Da ieri si sta parlando molto di consenso e soprattutto di dissenso e di come la Lega stia cambiando una legge, quella sulle violenze sessuali, che in teoria avrebbe dovuto essere approvata già mesi fa. Partiamo da qui oggi, ma parliamo anche di Ucraina con una serie di importanti vertici che si sono moltiplicati nelle ultime ore e del piano degli Stati Uniti per Gaza che è a tutti gli effetti un piano immobiliare. Siamo a venerdì 23 gennaio, io sono Chiara Piotto e questo è di Essential, il video podcast di Will con cui ogni giorno vi raccontiamo le notizie essenziali dall'Italia e dal mondo in meno di 10 minuti.
Il 25 novembre scorso, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, avrebbe dovuto verificarsi un episodio abbastanza eccezionale per la politica italiana, ovvero la votazione di due leggi, entrambe molto significative, nella lotta contro le violenze sulle donne, in entrambe le Camere, in contemporanea e con l'accordo di tutto il Parlamento, opposizione e governo. Se per il reato di femminicidio l'obiettivo era andato a buon fine, la legge sul consenso era invece stata bloccata a sorpresa proprio quel giorno in Senato dove una parte del governo, il partito della Lega di Salvini aveva sostenuto che fosse un voto troppo affrettato, nonostante l'accordo per principio tra Meloni e Schlein, la leader del partito di opposizione, il PD, sancito anche da una stretta di mano, diventata celebre e che fosse quindi necessario secondo la Lega rimandare quella discussione e così è stato. Ci siamo arrivati a quel rinvio ed è per questo che si parla di consenso da ieri perché in commissione giustizia al Senato, quella commissione che ha avuto in questi mesi il compito di studiare il testo sul consenso per riportarlo in aula al Senato e tornare a votarlo, ha deciso di modificare quel testo che era già stato approvato invece dalla Camera.
Come è la modifica che fa discutere? Perché se la nuova legge che di fatto vuole riscrivere un articolo del nostro codice penale dedicato alle violenze sessuali, l'articolo 609 bis prevedeva l'inserimento nel nostro codice penale del concetto di consenso libero e attuale. Adesso, nella nuova versione del testo che è stata portata avanti dalla presidente della commissione giustizia in Senato che è Giulia Buongiorno, avvocata e esponente della Lega, non si parla più di consenso.
La parola consenso è stata sostituita con volontà, una parola un po' più generica e soprattutto è stato aggiunto nel testo il concetto di dissenso. Allora, per essere precisi, oggi il nostro codice penale dice che la violenza sessuale avviene quando chiunque con minaccia o violenza o abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. La nuova formulazione spinta dalla Lega invece dice: "La violenza sessuale avviene quando contro la volontà di una persona qualcuno compie atti sessuali, la induce a compiere o subire i medesimi atti e la volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione del contesto.
" Questa valutazione come avviene? quando l'atosessuale è commesso a sorpresa oppure approfittando dell'impossibilità della persona vittima di esprimere il proprio dissenso. Questa modifica che secondo chi la propone è il modo di tenere insieme le varie sensibilità in Parlamento è invece per l'opposizione di Meloni un enorme passo indietro che vanfica un po' la novità di questa legge.
Va detto che la parola consenso è problematica non solo in Italia, ma in tanti altri paesi europei, per quanto ormai compaia in numerosi codici penali dei paesi membri dell'Unione Europea, ma anche la Francia, che ha introdotto il consenso nel codice penale dopo il caso degli stupri di Masan, quindi quel caso che aveva generato grande e mediatica in cui una donna era stata costretta per anni a subire stupri da parte del marito e a sua insaputa. Anche lì il tema consenso aveva fatto dibattere perché dal punto di vista penale c'è chi sostiene che dover provare che quando si ha un rapporto sessuale ci sia il consenso dell'altra persona diventa molto complicato e rischia magari di portare a una condanna anche chi non dovrebbe essere condannato. Ad oggi invece per come funziona la legge in Italia bisogna dimostrare appunto di aver in qualche modo manifestato il proprio dissenso o devono esserci circostanze che lo dimostrino.
Per chi spinge invece questa modifica, introdurre il consenso nella legge fa sì che a doversi giustificare sia chi è accusato di una violenza e non chi l'ha subita, che deve appunto portare le prove. Ora la nuova versione della legge presentata in commissione dovrà essere votata e vedremo se ci saranno ulteriori modifiche. Giovedì 22 gennaio Donald Trump, approfittando della sua presenza ad Avos in Svizzera, dove in corso il World Economic Forum, ha incontrato anche presidente urao Zelenski e i due si sono trovati d'accordo su una cosa, cioè nel bacchettare l'Europa, perché in questa occasione anche il presidente Zelenski ha parlato di una debolezza europea che è stata esposta, resa visibile dall intervento di Donald Trump.
si riferiva Zelenski alla lentezza con cui l'Unione Europea si muove anche in difesa dell'Ucraina e di certo un'accelerata sul fronte uraino c'è stata con l'intervento degli Stati Uniti che da una parte hanno favorito l'incontro giovedì sera a Mosca al Cremlino, tra gli inviati americani, in primis il genero di Trump Kushner e l'inviato Steve Witkoff e lo stesso presidente Vladimir Putin in parallelo hanno posto le basi di un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina negli Emirati Arabi. Le parole di Trump sul conflitto uino ad Avos sono state incoraggianti. Ha detto che vede ancora la possibilità di risolvere il conflitto.
Di certo un avvicinamento con la Russia, almeno la parte americana, c'è non solo per il meeting di Mosca al Cremlino, ma anche con la partecipazione di Mosca e della Russia al Board of Peace, questo ente internazionale creato da Trump e di cui parliamo tra poco, in cui di fatto si riuniscono al momento tutti gli alleati della Casa Bianca. Qualcuno potrebbe ribattezzarla la versione non politically correct delle Nazioni Unite o la versione antiwati di Donald Trump perché il Board of Peace nato ufficialmente per rilanciare il piano di rinascita di Gazza è un ente costituito appunto per iniziativa di Donald Trump e presentato in maniera piuttosto anomala dalla scena del World Economic Forum che è diventata presto un palco Coscenico trano, mette insieme, oltre agli Stati Uniti, la Russia, già citata, l'Argentina di Javi Emilei, l'Ungheria di Orban, unico paese europeo ad avere accettato l'invito, Israele di Netaniao e poi la Turchia di Erdogan e numerosi altri paesi. una ventina hanno firmato una dichiarazione congiunta già in Svizzera e soprattutto si sono riuniti per parlare del piano per Gazza presentato proprio dagli Stati Uniti e dal genero di Trump Kner.
Una presentazione in stile copertino con delle immagini piuttosto vivaci di come Gazza dovrebbe diventare e molto simili nello spirito a quel video generato con l'intelligenza artificiale che aveva tanto fatto dibattere mesi e mesi fa. D'altra parte Donald Trump ha parlato di questo piano di ricostruzione di Gasa dicendosi un amante dell'immobiliare che guarda una bellissima location davanti al mare con un enorme potenziale immobiliare e che può diventare proprio proprio speciale. Così, appunto, Donald Trump parlava di Gazza, dicendo che ovviamente va ricostruita, va riportata alla pace, che bisognerà disarmare e che ci vorranno investimenti.
Anche suo genero Kner ha parlato di un potenziale fantastico per Gazza, per quello che può diventare grazie agli alleati del Board of Peace che possono trasformare la regione e far diventare New Gazza, la nuova Gazza, una destinazione turistica. In tutto ciò sappiamo quanto il cessate il fuoco nella striscia sia fragile, quanto le condizioni di vita della popolazione siano estremamente difficili. Il tutto ha quindi stonato, così come le parole di Trump sulle Nazioni Unite definite praticamente inutili e con cui Trump dice il Bard of Peace potrebbe collaborare in futuro, ma di fatto senza prospettive comuni.
E così mi fermo, vi auguro uno splendido venerdì, noi ci sentiamo anche domani mattina e non dimenticatevi di andare sul nostro canale YouTube per ascoltare nessuno escluso la puntata di ieri dedicata alla comunicazione social di Giorgia Meloni e Roberto Gualtieri. Abbiamo avuto ospiti i due social media manager che ci hanno raccontato il dietro le quinte di questo lavoro della comunicazione politica, come cambia tra deep fake, censura online e algoritmi. Buona giornata e a presto.
Sì.