Barba Sofia presenta la storia della filosofia occidentale, episodio 16: i sofisti, Gorgia e Gorgia da Lentini. Tra i sofisti, uno dei più geniali, uno dei più celebri, uno dei più amati e al contempo odiati, Gorgia nasce nel 490 circa avanti Cristo e muore nel 391 circa avanti Cristo. Vive dunque cent'anni.
Gorgia fu discepolo di Empedocle, il filosofo di Agrigento, il filosofo delle quattro radici che reggono il divenire, l'equilibrio dell'universo: l'acqua, l'aria, la terra e il fuoco, che, mosse dall'amore e dall'odio, producono il ciclo cosmico. Gorgia è fra i maggiori maestri di retorica, di oratoria, di dialettica della sua epoca. Insegna, Gorgia è un apprezzato insegnante; è uno degli insegnanti più ricercati e richiesti dall'aristocrazia per educare e formare i figli per le carriere politiche, diplomatiche, economiche.
Insegna in varie città della Grecia, in particolare ad Atene. La sua straordinaria abilità retorica consiste in modo particolare nella capacità di individuare una serie di argomenti contrapposti su una medesima tesi e, dunque, la capacità di Gorgia è quella di argomentare pro e contro al contempo di una medesima cosa. Potremmo dire pro e contro la democrazia, pro e contro l'aristocrazia, pro e contro la tragedia, pro e contro la commedia.
Dunque, sa argomentare a favore o contro la stessa questione, sa dunque portare la vittoria con retorica, due punti di vista diametralmente opposti. Dunque, a differenza di Protago-ra, Gorgia non si limita a dire che la verità dipende dal punto di vista di una società, di una cultura; non si limita a dire che la verità è relativa alla cultura di appartenenza e relativa al punto di vista che si adotta. Gorgia si spinge oltre e arriva ad affermare che non esiste proprio una verità; non esiste una verità, non esistono neanche le verità.
Quello che propone dunque non è un relativismo culturale; come protagonista, è un vero e proprio scetticismo. C'è un relativismo assoluto che sfocia nello scetticismo: mette radicalmente in dubbio ogni possibilità di conoscenza. Questo dubbio radicale, appunto, si chiama scetticismo.
Non possiamo affermare con certezza, con verità, nulla, perché tanto è vera anche la tesi opposta, cioè, secondo Gorgia, poiché A è uguale a B e A è diverso da B, non si può giungere a una conoscenza vera. La conoscenza accade. Lo scetticismo sono tre le celebri tesi di Gorgia: la prima, nulla esiste; la seconda, se qualcosa esistesse, sarebbe incomprensibile; la terza, se esistesse e fosse comprensibile, sarebbe comunque incomunicabile.
Dunque, nulla esiste: se qualcosa esiste, non lo si comprende; se anche lo si comprendesse, non sarebbe comunicabile. Con queste tre famose sentenze, Gorgia riprende la teoria argomentativa della scuola di Elea, della scuola di Parmenide, e la radicalizza, la porta alle estreme conseguenze, arrivando dunque ad affermare l'impossibilità di ogni comprensione razionale della realtà. La realtà è incomprensibile, in realtà, è inconoscibile, e dunque si giunge al nulla, al nulla grosso, logico.
Secondo Gorgia, il discorso (logos) ha sicuramente un immenso potere, la parola ha il potere per il quale è possibile imporre un qualunque opinione, anche la più contraria a ogni buon senso. Tuttavia, il logos appare totalmente impotente nei confronti di una realtà che risulta irrazionale, imprevedibile, oscura, opaca. Dunque, la conoscenza, per Gorgia, risulta impossibile e si giunge al niente, al nichilismo, cioè si giunge a negare il fondamento di qualunque prospettiva gnoseologica, qualunque prospettiva conoscitiva cade sotto i colpi dello scetticismo di Gorgia.
D'altronde, se nulla esiste e se quel qualcosa che esiste non è comprensibile e se anche fosse comprensibile non si può comunicare, se queste sono le premesse, non è possibile alcuna conoscenza. E il discorso di Gorgia si sposta addirittura in ambito etico e morale. Dunque, Gorgia non sa neanche più il criterio dell'utile, come aveva fatto Protagora, per discernere cosa serva a una comunità, poiché io posso dire di tutto e il contrario di tutto; posso dire una cosa e tutto il contrario di tutto.
Poiché io posso negare e affermare intorno alla medesima cosa, secondo Protagora c'era un criterio per scegliere A o B, C o D, ed era il criterio dell'utile, dell'utile individuale in relazione all'utile collettivo; individualità e collettività, due aspetti dell'utilità. E bene, per Gorgia non esiste una guida per poter discernere il bene dal male, e dunque non c'è un qualunque fondamento morale. Nella sua celebrazione dal titolo "In Commedia", Gorgia istituisce un immaginario processo a Elena e la difende, considerando l'assenza di colpa.
Per la prima volta, Gorgia compie così uno scandalo: la donna colpevole della guerra, la donna che, se non ci fosse stata, non avrebbe portato a quella guerra disastrosa. Ebbene, vi è difesa da parte di Gorgia: difende l'indifendibile, difendendo ciò che è impossibile da difendere. Elena ha tradito il marito Menelao, fuggendo tra le braccia di Paride e scatenando una guerra.
La difende perché le sue azioni, come quelle di qualunque altro essere umano, sono in balia delle forze potenti dell'amore, dell'irrazionalità, della passione, e non possono essere contrastate. Queste forze, dunque, non c'è moralità, non c'è un fondamento della moralità; Elena non è malvagia, è preda degli impulsi di passione. Ecco come difende dunque Gorgia: Elena encomi odierna.
E l'elogio di Elena è questo, che discorso profondo di Gorgia, e dunque, elogiando Elena, compie uno scandalo, difende l'indifendibile, facendo così piccona la possibilità di una morale. E dunque Gorgia darà vita a una sofistica contro la quale si scaglieranno i filosofi successivi, Socrate, Platone e Aristotele. Ma subito per Platone il termine sofista assumerà dunque una connotazione negativa.
I sofisti dell'anno sono così identificati come i mercenari del sapere, le prostitute del sapere, uomini che si facciano pagare per sostenere una verità, un'altra verità, e dunque adeguano il contenuto alle somme di denaro che ricevono. E dunque erano sempre comprabili. I sofisti e la condanna di Platone saranno un marchio secolare; soltanto secoli e secoli dopo ai sofisti verrà riconosciuto un grande merito: di aver messo al centro della riflessione filosofica l'uomo come soggetto etico e politico, e di averla utilizzata come cultura.
Laicizzato il potere, il sapere, il sapere, il potere, il sapere dalla religione, il sapere dunque dei condizionamenti. E dunque, hanno i sofisti contribuito a fondarlo. Hanno contribuito a esaltare una città che facesse del dialogo un modo, sui venti, un modus vivendi, un modus per poter essere comunità.
E non c'è comunità se le idee non circolano, non c'è comunità se non c'è dibattito, non c'è comunità, non c'è la possibilità di mettere in discussione la verità. Ed è quello che i sofisti hanno fatto: hanno fatto in maniera scandalosa, portando all'interno della comunità, prima con Protagora, il relativismo e poi con Gorgia, addirittura lo scetticismo.