osservazioni intorno al capitolo primo il romanzo dei promessi sposi a un intreccio che prevede un inizio in medias res fantastico dobbiamo ancora conoscere i nostri personaggi eppure siamo subito catapultati in mezzo all'azione un prete viene minacciato da dei loschi figuri perché non sposi due giovani del suo paese in fondo la sintesi del primo capitolo starebbe in questa semplice affermazione tuttavia data la scossa alla storia nelle prime pagine del libro occorre compiere qualche rito anzitutto manzoni vuole fornirci quantomeno l'ambientazione della vicenda perciò ecco la celeberrima descrizione paesistica che dopo la prima virtuale partenza con l'atene introduzione
fornisce l'abbrivo a tutta la storia ed eccoci a lago di como alle terre di lei con il grande esperimento letterario di manzoni che si prefigge di indagare le strutture stesse della vita e il senso dell'universo intero viene ricondotto ai luoghi della sua infanzia che egli ama e conosce bene li aveva lo aveva anche testimoniato ai tempi della stesura della prima stesura del romanzo quando ancora si titolava un fermo e lucia e in quel contesto scriveva questo la giacitura della riviera i contorni e le viste lontane tutto concorre renderlo un paese che chiamerei uno dei più
belli del mondo se avendovi passata una gran parte dell'infanzia e della perizia e le vacanze autunnali della prima giovinezza non riflette xi che è impossibile dare un giudizio spassionato dei paesi a cui sono associate le memorie di quegli anni ok qualche osservazione intorno all'ora questa descrizione paesistica iniziale punto primo in una storia teniamolo presente l'ambientazione non ha mai un valore di mera cornice e anche quando un autore potrebbe ridurne la portata di significato ecco che questa sua operazione si fa di per sé invece significativa intenzionale il paesaggio tra punge le vicende entra negli sguardi dei
personaggi respira con i protagonisti o li contrasta detta insomma ritmi e sensazioni ma veniamo al testo la descrizione che ci propone manzoni è mirabilmente dinamica e sembrerebbe un paradosso una descrizione ci deve fornire in qualche modo se vogliamo una fotografia invece l'autore e quindi adotta una strumentazione che diremmo quasi cinematografica si inizia infatti con una visuale dall'alto ridiscende manzoni poi fino ad adottare una soggettiva più discreta e poi via via cambia ancora a seconda delle esigenze non basta il paesaggio stesso e dinamico ci sono fiumi che diventano laghi acque e terre che si alternano direi
che possiamo anzi affermare che la descrizione del manzoni persino secondo un punto di vista quasi geologico ci fa sentire come l'acqua per esempio modelli e cambi il territorio che ha dunque esso stesso una storia anche la terra sotto i nostri piedi insomma si muove si trasforma noi esistiamo in un contesto che è molto più liquido di quel che pensiamo ma questa informazione ci viene data un po sotto traccia si disinnesca diciamo così ogni portata di inquietudine di angoscia che tutta questa tutto questo pensiero porterebbe con sé tutta la descrizione è infatti improntata alla serenità siamo
quasi dentro un idillio che però ricordiamoci roccella delle insidie braccia dettagli che potrebbero diventare all'improvviso magari dei bottoni dei pulsanti che potrebbero far scattare qualcosa diciamolo pure rovesciare l'idillio in qualcos'altro ecco che dentro la storia del territorio quasi visivamente possiamo trovare anche la storia dell'uomo dentro la storia della terra si inserisce la vicenda umana la prima presenza infatti quella proprio di una di una città la città si trova per così dire incastonata all'interno del paesaggio ma noi possiamo proprio vederla anche incastonata nella descrizione stessa del manzoni proprio nel mezzo come un diamante e spicca e
spezza in due parti la descrizione del nostro territorio all'interno nelle vicende della terra dell'ambiente che ci circonda ecco la vicenda umana la città è la prima presenza dell'uomo che troviamo nella storia e notiamo anziché persino lecco è una realtà in movimento si tratta di un gran borgo il giorno d'oggi che si incammina a diventare città questa sorta di parentesi è altamente strategica e significativa con il riferimento alla città di lecco ci ritroviamo di nuovo mar i conti con la historia ai tempi in cui accade infatti che prendiamo a raccontare e via via dunque c'è un
preciso contesto storico c'è il fiato delle vicende umane che comincia a soffiare anche dentro questo romanzo eppure stavamo guardando il tutto attraverso una luce idilliaca per quanto questo idillio potesse essere gravido come abbiamo detto di indizi un po sospetti perciò manzoni evita di stonare mantiene questo tono di serenità anche quando deve darci qualche informazione anche in questo caso piuttosto sospetta manzoni vorrebbe dirci che ci troviamo in un periodo storico assai difficile se non drammatico per portarci a questa informazione mantenendo il tono adottato finora adotta l'escamotage dell'ironia è infatti ovvio che quando manzoni ci racconta del
vantaggio nel paese di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli ci ricorda per contro tutti gli svantaggi che derivano da questa situazione da questa condizione infatti soldati spagnoli si dice insegnavano la modesta la modestia alle fanciulle alle donne del paese e ciò evidentemente significa che al contrario spesso lemon e stavano oppure si dice che i soldati accarezzava il di tempo in tempo le spalle a qualche marito e laddove le carezze saranno ben più pesanti saranno ben bastonate per qualche marito qualche padre e poi conclude dicendo che sul finire dell'estate non mancavano questi benedetti soldati spagnoli
di espandersi nelle vigne per dire dalle uve a reggergli alleggerirà i contadini e le fatiche della vendemmia quindi si approfittavano delle dei raccolti dei contadini abbandonandosi a ruberie e soverchierie di ogni sorta io però che smascherare questa ironia piuttosto evidente notiamo che questa puntura ironica non serve soltanto come dire dell'alchimia di tutta la narrazione serve a movimentare ancor più questo brano il suo vero significato il suo vero scopo è quello di iniettare per così dire nel corpo di tutto il romanzo un virus insomma i promessi sposi grazie anche a queste poche righe diventano subito pure
un romanzo che contiene in sé un livello di lettura politico è chiaro infatti che lettore di allora non poteva non sovrapporre l'immagine degli spagnoli che occupavano le terre italiane quella degli astri e degli austriaci suoi contemporanei ecco dopo questo amico al lettore ma potentemente strategico da subito dall'inizio del romanzo la descrizione paesistica riprende con la consueta dinamica ed alla soggettiva delle prime righe si passa poi ad alzare lo sguardo e dall'altro a raccontare i movimenti del paesaggio il suo il suo spettacolo il tutto quindi a definire a predisporre per la nostra vicenda un luogo un
contesto contrassegnato se vogliamo dire dal tema della complessità non vi è un elemento che non possa essere accompagnato anche da qualcos'altro esattamente come alla meno al domestico del paesaggio ci accompagna anche in modo se vogliamo gradevole l'elemento selvatico bene manzoni ottimo inizio adesso però abbiamo bisogno di entrare anche noi in questo paesaggio di metterci su una di queste estradizione e ibo manzoni ci fornisce subito l'occasione il portale d'ingresso dandoci una data abbiamo il giorno preciso in cui inizia la vicenda siamo nel 7 novembre dell'anno 1628 è il primo personaggio che incontriamo è un tale don
abbondio curato d'una delle terre accennate di sopra tutto molto preciso ma c'è spazio anche per lasciare molte cose indefinite anche grazie all'appoggio del nostro anonimo scrittore del manoscritto infatti questo tale don abbondio sappiamo che era curato d'una delle terre accennate di sopra il nome di questa nel casato del personaggio non si trovano il manoscritto vediamo subito come il trucco dello scartafaccio del seicento permette manzoni di mescolare a suo piacere precisione di dettagli e vaghezza incontriamo dunque anzitutto lo prete che sta pregando un prete del tutto immerso nella sua quotidianità che ripercorre i suoi luoghi noti
che ripete gesti abituali quotidiani siamo dunque immersi nella più scontata normalità vedremo anzi ripetitività della vita ma ecco che quasi a confermare quello che abbiamo appena detto intorno al paesaggio notiamo che la strada davanti al nostro don abbondio si divideva in due viottole a forza di un y ci troviamo fisicamente davvero di fronte ad un bivio e sarà la svolta anche per questo personaggio come se non bastasse sullo sfondo incontriamo anche un tabernacolo sul quale ci dice manzoni erano dipinte certe figure lunghe serpeggianti che finivano in punta e che nell'intenzione dell'artista gli occhi della abitanti
del vicinato voleva dire fiamme e alternate con le fiamme civiltà altre figure di non potersi descrivere che vogliono dire anime del purgatorio la descrizione di questo dettaglio minuto potrebbe sembrare insignificante vediamo dunque sullo sfondo di questo personaggio che cammina un tabernacolo che racconta delle sofferenze del purgatorio è un dettaglio minuto o non è forse l'autore che sta cercando di pizzicare un pochino la corda profonda del suo romanzo che dietro la narrazione di una bella storia ci ricorda il grande esperimento che sta cercando compiono che sta cercando di compiere la sua profonda ricerca la sua verifica
intorno a temi potenti che hanno a che fare con tutti quanti noi ma proseguiamo proseguiamo il curato dunque procede avanti compri i propri gesti su questa stranezza finché non intravede due uomini l'uno dirimpetto all'altro manzoni è bravo a descrivere sia nel caso di don abbondio si di questi primi personaggi che incontriamo i piccoli gesti che contraddistinguono già la loro psicologia anche se vogliamo la loro condizione da alcuni dettagli infatti anche degli abiti eccetera il nostro manzoni riesce a capire che questi due personaggi sono fanno parte della specie dei bravi e chi sarebbero poi questi bravi
che in verità bravi non sono per niente abbiamo appena cominciato la storia e manzoni deve subito fermarsi eccoci di fronte a una delle tante famose digressioni manzoniani questa sua prima digressione storica in fondo serve per raccontarci che i bravi sono degli sgherri al servizio di un potente signore con funzioni di guardia del corpo o di esecutori di malefatte di varia natura si definivano bravi per il significato di valoroso temerario chiamava questo termine ma l'osservazione che dobbiamo fare intorno a questa lunga digressione riguarda proprio la sua natura del suo significato il primo acchito potrebbe infatti sembrare
di essersi imbattuti in pagine forse inutili e piuttosto pesanti con questo lungo elenco di date di nomi e di leggi ma il significato profondo di questa digressione anche in questo caso va genialmente rovesciato come ho cercato un po di suggerire nella mia lettura nel capitolo pur con le mie scarse capacità espressive i pochi mezzi a disposizione e il significato paradossale di questa digressione che non si tratta di una serie di pagine piuttosto pedanti e noiose ma al contrario sono un vero e proprio divertissement dell'autore manzoni si sta divertendo a nominare tutte queste leggi da una
parte certo e lì si documenta quindi foraggia il suo romanzo nella sua chiave storica ma essenzialmente egli non fa altro che trasmetterci un profondo senso della vanità di tutte le grandi intenzioni dei potenti che cercano di te da determinare la storia e se vogliamo in questo notiamo subito anche un certo pessimismo intorno ai temi della politica della giusta tizia della storia fatto sta che i nomi le citazioni e le contraddizioni interne a tutta la documentazione che manzoni ha riportato non dovrebbero fra l'altro in elvetiche che divertirci divertirci insieme a manzoni che si diverte in questo
questo elenco gustando tutti nomi gustando tutte le parole gustando tutte le esagerazioni e ridendo se vogliamo ancora una volta i dominatori stranieri chiusa questa parentesi non insipida e non inutile possiamo comunque rientrare rapidamente nella storia e torniamo dunque il nostro don abbondio ea qualche successo nel capitolo ci verrebbe proprio da dire genia laccio di un manzoni perché a conti fatti ha costruito una macchina narrativa che è il congegno da lui scelto per l'indagine intorno alla verità in cui il male entra subito ed entra improvvisamente senza spiegazioni non solo ma chi va a colpire un prete
mentre dice le sue preghiere e vive la sua vita tranquilla non basta per di più un prete pavido un pusillanime che aveva costruito tutto il suo sistema di vita intorno al principio di evitare qualsiasi impiccio sembra quasi una vendetta personale vuoi vivere scansando il male ecco la storia il male non te lo risparmia arrivato sacchet e il nostro manzoni prende questo prototipo di uomo e lo infilza subito lo condanna ad affrontare il suo destino e pensando a questa figura di prete ricordiamoci che se adesso appena si accenna manzoni si pensa subito a uno scrittore cattolico
addirittura all'autore e forse più integrato di tutti all'interno dell'orizzonte della morale cattolica ricordiamoci invece che il romanzo sollevò sollevo apparire non pochi imbarazzi in molti ambienti ecclesiastici e in particolare per proprio per alcune figure che incontreremo la prima delle quali il nostro caro don abbo che reca già nel nome se vogliamo giocare un pochino forse un omaggio ossequioso al buon dio perché ci lasci abbondio abbondanza di quieto vivere resisterà un simile personaggio alla prova del male lo ripetiamo ancora davanti ai nostri occhi il romanzo predispone una grande simulazione del mondo per verificarne la natura per
testare l'umanità quindi la domanda non è retorica se davvero si affronta la lettura come se fosse un avventura un evento anche per chi come me rileggi promessi sposi per l'ennesima volta certo al primo impatto con le difficoltà don abbondio non fa una gran figura anzi l'incontro con i bravi consegnano definitivamente la sua immagine a una dimensione comica le sue risposte le movenze il tono che possiamo indovinare nelle sue parole c'è lo rendono simpatico don abbondio in fondo è una macchietta eppure anche questa constatazione c'è là dei risvolti interessanti manzoni ha messo subito in rapporto il
lettore con un essere che francamente potremmo definire spregevole eppure gli hanno reso simpatico geniaccio ad un manzoni ancora una volta vediamo infatti un prete che si inchina degli sgherri che risponde o se curioso cosa comanda che si dichiara apertamente disposto all'obbedienza eppure a fronte di tutto questo invece di provare disprezzo manzoni usa la simpatia per attivare la nostra pietà di lettori no non stiamo correndo troppo don abbondio avrà tutto il tempo durante l'esperimento dell'opera di mettersi alla prova ed eventualmente anche di cambiare ma allo stato attuale e manzoni stesso attraverso una nuova digressione ad approfondire
l'analisi del personaggio e persino di giustificarlo termine può sembrare un po impegnativo ma lo spiegheremo nel momento in cui seguiremo manzoni che ci spiega qualcosa del naturale di don abbondio e dei tempi in cui era giocatori di vivere ovvero della sua indole del suo carattere e della società del suo tempo don abbondio e nato così codardo e verrebbe quasi da dire che è uscito così dalla penna dello scrittore che con una famosa litote ci ricorda la caratteristica essenziale cioè appunto che il nostro curato non era nato con un cuor di leone non solo ma si
è trovato a vivere in una società insidiosa diciamo pure ingiusta fronte pure delle leggi che diluvia vano ci dice lo scrittore questo nostro eroe al rovescio antieroe non nobile non ricco coraggioso ancor meno pensò bene di trovare protezione all'interno del clero esattamente come nella società si formavano vari varie leghe varie corporazioni a questo abusi lan imita però ci troviamo costretti anche ad aggiungere qualche altro aspetto ancor peggiore possiamo infatti arrivare a definire anche un po meschino questo sacerdote se pensiamo anche alla sua capacità di sfogare pure le proprie illustrazioni su quelli più deboli e indifesi
persino di lui che alla fin fine comunque sapeva di latino ovvero erano pesto una persona istruita e sarebbe un aggravante a dirla tutta eppure il tono della narrazione lo abbiamo già detto impone in qualche modo la simpatia verso questo personaggio e quindi ci permette di scivolare dentro a una strana verità ci stiamo confrontando con uno scrittore il cui sguardo indaga la realtà in modo lucido analitico senza infingimenti insomma siamo invitati a toglierci di dosso ogni ipocrisia e chiederci se le brutture scoperte in don abbondio non siano o non siano state almeno in qualche momento magari
anche un po le nostre don abbondio insomma è umano anche nei suoi aspetti negativi ed essendo un personaggio appena entrato in scena ancora da mettere alla prova della storia al momento lo prendiamo così giusto a prescindere in quanto vero anche in questo senso riconosciamo in manzoni un maestro di realismo sarà dunque il procedere dell'esperimento nell'avventura a chiederci di maturare un giudizio pira di più radicale ma qui effettivamente ci fermiamo perché altrimenti inizieremo davvero a correre un po troppo riportiamo allora tutta la comunità di questo pensiero alla superficie secondo peraltro il buon progetto di hugo von
hofmannsthal che diceva appunto che la profondità andava nascosta e dove è proprio alla superficie torniamo dunque al nostro simpatico curato e di arresto manzoni ha già punito in partenza lo giustifica sì ma lo punisce ricordiamo infatti quale era la sua massima preferita che era un galantuomo il quale badia se e stia nei suoi panni non accade ormai brutti incontri era questo in fondo il succo della sua morale ebbene come come comincia la storia lo abbiamo detto proprio con i brutti incontri che lui cercava di evitare ma potremmo persino aggiungere che la nostra stessa simpatia nei
suoi confronti è quasi una punizione noi siamo invitati a sorridere se ci pensiamo bene di un poveretto che è proprio in mezzo alle tribolazioni e allora ascoltiamo il suo soliloquio farneticante mentre corre a casa e ci parla di renzo e di lucia come di ragazzacci di due innamorati che per non saper che fare voglio maritarsi come se si tratta se non di un nobile sentimento ma di un capriccio che potrebbe addirittura costargli la vita e approfittiamo in mezzo a tutti questi sorrisi per raccogliere già una prima informazione però intorno a renzo che viene descritto sicuramente
come un bravo ragazzo quando lo tocca ma se uno vuole contraddirli quindi insomma cominciamo a capire che renzo non sarà certo una testa calda ma non è nemmeno una persona troppo sottomessa e continuiamo a guardarlo a immaginarci lo questo nostro don abbondio perso nel suo cinema interiore mentre parla punta di sposini dice che c'entro io sono io che voglio meritarmi o ancor più quando ci si riferisce a don rodrigo e nella sua testa nella sua fantasia immagina quasi di poter linee dire di tutti i colori mentre nella realtà noi sappiamo che al solo più sentir
pronunciare il suo nome toccava il petto con il mento ovvero si inchinava profondamente e vediamo lo fa alla fine quindi arrivare tutto scompaginato e sconquassato a casa e chiamare in causa l'altro personaggio comico di questo primo capitolo perpetua la scenetta che prende vita tra i due nel betis a bilan teatrale e perpetua assomiglia proprio a una di quelle serve padrone che troviamo in tante commedie di goldoni ma apprezziamo subito anche il piglio deciso e popolare il buon senso la praticità tutta femminile se vogliamo con cui questa donna gestisce il proprio ruolo se da una parte
deduciamo subito dalla storia che abbiamo a che fare con una pettegola vediamo anche i tratti di furbizia con cui perpetua duella con don abbondio per ottenere in quattro e quattro otto la confessione di quello che doveva essere un segreto inconfessabile chiamata in causa ubicata si spontaneamente negli affari degli altri e lo stesso di una bondio che riconosce che non è lei a trovarsi nell'impegno il suo poli e lo avrebbe anche dato questa buona donna quello di rivolgersi all'arcivescovo che è un uomo santo e di polso ovvero è esattamente l'opposto di quel cacasotto di don abbondio
su per giù è proprio questa la definizione che ci dà perpetua del suo curato siamo arrivati così sorridendo in fondo al capitolo ci siamo gustati alcuni personaggi decisamente comici siamo entrati subito in medias res dicevamo già dentro il dramma della storia e ancora una volta abbiamo accolto con leggerezza un congegno divertente pace di intrattenerci ma che statene certi diventerà ben presto tra le nostre mani un congegno capace di sprigionare un raggio laser potente da lanciare negli abissi del cuore umano