La citazione bibliografica: come riportare i dati bibliografici e come citare in un elaborato curricolare, come ad esempio una Tesi, una Tesina, un Paper. Io sono Daniele Vinci, tengo Corsi di Metodologia della ricerca presso la Facoltà dove insegno e ho curato il Manuale di Metodologia generale, nel quale un intero capitolo e un'appendice sono dedicati proprio alla citazione bibliografica. Chi fosse interessato trova maggiori informazioni qui sotto.
La citazione bibliografica è uno degli aspetti più importanti di un elaborato curricolare, il quale viene giudicato anche dalla capacità di saper citare. In questo tutorial ho cercato di essere il più chiaro ed essenziale possibile, mostrando da una parte i principi fondamentali della citazione bibliografica e dall'altra i casi concreti che possono fare da esempio. Il tutorial è suddiviso in capitoli, quindi è possibile vedere o rivedere la parte che più interessa.
In particolare è suddiviso in due parti. Nella prima vediamo come riportare i dati bibliografici. Nella seconda parte vediamo come citare nei nostri elaborati.
Quindi questo tutorial può essere utilizzato come uno strumento di consultazione, al quale però affiancarei un manuale di metodologia. Segnalo quello da me curato, ma ce ne sono anche altri. Cominciamo.
Un primo aspetto che può disorientare chi è agli inizi è il fatto che non esiste un o "il" modello citazionale, cioè non esiste un solo modo per riportare i dati bibliografici. Esistono molti modelli e questi hanno infinite varianti perché, ad esempio, in certi ambiti disciplinari, come possono essere per esempio, non so, nell'ambito della storia, piuttosto che della filologia o ancora delle scienze giuridiche e così via, si tende a preferire un certo modello piuttosto che un altro, alcune scelte piuttosto che altre. O ancora alcuni Istituti e alcune Facoltà danno delle indicazioni redazionali che possono essere più o meno dettagliate.
O ancora nell'ambito linguistico: per esempio, nel mondo anglosassone è molto diffuso il sistema "autore-data", che da noi è meno utilizzato. O ancora, semplicemente, il nostro docente ha delle preferenze che riguardano il sistema citazionale e noi siamo tenuti a seguire quelle indicazioni. Ora, al di là delle differenze che possono all'inizio sconcertare, ci sono però alcune caratteristiche fondamentali che non possono mancare in un modello citazionale.
Innanzitutto, questo deve essere "flessibile" e cioè si deve poter adattare al materiale che noi stiamo utilizzando. Inoltre deve essere "completo", cioè deve consentire al nostro lettore - perché noi dobbiamo sempre pensare al nostro lettore - deve consentire al nostro lettore di individuare con facilità e sicurezza la fonte, il documento che stiamo utilizzando. Faremo degli esempi per mostrare questo.
E terzo, e questa è forse la regola aurea, le scelte vanno adottate in modo "coerente", cioè a volte una scelta piuttosto che un'altra, sono entrambe valide, però quello che è importante che cos'è? Che fatta una scelta questo venga mantenuta. Quindi: coerenza, coerenza, coerenza.
C'è poi un altro aspetto che va tenuto subito presente, ovvero scegliamo e applichiamo sin da subito il modello citazionale. Non facciamo l'errore, piuttosto diffuso, di citare ora in un modo ora nell'altro, con l'idea di sistemare il tutto dopo. In questo modo non impareremo mai a citare in modo corretto e tra l'altro non saremo sicuri del risultato finale.
Invece adottiamo subito il modello e magari all'inizio impiegheremo un po' più di tempo, ma poi acquisteremo i necessari automatismi e vedremo anche che ci sono, per così dire, dei trucchi che mostreremo in questo tutorial. Quanto detto ha un corollario molto, molto importante, ovvero il modello che noi scegliamo deve diventare normativo. Cioè significa che anche se io trovo delle scelte diverse e troverò delle scelte diverse, queste scelte vanno sempre adattate al mio modello, altrimenti ogni volta dovrei adottare scelte differenti.
Perché se noi prendiamo cinque testi, si può fare anche l'esperimento: si prendano cinque testi e si vedrà che ogni testo ha un modello citazionale differente, più o meno differente. Io invece ho scelto il mio modello citazionale e a questo devono essere adattati tutti gli altri. Questo è un errore che ho visto ritornare più volte nelle tesi.
Cioè, siccome ho trovato che in quel testo si cita in un modo, allora cito in quel modo. Poi in un altro testo si cita in modo diverso. Allora cito in modo diverso.
No! Io scelgo il mio modello e si può prendere spunto da quello che viene suggerito in questo tutorial, e quello che ho scelto, quello che ho adottato diventa appunto "normativo". A questo io mi attengo con coerenza.
Spero di essere stato chiaro. Ditemi nei commenti se avete dei dubbi in proposito. Innanzitutto da dove vanno presi, da dove vanno ricavati i dati bibliografici.
Nel caso dei libri, i dati vanno presi dal frontespizio e dal suo retro. Si prenda un libro qualsiasi e si vedrà che tra le prime pagine c'è il frontespizio e il retro, che contengono le informazioni bibliografiche che a noi servono. Quindi i dati NON vanno ricavati dalla copertina, ma dal frontespizio e dal suo retro.
Per quel che riguarda invece gli articoli di rivista accademica, i dati vanno presi dall'articolo stesso e dalle prime pagine di quella rivista, dove risulta ad esempio l'annata, l'anno solare, il fascicolo e così via. Lo vedremo. Faremo degli esempi.
Per quel che riguarda poi il materiale preso da Internet, qui le possibilità sono diverse e faremo anche in questo caso diversi esempi. Per identificare un testo abitualmente rispondiamo a tre domande: Chi ne è responsabile? A cosa è dedicato?
Da chi, dove e quando è stato pubblicato? Alla prima domanda rispondiamo con l'indicazione dell'autore o del curatore, alla seconda con il titolo e l'eventuale sottotitolo e alla terza con le cosiddette "note tipografiche", cioè l'editore, il luogo e l'anno. Vediamo come indicare questi dati.
Il nome dell'autore può essere riportato in molti modi e qui abbiamo già un assaggio di quella molteplicità che può disorientare agli inizi. Vediamo alcuni esempi. Qui abbiamo M.
Henry, virgola. Quindi il nome di battesimo è puntato. Oppure il cognome M.
Henry è tutto maiuscolo, virgola. Michel Henry: qui il nome di battesimo è riportato per esteso. Michele Henry con il cognome in maiuscoletto.
Adesso vediamo che cos'è. E poi M. Henry con il nome di battesimo puntato.
La soluzione che io suggerisco è l'ultima o la penultima, quindi le ultime due con quella regola che dicevamo prima: cioè se io decido di riportare i nomi per esteso - e io suggerisco di riportare i nomi, i nomi di battesimo per esteso - allora riportiamo tutti i nomi di battesimo per esteso. Se decido di puntarli - e questa soluzione, anche questa, va benissimo - allora tutti i nomi saranno sempre puntati. Per quel che riguarda il maiuscoletto, questo è un modo efficace ed elegante per indicare il cognome dell'autore.
Si prenda il secondo caso. Ecco, il tutto maiuscolo mi dice qual è il cognome, ma me lo dice, per così dire, in modo eccessivo. Mentre nel terzo caso noi non sappiamo qual è il nome e qual è il cognome.
Ho scelto apposta un autore nel quale ci può essere questa confusione tra nome e cognome. Con il maiuscoletto noi indichiamo chiaramente qual è il cognome, ma lo facciamo con questa scelta grafica che, come si diceva è chiara ma è anche elegante. Ricordo che ci sono due modi per ottenere il maiuscoletto.
Innanzitutto possiamo andare nella scheda Home poi nel pannello Caratteri. Qui con la freccetta apriamo la finestra e scegliamo "maiuscoletto". Oppure la via breve, il comando a tastiera Ctrl+Maiusc+K; un comando che vale la pena di imparare: Ctrl+Maiusc+K.
Ricordo che l'inizio del cognome deve essere in maiuscolo perché si deve vedere la differenza tra il maiuscolo iniziale e il maiuscoletto delle altre lettere. Se gli autori sono più di uno, li possiamo separare con il trattino, quindi spazio, trattino, spazio. Se invece sono numerosi, allora possiamo utilizzare l'abbreviazione in corsivo et al.
puntato che sta per et alii (e altri). Il curatore lo si indica con l'espressione (a cura di) posta tra parentesi tonde, virgola, oppure con l'abbreviazione (ed. ) puntato (edd.
) nel caso di più curatori, sempre puntato tra parentesi tonde. L'autore può anche non essere una persona fisica. Può essere un ente, una associazione, istituzione, organizzazione e così via.
Si parla di "autore collettivo", ma questo lo trattiamo esattamente nello stesso modo, cioè lo riportiamo con il maiuscoletto. Ricordo poi che sarebbe meglio evitare la sigla Aa. Vv.
, Autori Vari, e piuttosto cerchiamo di indicare i responsabili di quel testo. Come va? Siamo già arrivati al livello di saturazione e siamo agli inizi.
. . Non ci si scoraggi, andiamo avanti.
Per quel che riguarda il titolo, qui abbiamo una distinzione importante. Se si tratta del titolo di un libro, lo riportiamo in corsivo, sia il titolo sia il sottotitolo. Poi la virgola.
Se invece non è il titolo di un libro, ma ad esempio di un articolo di rivista accademica oppure di un estratto di un saggio contenuto all'interno di un libro, allora riportiamo il titolo in tondo, come si dice, cioè non in corsivo e tra virgolette alte doppie e poi virgola e poi "in", cioè indicheremo dove si trova. E siamo arrivati alle cosiddette "note tipografiche", cioè l'editore, il luogo e l'anno. Per quel che riguarda l'editore, ricordo che non è necessario riportare la dicitura Editore, Edizioni, per esempio basta Zanichelli oppure Marietti, non Zanichelli Editore o Edizioni Marietti.
Diverso è il caso in cui questi termini fanno parte della denominazione stessa della casa editrice: ad esempio, Editori Riuniti oppure Libreria Editrice Vaticana. In questo caso non possiamo omettere questi termini. Ci sono poi delle case editrici che possono essere indicate in diversi modi, per esempio: Edizioni Dehoniane, Dehoniane, EDB.
Qui si tratta di scegliere una soluzione e di mantenere la scelta in modo coerente. Il luogo di edizione è la sede dell'editore e non dello stampatore, ed è un dato che troviamo nel frontespizio e nel retro del frontespizio. Ricordo poi che bisogna aggiungere il capoluogo di provincia nel caso in cui la sede non sia un capoluogo di provincia, ad esempio San Paolo, virgola, Cinisello Balsamo, tra parentesi la sigla (MI) che sta per Milano e questo dato lo troviamo sempre nel retro del frontespizio.
Ricordo poi che non dobbiamo tradurre la sede di edizione. La riportiamo così come la troviamo nel frontespizio, quindi London e non Londra, oppure Paris e non Parigi. Dopo il luogo di edizione indichiamo, senza virgola, quindi spazio e senza virgola, l'anno di edizione, ad esempio Torino 1978.
Stiamo attenti se si tratta di una prima edizione oppure di edizioni successive che indichiamo con il numero messo a esponente. E ricordo che dobbiamo sempre indicare l'edizione che in questo momento stiamo utilizzando. Non confondiamo la data di edizione con quella della ristampa.
La differenza è questa: mentre la ristampa è la semplice riproduzione di un'edizione di riferimento, la nuova edizione presenta invece delle differenze che a volte sono radicali. Ora, noi dobbiamo indicare sempre il numero di edizione che stiamo utilizzando, mentre quello della semplice ristampa non va indicato. Dove troviamo questi dati?
Ovviamente nel retro del frontespizio. Siamo ora in grado di riportare una notizia bibliografica completa. Abbiamo innanzitutto l'autore, quindi il nome di battesimo con il cognome in maiuscoletto, virgola, poi il titolo in corsivo, virgola, e le note tipografiche: innanzitutto l'editore, virgola, il luogo di dizione, spazio e l'anno di edizione e il punto finale.
Quindi abbiamo il campo autore, il campo titolo e il campo delle note tipografiche. Se invece si tratta di un saggio contenuto in una raccolta di saggi, abbiamo innanzitutto l'autore, virgola, poi il titolo del saggio che mettiamo in tondo tra virgolette alte, virgola, in, poi mettiamo il titolo della monografia, cioè del testo, virgola, il curatore di quel certo testo e poi le note tipografiche e infine l'estensione delle pagine di quel certo saggio. Possiamo anche mettere prima il curatore, prima del titolo, allora in questo caso lo mettiamo in maiuscoletto e tra parentesi (a cura di).
Scegliamo una delle due soluzioni. E siamo arrivati all'articolo di rivista accademica, una tipologia che non può mancare in una bibliografia. Ricordo che una rivista accademica è una rivista nella quale si fa ricerca.
La troviamo abitualmente nella cosiddetta "emeroteca" della Biblioteca, che è la sezione dedicata proprio alle riviste accademiche. I principi sono gli stessi che abbiamo visto, con alcune particolarità. Se ai tempi della mia tesi mi avessero spiegato le cose che ora vedremo, avrei risparmiato decisamente molta fatica.
Facciamo un esempio concreto. Abbiamo innanzitutto l'autore, virgola, il titolo dell'articolo in tondo tra virgolette alte, virgola, in, il nome della rivista in corsivo. Quindi, come si vede, stiamo adottando gli stessi principi di prima.
E poi però abbiamo questi numeri 28, 2008 tra parentesi, e 1; 7-16. 7-16 è facile: sono i numeri di pagina. Ricordo che non è necessario utilizzare l'abbreviazione p.
o pp. Lo si può anche fare. Si può anche omettere.
Io suggerisco di omettere l'abbreviazione e di farlo sempre. 28 è il numero dell'annata, 2008 è l'anno solare e 1 è il fascicolo. Di cosa si tratta?
Vediamo. Vediamo innanzitutto i fascicoli. Ora, una rivista può avere una diversa periodicità.
Si va dal mensile e in questo caso ci saranno dodici fascicoli in un anno per passare al bimestrale, in questo caso sono sei. Poi il trimestrale, quadrimestrale, mano a mano si va scendere, fino ad arrivare agli Annali, quindi un numero all'anno. Ora il terzo fascicolo, per esempio, di una rivista mensile, corrisponderà con tutta probabilità a marzo, mentre il terzo fascicolo di una rivista quadrimestrale corrisponderà alla parte finale dell'anno.
Si tenga presente che abitualmente la numerazione delle pagine è progressiva. Questo significa che, in un anno, in un anno solare, si inizia con il primo fascicolo, come numerazione di pagine, e poi si conclude in maniera continua con l'ultimo fascicolo. L'annata invece mi dice da quanti anni quella rivista viene pubblicata; da quanti anni rispetto all'anno solare, e solitamente l'annata viene espressa in numeri romani che possiamo convertire in numeri arabi.
Quindi si tratta di uno zoom. Partiamo dal nome della rivista. Passiamo poi all'annata.
Poi l'anno solare, che è importante perché mi dice quando è stato pubblicato quel certo articolo. Poi il fascicolo che mi consente di individuare quell'articolo all'interno dell'annata e poi il numero di pagine. Tutti questi dati li troviamo indicati nella rivista stessa.
Quindi andiamo a vedere le prime pagine: troveremo l'indicazione dell'annata, dell'anno solare e del fascicolo. Vediamo ora come citare il materiale preso da Internet, un argomento molto importante. Prendiamo un bel respiro e andiamo avanti.
Coraggio. Innanzitutto un'avvertenza: quando utilizziamo, citiamo materiale preso da Internet suggerisco di applicare due criteri fondamentali. Il primo è che il documento dovrebbe essere una fonte primaria, ovvero il luogo originario in cui viene data quell'informazione che ci serve, perché sappiamo che spesso nella rete il materiale non è altro che la copia di un'altra copia e così via, mentre noi dovremmo risalire al documento originario.
Il secondo criterio è che il sito nel quale è contenuto il documento dovrebbe essere serio e autorevole. Quando citiamo da Internet indichiamo innanzitutto l'autore e il titolo del documento, applicando i criteri che abbiamo già visto. Poi il nome del sito, la sua tipologia: una rivista, un quotidiano, un sito, un portale, eccetera.
La data del documento, l'eventuale indicazione di successive modifiche. L'eventuale estensione delle pagine nei Pdf. l'URL ovvero l'indirizzo web con la parte iniziale http, la data in cui si è consultato l'Url e ulteriori indicazioni che possono aiutare il lettore a capire di che materiale si tratta.
Veniamo alcuni esempi e commentiamoli insieme. Partiamo dall'articolo di rivista accademica. Abbiamo innanzitutto l'autore, quindi il titolo dell'articolo, in, il nome della rivista.
Tra parentesi quadre indico che si tratta di una rivista online. Poi i dati che conosciamo, ovvero l'annata, l'anno solare e il fascicolo. I numeri di pagina perché si tratta di un Pdf, l'Url e infine la data di consultazione.
Suggerisco, come in questo caso, di riportare il mese per esteso. Facciamo un altro esempio. Si tratta di una pubblicazione tratta da un sito ufficiale.
Qui innanzitutto riportiamo il documento con i dati bibliografici così come si trovano nel documento stesso e poi a seguire, dopo un punto e virgola; disponibile in Ispra e tra parentesi quadra, spiego di che cosa si tratta. Quindi il sito dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, quindi aiuto il mio lettore a capire di che materiale si tratta e anche di che sito si tratta. Poi l'Url.
Infine la data di consultazione. Un altro esempio ancora: qui abbiamo l'autore. Poi il titolo del documento in AIBWeb.
E qui, tra parentesi quadre, spiego che si tratta del sito dell'Associazione Italiana Biblioteche. La data del documento con l'ultimo aggiornamento, poi l'Url e la data di consultazione. Faccio un esempio tratto dal sito della Santa Sede.
Abbiamo innanzitutto Francesco, quindi nome del Papa, virgola, Primo saluto in occasione, eccetera, così come riportato nel documento stesso. Poi il luogo, la data. Punto e virgola.
Disponibile nel sito della Santa Sede. E poi l'Url e infine la data di consultazione. Possiamo anche indicare il sito e non il singolo documento.
In questo caso riportiamo innanzitutto il nome del sito, poi il suo indirizzo www. e poi la data di consultazione con eventuali integrazioni che aiutino a capire di che cosa si tratta. Se occorre, possiamo indicare il percorso da seguire per individuare una certa sezione.
Quindi prendiamo avvio dalla Homepage e poi guidiamo il lettore di sezione in sezione, utilizzando il segno della freccia verso destra (>). Quando copiamo e incolliamo l'Url, Ctrl+C e Ctrl+V, ricordiamoci di togliere la sottolineatura e di togliere il colore. Ricordo poi che esistono dei servizi online che consentono di accorciare il link.
Tuttavia ci si confronti con il proprio docente perché non tutti sono d'accordo, cioè alcuni docenti preferiscono che l'Url sia riportato integralmente. Diversi studenti mi hanno poi chiesto come citare video da Internet e come citare gli e-book. Per quel che riguarda i video, adottiamo esattamente gli stessi criteri che abbiamo visto, cioè diamo al nostro lettore tutti gli estremi, tutti i riferimenti per capire di che cosa si tratta.
Come si può vedere da questo esempio. Per quel che riguarda gli e-book, innanzitutto indichiamo che stiamo utilizzando un'edizione e-book. Poi ricordo che di solito, o all'inizio o alla fine dell'e-book, troviamo i dati bibliografici, quelli che troveremo nel frontespizio e nel retro del frontespizio.
Se nell'e-book che stiamo utilizzando sono presenti dei numeri di pagina, allora utilizziamo quelli. Molto più spesso però i numeri di pagina non ci sono. Allora, quando dobbiamo citare da un e-book, prendiamo come riferimento le partizioni interne che rimangono stabili, per esempio i capitoli oppure i paragrafi.
Le tipologie di testo che abbiamo visto sono quelle più comuni che possono fare da esempio. Ricordo però che nel Manuale di Metodologia si trovano anche altri tipi, altre tipologie, come ad esempio le voci di dizionario di enciclopedia, gli Atti di Convegno, le prefazioni, gli articoli di giornale, le recensioni, le lettere, la cosiddetta "letteratura grigia", le comunicazioni orali o date per mail, i manoscritti e così via. Quindi rimando al Manuale di Metodologia per ulteriori approfondimenti.
Se siamo sopravvissuti alla prima parte, senza perderci troppo nei dettagli, passiamo ora alla seconda parte, ovvero, come citare nel nostro elaborato. Ricordo che esistono due tipi di citazione quella diretta e quella indiretta. Nella citazione diretta noi riportiamo in modo fedele una porzione di testo, ad esempio una parola, una frase o un capoverso.
Nella citazione indiretta, invece, noi parafrasiamo il contenuto di un testo. Sia per la citazione diretta sia per quella indiretta, indichiamo sempre la fonte da cui l'abbiamo tratta, altrimenti commetteremo quello che viene definito il plagio. E questa indicazione la riportiamo in una nota a piè di pagina.
E ricordo che al plagio e alle note a piè di pagina ho dedicato due tutorial. Se ne trovano gli estremi nella descrizione qui sotto. Facciamo un esempio concreto per vedere come uno stesso testo può essere, per così dire, "trattato" in dieci modi diversi, modi che possono ispirarci nei nostri elaborati.
Il testo è questo. Ovviamente si tratta di un testo, per così dire, di studio. «In conclusione, il tutto si riassume nella celebre frase di Gaudí, secondo la quale essere originali non vuol dire altro che tornare alle origini».
Juan Lahuerta, Riflessioni sull'opera di Gaudí, in Rivista di Architettura, poi ci sono l'annata, l'anno solare, il fascicolo e infine il numero di pagina. Riporto in alto l'originale in modo da poterlo confrontare. E poi, ecco, vediamo il primo modo.
Qui lo citiamo integralmente. Afferma Lahuerta, due punti, aperte virgolette. Qui utilizziamo le virgolette citazioni, cioè le virgolette basse doppie (« ») che ricordo si trovano nella scheda Inserisci e nell'estrema destra si trova Simboli; sia le virgolette di apertura sia quelle di chiusura.
Quindi cito tutto il testo integralmente in modo fedele. Poi chiudo le virgolette, inserisco la nota a piè di pagina e nella nota a piè di pagina riporto la fonte e alla fine il numero di pagina dalla quale ho tratto il testo. Ricordo che per inserire la nota a piè di pagina occorre andare nella scheda Riferimenti e qui si trova inserisci nota a piè di pagina, ma su questo si troveranno maggiori dettagli nel tutorial indicato.
Faccio poi notare che tra le virgolette e il testo, e tra le virgolette e il richiamo in nota NON ci sono spazi, non ci devono essere spazi vuoti. Nel secondo modo non citiamo l'inizio del capoverso. Così conclude lo studioso catalano, due punti, aperte virgolette.
Il tutto si riassume. . .
poi il resto è identico all'esempio precedente. Si noti un dettaglio importante: due punti, aperte virgolette e lettera maiuscola. Quindi quel "il", dall'originale in cui la i era minuscola, siamo passati al "Il" con la I maiuscola.
Quindi: due punti, aperte virgolette e iniziale maiuscola. Possiamo anche riportare una citazione in modo discorsivo, ad esempio: L'originalità, così viene riferito il pensiero gaudiano, «non vuol dire altro che tornare alle origini». Come si vede, qui abbiamo inglobato, abbiamo concordato l'originale con la nostra frase e con noi dovremo continuamente variare, utilizzando il modo che abbiamo visto prima con questo.
Posso anche usare il corsivo all'interno di una citazione diretta, perché magari voglio enfatizzare una parola o una frase come in questo caso: essere originali non vuol dire altro che tornare alle origini. Ma nella nota a piè di pagina specifico di chi sono i corsivi: tra parentesi (i corsivi sono nostri). Se fossero stati dell'autore: (i corsivi sono dell'autore).
Quindi è buona norma indicare sempre di chi sono i corsivi. Vediamo invece l'omissione. L'omissione è quando non riporto una parte dell'originale, come in questo caso: In conclusione, [.
. . ] essere originali.
. . Ecco, quando c'è l'omissione devo contrassegnare attraverso le parentesi quadre con tre puntini [.
. . ].
Questo è un segno redazionale che significa: qui c'era qualcosa nell'originale che ho deciso di non riportare, perché era inessenziale. Il contrario dell'omissione e l'esplicitazione. Ad esempio: Il tutto si riassume nella celebre frase di [Antoni] Gaudí.
. . Ecco, qui ho aggiunto il nome Antoni e l'ho fatto tra parentesi quadre che indicano un intervento redazionale.
Quindi in tutti questi casi ho modificato l'originale, ma ho segnalato al mio lettore la modifica fatta. Finora abbiamo visto esempi di citazioni dirette o citazioni testuali. Vediamo invece qualche esempio di citazioni indirette o parafrasi.
È convinzione di Gaudí che l'originalità non consista nel ricercare l'inedito o lo stravagante, ma nel risalire all'origine. Qui, come si vede, ho restituito il senso dell'originale con alcuni sinonimi. Dopodiché ho inserito una nota a piè di pagina che inizia con il confer, cfr.
, che vuol dire confronta. Poi l'indicazione bibliografica è uguale alla precedente. Ecco quel confer, quel cfr.
sta proprio ad indicare che non si tratta di una citazione diretta. Questo esempio è una variante del precedente. La parafrasi è identica, mentre la nota a piè di pagina non è introdotta dal cfr.
, ma in modo discorsivo. La frase gaudiana è riferita da. .
. E questa è una possibilità che abbiamo, quindi possiamo usare il cfr. oppure possiamo introdurre in maniera appunto discorsiva.
Posso anche fare riferimento non a una pagina specifica, ma a un saggio intero, ad esempio: Oggi si discute sul tema dell'originalità gaudiana e su come questa debba essere intesa. E nella nota a piè di pagina: Si veda, ad esempio, l'ottimo studio di Lahuerta. Si noti che qui faccio riferimento allo studio nella sua interezza.
E infatti alla fine non si trova una singola pagina, ma tutta l'estensione dell'articolo. Da pagina 44 a pagina 57. Vediamo l'ultimo esempio, il decimo, ovvero come riportare una citazione diretta all'interno di una nota a piè di pagina.
Questo può accadere più volte in un elaborato. Afferma Lahuerta, due punti, aperte virgolette. .
. Questo è uguale all'esempio precedente. Poi, alla fine, la fonte della citazione la indichiamo tra parentesi tonde.
E qui si può notare un dettaglio importante, ovvero le parentesi tonde dell'anno solare sono state trasformate in quadre perché c'è una norma redazionale che dice che quando gli stessi segni grafici sono inclusi tra loro, quelli più interni devono cambiare. Quindi le parentesi tonde devono cambiare in quadre, così come quando, ad esempio, le virgolette basse doppie sono incluse all'interno di virgolette basse doppie, quelle interne devono cambiare in virgolette alte doppie. Facciamo un ultimo sforzo e vediamo come ricitare lo stesso testo.
Innanzitutto, ricordo che la prima volta che citiamo un testo riportiamo tutti i dati bibliografici secondo il modello situazionale che abbiamo indicato. Quando lo ricitiamo, dalla seconda volta in poi, lo citiamo in forma abbreviata. In questo modo.
Vediamo questo esempio: Corrado Bologna, Flatus vocis, eccetera col titolo e sottotitolo. Fino ad arrivare al numero di pagina. Quando ricitiamo questo testo, come possiamo ricitarlo?
Con soltanto il cognome, Bologna, poi il titolo senza il sottotitolo, poi cit. Col cit. puntato.
Virgola. E poi il numero di pagina. Quindi quel cit.
avverte il lettore che quel testo è stato già citato e che quindi troverà la citazione completa, tutti i dati bibliografici all'inizio, la prima volta e ovviamente, nella bibliografia finale. Per quel che riguarda l'abbreviazione del titolo, se il titolo è già breve, non occorre abbreviare di più. Se invece è lungo particolarmente lungo, lo abbreviano per così dire, con "intelligenza", in maniera tale da renderlo comprensibile al nostro lettore.
E ovviamente quella scelta, quella abbreviazione, la manteniamo lungo tutto l'elaborato. Quando uno stesso testo viene citato più volte di seguito in note consecutive, allora utilizziamo ibidem che significa ibi idem, là, nello stesso identico posto. E qui ovviamente non è cambiato nulla.
Non è cambiato il numero di pagina. Quando invece cambia il numero di pagina utilizziamo ibi, virgola e poi il nuovo numero di pagina. Ricordo che ibi e ibidem vanno scritti, vanno formattati in corsivo.
Stiamo molto attenti nell'uso di ibi e ibidem perché, per così dire, non hanno un significato in sé, ma in riferimento alla nota precedente o al testo precedente. Ora, quando noi stendiamo un elaborato, continuamente aggiungiamo e togliamo note. Quindi il consiglio è quello di citare in forma abbreviata.
La prima volta in forma completa, poi sempre in forma abbreviata e soltanto alla fine verifichiamo quelle note in cui lo stesso testo viene recitato più volte e a quel punto utilizziamo ibi e ibidem. Per chi ha resistito fino a questo punto, ricordo che nel Manuale ci sono molti più esempi con immagini illustrative. Ricordo che è possibile lasciare un commento qui sotto.
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