ci siamo fermati nella lezione precedente su questo strano concetto che delle persone o dei gruppi sociali che vivono nello stesso tempo si considerano poi addirittura viventi in epoche differenti cerco di spiegare meglio questo concetto che poi un'idea che in realtà è molto diffusa taylor era convinto di questo e cioè che le cosiddette popolazioni selvagge le popolazioni che appartenevano al mondo colonizzato ripeto stiamo parlando come detto nella lezione precedente della seconda metà dell'ottocento quando arrivano numerosissimi dati numerosissime informazioni da parte da tutto il mondo provenienti da tutto il mondo grazie a una serie di mediatori formidabili
che sono missionari funzionari coloniali militari che arrivano nelle università europee tutte queste informazioni ed hanno forniscono materiale agli studiosi per riflettere appunto su sulle caratteristiche di queste società poco conosciute poco note allora come dicevo prima per come dicevo nella lezione precedente per taylor queste popolazioni selvagge che hanno una tecnologia meno complessa della tecnologia che allora esisteva in europa in modo particolare in inghilterra e così via potevano rappresentare degli stadi di sviluppo del progresso generale dell'umanità degli stati di sviluppo che erano che ci raccontavano di interruzioni ed i rallentamenti per cui disegnava un quadro oggettivamente paradossale
cioè funzionari delle colonie o eserciti che incontravano altre persone e questo queste due gruppi questi rappresentanti di gruppi differenti in realtà vengono collocati in epoche differenti è un po strano la contemporaneità dell'incontro in qualche modo viene legata dal fatto che una parte delle persone incontrate appartenevano a un'epoca precedente uno studioso molto importante si chiama johannes fabian ha sottolineato questo peccato dell'antropologia cioè il fatto che gli antropologi e possiamo dire anche spesso le società occidentali le società che hanno governato le colonie hanno portato avanti diciamo hanno custodito e cioè l'idea che ci possano essere differenze temporali
fra persone che in realtà vivono nella contemporaneità si chiama allo cronies mo collocazione in un altro tempo di determinati gruppi e di determinate persone si considerano ancora viventi in epoche precedenti stanno più indietro si dice no spesso noi lo diciamo ancora adesso si parla di società arretrate si parla di gli interi gruppi intere persone che vivono come stavamo noi 40 anni fa scusate la banalità del esempio ma spesso è così quando in italia sono arrivati gli albanesi con le famose migrazioni del 1991 poi quelle successive uno dei concetti che tornava a era vivono come vivevamo
noi alcune decine di anni fa in qualche modo è un modello interpretativo dell'incontro che è un modello che contiene in sé un limite cioè quello della negazione della contemporaneità quella contemporaneità che sembrerebbe un dato acquisito che sembrerebbe un modo come dire normale no di interpretare l'incontro in realtà questa contemporaneità viene negata tutte le volte che noi attribuiamo delle altre persone con cui dialoghiamo a un tempo precedente noi siamo sempre un pochettino più avanti è un po questo il discorso è spesso noi ascoltiamo fare e spesso anche facciamo senza renderci conto di questo di questo problema
di questa questione allora al lucro nismo è un concetto interamente è estremamente interessante johannes fabian afferma che gran parte dell'antropologia è in realtà ha in realtà questo peccato che non è soltanto un peccato originale ma che è un peccato che ritorna inevitabilmente nelle nostre riflessioni e le nostre discussioni e nella presentazione stessa delle popolazioni di cui ci occupiamo sicuramente nel corso del dell'evoluzionismo proprio per la stessa costituzione della teoria tutto ciò avveniva ci torneremo anche su questo avremo modo di ritornare il concetto di cultura perché di quello che stavamo parlando su questo ci soffermeremo ancora
per qualche per qualche minuto dicevamo per taylor la cultura è un insieme di pratiche e di saperi che appartengono agli uomini che vivono in una determinata società la cultura appartiene sostanzialmente a tutti le sopravvivenze non sono necessariamente lette come atti gesti saperi negativi ma vengono lette con una loro neutralità unità psichica del genere umano questo è un altro elemento fondamentale stanti tutte queste situazioni secondo taylor è possibile definire allora un concetto di cultura onnicomprensivo che riguardi cioè tutta l'umanità in generale la cultura è un tratto un elemento che è attribuibile a tutta l'umanità in generale
ora noi sappiamo che taylor legge le differenze come differenze di sviluppo ma già importante questo fatto che vengano sottolineate come rilevanti e come facenti parte della dimensione umana ovviamente le differenze culturali non le differenze culturali le leggiamo come una conseguenza della varietà stessa dei modelli di vita del modo in cui gli uomini interpretano la realtà in cui vivono la cultura è sempre creativa possiamo dire perché gli uomini costruiscono ed elaborano i loro saperi e la loro interpretazione della realtà seguendo dei modelli che possono essere differenti non sono necessariamente non c'è uniformità culturale ma questo lo
leggiamo con i nostri occhi in particolare per lo lo leggiamo ecco le nostre esperienze oltre che oltre che con i nostri occhi naturalmente la cultura è una dimensione mobile cioè non esiste la possibilità che noi immaginiamo la cultura come una realtà acquisita data una volta per tutte la cultura significa anche trasformazione e cambiamento mobilità possiamo fare un passaggio successivo perché se noi continuiamo a considerare appunto la cultura come un elemento come un elemento fondamentale che riguarda i modi in cui gli uomini interpretano leggono e costruiscono la loro relazione con la realtà non possiamo lo abbiamo
già detto possiamo comprendere come esistono differenti modelli culturali a modelli differenti culturali corrispondono dei delle diverse forme di vita sociale gli uomini vivono in maniera diversa a seconda dei luoghi in cui si trovano a seconda delle abitudini che hanno acquisito la seconda degli strumenti che hanno a disposizione per intervenire sul mondo e per relazionarsi con gli altri dalle lingue alla tecnologia ai saperi religiosi ai saperi pratici cioè c'è una differenza spesso notevole tra le pratiche culturali quello che diceva tyler che abbiamo imparato ormai spero una volta per tutte è che non esiste una gerarchia tra
modelli culturali e tra modelli sociali cioè non dobbiamo non è necessario nemmeno dare giudizi di valore le credenze religiose sono tutte credenze religiose anche quando hanno dei contenuti che possiamo definire di natura magico religiose così sappiamo che esiste una grande varietà nella nell'approccio con il cibo e con l'alimentazione sappiamo che esiste una grande varietà dal punto di vista della elaborazione dei sistemi di potere e di controllo sociale naturalmente di questi argomenti poi parleremo elezioni e per lezione però ci dobbiamo dobbiamo già costruirci questo quadro ora se esistono dei sistemi differenti di cultura dei sistemi sociali
differenti dei sistemi di significato differenti e del tutto evidente che è necessario che noi accettiamo l'idea che entrare in contatto in relazione con altri sistemi di significato sistemi di valori e modelli culturali e così via implica il riconoscimento della loro esistenza e del loro valore e antropologi accettano per definizione la diversità anzi la cercano la ricerca della diversità è una cifra caratteristica dell'antropologia culturale anche perché bisogna mettere in discussione un altra un altro principio un'altra abitudine che noi abbiamo abbiamo acquisito e cioè il fatto che i diversi siano gli altri se è vero che esiste
una molteplicità e una varietà di pratiche di comportamento di sistemi sociali di sistemi di significato e beh siamo tutti diversi o in qualche modo siamo anche molto simili ma per gli altri inevitabilmente i diversi sia ma noi le ha lette con gli oli con gli occhi di un altro che non è abituato a vederci le nostre pratiche possono risultare strane una delle questioni che pongo spesso ai miei studenti in aula qui lo faccio ugualmente anche se non mi aspetto che ci sia una risposta naturalmente è questa secondo voi lo faccio quasi sempre l'inizio dei corsi
un po come sto facendo adesso secondo voi qual è quel popolo in cui in particolari occasioni cerimoniali le donne si tingono i capelli di ocra dico di ocra partire in qualsiasi colore e indossano calzature scomode regolarmente i ragazzi restano un attimo stupiti perché quando noi parliamo della diversità effettivamente immaginiamo che la diversità sia molto distante da noi si allontana e non mi sanno dire subito qual è quel popolo poi dopo un po si comincerà a riflettere e io faccio un'altra domanda qual è quel popolo in cui la pratica religiosa centrale consiste nella consumo della carne
e del sangue del dio che si venera equi figuriamoci c'è una grande confusione perché anche qui si cercano delle soluzioni lontane da noi poi qualcuno lo dice ma siamo noi e la nostra società e il nostro mondo e la nostra è la religione che da queste parti è più diffusa un po sorridiamo quando pensiamo alle signore che in particolari occasioni cerimoniale indossano queste calzature scomode ma poi ogni ragazzo soprattutto ogni ragazza si ricorda della festa del suo diciottesimo compleanno o di qualche matrimonio a cui ha assistito o di signore che non sono in grado letteralmente
di camminare perché hanno queste stampelle sotto i piedi che impedisce loro di essere diciamo più dinamiche e più sicure di sé e lo stesso dicasi naturalmente per quel discorso sulla religione perché nel cristianesimo in particolare nella religione cattolica che la pratica centrale consiste nel consumo della carne del sangue del dio che si venera è una pratica cannibalica ma se noi usiamo questa terminologia che solitamente utilizziamo per descrivere le pratiche altrui e chiaro che queste nostre pratiche ci risultano estranee e allora dovremo abituarci a guardare noi stessi con gli occhi degli altri dovremo utilizzare il nostro
stesso sullo sguardo che ne utilizziamo per guardare gli altri per guardare noi stessi noi stessi operazione che è estremamente complicata non è affatto semplice perché implica una sorta di messa fra parentesi proprio delle nostre sicurezze antropologia a un po questa vocazione no quella di mettere in discussione le sicurezze delle certezze degli uomini le abitudini stesse la consuetudine di quello che noi consideriamo una pratica normale la vita nella quale noi viviamo la società le nostre abitudini le consideriamo addirittura naturali no c'è un processo di naturalizzazione delle pratiche per il semplice fatto che ci siamo abituati ma
questo non è un male è un elemento che ci induce alla normalità della nostra esistenza ci consente di prevedere come ci comporteremo oggi domani ci consente di guidare la macchina perché sappiamo immaginiamo che nessuno ci venga addosso poi magari succede lo stesso perché seguiamo delle regole le diamo per acquisite le diamo per scontate questo avviene anche nelle altre società nelle società diverse da quelle in cui viviamo noi nelle quali i comportamenti a loro volta vengono considerati naturali i meccanismi processi di naturalizzazione delle abitudini delle consuetudini e così via spingono a ritenere queste consuetudini non come
atti che hanno un'origine sociale che hanno un'origine culturale ma come atti che hanno una dimensione quasi modificabile che sta nelle cose e così ci comportiamo così perché ci comportiamo così l'antropologia culturale e mette in discussione questo assetto mette in discussione questa prospettiva dobbiamo sapere che tutto ciò che noi facciamo a una dimensione culturale e quindi artificiale quindi è un prodotto sociale un prodotto della nostra intelligenza un prodotto della storia nella quale siamo vissuti e un prodotto delle trasformazioni che ci sono state nel tempo ed è un prodotto anche delle relazioni che abbiamo avuto con il
resto del mondo sarebbe anche troppo facile probabilmente ricordare oggi gli effetti che ha avuto la scoperta dell'america sul su quelle che consideravamo nelle nostre abitudini più naturali no la basterebbe pensare alla pasta al pomodoro le abitudini più naturali alimentari nostre dipendono dalla scoperta di un frutto un po strano che per secoli è stato introdotto in europa e come una pianta ornamentale tant'è vero che non se ne nutriva nessuno e che poi a un certo punto proprio grazie alla povertà di cui si viveva nelle maggiori città dell'italia meridionale in modo particolare a causa di questa povertà
diventa frutto commestibile e siamo arrivati in questo percorso siamo arrivati addirittura un riconoscimento internazionale sovrano nazionale del valore culturale di una dieta che si basa sull'uso del pomodoro per esempio la famosa dieta mediterranea e recentemente addirittura della preparazione della pizza che anch'essa si basa su questo stesso prodotto ma esempi di questo genere esempi di questo genere se ne possono fare a bizzeffe molta produzione alimentare che ha arricchito le tavole europee nei secoli scorsi ovviamente dipende dal contatto e dalla relazione che c'è stata con popolazioni differenti quindi fermo un attimo con gli esempi perché veramente ciascuno
di noi può fare tesoro di questo tipo di osservazioni e poi il cibo l'elemento che naturalmente un tema che naturalmente ha bisogno di un pochettino più di tempo per essere affrontato poi vedremo se troveremo il modo di farlo a questo proposito vorrei leggervi una pagina che secondo me è molto interessante tratta da un testo di ralph linton un antropologo che vissuto e che lavorato nella prima metà del novecento questo testo risale al 1936 e a me piace leggerlo agli studenti perché fa comprendere abbastanza bene come le nostre stesse abitudini quelle abitudini quotidiane proprio quelle che
seguiamo normalmente siano invece poi il prodotto il risultato di un uso una parola antipatica su cui magari torneremo che quello di contaminazione la contaminazione avviene quando una realtà pura viene modificata nella nostra accezione spesso così noi quando parliamo di culture non parliamo mai di realtà pure quindi è scorretto parlare anche di contaminazione lasciamo però questa lettura adesso alla alla prossima lezione vi lascio una con un attimo di espace