[Musica] l'Italia sta tornando ad essere un paese da cui chi può scappa secondo l'Istat sarebbero 337. 000 i giovani italiani che hanno lasciato il paese negli ultimi 10 anni ma da uno studio recente il numero reale sembrerebbe ancora più alto si parla di 1. 300.
000 persone in buona parte sono laureati o con un alto livello di formazione tutti quanti cercano nuove opportunità all'estero una vera e propria Fuga di cervelli Ciao io sono Edoardo Questa è star in Finance e oggi parliamo della fuga di cervelli dall'Italia una premessa il tema è ampio e complesso per questo oltre alla statistica abbiamo chiesto una mano a chi vive ogni giorno in prima persona La questione gity gity è un'azienda innovativa che si occupa di formazione continua nelle imprese italiane le sue strategie possono aiutare a combattere la fuga dei cervelli assistendo le imprese nella crescita e nello sviluppo di giovani talenti assieme a loro abbiamo analizzato il problema cercando di pensare a delle possibili soluzioni ma facciamo un passo indietro cosa si intende per Fuga di cervelli con Fuga di cervelli di solito si intende il trasferimento all'estero di persone laureate soprattutto giovani Tuttavia il problema che si sta vivendo Oggi è molto più ampio dei giovani che hanno lasciato l'Italia per andare a lavorare all'estero Infatti solo un quarto alla laurea Ma questo ovviamente non rende la situazione meno grave anzi stanno emigrando sempre di più giovani lavoratori laureati e non con buone competenze nel loro campo e con l'ambizione e la voglia di far carriera l'Italia per gran parte della sua storia è stato un paese di emigrazione con un saldo migratorio negativo Cioè con più persone che se ne vanno di quelle che arrivano dopo il boom economico però le cose cambiarono nel 1972 per la prima volta dall'unità gli immigrati erano più degli emigrati il saldo migratorio era diventato positivo un risultato non da poco dall'estero l'Italia iniziava ad essere vista come un posto in cui cercare nuove opportunità un'altra svolta arriverà 30 anni dopo nel 2002 quando il saldo migratorio è schizzato in alto ma a questo punto già si nota un problema Cioè che solo una quota minore di chi arrivava in Italia era laureato o comunque con un buon livello di formazione o che anche se formati finivano spesso per fare lavori a bassa qualificazione guardando bene la fuga di cervelli stava già iniziando l'Italia stava creando molti posti di lavoro a reddito medio basso attraendo lavoratori dall'estero Tuttavia stava rimanendo indietro sulle occupazioni più qualificate a medio e alto reddito tra il 2002 e il 2011 emigrarono 68. 000 giovani laureati italiani Ma come prevedibile la situazione degenerò dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale la crisi del 2008 il saldo migratorio dell'Italia Pur restando in positivo crollò e ovviamente anche i numeri della fuga di cervelli presero il volo così Tra il 2012 e il 2021 il numero di giovani laureati imigrati ha raggiunto le 120. 000 unità quasi il doppio rispetto al decennio precedente In totale sono stati 337.
000 i ragazzi tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato l'Italia Ma come abbiamo detto all'inizio i numeri dell'istat potrebbero essere anche sottostimati questi Infatti si basano sulle cancellazioni delle anagrafi comunali però è un metodo di analisi che presenta delle debolezze non fare la cancellazione Infatti non comporta alcuna penale quindi molti semplicemente non la fanno e quindi non figurano non vengono registrati dall'istat come emigrati un problema che diversi esperti evidenziano già da tempo così per vedere quanti sono quelli non contati nei dati ufficiali è arrivato lo studio di fondazione Nordest e skilled italian in the UK guardando ai dati europei è emerso che i numeri reali Sarebbero circa il triplo di quelli instat il problema Quindi è anche più grave del previsto tanto che secondo le conclusioni dello studio il saldo migratorio reale dell'Italia potrebbe già essere tornato negativo ma quindi tutto questo Da cosa dipende da cosa è causato capire come Porre un freno alla fuga dei cervelli e alla crescente migrazione dall'Italia non è facile per farlo è Innanzitutto utile guardare agli altri paesi verso cui emigrano gli italiani per caso offrono qualcosa che manca all'Italia alcuni parlano di contratti migliori più remunerativi e con più possibilità di essere promossi che comunque sono componenti fondamentali ma non sembrerebbe trattarsi solo di questo facciamo alcuni confronti si può pensare al nodo del lavoro precario di certo rilevante in Italia solo il 32% dei nuovi contratti di lavoro è a tempo indeterminato guardando al dato del 2021 contro per esempio il 67% in Germania e il 44% in Francia e la percentuale italiana inoltre va anche letta come ottimistica infatti c'è una diffusione molto forte nella penisola del lavoro in nero non registrato nelle statistiche che se contato farebbe abbassare ancora di più la percentuale ma unaltra questione forse ancora più centrale sono gli sbocchi di carriera le aziende dei paesi dove gli italiani si dirigono di più come Svizzera e Francia di solito offrono percorsi di formazione continua spesso anche sovvenzionati dai governi tramite detrazioni fiscali e strumenti simili o in altri casi come negli Stati Uniti o in Germania ci sono più aziende di grandi dimensioni realtà che di solito investono molto di più nella formazione dei dipendenti anche visto il fatto che possono permetterselo Per non parlare di una generale tendenza a valorizzare i dipendenti Capaci investendo sulla loro crescita all'interno dell'azienda nell'ottica di migliorare sempre di più la qualità del lavoro e la produttività Ma come si fa in primis organizzando percorsi e corsi di formazione e sviluppo sul lavoro investendo nell'innovazione in linea con quello di cui l'azienda ha bisogno e con flessibilità realtà come agility ad esempio supportano le aziende nel costruire progetti formativi digitali per sostenere la crescita delle competenze aziendali il tutto sia di persona con docenti esperti che con percorsi di e-learning o ibridi e la formazione sul lavoro lavoro aiuta tanto i dipendenti quanto l'azienda i primi Infatti possono crescere a livello professionale progredendo nel proprio percorso di carriera l'azienda invece può migliorare qualificazione e preparazione del personale senza dover assumere nuove figure il che alla lunga costerebbe di più più competenza all'interno dell'azienda vuol dire spendere meno nella ricerca di soluzioni esterne quindi più risorse da dedicare alla crescita dell'impresa Ma quindi come si dovrebbe fare in pratica secondo gity che ha realizzato un'indagine sulle aziende italiane la formazione è considerata un elemento strategico per ogni azienda non solo sulle cosiddette hard skill le capacità legate in modo diretto al proprio lavoro ad essere fondamentali sono anche le soft skill competenze come la comunicazione le lingue e il lavoro di squadra senza dimenticare le competenze digitali e nelle usare i nuovi media per le competenze digitali invece si investe il 27% del totale e l'83 per dei dipendenti intervistati di agility le reputa fondamentali Quindi se volete approfondire la ricerca vi lasciamo in caption il link l per scaricare l'ebook in Italia Poi di solito nel complesso si investe poco nella formazione del personale con solo il 44,6 per degli occupati che ha seguito corsi di formazione sul lavoro Inoltre nella penisola Si è anche investito poco nell'innovazione questo oltre allo svantaggio competitivo per le imprese italiane ha avuto un effetto deleterio sul mercato del lavoro così Infatti si sono creati pochi posti di lavoro qualificati Il problema è che con la tecnologia diversi vecchi lavori qualificati sono scomparsi o sono diventati molto meno richiesti quindi la mancata innovazione ha fatto sì che in Italia si creassero pochi nuovi impieghi ben pagati a sostituire quelli scomparsi a differenza che in altri paesi avanzati Ma qual è il motivo di questo fenomeno perché siamo arrivati a questo punto nel caso italiano una prima causa che si nota è la struttura del tessuto imprenditoriale è composto da molte realtà piccole nella penisola circa il 95% delle attività economiche sono microimprese con meno di 10 dipendenti guardando al dato più recente queste piccole attività danno lavoro a circa il 45% gli occupati in Italia contro per esempio il 30% in Francia e il 20% in Germania negli Stati Uniti invece solo il 18% degli occupati lavora in aziende con meno di 20 dipendenti loro nemmeno hanno una categoria per quelle con meno di 10 il primo problema è che le aziende italiane in media più piccole hanno Maggiore difficoltà Sia ad organizzare attività non legate al lavoro che a sostenere i relativi costi viste le risorse più limitate Quindi per loro è più difficile investire in innovazione e informazioni dei dipendenti in seconda battuta poi l'aggiornamento richiede tempo con risultato che molte piccole imprese fanno fatica a implementare nuove tecniche e nuove tecnologie con anche la difficoltà nello scegliere i progetti di cui hanno davvero bisogno correndo il rischio di investire risorse in progetti di formazione e innovazione sbagliati per l'azienda senza riuscire a riconoscere quelli che sarebbero davvero utili per il loro caso specifico secondo agility per riconoscere la strategia migliore occorre osservare tre aspetti la qualità della formazione l'automazione dei processi e la semplicità Inoltre anche se ci sono sovvenzioni per la formazione le le imprese faticano ad accedervi per colpa della burocrazia spesso troppo complessa un problema di cui si lamenta il 59% delle aziende intervistate da agility anche per aiutare in questi processi Infatti agility offre dei servizi di consulenza utili ma il problema è ancora ben presente e basta scoraggiare gli investimenti in formazione ciò causa due effetti principali una minor creazione di posti di lavoro qualificati ed un significativo svantaggio competitivo verso aziende estere e anche per questo gran parte degli italiani più in gamba e formati cercano opportunità fuori dall'Italia in aziende che a differenza di quelle italiane sono più spesso attrezzate e preparate per accoglierli e valorizzarli con posti di lavoro di buon livello Eppure anche se in ritardo oggi si sta facendo qualcosa sia per incoraggiare l'innovazione e la formazione sul lavoro che soprattutto per incentivare il ritorno dei cervelli Ma cosa si sta facendo per portare il livello di innovazione e formazione del tessuto imprenditoriale italiano a livello degli altri paesi avanzati Ci vuole tempo quindi ci vuole tempo anche per far sì che si creino abbastanza posti di lavoro adatti a chi oggi deve cercare all'estero in contemporanea però sono proprio le figure professionali che più tipicamente lasciano l'Italia a poter fungere da primo promotore per innovare sia perché sono spesso tra i più capaci E con voglia di fare sia perché si può sfruttare quello che hanno imparato all'estero invece le aziende italiane vista la fuga dei migliori profess i isti restano sempre più indietro in quello che è diventato una specie di circolo vizioso e di quelli che partono oltre la metà resta a vivere all'estero senza più tornare in Italia e Se contiamo che i dati instat su questo tema sono sottostimati Lo squilibrio nella realtà dovrebbe essere ancora più grande in un'emigrazione di giovani qualificati che poi guardando ai dati europei dall'Italia è quasi a senso unico così i diversi governi Italiani nel tempo Hanno introdotto delle agevolazioni soprattutto fiscali per spingere cervello in fuga a tornare nel 2009 si introdussero alcuni incentivi per il rientro dei Lavoratori qualificati ovvero dotati di laurea o titoli analoghi ad alta specializzazione si inserì una riduzione del 50% del reddito imponibile per 5 anni In altre parole quindi una volta tornati in Italia per 5 anni avrebbero potuto pagare le tasse calcolando come se guadagnassero la metà quindi chi percepiva 100 avrebbe dovuto pagare come se avesse percepito 50 nel 2019 poi la riduzione salì addirittura al 70% Tuttavia sarà di nuovo abbassata al 50% nel 2024 con l'obbligo a rimanere in Italia per i 5 anni dell'incentivo chi dopo averlo ottenuto se ne va via prima di 5 anni dovrà pagare tutto lo sconto che ha avuto sulle tasse più una penale ma queste misure sono state efficaci Beh a prima vista parrebbe di sì hanno portato ad un significativo aumento dei rientri da 4. 100 nel 2011 di cui 2300 laureati a 13. 700 di cui 8500 laureati Nel 2020 guardando i dati con più attenzione però si nota che allo stesso tempo gli espatri sono aumentati ancora di più da 7.
700 nel 2011 a 31. 300 di cui 25.