per il Giubileo incaricò il caravaccio il quale in pochissimo tempo eseguì
quei tre quadri di cui parlavamo in cui fece una specie di grande sintesi che poi fu la sua gloria la sua fama vero Di tutta una serie di esperienze fatte da artisti che l'avevano preceduto creando però qualche cosa di assolutamente nuovo che era per L'appunto La consacrazione di un'antichissima tradizione quella Lombarda in una forma nuova e del tutto inaspettata quella del contrasto tra la tenebra più profonda e la luce più intensa quello stile che poi tutti chiameranno nei secoli successivi appunto il caravaggismo Vale a dire il contrasto la grande forza del Caravaggio fu questa C'erano
stati tanti prima di lui che avevano cercato e avevano anche Espresso questo concetto artistico Pensate soltanto nel corso del 1500 pensate certi artisti alcuni famosissimi altri meno come Giorgione Sebastiano del piombo dosso dosi Bassano e e tanti altri che potrei citare fino ad arrivare a due grandissimi pittori del 5inc Il il il genovese Luca Cambiaso e il greco spagnolo teot copul detto El Greco Ebbene tutti questi artisti avevano avuto e avrebbero avuto esperienze di quel genere e tuttavia il Caravaggio non assomigliava a nessuno e in questo non Assomigliare a nessuno consacrò la sua gloria in
peritura ma la forza la grandezza del Caravaggio meriterebbe un grande sviluppo critico un grande approfondimento qualche cosa di più forse possiamo riservarci cari amici Buonasera Ieri ho accennato al Caravaggio figura certamente più nota più celebrata della dell'arte del Seicento e vi dicevo qualcosa che forse Non avrei dovuto dire cioè elencava tanti maestri prima di lui che hanno avuto importanza Certamente grande rilevanza per quella che poi è stata la sua esperienza Soprattutto quella fondamentale dell'om della luce che tutti noi sappiamo essere alla base della incomparabile Insomma grandezza di questo maestro ma dicevo che forse ho fatto
male perché così facendo avvalorato un modo di raccontare la storia delle Arti della pittura in Questo caso che io stesso condivido poco Cioè come se la storia della della pittura fosse una storia non tanto di singoli artisti delle loro concrete opere quanto delle influenze degli influssi di un ARST sull'altro non amo molto invece questa concezione in base a cui la storia dell'arte diventa una storia di di influssi e non e non di singoli quante volte ci capita Nelle recensioni sui giornali sulle riviste di vedere interpretato un artista qualunque Sia L'artista non tanto per quello che
fa ma per gli influssi che subisce Il critico ci dice Ecco questa canzone che ne so faccio questo esempio ci ricorda una questo cantante riprende il modo di cantare del tale del talaltro questa melodia è sicuramente ispirata a questo genere eccetera eccetera io quando leggo queste recensioni mi irrito profondamente perché mi chiedo sempre Va bene ora che Abbiamo stabilito che influssi ha subito il tale artista vogliamo capire che cosa fa questo artista Cioè se è degno della nostra attenzione o meno che cosa me ne importa di sapere che è stato influenzato da Tizio Caio e
sempron e poi non so nulla di lui e così anche io rifuggo da coloro i quali ci insegnano la storia delle Arti ma qualunque arte Ben inteso non parlo solo della pittura in questo modo il Caravaggio fu influenzato da Tizio Caio e Sempronio Sì Certamente Ma se vale varrà per sé non solo per questo ieri elencava tanti artisti che in qualche modo possono essere dei presupposti del suo lavoro ma se egli non fosse stato grande e non avesse detto qualche cosa di proprio cosa importa di verificare tutti questi influssi Allora potremmo citarne anche altri per
esempio non c'è dubbio Almeno per me non c'è dubbio il Caravaggio ha subito l'influsso di certi maestri fiamminghi del 500 i cui nomi Oggi sono Assolutamente sconosciuti a un grande pubblico di appassionati Ma che sono nomi importantissimi nella storia dell'arte che so van hemer van emelen presumo che questi nomi non diranno nulla a nessuno o quasi Eppure se andiamo a controllare e a vedere le opere peraltro bellissime di questi maestri Eh quanto quanti presupposti troviamo dell'arte del Caravaggio Ma insomma Il problema non è questo il problema fondamentale è che se il Caravaggio è stato così
eminente lo è stato perché ha detto qualche cosa di nuovo e di potente in questo grandissimo tema che è l'apparire e lo scomparire che è uno dei temi fondamentali della pittura e delle arti figurative e gli è un cultore del buio della notte dello spazio che non si vede non si percepisce più e nello stesso tempo è un cultore della evidenza visiva massima della tornitura della emersione delle immagini sul buio assoluto vero e quindi di una Altrettanto assolutezza della luce in questo senso Tra l'altro il Caravaggio è grande perché ha rapporti veri e profondi con
altre forme d'arte e questo sì non è tanto Un influsso quanto una sintonia pensiamo per esempio al alla fortissima sintonia che l'arte del Caravaggio ha con il teatro con la musica del suo tempo e non solo del suo tempo questo sì se si pensa per esempio a un grande compositore dell'epoca del Caravaggio che è capitato di citare più Volte Emilio dei Cavalieri Questo è un compositore che ha scritto un tipo di musica che certamente può essere messa in relazione con quell'arte in cui la l'apparire e lo scomparire l'evidenza e la vaghezza E sì sono elementi
veramente strutturali gli intellettuali gli studiosi del tempo del Caravaggio e del tempo successivo si accorsero di questo fatto cioè si accorsero di come una forma d'arte come quella del Caravaggio e dei suoi seguaci fosse estremamente Stimolante per riflettere non soltanto per apprezzare la bellezza ma per riflettere perché non c'è cosa più bella del momento in cui quando ci si trova di fronte o si entra a contatto con un'opera d'arte sia materia di riflessione Anzi io direi che se non sia materia di riflessione tanto vale buttarla quest'opera d'arte perché se noi dobbiamo perdere il nostro tempo
è vero a leggere un libro o guardare un film sentire una musica per poi non Avere da questo Nessuna materia di riflessione o di dibattito o di formazione o di piacere non vedo perché allora farlo è meglio fare un'altra cosa io che mi occupo di queste cose ve lo consiglio se voi andate a vedere un film e non vi dice nulla e non vi dà Nessuna materia di discussione Ma perché lo Andate a vedere Fate un'altra cosa andate a cena con gli amici è molto più formativo è molto più interessante è molto più bello per
la vita questo che Affrontare un'opera d'arte che poi di fatto non ci dice nulla e non ci serve a niente Non ci insegna niente Sarà una visione un po' limitata Ma insomma io penso che sia meglio così In effetti gli intellettuali del tempo del Caravaggio trassero molti elementi di riflessione non è un caso che la storia dell'arte nel senso nostro del termine cioè appunto come una grande riflessione sull'espressione dell'uomo e quindi la ricostruzione di questa vicenda la Storia dell'arte che noi oggi possiamo studiare possiamo conoscere è nata In quell'epoca prima c'era fino a un certo
punto e dal tempo del Caravaggio in poi che sorgono scrittori intellettuali vero artisti che si pongono di fronte al loro stesso lavoro o o al lavoro Insomma di di di di altri maestri con una mentalità critica e cercano di trarre riflessioni da quello che vedono vi faccio un esempio il primo biografo del Caravaggio fu un medico Senese Giulio Mancini che Era una grande personalità dell'epoca che fu profondamente stimolato dal Caravaggio e da altri artisti a scrivere lui e scrivere di di arte di storia dell'arte spiegando quali erano le tendenze fondamentali Quali erano le figure fondamentali
dando cioè dei parametri di comprensione distinguendo dicendo ci sono varie scuole vari orientamenti una vuole andare in una direzione una in un'altra Il marchese Vincenzo Giustiniani uno dei più grandi collezionisti del tempo capitato di citare tante volte ha scritto ha scritto dei dei trattatello come si deve interpretare la pittura e che senso ha Giovanni Baglione un grande pittore di quel tempo ha sentito la necessità di scrivere le vite degli Artisti del suo tempo dando a ciascuno una caratterizzazione ben precisa ben chiara Tra l'altro tutt'oggi validissima eccetera eccetera e si Potrebbe andare avanti nel corso di
tutto il seic fino ad arrivare alla fine del 600 quando troviamo un trattatista come il bellori il quale scrive Le vite degli Artisti del tempo e teorizza si chiede che per esempio cos'è il bello cos'è la bellezza E se lo chiede perché si pone dei problemi di fronte alle opere degli Artisti del suo tempo e cerca di trovare dare delle indicazioni indicazioni discutibili naturalmente ma molto interessanti su queste basi Nascerà l'estetica moderna E nascerà la storia dell'arte moderna per cui ancora oggi noi possiamo discutere sul senso di un'opera d'arte sulla sua presenza nella vita sociale
In effetti dalle meditazioni e dalle esperienze di un artista come il Caravaggio naturalmente non solo da lui perché altri grandi maestri in quello stesso momento e ce lo dicono proprio i teorici del tempo sviluppano i loro discorsi Ecco da queste basi nascono tante nuove Esperienze vediamo un attimo quali e noevo osservare per esempio che da quando si comincia a parlare di scuole artistiche queste scuole artistiche Effettivamente si sviluppano pensate il il Mancini citato prima il Giustiniani nei loro scritti distinguono bene le scuole Ecco sottolineano questo ci sono tante scuole c'è la scuola del Cavaliere D'Arpino
ne abbiamo parlato in alcune nostre precedenti conversazioni c'è la scuola del bolognese Annibale Carracci Fa autore di una linea di Vasto approfondimento di ogni aspetto del del reale del visibile SEG da tanti artisti c'è la scuola del Caravaggio c'è la scuola del Roncalli detto il Pomarancio un un grande maestro che sviluppa una linea particolare e che molti seguiranno e tante altre scuole Ognuno ha una sua caratteristica Ebbene nel momento in cui questi teorici questi studiosi enunciano questi concetti effettivamente nella realtà Pratica concreta queste scuole si sviluppano veramente quindi è una specie di dare ed avere
le scuole artistiche si sviluppano e i teorici le spiegano pensate per esempio quello che succede a Napoli A Napoli si sviluppa effettivamente nel corso del seic una scuola pittorica di straordinaria potenza una una scuola che che vede attivi maestri che hanno una capacità di visione di rappresentazione magica veramente magica a partire da quello che Fu quasi il capostipite dico quasi perché non è possibile Poi in realtà fissare un punto di inizio e un punto di fine ma insomma uno dei capostipiti fu un artista che meriterebbe di essere ricordato nella storia in modo Forse più profondo
di come venga Ricordato oggi e cioè Battistello Caracciolo Questo è un nome che forse non dirà molto a al normale cultore d'arte Eppure fu veramente un grande Mago della pittura mago nel senso di seduc issimo è vero Maestro le cui immagini hanno una tale forza di calamita zione e di suggestione che veramente mi viene da pensare a una specie di Amabile a volte non sempre così amabile magia seguita da lui e da tanti altri e pensiamo per esempio per una contrapposizione tutto sommato simpatica al mondo dei grandi esteti invece che è soprattutto quello dei Toscani
e dei fiorentini che negli anni prende uno sviluppo magnifico e in un certo senso Ci dà quella dimensione dell'arte che ancora oggi molti sentono cioè l'arte come mondo della quintessenza del raffinato dell'elegante del bellissimo gli esteti Fiorentini in un certo senso sono i simboli di un mondo che poi durerà nei secoli e anche qui a onor del vero nomi all'epoca Cele berrini come quello del Furini del Vignali e oggi non sono al centro dell'attenzione del grande pubblico dell'arte Eppure anche qui lo meriterebbero e come quanto Quanto è bello poter poi andare a indagare su quel
mondo oppure pensiamo alla scuola che potemmo definire quasi preromantica degli Artisti dotati di una di una and escente passione emotiva che attraversa tutto il seic che è quella dei pittori genovesi anche qui una scuola artistica che forse non ha oggi la la fama e la Consacrazione che che pure facilmente potrebbe avere una scuola Tra l'altro Ricordiamoci che ha avuto l'onore di vedere attivi i due Supremi maestri fiamminghi del seic cioè Rubens e vck che specie come ritrattisti lavorarono in quell'ambiente con con risultati grandissimi ma ancora tante altre scuole potremmo potremmo ricordare pensiamo ai maestri del
colore per usare un'espressione un tempo assai assai divulgata della scuola Veneta veneziana e non solo veneziana e anche qui maestri di primissimo livello e ancora una volta anche qui i cui Nobi non sono poi così celebrati se io vi Cito qui che so anche Soltanto due di questi grandi maestri del colore Veneto forabosco Mazzoni voi Mi direte Ma insomma chi sono queste persone ma ancora ancora potremmo ricordare altre scuole pittoriche Tra l'altro proprio quella romana che da un lato promana dal Caravaggio Ma poi dall'altro è piena di di novità e di fermenti straordinari e a
opera nel corso De del secolo pittori di primissimo spicco e anche qui debbo dire non dai nomi celeberrimi pensiamo per Esempio al al uno dei più grandi eredi del Caravaggio eredi voglio dire spirituali e stilistici e cioè il il grandissimo maestro e vero Ticinese Giovanni serodine è così noto oggi non direi o quell'altro incredibile e e e sottilissimo maestro Senese Ma di fatto romano che fu antiveduto grammatica Ecco due nomi che forse anch'essi non dicono così tanto ma potremmo continuare nella Elencazione delle Grandi Scuole delle Grandi Scuole artistiche del seic che tra l'altro non sempre
vengono riconosciute come tali nella loro specificità per esempio citi Amone soltanto due quella piemontese E quella Lombarda Milanese è rimasta rimane oggi nella nostra immaginazione rimangono queste scuole come dei pilastri dei caposaldi di certe forme d'arte e nelle opere in concreto Sì ma nella fama forse No non tutti per esempio hanno ben presente la scuola piemontese che è caratterizzata invece da una monumentalità straordinaria da una potenza di espressione da una freschezza vero di di di di di energia pittorica notevolissima Eppure alcuni dei grandi maestri che onorarono questa scuola sono non dico dimenticati ma in un
in un ripostiglio diciamo così della storia come i fratelli Recchi o quel grande pittore Che si chiama Isidoro bianchi che pure è un nome di un quasi Ignoto della storia e pensiamo ai grandi milanesi che abbiamo già citato come tanzio d'av Varallo un un un pittore veramente grandissimo o come il Crespi il genovesino Insomma quanti nomi noi sentiamo elencare in questa rapidissima ricognizione che non ci parlano però oggi di grande fama di Grande Gloria e c'è da chiedersi un po' il perché alla fin fine a non è possibile non è facile Spiegare il perché di
certi fenomeni Tuttavia un cenno un minimo di approfondimento vorrei farlo cari amici Buonasera ieri Abbiamo terminato la nostra conversazione con una piccola riflessione tuttavia non non priva credo di un qualche interesse per chi si occupa della storia dell'arte delle Arti in generale mi sono permesso di ricordare con una rapidissima carrellata alcuni personaggi tutti appartenenti al mondo della pittura che Naturalmente non non esaurisce Certo il panorama artistico di un secolo come il 600 Ma insomma tutta una serie di personaggi appartenenti a quelli che abbiamo chiamato le grandi scuole Scuole pittoriche del del nostro paese e ogni
volta che ne recitavamo i nomi diciamo le rispettive posizioni mi veniva da dire ma questo il tale non è poi oggi così celebrato il talaltro non è poi così noto eccetera eccetera e si arrivava a una conclusione paradossale e Cioè che nel nostro paese c'è stata una immensa Anche da un punto di vista quantitativo devo dire stagione artistica nel corso del secolo 17o del 1600 ma a fronte di questa grandissima produzione e di grandissimi valori che si rintracciano in questo secolo sono pochi in realtà i nomi celeberrimi che restano nell'immaginario di noi noi tutti e
è giusto non è giusto è vero che ci sono stati soltanto pochissimi maestri supremi e poi una quantità Incredibile di maestri minori i cosiddetti minori questa odiosa bruttissima Almeno per me parola che sempre si trova e si ripete quando si parla di di arte Eh ma questo è un minore com'è questo artista è un minore Ma che vuol dire minore Insomma da un lato è ovvio E certo mica tutti sono geni Questo è chiaro però è un po' amara un po' dolorosa questa qualificazione di minore e la storia dell'arte ha un po' consacrato questo concetto
pensiamo al Nostro secolo al 600 celeberrimo il nome del Caravaggio abbastanza celebre il nome della triade degli architetti che hanno consacrato quest'arte nel corso del seic a Roma e cioè Bernini Borromini e Pietro da Cortona abbastanza noti alcuni nomi nel campo della scultura ma il più grande l'assoluto è il Bernini già il suo grande Rivale il bolognese Algardi è meno noto meno conosciuto a un grande pubblico e poi addentrandoci nel secolo Perché i nomi che abbiamo fatto Appartengono alla prima metà del seic addentrandoci nel secolo tantissimi nomi di artisti ci vengono incontro tantissime tradizioni tantissime
esperienze Ma i nomi celeberrimi non sono tanti non sono tanti io mi sono così posto minimo questo problema non non che lo sia Insomma è una curiosità mi sono domandato più volte perché e alcuni pur pur di altissimo livello non sono arrivati alla fama universale di di un Caravaggio e così mi sono Permesso per una riflessione finale di selezionare alcuni nomi di maestri a parer mio veramente notevoli nel campo della pittura nelle varie scuole pittoriche italiane per sottoporle per un attimo laa vostra attenzione al solo scopo di ricordare a ognuno di noi come la realtà
artistica del nostro paese sia infinitamente più ricca di quanto solitamente si tende a dire servirà queste questo questo fatto serviranno queste segnalazioni a modificare un poco La mentalità di approccio di ciascuno di noi al mondo artistico è no cari cari amici questo no perché sono arrivato a un'età sufficientemente avanzata per essermi tolto ogni illusione in questo senso c'è una dittatura che domina la storia ben più di quelle naziste fasciste e o o qual si voglia ed è quella del luogo comune contro questa dittatura non è possibile alcuna rivoluzione e quindi non la cambieremo Certamente nemmeno
noi malgrado ciò mi Sono divertito a estrarre dal magma immenso della storia dell'arte del Seicento qualche personaggio singolare che a me sembra di primissimo piano ve ne voglio citare subito uno perché forse il più famoso de degli altri che ho in mente ed è Orazio Gentileschi questo pittore di origine Pisana ha avuto una bellissima carriera nel senso che è stato oltre che un grande veramente un grande maestro un un simbolo sia della internazionalità Dell'arte italiana perché è un artista che inizia il suo lavoro in Italia diciamo proprio nell'ambiente Romano Ma poi assurge a una fama
internazionale tanto da diventare celeberrimo sia in Francia che in Inghilterra viaggia e conclude la sua vita con una una specie di aureola di di di di fama grandissima e finisce per diventare una specie di Principe dei pittori lui che era nato aveva cominciato il suo lavoro come Servitore dei pittori una storia quindi veramente emblematica la storia di viazzo Gentileschi comincia ve la riassumo in due parole comincia alla fine del 500 nei cantieri della Roma papale quando il Papa aveva come scopo fondamentale quello di riempire il più possibile di opere d'arte i i grandi monumenti appunto
della cristianità una una idea dell'arte molto strumentale Se vogliamo che implicava però una cosa molto positiva il fatto cioè che Venissero impiegati tantissimi artisti c'era la necessità di produrre tanto e quindi tutti i giovani speranzosi di trovar lavoro e venivano a Roma giovani artisti dico bravi meno bravi Perché sapevano che sarebbero stati impiegati nei cantieri si lavorava soprattutto nell'affresco si facevano una infinità di affreschi e il giovanissimo Orazio Gentileschi esordì così aiutando i maestri un po' più anziani di lui e un po' più importanti di lui a fare Miria Di chilometri quadrati di affreschi per
tanti anni lavorò così era un oscuro lavoratore della pittura Ecco potremmo potremmo chiamarlo così veniva da dal proletariato dell'arte poi a mano a mano si fa un nome ma lentissimamente perché guarda caso non aveva grandissime doti naturali questo è interessante Non era un genio prorompente no tutto al contrario e quando cominciamo a vedere le prime opere che riusciamo a distinguere di lui Che non sono più fatte nel gruppo ma fatte da lui ancora con la tecnica dell'affresco in giro per le chiese noi vediamo delle opere che francamente non sembrano di un grande artista avanza piano
piano piano lentissimamente ma in modo implacabile ogni opera nuova che fa è un po' meglio della precedente un po' meglio della precedente e così a forza di salire questi gradini ma salir sempre arriva a un'altezza vertiginosa e quando acquisterà veramente la grande fama Quando diventerà maestro riconosciuto e consacrato continuerà a salire fino a dei vertici veramente preoccupanti è la migliore dimostrazione di come bisogna andarci piano a questo mondo nell'attribuire il talento alle persone i talenti sono di tanti tipi Orazio Gentileschi è del tipo come dire progressivo uno che non si ferma mai una volta che
ha capito cosa deve fare ed è diventato uno dei più grandi pittori del seic oggi però viene ricordato Sì in Parte per i suoi meriti ma soprattutto per essere stato il padre della pittrice Artemisia Gentileschi pittrice che è stata una delle prime grandi pittrici della storia dell'arte italiana e poi essendosi trovata in mezzo a un celeberrimo processo per stupro perché venne stuprata e maltrattata da un caro amico del papà che si chiamava Agostino tassi è diventata famosissima ed emblema del femminismo specie quello americano degli anni 70 così Artemisia Gentileschi Che è stata un'ottima pittrice peraltro
È divenuta celebre e addirittura Popolare per certi versi e il padre Orazio è rimasto Sì consacrato ma in un modo un po' paradossale Ecco un primo caso di un grande artista un po' dimenticato c'è un grande pittore del 6 che meriterebbe la più alta stima e il più alto rispetto da parte di tutti che è veramente pochissimo ricordato è un pittore che viene da Forlì e si chiama Guido cagnacci dice qualcosa questo nome Mah sì e no Non lo so Eppure cari amici se esiste una dimensione che oggi possiamo definire nell'arte del nostro tempo e
esisterà sempre ed è esistita anche prima una dimensione dell'arte figurativa che copre il Vasto e affascinante mondo dell'Eros dell'erotismo inteso nel senso più acuto della parola è più stimolante ciò si deve a questo signore Guido cagnacci è in sostanza colui che ha creato la dimensione dell'eros nel mondo dell'arte Figurativa ma nessuno lo sa o per meglio dire qualcuno qualche grande specialista lo sa ma non risulta affatto al grande pubblico Ma la rappresentazione del corpo femminile eminentemente femminile Intesa proprio come oggetto del desiderio del desiderio sessuale dico e mostrato in modo esplicito e seducentissima con una
potenza di rappresentazione una capacità di amore fisico verso il corpo e verso l'espressione e questo lo si deve Proprio a Guido cagnacci questo grande artista di cui si conservano ancora oggi opere di una potenza e di una qualità sbalorditive sorprendenti c'è un'opera famosa di lui oggi no non c'è Chi avesse voglia di conoscerlo deve rassegnarsi a andare a cercare nei libri girare per i musei cercare di ricostruire la sua immagine questo è possibile gli specialisti si sono dedicati non poco A questo artista sono state fatte delle mostre su di lui Esistono dei libri non È
un Ignoto ma nulla risulta a un vasto pubblico di questo maestro che merita tale appellativo molto più di tanti altri Se vi capita sia girando per addirittura i suoi luoghi di origine o altrove o in certi grandi musei internazionali Se vi capita di sentire che ci sono opere di questo maestro e andateli a vedere perché è un'esperienza interessante egli è alle origini di un fenomeno che poi oggi è naturalmente non dico dilagato perché Direi ancora poco è un fenomeno che è proprietà intellettuale morale del nostro tempo e forse più che di tanti altri Eppure la
nascita di questa dimensione spetta a lui rispetto a questo signore a questo grande maestro della pittura del seic vorrei farvi ancora qualche piccolissimo esempio sempre Alla luce di questo principio ricordiamo gente che ha meritato e che poi è stata un po' travolta dal dal destino della storia Che che salta e deprime è vero Voglio citarvi un altro nome così poco noto quello di Giovanni Battista Salvi detto il Sasso Ferrato è un marchigiano un marchigiano un pittore marchigiano che capita spesso di sentire nominare devo dire la verità nei libri di storia dell'arte o capita spesso di
incontrare Nei cataloghi delle vendite all'asta della pittura Antica ma di cui poi alla fin fine si sa poco e nulla poco della sua vita poco della sua Attività Il Sasso Ferrato un tempo questo nome era addirittura famoso Dopodiché è scomparso nei D la storia e ogni tanto riappare che cosa ha di interessante Il Sasso Ferrato e ha di interessante questo che è un altro aspetto dell'arte del Seicento che viene ricordato poco e raramente Il Sasso Ferrato è un grandissimo pittore quasi totalmente privo di inventiva personale di creatività personale è possibile essere grandi artisti senza avere
una Ispirazione propria un proprio mondo di di di idee di di di suggestioni Sembrerebbe la risposta ovvia sembrerebbe No non è assolutamente possibile Tuttavia c'è una dimensione dell'arte che esiste e come e travalica i tempi non è solo del 6ic ed è la capacità di rielaborare idee altrui trasformandole in proprie di calare sulle idee altrui una propria griglia personale che è lo stile lo stile personale Sasso Ferrato ha inventato Questa dimensione non ha inventato nulla di particolare rispetto agli altri ma ha inventato L'idea dello stile personale di quella sorta di marchio di fabbrica che è
proprio ed è immediatamente riconoscibile quello che oggi noi chiamiamo la griff Vero Ecco questo concetto l'ha inventato questo [Musica] pittore Se vi capita di vedere qualche opera del Sasso Ferrato non perdete questa occasione osservate Osservatelo almeno due o tre e vi accorgerete di una cosa molto bella e di una bellissima esperienza estetica che ognuno di noi può fare Cioè la capacità di riconoscere un artista riconoscere è una cosa piacevole è piacevole nella vita quotidiana di tutti i giorni ed è piacevole nell'arte quando io riesco a riconoscere lo stile di qualcuno Questo solo fatto mi dà
piacere è bello ascoltare una canzone che si conosce già molto bene sembra sempre ancora più Bella l'incontro con ciò che si sa riconoscere è un incontro particolarmente piacevole e e così avviene anche nella vita quotidiana Ebbene Chi ha insegnato questa dimensione più degli altri è stato questo pittore oggi dimenticato il Sasso Ferrato Ma poi ancora potremo citare Altri altri grandi maestri di quei tempi ciascuno dei quali ha creato ha insegnato qualche cosa di particolare all'umanità cos dire anche se questo può Sembrare retorico voglio concludere citando due estremi opposti un maestro che ha insegnato la solennità
epica profonda del vivere e dell'essere e un maestro che ha insegnato l'ironia humor inglese Mi verrebbe da dire la disinvoltura il senso del divertimento due grandissimi emblemi dell'arte del seic Eppure pensate questi due grandissimi emblemi sono due nomi ancora una volta sconosciuti il primo si chiama Domenico fetti ed è un romano l'artista Grandioso e potente e romantico per antonomasia Mi verrebbe da dire L'artista che trasuda letteralmente magnanimità grandezza nel senso più alto della parola più nobile più solenne e l'altro è ricordato con il un nomignolo Il nomignolo del suo del suo paese si chiamava Gianni
da San Giovanni anche questo nome oso sperare oso pensare dirà poco e niente è un Toscano ed è l'arguzia fatta persona l'emblema di quella dimensione tipicamente Toscana Che conosciamo oggi nel nostro paese attraverso l'opera di grandi artisti specie n mondo cinematografico è vero che ci hanno insegnato una dimensione che è diventata ormai patrimonio dell'umanità vi Cito soltanto uno e valga per tutti come Nobile e grande esempio dell'arte del nostro paese cioè Roberto Benigni Ebbene alle origini di questa dimensione dell'arte c'è questo pittore del seic Giovanni da San Giovanni Questo è un magnifico artista Magnifico umorista
magnifico uomo della leggerezza e della profondità insieme le sue opere sono rare varrebbe la pena di andarlo a ricercare ma cari amici questi esempi miravano soltanto a dire una cosa Il patrimonio artistico accumulato nel corso del 1 secolo è stimolante sul serio per tutti noi perché pur contenendo incredibili valori incredibili insegnamenti è ancora per larga parte poco noto poco frequentato per questo mi sono permesso in chiusura Di tirar fuori qualche esempio emblematico ma ne potremmo fare ancora tanti tanti tanti altri però questa non è la sede delle esemplificazioni e quindi Mi auguro che qualcuno possa
raccogliere questo spunto e magari andandosene in giro per musei o per palazzi chiedere ma c'è un'opera di Giovanni da San Giovanni in questo posto Tutto qui se queste conversazioni avessero già questo risultato ne sarei particolarmente lieto Spero che l'arte Del 600 vi piaccia e spero non vi siano dispiaciute queste conversazioni vi saluto e vi ringrazio con la speranza che l'arte resti sempre al centro della nostra attenzione e dei nostri desideri Arrivederci cari amici