nel primo capitolo del don chisciotte noi abbiamo la possibilità di comprendere che cosa abbia determinato la follia del protagonista ma anche di rilevare come il narratore spesso prenda posizione nei confronti delle della vita strampalata o delle disavventure del protagonista dico vita strampalata perché non c'è dubbio che già in questo testo di apertura in questo esordio della narrazione ci troviamo di fronte a delle situazioni che veramente sembrano lontane dalla dal della congruenza dalla coerenza di una persona e d'altra parte il protagonista risulta essere un uomo che si è talmente dedicato alla lettura dei libri di cavalleria
che ne è uscito frastornato che è arrivato al punto di confondere la realtà con la letteratura di sovrapporre all'esperienza reale il filtro letterario perché si sente un cavaliere investito dunque del di una funzione del compito di tenere alti gli ideali della cavalleria in un mondo che in realtà ormai è un mondo prosaico in cui non c'è più posto per questi ideali il romanzo si apre con un paragrafo in cui il narratore ci rende conto delle abitudini dei tratti peculiari del protagonista è interessante osservare come venga meno la precisione nelle definizioni il paese della mancia non
è indicato nel nome perché il narratore non vuole esprimerlo ma anche il cognome del protagonista cui cha da o quella da non è definibile perché gli autori su questo punto sono discordi questo è in precisione onomastica questa incapacità di definire i nomi sicuramente possiamo leggerla come un riflesso dell'incapacità di dominare a pieno la realtà che un tratto peculiare del seicento iniziando con la lettura del primo paragrafo notiamo che il personaggio è uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera un vecchio scudo 1 stuto ronzino l vero da caccia già in questa descrizione si
capisce che siamo lontani da un intento nobilitante da parte dell'autore poi si parla della rendita dice che tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato carne fredda per cena quasi ogni sera uova e prosciutto in sostanza indica la dieta del del protagonista che sicuramente non fa parte di un esordio che punti a mettere in risalto un protagonista del mondo della della cavalleria dopo aver descritto il suo abbigliamento le sue condizioni di vita riferito che quanto l'età sfiorava i 50 anni il narratore viene al punto al punto
principale vale a dire la passione di don chisciotte per la lettura nei momenti che stava senza far nulla che erano i più dell'anno si dedicava leggere i libri di cavalleria con tanta passione con tanto gusto che arriva quasi a trascurare l'esercizio della caccia non che l'amministrazione della sua proprietà e aggiunge anche che per questa sua folle mania arrivò al punto di vendere dei terreni per comprare romanzi cavallereschi da leggere e a questo punto cita anche uno dei celebri autori dell'epoca facendone poi anche la parodia dello stile uno stile barocco che molto ampolloso che era nella
che era parte del gusto dell'epoca ma il narratore però quello che più importante è che sottolinea come la letteratura influisca profondamente nella visione della realtà del protagonista come per effetto della letteratura il protagonista ad un certo punto arrivi a perdere il giudizio e quel che è peggio è che don chisciotte non soltanto lega ma anche condivida le sue impressioni le sue interpretazioni con due persone del paese il curato è il barbiere che avranno un ruolo poi nella vicenda perché questi due bruceranno la biblioteca del protagonista nella speranza di farlo rinsavire salvo che egli darà attribuira
la responsabilita di questo incendio di questa distruzione al mago festone che rappresenta per lui un antagonista ma naturalmente è frutto della sua fantasia insomma tu tanto si immerse nelle sue letture che passava la notte a leggere da un crepuscolo all'altro e le giornate dalla prima all'ultima luce e così dal poco dormire e il molto leggere gli scenari di cervello in maniera che perdette il giudizio la fantasia gli scempi di tutto quello che leggeva nei libri siad incantamenti che di contese battaglie sfide ferite dichiarazioni amori tempeste ed altri impossibili assurdità egli si fico in testa tal
punto che tutta quella macchina di immaginarie invenzioni che leggeva fossero verità che per lui non c'era il mondo altra storia più certa attenzione che è interessante rilevare come da un lato qui abbiamo un catalogo delle situazioni tipiche dei romanzi cavallereschi ma dall'altro però interessante come narratore attraverso delle precise scelte lessicali sottoline l'effetto delle letture sull'equilibrio sull'approccio di don chisciotte alla realtà gli si inaridì cervello quello che legge sono impossibili assurdità che si ficcano nella testa sua e che gli fu portato a scambiare per verità conseguenza di queste letture appassionate quando ormai il suo cervello era
frastornato fu che gli venne in mente una stravagante idea che mai abbia avuto pazzo al mondo vale a dire che per accrescere il proprio nome e servire la patria gli parve conveniente è necessario farsi cavaliere errante e andarsene per il mondo con le sue armi a cavallo a cercare avventure a cimentarsi in tutto ciò che aveva letto che i cavalieri erranti si cimentavano disfacendo ogni specie di torti esponendosi a situazioni e pericoli da cui superati li potesse acquistare onore e fama eterna ecco il punto la letteratura lo porta a desiderare di farsi cavaliere errante a
darsi un ruolo ad affrontare le stesse avventure tipiche dei cavalieri erranti al fine di ottenere onore e fama ma il narratore subito dopo l'apostrofa come poveretto creando un forte dislivello tra quella che la passione la convinzione di don chisciotte e quello che invece il punto di vista obiettivo di chi si trova a descrivere il suo atteggiamento il suo comportamento subito dopo il narratore rende conto degli sforzi compiuti da don chisciotte per costruirsi le armi e anche in questo caso risulta divertente il racconto degli sforzi di don chisciotte di costruirsi una celata protezione del viso vale
a dire la parte dell'ermo che doveva proteggere il viso perché pensò di realizzarla in cartone e non appena la provò assestando vi due fendenti la il lavoro di una settimana andò perduto allora egli non si perse d'animo neri costruire un'altra ma in realtà in questo caso ammaestrato dal caso precedente non volle fare alcuna prova la giudicò e la ritenne una finissima celata a incastro fa sorridere perché evidentemente ha capito che non era il caso di insistere il passaggio successivo è di dare un nome al suo cavallo un cavallo che non ha niente a che fare
per costituzione con i cavalli della tradizione letteraria non ricordo nel bucefalo di alessandro alessandro magno nel babbi eca del sid sempre riferimenti letterari che il narratore propone ma che sono evidentemente presenti nella memoria del protagonista è un cavallo che soltanto pelle e ossa per la definizione del suo nome il protagonista impiega ben quattro giorni fa su quattro giorni ad almanaccare per quale ragione perché nell'ottica del protagonista non era giusto che il cavallo di un cavaliere così illustre non avesse un nome famoso ed era logico che mutando di condizione il padrone mutasse il nome anche il
cavallo e queste espressioni non era giusto ed era logico sono significative perché il narratore vuole evidenziare come il protagonista sia fortemente convinto delle sue soluzioni ma soprattutto per noi sono una spia della distanza tra il narratore e il suo protagonista perché dà ragione al protagonista ma al contempo ne rileva tutta l'assurdità perché perde tempo per particolari che per noi potrebbero sembrare futili ma che invece hanno un grande significato nella sua preparazione ad affrontare il mondo da perfetto cavaliere e fece in modo che il nome fosse famose sonante dopo tante meditazioni dopo tanti passaggi nella sua
mente nella sua immaginazione finì col chiamarlo ronzinante che risultava a parer suo ancora l'ironia alto sonoro e significativo ronzinante vuol dire un ronzino ante cioè un ronzino in passato oppure un ronzino che stante che sta davanti a tutti gli altri insomma è riuscito attraverso la scelta del nome a nobilitare il suo cavallo e poi c'è posto per trovare il nome per se stesso se per il cavallo erano andati quattro giorni per il suo nome ne vanno addirittura 8 si chiama alla fine don chisciotte in precisa che da buon cavaliere volle aggiungere al suo nome proprio
il don perché veniva così a dichiarare apertamente il suo lignaggio e la sua patria e la onorava assumendone il soprannome è un titolo è un titolo onorifico che si da da ultimo ogni cavaliere che si rispetti ha una dama a cui guarda con affetto con amore e che il cui pensiero motiva la sua azione si convinse che non gli mancava nient'altro se non cercare una dama di cui innamorarsi perché così avveniva nella letteratura con cui egli aveva grande familiarità ora la scelta è interessante che cada in modo assolutamente poco opportuno o in un modo che
stride con le convenzioni della cavalleria in cui di solito era la dama di corte la moglie del duca del conterà la destinataria delle attenzioni del cavaliere era un amore idealizzato con una figura che veniva vista è tenuta vista con amore ma tenuta a debita distanza cui risulta invece che la scelta di don chisciotte è rivolta ad una contadina in un paesetto vicino al suo c'era una giovane contadina di aspetto avvenente di cui un tempo egli era stato innamorato benché a quanto è dato di credere essa non ne seppe mai nulla e non se ne accorse
nemmeno fa ridere questo fatto che egli fosse stato innamorato ma non si fosse dichiarato che la donna assolutamente avesse ignorato il suo amore da un lato può ricordare l'amore idealizzato del mondo della cavalleria ma dall'altra in modo molto più prosaico sta a indicare che don chisciotte non si era mai espresso il nome e aldo nhtsa lorenzo ed è a costei che il parve bene sempre queste espressioni ironiche da parte del narratore gli parve bene dare il titolo di signora dei suoi pensieri e cercando le come che non disdice se molto dal suo e che si
incamminasse essere quello di una principessa gran dama la chiamò dulcinea del toboso poiché era nativa del toboso nome che gli parve musicale prezioso e significativo come tutti gli altri che aveva imposto a se stesso e alle proprie cose definita dal punto di vista onomastico la realtà attorno a lui un nome per sé un nome per il cavallo un nome per la propria da ma don chisciotte a questo punto è pronto per affrontare le sue avventure ma il lettore ha percepito come il filtro della parodia letteraria sia ben presente nel modo di procedere del narratore si
appresta pertanto con il sorriso a seguire le imprese di don chisciotte