Ok, Itu Tutti spero che mi sentiate. Benvenuti qui nel grattacielo di San Paolo Intesa nel nell'ambito di questo straordinario festival che è il Festival Internazionale dell'Economia e voluto dal collegio Carlo Alberto e dalla terza edizioni. Dobbiamo presentare un rapporto importante che è il quarto Dell'economia postglobale dopo 25 dell'economia globale, quindi abbiamo già dichiarato la postglobalità 4 anni fa e grazie a un'intuizione di di Mario De Aglio che 4 anni fa ha detto "Siamo nel mondo post globale e in fondo abbiamo visto si stava bene anche lì". Ehm Mario De Aglio, che è l'anima di questo
di questo rapporto è noto per essere uno particolarmente pessimista. E poi ieri avete ascoltato Fabio Panetta e magari avete pensato che Mario perlomeno Non è solo perché nel nelle sue considerazioni lette ieri in via nazionale è venuto fuori che c'è una crisi profonda che stiamo rischiando e viene accelerata dalla operazione commerciale speciale di Trump con i dazzi e che insiste su un movimento ento che stava già avvenendo prima e che quindi può mettere fortemente a ripentaglio e scardinare completamente il sistema del multilaterale di relazioni globali nel Quale siamo vissuti negli ultimi 30 anni grosso modo
sino al punto da mettere in pericolo la pace che poi forse è il messaggio eh più forte eh che c'è nelle considerazioni del governatore. è è pessimista quasi come il il professore De Aglio, ma questo poi ce lo dirà lui. Quindi voi avete l'occasione di poter vedere in questo volume che appunto è stato realizzato da Guerini Associati con da tutte le menti del centro di ricerca e documentazione Luigi Naudi Insieme con il contributo di Intesa San Paolo. Qui dentro trovate un po' di analisi del di come ci siamo arrivati e un po' di idee su
dove stiamo andando. Credo che potrebbe aiutarvi a a guardare il mondo con occhi diversi e non necessariamente peggiori perché ci sono anche delle soluzioni e delle idee che possono aiutarci ad affrontare il mondo. Di questo parliamo nella prossima ora e mezza circa. E la prima persona che io chiamerei ad ad unirsi qui noi sul podio È Beppe Facchetti che è presidente del centro in Audi. Beppe, per favore. Sì, naturalmente per un eh saluto a tutti i partecipanti e un ringraziamento che il Centro di Naudi deve a Banca Intesa San Paolo che ci accompagna in questa
avventura da qualche anno ormai. e che è il partner più importante che noi abbiamo e che ci riconosce, questa è la grande soddisfazione per noi, un ruolo di collaborazione, di eh sostegno Attraverso le idee, attraverso la cultura economica di cui siamo portatori nel nome del nostro punto di riferimento Luigi Einaudi e che quindi non possiamo che ogni anno ringraziare sentitamente perché ci consente di andare avanti su un impegno di lungo termine ormai, perché risale al 1994, no? eh il la nascita di questo rapporto. Eh ringraziando attraverso di voi con voi i 15 relatori, quest'anno sono
ben 15 che hanno composto la il Libro di cui stiamo oggi per parlare e naturalmente Mario De Aglio che ne è il coordinatore. Una sola cosa vorrei dire per non portar via tempo al nostro incontro ed è quella che si riferisce proprio ai due i due partner di questa vicenda e cioè noi nel nostro piccolo e Banca Intesa San Paolo. Mi viene da dire che qui siamo di fronte a un tema enorme, naturalmente che mai come in quest'anno è di straordinaria attualità perché l'occhio sul mondo è un occhio Che riguarda veramente tutti noi e che
preoccupa profondamente tutti noi più di quanto non sia mai avvenuto in passato. dentro un quadro enorme e composito. Dentro questo quadro io coglierei un aspetto che forse però di tutti è il più è quello iniziale, quello da cui tutto viene e cioè la frattura che c'è oggi nel mondo, nel mondo nell'occidente in particolare tra la il ruolo della sovranità popolare da un lato e il ruolo delle istituzioni che fanno da Contraltare alla sovranità popolare, che fanno da equilibrio della sovranità popolare. paese in cui tutto questo è cominciato con grande e con maggiore spessore e e
con maggiore slancio, lo disse Tocville nella prima parte del 1800, quindi figuriamoci, è gli Stati Uniti d'America e questo paese oggi ci preoccupa proprio perché è diventato il simbolo di uno spazio che si è aperto, un vuoto che si è aperto tra il ruolo della Sovranità popolare che sta diventando prevalente e determin minante sul ruolo di chi deve riequilibrare l'importanza della sovranità popolare espressa nello specifico dalle elezioni che sono le l'elemento fondamentale di una democrazia molto fondamentale, formidabile per una visione liberale, ma al tempo stesso che deve essere accompagnato appunto da ruoli di controllo e
di garanzia. dentro questo spazio, ecco, è importante che vi sia Una qualcosa che consenta di riavvicinare queste due questioni e non e non e impedisca che il ruolo delle dell'equilibrio e del controllo e della valutazione giorno per giorno di quello che fa il potere possa essere compromesso. E allora ecco perché dicevo, mi riferisco e mi volevo riferire innanzitutto a Intesa San Paolo da un lato e al centro di Nudi dall'altro. Perché? Perché, come dice Gross Pietro, il presidente di Intesa San Paolo nella sua prefazione e come dice lui, le banche stanno diventando istituzione. le banche,
istituti di credito, imprese oggi hanno un ruolo e io condivido questa valutazione di Grosspietro che fa parte che entra a portarle a far parte delle istituzioni di un paese, di una democrazia, di una democrazia avanzata in un mondo ad economia sviluppata. E quindi da un lato abbiamo questo ruolo istituzionale del del della banca, delle Banche in generale, dall'altro il ruolo che pensiamo di poter interpretare nel nostro piccolo con con una storia, peraltro che è più di 60 anni che fa e mi fa piacere e mi fa onore ricordarlo a Torino. a Torino consente da più
di 60 anni di portare avanti una cultura di tipo liberale anche negli anni 60 anni fa in cui non era per la verità molto conosciuta, oltre che non poco non molto popolare. Il ruolo del centro di Nauti che diventa un'infrastruttura a sua Volta, un'infrastruttura culturale. Allora, se c'è una possibilità di avvicinare due mondi, la sovranità popolare da temperare e appunto il ruolo di controllo delle forze intermedie, tra le forze intermedie la cultura deve essere fondamentale. Lo diciamo in un momento in cui vediamo attaccate grande grandi istituzioni culturali in negli Stati Uniti, ma anche altrove. Ecco,
ecco la possibilità di far dialogare questi due mondi. Siamo grati a Grosspietro che ci ha dato atto del fatto, come dicevo accennavo prima, che il centro di Audi una mano la dà ad una attività economica e finanziaria come quella di una grande banca, fornendo elementi per valutare la cultura e la posizione di di di queste istituzioni e aiutando a fare il mestiere specifico di una banca. ora diventato ancor più importante nella nella crisi mondiale. Allora, se questi due mondi così apparentemente lontani, la cultura, la Ricerca, la documentazione di cui noi siamo portatori come centro di
Naudi, dall'altro lato la funzione di stabilizzazione di un'economia com'è quella che hanno sempre di più le banche, soprattutto le banche che oggi si sono così rinforzate e hanno acquisito reputazione e forza nel sistema. Ecco, se c'è un momento in cui queste cose si possono incontrare, quel momento io penso che sia forse mio compito valorizzarlo e sottolinearlo ai Vostri occhi per capire anche il senso del lavoro che abbiamo fatto da tanti anni e che questa volta di nuovo riproponiamo. Quindi un ringraziamento sentito a Intesa San Paolo che ci riconosce questo questo compito e da parte nostra
una promessa e una proposta di continuare su questo impegno che è un impegno poi tutto sommato fondamentalmente liberale perché come tale noi riteniamo noi riteniamo di essere rappresentanti di una cultura Liberale di cui c'è grande bisogno, visto che la democrazia liberale è oggi sotto attacco in tutto il mondo. Grazie e buon lavoro. E grazie presidente. Io credo che il ringraziamento vada dato anche alla città di Torino che sta reagendo bene un pubblico così di sabato pomeriggio. Eh no, veramente siete splendidi, si può dire. E e Intesa San Paolo è appunto stato uno dei del dei
sostenitori di questo Rapporto principale e il presidente Gianmaria Grospietro che è appunto presidente di Intesa San Paolo ci ha mandato un contributo in video che adesso vi facciamo vedere. Buongiorno, saluto tutti i partecipanti. Anche quest'anno il rapporto del centro inudialienti di una evoluzione che è molto più rapida di quanto sia stata nei decenni precedenti. Gli 80 anni trascorsi dalla Fine della Seconda Guerra Mondiale hanno permesso di riparare i danni che essa aveva creato. hanno visto costruirsi un ordine mondiale regolato anche grazie a strutture internazionali quali l'ONU, la World Trade Organization, il Fondo Monetario Internazionale e
la costituzione di una struttura politica e sociale senza precedenti, l'Unione Europea, della quale noi europei possiamo essere fieri. Questi sviluppi sono stati resi Possibili anche dall'equilibrio paralizzante tra le due grandi potenze nucleari, gli Stati Uniti e la Russia. La convinzione che entrambe possedevano la capacità di rispondere a un attacco, ma che ne sarebbe derivata la reciproca distruzione e la devastazione del pianeta, ha fatto tacere le minacce maggiori, ma non ha impedito il sorgere e il moltiplicarsi di conflitti locali, spesso indirettamente sostenuti da qualche grande potenza. O da potenza in crescita. Si è venuta così sviluppando
quella che Papa Francesco definì guerra mondiale a pezzi. divenne evidente che sotto l'ombrello nucleare delle due superpotenze che assicuravano l'immobilità delle armi più micidiali potevano svilupparsi conflitti più tradizionali e poco per volta si è capito che in tale situazione era possibile aggredire, Conquistare, annettere anche da parte di potenze emergenti come la Cina Lin India, sia da parte di protagonisti locali, la cui azione viene resa possibile dalla paralisi reciproca delle superpotenze, fatta di aiuti o ostacoli nei confronti dei belligeranti locali, che è divenuta la modalità prevalente del confronto planetario, un confronto che non potendo svilupparsi sul
terreno, se non attraverso la guerra mondiale a pezzi, Si propaga in forme improprie o mediate che tendono a sconfinare in campo economico, sia intervenendo nel funzionamento materiale del sistema economico mondiale, sia adoperando gli strumenti finanziari che sono l'indispensabile sistema di governo dell'economia reale e quindi di ogni sistema sociale. Negli anni più recenti si sono verificati esempi di grande rilievo in entrambi. Tra gli interventi diretti nel Funzionamento materiale dell'economia internazionale va annoverato, ad esempio, la progressiva e apparentemente inspiegabile all'inizio riduzione delle forniture russe di gas naturale all'Europa che ha preceduto di diversi mesi l'inizio dell'operazione militare
speciale di invasione dell'Ucraina, facendo sì che gli stoccaggi europei fossero insolitamente sguarniti nel febbraio del 2022. Le successive sanzioni occidentali contro la Russia sono state costituite anche di divieti, di forniture a e da quel paese che hanno colpito anche paesi terzi attivi nelle intermediazioni. Altri interventi diretti hanno riguardato gli attacchi alla navigazione commerciale nel Mar Rosso e quelli contro i sistemi sottomarini per il trasporto di gas e di informazioni. E in campo informatico si sono rapidamente sviluppati gli attacchi Alle infrastrutture di sistemi operativi, ma a mio parere la modalità di confronto internazionale che ha maggiormente
ampliato il suo raggio di azione è stata quella finanziaria. Da economistai diimpresa ho sempre pensato che la moneta fosse essenzialmente uno strumento pratico di gestione degli scambi e anche un veicolo portatore di valore, capace di spostare Quel valore nel tempo, consentendo ai singoli di adattare nel tempo redditi e consumi e agli imprenditori di affrontare iniziative economicamente profittevoli che richiedono mezzi superiori alle loro disponibilità immediate. Naturalmente, affinché un sistema economico funzioni meglio, vanno governati parametri quali la quantità di moneta, la sua velocità di circolazione, i tassi di interesse, i tassi di cambio tra valute. Consegue che
le decisioni su tali parametri hanno effetti diretti sull'andamento dell'economia, sugli scambi tra paesi, sul tasso di sviluppo dei diversi paesi e sui vantaggi che essi ritraggono dai rapporti commerciali e finanziari reciproci. Ne è derivato l'impiego di strumenti finanziari quali leve utili a raggiungere obiettivi non soltanto economici ma anche sociali di politica interna e di politica Internazionale come pure di contrapposizione tra stati. Di quest'ultimo aspetto si ha evidenza, considerando l'uso che si è fatto di sanzioni finanziarie anche nei confronti tra paesi e aree geografiche. L'efficacia della leva finanziaria nella gestione delle variabili economiche, anche internazionali, ha
condotto a un suo impiego sempre più esteso, al punto che il rapporto del centro in Audi mette in Guardia contro il rischio di una finanziarizzazione eccessiva in considerazione degli effetti non positivi che ne possono derivare sul benessere collettivo. Ho apprezzato molto la parte del rapporto dedicata all'Europa, una costruzione politica e istituzionale tra paesi che hanno in comune secoli di scambi, ma che in quei secoli hanno anche combattuto fra di loro. Il fatto che siano riusciti a Condividere istituzioni e strumenti di altissimo livello rappresenta un successo senza precedenti nella storia del mondo che ci permette di
guardare al futuro con fiducia, ma anche con la consapevolezza degli ulteriori passi che dobbiamo fare. L'Italia, che dell'Unione Europea è un paese fondatore, può contribuire in modo importante alla costruzione dell'Europa del Futuro. Il consolidamento dei conti pubblici in atto rafforza la nostra posizione in questa prospettiva. Dal canto suo, Intesa San Paolo è ben conscia dell'importanza del proprio ruolo in Italia e in Europa. Come primo operatore bancario in Italia continueremo a finanziarne lo sviluppo e a valorizzare e remunerare il risparmio degli italiani. Come operatore integrato nell'offerta di servizi finanziari e Assicurativi, mettiamo a disposizione dei clienti
e del sistema economico e sociale gli strumenti più avanzati anche in campo digitale e come operatore convinto della sostenibilità siamo l'unica banca italiana inclusa nei Dow Jones Best in Class Indices. la prima banca in Europa e la seconda al mondo nell'indice 2025 di corporate nights global 100 most sustainable corporations in the world. Come operatore sociale, al fianco delle Fondazioni nostre azioniste, continueremo a promuovere le iniziative che producono sia valore economico sia valore sociale e culturale. E questo e questo era Gianmaria Grospieto, il presidente di Intesa San Paolo, ci ha sottolineato le sfide postobali, ci ha
invitato a guardare al ruolo della moneta sull'andamento dell'economia, ci ha ricordato i valori dell'Europa e soprattutto il cammino che è ancora da Fare per consolidarlo, quindi il futuro da riprogettare. Ora noi abbiamo in carne e ossa il prof qui con noi Mario De Aglio che invito ad andare al palco vi racconta che cosa c'è in questo rapporto. Devo dire che questo edificio che riesce a dare un'aria fresca senza usare energia elettrica eh è un posto dove fa piacere di ritrovarsi. fa piacere di trovarsi con queste sedie rosse di un rosa un po' Pallido e devo
dire come osservava Zatterin prima, in un sabato pomeriggio di un giorno di fine maggio, tanta gente così, vuol dire che i problemi sono sentiti. Io vorrei cominciare con quello che fino a un momento fa credevo fosse in gergo chiamato il tappo. Questa cosa qui, questa immagine qui. Poi il regista di questa cosa mi ha spiegato che il tappo era quello ancora prima, cioè il cui c'era questo, ma c'era anche questo. Perché? Perché per bere una bottiglia bisogna stapparla. E allora stapparla qui vuol dire vedere che età ha. E questo è il quarto rapporto sul mondo
postobale. Eh, abbiamo prima negli ultimi rapporti sul mondo globale detto: "Attenzione che qui va male" e poi a un certo punto abbiamo dovuto accorgerci che niente, non era più il mondo globale e bisognava in qualche modo uscirne fuori. Ed ecco allora l'idea di chiamare e di prendere questo e di farlo Vedere. un futuro da riprogettare. Vedremo nel corso di questa presentazione che cosa vuol dire riprogettare. Ma intanto il tappo mi ha fatto venire in mente una un mito greco, il mito di Pandora. Pandora riceve in dono da Zeerus una bella brocca con l'idea con facendurare
Zeerus che non l'avrebbe mai aperta, ma Pandora lo apre e viene fuori di tutto, viene fuori tutto coso, allora lo richiude in fretta e all'ultimo Rimane qualche cosa che è che cos'è la speranza. Ecco, quindi questo è Zaterin dice che io sono molto pessimista, ma un pochino di questa speranza in fondo in fondo c'è sempre. E cosa cosa è successo al vaso di Pandora? Eh, lo ve lo faccio vedere con la copertina dell'Economist del 12 aprile che eh lo descrive perfettamente. Ecco, guardate lì l'era del caos, cioè tutti i mali del vaso di Pandora sono
venuti fuori. Per di più aggiungerei il vaso è Andato in pezzi e i pezzi non si possono aggiustare bene perché sono spaiati tra di loro. Non c'è nessuno di questi personaggi che rida, quasi tutti sono non solo corucciati, qualcuno anche grida, non si sa più qual è il l'alto e il basso, sono tutti mescolati in questa maniera. Quindi è questo la cosa su cui ci troviamo. Andiamo a vedere che tipo di che tipo sono le spaccature del mondo. Intanto ci tengo a far vedere che l'ultimo rapporto sull'economia globale, Un pezzo di copertina era questo. Vedete?
c'è un mappaondo e il mappamondo si sta sfogliando, sta andando in pezzi e credo che con continuiamo a pensare che le cose siano esattamente così. Eh, vediamo un pochino qualcosa su questi pezzi. Intanto c'è una spaccatura climatica su cui non abbiamo parlato in questo rapporto. Eh, crediamo che sia troppo complicato. Gli economisti non sono preparati, ma quasi nessuno di noi è ben preparato e quindi sappiamo che C'è, che è importante, che bisogna curarla, ma poi di lì bisogna ancora andare avanti. Abbiamo fatto delle cose, non è chiaro se si servite a qualche cosa, bisogna andare
avanti. Poi abbiamo invece quelli di cui ci occupiamo noi, le spaccature geopolitiche. Il mondo era venuto fuori, diciamo, con il soft power americano, il mondo globale, cioè in fondo si dava credito all'America di svolgere un servizio per tutti e si poteva usare la Moneta, si potevano fare altre cose, insomma tutti volevano stare dalla parte dell'America. finita finita l'Unione Sovietica, la stessa Russia per un certo tempo meditò di entrare nella NATO. Quindi, ecco, le geopolitiche di cui adesso parleremo un momentino. Poi ci sono le spaccature sociali, le spaccature produttive e tecnologiche e le spaccature anche dei
comportamenti. Le abbiamo messe con un ordine. Il rapporto di quest'anno non è Un rapporto molto strutturato perché bisogna prima vedere i prezzi. negli anni successivi vedremo come si fa a rimetterli a posto. Passiamo allora a vedere le spaccature geopolitiche, ma eh ho detto prima futura a stelle strisce soft power, no? Adesso negli ultimi mesi vediamo un tentativo di fare della hard power, hardissimo power, se posso dire. vi prendiamo, vi eh vi compriamo o vi annettiamo, scegliete voi, ma comunque Faremo questa cosa, eccetera. Poi magari per essere tutto rimangiato il giorno successivo, le persone che nella
copertina erano con la con la testa voltata verso il basso. E quindi mentre soprattutto i paesi europei, il Giappone eccetera stavano naturalmente in un mondo nordamericano, insomma, in cui i nordamericani garantivano il funzionamento. Quello che noi vediamo adesso è così. Gli americani, la bandiera americana va da una parte, la Bandiera europea va dall'altra. Anche questo è preso dall'economist. E in mezzo c'è un pilastro che le tiene ancora su tutte e due. Non sappiamo quanto potrà durare questo pilastro. Eh, quindi c'è un orizzonte con più guerre, più armi, come sappiamo. Questo lo fanno tutti perché a
un certo punto se uno comincia a farlo, l'altro deve anche se non vuole sparare. Ecco, direi per esempio il nostro Zatterin che sa Tutto di come funzionano i giornali, che c'è stato un buco nella diciamo nel guardare al mondo perché per molto tempo, in questi ultimi 23 o tre anni abbiamo praticamente ignorato il Pakistan e l'India. Ora tutti e due hanno la bomba atomica, tutti e due sono non solo l'hanno così, sono in grado di usarlo. Per cui se c'è stato questo strano incidente che poi è stato risolto per il Momento, ma è un campanello
d'allarme che ci fa dire attenzione che qui dentro ci sono delle cose che bollono e che possono scoppiare e che non abbiamo guardato per bene. Poi naturalmente abbiamo i problemi dell'Unione Europea con l'Ucraina che se c'è stato questo distacco tra Unione Europea e Stati Uniti. Vediamo adesso che cosa verrà fuori, ma di nuovo abbiamo dei grossi punti interrogativi. Un'altra spaccatura geopolitica è che tutto Questo si sta traducendo proprio in queste settimane in un minor commercio internazionale. eravamo abituati che saliva sempre più in fretta del PIL, andava tutto bene. Non è così. Anche qui, nella percezione
comune eh siamo stati ostacolati dall'uso americano della parola tariffa. Tariffa, parola di origine araba, tarifa è un prezzo non stabilito dal mercato, è un prezzo fisso che vale per Determinate forniture di servizi eccetera. Io mi ricordo nella profondità della mia lontanissima infanzia che la benzina eh costava dappertutto perché era per legge c'era la tariffa e non il prezzo. La la tariffa costava 128 lire al litro. 128 lire farebbe circa centredo, qualcosa del genere. Eh, questo era il mondo di allora ed erano tariffe. C'erano anche i dazzi allora e infatti tutti dicono i dazzi Sono solo
internazionali, non è vero. S fondo di quello che poi è stato chiamato corso unità d'Italia c'era un casottino con soprcritto dao e c'era uno in divisa che ogni tanto fermava una macchina, diceva niente da dichiarare perché se voi compravate in campagna i polli, la verdura eccetera, entrando in città dovevate pagare il dazio. Quindi il la tariffa è un prezzo fisso, il dazio è un'aggiunta fissa a un prezzo variabile, quindi sono due cose diverse che vanno Tenute quindi in in conto in questa maniera. la difesa sta che la spaccatura della difesa sta portando cose su cui
non riflettiamo abbastanza, ma la NATO come NATO come eravamo abituati sì c'è ancora, ogni tanto fa un'esercitazione, le procedure esistono, ma sostanzialmente quello che l'Europa ha deciso di fare in questi mesi è il post nato, facciamo noi per conto nostro, sempre sperando che i tedeschi Riescono a spendere i soldi perché erano già decisi una volta 200 miliardi per ammodernare, poi non sono riusciti a spenderli e quindi bisognerà vedere, ma questa volta c'è l'appoggio francese, tutte cose che sono cambiate nel giro di poche settimane e quindi andremo avanti con questo. Quindi vedete spaccature profonde e spaccature
non facili da risolvere, anche perché l'Islam politico non è un fenomeno transitorio. il ruolo che l'Arabia Saudita sta assumendo è molto importante perché sostanzialmente l'Arabia Saudita non solo sostiene gli Emirati, la Siria eccetera, ma anche l'Egitto in definitiva tutti questi partecipano e c'è un una forza che non siamo in grado di valutare, ma che sicuramente è presente nella spaccatura geopolitica. E infine tutti quanti stiamo sottovalutando la nuova Africa. Dico questo perché normalmente si guarda L'Africa soltanto per sapere quali minerali possiamo tirar fuori, ma non è così. Intanto sapete qual è la più grande città africana?
Il Cairo. Sapete quanti abitanti ha? più di 20 milioni di abitanti. Eh, carol. Ma poi se andate un po' più basso trovate una quindicina di città africane che hanno in tra i 6 7 e i 10 milioni di abitanti. L'Africa è ormai un continente In cui la popolazione si è spostata in prevalenza nelle città. di rete son tutti tuguri. Mica vero. Andate a vedere anche solo le fotografie. hanno dei centri ben costruiti, vi posso dire che hanno circa 1300 università o comunque eh diciamo istituti di studio superiori. Quanto siano parallele alle nostre università non è
una cosa che si si vede facilmente, ma ci sono. Insomma, c'è una serie si è creata un'Unione africana che dovrebbe portare a una moneta e a Pratiche generali di carattere comune. Ci sono due Silicon Valley, una in Kenya e una in Nigeria e insomma sette sette società di più di autocarri che di che di automobili, ma che sono africane, progettate in Africa, fatte in Africa per le strade africane, eccetera. Ecco, quindi questa è la geopolitica che abbiamo davanti. Eh, adesso vediamo un po' con le spaccature geoeconomiche. Io ve presento con due eh grafici appaiati che
non sono di economia, ma di Demografia. Eccoli qui. Il primo a sinistra è il numero medio di figli per donna. Il secondo a destra e l'età media al primo figlio. E sono presenti su questa cartina i quattro maggiori paesi dell'Unione Europea e il totale dell'Unione Europea. Totale dell'Unione Europea in verde e noi siamo che siamo il terzo paese dell'Unione Europea per queste cose è quello in blu scuro che vedete. Ecco, siamo questo qui. Quello Sotto di noi è la Spagna. Questa è la Francia. E questa gialla è la Germania. Cosa cosa ci dice questo? Che
in tutto il numero medio di figli per donna è, vogliamo usare la parola caricata, precipitato negli ultimi 4-5 anni. Prendete la Francia. La Francia lassù era l'unico che aveva un tasso di figli tale da garantire la sostituzione della popolazione. Noi invece già allora avevamo poco più della metà del necessario. La Francia è rimasta sì, ha Perso qualcosa fin qui, poi è cominciato a scendere, poi bruscamente il Covid ha avuto per tutti una tendenza ad abbassare ancora fortemente. L'unico che fa eccezione per un periodo è stata la Germania che ha avuto un rialzo, probabilmente dovuto alla
riunificazione, cose di questo genere, poi dopo il rialzo anche adesso si è accodata al alla cosa europea e la la controluce di questo cos'è? che se ci fanno meno figli è probabile che il Primo figlio arrivi più tardi. Difatti qui avete per un periodo più limitato, perché prima non ho trovato statistiche uniformi da portare. Noi abbiamo che la Spagna e l'Italia che perdono di più in termini di natalità hanno anche un maggiore rialzo nel nell'età del primo figlio, cioè mediamente il primo figlio è la madre del primo figlio ha al momento della nascita 31 anni
e mezzo mediamente, Quindi già molto alta e tutti si vanno alzandosi. Anche qui la Germania fa eccezione, non sappiamo bene perché, ma sarebbe una cosa da esplorare. E qui abbiamo anche la Francia che, pur ha perso questo aggancio con la possibilità di tenere la popolazione, anche qui naturalmente ha avuto un aumento, anche se l'età rimane sensibilmente più bassa degli altri. Andiamo avanti e vediamo le spaccature socioeconomiche dopo aver messo questo Sfondo. Le spaccature generazionali io le li sintetizzo così. i poveri vecchi, tra virgolette, i giovani nate e il lavoro povero. Poveri vecchi perché perché in
realtà i vecchi hanno difeso relativamente bene il loro reddito. E sostanzialmente se voi togliete quelli che hanno l'automobile eccetera, così quelli che invece non guidano più hanno un livello di vita che è sceso come tutti un pochino, ma relativamente poco. Eh eh i politici sono tutti di Un'età molto anziana, non solo in Italia, ma anche all'estero, mentre probabilmente per avere il cambiamento sarebbe necessario avere dei giovani che vanno a occupare questi posti, ma è difficile trovarli. i giovani li troviamo più facilmente nei NEIT, questa sigla inglese che vuol dire not in employment education and training,
cioè quelli che non lavorano, non studiano e non stanno facendo dei dei periodi di training sul lavoro Stesso. Qui volevo mettere la la il grafico di confronto, poi non l'ho fatto perché può essere noi abbiamo diverse misure, soprattutto stiamo migliorando, ma sapete quant'è più o meno la nostra cifra? Intorno al 25% dei giovani sono in quest, quando dico giovani intendo giovani dai 18 ai 35 anni, anche lì cambia un poco l'anno eccetera, ma siamo i più alti insieme ai greci. Tutti e due noi greci stiamo migliorando, ma persino I civilissime paesi scandinavi, la Svezia, per
esempio, questi qui hanno il 5-6% di giovani che non fanno niente. Eh, quindi è un problema strutturale, anche se il problema strutturale da noi si presenta in maniera più complessa. le spaccature finanziarie. E il listino delle borse, specie delle borse americane, è trainato da pochissime grandi imprese. I risultati, gli indici, i Valori eccetera, tutte cose che riguardano il 5-6% delle dei titoli presenti. Gli altri sono troppo piccoli per fare massa. non solo, ma si sta manifestando soprattutto in America, ma non solo, una tendenza a uscire dalla borsa e creare una specie di borsa parallela in
cui un gruppo vuole acquistare un'altra società, lo fa con trattative privati, non ha bisogno di essere eh così esposto alle vendite, alle cose giorno dopo giorno. Quindi è Una spaccatura importante perché perché vuol dire che di fatto la borsa non funziona più come canale di tramite come dovrebbe tra l'economia e la finanza, il posto dove si scambiano, si comprano si vendono. Vedete, c'era un celebre banchiere centrale americano che prima di fare il banchiere centrale disse una volta, "Io so come si risolve qui la nostra crisi: prendete tanti aerei, metteteci dentro Tutte le banconote che potete,
volate sopra le grandi città e buttate fuori le banconote. Qualcuno le raccoglierà raccogliendole le spende." Quindi date una politica della spesa che vada bene al rete. non ha funzionato perché prima di toccare terra queste banconote vengono aspirate come da un gigantesco aspiratore che le porta in un circuito parallelo, il circuito Finanza, ma questo circuito Finanza ha pochissimi agganci con la realtà. E allora quello Che diceva il presidente Grosspietro, noi banche siamo quelli che abbiamo la responsabilità e la necessità, quasi direi lo scopo di andare avanti su questa situazione. Poi abbiamo le spaccature tecnologiche di vari
crescenti nel valore aggiunto per addetto e salario medio orario e anche qui, soprattutto i dati americani che Pepper Russo ha pazientemente ricavato, ci dicono che in America ci sono 60 milioni Di lavoratori indipendenti, andando a vedere indipendenti con un dipendente o du, insomma, le piccolissime imprese ci sono anche là. La loro fonte di finanziamento sono soltanto le banche locali e non funziona, non è difficile che funzioni, cioè perlomeno il pericolo che le banche locali siano in in queste condizioni è relativamente relativamente varo e quindi abbiamo tecnologie diverse, reddito salario medio annuo minore nelle imprese piccole
di questo Tipo, spaccatura socioeconomica. Eh, può esserci un nuovo sistema industriale basato sulle imprese medie e questa è un po' la speranza che serpeggia nelle pagine di questo rapporto, perché in Italia noi stiamo vedendo risolgere di imprese medie che hanno un mercato mondiale che fanno le cose più strane. Lo sapevate voi che le macchine per il pane sono all'estero tutte italiane, anche in Italia naturalmente, che una serie di Macchinari agricoli sono fatti soltanto da noi, che le attrezzature sportive tutte le volte che c'è un'Olimpiadi che deve partire tutti vengono in Italia per vedere comprare le
cose perché l'Italia è quello che fa questo. Noi abbiamo, teniamo in un cassetto rigorosamente chiuso perché non siamo sicuri, diciamo sottosservazione una cinquantina di settori che hanno questa caratteristica di essere mondiali, di essere medi. La localizzazione è quasi Tutta nell'Italia settentrionale. Potrebbe questo essere un modello per il resto dell'Europa? Qualcosa non lo sappiamo, ma è direi il mio dovere di farlo presente. Eh, e poi vediamo ai cambiamenti della vita di cui alle volte non ci non ci rendiamo conto. Come si mangia? Eh eh c'era Fuerbar, filosofo tedesco dei primi dell'8, il precursore di Marx per
molti aspetti che diceva che l'uomo è ciò che Mangia. E allora possiamo andare a vedere che cos'è che stiamo mangiando. L'uomo sta mangiando cose nuove con ingredienti nuovi. In Italia siamo un po' eh a riparo da queste tendenze. Siamo l'unico paese che ha detto no alla rendita di cibo fatto di formiche. E ma in altri paesi gli esperimenti si fanno e si fanno abbastanza vigorosamente e quindi abbiamo cibi nuovi di questo tipo. Poi abbiamo che si Mangia in luoghi diversi. Una volta nel nella famiglia tradizionale la cucina era il punto di raduno su cui si
i cibi venivano effettivamente cucinati, mangiati e ripuliti i piatti e tutto quanto. Adesso la cucina è il luogo in cui si riscaldano dei cibi che si sono comprati fuori e qui manca soltanto un pezzettino dell'ultimo processo, eccetera. Quindi e talvolta si mangia camminando. Eh, lo street food vuol dire questo, il cibo che che si prende Camminando o se proprio volete chi lo vende dice "Ma si siede un momento, si mette al tavolino, cose del genere" e qui siamo. Il mangiare è molto importante nella vita di tutti i giorni, quindi è importante avere queste cose davanti
a sé. E poi abbiamo dall'altro estremo l'intelligenza artificiale. Ma che cosa fa questa intelligenza artificiale? Diciamo che al momento attuale i risultati sono Incerti, ma che una cosa è sicura, consuma moltissima energia e ne consumerà sempre di più. C'è chi dice, non so quanto sia vero questo, che il desiderio americano di avere la Grenlandia, che si potrebbero mettere sotto i ghiacci e questi contenitori di miliardi di miliardi di dati e tutte le volte che noi chiediamo chi ha vinto l'ultimo campionato nel Bangladesh, tati in mezzo minuto arriva perché c'è qualcosa che gira. Queste Cose che
girano usano energia e scaldano le macchine. Se noi le mettiamo sotto il ghiaccio scaldano molto di meno. Non lo so, non l'abbiamo messo nel rapporto, ma potrebbe essere una cosa eh importante. Tutto questo cambierà l'organizzazione del lavoro? Forse sì, ma non sappiamo come. È possibile che molti lavori si possano fare da casa, questo abbiamo visto nei tempi del Covid, ma la gente tutto sommato non piace. più di un certo livello ci vuole l'ambiente di lavoro, La cultura dell'impresa che si forma attraverso un contatto che può anche non essere quotidiano, ma però ci deve essere. Io
mi ricordo che tantissimi decenni fa, quando io lavoravo all'Economist, il direttore dell'Economist un giorno alla settimana lavorava da casa e che questa tradizione di avere un momento in cui si ci si distacca, si fa altrove. Questo è e si fa ancora adesso si fa di più, probabilmente in qualche forma resterà. Ma soprattutto potrebbe tutto questo influenzare la politica e la democrazia? Non possiamo escluderlo. Da quello che io vedo su come una notizia viene, possiamo dire costruita, no, non si deve, non si può. Abbiamo anche Zatterimi al permesso. Eh, non si può, non è costruita, ma
sostanzialmente è interpretata. Eh eh diciamo che mh c'è già in Virgilio che la fama la fama era la notizia era un mostro orrendo e immenso e noi ci troviamo a fronte di Questo. Bisogna andare oltre il mostro per vedere le realtà che ci sono, perché altrimenti ci possono essere delle deformazioni di fatti che ci portano più lontani dalla dalla politica e dalla democrazia. Eh, Europa. Mi sto avviando alla fine, poi arriviamo all'Italia adesso per un momento. Ecco, io vi presento questo. Noi studiamo molto i sondaggi d'opinione, specie quelli che sono fatti Molto bene con garanzie
abbastanza abbastanza scientifiche. C'è stato un sondaggio che ha chiesto a un campione rappresentativo della del del dell'Europa: "Se ci fosse una guerra che coinvolge il tuo paese, saresti disposto a combattere?" E questo è quello che abbiamo avuto. Dunque, quello che vedete in nero eh, qui sotto sono quelli che hanno risposto no. Quello che vedete qui, qui davanti è quelli che Hanno risposto sì. E questi quello che hanno risposto che non sanno. Allora, se voi guardate, troverete che nel totale dell'Europa che la su in alto eh tutta l'Europa abbiamo una percentuale di sì che supera i
no, 47% contro 38, ma in quasi tutte le altre gradazioni Europa occidentale è il contrario, soltanto meno del 30% vorrebbe è disposto, non è che vorrebbe, ma è disposto a combattere il 52%, No, e L'Europa orientale già molto di più in questa maniera, ma ci troviamo quindi in una situazione eh che noi abbiamo chiamato opinione pubblica congelata. Cioè di fronte alla guerra non sai cosa fare. Se ti viene una prospettiva vera di guerra, m, le reazioni della gente sono molto difficili da sapere. in Italia sicuramente, ma anche altrove nell'Europa occidentale eccetera. La fonte è Gallup.
Gallup è uno dei più Noti sondaggisti di opinione del mondo ed è stata fatta un anno fa circa. Non credo che in quest'anno le cose siano cambiate molto, come dice la no assolutamente no. Eh, c'è da dire questo che l'anno scorso è stato per l'Europa, anche i primi mesi di quest'anno, un l'anno dei di elezioni e sarà questo l'anno delle decisioni sul dotarsi o meno veramente Di un esercito di fare questa politica che abbiamo visto prima di non lo sappiamo, ma non lo possiamo escludere, anzi, probabilmente il tentativo si si farà, si sta in qualche
parte già facendo E veniamo adesso rapidamente all'Italia. Vi presento solo due grafici. Uno è molto noto e la piramide demografica dell'Italia. Come potete vedere qui ci sono dunque, se non sbaglio, i maschi e qui le femmine e qui sono le classi di età che troviamo lungo La scala della vita da 0 fino a 100 anni. Allora, voi vedete che la massa maggiore di età è quella che è compresa tra i 455 anni, insomma così. Poi si scende molto lentamente se andata in su, cioè la vita dei vecchi, quello dicevo, i poveri vecchi tra virgolette e
perché in fondo lì si sono tenuti dei successi, mentre invece qui guardate che discesa rovinosa, se vogliamo cioè rapidissima degli ultimi anni in cui si è a livelli Bassissimi, come già facciamo vedere in pratica i grafici di prima. L'Italia è il paese che si trova nella posizione peggiore in Europa, nel mondo ci siamo, ci sono anche i giapponesi, c'è la Cina delle cose, però non è in posizione brutta come questa. Ehm, non credo che ci sia nulla che si può fare sul momento, bisogna accettare e compensare questo con altre cose. E poi vi volevo far
vedere questa perché invece questa deve fare veramente Riflettere. Qui abbiamo i eh i lavoratori che sono in condizioni di povertà lavorativa per età, cominciando dai 16 anni e arrivando fino ai 64, dividendo la cosa in gruppi di 9 anni all'inizio e poi sono sempre di 10 anni. Allora, voi vedete che la povertà eh che viene definita estrema è quella più bassa, è più chiara, quindi è questa qui, e ma in in è piccola questa, ma in tutte i giovani sono quelle in cui c'è di più. Poi avete quella eh più scura che è quella che
è severa e poi avete l'altra che è quella moderata, ma in sostanza voi avete qui un quadro in cui i giovani sono i più penalizzati. Eh, consentitemi di raccontare un aneddoto e poi smetto. Un mio studente molto bravo, 110 lode dignità di stampa, eh andò a farsi fe una domanda di assunzione in una grande azienda Italiana. Questi gli dissero "Ah, bravo, sì, veramente gente come ma cosa mi fate fare?" Ah, cominciamo dal basso, assolutamente dal basso. Dopo 2 o tre anni che lei fa cose basse, andrà su, si sposterà un pochino, eccetera. M questo si
occupava di finanza, non era molto contento. Un suo amico gli dice "Ma vieni a Londra, fai, ti dico io, fai qualche colloquio, magari qualcosa trovi." Fa Tre o quattro colloqui, uno di questi con una di queste società che di mestiere fanno il trasferimento di soldi avanti e indietro. tutto il giorno, cioè che operano sui cambi, gli operatori dei cambi, lo guardano, gli fanno un'altra cosa, poi gli dicono "Senti, noi ti facciamo un corso di 20 giorni, abbiamo una sessantina di clienti italiani, tu te la sentiresti di fare il capo di un gruppo italiano di questo?"
Ecco la differenza. Da noi noi tendiamo a far Partire dal basso, di là invece a dare fiducia ai giovani ed è questo anche il motivo per cui moltissimi giovani se ne stanno andando altrove. Quindi questo è la situazione che ci troviamo davanti. Eh, però l'economia italiana delle sorprese non sempre sgradevoli, trasformazione produttiva, non solo industriale. Mi piace ricordare, per esempio, l'impiego dell'informatica, diciamo, in genere gli strumenti elettronici in Agricoltura, la vendita dei prodotti agricoli, la determinazione anche di certe fasi della lavorazione. Noi siamo abbiamo battuto i francesi, eh, abbiamo battuto i francesi sul sui vini
e su tante altre cose di questo genere. C'è un'Italia in realtà che preferisce dormire, forse sognare, crea poco lavoro per i giovani. Eh, per combattere la denatalità forse bisognerebbe partire prima dai mali del servizio sanitario che invece viene in genere in posizione Debole quando si fanno le revisioni delle spese. E poi abbiamo che nel complesso con tutte queste cose, con quelle nuove forme di imprese medie eccetera, l'Italia vola come un calabrone. Questo l'avevamo già detto l'anno scorso e io mi sono quest'estate mi sono divertito a guardare i calabroni. Sembra che debban cadere da un momento
all'altro, vengono giù improvvisamente, poi svolazzano, poi non sanno da che parte andare, però stanno Sempre abbastanza a gala. Noi fino allo Staragalla ci siamo. Oltre allo Staragalla è difficile andare. E finisco con una fotografia che è la fotografia di un documento dell'Ox presentata. Ecco, ecco, proprio, scusate, proprio per questo occorre riprogettare il futuro, perché non possiamo continuare a fare i calabroni. Partiamo dal fatto che non andiamo a fondo, ma cerchiamo di andare avanti. E qui avete questo che lo dice per tutto Il mondo, l'Economic Outlook, l'interoporto di marzo scorso ha questa copertina. Quindi cosa vedete?
una nave sbrindellata, così, chi lo sa, un rimorchiatore, un peschereccio, ma comunque una nave abbastanza marinarnese che sarebbe l'economia mondiale, non più globale ma mondiale e la tempesta che forse supererà, anzi guardando bene si deve ma sì che la supererà e crediamoci, ma forse invece bisogna che noi la guardiamo con estrema attenzione. Grazie. Beh, proprio proprio ottimista ottimista, però qualche qualche qualche semanza ce l'abbiamo. Eh, veramente una presentazione meravigliosa. Adesso parliamone e vediamo e vediamo che considerazioni se ne possono fare. Abbiamo tre ospiti che rappresentano eh tre punti di vista differenti e comunque interessanti. Io
invito a raggiungerci e sul palco cominciando da Giorgia Garola Che è vicepresidente dell'Unione Industriale di di Torino e anche presidente dell'associazione AMA. Abbiamo Daniel Gross che è una vecchia conoscenza di Bruxelles che è direttore dell'Institute of European Policy Making della Università Bocconi che va bene lì e chiamo Luca Felice Mezzomo che è il Senior Director Macroeconomic Analysis in Tesa San Paolo, cioè direttore senior dell'analisi macroeconomico e quindi abbiamo tre campioni. Allora, dovrei cominciare da Giorgia, però salto il il Galateo e e comincerei da Daniel perché abbiamo visto eh che cosa c'è nel rapporto o comunque
qual è l'umore del rapporto e dando 5 minuti a ognuno di loro, vorrei chiedere anzitutto Daniel come ti trovi di fronte al a questo senso di riprogettazione del futuro che Mario De Aglio e il rapporto del centro ritengono necessario. E quanto pensi che sia pericolosa e vicina la crisi se c'è Questa crisi nella quale possiamo finire tutti quanti noi dell'economia globale o post glglobale nell'attimo? Eh, domanda semplice. Vabbè, ma tu sei bravo, quindi va bene. Grazie. Ehm, poi io inizierei per dire che ogni crisi, come si sa, crea anche le sue opportunità. Vedete, in questo
senso che va riprogettato anche l'Europa, io direi che per noi, per l'Europa, a questo punto io vedo più opportunità che Pericoli perché eh prima di tutto parliamo della l'economia postglobale e lì bisogna rendersi conto che eh Trump è veramente un unicum. Eh, questa spinta al protezionismo è molto americana e portata all'eccesso trampiano fa vedere anche che non fa senso, per cui in un certo senso lui rafforza tutte le le forze che sono per la globalizzazione al di fuori dell'America. Ehm, dal punto di vista strettamente Economico, eh direi l'analisi avrebbe dovrebbe partire da due punti di
vista, cioè due fatti che non emergono adesso lentamente. Uno è che ci saranno probabilmente dei dazzi degli Stati Uniti verso un po' tutto il mondo, diciamo 10-20% che per sé sono qualcosa che mette qualche grano di sabbia. eh nel meccanismo globale, ma per sé noncidi la globizzazione. E poi in aggiunta di questi dazzi verso il resto del mondo C'è anche la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Quella secondo me è duratura. Contro di noi un giorno 1010, l'altro giorno 50, poi 20 non si sa, ma probabilmente arriveremo a qualcosa di abbastanza ragionevole. E se
eh prevale questo scenario, diciamo, a datzi alti, Stati Uniti, Cina, dai medi bassi verso di noi, questa è un'opportunità per l'industria europea perché abbiamo la nostra industria avrà poi un vantaggio rispetto Ai concorrenti cinesi che sono i più aggarriti, più importanti sul mercato americano e un vantaggio rispetto agli americani sul mercato cinese. Buring Airbus su un lato e anche le macchine elettriche sull'altro. Eh, l'America è un, come dire, un paradiso per i nostri produttori perché non ci sono i cinesi. Beh, io direi che dovremmo guardare a questa opportunità dal punto di vista strettamente adesso Economico.
Naturalmente questo richiede un po' di sangue freddo perché avremmo più importazioni della Cina che vediamo che aumentano e molti politici non vedono le opportunità. Ma se si fa il calcolo sul totale al netto secondo me viene un piccolo somma positiva che poi viene anche rafforzato se tutti le simulazioni che vedi dai grandi modelli internazionali e del commercio. Il costo maggiore di questa Guerra dei dazzi di di Trump è per gli Stati Uniti primo, Cina secondo, il resto del mondo è più o meno zero, magari secondo me guadagna un po'. E lo stesso direi anche sul
piano politico. Questo già lo stiamo vedendo. L'Europa si sta compattando perché adesso vedono un po' tutti il mondo fuori diventa più pericoloso. i dazzi sono magari la punta dell'iceberg, ma ci sono molti altri elementi e che l'Europa è l'unica, come dire, via per mantenere la sicurezza in Europa e garantire anche la sopravvivenza alle piccole nazioni in Europa che da soli sarebbero veramente esposti alle grandi potenze che si si affacciano con sempre più prepotenza sullo scenario globale. E per questo per me l'economia globale non è tanto in pericolo, piuttosto quella americana sulla parte manufatturiera che avrà
qualche problema. Gli Stati Uniti fanno 15% del commercio Mondiale. Se il resto del mondo non reagisce, se noi non mettiamo i dai verso la Cina e il Canada verso noi e altri, l'80% del commercio mondiale può continuare e posso può assicurarci una globalizzazione, diciamo, a cinque sesti che continua ed e questo è l'opportunità che noi dovremmo prendere. cogliere. Bravissima. La crisi è comunque sempre un un cambio un cambio di passo, quindi Può essere un'opportunità. Giorgia Garola, sono 25 mesi che l'industria italiana fa marcia indietro e come la vedete voi dal dal bunker delle imprese questa
situazione? Che cosa vi preoccupa di più e che tipo di scenario eh avete nei vostri piani per il quale vi state preparando? Beh, come è stato detto, condivido pienamente che non abbia senso alla tutte le manovre trampiane ed è molto esaustiva l'immagine che ci ha Presentato il professore della teoria del caos con ehm lo scenario è pesante, ma non solo lo scenario, anche l'impatto che le aziende stanno avendo e l'incertezza che stanno vivendo. L'impatto è molto forte, anche se i dazzi fossero solo al 10-20%, ci sono settori che purtroppo non hanno la marginalità per sopportare
e supportare questo tipo di tariffa e di conseguenza, parlando di un export italiano molto forte, parliamo di 625 miliardi, se Pensate che il 10% verso gli Stati Uniti è un problema molto importante, si pensa adesso a un impatto diretto nei prossimi mesi di 14 miliardi a livello nazionale, di 1 miliardo solo a livello piemontese. Quindi sicuramente è uno scenario che ci spaventa. Detto questo, c'è anche l'incertezza che genera tutto quello che stiamo vivendo sulle aziende. Sappiamo bene che l'incertezza non fa bene alle aziende e non fa bene all'imprenditore e in uno scenario di sofferenza, come
Dicevi già da 24 mesi, uno scenario di inflazione, uno scenario di volatilità di costi energetici, uno scenario di incertezze geopolitiche, uno scenario di contrazione del credito. Di conseguenza le aziende sono già in sofferenza da diversi mesi. Le aziende oggi con questa incertezza non riescono ad avere una visione degli ordinativi a lungo, non ce l'hanno a più di 3 mesi. Una cosa sorprendente per un'impresa, per un Imprenditore. In più non riescono a avere strategie di investimento e non sono neanche supportate a livello nazionale. Se pensate che la manovra 5.0 zero che doveva supportare le aziende a
fare grossi investimenti hanno aderito questa manovra per il 70% delle aziende. Questo perché era una manovra che non aveva assoluta rispondenza con le necessità delle aziende. Non parliamo poi di una politica industriale, di un piano industriale nazionale europeo Necessario perché le aziende abbiano le linee guida per decidere come e fare gli investimenti. Però vi devo dire che nonostante tutto, nonostante questo scenario, nonostante questi mesi, questi anni, perché parlavo prima con qualcuno, le aziende sono resilienti dal 2008, le aziende continuano a essere resilienti, continuano a aver grande coraggio, continuano a rispondere. I numeri lo dicono. Il
primo trimestre eh di quest'anno la produttività è Salita un numero non altissimo dello 0,4% però è salito, è un indice positivo. L'export l'export che era 8 mesi che avevamo numeri molto negativi e l'export è fondamentale per il nostro paese, per la nostra regione. Il Piemonte è la quarta regione che esporta a livello nazionale, è salito dell'1,3%. Questo anche perché le aziende sono state le imprese, le industrie coraggiose a provare a diversificare i mercati. Il 54% delle aziende ha provato A intraprendere e aprire nuovi mercati, cosa molto complicata, soprattutto quelle per quelle piccole e medie che
non lo sono non sono strutturate. Un altro dato positivo è che è diminuita l'attivazione della cassa integrazione, questo è molto importante. Un altro è che l'occupazione sta reggendo quelli che lavorano, perché il numero di quelli che non lavorano mi ha spaventato moltissimo, però l'occupazione sta leggendo e le aziende continuano a Innovare. Grazie. Allora, Daniel Gross ci ha parlato delle sfide, delle opportunità, abbiamo visto le difficoltà delle imprese, ma comunque il riassunto, in una parola, la vitalità comunque che c'è nel sistema produttivo italiano, che è stata sottolineata ieri anche dal governatore della Banca d'Italia, vista dalla
principale banca italiana che studia i flussi, guarda l'andamento. Che tipo di sensazione avete voi? Qual è il vostro polso in questo momento specifico in attesa che stasera ricambino i dazzi di Trump? Ma io penso che un tema che sta caratterizzando molto questa prima parte dell'anno e che è stato menzionato è quello del dell'incertezza. Ehm un'incertezza che eh rischia di essere dannosa in questa fase proprio per alcune componenti della domanda aggregata negli Stati Uniti, ma anche Fuori dagli Stati Uniti. Gli investimenti hanno bisogno di un di un di una certa visibilità sugli andamenti futuri che adesso
in questo in questa fase è venuta meno. L'altro tema che ci sta cominciando ad influenzare la nostra attività in generale i mercati finanziari è legato al all'adozione da parte dell'amministrazione americana di provvedimenti che stanno minando la credibilità, la fiducia nel dollaro e questo noi abbiamo avuto un episodio Abbastanza chiaro all'epoca in aprile, all'inizio di aprile quando vi vi è stato l'annuncio del dei dazzi cosiddetti reciproci, no? Ecco, quel quell'episodio, esatto. E e poi dopo una settimana c'è stata c'è stato poi il il ritiro della misura sui dazzi reciproci, il ritorno al dazzio base universale. Ma
non è l'unico episodio, giusto nel negli ultimi giorni, quando c'è stato poi l'approvazione dalla da parte della Camera Rappresentanti Del del Bill sul bilancio, dentro quel documento era inclusa una norma che prospettava l'introduzione di una tassazione punitiva per gli investitori di paesi che potevano entrare in una blacklist del governo americano, anche soltanto perché avevano introdotto eh la tassa sui servizi sui servizi digitali, no? E quindi questo ha creato nuova incertezza per sta parlando di una tassazione aggiuntiva che appartirebbe da un + 5% e Potrebbe arrivare al 20% in pochi anni. Ehm, ma questo è un
questo è un esempio, ma ci sono tante altre altre cose. E poi l'ultimo tassello che sta cominciando a influenzare l'attività dei mercati finanziari in questo momento è lo sviluppo delle politiche fiscale negli Stati Uniti. Non è che il punto di partenza fosse incoraggiante, l'eredità era comunque quella di un di un deficit in rapporto al PIL superiore al 6%. Eh, però la politica fiscale, che adesso è Stata decisa, prospetta un ulteriore peggioramento eh dell'andamento del disavanzo. Ehm è vero che l'amministrazione continua a sostenere quello che abbiamo sentito tante volte, no? Che io taglio le tasse, questo
genererà così tanta crescita che poi supererò i problemi grazie alla crescita, però l'esperienza storica ci dice che questo non si verifica e in effetti quasi tutti i modelli prospettano una maggior crescita del Rapporto debito PIL. Che cosa implica questo? Allora, se io prendo l'incertezza, prendo il peggioramento delle prospettive fiscali, quello che si sta verificando è un aumento dei premi per il rischio. Cioè io dallo stesso tempo un aumento del dei termia, quindi la pendenza della curva a parità dei fattori mi sta diventando più alta, quindi ho un peggioramento in termini relativi dei tassi di interesse
a lungo termine, a parità di tassi di interesse A breve termine. E poi comincia a vedere anche un erosione del merito di credito del tesoro americano e lo vediamo nel negli spread tra i titoli stati americani e il e il i tassi i tassi swap e questo processo poi ha delle ricadute che sono globali e quindi nel momento in cui abbiamo un incremento dei tassi di interesse negli Stati Uniti in una certa misura, quindi non integralmente, questo si può ripercuotere anche altrove. Ecco, questi sono processi che secondo me non Sono così effimeri, eh, mentre altre
su altri fronti penso che potremo potremmo vedere poi un punto d'atterraggio tutto sommato non così negativo per l'omia globale. Dobbiamo però immaginare che in altri ambiti quello che sta succedendo, cioè il processo caotico di gestione delle politiche economiche e poi la deriva sul fronte fiscale, potrebbero avere invece delle ripercussioni un po' più persistenti sul sul livello del dei tassi, soprattutto a lungo termine. Chiudo sul sulla questione del credito in Italia come come termometro del ciclo. La percezione che noi abbiamo, che viene anche dalle dalle indagini citate per esempio da Panetta nell'audizione ieri, è che vi
sia comunque a monte un problema di domanda di credito, perché alla fine se ci pensiamo, se non c'è propensione a investire non è neanche plausibile che vi sia molta domanda di credito a lungo termine. Quindi gli investimenti sono Molto bassi in questo momento. Fra l'altro fra i problemi globali che si pongono in prospettiva come possibili c'è anche quello del cambiamento del ruolo del dollaro come valuta di riferimento mondiale perché con un debito così grande, una politica così incerta, i paesi che normalmente trattano in col dollaro come punto di riferimento potrebbero teoricamente cambiare idea, anche se
gli economisti americani dicono che questo Non succede. Daniel Gross, se tu fossi il il re del mondo e potessi intervenire e dove andresti subito a intervenire per rimettere sui binari giusti l'economia europea? C'è già un re del mondo, Donald Trump? Eh no, ma un re del mondo buono, un re del mondo buono. Facciamo dai, uno che non cambia idea. Ehm, io direi per l'Europa eh di affrontare questa sfida in modo, Come dire, con uno spirito di offensiva. Mh. Eh, e questo vuol dire non tentare di difendere quello che abbiamo, ma piuttosto fare spazio per quello
nuovo. Per fare un esempio, sulla produzione industriale, quella ha lo stesso andamento negli Stati Uniti e in Europa. Perché produrre delle cose, dei beni materiali è un mestiere che non ha un tasso di crescita per sé molto Alto. Ci si può vivere, l'Europa ci vive abbastanza bene, ma la crescita è altrove in settori ad alta intensità di di innovazione e alta anche di spesa per l'innovazione. Ed è questo, verso questo settore che si dovrebbe dirigere, per cui ogni euro che viene speso per difendere l'industria dell'acciaio in Europa, per fare un esempio, eh o dei dazzi
che difendono l'industria automobilistica Europea, anche lì io ho dei dubbi se vogliamo veramente difendere quello che esiste o mettere l'acento su fare spazio quello che che è nuovo, che vuol dire più investimento per spesa in innovazione che parzialmente dovrebbe essere fatto a livello europeo, ma l'altra parte che è quella che è importante è quella fatta dai dalle imprese private e questi lo fanno anche se vedono le Opportunità e uno dei freni al al più spesa per settori innovativi è il fatto che in Europa il sistema, come dire, sociale e anche il mercato di lavoro è
molto rigido. Il la regola, come dire, che utilizzano gli investitori in venture capital è che su 100 progetti che hanno 80 falliscono e 20 fanno profitti, ma talmente altro che poi vale la Pena. Ma se si fa in Europa quell'80% che fallisce crea dei costi addicionali molto alti. Se si fa negli Stati Uniti quell'80% fallisce e il costo è zero. Per il calcolo degli investitori allora è molto chiaro, questi investimenti rischiosi li facciamo altrove, per cui dovremmo trovare in Europa un sistema che permetta alle alle imprese di falire. Se stava guardando un altamente Sempre l'invido,
questo il famoso modello danese, no? Ehm, ma non solamente danese, anche in altri paesi esiste. E questa, secondo me, è la sfida. Dobbiamo creare un sistema in cui dobbiamo avere delle imprese che possono investire in settori rischiosi, dobbiamo farli fallire anche molti che si falliscono e quei pochi che sopravvivono poi sono nostra speranza per il futuro. Ma da fare il salto oggi a Domani dire bestiamo 800 miliardi e poi domani abbiamo un'industria dell'alta tecnologia. Questo secondo me è un sogno non realizzabile. Dobbiamo lavorare sulle sulla nostra struttura per poi indirizzare la nostra economia su un
altro binario. Progresso sarà graduale, ma secondo me su questa strada potremmo fare ancora molto. Però, se mi prometti, rapidamente, se domani l'Italia chiude L'Ilva e tutte le acciaierie italiane e il costo politico è un costo che un governo è in grado di sostenere spiegando quei soldi lì li investiamo da un'altra parte. Ma io sono il re adesso, per cui non ho non ho costi politici. Vabbè, qualcuno potrebbe inventare la ghigliottina, però. Eh, sì, sì. davanti al re che posso fare solo il giullare se vuoi. Ehm, allora lui è è re del mondo e tu sei
il presidente del primo governo Garola. Allora, quali sono le prime tre cose che puoi fare per le imprese, per il lavoro e per i giovani? Allora, se posso collegarmi all'intervento perché il momento quel momento di rottura di cui si parlava sul fallimento delle aziende noi l'abbiamo già vissuto nel 2008. Comunque c'è stato un momento molto forte nel quale c'è già stata questa discriminazione tra chi non riusciva più a andare avanti proseguire e chi invece doveva fallire. Quindi per Noi c'è già stato. Io non la vedo così drastica, anzi ritorno al fatto che ci vada resilienza,
mi è piaciuto moltissimo il modello tartaruga che c'è scritto sul rapporto che dimostra il fatto che l'Italia è un paese solido, che l'impianto industriale è solido e dobbiamo continuare a essere solidi. I driver per le aziende per essere competitivi sono quelli di cui abbiamo accennato prima e anche per il futuro, non solo per il presente. Quindi export, Export però un export meno comodo, meno vicino in paesi meno semplici, in paesi magari più lontani ma più robusti, in paesi dove ci sono più opportunità. Abbiamo un sistema paese che funziona molto bene, abbiamo un sistema territorio che
funziona molto bene per supportare le aziende all'export. penso ai corpi intermedi parlato prima, le associazioni di categoria, la Camera di Commercio, il centro estero per l'internazionalizzazione piemontese. Ci Sono paesi che hanno grandissime opportunità in futuro. Si è detto bene prima, l'Africa l'Africa ha delle opportunità molto molto interessanti. Le vivo anche come azienda con la mia azienda, i paesi dell'Asan e quando i paesi del Mercor saranno molto più opportuni di oggi. Quindi c'è c'è un mondo fuori che le aziende devono esplorare e c'è un mondo che le può supportare ad esplorarle, la sostenibilità. si è parlato
molto bene Prima, sostenibilità non solo ecologica, ambientale, fondamentale, ma quella sociale, quella sociale importantissima, che le aziende cominciano a vivere non più come un mero costo, ma come un investimento, perché cresce la produttività, gli ambienti di lavoro sono più attrattivi e l'azienda ci crede veramente tutta la la strategia dell'ISG di cui si parla molto quando non è una campagna di marketing e una leva molto forte per la competitività di Un'azienda. penso all'innovazione, si è parlato moltissimo di innovazione, ne parlavamo anche prima, l'innovazione è fondamentale per le aziende. Abbiamo parlato di intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale è
importantissimo per velocizzare i processi e implementare i prodotti. Ma non c'è solo l'intelligenza artificiale. Penso all'open innovation, fondamentale per le aziende. Anche qui c'è tutto un sistema paese a supporto delle piccole Medie aziende per fare open innovation. penso alle startup tecnologiche innovative, penso ai poli di innovazione, penso agli atenei che abbiamo sul territorio e anche gli istituti di credito come Intesa San Paolo che aiuta le aziende a fare open innovation. penso al capitale umano. Alla fine di tutto parliamo di intelligenza artificiale, ma è fondamentale il capitale umano. Capitale umano che Abbiam visto, il calo demografico
è forte, l'invecchiamento della popolazione pure, quindi avremo sempre meno lavoratori ma sempre più qualificati e questo fa sì che le aziende investano moltissimo in informazioni, dovranno investire moltissimo informazioni, informazione continua. Parliamo da lungo tempo di long life learning, ma non è più solo un tema da parlare nei congressi, è un tema da applicare all'interno delle aziende Perché è un tema fondamentale di competitività strategica molto forte. La storia del capitalismo ci insegna che viene premiato chi anticipa i cambiamenti invece che chi li subisce. Io credo che questo rapporto sia una grande mappa dei cambiamenti in atto
e un grande strumento per ricostruire la bussola, per riprogettare il futuro. Sono d'accordo. E allora abbiamo abbiamo visto l'Italia Calabrone, l'Italia tartaruga. Ehm, di nuovo anche lei, proprio dal dal vostro punto di vista, cioè la principale banca italiana, quali sono i game changer? cioè le gli interventi che potrebbero aiutare il paese nell'ambito del contesto europeo a rimettersi rapidamente sulla strada di un di uno sviluppo sostenibile e solido. Inizio con un'obiezione entomologica, però, se posso, perché da appassionato Di entomologia in realtà la la metafora del del dellins insetto che faceva fatica a volare era relativa al
bombo perché quello cicciotto, scusate, non potevo non potevo resistere perché alzi la mano che sa la differenza fra il bombo e il calabrone. Vabbè, ok, lo sapremo. Scusate. No, ma è giusto così, cioè bisogna dire le parole giuste. Ricorderemo questo. Eh no, ecco, torn adesso tornando a argomenti seri, Eh il Anche quello era serio, però anche no. per me è molto serio nel tempo libero. Tornando comincia all'argomento serio della della crescita, il io sottoscrivo in pieno quello che ho sentito riguardo la necessità di avere, diciamo, una maggiore orientamento da a facilitare la dinamica strutturale, la
la crescita dei vincenti e lasciare che che la le le imprese perdenti poi alla fine escano dal dal mercato, perché alla Fine se uno va a vedere quello che sono i dati, anche il perché la produttività cresce nei paesi e questa dinamica che porta la crescita della produttività, non è una crescita omogenea e armonica di tutto quanto, no? E quindi è qualcosa che dobbiamo accettare, no? il fatto che poi, appunto, tra le startup una grandissima percentuale fallisca e quel 10% che sopravvive poi ti genera la crescita stratosferica in seguito. Questo crea dei problemi, ovviamente Crea
tanti problemi perché abbiamo bisogno di agevolare poi lo spostamento del del capitale e lavoro soprattutto nella parte del sistema che è in grado di crescere e quindi questo secondo me rappresenta uno dei nodi poi anche della della politica economica, delle politiche sociali che va che va presidiato ed affrontato. Se passiamo a quel modello dobbiamo anche essere preparati a gestire le implicazioni sociali che ne derivano ed attenuare gli Impatti sociali negativi che che ne possono derivare. Ehm, l'altro tema che vorrei rimarcare non è stato sollevato, è, se vogliamo marginale un po' più di corto periodo rispetto
a quello che abbiamo sentito e è il tema del dei conti pubblici e del debito. Veniamo ad alcuni anni relativamente buoni che hanno consentito di ridurre il rapporto deficit PIL. il debito non sta ancora calando, quindi siamo ancora in una fase di di passaggio e perché c'è ahimè c'è L'impatto del del super bonus che continuerà a incidere sul sul fabbisogno e sul livello del debito. Siamo adesso ad un ad uno snodo molto importante perché cominciamo a trarre beneficio in termini di credibilità presso gli investitori internazionali. Anche le agenzie di rating stanno cominciando a muovere qualcuno
in rating, qualcuno l'outlook. Ecco, eh bisogna costruire su questa dinamica, non per le regole europee, ma Perché ci serve per tenere sotto controllo in modo strutturare il costo del debito. In questo, se questo passaggio viene gestito bene, in realtà abbiamo la possibilità di una riduzione strutturale del del costo del del debito pubblico italiano. Esatto. e non soltanto congiunturale, ripeto, è un tema, se vogliamo, secondario rispetto a quelli strutturali di cui si è parlato prima, però è qualcosa che ci può aiutare anche poi nel medio, nel lungo Periodo a gestire invece quei quei processi di trasformazione.
Quindi la stabilità dei conti per ridurre anche i tassi di interesse, ridurre il servizio del debito, liberare soldi che possano andare nell'economia. Ok, allora siamo arrivati, glielo facciamo un applauso perché se lo merita. Grazie. Allora, eh Mario De Aglio, professore, eh hai degli allievi qui che ti hanno dato delle delle sollecitazioni. Adesso Con una buona dose di di di professorismo, eh che stimoli ti hanno sollecitato e quali sono le conclusioni che trai da questo dibattito? Ma intanto mic però devi usare il microfono. Sì, intanto direi che li promuoverei tutti. Ah, per complesso la qualità delle
risposte eh denota che questi problemi sono vissuti, eh che si delle soluzioni vengono cercate e quindi dà un'immagine del paese, dell'Europa eccetera che è un po' Migliore di quella che si legge qualche volta sui giornali, che guardi metodo, dove i gli aspetti negativi sono hanno più risalto di quelli positivi. Qualche volta, qualche volta, eh dico, per carità, detto da te. Ecco, allora qui ci sarebbero moltissime cose che non possiamo eh dire perché il tempo è tiranno. Ma quando Daniel parlava mi è venuto in mente che noi una volta per guardare agli effetti su un'economia avevamo
un'arma che poi abbiamo abbandonato che erano le tavole per l'interdipendenza strutturale. Se noi sapevamo che se succede qualcosa nel settore X di tutti gli incroci dell'economia questo si sarebbe ripercossa in maniere che erano tutto sommato abbastanza buone come è stato un Periodo. Non so se si potrebbe rifare ma forse bisognerebbe cercare almeno per grandi settori di rifarlo perché altrimenti ci troviamo di colpa dallgio al domani che non sappiamo bene come fare. ho trovato interessante la differenza con cui lui guarda ai dai americani come fenomeno passeggero, ma invece la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina
come fenomeno strutturale. Questo è molto importante e va guardato. potrebbe bisognerebbe rivisitare di qui In avanti visitare le cose che succederanno con questa dicotomia, ritrovarci tra 6 mesi e vedere un poco che cosa si riesce a fare su questo. Per quanto riguarda la dottoressa Garola, ci sono molte cose interessanti, ma intanto direi che c'è una visione che io dico è di quelle comuni che tendono a dare vedere il peggio. Una certa riduzione dell'importanza dell'industria è comune in tutti i paesi. Ormai non c'è più Paese moderno in cui l'industria pesi più del 25%. E tutti in
questi anni hanno avuto una caduta. Naturalmente la caduta eh si si deve eh si deve arrestare, ma eh altrettanto naturalmente eh questo non non dobbiamo soltanto metterci a piangere perché anche i nostri concorrenti hanno avuto cose di questo genere. Il il più è capire dove andiamo a a metterci. E allora qui il discorso diventa anche un discorso di territori Che sta dietro e di tutto quanto. Allora, qui direi che a livello piemontese e sono perfettamente d'accordo anche per livello nazionale, export export export, cioè il nostro orizzonte, nonostante non sia più un'economia globale, è un orizzonte
mondiale. avremo quindi delle difficoltà maggiori nel muoverci, ma se ci muoviamo in un certo modo io penso che abbiamo molte capacità di farlo. Quando la dottoressa parlava un'altra Volta che abbiamo fatto un incontro, emerge proprio il suo discorso questa capacità e vitalità dell'industria di voler fare delle cose e direi che quindi è una un inizio di buona strada sulla quale bisogna pensare di riuscire di andare avanti. Venendo alla posizione delle banche, eh direi che effettivamente c'è il rischio della politica fiscale non tenga, cioè non non ci possa portare su quei terreni di Sicurezza dove sembra
avviata. Ecco come si fa a fare a cambiare queste cose e io penso che alla fine di tutto bisogna ridurre i costi della burocrazia e questo dovrebbe essere proprio un obiettivo. Ogni tipo di iter burocratico dovrebbe essere fatto col 20% in meno di risorse o 10% in meno e con dei tempi che si riducono anch'essi del 20 30% eccetera. È libero masca. Eh sì. e e quindi su questa base direi che si Potrebbero aprire, analizzare diversi fronti in cui dovremmo riuscire ad essere eh eh ben microfono ben sistem microfono. Io vedo due filoni. Microfono. Il
tuo micro devi parlare nel microfono. Vedo due filoni di eh livello nazionale, ma che interessano specificamente anche questa parte del paese. Uno che parte dall'agricoltura e industria alimentare e eh si continua logicamente col Turismo. Se andate in giro per Torino oggi vedete pieno di turisti che si siedono ai bar, no? Quindi c'è, diciamo, questo collegamento diretto di quello che si produce qui e vogliono il vino italiano, vogliono questo, vogliono quest'altro ecc e avete questa cosa qui del turismo e dal turismo io so dell'esistenza di almeno due casi in cui si passa a prolungamenti più a
soggiorni più lunghi legati a percorsi di studio. è stata aperta a Torino qualche mese fa Una scuola di business che parte di un sistema europeo di scuole di business con studenti, sono 200-300, che frequenteranno nei 2 anni due o tre di questi centri che sono tra loro collegati, i programmi sono intercambiabili eccetera. Così come esiste un paese dell'Italia centrale in cui il Comune ha dato in uso a un'università americana uno dei suoi palazzi più belli con l'impegno per questi di ristrutturarlo, bisma fare Tutte le cose concordate naturalmente col comune e di trasferire lì una serie
di insegnamenti che riguardano soprattutto e a 100 km da Roma, quindi in definitiva tutto quello che ha a che vedere la storia antica, l'archeologia e cose di questo genere. E mi sono sorpreso andando una volta al Museo di Antichità di Taranto dire "Ma se adesso non so l'acciaieria noi servono." Quindi, detto questo che diciamolo e servono, sappiamo fare tanti acciai che Gli altri non sanno fare, tra l'altro. Ecco, però se a Taranto ci fosse attorno a questo museo che è il più bello del mondo sulla sull'arte greco antica, eccetera, le scuole di archeologia, come si
fa a scavare nel terreno, come si studiano i manoscritti, un'industria editoriale che diffonde, raccoglie, eccetera, andremo in una direzione che ci può che ci può aiutare. Grazie Mario. Allora, mi sembra di aver capito che nel rapporto dell'anno prossimo metterai il a lavorare il le tue teste migliori sulle tavole, sulle interdipendenze settoriali, che sarà il grande rilancio dell'anno prossimo. Io chiudo questo dibattito ringraziando voi che ci siete stati, ringraziando Mario De Aglio, San Paolo Intesa e il Centre Naudi per aver prodotto questo rapporto. Ringraziando i tre Ospiti che sono venuti a parlarne che sono Giorgia Carola
che è vicepresidente dell'Unione Industriale di Torino, Daniel Gross che è direttore dell'Instituto European Policy Making e della buona Università Burconi, Luca Felice Mezzomo della diintesa San Paolo. Voglio ringraziare i tecnici che ci hanno aiutato e quel signore lì dietro che ha fatto il linguaggio dei segni che è un lavorone. Fategli un Applauso, poiché ogni lasciata è persa. Domani mattina facciamo in piazza Carlalberto alle 9:30 la rassegna stampa con Paolo Giordano e quindi venite tutti quanti che proviamo a divertirci domani mattina alle 9:30 e ci sono tante cose da fare e un futuro di riprogettare, ma
abbiamo capito, siamo un po' meno pessimisti del solito. Grazie a tutti e buon fine settimana. Ah! Ah, scusate, lui cambia le cose fino all'ultimo, ma questo è Bene perché ha un ultimo pensiero, un ultimo pensiero che l'idea dell'ultimo pensiero me l'ha ispirata lui e ed è questo. Io ho detto che l'Italia assomigliava a un calabrone che riesce a volare, sta un percorso, ma è sempre lì in maniera incerta. Vorrei che l'Italia che viene fuori somigliasse a un'ape che sa dove vola, sa cosa prendere, sa come si lo si trasforma in miele. Grazie a tutti. Un
applauso per tutti loro. Grazie. Och