Cioè, questi qua sono riusciti a buttar via 120-130 milioni di euro per fare una pista da Bob per 37 praticanti del Bob in Italia. Per questo i ladini di Cortina si si arrabbiano e dicono "Ma com'è? Noi siamo qui residenti, siamo l'anima di questa comunità e nessuno ci ha chiesto niente, come se noi non esistessimo".
Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono dietro l'angolo. Tra pochissimi giorni il nostro paese si troverà al centro del mondo, ospitando l'evento sportivo più complesso e mediatico del pianeta. Se ascoltate gli spot ufficiali vi racconteranno la favola di un Rinascimento italiano, sostenibilità, efficienza, futuro.
Ed è vero, sulla carta c'è tutto questo, ma se spegnete la TV e iniziate a leggere i dossi e tecnici, i report universitari e le inchieste giudiziarie, tutta questa grande favola inizia a scricchiolare qua e là come ghiaccio sottile. Abbiamo cercato di capirci qualcosa per voi e quello che è venuto fuori è che Milano Cortina 2026 è un Giano fronte e non soltanto perché per la prima volta l'evento è condiviso da due località Milano e Cortina che compaiono entrambe nella dicitura ufficiale. Per ogni rendering scintillante che promette innovazione ci sono altrettante difficoltà.
Per ogni scelta virtuosa che l'Europa e il mondo ci invidiano, c'è un vecchio vizio italiano pronto a presentare il conto tra rischi di cattedrali nel deserto e assegnazioni non proprio trasparenti. Ora piccolo discremer, in questo video non ci fermeremo alla superficie. Oggi quindi voglio distanziarmi per questo video dai campanilismi, dalle critiche sterili e qualunquiste e dalla strumentalizzazione politica che in perversa ogni qualvolta si parla di questi grandi eventi.
Oggi cerchiamo di inquadrare bene come funzionano queste Olimpiadi invernali e come mai sono diverse da tutte le altre per capire se stiamo andando verso un trionfo nazionale o verso un baratro economico. Perché se c'è una cosa certa in queste Olimpiadi è che per ogni luminoso pro esiste un contro di pare intensità ma di segno opposto. Insomma, mai come in questo caso ogni medaglia ha il suo rovescio.
Il primo grande paradosso è la mappa stessa di queste Olimpiadi. Ecco qui dobbiamo dare atto al comitato di organizzazione di una visione coraggiosa allineata perfettamente con l'Agenda Olimpica del 2020, il documento programmatico del Comitato Olimpico Internazionale che impone uno stop al gigantismo. Quindi basta costruire città olimpiche dal nulla per poi abbandonarle.
La linea è chiara e la presidente della commissione di coordinamento del CO Christi Coventry si è detta entusiasta dichiarando che l'Italia ha tutto per affascinare il mondo proprio grazie a questo modello diffuso. E qual è il punto di forza? Si usa il 93% di impianti esistenti o temporanei, quindi non si costruiranno cattedrali nel deserto duplicate, ma si sfrutterà la bellezza che già è presente sul territorio.
Sulla carta questa è la vittoria della sostenibilità. Dopo le spese pazze degli ultimi 30 anni, il Comitato Olimpico Internazionale vuole infatti fare un passo verso rassegne olimpiche più alla portata di tutti, abbattendo i costi e creando dei cosiddetti modelli diffusi, ovvero decentrare da un'unica città tutti gli impianti di gara utilizzando quelli già esistenti. Su questa linea si sono mosse molte città che hanno manifestato interesse per ospitare i giochi, tra cui una fantasiosa proposta di Olimpiadi molto diffuse tra Helsinki, Sigulda, Osterson e Hamar, rispettivamente in Finlandia, Letonia, Svezia e Norvegia.
Che dire? Niente male. Ma qui incappiamo un po' nel primo problema.
Che cosa ne pensano gli abitanti delle zone coinvolte, soprattutto a Cortina, dato che è lì che si svolgeranno i giochi. Lo abbiamo chiesto a Diego Cason, sociologo bellunese che, se ricordate, ci aveva già aiutati nel documentario su Luxottica che trovate ancora sul canale e che ha assistito con i suoi occhi agli allestimenti per le Olimpiadi nell'area di Cortina e a come questi preparativi hanno inciso sul territorio. >> Noi qui da Belluno l'entusiasmo olimpico non lo vediamo proprio, anzi avvertiamo soprattutto gli aspetti di criticità.
Poi l'entusiasmo ovviamente dipende dal grado di di coinvolgimento, ma se tu non coinvolgi le popolazioni locali sui sui Giochi Olimpici, neanche l'amministrazione comunale eletta è stata consultata prima di partecipare. Il presidente della Regione Veneto ha informato il sindaco di Cortina che avrebbero fatto questa cosa qui. Poteva un comune turistico dell'importanza di Cortina rifiutare sta roba qui e dire "No, temo questa roba qui è una cosa troppo difficile per me".
Che immagine do ai miei clienti se dico non sono in grado di fare questa cosa? Perché tutti coloro che sono favorevoli alle Olimpiadi non è che sono favorevoli a questo scasso che è avvenuto in termini di sovranità delle comunità locali. Ma quindi esistono dei referendum tra la popolazione per approvare o meno la candidatura di una location a ospitare i Giochi Olimpici?
Beh, non per Milano Cortina, ma sì, esistono e stanno diventando un incubo per il CO. Il caso più eclatante, pensate, quello di Denver, del 1976, edizione assegnata poi a Innsbrook, a seguito dei no dei cittadini di un referendum che ebbe il luogo nel 72. Anche negli ultimi anni la popolazione locale è stata spesso chiamata in causa e ha espresso spesso parere negativo come nei casi di Monaco di Baviera, Davus St.
Ma Morit e Cracovia per il 2022, ma anche Amburgo per il 2024, Calgari e il Canton Vallese per il 2026, tutti bocciati dai cittadini. Tuttavia esistono anche casi in cui si è votato favorevolmente, come è avvenuto per la riuscitissima edizione di Vancouver 2010, Salt Lake City del 2002 e Oslo del 2022. In questo caso, ironia della sorte fu la politica nazionale a cancellare la candidatura.
Tra le otto candidate ufficiali, tuttavia, sono state ammesse alla selezione finale proprio le uniche a modello diffuso, Milano Cortina, per l'appunto, e le svedesi Stoccolma Ore. Un segnale di come questi Olimpiadi devono essere il punto di partenza verso una nuova era più sostenibile economicamente e riducendo all'osso il rischio di avere impianti costruiti appositamente per poi essere abbandonati. Abbiamo deciso di chiedere un parere anche a chi queste manifestazioni sportive le segue da anni.
Patrick Iannarelli che collabora con il Corriere dello Sport e che segue i progressi per la preparazione di questi giochi invernali fin dalla loro assegnazione. Ha seguito sul campo anche le Olimpiadi classiche non invernali di Parigi del 2024 e ci aiuta a mettere in proporzione gli alti e i bassi di questa edizione. Quindi è una scelta che non è soltanto legata a Milano Cortina, questo è giusto precisarlo, ma è una scelta che riguarda le Olimpiadi in sé, cioè presenti una candidatura, vinci e poi vieni scelto proprio perché il tuo impatto deve essere meno devastante possibile dal punto di vista ambientale e deve lasciare appunto un'eredità alla città.
Per questi Giochi Olimpici sono attesi circa 2 milioni e mezzo di visitatori con un indotto stimato intorno ai 5,3 miliardi di euro. E parlare di turisti in realtà è riduttivo perché moltissimi saranno anche i professionisti legati in qualche modo all'evento. Staff, atleti, giornalisti, certo, ma anche professionisti nei campi dell'accoglienza, dei trasporti, della ristorazione e del commercio e dei servizi.
E questo per citarne soltanto alcuni. Le Olimpiadi di Milano Cortina non influenzeranno quindi soltanto il territorio, ma avranno una ricaduta economica e sociale che toccherà anche moltissime imprese. In un contesto che cambia così rapidamente, le aziende devono trovare strumenti concreti per sostenere i propri team e restare competitive.
I buoni pasto ticket restaurant Edenered sono uno di questi perché aiutano le aziende a risparmiare sui costi dell'attività e ad aumentare la soddisfazione dei loro dipendenti. Sono vantaggiosi a livello fiscale perché deducibili al 100% per le aziende e al 75% per i liberi professionisti. E convengono anche i dipendenti perché per loro sono esentasse e si possono utilizzare in tutta Italia da nord a sud.
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Diffuso è una bella parola per il marketing, ma nella realtà significa anche frammentato. Stiamo parlando di un evento spalmato su 22. 000 km².
Le gare sono sparse tra Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige. Come sottolineano diverse analisi logistiche, presenziare a più eventi sarà un'impresa titanica. Spostarsi da un cluster all'altro non richiede 20 minuti di metro, come a Parigi per le Olimpiadi estive del 2024, ma ore di viaggio tra valli collegate spesso da singole strade statali.
Questo sistema è quindi fragile. Basta una nevicata eccezionale o un incidente in una galleria chiave per paralizzare la mobilità dei tifosi e dei funzionari. La sostenibilità ambientale del non costruire stadi rischia di essere, almeno in parte, oscurata dalle emissioni di migliaia di veicoli che faranno la spol impazzita su e giù per le Alpi.
Le intenzioni, insomma, sono assolutamente lodevoli ed è bello che per una volta l'Italia si faccia pioniera di un piano organizzativo portando idee e proposte che verranno probabilmente riprese e adottate in futuro anche da altri paesi e per altre manifestazioni di questo calibro. Al di là di tutto, l'Olimpiade ha un impatto economico importante dal punto di vista del turismo, della ristorazione mi viene in mente, ma anche tra atleti, tecnici. Si muove dietro spesso in televisione non vediamo quello che c'è dietro, però c'è veramente un mondo a parte in que in quei giorni lì, in quelle due settimane lì.
>> D'altra parte, perché l'esperimento funzioni, tutto deve filare liscio. La scommessa è tosta e la posta in gioco è alta. La morfologia stessa del territorio e la dislocazione dei centri montani, che da un lato hanno il merito di fornire location di fascino e prestigio alla manifestazione, dall'altro costituiscono anche il suo principale punto debole a livello logistico.
E come per tutte le scommesse, allora fate il vostro gioco qua sotto nei commenti. Sono curioso di leggere il vostro sentiment a riguardo. Il modello diffuso, logisticamente parlando, vi convince?
Secondo voi, come andrà a finire? Ecco, strettamente legato al problema delle distanze c'è quello delle infrastrutture e anche qui il confine tra salvezza e condanna è sottilissimo. Da una parte c'è il piano della società pubblica Sinico, ovvero la società infrastrutture Milano Cortina.
Basta andare sul loro sito ufficiale per vedere la mole di interventi previsti, varianti stradale attese da decenni e potenziamenti ferroviari. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha lanciato uno slogan più treni, più bus, più Italia in movimento. L'idea è che le Olimpiadi siano il pretesto giuridico ed economico per sbloccare opere che resteranno ai cittadini ben oltre il 2026.
È la cosiddetta eredità positiva, strade più sicure in Valtellina e ferrovie più veloci. Ma sarà davvero così? Andiamo con ordine.
Il piano nasce in esecuzione del DPCM dell'8 settembre del 2023 che contiene l'elenco ufficiale delle opere collegate all'evento Olimpico e Paralimpico di Milano Cortina 2026. Tra queste abbiamo una variante per la strada statale 51 nei pressi di Longarone, una tangenziale nuova a sud di Sondrio, la strada statale 38, nuovi svincoli nella 36 e interventi nella 42 al Passo del Tonale che è uno dei punti strategici per gli spostamenti verso le sedi di gara. Molti si preoccupano in via prioritaria del danno fatto nel territorio.
Ad esempio qui la nuova pista da bobba scassato il territorio e si preoccupano del fatto che costruiscono una nuova funivia su un territorio franoso e han ragione di preoccuparsi del taglio degli abeti, ma questo è l'aspetto meno rilevante e meno importante sia in termini economici sia in termini di impatto sulla comunità. Beh, queste Olimpiadi sul sistema dolomitico in questi termini qui avranno sicuramente effetti negativi, però non significa dire che alcuni effetti positivi non ci saranno, no? Ad esempio, be abbiamo un problema di viabilità, non è che non c'è.
Se un abitante del Comelico ha un infarto e me lo devono portare a Belluno, se trovo una di quelle giornate in cui ci sono la file di 25-30 km, questo muore a bordo dell'ambulanza, quindi è anche un interesse nostro. E poi anche dal punto di vista ferroviario le minierie sono sostanziali con nuove linee ferroviarie più veloci e più frequenti tra Lombardia, Veneto e Alto Adige. Insomma, tante cose da fare, bene, ma questo vuol dire anche tanti cantieri, male.
E come sempre, quando ci sono tanti cantieri in Italia, la realtà senza troppe sorprese dice che siamo in affanno. Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il famigerato e molto italiano, siamo agli ultimi ritocchi. Molte opere essenziali per la viabilità sono in forte ritardo e non saranno pronte per l'accensione del braciere.
Il rischio concreto evidenziato da più parti è di arrivare all'inaugurazione con i lavori ancora in corso, rimandando il sogno dell'efficienza di qualche giorno o settimana o mese. Non che questa sia una giustificazione, ma questa situazione è già vista e rivista in tantissimi altri eventi sportivi, non solo in Italia. OG anche noi siamo arrivati 3-4 giorni prima, chiaramente e ti posso dire che alcune zone non era così bello come sembra, cioè nel senso, ma questo è successo anche agli Europei in Germania, ma anche in altre manifestazioni che non riguardano soltanto l'Olimpiadi.
normale che ci sia questo ritardo, magari forse siamo arrivati un po' troppo lunghi, però in realtà anche a Parigi ci sono state delle cose che spesso non venivano sottolineate, però quando la situazione è talmente grande, magari il dettaglio lo tralasci, rischi che magari è un dettaglio importante. >> E quindi, di nuovo, ci troviamo di fronte ad una situazione che, come ogni medaglia olimpica che si rispetti presenta due facce. Poi, lo sappiamo bene, sulle tempistiche per la concretizzazione delle grandi opere e dei lavori infrastrutturali non è che siamo forti.
Di diverso però, stavolta c'è che abbiamo addosso gli occhi di tutto il mondo. Quale delle due fasce della medaglia sfoggeremo? Quindi, quella delle nuove strutture, dei lavori sbloccati o quella dei ritardi e dei cantieri perenni?
E a proposito di cantieri, se volete davvero capire la discrepanza tra aspetti positivi e aspetti negativi di questo evento, potete guardare i due comuni simbolo dei giochi, Milano e Cortina d'ampezzo. A Milano si sta costruendo l'Arena Santa Giulia nell'omonimo quartiere, inaugurata a gennaio a lavori ancora in corso. Come evidenziato dal dossier della candidatura, questo è l'unico impianto costruito ex Novo a Milano e sulla carta questo è un bene.
Ma perché è un bene? Perché se consideriamo i paesi del G7, l'Italia di base non fa una bella figura da questo punto di vista con le sue arene sportive vecchie e poco capienti. Ne abbiamo pochissime sopra i 15.
000 posti, appena due, mentre sono solo cinque quelle oltre i 10. 000 posti. Siamo quindi lontanissimi dagli standard delle potenze continentali.
Questa struttura quindi serve al paese, serve alla musica, serve allo sport indoor e ha un futuro garantito. Ma ancora una volta questo stesso vantaggio potrebbe nascondere un problema. L'Arena Santa Giulia o Pala Italia con una capienza di 16.
000 posti diventerà la seconda arena più grande del bel paese dietro all'inalpi Arena di Torino, altra struttura olimpica risalente al 2006, ma davanti seppur di poco, al Forum di Assago ed è qui che sorgono i dubbi. Al momento a Milano contiamo due squadre professionistiche di pallacanestro e tre di pallavolo, con l'Olimpia Milano che disputa le proprie partite interne al Forum, mentre Urania- Milano di basket e tutte le tre società di pallavolo giocano stabilmente all'Alliance Cloud, ex palalido. È verosimile che l'Olimpia rimanga ancora a lungo al forum.
D'altra parte appare difficile che una società di seconda divisione di pallacanestro possa giocare in un impianto così grande come l'Arena Santa Giulia o che pur facendo spesso soldout in biglietteria la vero volley abbia intenzione di utilizzare una struttura che ha il triplo della capienza del suo impianto attuale se non per qualche partita di cartello. Anche per quanto riguarda il discorso Ok su ghiaccio per cui l'Arena Santa Giulia è stata messa in piedi, non sembra fattibile un uso permanente della struttura. Il rischio, dunque, è quello che uno tra Forum e Santa Giulia diventi ridondante.
Un impianto troppo grande è utilizzato soltanto in casi eccezionali, magari per qualche evento sportivo di rilevanza nazionale o solamente come sarà da concerti, essendo il nuovo impianto di proprietà di CTS Eventi, società organizzatrice di spettacoli musicali che tra le altre cose possiede anche Ticket One. Certo, c'è il discorso NBA Europe, ma non c'è ancora nulla di ufficiale. si sa se sarà coinvolta l'Olimpia Milano o il Milan o un'altra squadra.
Quindi per ora solo tante parole. >> State valutate diverse ipotesi. Recuperare il Palasharp sarebbe stato a livello economico un impatto importante.
Appunto l'Arena Santa Giulia o Palla Santa Giulia come che dir si voglia è un'arena che è pensata anche per i concerti. Semplicemente è stata una questione costi benefici, la valutazione e chiaramente tutte le strutture vengono valutate e poi l'eventuale opera di ristrutturazione viene chiaramente validata dal CO. Se ci sono delle strutture permanenti nuove, quindi da creare da zero, devono avere uno scopo.
Devono lasciare la famosa legacy, una parola che è stata utilizzata spesso in questi in questi anni, cioè l'eredità che lascia la città stessa. Qualsiasi scelta è stata anche in questa direzione. >> Ma se l'Arena Santa Giulia in qualche modo avrà un futuro dove leplessità sorgono davvero è per Cortina e la sua vituperata pista da Bob.
Ecco qui il dibattito è veramente acceso, nonostante il Comitato Olimpico Internazionale stesso avesse suggerito di andare all'estero per risparmiare come a Innsbrook e a Saint Maurit che si erano già candidate e nonostante le proteste che hanno visto scendere in piazza persino il Kai nazionale contro la montagna Luna Park cosiddetta, l'Italia ha deciso comunque di ricostruire la vecchia pista Eugenio Monti. >> Non era possibile ripristinare la vecchia pista perché la veste pista era fatta per Bob del 56. Ora i bob attuali sono molto più leggeri, viaggiano a velocità molto più elevate e hanno bisogno di curve con raggiatura a ad hoc per questo tipo di di veicoli, altrimenti nessuno degli equipaggi arriverebbe in fondo.
E quindi l'idea di fare rifar la pista da Borra Cortina è diventato un elemento di puntiglio politico di un personaggio politico e di un partito politico che voleva dire se noi vogliamo fare una cosa la facciamo. È bene farlo. Corrisponde a un bene che si diffonde tra tutti coloro che stanno intorno a quest'opera o si traduce in qualcosa che metti la medaglia qui, ma dietro quella medaglia lì ci stanno un casino di defunti, no?
Che ti hanno permesso di diventare l'eroe della giornata perché c'era anche Torino disponibile dove la pista da Bob che è costata circa 100 milioni di euro più o meno è incompleto di desonante abbandono, è vandalizzata. 100 milioni di euro buttati via. Secondo un'analisi di sport e finanza, i costi per il Cortina Sliding Center sono lievitati ben oltre gli 80 milioni di euro iniziali, superando i 120 milioni se consideriamo le opere accessorie.
Da non sottovalutare poi c'è il problema ambientale. Per far spazio alla pista, infatti, sono stati abbattuti centinaia di alberi, tra cui larici secolari, andando ad intaccare l'ecosistema dolomitico. Insomma, stiamo spendendo una fortuna di soldi pubblici e abbattendo alberi per qualcosa che, soprattutto a livello locale, già si sa che causerà più di qualche mal di pancia.
È ancora fresca nella mente di tutti la chiusura della pista olimpica di Cesana Pariol, utilizzata per i Giochi Olimpici invernali di Torino 2006, ma appunto chiusa nel 2011 e il cui definitivo smantellamento è stato recentemente sentenziato. Un impianto costato oltre 110 milioni di euro, ma che già nel 2010 ha sostanzialmente smesso di funzionare, non riuscendo a coprire i costi di gestione dispendiosi a causa del mantenimento termico, unitamente al pericolo di conservazione di ammoniaca necessaria per mantenere lo strato di ghiaccio sulla pista. Partiamo dal presupposto che i costi sono di gestione a perdere a prescindere, ma questo non vale soltanto per la pista e bob.
È un discorso che si può allargare a tutte le strutture del ghiaccio, ma anche a strutture normali che spesso a volte noi non ce ne rendiamo conto, ma costano veramente un patrimonio, motivo per cui molti città hanno delegato e hanno venduto a privati proprio perché i costi di gestione diventano esorbitanti. Alcune strutture purtroppo sono abbandonate e parliamo di tutti gli sport. In questo caso la scelta è stata fatta perché poi dopo che c'era stato il no da parte del CIO per la pista di Bob a Cortena, dopo che ci sono state tanti tante problematiche, è stata risolta con un abbattimento dei costi.
>> Di tutte queste amenità dovrà occuparsene anche la pista di cortina, seppur con impianti di raffreddamento che richiedono molta meno ammoniaca. Il tracciato, tuttavia è stato già utilizzato non solo per il Bob, ma anche per lo slittino e lo Skeleton, le quali organizzazioni internazionali stanno facendo sempre più fatica a trovare impianti dove disputare le gare di Coppa del Mondo. In Veneto, quindi, in teoria, arriveranno delegazioni e tifosi da tutto il mondo per i fine settimana di gara, ma tutto questo ha un costo di gestione molto alto e il rischio di trovarsi ad un altro ecomostro, per cui serviranno ancora soldi per lo smantellamento, esiste legato a quello della gestione degli impianti.
Poi c'è un altro problema che alleggia sull'arco alpino, o meglio il problema è ciò che sull'arco alpino non alleggia, ovvero la neve. Si stima che ad oggi circa il 90% delle piste da scialiane venga innevato artificialmente con picchi del 97% sulle Dolomiti. Ingenti investimenti sono stati messi in campo in diverse aree coinvolte dai giochi e interessate da questo problema come Bormio e Livigno, con centinaia di cannoni sparaneve approvvigionati da appositi bacini artificiali.
Ora, non che ci sia molta scelta e mi rendo conto che trattandosi di un problema legato al riscaldamento globale, la colpa non è di nessuno in particolare e certamente non di chi vive sulle montagne nello specifico. Ma quanto può durare ancora questo sistema di rappezzo? È un po' come voler vivere al fresco in una casa nel deserto.
Per un po' si può fare costruendo con tecniche e materiali ottimizzati e climatizzando tutto, ma quanto si può andare avanti se le condizioni peggiorano ulteriormente anno dopo anno? Qual è quindi il futuro degli sport invernali sulle Alpi che sono sempre più calde oltre i Giochi di Milano Cortina? Non dimentichiamoci che le Olimpiadi non sono soltanto gare e tifosi, ci sono anche gli atleti, gli staff tecnici, le delegazioni e tutto il popolo che ruota attorno al mondo sportivo.
Un popolo che da qualche parte dovrà prostare, no? Ed ecco che infatti sempre lo stesso copione si ripete anche per quanto riguarda i villaggi olimpici. Ora consideriamo Milano.
Qui in quest'area, nella zona sud della città sorgerà il villaggio olimpico meneghino. Naturalmente, come sempre, queste opere di riqualifica non accontentano necessariamente tutti. Vi invito a recuperarvi il documentario su Milano che abbiamo realizzato qui su Novale e ve lo lascio qua sotto in descrizione perché lì questo discorso viene affrontato ampiamente.
Ma sulla carta e nelle intenzioni qui nell'ex scalo di Porta Romana sta avvenendo qualcosa di teoricamente virtuoso. Il progetto di quest'area prevede che finiti i giochi, queste stanze utilizzate dagli atleti diventino uno studentato universitario da 1700 posti letto. E in una città come Milano con un ben noto caro affitti disperato, questa eredità sociale è reale.
Insomma, è una soluzione ad un problema che va oltre l'evento sportivo e quindi è un'occasione per queste Olimpiadi di lasciare una Milano migliore di quella che ha trovato. Inoltre il villaggio è solo una parte di un progetto di riqualificazione urbana ben più ampio, trasformando uno scalo di smesso in un nuovo ed efficiente quartiere a basso impatto energetico e con ampie aree di verde pubblico. Ma se di nuovo, come per le strutture del capitolo precedente, con Milano, nella peggiore delle ipotesi, possiamo giocare la carta italianissima del "Io speriamo che me la cavo" e in un modo o nell'altro avere maggiori probabilità di trovare una nuova vita oltre i giochi per le strutture costruite per i giochi, lo stesso non vale necessariamente per ogni altra località coinvolta e quindi spostiamoci in montagna.
A Cortina il villaggio sarà ben diverso, poiché si tratterà in gran parte di strutture temporanee e prefabbricate. Certo, tecnicamente è una scelta sostenibile perché si monta tutto e si smonta tutto da una zona vuota dove sorgeva un tempo l'aeroporto di Cortina d'Ampezzo dismesso nel 1967 a causa di incidenti causati dalla forte nebbia. Forse costruire un aeroporto in una zona montana spesso soggetta alla foschia non è stata una grande idea, ma guarda caso anche in questo caso c'entrano le Olimpiadi, in particolare quelle del 1956 che attirarono a Cortina moltissimi turisti, tanto da spingere l'Italia del tempo a costruire proprio un aeroporto per accoglierli, sorto poi nel 1962 e durato appunto per 14 anni.
Ma allora se il villaggio olimpico sarà smantellato, che cosa c'è che non va? Il problema questa volta è sociale. Se ricordate vi abbiamo già parlato proprio nel reportage a Belluno dello spopolamento che affligge questa parte del Veneto.
Ebbene, anche Cortina soffre lo spopolamento, ma in questo caso i residenti scapperanno perché non ci sono case vivibili con i prezzi degli alloggi che nel periodo invernale costituiscono un grande esempio di gentrificazione, di turistificazione. >> Ora dobbiamo pensare che Cortina è un pezzo una capacità ricettiva X. Normalmente questa capacità che mettiamo a pari a 100 ha un indice d'occupazione che di solito è intorno al 90 nel periodo stagionale.
Per capire, dare un singolo numero, circa 40. 000 ospiti contemporaneamente d'estate in agosto e d'inverno invece siamo intorno ai 35. 000 solo i turisti e non tutti coloro che visitano Cortina dormono a Cortina perché non ci stanno.
Questa è la prima questione. La seconda è che c'è un flusso pendolare formidabile, soprattutto d'estate, ma anche d'inverno. E quindi quando noi facciamo questi conti qua non ci rendiamo conto della pressione.
È evidente che il flusso che investe Cortina, ma vale anche per la Val di Fassa, vale per la Val Badia, è veramente tale da mettere totalmente in crisi l'offerta, sia quella degli alloggi, sia quella ristorativa. Il problema è che nel fare le cose bisogna farle su misura del luogo in cui poi questi eventi avvengono. È evidente che l'evento olimpico rispetto a Cortina è un evento fuori scala, invece abbiamo desiderio e piacere ospitare delle persone che si approcciano a questi territori meravigliosi ma fragili con un minimo di consapevolezza.
>> Oltre a questi Giochi Olimpici invernali, infatti, c'è anche questo problematico fenomeno ad accomunare Milano e Cortina. E anche qui il problema è insito nel vantaggio iniziale. Un villaggio temporaneo si può smontare, certo, ma è anche un'occasione persa per lasciare edilizia residenziale al territorio.
Se a Milano, nel migliore dei casi, troviamo uno scalo ferroviario e lasciamo un quartiere vivo, a Cortina lasciamo un prato vuoto e i problemi di prima. Un altro tema spinoso è certamente quello dell'inclusività e dell'accessibilità. Adesso ci si ferma le Olimpiadi, ma ci saranno anche le Paralimpiadi.
Quindi è stato fatto anche un lavoro molto importante a Milano dal punto di vista dell'accessibilità. Lo è stato fatto anche a Verona, l'area di Verona, oltre 20 milioni di euro. Quindi parliamo di un'opportunità a livello sicuramente di impatto sulla città, ma anche a livello sportivo, perché poi dopo comunque hai gli occhi del mondo addosso.
>> Questo rappresenta forse più di ogni altro il terreno su cui si gioca la credibilità etica delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Non si tratta solo di una questione di buone maniere istituzionali, ma del cuore pulsante della narrazione olimpica moderna, la quale cerca disperatamente di scrollarsi di dosso l'etichetta di evento d'elite per diventare un patrimonio realmente collettivo. Tuttavia, analizzando i dati e le strategie, emerge una spaccatura profonda tra l'accessibilità fisica e sportiva che sta facendo passi da gigante e l'accessibilità economica che sembra invece scivolare verso una selezione spietata basata sul censo.
Vabbè, non voglio deprimervi eccessivamente, quindi partiamo dai segnali di progresso. Milano Cortina 2026 passerà la storia come l'Olimpiade invernale più equilibrata di sempre. Il dato sulla parità di genere non è un semplice dettaglio statistico.
Con il 47% di atlete donne ci troviamo di fronte al minor gap di genere mai registrato in un'edizione invernale. Questo traguardo è il risultato di una politica attiva del Comitato Olimpico e del Comitato organizzativo che ha rivisto i calendari e le discipline per garantire che il palcoscenico Olimpico rifletta finalmente la realtà della società contemporanea. E l'inclusività non si ferma alla rappresentanza di genere.
Un punto di forza indiscutibile risiede nella progettazione delle infrastrutture. Grazie alla collaborazione con enti come il Comitato Nazionale Ingegneri e all'applicazione di normative rigorose, le nuove strutture sono state concepite sin dal primo mattone secondo questi principi. Ciò significa, in sostanza, che l'accessibilità non è un'aggiunta posticcia, ma un elemento strutturale.
Non c'è stato un adattamento, quindi tutto ciò che è stato realizzato apposta per questo evento è stato pensato con l'accessibilità in mente. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi. Quindi non sono più viste come due eventi separati, ma come un unico continuum.
I villaggi olimpici, i percorsi di gara e le aree spettatori sono pensati per essere fruibili da chiunque indipendentemente dalle capacità motorie o sensoriali. E questo è un salto culturale immenso per l'Italia, un paese dove spesso le barriere architettoniche sono ancora presenti nelle strutture più datate e non solo, sportive e non. Questa reale eredità fisica permetterà quindi a Milano e alle valli coinvolte di vantare dopo il 2026 standard di accessibilità che altrimenti avrebbero richiesto decenni per essere implementati.
Tuttavia, quando spostiamo lo sguardo dell'accessibilità dei luoghi a quella del portafoglio, la narrazione si fa cupa e getta un'ombra su una forma di esclusione che rischia di macchiare l'intero evento, la barriera del costo. Le Olimpiadi nate per celebrare l'Unione dei Popoli stanno diventando un club esclusivo, riservato agli occhi dei ricconi e off limits per i comuni appassionati. Appassionati delle classi popolari, certo, ma perfino della classe media o alle famiglie che non possono permettersi ad acquistare un biglietto per tutti i loro membri.
E naturalmente non parlo solo dei biglietti. Il primo allarme rosso riguarda il mercato immobiliare e ricettivo. Analizzando le dinamiche dei prezzi per il periodo dei giochi, ci troviamo di fronte a speculazioni senza precedenti.
Inchieste recenti e monitoraggi delle piattaforme di prenotazione evidenziano incrementi medi degli alloggi che sfiorano il 292% per il mese di febbraio del 2026. In località di per sé già care come Cortina, Bormio, Olivigno, ma anche nella stessa Milano il costo di una stanza d'albergo o di un appartamento su Airbnb ha raggiunto cifre surreali, spesso inaccessibili anche per chi ha uno stipendio medio alto. Questo fenomeno non colpisce solo i turisti, ma ha un impatto devastante sul tessuto sociale.
La cosiddetta gentrificazione olimpica sta spingendo fuori i residenti storici e i lavoratori stagionali, trasformando intere valli in scenografie per visitatori facoltosi vuote di vita reale una volta spenti i riflettori. Ve lo ricordate il reportage che abbiamo realizzato per raccontarvi la turistificazione di Venezia e Firenze? Ecco, anche in questo caso l'effetto è simile.
Anche questo ve lo lascio come link qua sotto se volete recuperarlo. A questo poi certo si aggiunge la questione dei biglietti. Sebbene il comitato di organizzazione abbia promesso una fascia di prezzi popolari per alcune sessioni preliminari o sport meno seguiti, i costi per gli eventi di punta sono proibitivi a dir poco.
Assistere alle finali più attese, come quelle dello sci alpino o dell'hockei su ghiaccio, può costare dai €1400 ai €2900. Per una famiglia di quattro persone assistere a un singolo pomeriggio di gare significherebbe investire una cifra enorme. Questa barriera economica crea un paradosso doloroso.
Abbiamo da un lato le Olimpiadi più inclusive della storia per quanto riguarda la rappresentanza degli atleti e l'abbattimento delle barriere architettoniche, ma abbiamo anche un evento che esclude sistematicamente la maggior parte dei cittadini che lo sta finanziando con le proprie tasse. A questo punto l'accessibilità rischia di diventare un concetto puramente tecnico applicato solo alla pendenza delle rampe per le sedie a rotelle. E non fraintendetemi, questo va benissimo, ma non ci si può fermare lì e ignorare completamente una maggiore democrazia dei prezzi.
Milano Cortina, quindi, si presenta agli occhi del mondo come un laboratorio di inclusione moderna che però soffre delle contraddizioni del capitalismo sportivo globale. E alla fine arriviamo sempre lì ai soldi. Se leggiamo il dossier di candidatura ufficiale, Milano Cortina si presenta come l'edizione del pragmatismo.
rispetto ai 50 miliardi di soci del 2014 o ai 13 di Pyong Chang del 2018, il budget operativo di Milano Cortina è molto contenuto, circa 1,6 miliardi. Da questo punto di vista, pur considerando gli sforamenti che tra poco vedremo, Milano Cortina è un successo straordinario. L'obiettivo è dimostrare che si possono fare i giochi senza mandare in bancarotta uno stato e non è poco.
Eppure la statistica rema contro. C'è un citatissimo studio dell'Università di Oxford che analizzando le Olimpiadi dal 1960 a oggi ha calcolato uno sforamento medio dei costi del 172% e i giochi del 2026 non fanno eccezione. Tra inflazione, rincari delle materie prime e imprevisti, il conto finale per le casse pubbliche, considerando le infrastrutture, è salito vertiginosamente verso i 6 miliardi complessivi.
Certo, ancora poco se pensiamo alle edizioni classiche, ma pur sempre tanto di più di quanto preventivato. Poi naturalmente c'è l'indotto, settori come l'edilizia, la restorazione e il turismo avranno un boost enorme, anche se non tutto andrà ai locali, ovvero chi ospita fattivamente queste Olimpiadi. >> Perché uno pensa, ma insomma gli ampezzani tranno ben giovamente da sta roba qua.
Peccato che l'85% degli alberghi di Cortina non sono di proprietà di ampezzani e neanche di bellunesi e nemmeno di veneti, perché molti alberghi sono in mano a catene multinazionali che tra l'altro sono anche quelli che provocano la domanda di ospitalità. Quindi quando si parla di effetto positivo su una comunità intanto bisognerebbe partire dal fatto che molti dei profitti che vengono realizzati non rimangono in gran prezzo. Evidente.
Strovoca >> e certo succederà. Ma di nuovo da un vantaggio nasce una possibile vulnerabilità. Attenzione, infatti, a dove finiscono questi soldi.
Un'inchiesta ha acceso i riflettori sui rapporti tra Milano Cortina e Deloitte, segnalando rischi di opacità e indagini della procura su nomine e appalti. Ma cosa sta succedendo di preciso? è la società di revisione e consulenza della Fondazione Milano Cortina 2026 e ha attirato le attenzioni della Procura di Milano per via di alcuni movimenti sospetti tra sponsorizzazioni e cifre di fatturazioni molto alte, forse gonfiate, in favore della società, oltre che di ipotesi di assegnazioni di gare non regolari.
Sono volutamente cauto a raccontarvi questi fatti perché su tutto questo al momento della stesura del testo di questo video si sta ancora indagando e i condizionali sono quindi d'obbligo, ma probabilmente siamo solo agli inizi. Quel che è certo è che quando piovono miliardi e c'è fretta di spendere il rischio di corruzione è l'ombra che accompagna sempre la luce del guadagno economico. Arrivati a questo punto, dare un giudizio definitivo oggi sarebbe a dir poco riduttivo oltre che pretenzioso.
Infatti non è questo il mio intento per quanto riguarda questo video. Milano Cortina è un paradosso continuo. È l'evento che ci regalerà l'arena che mancava, ma che ci costerà una pista da Bob dal futuro incerto.
È l'evento che rigenera un quartiere a Milano che potrebbe dare una soluzione al caroffitti per gli studenti universitari di cui tanto abbiamo parlato in questi anni, ma che d'altra parte rischia di intasare le varie alpine di cantieri anche a giochi conclusi. È l'evento low cost, il cui biglietti arrivano però a costare migliaia di euro e il cui peso sulle casse dello Stato è certo, ma il cui valore dell'eredità che lascia è ancora un mistero. E quindi le medaglie luccicheranno, l'inno ci commuoverà, su questo non c'è dubbio, ma la vera valutazione, quella onesta, potremmo farla solo non alla fine della manifestazione, ma tra 5 10 anni.
Solo nel 2036 potremo tornare a Porta Romana e vedere se ci sono studenti felici. Solo tra 10 anni potremo salire a Cortina e vedere se quella pista da 120 milioni è viva o è un rudere coperto di muschio. Solo tra 10 anni potremo quindi assegnare la vera medaglia d'oro per Milano Cortina 2026.
Fino ad allora restiamo sospesi tra la paura della solita vecchia occasione persa e la speranza di un nuovo miracolo italiano.