Che cosa pensa il presidente Mattarella del decreto legge sulla sicurezza del governo su cui ha espresso alcuni dubbi di costituzionalità senza però metterne in discussione l'intero impianto? Come l'inaugurazione imminente delle Olimpiadi invernali potrebbe dare l'occasione ad alcuni leader mondiali di parlarsi faccia a faccia su questioni di enorme importanza e la scelta dell'amministrazione americana di mandare via 700 agenti federali di Ice e Border Patrol da Minneapolis in un tentativo di deescalation che non vuole far passare come una ritirata. È giovedì 5 febbraio e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera e io sono Francesco Gianbertone.
Sono giornate piuttosto intense per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, diviso tra gli impegni istituzionali per le Olimpiadi di Milano Cortina e quelli legati più al suo ruolo di garante della Costituzione quando si tratta di approvare i provvedimenti del governo. Mattarella oggi tornerà a Milano, dove passerà due giorni e dove era già stato lunedì scorso. Dopo essere andato a trovare all'ospedale Niguarda i ragazzi feriti la notte di Capodanno a Crammontanà, era stato a un grande evento alla Scala dove ha dichiarato aperti i giochi e ha tenuto un discorso sull'importanza dello sport come strumento di pace e sull'urgenza di una tregua olimpica per i conflitti in corso.
Invito che verosimilmente non sarà accolto da nessuno. >> Lo sport si proporrà come veicolo di questa speranza. Speranza che accomuna i popoli di tutti i continenti.
>> Oggi Mattarella pranzerà al villaggio olimpico con [musica] gli atleti italiani dove firmerà il murale della tregua olimpica. Poi sarà a cena alla Fabrica del Vapore con i capi di Stato. Domani poi sarà la giornata Clu.
con il taglio del nastro di Casa Italia alla Triennale, un ricevimento da padrone di casa a Palazzo Reale con i leader dei 92 paesi che partecipano ai giochi e poi chiaramente la grande cerimonia di apertura a San Siro domani sera, per cui è in cantiere qualcosa di simbolico e suggestivo. Ma Olimpiadi a parte, di cui parleremo più tardi, per il presidente c'è anche un lavoro più delicato e complesso, di cui mi ha raccontato Monica Guerzoni, quirinalista del Corriere. Per Mattarella sono anche i giorni travagliati dell'esame del pacchetto sicurezza fortemente voluto dal governo Meloni dopo gli incidenti di Torino e il pestaggio veramente inaccettabile del poliziotto.
Giorgia Meloni vuole dare una forte segnale in una direzione securitaria, ma le norme che sono state immaginate dal governo, volute anche fortemente dalla Lega di Salvini che esprime il ministro dell'interno Piantedi, queste norme in molti punti estridono, cozzano con la Costituzione che, come sappiamo per il presidente Mattarella [musica] è un po' una bussola e un faro e quindi il presidente ieri ha passato l'intera giornata, già dall'altro ieri in realtà, ma ieri soprattutto a studiare, a leggere con la lente di ingrandimento questi provvedimento per arrivare o no al via libera. su questo testo molto corposo sono 80 pagine, qualcosa come 40 articoli di disegno di legge, oltre 20 di decreto. Ci sono dei punti critici?
Mattarella quindi ha voluto vederci chiaro e ieri alla vigilia del Consiglio dei Ministri di oggi, in cui il decreto dovrebbe essere approvato, ha voluto approfondire il testo. Va ricordato che il governo lavora anche a un vero disegno di legge sulla sicurezza che però è considerato meno urgente e ovviamente seguirà un iter più lungo di quello del decreto legge. La filosofia che consente alla premier Giorgia Meloni di inviare al [musica] paese un forte messaggio dopo i fatti di Torino è rimasta.
Il governo può, diciamo, sventolare le bandierine che ritiene necessarie, però sono stati appunto smussati, alleggeriti alcuni punti. [musica] Il Presidente della Repubblica e prima ancora gli uffici del Quirinale, gli uffici giuridici guidati dal consigliere Cabras hanno dovuto lavorare nel dialogo costante con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, che fa un po' da ponte poi con i ministeri [musica] dell'interno della giustizia, ha dovuto lavorare parecchio per alleggerire un po' la norma sul fermo preventivo [musica] di polizia. >> Ieri al Senato il ministro dell'interno Piantedosi ha ribadito la posizione del governo sul tema, >> ma per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell'ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari.
Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo >> e alla luce del dettato costituzionale il presidente della Repubblica ha chiesto di chiarire bene nel testo che un cittadino può essere privato della libertà per 12 ore di fila, ma se ci sono gravi indizi a suo carico. Cioè, non basta un atteggiamento sospetto per rinchiudere una persona preventivamente.
Bisogna che abbia dei precedenti o che gli abbiano trovato, non so, una tuta da black zaino, un casco, un martello. Insomma, tra l'altro questo fermo preventivo dovrà essere comunicato alla magistratura, non si può bypassare completamente [musica] il passaggio delle comunicazioni, appunto. L'altra questione che ha impegnato molto il Quirinale è quella che riguarda lo scudo penale per gli agenti.
>> Una norma che Meloni vuole fortemente, ma che ha sollevato molte reazioni, molte polemiche. Mattarella non ha detto no allo scudo. Su questo il Quirenale ha voluto, diciamo, fare chiarezza nelle conversazioni informali, però nella carta costituzionale è scritto che la legge è uguale per tutti, quindi non può esserci una, appunto, uno scudo che riguardi soltanto poliziotti o carabinieri che commettano un abuso nelle nell'esercizio delle loro funzioni.
Quindi cosa si è scelto? Ok, la gente non verrà indagato, ma verrà iscritto in un registro a parte, una sorta di limbo della legittima difesa. Ma qui Mattarella è stato molto chiaro, ha voluto che le nuove regole vengano estese a tutti i cittadini che si dovessero trovare in condizioni di legittima difesa acclarata, quindi non soltanto agli agenti di sicurezza, perché appunto la carta costituzionale parla chiaro e la legge appunto è uguale per tutti.
Ma una cosa che ancora non tutti, soprattutto nelle opposizioni, sembrano avere chiara, è che Sergio Mattarella non vuole agire come contraltare del governo cambiando le politiche che non gli piacciono. Mattarella si occupa delle questioni di costituzionalità, cioè se le norme stridono, se non c'è la mh necessità di urgenza di un provvedimento per cui non serve un decreto, però non è che può appunto decidere che un certo provvedimento come il decreto sicurezza, non si può fare, cosa che è successa già in passato, cioè l'aspettativa che Mattarella possa o debba stoppare i provvedimenti del governo, no? Questo il presidente della Repubblica non lo fa, non è nel suo stile, altri presidenti lo hanno fatto.
Mattarella ritiene che deve consentire al governo che è stato eletto dai cittadini di fare le sue politiche. Chiaramente se ci sono delle norme e c'erano che contrastano fortemente con la Costituzione, Mattarella dopo attento esame consiglia al governo di cambiarle. Siamo un'organizzazione sportiva, comprendiamo la politica e sappiamo che non operiamo nel vuoto, ma il nostro gioco è lo sport.
Ciò significa mantenere lo sport un terreno neutrale, un luogo dove ogni atleta può competere liberamente senza essere frenato dalla politica o dalle divisioni dei propri governi. In un mondo sempre più diviso, questo principio è più importante che mai. Un principio che la presidente del Comitato Olimpico Internazionale Kirsty Coventry ha voluto ricordare il 3 febbraio a Milano in occasione dell'incontro annuale del CIO che precede l'apertura dei giochi invernali prevista per venerdì 6 febbraio al Meazza di Milano.
Un'apertura che, proprio perché non si svolge nel vuoto, ma nella quotidianità del mondo, sarà inevitabilmente un'occasione per degli incontri, magari non strutturati, anche solo dei semplici contatti tra leader, visto che a Milano stanno convergendo decine di capi di stato e di governo, come mi ha raccontato Giuseppe Sarcina, che per il Corriere della Sera occupa di politica internazionale. I più importanti, comunque quelli più rilevanti dal punto di vista politico diplomatico, naturalmente sono i rappresentati degli Stati Uniti, il vicepresidente VANS e il segretario di Stato Rubio. E qui già avremo probabilmente una notizia da confermare, ma che pare molto probabile, cioè un bilaterale, un incontro tra presidente del Consiglio Giorgia Meloni e appunto il vicepresidente Vans.
è un incontro, possiamo dire, di cortesia istituzionale, visto che è un incontro normale tra il paese che ospita le Olimpiadi e un alleato importante come sono gli Stati Uniti, però è anche chiaramente un incontro non banale perché cade in un momento di forte tensione nei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea e quindi anche l'Italia. Non è ancora stato assorbito del tutto lo shock causato dalle minacce di Donald Trump alla Groenlandia. Ci sono comunque tensioni che restano un po' su tutti i versanti e poi naturalmente c'è anche la questione di Gazza con la richiesta [musica] da parte dell'Italia di entrare, almeno così l'ha raccontata Donald Trump, di entrare in questo board of peace, l'organismo che dovrebbe sovraintendere alla normalizzazione e anche alla ripresa economica di Gaz e quindi vedremo, insomma, quando ci sarà questo bilaterale, che cosa cosa produrrà.
>> Ma il problema diplomatico più delicato che finora ha tenuto occupati sia il Comitato Olimpico che le diplomazie di diversi paesi riguarda invece il presidente francese Emanuel Macron. La Francia sarà la prossima nazione ad ospitare i Giochi Olimpici invernali e quella successiva saranno gli americani a Salt Lake. Quindi per questioni di protocollo i rappresentanti di Francia e Stati Uniti dovrebbero sedere vicini sia alla cena sia proprio il 6 febbraio nello stadio Meazza, l'inaugurazione vera e propria delle Olimpiadi.
In sostanza, Macron e Vans [musica] dovrebbero sedere vicini, ma già da una settimana sappiamo che il presidente francese non vorrebbe sedersi vicino al vicepresidente americano per marcare, diciamo, il malumore, ma anche così un momento di di senso politico che c'è fra questi due paesi. Ricordiamo che Donald Trump nelle ultime settimane ha preso [musica] particolarmente di mira il presidente francese producendosi anche in una imitazione dal palco di uno dei suoi discorsi o comizi o che poi sono la stessa cosa. [musica] E quindi Macron vorrebbe marcare un po' questa distanza.
Vedremo. >> È possibile che all'ultimo minuto a Milano arrivi anche il presidente ura Volodimir Zelenski. Nelle scorse settimane la Farnesina aveva avvertito il Comitato Olimpico e anche gli altri paesi interessati che Zeleski sarebbe stato pronto a volare, questa era la frase dei documenti ufficiali Ready to Fly, cioè pronto a venire a Milano nel caso ci fosse stata la possibilità di incontrare qualcuno, forse gli stessi americani, per mettere appunto gli [musica] ultimi particolari o comunque per tornare su quelli che sono gli ultimi, ma più complicati particolari di questo negoziato con la Russia, mediato appunto dagli Stati Uniti al momento, però non ci sono conferme in questo senso.
La delegazione uccraina sarà di basso profilo guidata dal vicesegretario dello sport, quindi una figura defilata dal negoziato vero e proprio, non ha mai partecipato ad alcuna trattativa e quindi al momento l'arrivo di Zenesski sembra complicato, però non si sa mai, anche perché lo stesso leader uino ci ha abituato già a decisioni prese all'ultimo minuto, se non altro per ragioni di sicurezza. >> [musica] >> 700 >> Ieri pomeriggio Tom Homan, lo zar dei confini dell'amministrazione americana, cioè l'uomo che Donald Trump aveva inviato a Minneapolis la scorsa settimana per cercare di contenere la situazione esplosiva nella città dopo le due uccisioni di cittadini da parte di agenti dell'IS e dell'altra agenzia, la Border Patrol. Ecco, Tom Homan ha annunciato una significativa riduzione del personale delle due agenzie federali antiimmigrazione.
700 agenti se ne andranno e ne rimarranno circa 2000 in uno stato che normalmente ne avrebbe appena 150, come mi ha raccontato Viviana Mazza, corrispondente del Corriere dagli Stati Uniti. Questo dal punto di vista di Homan viene presentata come eh appunto una significativa riduzione sull'onda della desescalation che lui ha promesso dopo eh che c'è stata l'uccisione di due cittadini americani per mano di questi agenti federali nella città dopo le proteste, dopo anche da parte dell'opinione pubblica più conservatrice comunque segnali che si stava andando decisamente nella direzione sbagliata. basti pensare che oggi, per esempio, è uscito un sondaggio eh che mostrava che mentre c'è comunque ancora approvazione per la sicurezza del confine che Trump ha garantito, quindi il fatto che non entrano sostanzialmente più come prima i migrati illegali del confine col Messico, però dall'altro canto sull'immigrazione lui ha un tasso di approvazione molto più basso.
52% è quello per il confine e 45 per la gestione dell'immigrazione, il che dimostra che le sue politiche, le sue scelte, soprattutto queste immagini di violenza anche nei confronti di cittadini o di gente fermata da ICE e poi dopo insomma rivelatasi appunto cittadini americani, questa modalità ecco di gestire le operazioni non ha una forte approvazione. Di conseguenza il numero degli agenti viene ridotto, ma questa non sarà la fine delle operazioni di ICE. E ieri il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che in queste settimane è diventato un personaggio anche a livello internazionale, ha risposto dicendo che mandare via 700 agenti e lasciarne lì 2000 non è una desescalation accettabile e che invece la Casa Bianca dovrebbe terminare immediatamente l'operazione che ha avuto un impatto catastrofico sulla città.
Uno dei passi avanti di cui ha parlato Oman, lo zar dei confini e con cui ha motivato questo rientro, ecco, di 700 uomini, è che c'è, lui ha detto, una maggiore collaborazione per quanto riguarda la consegna di immigrati che sono stati detenuti per attività illegali e che vengono trasferiti nelle mani dei federali. Questi detenuti ci trovano in prigioni della contea del Minesota. è quello che sta chiedendo Homan, è che vengano passati, trasferiti sotto custodia e del governo federale perché li possa rimandare nei loro paesi, visto che non hanno i documenti in regola in America.
E Homan ha detto che diversi paesi hanno consentito che questo sia possibile e hanno fatto degli accordi perché questo sia possibile. Però un problema resta quello della cooperazione con le autorità locali e in questo caso gli sceriffi delle 87 con te del Minesota, perché soltanto sette hanno accordi di cooperazione eh formali per il trasferimento di questi detenuti e mentre tutti gli altri ancora non ce l'hanno, inclusa quella di Minneapolis e le autorità locali hanno spesso obiettato la consegna al trasferimento di queste persone nelle mani dei federali dicendo che appunto essendo questa è una città rifugio alle autorità per gli immigrati, alle autorità locali è vietato ai dipendenti locali è vietato comunicare queste informazioni agli agenti federali dal momento che se lo facessero metterebbero a rischio la disponibilità di vittime o testimoni di crimini quando si tratta di immigrati e senza i regolari documenti e quindi metterebbero in qualche modo e a repentaglio anche la sicurezza della popolazione locale perché queste persone non si farebbero avanti, avrebbero paura a testimoniare o a raccontare i crimini che stanno subendo ed è qualcosa che il governo federale ha sempre contestato, Ma eh su questo, per esempio, è uno dei fattori per cui la cooperazione non è stata davvero fino in fondo raggiunta sul trasferimento di queste persone che si trovano in carcere. >> Riassumendo, alcune conte notificano all'ISE quando dei detenuti che potrebbero essere espulsi stanno per essere rilasciati dal carcere.
Altre conte, la maggior parte per adesso, non lo fanno. Comman sta cercando di spingere sempre più autorità locali a consegnargli questi immigrati illegali per poterli deportare e sostiene che siccome il suo approccio sta già funzionando, anche se come spiegava Viviana tutt'altro che ovunque, secondo Homan, non servono più 10 agenti che facciano rai da tappeto in giro per le strade, ma ne bastano uno o due alla volta per andare a prendere persone di fatto già detenute. Questo in qualche modo giustifica il ritiro dei 700 agenti, ma questa linea appena più morbida rispetto ai rastrellamenti delle scorse settimane non piace a tutti i trampiani.
Steve Bennon, che è uno dei sostenitori principali della necessità che questi agenti dell'IS restino e anzi vengano utilizzati, ha detto ieri, eh addirittura anche per controllare i seggi alle elezioni e in questo, diciamo, in una dichiarazione che ha fatto nel suo programma Warroom, Sibenon ha detto "Ma perché ci stiamo ritirando? È stato ottenuto qualcosa e in termini di collaborazioni con le carceri? " E questi commenti di lui che è uno dei personaggi fondamentali dell'ala maga, dell'ala più dura anche sull'immigrazione, è comunque un commento significativo perché mostra che comunque ci sono anche fasce della coalizione di Trump che spingono ancora per una posizione dura su questi temi.
>> Per oggi ci fermiamo qui. Grazie a Viviana Mazza, Giuseppe Sarcina e Monica Guerzoni. E grazie a voi per averci ascoltato e con giorno per giorno ci risentiamo come sempre domani.
Giorno per giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera a cura di Francesco Gianbertone. Coordinamento di Tommaso Pellizzari, produzione audio di Keyotions con Giacomo Vaghi. Federico Caruso e Giorgia Venturi.