Amici bikers, bentrovati. Oggi, dopo il video che abbiamo fatto di come regolare le sospensioni dei 25 consigli utili per chi va in moto, tra l'altro vi lascio qui i link di quei video, voglio continuare la mia opera di divulgazione motociclistica parlando di come si fanno le curve, o meglio, vi voglio dare cinque consigli utili che io stesso ho ricevuto nel corso del tempo e che, credetemi, non sto mentendo, nel momento in cui li ho messi in pratica non soltanto hanno svoltato il mio modo di approcciarmi alle curve su strada, m hanno permesso anche al mio stile di guida di evolversi e di migliorare veramente tanto. Quindi ecco, senza perderci ancora in troppe chiacchiere, partiamo con il primo consiglio.
Nel momento in cui si affronta una curva, che sia a destra, che sia a sinistra o che sia un tornante, questo poco importa, la regola vuole che la moto debba stare il più esterna possibile rispetto alla direzione nella quale poi volge la curva. Mi spiego meglio. Se abbiamo una curva a sinistra, la moto dovrà essere tenuta il più vicina possibile al margine destro della carreggiata prima che inizi la fase di discesa in piega.
Viceversa, se ho una curva a destra, la moto dovrà essere tenuta il più vicina possibile al margine sinistro della carreggiata, sempre prima che inizi la discesa in piega. E una volta chiusa la curva in fase di uscita, la moto dovrà essere lasciata libera di allargarsi. Questo vuol dire che in caso di curva sinistra la moto dovrà essere riavvicinata al margine destro della carreggiata, mentre in caso di curva destra la moto dovrà essere portata nuovamente vicina al margine sinistro della carreggiata.
Perché è importante approcciarsi con queste linee alle curve? semplicemente perché permette di disegnare delle curve di raggio superiore e le curve di raggio superiore in quanto tali saranno sempre più dolci, più facili da essere approcciate. Banalmente a parità di velocità una curva di raggio superiore potrà essere affrontata senza andare a estremizzare gli angoli di piega, quindi con più stabilità, con più sicurezza, andando a sfruttare meno la gomma.
Aggiungo poi che allargare in fase di uscita permette alla moto di avere una traiettoria più naturale rispetto alla linea che è stata tracciata in fase di ingresso e di percorrenza e avere una linea naturale vuol dire lasciare la moto in realtà più stabile, meno soggetta a correzioni e di conseguenza in realtà permette questa cosa al pilota di poter aprire prima il gas e magari anche con più decisione. Ora mi rendo conto di aver detto un po' di cose che possono risultare complesse, però adesso prendo un attimo l'iPad, facciamo due disegnini così da chiederci un attimo le idee. Questa è la curva che con grande maesteria ho disegnato e che adesso prendiamo.
Ad esempio, supponiamo di arrivare da qui, quindi di avere davanti a noi una curva a destra. Come ci siamo detti, la moto dovrà essere posizionata qui in questa zona, vicino alla linea di mezeria della nostra corsia e prima della discesa in piega noi dovremmo essere qui, dovremmo essere pronti a farla scendere in piega e poi in fase di uscita la dovremmo riportare verso l'esterno, ossia nuovamente verso la linea di mezzeria. Ovviamente per affrontare la curva, la stessa curva ma in direzione contraria vale il viceversa.
Quindi partendo da qui, noi dovremmo mantenere la moto sempre vicina al margine, in questo caso il margine destro. Dovremmo portare la moto, dovremmo accompagnarla verso il centro curva e poi dovremmo portarla qui verso l'uscita, quindi nuovamente verso il margine destro della nostra carreggiata. Quindi non più la linea di mezzeria, ma banalmente il limite fisico della strada che stiamo percorrendo.
Se il disegnino brutto ancora vi ha lasciato qualche dubbio, non temete, al termine di questa parte un po' più teorica, se vogliamo, andremo con la moto insieme a vedere su strada effettivamente che cosa vuol dire affrontare le curve in un determinato modo. Quindi prenderemo i cinque consigli dei quali parleremo in questo video, li metteremo in pratica così da avere un riscontro proprio su strada di che cosa vuol dire approcciarsi alle curve in un determinato modo. Detto questo, ritornando al nostro primo consiglio, l'unica cosa che mi sento di segnalare o di darvi come attenzione, ecco, è che le nostre strade tendenzialmente non sono perfette, sono molto lontane dall'esserlo, anzi, e quindi possono avere dei problemi, possono essere sporche, ci può essere del brecciolino, l'asfalto può essere rovinato e quindi nel momento specie sulla parte esterna della carreggiata, ma delle volte anche su quella interna.
Quindi, nel momento in cui voi vi approcciate con le linee che ci siamo appena detti, mi raccomando, fatelo con cognizione di causa in base anche alla strada che state percorrendo. Se vedete che la strada è ben asfaltata e tendenzialmente non ci sono problemi di sporco, di crepe o di quant'altro, allora senza dubbio si può procedere esattamente così come ce la siamo raccontata. Se invece vedete che l'asfalto non ha la qualità proprio per permettervi di allargare o di operare in un certo modo, allora ecco che ovviamente bisogna prestare più attenzione usando evidentemente delle linee che magari non sono quelle ottimali.
Secondo grande consiglio, le curve, anzi l'ingresso in curva su strada va ritardato il più possibile. Che cosa vuol dire ritardare l'ingresso in curva? Nel momento in cui voi vedete che la strada volge verso sinistra o verso destra, non dovete immediatamente buttarvi in piega e tentare di fare la curva, ma dovete mantenere la moto dritta, continuare a fare strada e soltanto negli ultimi metri buoni, prima che effettivamente la curva vada verso destra o verso sinistra, inclinare la moto e da lì proseguire per la vostra strada.
Questo vuol dire ritardare l'ingresso in curva e questo modo di approcciarsi alle curve ha in realtà tre vantaggi fondamentali. Il primo è che il pilota, ritardando l'ingresso in curva riesce a vedere con più chiarezza il modo in cui quella curva avvolgerà e eventualmente anche ostacoli presenti in mezzo alla strada. Il secondo grande punto, forse in realtà anche il più importante, è che ritardare una curva permette di avere la moto in fase di uscita meno vicino al margine esterno della curva che stiamo percorrendo.
Mi spiego meglio. Se noi ritardiamo una curva a sinistra, poi ci troveremo in uscita di curva meno vicini al margine destro della carreggiata viceversa. Se stiamo affrontando una curva a destra, ritardandola, noi saremo meno vicini al margine sinistro della nostra carreggiata.
E questa cosa perché è importante? Perché se la curva a un certo punto, disgraziatamente chiude ancora, noi avremo il margine di manovra per non finire o fuori strada in caso di una curva a sinistra o eh nell'altra corsia andando a invaderla in caso di una curva a destra. Quindi avremo la moto posizionata in maniera tale da poter correggere eventuali errori di calcolo dovuti proprio a un raggio che varia della curva.
Terzo punto a favore del ritardare la curva, in realtà si applica un po' più ai neofiti. Ritardarla vuol dire mantenere la moto dritta per più tempo, per metri, e quindi avere più strada per poter portare il freno e per poter quindi decelerare in vista della curva che dobbiamo affrontare. Mi rendo perfettamente conto che quelli un po' più esperti diranno che il freno va portato sino a centrocurva, siamo tutti d'accordo, però il neofita questa cosa non la fa.
il neofita non porta il freno sino a centro curva e quindi proprio in relazione a questa sua tendenza a non sfruttare la frenata sino a quello che effettivamente si potrebbe, ecco che avere più tempo, più spazio per poter frenare a moto dritta sicuramente gli può agevolare la vita. Adesso, come abbiamo visto prima, magari ci prendiamo un attimo l'iPad e facciamo due disegnini per farvi capire un po' meglio quello di cui sto parlando. Riprendendo il disegno che con grande maestria abbiamo fatto poco fa, proviamo nuovamente a ragionare in termini di curva a destra.
Ora, se io non ritardassi la curva, come abbiamo detto, mi ritroverei qui tutto esterno, vicino al margine sinistro, pronto a piegare la moto, a farla voltare e poi a fare la mia bella traiettoria con l'unico svantaggio che poi qui in fase di uscita io mi ritroverei ad avere la moto molto molto vicina al margine sinistro della mia corsia. Ritardare l'ingresso in curva questa cosa la previene e come ci siamo detti ritardare vuol dire semplicemente mantenere la moto dritta il più possibile e sfruttare soltanto gli ultimi momenti buoni della curva per far voltare la moto. Ritardare l'ingresso in curva, come ci siamo detti, ha come beneficio principale il fatto che noi a questo punto in uscita saremo più distanti dal margine della nostra corsia.
Questo vuol dire che se la curva chiude ulteriormente, così come ci siamo raccontati, noi avremo più margine di manovra per correggere la traiettoria senza andare necessariamente o a invadere la corsia nel migliore dei casi o a finire fuoristrada nel peggiore dei casi. Detto questo, qual è l'unica fregatura che vedo nel ritardare l'ingresso in curva? L'unico che mi viene in mente, in realtà è la velocità con la quale saremo costretti a portare la moto in piega.
Se ritardiamo la curva, infatti, saremo costretti a piegare la moto più velocemente di quello che altrimenti potremmo fare in una qualunque altra condizione. Questo è un problema? Tendenzialmente no, ma può diventarlo se ritardiamo troppo la curva.
Ritardando troppo la curva avremo necessità di piegare la moto ancora più velocemente, cosa che poi può compromettere la ciclistica della moto o banalmente il grip delle gomme specie ovviamente sull'anteriore. Questa cosa quindi che cosa ci porta a dire? che nel momento in cui ci approcciamo a una curva dobbiamo sempre tenere presente i limiti di una specifica tecnica, in questo caso quella del ritardare l'ingresso, ma soprattutto dobbiamo anche essere in grado di modulare le tecniche sulla base della strada nella quale siamo in quel momento, sulla base delle curve che abbiamo davanti a noi in quel momento e anche in base alle condizioni generali che in quel momento specifico ci circondano.
Consiglio numero tre, lo sguardo, ragazzi, fondamentale. Noi tendiamo sempre a mantenerlo davanti alla ruota anteriore, i primi 3 m, 5 m, 10 m, quello che è, però sbagliamo perché nel momento in cui siamo in moto noi dobbiamo direzionare lo sguardo nella direzione che vogliamo dare alla moto. Quindi se stiamo approcciandoci a una curva e la stiamo inserendo, noi dobbiamo già guardare al centro curva.
Se io sono già a centro curva, non devo più guardare la ruota anteriore, i 2 m che c'ho immediatamente dopo la ruota anteriore, ma devo già guardare l'uscita. E una volta che io sono in fase di accelerazione a moto dritta, non devo andare a caccia di farfalle, ma devo nuovamente puntare lo sguardo verso la curva successiva. Questa cosa bisogna in realtà farla per due motivi fondamentali.
Il primo banale di interpretazione della strada, guardare lontano permette di avere un'interpretazione diversa della strada, permette di poterla interpretare in maniera corretta e quindi di gestire la moto in maniera coerente rispetto a quello che è l'ambiente che ci circonda. Il secondo punto che passa un po' più sotto traccia è legato alla direzionalità che noi inconsciamente diamo nel momento in cui puntiamo qualcosa con lo sguardo. Ora, supponiamo di essere già con la moto in piega e di guardare verso l'uscita di una curva a sinistra.
Guardando l'uscita di una curva sinistra, io automaticamente darò al mio corpo una posizione che farà cambiare il gli equilibri di peso, sia a livello di testa, di braccia, di busto, che non soltanto si ripercuoteranno sul mio fisico, ma che si ripercuoteranno ovviamente anche sull'equilibrio della moto, portando la moto stessa a seguire, proprio per via di come io ho caricato il peso, il punto che io stavo andando a fissare. È per questo che è importante, anzi importantissimo mantenere lo sguardo e utilizzarlo in maniera corretta, proprio perché non soltanto ci dà gli strumenti per leggere in maniera coerente la strada, ma ci dà anche gli strumenti per inconsciamente, se vogliamo, agire sulla moto così che questa ci vada dietro rispetto alla curva, rispetto alle traiettorie che stiamo tenendo. unica precisazione rispetto a come utilizzare lo sguardo quando siamo in moto, ricordiamoci che i punti di riferimento devono essere individuati in maniera dinamica.
Se io sono in un rettilineo e vedo un punto di riferimento che mi serve per impostare una curva, non lo so, sulla destra, ecco, nel momento in cui quella curva sulla destra mi si avvicina e io mi approccio quindi alla discesa in piega, il punto di riferimento non può più essere lo stesso. Io dovrò spostare lo sguardo, puntare un altro riferimento che mi sarà utile e funzionale a percorrere quella curva sulla destra e a farla in maniera corretta per poi uscire e proseguire la mia strada. Quindi, mi raccomando, lo sguardo dinamico mai fissato su un unico punto.
Consiglio numero quattro, che secondo me va abbastanza in continuità con quello del quale abbiamo appena discusso legato allo sguardo e tra poco capirete perché, ha a che fare con la necessità di accordare una curva all'altra. Ora, che cosa vuol dire accordare una curva all'altra? semplicemente affrontare una curva in fase di uscita, vedere con lo sguardo e da qui il riferimento al consiglio numero tre, verificare con lo sguardo in che modo la strada evolve, quindi magari con una curva sinistra o con una curva destra e da lì ottimizzare l'uscita della curva che io sto percorrendo in funzione dell'ingresso della curva immediatamente successiva.
Proviamo a fare un esempio. Immaginiamo di avere due curve sulla destra. Sto affrontando la mia prima curva a destra.
In fase di uscita vedo che ne ho un'altra sempre sulla destra. Io già so che la posizione della moto che avrò in fase di uscita dalla prima curva destra sarà quella corretta per affrontare l'altra curva sulla destra, ossia molto vicina alla linea di mezzeria. Ecco, è ragionare in questo senso che porta a guidare e ad accordare le curve una dietro le altre, cosa che fondamentalmente ha tre vantaggi principali.
Primo vantaggio ci permette di avere una guida più fluida. Secondo vantaggio, proprio perché abbiamo una guida più fluida, andremo a sollecitare meno con cambi direzione o spostamenti di peso la moto, lasciandola quindi più stabile, più in equilibrio. E poi, punto numero tre, ci permette anche di ottimizzare le nostre energie fisiche.
Nell'esempio che ho fatto delle due curve a destra, io esco dalla prima, vedo che ne ho un'altra sulla destra. Al di là del fatto di sapere che non devo spostare la moto da una parte e dall'altra perché tanto è già sulla linea corretta, io non mi devo neanche riposizionare col corpo, quindi non devo ritornare in asse, non devo muovere le spalle, non devo riportare il bacino sulla sella. La posizione che già ho, che sarà per l'appunto rivolta verso l'interno della curva, sarà quella necessaria per poter affrontare la curva immediatamente successiva ed evitare quindi dei movimenti che non sono necessari, ecco che ci porta ad osare meglio le energie ed arrivare a fine giornata fondamentalmente meno stanchi.
Giusto per chiarire un attimo il discorso, voglio riprendere con voi il mio splendido disegnino per affrontare intanto il caso che ho portato in esempio. Quindi, abbiamo le due curve a destra. In questo contesto qua, io sto procedendo qui, vicino al margine sinistro della strada.
A un certo punto che faccio? Ritardo la curva, mi metto qui verso la linea di mezzeria, quindi allargo, arrivo, arrivo verso la linea di mezzeria. Io in realtà, già qui in fase di uscita so che mi aspetta un'altra curva sulla destra.
Quindi io so che potrò mantenere questa traiettoria tutta esterna, vicina alla linea di mezzeria, pronto per affrontare nuovamente una seconda curva sulla destra. Ok, tutto bello. Ma cosa succede se non ho due curve che vanno nella stessa direzione una dopo l'altra?
Ma come in questo caso che va in questa direzione, io ho prima una curva sulla destra e poi una curva sulla sinistra, in realtà non succede niente di diverso. Io arrivo qui, mantenendomi qui, che già con lo sguardo riesco a vedere che la curva immediatamente successiva sarà sulla sinistra, quindi mi regolo, modifico l'uscita dalla mia curva per essere nella posizione corretta per affrontare l'ingresso di quella successiva, quindi nuovamente vicino al margine destro della strada, pronto per aggredire la curva sulla sinistra e da lì percorrerla, andando per l'appunto ad accordare la curva numero uno con l'ingresso. della curva numero due e siamo giunti a parlare del quinto e ultimo consiglio che, se vogliamo, secondo me, è anche il più importante, non tanto perché vi migliora ulteriormente l'approccio alle curve, ma perché vi permette di far evolvere il vostro stile di guida su strada.
Il quinto consiglio è il seguente: imparate a guidare di telaio. E voi giustamente adesso vi domanderete: "Ok, ma che cacchio vuol dire guidare di telaio? " La vostra è una domanda assolutamente legittima che io stesso ho fatto quando mi è stato detto che avrei dovuto imparare a guidare di telaio.
Ora, guidare di telaio fondamentalmente è uno stile di guida. È uno stile di guida tanto quanto il guidare di motore. Adesso vi avrò detto delle cose che probabilmente non saranno chiare, però proverò a spiegare che cosa vuol dire guidare di motore e che cosa vuol dire guidare di telaio e quali sono i benefici che porta il guidare di telaio.
Ma prima iniziamo a ragionare su che cosa vuol dire guidare di motore. Per capire che cosa vuol dire guidare di motore bisogna innanzitutto fare un passo indietro e scomporre la fase di guida in curva nelle tre parti che effettivamente poi la costituiscono, sia ingresso, percorrenza e uscita. Guidare di motore vuol dire sfruttare il motore della moto per agevolare, per l'appunto le tre fasi: ingresso, percorrenza e uscita.
Chi guida di motore in fase di ingresso non soltanto rallenta la moto con l'azione dei freni anteriore e posteriore, ma la rallenta anche con il freno motore. Freno motore che sarà tanto maggiore quanto elevati saranno i giri del motore. Quindi chi guida di motore tendenzialmente è invogliato a entrare in curva, a presentarsi all'ingresso di una curva con una marcia sufficientemente bassa che permette al motore di rimanere alto di giri e di conseguenza di avere un maggior freno motore.
Conclusa la fase di ingresso in curva, poi si arriva ovviamente a quella di percorrenza. Chi guida di motore tendenzialmente si presenta in percorrenza di curva, anche qui con un numero sufficientemente alto di giri che permette fondamentalmente di fare due cose. La prima è di sfruttare l'effetto giroscopico delle masse in rotazione all'interno del motore, così da evitare che la moto abbia quel comportamento come a cadere verso l'interno della curva.
E il secondo che avendo il motore alto di giri, presumibilmente già nella sua zona di coppia, anche con una piccola manata di gas, è in grado di correggere la traiettoria della moto o banalmente la sua velocità, così da ridurre ulteriormente l'effetto di caduta o banalmente così da poter riportare la moto in traiettoria facendola allargare leggermente, allargare leggermente verso la fase di uscita nella quale chi guida di motore, proprio perché avrà il motore già già nel suo range ottimale, non dovrà fare altro che dare una manata di gas per essere sparato verso la curva immediatamente successiva. Ora che abbiamo capito bene o male, perché poi, ragazzi, qui ho super semplificato, non me ne vogliate, che cosa vuol dire guidare di motore, quindi basare ingresso, percorrenza e uscita sul numero di giri e su come si apre e si chiude il gas. Ragioniamo invece sul che cosa vuol dire guidare di telaio.
Guidare di telaio vuol dire approcciarsi alle tre fasi: ingresso, percorrenza e uscita, non più basandosi sull'effetto del motore, ma basandosi sull'effetto di tre cose in realtà. La prima, la velocità di ingresso e di percorrenza, la seconda sulla precisione delle linee e la terza sui movimenti del pilota sulla sella. Quando chi guida di telaio si approccia a una curva in fase di ingresso, non andrà a sfruttare né un elevato freno motore, quindi magari utilizzerà una marcia un pelo più alta, né sfrutterà particolarmente i freni sia anteriore sia posteriore.
Questo per avere una velocità di inserimento e di conseguenza di percorrenza e di uscita superiore. avere una velocità superiore in fase di percorrenza vuol dire che la moto, proprio perché avrà una velocità superiore, tenderà a rimanere su quella linea senza quella sensazione della moto che cade. E in fase di uscita invece, proprio perché la velocità sarà per l'appunto superiore, non dovremo contare soltanto sulla massima apertura del gas per riprendere la velocità necessaria per arrivare alla curva successiva.
Ecco, anche qui super semplificando è questo che vuol dire guidare di telaio. Se da un lato quindi guidare di telaio può sembrare una rottura di palle, dall'altra è una scuola pazzesca. È per questo che a me personalmente guidare di telaio o iniziare quantomeno ad approcciarmi a quel tipo di guida ha svoltato veramente proprio il mio modo di andare in moto perché mi ha completamente aperto la mente rispetto a come a quello che dicevo prima, quindi a come portare la frenata, alle linee, ai movimenti in sella, ma poi al di là di questo, guidare di telaio vi fornisce una fluidità a livello di guida, una pulizia a livello di traiettorie che in realtà fa, se vogliamo, scopa con tutti e quattro i consigli che abbiamo visto prima di questo quinto.
Ora, a questo punto, vi voi mi domanderete: "Ok, ma come faccio? Come inizio a guidare di telaio? " Guardate, il modo più semplice è utilizzare delle marce alte.
Vi trovate in un misto stretto, misto veloce, quello che volete, utilizzate una marcia alta. Quindi se normalmente, non lo so, fate una curva o un determinato tratto di strada in seconda, in terza, boh, usate una quarta, utilizzate una quinta. È questa la maniera più facile per iniziare a lavorare e a guidare di telaio, proprio perché utilizzando una marcia alta non avrete più i benefici dell'effetto giroscopico, del freno motore e via discorrendo di tutto quello che ci siamo raccontati.
Ovviamente guidare con una marcia alta va bene su determinate moto come i tre cilindri, come i quattro cilindri. Su moto invece monocilindriche o bicilindriche, questo aspetto ovviamente viene leggermente più complicato, però niente vieta anche con queste moto di utilizzare magari non dico una quinta al posto di una seconda, ma magari una terza al posto della seconda. Ecco, anche lavorare in questi termini nel corso del tempo vi permetterà di affinare tutto quello che ci siamo raccontati.
Aggiungo poi che il guidare di telaio, se è sicuramente agevolato dall'avere tre o quattro cilindri, è sicuramente anche cosa buona e giusta farla quando si hanno moto di piccola cilindrata, proprio perché le moto di piccola cilindrata, non potendo contare su un grande freno motore, né tantomeno su ripartenze brucianti a gas spalancato, prediligono delle velocità di percorrenza maggiori che quindi ben si sposano con il concetto di guida di telaio. Quindi bikers, io giuro che con questo ho finito il mio sermone. Adesso mi metto il casco, la tuta e vi porto con me a fare un giro su strada, così da verificare proprio on board come approcciarsi ai cinque consigli dei quali abbiamo parlato e poi in ultimo farò anche un pezzo di clip nel quale mettendo tutte e cinque le cose insieme vi mostrerò effettivamente come si può portare la moto su strada basandoci per l'appunto su tutti i consigli dei quali abbiamo parlato.
Quindi casco, ci vediamo tra poco. Allora, con un trasferimento temporale siamo in moto. Adesso ci facciamo insieme un pezzo di strada.
Iniziamo con quello che ci siamo detti nel primo consiglio, quindi rimanere larghi, tagliare la curva e uscire larghi. Adesso lo faccio veramente a velocità passeggio, però per farvi vedere effettivamente le linee che intendevo. Quindi si rimane tutti sulla destra, in questo caso di curva a sinistra, ci si inclina, si fa la curva e poi si esce larghi.
Siccome abbiamo un'altra curva qua sulla destra, si rimane sulla stessa linea, ci si porta nuovamente esterni, pronti per affrontare l'altra. E di nuovo si rimane esterni, in questo caso vicini all linea sinistra di mezzeria, si taglia la curva, la si chiude e ci si predispone per l'altra. In questo caso la prossima sarà una curva a destra, quindi comunque dobbiamo rimanere qua a sinistra.
C si porta verso l'interno, si rimane esterni e C si predispone per la curva successiva. Di base già in queste prime curve abbiamo visto un po' delle cose che ci siamo raccontati, però nuovamente focalizzandoci sulla curva, in questo caso curva sinistra, rimango tutto esterno, faccio la curva, nel momento in cui la curva finisce mi porto esterno in questo modo. Quindi questo per il primo consiglio.
Adesso vediamo il secondo, ossia quello di ritardare le curve. Come ci siamo detti prima, non tutte le curve hanno bisogno di essere ritardate. In questo caso cercherò di estremizzare il la traiettoria, le mie linee, proprio per farvi capire che cosa intendo per ritardare la curva.
Quindi, in ogni caso, questa vabbè è una curva molto larga sulla destra, quindi è anche abbastanza inutile, però ci predisponiamo per quella che c'è liìiù in fondo, quella lì. Quella curva davanti a noi è una curva a destra seguita da un'altra sinistra e poi da un'altra a destra. In questo caso io qua dovrò ritardare l'ingresso per avere la linea giusta per poi fare la curva sinistra.
Quindi mi posiziono, ritardo, mi avvicino qua al margine e mi predispongo per fare la curva sinistra dove rimarrò esterno per fare poi la curva nuovamente a destra. Esco nuovamente largo e in questo modo ho ritardato l'ingresso, fatto le linee corrette, quindi stare largo in ingresso è in uscita e adesso nulla, continuiamo. Qua c'è un'altra curva a sinistra.
Ritardare vuol dire semplicemente rimanere qua e chiuderla in questo momento, non prima. Questo vuol dire ritardare l'ingresso, quindi mantenere la moto più dritta possibile. Lo rivediamo anche in questa curva, più dritta possibile e all'ultimo mi piego per far voltare la moto.
È questo quello che intendevo. Spero che nel video si riesca a capire bene quel il messaggio che sto cercando di passare. Quindi abbiamo parlato di come allargare la curva per avere un raggio più ampio, abbiamo parlato di come si ritardano le curve.
Adesso ragioniamo insieme sul discorso dello sguardo e sull'accordare le curve, anche se in realtà soprattutto il raccordare le curve si è già visto nelle nelle clip precedenti. Comunque vediamo nuovamente insieme. Quindi io adesso ho davanti a me un pezzo di strada rettilina.
Io già con lo sguardo vedo che lì a sinistra c'è la curva, quindi mi predispongo qui. Nel momento in cui sono qua io già guardo l'uscita. Io già sto guardando là e vedo che ho davanti a me un'altra curva a sinistra.
La raccordo e nuovamente con lo sguardo cerco prima il centro curva e poi l'uscita. Stessa cosa qui, sto guardando l'interno curva, adesso sto guardando l'uscita, ossia il culo di quella Volkswagen. Il concetto è proprio questo.
Facendo in questo modo, probabilmente già lo avete visto pochi istanti fa, si riescono ad accordare le curve proprio perché mantenendo lontano lo sguardo capisci il modo in cui evolve la strada e di conseguenza riesci a gestire la moto posizionandola nella migliore maniera per affrontare la curva successiva. Ecco, ultima cosa che rimane da vedere, il guidare di telaio. Abbiamo detto che guidare di telaio vuol dire fare un insieme di cose, però il modo più semplice per iniziare ad approcciarsi a questo stile di guida è mantenere una marcia alta.
Io in questo caso ho un 14 cilindri, quindi mi viene abbastanza comodo utilizzare la quinta. Io in questo momento sono sul Trebbia e sul Trebbia io la marcia tipica che uso è proprio la quinta. Quindi adesso partiamo, sbattiamo dentro una marcia dopo l'altra, arriviamo alla quinta e ci facciamo tutte le curve che abbiamo visto, mantenendo quella stessa marcia.
Quindi questo qui è l'indicatore della marcia, quindi seconda, terza, quarta, quinta. Per guidare di telaio non bisogna esasperare né le frenate né le ripartenze perché tanto non c'è bisogno. Dovete puntare sulla fluidità della moto, sulla fluidità e di e la velocità di inserimento e di percorrenza.
È quello che poi vi permette una curva dopo l'altra di mantenere la velocità ideale, la velocità di crociera che peraltro sarà anche quella necessaria per non dover correggere le traiettorie nel momento in cui la moto si inserisce. Quindi io non sto neanche frenando, faccio le mie belle linee andando di quinta. Quindi nuovamente qua pelo leggermente il freno, tardo l'inserimento e via così.
Il guidare di telaio è difficile da spiegare proprio perché è un insieme di cose che voi giustamente in questo momento non state neanche vedendo. La velocità, o meglio la velocità la potete anche capire qua ad al tachimetro, però la posizione in sella, quanto poco si pellano i freni, ecco, è un insieme di cose, però se volete cominciare, a parte che ripeto, è un esercizio pazzesco, fatelo sfruttando una marcia alta. Io in questo caso ho utilizzato una quinta.
Utilizzatele anche voi. Se avete delle moto che non si prestano ad andare in quinta su questo tipo di strade, sbatteteci dentro una quarta, una terza, qualcosa che vi porti fuori dalla vostra zona di comfort, perché è soltanto lavorando fuori dalla vostra zona di comfort che riuscirete a migliorare la frenata, la postura, i sensi sulla moto, tutto l'insieme di cose. Ora ci rigiriamo e facciamo esattamente la stessa strada mettendo insieme tutte le cose, facendolo un po' come la faccio io normalmente.
Ok, ultimo passaggio, quindi io mi rimetto in quinta, ma perché, ripeto, è la marcia che uso solitamente sul trebbia, anche nei pezzi quelli un po' più stretti, io continuo a utilizzare sempre soltanto la quinta, ma perché mi dà gusto in realtà e quindi nulla. qui piano piano perché l'asfalto tanto è tutto rotto. Ovviamente questo stile di guida, questo specie di guidare di telaio, lo potete applicare in una strada che ben conoscete, così che per l'appunto lo svolgimento delle curve non vi crei problemi sapendo già in anticipo qual è il raggio della curva che andrete ad affrontare.
Comunque, detto questo, via! Ah. Appena tornati alla base, rimessa la moto in garage.
Raga, mi sto rendendo conto che verrà fuori un video lunghissimo. Spero a questo punto che tutto quello che ho raccontato vi possa in qualche modo tornare utile per migliorare quello che è il vostro approccio alle curve e in realtà alla moto in generale. E direi che secondo me anche per questo video noi ce la siamo raccontata.
Ci vediamo con un nuovo video domenica prossima alle 13:30, sempre su questo canale.