Buonasera. A quest'ora Torino è ancora più bella. qui dall'alto della mola e sembra di stare sulla lancetta di un gigantesco orologio che segna le ore su un quadrante circondato da montagne e questa è l'ora più suggestiva, è il tramonto. Tra poco su Torino scenderà la notte, finiranno di accendersi le luci delle strade, delle piazze e noi le seguiremo perché ci mostrino il suo fascino Nascosto. Dorino, così elegante, così rigorosa e poi oltre le facciate dei suoi nobili palazzi anche così gaudente, così appassionata. Torino sembra ritrosa nel mostrare la sua luce, ma poi in alcuni momenti
della sua storia questa luce è e diventa abbagliante e si mostra al mondo. Nel 700 è una sfolgorante capitale barocca. Nell'800 la sua luce si proietta sull'Italia unita. Nel 900 Invece è la capitale del cinema, dell'auto, vede nascere la televisione e più di recente è la fiamma olimpica a illuminar la capitale dello sport. È proprio seguendo le tante luci di Torino che in questa notte incantata vogliamo davvero incamminarci assieme a voi per scoprire una città. Dal fascino senza tempo. Wh, it's darling where you are. I think of you night and day to you day and
day Eco, noi ora ci troviamo nel cuore di Torino, Piazza Castello, che fin dal 600 è davvero il centro della vita pubblica della città. Eh beh, qui sono tenute tante manifestazioni, cortei nuziali, ma anche parate pubbliche e poi anche cortei di carnevale, insomma tantissime manifestazioni, soprattutto Anche religiose e anche oggi avvengono tante manifestazioni pubbliche proprio in questa piazza. Il nome piazza Castello viene dall'edificio al centro della piazza. è una fortezza costruita su una delle porte romane della città. Oggi è un edificio, per così dire, double fas, cioè da un lato ha ancora l'aspetto del castello
medievale, ma dall'altro ha la magnificenza del Palazzo barocco. Qui risiedevano le regine regenti nel Seicetto, le cosiddette madame reali. È per questo che da allora è noto come Palazzo Madama. Sono tanti palazzi che fanno da cornice a questa piazza, oltre a Palazzo Madama, al Teatro Reggio, alla Real Chiesa di San Lorenzo. Beh, al di là di questa splendida cancellata c'è il bellissimo palazzo reale, la reggia che i Savoia hanno immaginato fin da quando hanno deciso di trasformare Torino nella capitale del loro stato. E Questa sorta di città nella città si è poi ingrandita progressivamente fino
all'unità d'Italia, quando i Savoia sono approdati prima a Firenze e poi a Roma. All'interno ogni stanza parla di una dinastia che ha avuto l'ambizione di sfidare le grandi potenze europee. All'esterno il rigore e la linearità delle prospettive invitano all'ordine e alla quie. >> Che notte, che notte quella notte. Sembra davvero incredibile che dà una Città con queste caratteristiche, beh, sia emerso stravagante, decisamente >> fuori dalle regole come Fred Buscaglione. >> Eh, sono un vero sognatore, musicista, >> un po' pittore. trimpellando con i tasti, >> molto spesso salto e basta. >> Scherza naturalmente. >> Beh, vedo
che la voglia di scherzare non l' abbandona mai, soprattutto nelle sue canzoni. Eh, che notte, che bambola, guarda che luna, whisky facile. Eh, vedo che anche stanotte l'ironia non l'abbandona. Eh eh che vuole Torino mi mette allegria. >> Eh beh, è naturale per chi ritorna nei luoghi, nella città dove è nato, però però dietro questo aspetto sorridente mi sembra ci sia anche un po' di malinconia. >> Chissà. Tutti abbiamo un lato nascosto, sa anche Torino. Lei si meraviglia che da una città così squadrata, sia venuto fuori uno come me, crede davvero? che Torino sia come
appare. >> Beh, questa è un po' l'immagine che ne hanno molti e forse è amata proprio per questo. >> Si vede che non la conoscono veramente. Torino è una città che si nasconde molto bene. >> E allora scopriamolo questo volto nascosto, anzi il volto nascosto di Torino e perché no anche il volto nascosto di Fred Buscaglione. insomma, una doppia ricerca e poi ci ritroviamo qua per raccontarci quello che abbiamo scoperto. >> Eh, va bene. Ah, però io, dunque, io vado di qua e lei va di là. Perfetti. Buona caccia >> anche a lei. >> A
dopo. >> Allora, di là è di qua >> come Toto Peppino. Allora, prima però di addentrarci, diciamo, tra i segreti e la magia di Torino, facciamo un una piccola visita poco fuori della città in un luogo che ci racconta la magnificenza della storia di Torino. It's a sweet sympony That's like try to make me your slave to the morning and you die. Il fascino di Torino si estende anche al circondario. Quello di città tutto sommato è un fascino discreto che rifiuta l'ostentazione e quasi si nasconde. Qui invece esplode in tutta la sua magnificenza. La reggia
di Venaria a poca distanza da Torino era la più importante delle residenze di campagna dei Savoia. Ora Qui tutto è stato concepito per sorprendere, stupire, per mostrare la magnificenza della corte Sabau. È stata realizzata a metà del 600 per volere di Carlo Emanuele II, quindi siamo in piena epoca barocca. la villa, i giardini, i boschi dove poter cacciare e poi proprio qui c'è addirittura un borgo concepito per la lavorazione della seta, un'attività molto fiorente a quell'epoca. Ovviamente oggi i filatoi tacciono, però guardate Da queste finestre, da questi finestroni proviene della luce, eh. C'è una festa.
เ Dopo la venuta di Napoleone, nel 1798, Venaria Pensate fu trasformata in caserma. due secoli di declino e abbandono fino al completo e imponente restauro e all'apertura al pubblico. In quelle che una volta erano le scuderie di corte, oggi è in mostra una meraviglia, un pezzo di Venezia portato Fin qui a Torino. Questa è una sorta di mini reggia, di palcoscenico regale che navigava sul Po e intorno a Torino. Chiaramente questa bellissima eh barca imbarcazione, pensate, fu commissionata da Vittorio Amedeo II niente di meno che all'Arsenale di Venezia nel 700. Ora, lui si era ispirato
al famoso bucintoro, cioè praticamente quella galea con la quale il doge di Venezia celebrava il matrimonio, le nozze di Venezia con il Mare il giorno dell'ascensione. Ora quella bellissima, meravigliosa imbarcazione, il Buccintoro, appunto, non c'è più. è stata distrutta eh proprio per ordine di Napoleone che voleva distruggere, eliminare questo simbolo della Serenissima e poi anche impadronirsi di dell'oro delle sue decorazioni. Quindi quella che vedete è letteralmente l'unica imbarcazione da parata del 700 veneziana esistente al mondo. Quindi una volta che è stata Commissionata e poi è stata portata lungo il Po, è risalito il Po fino
ad arrivare a Torino, lo ha fatto anche con la Laggio, cioè trainata da degli animali che percorrevano l'argine. E quando è arrivata qui, beh, veniva utilizzata nei matrimoni regali, nelle feste, quindi catturava l'attenzione di tutti e ed è una grande emozione trovarsi qua perché è un pezzo di storia in un altro pezzo di storia. Insomma, qui tutto vi Parla eh di arte e soprattutto di uno stile di vita estremamente sfarzoso. เ La danza riprende e noi ci allontaniamo senza fare rumore per tornare al centro di Torino, lasciando i danzatori avvolti dalla magia del valz. A
lingotto nascevano le automobili e poi salivano sulla rampa piano dopo piano, fino ad arrivare sulla pista, sul tetto e quelle auto venivano testate, si mettevano alla prova caratteristiche e Affidabilità. era la fabbrica che, in un certo senso, guardando verso il cielo, correva verso il futuro. Oggi il lingotto è diventato un polo di arte e innovazione e quindi là dove una volta rombavano i motori, beh, oggi incontrate installazioni, opere, idee. E proprio in questa bolla sospesa tra il passato industriale e il futuro creativo, beh, si possono incontrare davvero le stelle. Un suono, una folla che esulta,
che Richiama emozioni, quelle che ha saputo creare una delle stelle più brillanti della storia dello sport torinese e italiano. L'avrete riconosciuto subito. Alessandro Del Piero, come stai? Grazie per essere qui. >> Stavi ammirando Torino di notte, come stiamo facendo noi adesso. Da dire che Torino è una città che non si concede subito, soprattutto per chi viene da fuori e bisogna conoscerla gradualmente. Ora tu eh che ricordo hai di quando sei Venuto qui, giovanissimo in questa città? Ma ricordo di immergermi in una realtà molto grande. Arrivavo da un piccolo paesino che è San Vendemiano e e
passando per Padova, che già per me era un momento enorme, poi Torino è la la metropoli per me, quindi l'impatto è stato è stato importante, bello, eh anche traumatico. i primi mesi che che vivi a Torino non sai bene dove sei, queste grandi vie, queste queste Intersegazioni perfette, no? E quindi è stato un po' da diciottenne, diciamo così, una scoperta veramente, come dicevi te, piano piano, passo dopo passo >> e poi, appunto, passo dopo passo, all'inizio si è un po' spaesati, si comincia a conoscere questa città, a conoscere i luoghi. Ci sono dei luoghi che
ti sono rimasti nel cuore di questa Torino? ce ne sono parecchi perché io ho vissuto qui 19 anni di fila, quindi è stato un impatto importante fin da dal Dal primo luogo quello che legato al calcio che è lo stadio comunale, quindi lì dove avevo visto i miei i miei idoli giocare, vincere, ero curioso di vedere com'è, cioè com'è entrare dentro lì, no? poi è diventata anche la nostra casa perché ci siamo allenati da sempre dentro a quello stadio perché c'era già il il nuovo stadio invece costruito. Quindi quello è stato sicuramente la prima cosa
che che ho guardato con grande attenzione e poi ce ne sono altri Sicuramente Piazza Carlina dove ho vissuto per la maggior parte del mio tempo, una splendida piazza in centro da Torino che ha rappresentato un po' la mia casa, no? da da dal 90 dal 96 6-7 anni. Eh, questi sono i due luoghi di di primo impatto, diciamo così. A proposito di punti di riferimento a Torino possiamo citare due persone. Allora, la prima è ovviamente l'avvocato Agnelli, Gianni Agnelli, con cui hai avuto un lungo rapporto e cosa ricordi di questa Persona e di questo rapporto?
È difficile trovare le parole per un uomo del genere. è stato è stato un personaggio unico per moltissimi aspetti eh per il ruolo che aveva non solo nella Juventus, per come seguiva la Juventus, per come conosceva la Juventus, non solo storicamente, ma anche in ogni momento di attualità sembrava eh quasi spesato alle volte, invece sapeva esattamente cosa accadeva, dove accadeva e a chi accadeva e e poi c'è vabbè questo mito Delle delle telefonate mattutine, no? matutine 5 di mattina. Sì, sì. Io eh c'era la classica frase, noi avevamo eravamo obbligati a avere il telefono a
casa, già all'epoca dei cellulari, quindi non c'era bisogno del telefono di casa, no? E invece telefono di casa sempre acceso perché Casagnelli, buongiorno, eh le passo l'avvocato e e non riuscivi a capire dov'era perché era anche se >> se ci si svegliava al buio. Oddio, che Succede? cercando di di schiarirti la gola, ma sto benissimo, sto sveglissimo, figurati, devo preparare l'allenamento. Anche se la prima telefonata avvenne nei miei confronti in realtà 2 minuti prima di una partita. La prima partita titolare che eh che facevo con la Juventus, partita decisiva in casa con il Milan. Finisco
il riscaldamento, rientriamo in spogliatoio, tutti pronti e il segretario viene da me, dice "Vieni Con me, devi vieni con me." Fra 3 minuti devi andare in casa. No, no, non ti preoccupare, il mister lo sa. Vieni con me. Porti un'altra stanza. Se non telefono, rispondi. Eh, mi raccomando oggi in bocca al lupo. Se già avevo poca pressione, diciamo, 18 anni esordire così, entrare sul >> lui m'ha messo a mio agio proprio definitivamente. >> E com'è andata? >> Abbiamo perso 1-0 contro il grande Milan. era l'ultimo l'ultima possibilità che potevamo di riacciuffare avevamo sotto, ma quel
Milan lì era è stato il Milan stellare degli olandesi e tutto il resto, quindi era la squadra da battere, l'abbiamo fatto l'anno dopo. >> Beh, allora senti, poi c'è un'altra persona che Torino ti ha consentito di incontrare ed è tua moglie Sonia. è un un incontro che per ogni calciatore l'accompagna è fondamentale. E io arrivo da una famiglia Molto semplice e ho trovato in lei e nella sua famiglia altrettante qualità e quello sicuramente oltre ad altre mi ha colpito e insieme abbiamo intrapreso questo viaggio che ci ha regalato tre figli e oggi il nostro pensiero,
le nostre preoccupazioni da genitori poi è è rivolto a loro e cerchiamo di fare il massimo per loro. Eh, ma non solo il massimo, più che altro cerchiamo di fare il meglio per loro e sapendo che è sempre più difficile dire di no, ma Sapendo che in alcuni momenti è fondamentale. >> Quindi Torino, ti ha consentito di creare la tua squadra vincente. >> Senti, a proposito di squadra di gol, qui a Torino ne hai fatti tanti di gol, chi ci sta seguendo se li ricorderà. Qual è quello che ti ha dato un'emozione particolare qui a
Torino? Ma te ne vorrei citare tanti, ma non perché ne ho fatti tanti, perché perché ci sono dei gol che sono veramente Significativi. Me ne chiesto uno, te ne dirò due, ecco perché hanno un significato molto particolare. primo nel lontano 1994, il 4 dicembre, ehm eh che noi vinciamo con il mio gol contro la Fiorentina, quindi eh apre una stagione, la stagione che poi ci vide vinse di nuovo lo scudetto dopo 9 anni e un gol del tutto unico nel suo genere. Noi eravamo sotto di 2-0 dopo una doppietta di del grande nostro capitano Luca
Vialli. Negli ultimi 15 minuti Pareggiamo 2-2 e all'ultimo minuto, all'89º c'è stato questo lancio lunghissimo di Alessandro Orlando e dentro l'area e io con le spalle alla porta ho tirato così di esterno destro al volo e sorprendendo anche il portiere. Si è filato poi all'incrocio dei pali. Vabbè, quindi quei gol >> pizzico di fortuna tutto. >> E il secondo, probabilmente l'ultimo mio gol fatto a Torino, >> eh in Juve-Atalanta, dove ho salutato poi eh la Juventus qualche giorno dopo e ed è finita la mia carriera da calciatore con la Juventus e l'ultimo l'ultimo gol è
stato proprio Juventus Stadium. Eh, decisamente emozionante per quello che era il clima che si era creato. E >> senti, invece, diciamo, altri scenari, chiaramente sono gol e magliette diverse, maglie diverse come quella della nazionale. nazionale che per Qualsiasi giocatore tu mi insegni è un traguardo eh soprattutto per la tua generazione incredibile e quindi che emozione si prova a giocare una finale e poi vincere e andare sul tetto del mondo. Lo so, sembra una domanda banale, però noi eravamo un po' come sulla Terra e loro erano gli astronauti sulla Luna. Allora, noi abbiamo avuto una un'emozione
in casa, ma tu invece che stavi sulla Luna ha significato quella sera? Eh, Non è Io potrei rispondere a questa domanda in mille modi diversi perché in quell'esperienza e ovviamente nella parte finale, la finale e la vittoria del mondiale si consacra la carriera di un calciatore. È come veramente andare sulla luna, è come veramente riuscire a conquistare la cosa più ambita che c'è. è un trofeo che c'è ogni 4 anni, solo 23 giocatori possono ambire a vincerlo. Quindi l'ultima quasi forse anche l'ultima possibilità di questa nostra Generazione che aveva ricca di talenti in tutti i
settori da dal portiere al difensore centrocampista dappertutto. C'è stato un momento che tu ricordi che ci puoi descrivere in quella sera, ma chiaramente dopo la vittoria o immediatamente prima, un qualcosa che ti è rimasto come uno spillo puntato, un ricordo, un'emozione, uno sguardo, non immag >> Io lì la cosa più importante per me è stato poi andare a battere il calcio di Rigore. Ovviamente le emozioni che ci sono state prima eh sono tutte di carichi e di tensione per quella che è l'importanza della partita contro una grande rivale come la Francia. È ovvio che il
calcio di rigore è il momento massimo di di di non immaginare se lo sbagli, voglio dire, e quindi l'importanza che c'era in quel momento lì, in quella camminata, per andare a prendere il pallone, metterlo giù e concentrarsi e cercare di Fare di vivere quel momento come fosse veramente un momento normale. >> Posso farti un'ultima domanda che riguarda un po' il periodo attuale? Cosa si può fare per questa nazionale? Come si può tornare a non dover fare i play-off eccetera? Ah, eh vincere la cosa più ovvia da rispondere. Eh, credo che il movimento calcistico italiano, abbiamo
menzionato la nostra generazione che è stata una generazione Veramente speciale, anche quella prima di me, secondo me, dove si giocava in Italia, il calcio migliore al mondo, dove tutti volevano venire a giocare. Oggi questo è cambiato drasticamente. Oggi non siamo il campionato eh più importante dal punto di vista economico di visibilità e di campioni. Ce ne sono altri che quando noi eravamo numero uno hanno lavorato, hanno lavorato bene, sodo, con programmi a lungo termine e con idee ben Chiare. Questo è è quello che oggi noi dobbiamo fare. Dobbiamo reinventarci e in questo siamo bravi come
come italiani, nelle difficoltà. Dobbiamo riuscire a trovare qualcosa di diverso, di nuovo e dobbiamo avere un programma, >> puntare sui giovani, allevarli, tirarli su e >> anche, ma avere un programma generale. Il movimento deve deve fermarsi un attimo, dire "Ok, dove siamo? riconoscere che siamo in uno stato di Inferiorità rispetto al passato, rispetto ad altre nazioni e non copiare perché noi abbiamo la creatività di creare qualcosa di di bello e nuovo sempre, no? Ma prendere spunto e e adattarlo a quello che è il mercato italiano che ha ancora delle spendite realtà. >> Bene, queste sagge
parole vedremo poi come va a finire. I intanto ti ringrazio per averci accompagnato in questa notte di Torino e continuiamo il Nostro viaggio. >> Buon viaggio, >> alla prossima. my bel che notte, che notte quella notte. Che notte, che notte quella notte. Esplorare una città nel cuore della notte significa sentire i propri passi su un marciapiede e vedere le strade vuote, sentire propri pensieri, ma anche curiosare. E a volte Ci si trova davanti a dei palazzi come questo, palazzi che hanno delle finestre con una luce che rischiara questa notte, questo silenzio, ma lo fa in
modo molto rumoroso, perché vedete questa luce proviene dall'antichità e ci riporta a una civiltà antichissima. Questo palazzo racchiude un mondo affascinante. Beh, è una storia un po' lunga, risale a 200 anni fa, quando in tutta Europa, nelle corti e negli ambienti culturali si diffuse una Passione per l'antico Egitto, al punto tale che ad un certo punto arrivò anche alla corte dei Savoia e il re Carlo Felice acquisì una straordinaria collezione. del 1824 che si trasformò poi in un museo, il Museo Egizio di Torino, che è il più grande museo sull'antico Egitto fuori dall'Egitto ed è
proprio qui che ci aspetta per svelarci le sue meraviglie. Dal buio alla luce. A investirci è la Luce forte di questa sala, la galleria dei re, che ci porta sulla riva orientale del Nilo in mezzo a templi, statue, divinità come queste. Questa divinità dalla testa di un felino e il corpo di una donna è semmet. La potente è una dea che bisognava rispettare. Poteva essere feroce come una leonessa o mansuetta come una gattina a seconda delle offerte che si facevano e lei avrebbe impedito carestie, inondazioni, eccetera. Ora è incredibile vedere come a volte qualcosa che
per una generazione passata sembrava così ovvia ad un'altra come la nostra è tutta da scoprire. Per esempio, la sfinge, lo sappiamo, ha il corpo di un leone e il volto umano e lo sappiamo anche, l'abbiamo visto anche chi è stato in Egitto, che non sono mai sole queste sfingi, sono messe in fila, eh, praticamente fanno da ali alle ai viali dove avvenivano delle processioni. Sì. A certe date precise, quando c'erano delle Feste, delle festività in onore delle divinità, dai templi uscivano i sacerdoti portando eh delle portantine, avevano una forma di una barca con la divinità,
la statua della divinità sopra. E queste eh queste sfingi sorvegliavano questa processione. Dovete immaginare la bellezza di quei momenti, eh la folla, i colori, la maestosità di queste processioni e la gente possiamo ancora vederla in un modo indiretto. Vedete, su queste zampe ci sono come Delle piccole fossette. Oggi sono interpretate come delle carezze devozionali dei fedeli, ma se proseguiamo abbiamo la sensazione di stare effettivamente lì in quei viali, coi templi, la gente, i sacerdoti, i profumi che lasciavano le persone che vi passavano vicino. Di nuovo Secmet, questa volta seduta e qui davanti, eccolo il faraone.
Questo faraone è Sei II, ha regnato sull'Egitto 3200 Anni fa. Questa statua è imponente, pesa 6 tonnellate ed è altra più di 5 m. Ce n'è un'altra gemella all'UV. Beh, gli scultori sono stati abilissimi. Emana serenità, nobiltà, saggezza, insomma è una statua veramente di un re. E questo luogo, la galleria dei Re, che è stata rinnovata, lo vedete in occasione dei 200 anni, diciamo, del museo, cerca proprio di raccontarvi quelle atmosfere, Quei luoghi, quelle genti che ormai sono scomparsi da così tanti secoli. E poi basta svoltare l'angolo e ad aspettarvi ci sono i faraoni, uno
per tutti, fra Messi e secondo era un personaggio molto carismatico, molto importante e parte del suo successo è dovuta anche la sua longevità. È vissuto 90 anni che per l'epoca era immensamente tanto e ha regnato per 66 anni. E allora eccolo qui. Questa è una statua straordinaria che il mondo ci invidia. è Stata realizzata, scolpita in questa pietra e diciamo scura e lo rappresenta con quel naso un po' acquilino, lo sappiamo che era così, dalla sua mummia, tra l'altro, che si trova in Egitto in questo momento, ma che ci fa capire anche il suo aspetto
e questa questa strana corona di forma globosa e con quel con quel cobra al centro, simbolo del suo potere, questo vestito, guardate, che sembra un guanto che avvolge un corpo, si vedono Le muscolature, si vede addirittura l'ombellico. È un una veste di lino sottilissimo e si arriva poi anche a qualcosa che noi molto più prosaicamente guardiamo e siamo colpiti al di là dell'aspetto regale dai sandali che sono dell'infradito. Quindi si scopre, insomma, un po' che questa questa calzatura così quotidiana esisteva già tanti secoli fa e però guardando sotto queste infradito, questi sandali, Vediamo degli archi.
Rappresentano proprio le tribù che ha soggettato, i popoli che ha soggettato. Sono almeno nove, sono degli archi che lui pesta letteralmente. E comunque quello che colpisce è che riusciamo a entrare dentro il cuore di questa statua. Sì, il cuore vero di questa persona che pulsava, batteva per una donna, la si vede rappresentata qui di lato assieme al suo primogenito. Allora, Amon Hobesev è il primogenito di Nefertari, appunto, la moglie che lui ha amato tanto. E vedete che era rasato con un ciuffo che veniva giù di lato dalla testa. era proprio un simbolo di dei principi
e invece qui Neffertari, la più bella, la più amata, che è stata rappresentata ai suoi lati, quindi due persone molto importanti nella sua vita e nei suoi affetti. Personalmente vi posso dire che una delle esperienze più belle che ho avuto nella mia carriera è stata di quella di entrare dentro eh la Tomba dei figli di Ram II, compreso Amoner Robesev. ed era una una tomba appena scoperta dagli archeologi. Noi abbiamo dovuto, diciamo, scoprirla entrando eh, diciamo, a Passo di Leopardo dentro la sabbia con situazioni anche, diciamo, un po' pericolanti e quello che mi ha stupito
è l'immensità di questa tomba con tante celle che rappresentavano i forse oltre 100 figli avuti da Ramesse II. Insomma, queste statue vi raccontano una storia Straordinaria, non solo di potere, ma anche di sentimenti, perché Nefertari è ancora qui e queste due statue vi rappresentano una storia di amore che è passata attraverso i secoli. Quando Nefertari morì, Remesse II volle per lei una dimora straordinaria per l'eternità, dipinta con i colori più vivi. La tomba più bella della valle delle regine. Una luce perduta per sempre, ma che stanotte brilla per noi. Camminare di notte tra le sale
del Museo Egizio, beh, dà una sensazione straordinaria e mi fa anche ricordare alcuni momenti della mia vita. Sì, perché io quando avevo 7 anni sono venuto in questo museo, mi accompagnò mia nonna e mi ricordo benissimo di un dettaglio. Questa mummia, la mummia di una ragazza, Tamit. Ora io ero alto così più o meno, però vidi questa mummia sbendata con quei capelli e ne fui molto colpito, non messo a disagio, eh, però Creava molta curiosità e molta voglia di approfondire questo passato così antico. E insomma, è davvero incredibile come un museo che è dedicato alla
storia antica, molto antica, in realtà poi finisca per raccontare anche la tua storia. non così vecchia. Eh, l'Egitto è fatto di tanti aspetti e qui siamo letteralmente sulle soglie dell'eternità, la galleria dei sarcofagi. E qui incontriamo il direttore del Museo d'Egizio, Cristian Greco. Ciao come va? Bene, >> benvenuto. >> Allora, è archeologo, egittologo, ma soprattutto da più di 10 anni guida questa quest'arca, questa astronave favolosa, piena di reperti, di conoscenze. Lo senti di un po', ma questo museo è è di tutti, di tutta l'umanità, però è legato in un modo particolare al DNA di Torino?
Ogni torinese lo sente davvero suo. Pensa ogni tanto quando torno da un viaggio All'estero, salgo in un taxi e il tassista mi chiede "Ma è la prima volta a Torino? Allora sto un po' al gioco, dico di sì". E mi dice "Ma si figuri abbiamo il museo egizio?" Oppure chiunque tu incontri si ricorda che la prima gita l'ha fatta in quarta elementare qui al museo e noi sentiamo questa responsabilità enorme. Siamo il primo museo che tanti bambini vedono per la prima volta e quindi forse a volte l'unico nell'arco scolare, quindi Abbiamo la responsabilità di trasmettere
questa cultura, ma di far vivere anche l'esperienza museale in un modo unico. Tu parlavi prima di un frammento di eternità. Abbiamo sarcofagi. Questo di Buteamon che risale al primo millennio che è ancora intatto. Guarda la policromia. E proprio qui, secondo me, sta il segreto del fatto che tutti amiamo questa civiltà, il fatto che sembra di travalicare i limiti della caducità della nostra esistenza e dopo 3000 anni i colori perfetti, la pietra che racchiude in sé stessa la memoria di questa civiltà lontana è ancora qui a parlarcene, a ricordarci quali sono le vicende di tutti noi.
Allora, molti di voi mi invidiano stare nel museo egizio con il direttore che ti sa raccontare qualunque cosa. Una civiltà meravigliosa. Senti, voi avete esposti nelle varie sale all'incirca 20.000 oggetti reperti di ogni tipo, una cosa pazzesca, ma nei depositi ce ne Sono all'incirca 70.000. E tu ci hai fatto un regalo questa sera, ci hai portato qualcosa di molto particolare. >> Volevamo augurare a te in primis e a tutti gli italiani che ci stanno guardando fare un augurio di buone feste e allora beh, fare gli auguri di Natale sarebbe stato un po' difficile, però guarda
qui c'è un'iscrizione e c'è scritto Remp Nefferet, buon anno. Perché? Perché questa era la cosiddetta Fiaschetta del nuovo anno, un dono che gli Egizi si facevano all'inizio del nuovo anno che però non era nel cuore dell'inverno come per noi, ma nel pieno dell'estate, verso fine luglio, quando tornava il dio happi, quando le acque del Nilo si gonfiavano e il limo tornava a deposit a depositarsi sulle sponde e riniziava la vita. Quel vehem mesut, quella rinascita che indicava a tutti che l'anno economico e civile poteva ripartire. Quindi di dare l'acqua, L'acqua che era il motivo di
nascita della civiltà egizia grazie al Nilo, della vita in generale. Loro avevano capito la base di tutto ed è un augurio di continuare questa prosperità. Grazie Cristian e come si dice buon anno >> Rempet Neferet. >> Rempet Neferet. >> Grazie. Buonasera signorina, buonasera. Come bene. >> Buonasera signorina, buonasera. >> No, non era dedicata a una annunciatrice della RAI, a una signorina buonasera, come a quel tempo venivano chiamata. Allora, quando ho composto quella canzone eravamo tutti un po' più educati e per benisti. >> Ogni ragazza la chiamavamo signorina, anche se era soltanto una ragazzina. Poi quando
si sposava di colpo diventava signora. >> Per fare colpo su una signorina, noi torinesi la portavamo qui nella galleria Sualpina. a prendere un gelato o magari un cremino. Eh, guardate che eleganza, vetro e ferro battuto. Non vi sembra di stare a Parigi? Un luogo che è stato frequentato e amato da tanti turinesi illustri il mondo le Amicis, Guido Gozzano, Cesare Pavese. Buonasera signorina. Che frega! >> Eh, ci venivo ogni tanto anch'io qui per illudermi di far parte della Torino. Bene, qui ci si faceva la corte, ci si innamorava e a volte a volte, ahimè, ci
Si lasciava. E poi in lacrime o euforici si usciva dalla galleria e si guardava la luna. >> Sì, la luna. quando c'era. >> Buonasera signorina. Che sare? E questa notte la luna brilla sulla palazzina di caccia di Stupinigi. Guarda che luna, guarda che mare. A questa notte senza te dovrò restare folle d'amore. Vorrei morire mentre la luna di lassù mi sta a guardare. Resta soltanto tutto il rimpianto perché ho peccato nel desiderarti tanto. Ora son solo a ricordare e vorrei poterti dire, guarda che luna, guarda che mare. na Ma guarda che luna, Guarda che mare.
In questa notte senza te vorrei morire perché son solo a ricordare e vorrei poterti dire che luna, guarda che mare, guarda che luna. Guarda che mare che luna. Uno dei tesori più straordinari di Torino si trova custodito sotto i nostri piedi, cioè nei sotterranei Della biblioteca reale che fa parte del complesso dei musei reali che sono certamente uno dei poli museali più visitati, più importanti del nostro paese e c'è un capolavoro che tutti noi conosciamo molto bene. È un ritratto, ritratto di un uomo, ma appena lo vedete lo riconoscerete tutti. Per scoprire questo capolavoro bisogna
scendere e entrare nel cavot, in questo luogo. Vedete che sono una grande cassaforte. La dottoressa Ricci adesso ci aprirà. è una delle curatrici di questo luo. Guardate che emozione. Già solo questo. Vi fa capire che cosa abbiamo davanti a noi. È una sala che vi accoglie nel silenzio. Siete immersi nella semeosiscurità e laggiù, guardate, laggiù vi appare come se vi aspettasse un volto. è quello di Leonardo da Vinci, questo autoritratto famosissimo, si trova proprio qui a Torino. Eh, pochi ci Pensano e a volte pochi lo sanno che si trova qui uno dei capolavori assoluti, uno
dei ritratti più iconici della storia dell'arte, del sapere. Questo è un autoritratto che Leonardo ha realizzato nel 1515 o forse il 17 quando era in Francia a Clus, cioè praticamente a Bois era alla corte di Francesco I e quello che è impressionante vedere questo autoritratto così famoso e pure così Piccolo, è 33 cm* 22, un foglio A4. A differenza della Gioconda, questo quest'opera ci fa vedere un Leonardo molto intimo. Infatti non era destinata al pubblico, ma probabilmente era a se stesso. Sembra quasi un'opera fatta così di getto, appunto, per un uso personale. Quindi l'idea che
voi avete è veramente è quella di stare una mattina davanti a Leonardo o vedere Leonardo che si specchia e quindi cogliete tutta la sua umanità. Vedete un uomo che era noto per Essere un bellissimo uomo, un giovane alto, biondo, con gli occhi azzurri e lo vedete in là con gli anni. È un po' calvo, ha i capelli lunghi, la barba molto lunga e questi occhi chiari, infossati, scavati. E questo sguardo, una via di mezzo fra un uomo che vi scruta e anche un uomo che pensa pensa alla sua vita, al futuro. Certamente questa è un'opera
che ci fa pensare anche alla vita, non solo la sua, ma anche la nostra. ci fa capire tante cose Che la vita finisce, che la vita deve essere vissuta al massimo. E il mio pensiero quando mi trovo davanti a questo capolavoro non è tanto quello di un grande saggio, ma di un uomo che ci vuole regalare la sua saggezza. Io pensavo che Alberto fosse puntuale, ma invece lì è andato da Leonardo. Leonardo, Leonardo. Io qua che aspetto. Grazie. Grazie mille. Grazie. Adesso mi faccio la tisana così ho già sonno, mi addormento definitivamente. Magari mi mangio
un cri cri. Ah no, poi mi rimangono i denti neri. No, aspetta. Ah, li tocco tutti, va. Così poi lui se ne mangia già toccati. Questo autoritratto arriva a Torino nel 1839 grazie a Carlo Alberto di Savoglia che tra l'altro acquista anche altri 12 fogli capolavori straordinari che si trovano qui. E poi nella seconda metà Dell'800 verso la fine arriva un altro grande capolavoro, un'opera straordinaria. Eppure lo vedete piccolissima. Questo è un codice, uno dei famosi codici di Leonardo. Il questo codice è lo studio sul volo degli uccelli. Guardate, sono appena 18 fogli e io
lo sto prendendo con 1000 cautele. È veramente un'emozione. Immaginate di trovarvi al mio posto. Si apre e dentro incominciano a esserci i famosi Disegni di Leonardo e le scritte. Si comincia dalla fine perché lui ovviamente scriveva da destra verso sinistra e si scopre una cosa interessante. Vedete, a quell'epoca la carta era molto rara, si utilizzava la stessa carta per fare più cose. Qui ne abbiamo un esempio. Infatti l'inizio dovrebbe essere uno studio sul volo degli uccelli, invece si vede una basilica, lo studio su una basilica che poi non è stata mai realizzata e poi una
Lista della spesa in cui si parla di pollo da acquistare eccetera. Qui c'è anche molta quotidianità della vita di Leonardo, però cercando di sfogliare questo codice con 1le cautele si arriva, eccolo qua, a uno studio che vi fa vedere proprio l'ala degli uccelli, ma il movimento. Vedete qua ci sono anche degli uccelli che volano. sta studiando il modo di librarsi in aria perché il suo vero obiettivo poi alla fine era quello di Costruire una macchina volante, una macchina che potesse permettere all'uomo di volare. E allora eccoli qua i meccanismi. Guardate, sembra quasi di vedere oggi
un fumetto, ma con la precisione, con le ombre. Questa era una mente pura e studiava questo modo di riuscire a dare all'uomo la possibilità di alzarsi dal suolo e di volare come gli uccelli. Ed è incredibile che tutto questo si è racchiuso in pochi fogli quelli che ci sono arrivati qui e dopo 500 anni e che si trovi qui a Torino. Qui abbiamo veramente una fotografia della mente dell'uomo, della mente di un uomo che cerca di andare nel futuro, addirittura di volare. E tutto questo era chiuso qui. è uno dei tanti segreti di Torino. Finalmente!
>> Che bello vederti. Allora, >> allora eri lì con Leonardo Pappe Ciccia, come l'hai trovato? inossidabile malgrado i secoli, >> anche la barba più lunga del >> un po' invecchiato, però >> comea messo >> no. Lui stava guardava con quel suo sguardo, coi suoi occhi chiari. È bellissimo, uno dei volti più famosi del mondo e e sta qui >> anche te e lo sai? >> No, io no. >> E certo, figurati. da Alberto Angel detto no, vengo anch'io no, voglio essere da sola io e lui questo Praticamente è il mio tinello. >> Essendo Sabauda, vengo
spesso. >> Ecco, proprio te che sei torinese doc, nata e vissuta a Torino, il tuo lavoro ti porta fuori spesso, ma tu ritorni sempre qui. Che cosa trovi di speciale in Torino? Eh, la mia città, sei la mia città, eh, ed è un posto dove ritorno perché mi dà il senso delle radici, mi dà il senso della famiglia, mi dà la stabilità, mi dà la scatola che mi contiene e poi ho fatto una scelta di Vita e che è quella di fare l'esperienza dell'affido, quindi poi quando sono arrivati i bambini e ho scelto di rimanere,
quindi vado e vengo. Non ho praticamente quasi mai lavorato a Torino, anzi grazieato questa occasione, una delle poche. >> Senti, ma allora vogliamo sfatare qualche luogo comune su Torino? >> Sì, che noi siamo buggianen, vuoi dire? Non so, su Torino come città, poi parleremo anche dei torinesi. >> Ah, ma eh Torino è una città che si muove parecchio, ci chiamano appunto Bugianeng, ma in realtà non è vero che non ci muoviamo. Ci muoviamo, ma non è che facciamo troppo casino, non lo diciamo tanto, non mettiamo i manifesti, eh, perché insomma siamo gente che non si
osa. >> C'è un po' questa espressione tipica piemonte. No, ma non mio, che vuol dire mivergogno, ho paura di entrare nel perimetro di un altro, di dare fastidio, Quindi sto sempre un passo indietro. Poi sai il nostro sindaco Chiamparino, ex sindaco famoso che aveva questo mantra che era esagerumen. >> Ecco, e a proposito di queste espressione Torino, il Piemonte ha questo questo linguaggio che è unico, che non è un dialetto, proprio un modo di vivere con delle parole. Innanzitutto, quand'è che si mette ne? >> Eh, quando ti dice "Ah, ti portano grazie ne >> Ecco,
>> così si dice e così viene spontaneo >> e si aggiunge. È una cosa di bene. Guarda G gna. Bisogna dire che anche a Torino ci sono questi luoghi che sembrano non cambiare mai. Tu mi parlavi prima del del l'autoritratto di Leonardo che sta lì da secoli, però anche qui capita di entrare in un in un bar, in un locale, in un negozio e non è mai cambiato. Io ti racconto una mia esperienza personale. Da piccolo mio Nonno, mi ricordo, mi portava la mattina a fare colazione in un bar. andavamo spesso aus io non ho
mai capito cosa ci fosse al di là del bancone perché ero così piccolo. Cio banconi giganti >> anche mulassano. Cioè questo bancone. >> Sono sono ritornato dopo quando qui registriamo passaggio a nord-ovest e ho scoperto cosa c'è oltre il bancone cioè mondo. >> Ma era uguale. >> Ma pensa che io invece sono rimasta lì, vedo sempre solo un balcone, non è cambiato niente. Comunque è vero che a Torino ci sono dei luoghi che rimangono, che è la tradizione, che è un modo di vivere. >> Sì, sì, ci sono degli spazi che sono protetti, che sono
rimasti così. È grazie al cielo che abbiamo ancora questo buon senso e questa idea di conservare la bellezza. per esempio eh il bar che c'è in piazza della Consolata Dove fanno il bicerino. Quello è rimasto così come >> bicerin. Ci sono delle abitudini torinesi. Eh beh, il bicerin, amore mio. >> Allora, spieghiamo che cos'è il bicerine. >> Allora, il bicerin è praticamente un caffè con il cioccolato sciolto e con la crema di latte, capito? Che te lo portano a strati e poi tu lo puoi mescolare o bere così. È un classico >> quando si parla
si chiacchiera. Quello bicerino è anche una delle scuse per incontrarsi. Sì, >> altrove c'è il caffè, altrove c'è altre cose. Qui c'è il bicerin e cos >> Senti, ma ecco c'è questo aspetto molto interessante, cioè che i eh i turinesi, soprattutto più che piemontesi, >> di fronte al cibo cambiano, cioè sono talmente risat >> e ma è un po' gli italiani di fronte al cibo cambi >> Sì, però torinesi uno non se aspetterebbe, anche piemontesi, diciamo. E lì si apre un mondo voluttuoso, quasi >> e voluttuoso, perché noi qua fa freddo. E quindi dove ci
incontriamo? Mica per la strada. Ci dobbiamo incontrare nei posti chiusi e cosa facciamo? Mangiamo. E quindi ci sono queste belle cene dove si fa magari la bagna cauda. >> Ok. Come si fa la bagna cauda? >> Allora, non me lo chiede a me perché adesso io poi scatenerò il putiferio Perché ognuno la fa a suo modo, no? Ci sono quelli che dicono che ci vuole una testa d'aglio per ogni commensale, però è una una roba carica, cioè sì, direi finestra aperta. La bagna cauda è una praticamente un piatto che è composto di olio e aglio,
acciuga, poi c'è chi mette la panna, chi mette il latte, poi ti danno delle cose così che sono delle torrette di terra cotta che si chiamano fui e sotto c'è il lumino, quello da morto, che lo metti sotto perché se Sopravvivi a certe bagno secondo me fanno bene a mettere il lumino. E poi prendi tutte le verdure bollite, cotte, eh, oppure crude e le puci, le le metti dentro la bagna, questa bagna calda e quindi questa bagna calda rimane sfrigola, rimane bollette, a volte ti ustioni. E poi la prerogativa della bagnacauda è che ti si
impregna, >> ma non solo negli abiti, anche nella pelle, quindi tu porti con te la bagnacauda per giorni. Ecco, quindi Ecco, esattamente, diciamo, in questo periodo di festività evitate oppure no? E diciamo che poi sopravvivere il pomeriggio dopo aver mangiato a pranzo una bagna cauda è difficile, difficile arrivare alla sera. >> Eh, ma più che altro per le persone che sono intorno a te >> bisogna poi ricordare anche Esatto. La la tradizione dei vini, insomma. Eh, >> e poi anche i dolci, secondo me. >> Eh, qui abbiamo un po' di dolci. Questi Sono i cri
cri che sono dei delle caramelle tipiche piemontesi. Sono dentro c'è la nocciola, poi sono ricoperti di cioccolato e poi c'hanno questi questi criccolini sopra e a volte sono tutti colorati e sono anche tipici del Natale. >> Ecco, quindi esiste, >> la rimetto qui perché sennò mi vengono i denti neri. >> Esiste un dolce natalizio, no? >> Ah, >> qualcosa una tradizione. >> Mangiamo il panone e poi beh, gli animal sono dolce. Sì, no, d'accordo. Ma la sera d >> Diteglielo che lui fa il divulgatore che cioè >> la sera quando c'è il cenone ci sono
gli agnolotti. >> Ci sono gli agnolotti e lì anche lì la grande tragedia. Chi mette la catre tre arrosti dentro, il sugo d'arrosto, burro e salvia. Lo so, perché io sono figlia. >> Perché si dice plin? >> Plin perché fai plin. >> Eh, la la strozzatura, la pizzicatura è quella. Adesso ho svelato un altro segreto. Eh, quante quindi non esiste un dolce natalizio come >> Beh, qua è il famoso il panettone quello storico di cui faceva la pubblicità Macario che Ecco, fai una puntata su Macario perché veramente non lo consideriamo per quanto è stato davvero
un un artista straordinario. Ha fatto la Rivista, il teatro, la televisione, il cinema, ha scritto canzoni, ha fatto tutto. Pazzesco. Torino, oltre a lui ci sono stati, cioè Buscaglione, Gipo Farassino, quindi insomma tanta roba, >> e poi anche i santi, >> i santi sociali. Torino è una città di santi sociali. Io su questo ci tengo tantissimo perché abbiamo avuto >> Don Bosco che ha fondato i salesiani. Io sono una che è andata a scuola dei Salesiani. Si vede? Dimmi di sì. Sì, sì, sì, >> sì, sì. Bene. Dalle suore. Ehm, e poi Beato Cottolengo che
ha fatto la cittadella della Provvidenze con un sacco di suore. Adesso le suorine sono anziane, però c'è ancora questa realtà di provvidenza che è una bella storia la provvidenza, cioè il pensiero che ci sia qualcuno che ti protegge. E poi Domenico Savio e e poi Cafasso che era il santo degli impiccati e lui accompagnava i Condannati a morte e stava con loro fino alla fine. Don Michele Cafasso, >> insomma, quello che stiamo scoprendo di Torino è un >> bevi che poi ti si fredda la tisana. Te l'ho presa al finocchio. Ti piace? Eh, perché purifica,
sgonfia. >> Sì, sì. Dopo la bagna cauda soprattutto. Senti, ma Torino quindi ha questo volto nascosto? Più uno arriva a Torino, più scopre una città. Eh, conosco anche persone che vengono da fuori a lavorare All'inizio e si si sentono un po' estrane, poi una volta dentro non vogliono più andarsene via. ha questo fascino, come dire, nascosto, eh, un doppio colpo. Tu questo >> Sì, la scopri piano piano perché non è chiassosa e è mite, >> eh c'è dentro la temperancia, come la chiamava Papa Francesco, la temperanza, cioè quel modo di fare anche il tuo contenuto
rispettoso, piemontese. Sì, che è proprio tipicamente piemontese, Che in un mondo di pazzi duri, di gente che urla, secondo me è una bella cosa, però all'inizio probabilmente il primo impatto è un po' disturbante, no? Ti allontana e dice "Ma non riesco a entrare in confidenza". Ma poi quando tu hai la confidenza con un piemontese è autentica. Non è vero che siamo falsi torti. >> Se dovessi dire qualcosa a Torino per il suo futuro, >> io penso che dobbiamo imparare dai Napolitani che dicono tengo questo, tengo famiglia, tengo un lavoro, tengo questo, quest'altro e noi dobbiamo
imparare a tenere perché quando riusciamo a fare delle cose pazzesche poi ce le portano via e invece dobbiamo tenere quello che abbiamo, coltivare quello che abbiamo e continuare a crescere. Stiamo scoprendo una città che ha dato tanto, continua a dare, quindi speriamo continuite, venite a Torino, passatevi dei weekend. Adesso non ci Sarà sempre Alberto, però magari fatti trovare da qualche parte. Beh, qui noi registriamo passaggio a nord-ovest, quindi nota l'anno, non so quanti al Museo Egizio e venite al Museo Egizio che è un'altra meraviglia assoluta. >> L'abbiamo fatto vedere questa sera. Meraviglia. Eh, >> stupisce
sempre Torino. >> Ma vero, va bene. Quando vuoi venire a mangiare la bagnacauda te la faccio. >> Assolutamente. Finestra aperta, >> poco aglio. Grazie. Il Po, il fiume amato dei torinesi, non attraversa la città, ma la separa dalle sue verdi colline, la costeggia con parchi ombrosi, è un luogo del cuore e poi dai ponti del Po certe sere si vede la basilica di Superga, tutta nera e ingioiellata di una corona di luci che, come scriveva Cesare Pavese, sembra una collana gettata per storto sulle spalle di una bella signora. Uno dei luoghi simbolo di Torino è
la Basilica che si erge sul colle di Superga. Siamo a poco più di 670 m sul livello del mare e da quassù lo sguardo abbraccia tutto, le case, i monumenti, il Po che si snoda e riflette le luci della città. All'interno l'architettura è davvero stupefacente. Le curve e le linee si inseguono in giochi di chiaroscuro, in cui ombre e luci guidano lo sguardo. Uno sguardo a Salire sempre più in alto. Lo abbiamo riconosciuto. È il barocco di Juvarra. emozione, armonia, stupore, ma dietro tutta questa bellezza c'è un racconto, un racconto che si intreccia con la
storia di Torino. È il 1706 e Torino è assediata, sediata dalle truppe francopospagnole. È un momento difficile e ci sono cannonate, fumi da tutte le parti e siamo in piena guerra e proprio qui sul Colle di Superga si trova il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II e guarda dall'alto questa situazione, preoccupatissimo. Torino resisterà? Eh, è un problema e non è facile. Di fronte il nemico è molto potente e lui è qui e proprio qui sa che esiste una sorta di eh piccola cappella con all'interno la Madonna delle Grazie. Sì. E quindi lui fa un voto
a questa statua della Madonna. Se riuscirà a salvare Torino, lui trasformerà questa piccola cappella in un vero e proprio grande Tempio. I giorni sono difficili, la battaglia va avanti, ma Torino resiste e ci sono degli atti famosi, il sacrificio, Pietro Micca, ma alla fine la guerra finisce, Torino è salva e il Duca di Savoia in effetti realizza questo grande progetto. Chiama un architetto appena arrivato da Messina, Filippo Ivarra. è la sua prima grande commessa e dovrà certamente trasformare questo piccolo eh questa piccola Cappella in un grande tempio della fede, ma anche in una sorta di
emblema, un emblema e un mausoleo dei Savoia. I lavori iniziano nel 1717 e iniziano con uno sbancamento gigantesco del Colle di Superga. Eh, addirittura viene appiattito, cambia completamente il paesaggio. Nella basilica di Superga l'architetto messinese unisce la grandiosità classica con la teatralità del suo tempo, un capolavoro barocco a pianta centrale e Un'imponente cupola, pensate alta 65 m, affiancata da due campanili gemelli e lì noi abbiamo una sorta di doppia visione che viene saldata. La visione di un architetto è quella ovviamente del duca, dei Savoia, quindi fede e infatti l'architetto riesce a realizzare qualcosa di magnifico,
scolpisce la pietra e realizza una sorta di meraviglia. Però tutto questo è anche il simbolo del potere, il simbolo dei Savoia, ma anche il loro mausoleo. E Infatti sotto la basilica, nel silenzio dei sotterranei, è custodita la cripta reale, il luogo in cui riposano i Savoia. Ambienti scanditi d' archi e colonne, stucchi e marmo che dialogano con l'ombra e sale in cui le luci si riflettono sulle superfici levigate. È qui che riposano re, regine, principi e membri illustri della dinastia Zabauda. Lungo le pareti si stagliano sculture monumentali cariche di simboli che Raccontano di sacralità, ma
anche di magia e alchimia. Al centro della pianta croce, nella sala dei re, il sarcofago più imponente, quello di Carlo Alberto di Savoia. La tradizione voleva che ogni sovrano dovesse riposare qui, al centro della cripta, prima di lasciare il posto al suo successore. Ma Carlo Alberto non si è mai mosso. Dopo di lui i Savoia, re d'Italia, scelsero il Panteon a Roma. Sul colle di Superga, proprio poco sotto La basilica e c'è un altro capitolo della storia di Torino che vogliamo raccontarvi. Sì, perché qui c'è un luogo dove il tempo si è fermato, un luogo
dove la storia di una delle più grandi squadre della storia del calcio si è fermata. Si è fermata. In un pomeriggio del 1949, erano gli anni 40, l'Italia usciva dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e c'era bisogno di simboli nuovi, di Speranza, di orgoglio. E il Torino, il grande Torino, con la sua maglia granata, diventò tutto questo. in campo sembravano danzare più che giocare. Un calcio moderno, rapido, armonioso, che univa eleganza e forza. Vincevano tutto, cinque scudetti consecutivi, record su record. Pensate, la nazionale in quegli anni erano praticamente loro, il grande Torino. 10-1 dei titolari
azzurri vestivano la maglia granata. Era il 4 maggio del 1949. Il Torino ritornava da una trasferta in Portogallo e l'aereo arrivato proprio vicino a Torino, non riuscì mai a raggiungere la pista. In un banco di nebbia si schiantò proprio qui su un terrapieno, proprio sotto la basilica di Superga. Nessuno si salvò. Ci furono 31 morti, tutti i giocatori, i tecnici, giornalisti e anche l'equipaggio. Bisogna sempre ricordare in questa grande tragedia. In un attimo un'intera squadra scomparve, una generazione di campioni scomparve. Erano le 17:03 e proprio qui vedete il luogo stesso in cui ci fu l'impatto.
In quel momento non scomparve solo una grandissima squadra, ma molto di più. Alla notizia Torino si fermò, l'Italia si fermò, ci furono più di mezzo milione Di persone a Torino che seguirono i feritetri per le strade. Sì, perché in quel momento accadde qualcosa. Quella squadra non morì, diventò una leggenda. E proprio qui, ogni 4 maggio, salgono sulla collina, arrivano fin qua tantissime persone, ma non solo tifosi del Torino, amanti del calcio, persone comuni, anche persone amanti del calcio, diciamo, di altre nazioni e vengono qui, lasciano delle sciarpe, dei ricordi, Delle parole scritte. Ci sono persone
di tutte le età e quello che sorprende è che anche noi quando veniamo qui, anche voi se venite qui vi accorgete guardando i volti di questi giocatori straordinari che c'è qualcosa di familiare. Sì, perché sono dei volti che noi abbiamo nelle foto di famiglia. Son quei volti di un nonno, di uno zio che e diciamo hanno visto la guerra, sono usciti dalla guerra, sono dei volti scavati, sorridenti, ma con Tanta sofferenza alle spalle. Sono proprio loro, questa generazione che ha permesso l'Italia di entrare nell'epoca del boom, di permetterci poi di vivere nel benessere. sono stati
loro a ricostruire l'Italia e tutti noi troviamo questa familiarità in quei sorrisi, in quei volti. Quindi, venendo qui, vi accorgete che questo luogo non ricorda soltanto una grande squadra. Questa squadra non fa parte solo della storia del calcio, ma in Fondo fa parte della storia di tutti noi e della storia dell'Italia. è stato sempre con un tiro iristibile su passaggio di Guaita a battere il portiere Ceroslovaco, ma una travolgente azione della nostra linea d'attacco. Ecco la usi a ricevere il pallone. I nostri giocatori si battono con un ardore ed una tecnica assolutamente eccezionali. Che notte,
che notte quella notte. Che notte, che notte quella notte. Ciao Torino, siete pronti? Torino, lo sappiamo, è la città dei portici, addirittura 18 km, di cui 13 continui. È letteralmente la passeggiata coperta più lunga d'Europa e pare che sia stata si racconta proprio Vittorio Emanuele I a volere questi camminamenti coperti per poter arrivare da Palazzo Reale al Po' senza bagnarsi nei giorni di pioggia, o meno, così si racconta. Però effettivamente qui tanti Vengono, ci sono negozi locali, ci si incontra, si incontrano. >> Alberto, Alberto, >> come sta? >> Ciao, ma sei venuto a Torino per
davvero? Sì, fantastico. Allora, lei è Daisy Ossaque, praticamente è una delle sportive, delle atlete più forti e amate eh d'Italia specializzata nel lancio del disco. Allora, noi ci siamo incontrati eh casualmente, pensate, pochi mesi fa in un mercato a Tokyo in Giappone. Benissimo. Eh, tu avevi gareggiato, noi stavamo facendo delle riprese e a un certo punto io in questo mercato sento parlare italiano, anzi turineste. >> Il mio accento è molto facile da riconoscere. Eh, Desi è italiana di origini con genitori nigeriani, ma è torinese doc, quindi ti parla della bagnacauda. Ti >> Assolutamente. Io parlo
di tutto ciò che è Torino. >> E quindi ho detto, ma questa è Un'occasione speciale quando noi facciamo stanotte a Torino, vieni da noi ed eccola qui, è arrivata. Allora, senti, ma lo sport può consentire di scoprire il mondo? >> Assolutamente sì. E io ho la fortuna attraverso lo sport di andare in tantissimi posti del mondo e scoprire tante culture diverse. >> Tu parli in molte lingue, vero? Sì, ne parlo sei. Sono una persona molto curiosa. >> Accidenti. Certamente Torino, sappiamo, è una città eh, diciamo, della solidarietà, basta pensare ai santi sociali, a Don Bosco,
ha fatto proprio Torino della solidarietà una missione. Però è anche vero e che tu hai subito dei dei brutti episodi di pregiudizio. Io credo che purtroppo il pregiudizio quando si parla di determinati temi tipo il razzismo, eh siano la conseguenza di di paura, ignoranza e poca voglia di scoprire ciò che c'è là fuori. Tarelon Diceva nel suo libro razzismo spiegato a mia figlia che era la paura del diverso e io credo che più cerchiamo di imparare quello che non ci appartiene è meglio è meno stereotipi e meno problemi ci saranno. >> In questo senso lo
sport aiuta? Assolutamente sì, lo sport è da sempre è considerato un collante sociale perché quando si fa sport tutto ciò che è importante in quell'istante è quelle quel gesto, quel quel quell'evento e non Si guardano tutto ciò che è attorno. >> Beh, basta pensare alla nazionale, a una nazionale in generale in cui eh anche se vengono da squadre diverse è il meglio che messo assieme. Quindi, >> quando io sono in nazionale la cosa importante è l'inno di Mameli, poi il resto non conta. >> Senti, ascolta, ma eh diciamo che tu sei diventata un simbolo anche
per i ragazzi e le ragazze quando ti vedono. >> Wow! poter sentirti dire una cosa del Genere mi fa venire i brividi. Eh, sicuramente per me è un onore poter influenzare i ragazzi là fuori perché diciamo che la cosa che voglio fare è aiutare mio fratello e mia sorella prima di tutto. Poi se posso influenzare anche tutti gli altri bambini e le ragazze là fuori, che dire? continuerò a fare quello che devo fare. >> Senti, la tua simpatia, allegria e vitalità è davvero contagiosa, sconvolgente. Quasizie. Voglio dirti una Cosa, tu sei, lo si vede, insomma,
un atleta delle Fiamme Gialle, quindi fai parte del centro sportivo di della Guardia di Finanza, ma tu sei ovviamente un atleta della nostra nazionale. Quando tu ti giri e trasformi la forza in armonia e parte quel disco, in fondo parte anche un po' di taglia di tutti noi. Guarda, io quando sono in quella pedana ho la fortuna di poter rappresentare tutte le persone che per me sono importanti e quando sono lì Sotto i riflettori e devo lanciare il disco, è un inno ai sacrifici che i miei genitori hanno fatto per darmi questa opportunità e arrivare
in un posto totalmente nuovo come Torino, patria secondo me delle opportunità e regalare a me e ai loro figli un futuro migliore. Senti, grazie per averci parlato di me, di Torino e la prossima volta facciamo una >> una bagna cauda insieme. >> Ciao a tutti. Ciao. >> Nella magia della notte a Torino, beh, può capitare di imbattersi in edifici dalla forma bizzarra. Alcuni sono custodi del passato più antico di questa città e tra questi ce n'è uno che si sta imponente proprio a pochi passi dal Duomo e da Palazzo Reale. È la Porta Palatina, il
più importante monumento di epoca romana di Torino. È davvero incredibile come questa porta si sia così ben conservata, malgrado Siano passati tanti secoli. In effetti si tratta di uno dei capolavori d l'architettura muraria romana e questo è uno una delle porte meglio conservate su tutto il pianeta di epoca romana e con questi mattoni rossi e queste due torri che si innalzano per più di 30 m e tra l'altro sono torri un po' particolari perché hanno addirittura 16 lati e tutto questo ci porta indietro nel tempo, al momento della fondazione di questa Città, quando il suo
nome non era Torino, ma Augusta Taurinorum. Il nome deriva dalla parola Augusta in onore di Augusto, fondatore della colonia romana intorno a 25. Cristo e Taurinorum, in riferimento ai taurini, che era l'antico popolo celtico che abitava proprio qui, alla confluenza tra il Po e la Dora Riparia e aveva la propria capitale in questa zona, Taurasia, così si chiamava. L'antica Colonia romana aveva quattro entrate principali e porta palatina era l'entrata, se volete rivolta a nord a settentrione. Ora, come si entrava in città? Vedete, ci sono una serie di arcate, eh, due grandi centrali e due piccole
laterali. Eh, due servivano per entrare e due per uscire, quindi quelle grandi per i carri, quelle più piccole per i pedoni. E poi da qui si accedeva la città, si proseguiva e si camminava su uno degli Assiari principali, il Cardo Maximus, rivolto eh da nord a sud. Ora, camminando su questo basolato, beh, sembra quasi di ritornare allora. Sembra quasi di sentire lo sfrigolio delle eh ruote dei carri sulla pietra, il chiacchiericcio delle persone, insomma la vita che una volta c'era qui. La porta che vedevano i romani era però un po' diversa da quella che vediamo
noi oggi. Per esempio, i merli sulle torri sono un'aggiunta medievale, quando la Porta è stata trasformata, pensate, in una fortezza militare e addossato l'ingresso era presente un avancor quadrato con un cortile interno e anche il nome Porta Palatina o Porta Palazzo risale al Medioevo. Porta palatina in fondo non è altro che un grande monumento di pietra, ma lo è di più. è una sorta di testimone del tempo che ci racconta come Torino nel corso dei secoli sia cambiata, abbia subito una trasformazione. Ogni volta Era una sorta di palcoscenico teatrale per abitanti diversi che parlavano lingue
diverse, in questo caso il latino. Attraversata Porta Palatina, entriamo nel cuore più antico di Torino. A pochi passi da noi c'è il Duomo con il suo campanile e poi c'è la cappella della Sindone, dove sacralità e bellezza sembrano intrecciarsi in un abbraccio infinito. Qua e là emergono altre tracce di questo Antico passato romano di Torino, come per esempio il suo grande teatro immaginato da Augusto al momento della fondazione di questa città, ma poi costruito più tardi nel corso del primo secolo dopo Cristo. Oggi questo grande teatro è in parte coperto da un'ala di palazzo reale
che conserva tante testimonianze antiche anche di epoca romana e infatti è proprio lì. che andremo noi ora per vedere un reperto romano davvero straordinario. Can you feel it in the air tonight? Oh Lord. Oh. Ora ci troviamo nel Museo di Antichità di Torino. È uno dei musei più antichi d'Italia. Pensate che ha più di 300 anni. è stato fondato da re Vittorio Amedeo II nel 1724, riunendo tutte le collezioni raccolte dalla famiglia Savoia nel corso dei secoli. In questo momento stiamo attraversando una delle sale più suggestive di questo museo, la galleria archeologica. In effetti, camminando
in questa galleria, siete circondati da statue, bassilievi, frammenti anche di capolavori di epoca greca, romana e questi una volta erano tutti colorati spesso e facevano parte, diciamo, di ambienti dove si viveva, per esempio, non so, una casa, un giardino di un ricco romano o Delle terme e venivano ammirate, chissà quante cose hanno sentito, ma hanno vissuto anche in altre epoche. Sì, perché proprio questi capolavori e diciamo nei palazzi delle corti del 5 costituivano i cosiddetti quei quei quei luoghi, le gallerie delle meraviglie dove tutte le antichità venivano osservate, ammirate e soprattutto si era stupiti. Lei
si guardava con tanta curiosità. Nel museo sono raccolti non soltanto Reperti di epoca romana e del territorio torinese, ma anche collezioni provenienti da altre parti del Mediterraneo, del Vicino Oriente. Ora ci troviamo nella sala dedicata all'Egitto ellenistico, cioè l'ultima fase dell'Egitto antico, cioè dopo i faraoni e quando arrivò Alessandro Magno, iniziò questo periodo dell'Egitto elennistico e terminò con Cleopatra e proprio qui incontriamo proprio Cleopatra. Eccola qui. Molti esperti Ritengono e attribuiscono questa statua proprio a Cleopatra da giovane e si vede questa ragazza con questi tratti eh un po' quasi sicuramente un po' greci come stile
di statua elenistici, è però molto giovane, ma al di là dei canoni si intuisce una ragazza anche bella con un volto un po' particolare. Forse è stato realizzato proprio quando lei è venuta a Roma a trovare Cesare e sua amante e era venuta con Cesarione, il figlio. E proprio quando lei era a Roma, Cesare è Stato assassinato e non è un caso che in questa sala si trovi proprio Cesare, un gusto di Cesare, quindi Cleopatra e Cesare uniti in questa sala. Ora, questo eh busto che vedete, questa testa di Cesare è molto particolare perché gli
esperti ritengono sia stata realizzata intorno alla sua morte, o poco prima o poco dopo. Quindi vedete un Cesare in là con gli anni, lo si vede con questa testa che ha una forma un po' strana, forse secondo alcuni esperti è perché Faceva parte di un gruppo scultoreo che lo rappresentava anche sdraiato. Qui anche la capigliatura un po' particolare, ma è anche vero e lo sappiamo che era molto stempiato che perdeva un po' i capelli e non è quindi da escludere che rispetto agli altri busti, alle rappresentazioni sulle monete, vedete questi capelli più folti quasi avesse
aumentato la capigliatura per coprire quella calvizia incipiente. Però il mento volitivo è il suo, i Zigumi, le guance scavate è proprio lui ed è davvero emozionante trovarsi a tu per tu con questo grande del passato. è stato trovato questa questa statua questo questo questa testa in una villa poco fuori Roma, a Tuscolo e quindi non sappiamo perché i proprietari di questa villa avessero voluto avere Cedere, però certamente trovare questo busto era già una rarità allora perché non era un'epoca in cui si facevano le statue in serie. Quindi in questa sala troviamo Due grandi protagonisti del
del passato dell'antichità, quindi anche un eccezione dal punto di vista museale, ma noi siamo venuti qua per un altro motivo, ve l'ho detto, reperto straordinario e si trova all'interno di questa teca. Sembra quasi una scultura in quarzo oppure in vetro soffiato. In realtà questo è considerato forse il più antico profumo, quantomeno romano, mai trovato. Infatti quello che vedete è una sorta di ampolla che ancora contiene del Profumo di età romana. è stato trovato nel Vercellese a Rovasenda e risale all'epoca, diciamo, di Nerone, quindi a metà del primo secolo dopo Cristo. Ed è qualcosa di straordinario.
Era dentro una tomba, la tomba di una donna. Evidentemente le hanno messo nella tomba gli oggetti che usava quotidianamente e lei dov essere una signora benestante, una domina, una matrona. Perché questo contenitore a forma di colomba, chiamato appunto colombina era fatto con del Vetro soffiato, un po' come si fa a Venezia. si soffiava il vetro, c'era una specie di struttura cava, era come un'ampolla che veniva fatta con la forma di un uccello e poi dalla coda si inseriva il profumo. In questo caso lo si vede ancora a questo deposito rosa sul fondo si pensa che
fosse sia del una sorta di acqua di rose e poi la coda veniva chiusa con una pinza calda, era sigillata e veniva regalata. La signora, una donna quando lo usava spezzava la Coda, un po' come quando si rompono quelle fialette e forse loava dentro un contenitore di uso quotidiano oppure lo usava e magari mettendo un piccolo tappo. Ma insomma quello che è emozionante vedere un oggetto che vi fa capire un po' anche nella Torino dell'antichità e non solo Torino diciamo nel mondo romano, un oggetto di vita quotidiana che ci racconta un'epoca scomparsa e ci fa
capire come anche Torino, in cui siamo abituati a pensare Che ci siano monumenti, oggetti di ogni tipo, capolavori, però a volte ha dei capolavori straordinari che vi riportano indietro di secoli e vi fanno davvero sognare. Se c'è una cosa che mi fa tanto male è l'acqua minerale. >> Lo so, tutti dicevano Buscaglione ha il whisky facile e lo dicevo anch'io in una canzone. Scherzavo, è ovvio. Whis. >> Ma quando tornavo a Torino e venivo qui, Volevo ritrovare i sapori della mia infanzia, i piatti che non trovavo altrove. Uh, la bagnaccauda, e Vitel Toné. Eh, io
ho scoperto tante cose sui prodotti tipici piemontesi, anzi. I grissini, per esempio, sono nati alla fine del 600. Vittoria Medeo II non digeriva la mulllica del pane. I nobili, si sa, sono insaziabili, ma hanno lo stomaco delicato. Il fornaio di corte allora si inventò i grissini. Piccole storie, ma alle volte ci si mette di mezzo la grande storia. Napoleone aveva stabilito un blocco navale di cacao apprezzatissimo all'inizio dell'800, ne arrivava sempre di meno. E allora un torinese trovò la soluzione. Sostituì parte del cacao con le nocciole locali. nacque il Gianduiotto, così chiamato, perché a pubblicizzarlo
Durante il carnevale era Gianduia, la maschera tipica piemontese. Ah, il tramezzino. Due fettine di pane con una farcitura all'interno. È diventato famoso anche per il suo nome. Sapete chi lo ha chiamato così? Eh, Gabriele D'Annunzio, buon gustario, gli piaceva il trapezzino. Si racconta che a metà dell'800 in questa piazza, piazza Carignano accadesse Regolarmente una cosa abbastanza curiosa. un uomo, l'uomo più potente di allora, il capo del governo, sedeva in questo ristorante proprio qui davanti, uno dei più rinomati della città, sempre allo stesso posto, mangiava, riceveva persone a volte e aspettava eventualmente un segnale mandato da
un suo assistente e si trova dentro questo palazzo. Appena vedeva un fazzoletto sventolare, si alzava di corsa e Attraversava la piazza per entrare qui dentro. Quell'uomo era Camillo Benzo, conte di Cavù. Che cosa c'era in questo palazzo? Perché attraversava di corsa? Ebbene, qui lo scopriremo. C'è un luogo dove Torino ha brillato e ha fatto la storia, anzi ha scritto la storia, la nostra storia. Ed eccoci, stiamo entrando in quest'aula dove tutto sembra essersi fermato, fermato nel tempo. Ci sono i balchi di legno color avorio, Le targhette con i nomi uccise e poi gli scranni ricoperti
di di questo velluto rosso. E poi guardate, c'è un piccolo dettaglio. Quell'orologio è fermo alle 2:30 di venerdì 28 dicembre del 1860. A quell'ora si chiudeva la legislatura, l'ultima riunione del Parlamento subalpino. Di lì a poche settimane sarebbe stato proclamato ufficialmente il Regno d'Italia. Quindi questo è veramente come entrare in un Momento della storia che è rimasto integro. Però guardate, questa bellissima aula non era nata come parlamento. In realtà questo qui era il salone d'onore eh dei principi di Carignano, questa casata cadetta dei Savoia. E qui avvenivano riunioni, balli, anzi guardate lì su quelle balconate
sedevano i musici, i musicisti che allietavano appunto i balli di quell'epoca. E pensate che gli operai hanno impiegato Appena una cinquantina di giorni nel 1848 per realizzare tutto quello che vedete attorno a me, trasformare questo luogo in un parlamento per 204 deputati. Ora guardate qui, abbiamo una curiosità. Le vedete queste due medagliette? Beh, esattamente come oggi i deputati entrano, eh hanno un badge o comunque un tesserino magnetico per entrare. A quell'epoca, da esisteva questa tecnologia, c'erano queste medagliette, bastava mostrarle ai commessi per poter Entrare qui nell'emiclo. E a proposito di emiciclo, una volta entrati, i
deputati dove si mettevano? Beh, esattamente come oggi, a seconda dell'appartenenza politica, un'usanza nata con la Rivoluzione francese, o si stava a destra oppure a sinistra. Ma qui c'era anche un'altra abitudine abbastanza curiosa. Ogni giorno i deputati che erano a favore con una decisione del governo che doveva essere votata si mettevano sulla destra. Chi Non era d'accordo sulla sinistra. Così Gavur e i ministri in generale. Bene, a loro bastava semplicemente affacciarsi qui nell'emiclo per capire se sarebbe stata una buona giornata oppure una giornata decisamente cattiva. Osservate questi banchi. Leggendo i nomi sembra davvero di entrare dentro
un libro di storia. E allora ecco Antonelli. Sì, proprio lui l'architetto della Mole. Giovti, il primo a presiedere questa Camera e poi Massimo D'azzeglio, di cui tutti ricordiamo la frase purtroppo si è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani e poi la Marmora, il generale della guerra di Crimea. Ed ecco il banco di Garibaldi sedeva proprio qui in cima. Allora, dovete immaginare quel giorno del 1860, dell'ultimo anno dell'esistenza di questo Parlamento. Ebbene, quel giorno si discuteva eh sulla cessione di Nizza e la Savoia Alla Francia. Laggiù c'era Garibaldi, l'eroe del dei due mondi, un
uomo d'azione che seguiva gli ideali. Di fronte sul banco del governo c'era Cavur, un politico pragmatico con la ragiono. Noi oggi diremo con un senso di real politic. sappiamo com'è andata a finire, tutto è stato ceduto alla Francia, però a loro modo questi due personaggi, queste due figure così importanti, animate da due fuochi diversi, due Ragionamenti diversi, ebbene e assieme hanno costruito questa nazione, hanno unito l'Italia e vi devo dire una cosa, stare qui in questo luogo e vedere quanto sia piccolo e malgrado Questo quanto sia riuscito a fare qualcosa di così grande, beh, è
davvero emozionante. >> Nel 1861 la proclamazione del Regno d'Italia avvenne qui in questo cortile. Sì, perché era stato trasformato in un'aula che ora non c'è più. E così Torino per 4 anni fu la capitale del Regno d'Italia. Poi una mattina si svegliò e non era più capitale. La capitale era diventata prima Firenze, poi Roma. Però immaginate se le cose fossero andate diversamente qui, da qui avreste visto ogni giorno uscire deputati, ministri. Oggi tutto questo è stato trasformato in un museo, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, anche se Torino non è più stata la capitale del
Regno D'Italia, però la sua luce non si è spenta, anzi ha continuato a andare avanti. Sembra così seria Torino, ma è una città fatta di sogni, di sfide. di ossessioni. Come definire l'edificio che più di tutti è il suo simbolo? Doveva essere una sinagoga. Poi, nella mente dell'architetto Antonelli divenne una sfida con se stesso. La mole, una follia, può darsi, ma una follia ben ragionata, ben costruita, ben studiata. Siamo pur sempre a Torino. Più volte il cielo ha cercato di riprendersela. terremoti, fulmini, tempeste, ma lei è rimasta sempre qui in piedi. Un sogno dentro a
un sogno. Oggi all'interno della Mole c'è il museo del cinema ed è giusto che sia qui perché è poco noto, ma è proprio stata Torino, la prima capitale del cinema in Italia. Ricordate quella sequenza dei fratelli Lumier, quel treno che viene incontro la gente nel cinema che scappa per paura Con questa sorta di realtà a tre dimensioni che sembrava uscire dallo schermo. Ebbene, una delle prime proiezioni di questo film eh di questa sequenza in Italia è stata proprio realizzata qui a Torino. E da allora Torino e i torinesi si sono dati da fare. Sono nate
le prime case di produzione, i teatri di posa, gli studi e anche le maestranze. Vedete queste scene che mi circondano? appartengono al primo grande colossal Del cinema italiano. Cabirria era un film muto, quindi la regia era di Giovanni Pastrone e essendo un film muto e c'erano delle didascalie scritte da Gabriele D'Annunzio. Ora questo film è stato realizzato con queste incredibili scenografie qui a Torino. era il 1914 e da allora il cinema, beh, ha fatto tanti passi avanti, ha cessato anche di essere muto e non ha cessato invece di farci sempre sognare, diventando quello Che noi
chiamiamo la settima arte. Bisogna dire una cosa che certamente ci colpisce quando stiamo qui qua, cioè quando ci troviamo qui nella pancia della mole antonelliana, cominciamo a rivivere, risentire questa straordinaria storia. È come se attorno a noi prendessero vita tutti quei sogni. >> Al mio segnale, scatenate l'inferno. >> Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles? Sono andato a letto presto. Marcello, nel cielo notturno di Torino si sente il respiro antico del barocco piemontese. I palazzi e le chiese davvero sussurrano geometrie perfette, ma c'è un luogo dove il barocco trova la sua più compiuta manifestazione.
È un altro gioiello dei musei reali, la cappella della Sindone, incastonata tra il Duomo e il Palazzo Reale. Qui le forme, guardate, sembrano davvero incontrare il divino. Appena si varca la soglia ci si trova in un ambiente con un'atmosfera avvolgente e religiosa. Sì, perché proprio qui per secoli è stata custodita la sindole che la Chiesa considera un'icona della passione di Cristo, un'icona della fede. Ora noi non entreremo, diciamo, nel dibattito sulla sua autenticità. Non è questo il punto. Noi qui vogliamo parlarvi del luogo, un luogo che è davvero straordinario, ha Pochi eguali nella eh storia
dell'architettura occidentale. È l'opera di un uomo Guarino Guarini che nel 600 era già considerato una delle menti più brillanti. Progettata per conservare e proteggere la Sindone. Tutta la cappella è decorata con riferimenti alla passione di Cristo. Sui capitelli, per esempio, sono raffigurati i fiori della passiflora, il fiore della passione e si vedono anche i rami di ulivo intrecciati con corone di Spine e pentacoli simboleggianti le cinque ferite di Cristo. Guarini progetta questa cappella e sfruttando ogni elemento dal tipo di marmo, il suo colore alla luce in modo da creare una sorta di percorso percorso di
fede che parte dalla vita terrena, costituita da questi elementi bui e quindi un luogo pieno di difficoltà, di peccato e progressivamente si innalza verso la salvezza, dove c'è un trionfo. nella luce e appunto questo percorso Trova il suo traguardo in questa cupola che è un vero e proprio prodigio dell'architettura barocca che sembra sfidare, se lo guardate, il tempo e la gravità. La cupola si innalza come un vortice di marmo e di luce, sei livelli di archi sovrapposti e sfalzati che si rincorrono verso l'alto, piegando lo spazio in una sorta di ascesa culminante in una stella,
una stella sole nella quale è raffigurata la colomba dello Spirito Santo. Il centro di questa cappella, lo vedete, dominato da questo imponente altare in marmo nero dove la Sindon è stata custodita fino al 1993, quando poi è stata trasferita nel duomo, cioè proprio sotto i nostri piedi. Ora quello che è interessante che anche questo altare è un unicum perché se volete è rivolto verso due lati. Da una parte è orientato verso il Duomo e dall'altra verso il Palazzo reale e ha tra l'altro che ha un accesso riservato proprio qui vicino. Allora diciamo che la sindone
infatti per tanti secoli è stata di proprietà della dinastia Savoia fino a quando Umberto II l'ha data in eredità alla Santa Sede. La meraviglia architettonica che stiamo ammirando, quindi, è il frutto di un lunghissimo rapporto, una storia che rischiava di andare perduta per sempre una notte, quella tra l'11 e il 12 aprile del 1997, quando un Violentissimo incendio ha danneggiato gravemente questa cappella. Tutti ricordiamo quelle drammatiche immagini con i vigili del fuoco che cercano disperatamente di spegnere le fiamme e salvare la Sindone. E la cupola, le decorazioni e anche l'altare subirono danni considerevoli, segnando una
tragedia profonda per il patrimonio culturale non solo di Torino. Dobbiamo quindi ringraziare artigiani, restauratori, professionisti E menti di ogni tipo che hanno dovuto affrontare delle sfide quasi impossibili per poterci consentire oggi di ammirare questo luogo nel suo antico splendore. Lo avete capito, questo non è solo un luogo di storia o di arte, è soprattutto un luogo per i fedeli con un incredibile potenza spirituale. Amen. How long before I get in? Before its before I begin. How long before you decide or before I Know what it feels like? Where to where do I go? I tempi
cambiano e cambiano anche i luoghi e gli eventi che fanno accendere i riflettori su Torino. Dal 2021 Torino ospita le ATP Finals, cioè praticamente le finali del tennis professionistico maschile, quindi un evento di grande prestigio che allinea Torino ad altre città come per esempio Londra e New York che le hanno ospitate in passato. E andiamo. Bravo Jannick. >> L'edizione del 2025 da poco conclusa, è stata un grande successo, sia per la stupefacente finale che ha visto Jannix Sinner trionfare su Carlos Alcarazz, sia per la città che con 230.000 biglietti venduti, si è riempita di appassionati
provenienti da ogni parte del mondo. E se Torino e l'Italia sono state scelte per ospitare un evento, un torneo così importante, beh, il merito va senza dubbio alla Federazione Italiana Tennis e Padle, ma anche alla stessa città di Torino che ha questa incredibile struttura di grande prestigio in grado di ospitare degli eventi molto grandi e di grande richiamo e di grandi visibilità. ed è praticamente l'inalpi arena, >> progettata tra gli altri anche dall'Archistar giapponese Isoaki, assieme a importanti investimenti che ne hanno aumentato la capienza, oggi può ospitare fino a 17.000 persone. Ma come mai un
gioiello architettonico Come questo si trova proprio a Torino? Merito di un grandissimo evento che ha portato nuovamente Torino sulla scena internazionale e cioè I Giochi Olimpici invernali del 2006. Arrivati fin qui anche grazie alla determinazione, l'entusiasmo di una donna, donna che era a capo del comitato promotore per Torino 2006, una torinese che tanti conoscono, soprattutto gli sportivi. Evelina Cristinen, grazie per essere con noi questa notte. Ciao Buonasera. Bene, bene. >> Allora, senti, diciamo che quando questi Giochi Olimpici nel 2006 sono arrivati qui a Torino, bisogna dire che Torino stava perdendo un po' la sua vocazione
industriale. >> Sì, diciamo che non erano anni facili, tra l'altro erano appena mancati i due fratelli Agnelli. Grazie all'avvocato, questi giochi li abbiamo conquistati e quindi diciamo c'era una fase di trasformazione, ma posso dire che avere Questo sacro fuoco di dover organizzare le Olimpiadi e fare una figura meravigliosa davanti al mondo ci ha spinti a fare del nostro meglio e spero e credo che ci siamo riusciti. >> Accidenti. Ora bisogna dire però che noi abbiamo visto questa notte abbiamo parlato di tanti momenti in cui Torino si è illuminata. Due due esempi su tutti. Stiamo parlando
dell'800 con l'unificazione italiana diventata capitale Di dell'Italia e poi anche nel 9 con questo grande sviluppo, questa crescita industriale e automobilistica. Ora sembra proprio che le grandi idee nascano qui per poi prendere alte strade, andare altrove. Ma no, c'è un grande processo di trasformazione. Torino, lo dico da storica, è stata una città laboratorio da sempre, come giustamente dicevi tu, la Torino Sabauda, la Torino Industriale, la Torino Capitale, la Torino Olimpica, la Torino dell'auto e ci si trasforma in continuazione. Adesso forse l'auto è un pochino edulcorata, per così dire, e sì, abbiamo l'aerospazio, abbiamo l'intelligenza artificiale
e c'è questa profonda cultura, direi operaia, manifatturiera, artigianale, una cultura del fare che è quella un po' raccontata da Primoi nella chiave a stella che comunque resiste e quindi io credo che Torino, al di là delle nuove tecnologie che ne fanno Parte integrante ormai della trasformazione, continuerà essere una città del fare. >> Ecco, un crogiuolo di idee, diciamo, >> ma un pochino sì, dai. Umberto Eco diceva che Torino senza l'Italia forse sarebbe la stessa, ma l'Italia senza Torino no. >> Sempre molto acuto. >> Ne abbiamo inventate tante. >> Senti, adesso passati 20 anni e sembrano
ritornare i fasti del passato in Italia. Stiamo parlando ovviamente dei Giochi Olimpici e Paraolimpici invernali nel 2026. Milano Cortina. Ecco cosa vogliamo dire a questi nostri atleti a questo. >> Ma gli vogliamo fare i migliori auguri di essere straordinari come sono sempre stati in tutte le ultime edizioni dei giochi, sia estivi sia invernali e di superare le 17 medaglie vinte nell'ultima Olimpiade invernale, quella di Pechino. Quindi forza ragazzi e ragazze. >> Forza. Grazie ancora. In bocca al lupo per tutto. >> Grazie. per tutto il tempo che ci è sempre stato negato che per averlo abbiamo
spesso rapinato. Per le mie dita, nella tua bocca, per la tua saliva, per le tue mani, per il mio tempo che nei tuoi occhi imprigionato, per l'innocenza che cade sempre solo a lato, per i sussurri mischiati con le nostre grida E silenzi per il tuo amore, che in tutto ciò che gira intorno acquista un senso. Questa città il suo movimento fatto di vite vissute piano sullo sfondo. Un altro giorno, un'altra ora ed un momento dentro l'aria sporca il tuo sorriso contro vento. Cielo sul Torino sembra muoversi al tuo fianco. Tu sei come me un altro
giorno, un'altra ora ed un momento. Perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento. Ello sul Torino Sembra ridere al tuo fianco. Secondo me per questa rap che impunta il mio palato sviora la nudità della tua intelligenza ancora per il tuo corpo altare unica dimora ti Sto cercando per ritrovare tutto il possibile del mondo ore dovunque per spingere sempre più a fondo, senza pensare, senza timori né domani. Tra queste mani, un altro giorno, un'altra ora ed un Momento dentro l'aria sporca il tuo sorriso contento cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco. Tu sei come me
un altro giorno, un'altra ora ed un momento dentro l'area sporca il tuo sorriso contro vento. Cielo sul Torino sembra ridere al tuo fianco. Tu sei come me. Ogni anno sotto le feste di Natale Torino si trasforma in un museo a cielo aperto. Decine di artisti internazionali, infatti espongono le Loro installazioni luminose per le vie e anche per le piazze della città, non solo luminarie, ma luci d'artista. E così la luce può esprimersi in linee, forme, numeri o in un tappeto volante di lanterne colorate. Torino ha tante piazze, ma questa è certamente quella più bella, più
simbolica, più elegante. Piazza San Carlo vi offre un'armonia barocca con questi portici, queste dimensioni, ma anche questa eleganza che non si ostenta Affatto, vi accoglie. E al centro della piazza c'è una statua. Una statua di un uomo a cavallo, in bronzo. Chi è? Beh, i torinesi chiamano questa statua il cavall Bruns, cioè il cavallo di bronzo. E quell'uomo che vedete non è altro che Emanuele Filiberto I, chiamato anche testa atir, cioè testa di ferro per il suo talento militare, anche un po' per la sua determinazione. Ora lo Vedete rappresentato mentre sta rinfoderando la spada e
il suo grande merito è quindi aver portato, tra l'altro la capitale del Ducato da Chabery a Torino. Ma c'è anche un altro merito che viene dato è quello di aver portato qui a Torino forse la reliquia, il simbolo religioso più importante dei Savoie e cioè la Sacra Sindone. e lo ha fatto per accogliere la richiesta di San Carlo Borromeo che voleva velerare questa reliquia senza dover andare da Milano in Savoia e l'ha portata qui. E non è un caso, appunto, che questa piazza si chiami piazza San Carlo, appunto, da San Carlo a Borromeo. E vedete
quelle due chiese gemelle sono dedicate, una a Santa Cristina e l'altra, appunto, a San Carlo. Insomma, questa piazza, questa geometria, questi simboli mi parlano di uno spirito di Torino molto chiaro, il suo ordine e anche la sua spiritualità. Lo sentite questo suono, questo ricavo Che beh, questo è il mio passaggio per andare verso il prossimo luogo da scoprire questa notte. Bellissimo Davide. Ma che meraviglia! Ma che veicolo è questo? >> Questa è la mitica 1216 HP prodotta nel 1902. Ne furono prodotti 110 esemplari ed è il primo modello della Fiat ad essere esportato a livello
mondiale. >> Identico. Ma quindi quest'auto ha più di 120 anni? >> Proprio così. Cti pensare che a volte le nostre auto già dopo pochi anni e hanno tanti problemi. Va bene. Allora, credo che sia proprio il veicolo migliore per andare verso la nostra prossima tappa, che sarà una tappa che praticamente ci darà un'idea di Torino proiettata verso il futuro, cioè una capitale dell'ingegno, una capitale della creatività e anche Appunto questa idea di andare a conquistare il futuro. Vogliamo andare? Andiamo verso il Museo Nazionale dutomobile. >> Ah, ecco il museo dell'automobile. >> Devo metterla in moto.
>> Ecco, mettiamola in moto. Perfetto. >> Perfetto. >> Allora, vogliamo andare. >> Quindi andiamo, andiamo. È di là, dietro di là. Capo sulle Indie. Sulle indie. Torino, laboratorio dell'innovazione. Beh, in questa città, alla fine dell'8 il rombo dei primi motori annunciava l'inizio di una nuova era, quella dell'automobile. Qui al Museo Nazionale dell'Automobile. Beh, il tempo sembra fermarsi davanti ai capolavori che hanno dato forma al sogno delle quattro ruote. Qual è stata la prima macchina che è circolata in Italia? Ecco, la risposta è Davanti a noi. Tutto avvenuto a Schio vicino a Vicenza era il 1893
e questa era la macchina, per così dire, che circolava una Peugeot, eh, diciamo tipo tre, così era il suo nome. Ora, sembra una carrozza senza cavalli, ma in effetti così apparivano le prime auto. Questa era stata inventata appena l'anno precedente in Francia. Il motore stava dietro, eh, per farsi strada si usava questo tipo di clxon Alla ubriacante velocità di 18 kmh. Praticamente una velocità da parcheggio per noi. E i fanari erano due candele. Questo è stato l'inizio, la prima auto, per così dire, che ha circolato in Italia, ma poi hanno incominciato ben presto a circolarne
altre. Domanda: "Sì, ma dove si faceva il pieno a quell'epoca?" Risposta: queste macchine andavano a benzina, non c'erano pompe di benzina, ci si fermava in farmacia o dal droghiere si chiedeva Una latta di benzina. erano altri tempi, ma i tempi evolvono rapidamente. Però, però già allora cominciarono le sfide, le sfide, diciamo, tecnologiche delle auto. Eh, quindi si cominciava a parlare di Ride e ce n'è uno e stiamo parlando del 1907 che è entrato nella storia. Eccola qua la macchina. Stiamo parlando eh del ride Pechino Parigi. Ed eccola qua la Itala 3545 HP. E guardate questo
è è un po' come Vedere l'aereo di Lindberg perché è riuscita a fare un'impresa incredibile. A guidarla c'era Cipione Borghese, grande viaggiatore esperto e accanto, nel sedile accanto, c'era un famoso inviato, storico inviato del Corriere della Sera, Luigi Barzini. Ora questa macchina è stata studiata per quel ride. Potremmo chiamare una sorta di macchina da rally, un po' di quasi, insomma, non proprio un'auto da strada, un'auto che doveva resistere, una sorta di Fuoristrada. In pratica, vedete, questi non sono dei parafanghi, ma in realtà sono delle assi che si possono sganciare per superare torrenti, ehm, fango oppure
anche insabbiamenti. Quest'auto è riuscita a percorrere 16.000 km in due mesi. È partita il 10 di giugno da Peichino, è arrivata a Parigi il 10 di agosto. I suoi avversari francesi erano indietro Di ben 22 giorni. Una vittoria che ha proiettato l'Italia, certamente anche il modo di fare le macchine italiane direttamente nel futuro, ma soprattutto è diventata una notizia che ha fatto il giro del mondo. Super molleggiata fuori serie. Belle e gloriose queste auto. Raccontano tempi eroici, avventurosi. I motori sono sempre stati la mia passione. Quando passavo con la mia Thunderbird tutti restavano a bocca
aperta. La macchina di Fred Buscaglione. Una Ford di colore rosa. Pink flamingo per resaltezza. >> Ti puoi fermare dove lo vuoi tu. Se almen concedessero ano leggi. >> La storia dell'auto è anche segnata dalla sfida con la velocità e qui nel cuore del Museo Nazionale dell'Automobile le macchine da corsa di ogni epoca ci raccontano quando il coraggio e l'ingegno umano si spingono al limite. Ogni linea, ogni materiale, ogni pezzo assemblato, beh, tutto nasce per affrontare un solo avversario, il tempo. Con le gare la meccanica diventa arte e la tecnologia emozione. E quando si parla di
emozione nel mondo delle corse, per noi italiani, beh, c'è solo un colore, il rosso. questa incredibile collezione di auto da corsa di colore rosso che ci hanno accompagnato nei secoli, ci portano a incontrare Joan Zi, >> un grande protagonista di questa emozione rossa, tra l'altro ambasciatore ufficiale della Formula 1. >> Assolutamente. >> Allora, che emozione si prova a a guidare una macchina che è unica come questa di Formula 1? Nel momento che da guardare la la macchina da fuori entri, metti le mani sul volante, cerchi di ambientarti nel tuo abitao, cambia tutto. Ha l'impressione di
di poter fare tutto quello che vuoi e diventi tu e la Macchina partner. Ma per la Ferrari >> la Ferrari è un'altra dimensione perché già eh realizzi la prima volta che guidi una Ferrari è una tradizione e a manerlo. Hai i tifosi che ti aspettano, il portone che si apre di Fiorano, tutti i meccanici che ti aspettano e arrivi lì e pensi solo a a salire su sulla macchina e cominciare la tua avventura perché è sempre straordinario. >> Però c'è una macchina alla quale lei è Legato qui in questo in questa incredibile corsa fermata nel
tempo. Ma avevo visto la macchina di Tazio nuvolari mi ha estremamente eh emozionato perché leggendo il libro di Enzo Ferrari, quando lui spiegava eh il modo di Tazio di guidare, mi ha sempre affascinato. >> Che cosa aveva in particolare Tazio? >> Sembra che aveva un modo di guidare facendo slitare la macchina e avere questo controllo di macchina che gli Permetteva di affrontare la curva in una maniera diversa degli altri. Ora qui abbiamo una Ferrari 312 T5 che per gli appassionati di Ferrari è mitica perché questa è la macchina di Gilvil, la usò 2 anni prima
poi di morire in quel terribile incidente. Ora questa è una macchina che vedendola rispetto alle alle ai bolidi di Formula 1 attuale vediamo che è completamente diversa, ma al di là della tecnologia c'è anche un discorso di sicurezza diverso. >> Assolutamente. Questo è proprio l'inizio di un gran lavoro che è stato fatto fino a oggi sulla sicurezza. Per esempio, il nostro Gilvil guidava con i piedi che erano qua, era circondato da benzina, aveva una macchina fatta con una scocca di alluminium che oggi sono fatto di carbonio. Dunque, tutti questi parametri di sicurezza non erano proprio
calcolato per la sicurezza del del pilota, erano solo eh per far entrare il pilota tra quattro ruote, un motore e un volante. >> Quindi non c'era il concetto di sicurezza che c'è oggi, >> zero. >> Però nei piloti c'erano degli stili diversi. Per esempio, a quell'epoca noi avevamo Gilvil, ma noi possiamo anche parlare di altri piloti, per esempio, Senna, un altro grande nome della storia della Formula 1. In che cosa, per esempio, questi due grandi campioni differano? >> Allora, Sono due, diciamo, genio del pilotaggio, ma direi che Ertonena era proprio focus per la vittoria. lui
eh andava sul particolare, andava a a cercare a tutti i costi come vincere. Eh, Gill si divertiva e faceva divertire la gente perché attraverso la sua guida c'era l'emozione. C'è stato un momento che lei si ricorda e ci vuole raccontare quando guidava la Ferrari, qualcosa che è capitato durante un Gran Premio. >> Monza era un Gran Premio molto Importante per me. Guidando per 5 anni la Ferrari, arrivavo lì e volevo assolutamente portare il risultato ai miei tifosi e mi ricordo l'ultimo Gran Premio nel 95 con la Ferrari a sei girire dalla fine eh si è
rotto il cuscinetto e ho dovuto ritirarmi in testa del Gran Premio e lì c'è stata una grande delusione, ma eh c'è stato un un momento abbastanza lungo e profondo con mia macchina per dire Ma perché non siamo riusciti a portarla fino in fondo. >> Quindi in realtà non un odio nei confronti di un veicolo che ha ceduto, ma una solidarietà, una fratellanza, no? E questa è una cosa forse è la cosa più bella. Io vi posso dire che i suoi occhi si sono emozionati in quel momento perché perché vi fa capire che guidare Formula 1
è già speciale, ma pilotare una macchina come la Ferrari ti entra nel cuore e non se ne va più. mai e ed è eh favoloso perché tutt'oggi incontro dei tifosi, incontro dei eh Vecchi fan che si ricorda dei momenti di di quegli momenti e quello penso che non c'è niente di più favoloso da viva >> anche per noi. Grazie ancora Gian e buona fortuna per tutti. Grazie. Spesso si dice che per guardare verso il futuro bisogna guardare indietro verso il passato, cercare le proprie radici, la propria storia e capire come una comunità, anche piccola, sia
stata capace di affrontare e risolvere i Propri problemi, inventandosi ogni volta un ruolo adatto ai tempi nuovi. Torino ha dimostrato di possedere questa capacità. Le cose però non arrivano da sole. Sono poi sempre gli uomini e le donne che costruiscono la propria storia con il loro impegno, la loro creatività. Ed è questo l'augurio per la nuova Torino che dovrà Confrontarsi ancora una volta con un'epoca, lo sappiamo, di grandi cambiamenti, un'epoca piena di problemi, ma anche di opportunità. E questo è un luogo molto familiare perché entrando qui nella sede Rai di Torino, il centro di produzione
di Torino e vi trovate dentro le vostre memorie, i vostri ricordi. È qui a Torino che è nata la televisione italiana E questo luogo, quindi, non è un caso che ospiti il Museo della radio e della televisione. Entrare in questo luogo vi fa davvero fare dei passi nella nostra storia. Questo è il pianoforte di Fred Buscaglione. Si vedono ancora le sigarette che hanno bruciato, lasciate lì mentre lui suonava e usava questo pianoforte nei night >> della sua epoca. Chissà quante storie, quante risate, quante donne e quante cose che magari non conosciamo, ma Insomma questo viaggio
nella nostra televisione che si può fare qui a Torino è davvero emozionante perché bisogna ricordare certo i protagonisti, quelli che abbiamo visto in televisione, ma anche chi c'era dietro, i tecnici, gli ingegneri. Guardate che eh diciamo la sede di Torino e i laboratori sono molto importanti. Ora, all'inizio si assemblavano pezzi magari venuti all'estero, ma poi si sono costruite le telecamere nostre. ci sono state delle Idee anche dal punto di vista tecnologico straordinarie e poi ovviamente andava in onda eh la programmazione e questa programmazione ha dei capi saldi nella nostra memoria, rischia tutto. Queste erano le
cabine nelle quali erano simili a queste e nelle quali si sedevano i concorrenti e dovono pigiare il tasto per rispondere in tempo alle domande. Queste sono cose che alcuni di voi magari non hanno vissuto perché Eravate troppo giovani, altri invece se ricordano molto bene la televisione in bianco e nero era normale mia gioventù quando ero molto piccolo e però poi si è evoluta, è diventata colori, però aveva sempre dei protagonisti. I protagonisti sono stati tanti, una in particolare vogliamo citare questa sera che è Raffaella Carrà. E allora qui voi avete due vestiti molto importanti legati
a Canzonissima del 74 e del 71. Chissà se va. Ecco, questo è il vestito che indossava quando cantava. Questa canzone è famosissima ed è proprio in questa edizione, la canzonissima del 1971 che è stato sdoganato ufficialmente l'ombelico in televisione, televisione italiana con il famoso tuca tuca. Alberto Sordi, ricordate? Ecco, questo era quel periodo e chiaramente nelle nostre menti, i nostri ricordi si affollano volti, si affollano anche Magari dei momenti importanti, trasmissioni, eh eventi, telegiornali. Ora, ovviamente io l'ho vissuto sia come voi a casa, guardando la televisione, ma avendo anche la televisione in casa. Quindi molte
di queste cose le ho vissute in modo molto particolare. Mio papà ha cominciato proprio qui a lavorare, prima la radio, poi passato alla televisione, telegiornale. Ehm è veramente emozionante trovarsi in questo luogo. E quante altre realtà da primato ancora Torino, il Salone del libro, l'università, il Politecnico. Qui hanno studiato Menti e Celse da Erasmo, da Rotterdam a Rita Levi Montalcini. >> Tutta la realtà immensità. Si torna da questo viaggio notturno per Torino, beh, con gli occhi pieni. Qui è nato praticamente tutto, la Televisione, il cinema, l'automobile, persino il tramezzino. Quanta vitalità e soprattutto quante innovazioni.
Non so se ha avuto anche lei queste sensazioni. Beh, sì, sempre in giro per il mondo, alla ricerca di macchine eleganti e donne senza freni. Ma stasera sono qui nel luogo che mi ha visto crescere. Eh, che nostalgia! Ma anche c'è molto orgoglio nel vedere Che Torino è stata il motore d'Italia in molti settori. Eh, >> è proprio vero, una città con l'anima divisa in due, da una parte il Grande riservo e dall'altra l'esplosione di fantasia, di creatività, di voglia di costruire. Ma d'altra parte solo immaginando il futuro lo si può davvero costruire. Beh, beh,
immaginiamoci l'anno che verrà è Natale, no? e quindi pensiamo a costruire qualcosa di buono. >> È un pensiero giustissimo e devo dire Che ormai abbiamo concluso questo giro, ma mi piacerebbe ricominciare, continuare. Certo, però fa un po' freddo, eh, forse l'ora di augurare a tutti buonanotte anche buon Natale. >> Buon Natale. E a questo punto io io io vado di là e tu vai di qua. No, io vado di qua. Qua dentro, >> di là. >> Sì. Buon Natale. Ciao. Buon Natale. >> E il buon Natale ce lo augura anche il Coro del Teatro Regio
di Torino, un teatro che si affaccia proprio su questa bellissima piazza. esce giunta in terra che Sol Lord del Sio sest Messias SP Ist der ist Pronti, >> take 3. >> Sì, tu tu. Un altro giorno, un'altra ora ed un momento dentro l'area sporca il tuo sorriso contro vento. Cielo su Torino sembra. >> Che notte, che notte quella notte. Se ci penso mi sento le ossa rotte. >> Ah, da lì. >> Ah, ok. Ci prepariamo a girare. Non fermate! Ah, fermato. >> Sta per diventare nonno. >> Silenzio, per favore. >> Nel cuore del Museo Nazionale
dell'automobile le macchine da corsa ci raccontano quando il coraggio e l'ingegno umano si spingono al limite. >> Poi gli dai solo una schedettina leggera leggera. Per noi è un onore. >> Grazie >> veramente. Poi per me >> siamo pronti, siamo in crisi di partenza. >> Apertura e fanno il semicerchio. >> Bravissimo. Mi dispiace che dovete sopportare questo regista? >> Se potessimo mandare in onda dietro le quinte, secondo me faremo un ascolto più alto. >> Non è vero? >> Guarda che luna. Guarda che male >> da questa notte senza te dovrò restare. >> La luna Torino
è è tutta da guardare. >> Vedi il lato positivo. Ti è andata male, invece di andare a far festa ho incontrato Alberto Angela. >> Andremo veloci come dei fulmini. Buonasera signorina. Buonasera. >> Sei tu Fabio? Io sono >> Buonasera signorina. Angela, Alberto Angela Natale.