il crocifisso della chiesa di san domenico ad arezzo pur rifacendosi ancora l'iconografia romanica del christus pad yens costituisce quanto a tecnica realizzativa una straordinaria novità il corpo del cristo infatti non pende mollemente dalla croce ma sembra quasi volersene dolorosamente di staccare nell'ultimo disperato sussulto dell'agonia il disegno è estremamente nitido e incisivo e colori sono dosati con un sapiente effetto di chiaro scuro e si modellano la figura conferendole un volume è una maestosità solenni questo non significa che cimabue si sia di staccato all'improvviso da tutte le regole della tradizione la complessa geometria della croce gli occhi
a s il ventre schematicamente tripartito la preziosità delle dorature del perizoma sono indizi di come molte caratteristiche della cultura figurativa romanico bizantina siano ancora ben presenti e radicate la raffinatezza della tecnica pittorica a cimabue ska comunque appare soprattutto nella raffigurazione del volto di cristo l'incarnato e ottenuto partendo da un fondo di terra verde e bianco il cosiddetto verduccio sul quale sono stati successivamente sovrapposti numerosi strati di sottilissimi tratteggi variamente orientati il loro colore digrada al fine di mettere plasticamente in evidenza il modellato del volto dall'ocra chiaro intorno agli occhi fino all'arancio della ruota sinistra che
si intravede sotto la vaporosa lanugine bruna della barba [Musica]