Comunicare significa “mettere in comune” Quando comunichiamo, perciò, mettiamo sul tavolo qualcosa di nostro, in un gioco di interscambio con le altre persone. Hai mai messo il muso a qualcuno? Sai, quando si tiene il broncio forzatamente alla persona amata o a un genitore?
La domanda che ci viene fatta, di solito, in quel frangente è: "Ma hai qualcosa? " A cui noi rispondiamo “Niente”! Beh, se stiamo al contenuto "formale" del dialogo, potremmo pensare che una persona chiede pacificamente all’altra se c’è qualcosa che non va e l’altra la rassicura affermando di non avere niente che non va… Ma tutti sappiamo che molto probabilmente la prima persona ha chiesto: "Come mai hai quel muso lungo?
" Oppure: "Hai ancora quel muso lungo! " E la seconda ha risposto: "Ah, hai notato che ho il muso lungo, finalmente! " Oppure: "Certo che ho il muso lungo: sono arrabbiata con te per questo e quest’altro motivo!
" La conseguenza, banale, se vuoi, è che non viene mai detto esclusivamente quello che viene detto: c’è sempre qualcosa d’altro in ciò che comunichiamo. Proprio per questo quel genio di Paul Watzlawick ha ricercato, studiato e coniato i 5 assiomi della comunicazione, di cui ti parlo oggi. Rimani con me, il mondo della comunicazione ti apparirà più chiaro, dopo questa serie di video!
Il primo assioma è un pò strano: Non è possibile non comunicare Perché Watzlawick si è preoccupato di scrivere la frase in questo modo? Perché non ha scritto "È possibile comunicare", e basta? Perché se così fosse ognuno, volendolo, potrebbe evitare di comunicare.
L’idea di Watzlawick è che nessuno proprio nessuno possa, neanche volendolo, non comunicare. Se ci pensi, in effetti è così: mai provato quell’imbarazzante silenzio in ascensore quando lo condividi con uno sconosciuto? Quello scomodo silenzio comunica molto a entrambi!
E che mi dici quando incontri qualcuno che non conosci a cena da amici? Di cosa si parla? Ma del tempo!
Anche questo viene riconosciuto entrambi gli interlocutori come un argomento neutro su cui ognuno può esprimere la propria opinione senza urtare qualcun altro. Anche questa strategia di “non voglio mettere sul tavolo qualcosa di mio da condividere con te per cui parlo del tempo” questa che noi intendiamo, dentro di noi, come una “non comunicazione” è in realtà una chiarissima comunicazione che, come un pesantissimo tomo dell’Enciclopedia Britannica, parla del nostro essere chiusi e imbarazzati. Dunque: non è possibile non comunicare Comunichiamo sempre, comunichiamo noi stessi in ogni interazione che abbiamo.
Comunichiamo anche con noi stessi, nello stesso modo… Ti sei mai dato dello scemo da solo? Abbiamo un rapporto molto particolare con noi stessi, con quella piccola e alle volte assordante vocina che ci abita dentro e a volte ci fa fare delle figuracce ma altre volte ci “fa uscire di tasca dei: no, non ci sto! ” Chiudo questo primo video con una storiella che piace molto ai fanatici della comunicazione come me.
Siamo ad un meeting di psicologia, in un albergo di una grande città. Alla reception ci sono psicologi che vanno e vengono. Tutti con le loro borse a tracolla e i badge per entrare nelle zone riservate.
Due di questi psicologi camminano nella Hall l’uno verso l’altro. Non si conoscono, ma si "fiutano" e capiscono di essere due psicologi del convengo. Al momento dell’incontro proseguono per la loro strada non prima di aver detto a mezza bocca un “Ehilà” e un “Ci vediamo!
”. Ma entrambi, allontanandosi dal collega sconosciuto si arrovellano pensando: “Ma quello lì che cosa mi avrà voluto dire, in verità? ” Ti aspetto nel prossimo video con gli altri assiomi della comunicazione.
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