Ciao! In questo video torniamo a parlare di due delle distro più diffuse ed utilizzate, nonché tra le più longeve nel mondo del pinguino: Fedora e Ubuntu. Per entrambe sono ormai trascorsi vent'anni dal debutto; e le due, rispettivamente da fine 2003 ed ottobre 2024, hanno ridefinito il panorama delle distribuzioni Linux-based.
Sia di Fedora che di Ubuntu abbiamo ampiamente disquisito con più e più approfondimenti nel corso dei mesi, e dunque questo non sarà l'ennesimo focus dettagliato. Quanto più, ciò che andremo a vedere sono le recenti novità introdotte con le ultime versioni dei due sistemi, versioni uscite proprio in questi giorni: Fedora 41 e Ubuntu 24. 10 "Oracular Oriole".
Per avere maggiori dettagli sui due OS, invece, si rimanda ai video linkati in descrizione e, man mano, evidenziati nelle schede qui in alto. Il 10 ottobre, Canonical ha pubblicato la più recente versione della sua distro; mentre questa settimana, la community che porta avanti lo sviluppo di Fedora dovrebbe aver completato i lavori sul più recente ramo 41 dell'OS. In entrambi i casi, si tratta di aggiornamenti abbastanza minori: piccoli avanzamenti qui e lì, niente di eclatante.
Il che non è affatto una cosa negativa: semplicemente denota che si è giunti ad un livello più che maturo, e che siamo in una fase di "digestione" di tutte le novità che, invece, erano state introdotte con le passate edizioni. Entrando più nel dettaglio, sia la 24. 10 di Ubuntu che la 41 di Fedora saranno supportate per un periodo di tempo relativamente breve: 9 mesi la prima, 13 la seconda.
Eh, sì, perché solo le versioni LTS di Ubuntu, quelle che escono ad aprile degli anni pari, hanno cicli di vita lunghi, mentre le versioni interim (quelle tra una LTS e l'altra) si fermano dopo 3 dall'uscita della successiva (ogni nuova versione di Ubuntu esce ogni 6 mesi). D'altro canto, il supporto per tutte le versioni di Fedora cessa il mese successivo all'uscita di due versioni dopo quella corrente, e non ne esistono edizioni LTS (anche ogni nuova versione di Fedora esce ogni 6 mesi). Altra differenza tra le due è che Canonical, ogni volta, riparte da Debian Unstable, crea uno snapshot dello stato dell'arte, e da lì personalizza il sistema per arrivare a produrre l'ennesima release di Ubuntu.
Fedora, invece, viene generata creando di volta in volta nuovi rami da Rawhide, il tronco di sviluppo principale, e affinati per mesi fino ad arrivare al rilascio finale. Fedora fa anche da upstream per CentOS Stream che a sua volta è upstream di Red Hat Enterprise Linux. Sia Ubuntu che Fedora, soprattutto la prima, sono punti di partenza per una valanga di altre distribuzioni da esse derivate.
Ad ogni modo, come anticipato, Ubuntu 24. 10 e Fedora 41 contengono più che altro pacchetti aggiornati, anche se non manca qualche nuova feature. In particolare, Oracular Oriole porta con sé il kernel 6.
11 ed inizia una nuova politica per Canonical: d'ora in avanti, ogni nuova versione di Ubuntu avrà sempre l'ultimo kernel disponibile in fase di freeze dei pacchetti che comporranno la release, anche se ancora in stato di release candidate (passerà poi alla versione finale non appena disponibile). Questo cambiamento è stato preso per fare in modo di avere, di volta in volta, un kernel decisamente più recente rispetto a quello che altrimenti sarebbe stato scelto seguendo le politiche del passato. E tale scelta è stata fatta soprattutto tenendo a mente i kernel HWE che vengono distribuiti sulle edizioni LTS di Ubuntu: in questo modo, tali edizioni con supporto a lungo nel tempo (che sono quelle ad esempio installate sui PC che vengono venduti con Ubuntu precaricato, e anche quelle che quasi sempre vengono usate come base dalle distro derivate dall'OS di Canonical) potranno godere di un supporto hardware migliore, più ampio e quindi –insomma– gli OEM prima e gli utenti poi non potranno che beneficiarne!
Anche systemd passa ad una versione più recente, la 256. 5, e Netplan alla 1. 1.
Non solo, tutta la toolchain è stata aggiornata: abbiamo GCC 14. 2, binutils 2. 43.
1, la glibc 2. 40, Python 3. 12.
7, LLVM 19, Rust 1. 80, Golang 1. 23, .
NET 9, OpenJDK 23 e il 24 in early access. Tra gli altri sottosistemi, BlueZ è giunto alla 5. 77, Cairo alla 1.
18. 2, Noto Color Emoji Font alla 2. 047 con supporto Unicode 16, NetworkManager alla 1.
48, Pipewire alla 1. 2. 4, Poppler alla 24.
08, e xdg-desktop-portal alla 1. 18. Grande novità relativa ai driver è invece il fatto che Ubuntu 24.
10 ora utilizza per impostazione predefinita Wayland invece di Xorg anche sui computer che hanno GPU Nvidia. Al di là dei salti nelle versioni dei pacchetti, c'è qualche novità anche sopra il cofano. Ad esempio, è stato migliorato il programma di installazione; Power Profiles Manager è stato aggiornato per supportare le caratteristiche delle nuove CPU e GPU AMD, ed inoltre riesce ad ottimizzare meglio i consumi quando si utilizzano computer portatili.
fprintd supporta ora molti più dispositivi per la lettura delle impronte digitali. Poi, l'App Center ha una nuova pagina di Gestione che consente di gestire le installazioni in corso, gli aggiornamenti automatici, avvisi in caso di app in esecuzione, disinstallazione diretta degli snap senza dover entrare nei dettagli di ogni software; ma soprattutto è ora supportata anche l'installazione di deb di terze parti. Un'altra applicazione è stata aggiunta alla selezione di default, il Centro Sicurezza che consente di attivare o disattivare una nuova funzione sperimentale di richiesta dei permessi per l'accesso alle directory nella Home dell'utente.
In pratica, attivando questa funzione, qualsiasi snap che vorrà accedere ai file dell'utente dovrà richiedere il permesso, e da questa app sarà possibile revocare o modificare i permessi concessi. Altre funzioni saranno aggiunte nel corso del tempo, e per il momento il processo rimane altamente sperimentale. Tra le nuove app incluse, c'è ora anche Sysprof 39 come utility di sistema.
Permette di scoprire problemi di prestazioni delle applicazioni. Ed è chiaramente rivolta agli sviluppatori. Comunque, GNOME è stato portato alla versione 47 con patch aggiuntive di Canonical per migliorare la stabilità e le prestazioni, patch che non sono ancora state rilasciate in upstream.
Peculiarità della personalizzazione che l'azienda inglese fa di GNOME è la dock, che ora visualizza in tempo reale lo stato gli aggiornamenti per gli snap, ed include anche una migliore gestione delle PWA installate tramite lo snap di Chromium. Infine, APT è passato all'ultima versione disponibile in upstream che presenta, era ora, un layout molto più pulito che consente di capire meglio che cosa si sta installando, aggiornando o rimuovendo dal sistema. Ubuntu non è chiaramente rivolta solo all'uso desktop, anzi, è una distribuzione ampiamente usata anche sui server.
Magari non nelle edizioni interim, se non per test, ma comunque ogni nuovo rilascio anticipa la strada di ciò che ci si può aspettare di trovare nella successiva LTS. E anche qui Oracular Oriole ha portato degli update. Ad esempio, c'è Apache 2.
4. 62, Clamav 1. 3.
1, Chrony ha visto diversi cambiamenti, cloud-init è arrivato alla 24. 3. 1 (con alcune breaking changes), Containerd alla 1.
7. 19, Django alla 4. 2.
15, Docker alla 26. 1. 3, Exim4 alla 4.
98, HAProxy alla 2. 9. 9, libvirt alla 10.
6. 0, Nginx alla 1. 26, OpenLDAP alla 2.
6. 8, Openssh ha anch'esso alcune breaking changes che vanno sistemate dai sysadmin. Dopodiché OpenVmTools è giunto alla versione 12.
4. 5, è stato introdotto per la prima volta Valkey 7. 2.
5 in sostituzione di Redis, Percona Xtrabackup è passato alla 8. 0. 35, PHP alla 8.
3. 9, PostgreSQL alla 16. 4, QEMU alla 9.
0. 2, Ruby alla 3. 3, Samba alla 4.
20. 4, Squid alla 6. 10, SSSD alla 2.
9. 5, OpenStack alla 2024. 2, Ceph alla 19.
2. 0, Open vSwitch alla 3. 4.
0 e Open Virtual Network alla 24. 9. E non mancano tutta una serie di aggiornamenti anche alle immagini cloud e ARM (tra cui Raspberry Pi) dell'OS.
Per maggiori dettagli si rimanda alle approfondite release notes. Visto che sono passati 20 anni dal rilascio della prima edizione di Ubuntu, la 4. 10, Canonical ha anche pensato di aggiungere un po' di contenuti celebrativi, tra sfondi, suoni e colori che ricordano proprio la prima versione in assoluto dell'OS.
Inoltre è anche possibile scaricare le versioni in alta risoluzione di tutti gli sfondi che hanno accompagnato negli anni ogni rilascio di Ubuntu. Un tocco che, per chi ha vissuto in prima persona quei momenti tanti anni fa, non può che far scendere qualche lacrimuccia 🙂 Dall'altra parte, invece, la community che lavora su Fedora, tra cui chiaramente il suo maggiore sponsor Red Hat, ha festeggiato i 20 anni di vita più di qualche mese fa. In ogni caso, i lavori per l'edizione 41 hanno visto la definitiva rimozione di Python 2.
7 che –di fatto– ha eliminato Python 2 una volta per tutte dalla distro, e con esso tutti quei pacchetti che lo richiedevano in runtime o in build time. Restando in tema rimozioni, il pacchetto acpica-tools ha perso tutte le patch per il supporto big-endian, con s390x che è stato tolto dall'elenco delle architetture supportate. È stato anche rimosso il supporto in NetworkManager per i profili di connessione memorizzati col formato ifcfg.
Ed è svanito pure il pacchetto network-scripts che consentiva ancora l'uso dei comandi legacy ifup/ifdown, ormai deprecati dal 2018. Oltre a tutto ciò, sono spariti anche i pacchetti GNOME X11, ormai eseguito su Wayland. Mentre i driver Nvidia che erano stati rimossi dallo GNOME Software perché non supportavano il Secure Boot, ora sono tornati disponibili: è una buona notizia per chi gioca o utilizza CUDA sul proprio PC.
Dopodiché, tuned è ora il demone predefinito per la gestione del profilo energetico al posto di power-profiles-daemon. Mentre fedora-repoquery è un piccolo strumento a riga di comando che è stato aggiunto per consentire ricerche sui repository di pacchetti Fedora, EPEL, eln e Centos Stream. È un wrapper per dnf repoquery che però separa i dati dei repo in cache sotto nomi di repo separati, così da consentire una interrogazione più rapida in cache.
E parlando di pacchetti, innanzitutto ora vengono costruiti in modo riproducibile, ma soprattutto si è passati al formato RPM 4. 20 nonché DNF è stato finalmente aggiornato a DNF5 che è migliore rispetto al predecessore sotto tutti i punti di vista. Non cambia comunque il modo di utilizzarlo.
Il kernel presente è ovviamente l'ultimo disponibile, la versione 6. 11. 4, ma continuerà ad essere aggiornato nel corso del ciclo di vita di questa edizione dell'OS, a differenza di Ubuntu 24.
10 che rimarrà sul 6. 11 e l'utente dovrà switchare sulla successiva point release per vederne uno più recente. A partire da Fedora 41, OpenSSL non si fiderà più delle firme crittografiche che utilizzano SHA-1.
E come per Ubuntu 24. 10, anche qui tutta la toolchain è stata aggiornata, con gcc 14. 1+, binutils 2.
42+, glibc 2. 40 e gdb 14+. Altri pacchetti di rilievo upgradati sono: Python 3.
13, Golang 1. 23, Node. js 22.
x, Perl 5. 40, anche qui è sostituito Redis con Valkey, c'è PyTorch 2. 4, ROCm 6.
2, Taskwarrior 3, GIMP in versione 3, Haskell GHC 9. 6, Stackage LTS 22, e Pytest 8 che porta delle breaking changes rispetto al passato. Inoltre sono stati rimossi tutti i pacchetti a 32-bit di PHP che quindi ora è soltanto a 64-bit.
A differenza di Ubuntu, che comunque ha tanti flavour comunitari i quali non sono ufficialmente seguiti da Canonical, il progetto Fedora offre diverse varianti per il mondo desktop. C'è chiaramente la versione con GNOME, quella di default, che porta con sé GNOME 47 nella sua forma più vicina possibile all'upstream, quindi senza modifiche di sorta; ma non manca quella con KDE Plasma, ovviamente aggiornata anch'essa all'ultima versione disponibile. Oltre a ciò, c'è ora anche LXQt 2.
0 e KDE Plasma Mobile è stato inserito in una nuova spin di Fedora 41 pensata appositamente per funzionare su telefoni, tablet e laptop 2-in-1. Parlando di nuove spin, Fedora Miracle si è aggiunta alla schiera, con il gestore di finestre tiling Miracle, basato sulla libreria e compositor Mir. È un progetto molto recente ma contiene caratteristiche interessanti, come un algoritmo di tiling manuale, il supporto per i gestori di finestre flottanti, il supporto per molti protocolli Wayland e i driver proprietari Nvidia, e molto altro.
E Fedora è la prima distribuzione a fornire uno spin basato su tale WM, provando a diventare la distribuzione de facto per la sua esecuzione. Tra le altre varianti di Fedora, ci sono anche gli Atomic Desktops di cui abbiamo parlato in modo dettagliato qualche mese fa: anche per loro non mancano piccole novità, come gli aggiornamenti non privilegiati, l'abilitazione di bootupd, e altro ancora. Anche in questo caso, si rimanda al dettagliato changelog ufficiale per maggiori dettagli in merito.
Insomma, come ogni 6 mesi, anche in questo ottobre non potevano mancare due nuove versioni per Ubuntu e Fedora. La prima continua a muoversi per creare un ecosistema che ruota fortemente attorno al mondo degli snap, ma con anche nuove politiche per portare versioni più aggiornate dei pacchetti. La seconda, invece, continua nel suo percorso di supportare le ultime novità nel mondo open-source, evitando customizzazioni e anzi lavorando appunto in upstream al fine di avere, magari allo stato grezzo, ma comunque il prima possibile, ogni novità sviluppata.
Tu che ne pensi? Preferisci un'esperienza più "curata" e rodata, come cerca di offrire Canonical, oppure sei più per buttarti a capofitto sull'ultima cosa che sbrilluccica anche se, magari, può risultare troppo presto fare il passaggio o potrebbe causare intoppi vari? Ti aspetto nei commenti!
Nei prossimi giorni arriveranno nuovi video su altre distribuzioni: se questo ti è piaciuto, iscriviti al canale e soprattutto fammi sapere nei commenti che cosa ne pensi del lavoro portato avanti da Canonical e rispettiva comunità, e dal team Fedora con tutti i suoi collaboratori. Se hai richieste riguardo altri OS Linux-based per cui vorresti vedere un video dedicato, non esitare a farmelo sapere con un commento qui sotto! È tutto per questa puntata.
A presto!