le parole di plinio il giovane che descrive l'eruzione del vesuvio del 79 cristo sono forse l'inizio della storia della vulcanologia si tratta della prima testimonianza diretta e scritta che descrive una eruzione vulcanica esplosiva sono passati molti anni dall eruzione quando plinio il giovane scrive a tacito per raccontare della morte dello zio plinio il vecchio ma il racconto rimane nitido e preciso la testimonianza è talmente evocativa da lasciare tracce nella nomenclatura scientifica internazionale che oggi chiama pliniane quelle eruzioni particolarmente violente che sono in grado di sollevare la colonna eruttiva fino a oltre 10 chilometri di altezza
e che poi si allarga in cielo come la chioma maestosa di un pino marittimo oggi sappiamo che nel corso dell'irruzione è durata circa 20 ore la colonna eruttiva nel 79 dopo cristo ha raggiunto prima i 14 chilometri e poi si è sollevata fino a 32 nell'arco delle 20 ore è stato eruttato un volume di 4 chilometri cubi di magma ha frammentato dall'esplosione in pomici e lapilli questo materiale è sollevato a grandi altezze dalla colonna eruttiva viene sospinto dai venti e va a ricadere su una vastissima area a sud est del vulcano il racconto di plinio
il giovane descrive con molta efficacia la caduta di questa cenere così fitta da oscurare la luce del giorno quando mentre plinio il vecchio si si trova stabia pompei oplonti sono ricoperte da circa tre metri di ceneri il peso di questo materiale è sufficiente a causare il crollo di molti tetti delle case e causare così le prime vittime il maggiore disastro è dovuto al passaggio dei flussi piroclastici queste miscele incandescenti di gas e ceneri si formano quando il materiale eruttato è troppo pesante per essere sollevato in cielo nella colonna eruttiva e ricade lungo i fianchi del
vulcano portando con sé tutto quello che incontra ercolano risparmiata dalla caduta delle ceneri è distrutto dal passaggio dei flussi insieme ai suoi abitanti e anche pompei viene invasa dai flussi che che non lasciano scampo ai pochi superstiti ritornati in città sopra al mantello di pomici bianche l'eruzione non tocca soltanto la città e le persone ma modifica proprio il territorio la linea di costa sarà spostata di centinaia di metri e il livello del suolo sarà più alto di 10 20 metri rispetto a prima dell'eruzione carota mi chiedi di narrar ti la morte di mio zio per
poterla tramandare ai posteri con maggiore esattezza te ne sono grato già che prevedo che la sua fine se narrata da te è destinata a gloria non peritura benché infatti egli sia perito in mezzo alla devastazione di bellissime contrade assieme a intere popolazioni e città in una memorabile circostanza quasi per sopravvivere sempre nella memoria e benché egli stesso abbia composto molte e durevoli opere tuttavia alla durata della sua fama molto aggiungerà l'immortalità dei tuoi scritti bene io stimo fortunati coloro ai quali perdono divino è dato o di fare cose degne di essere narrate o di scriverne
degne di essere lette fortunatissimi poi coloro ai quali è concesso l'uno e l'altro fra costoro sarà mio zio in grazie delle sue opere e delle tue perciò tanto più volentieri imprendo a compiere ciò che desideri anzi lo chiedo come un favore egli era a miseno e comandava la flotta in persona il nono giorno prima delle calende di settembre verso l'ora settima mia madre lo avverte che si scorge una nube insolita per vastità e per aspetto e gli dopo aver preso un bagno di sole e poi d'acqua fredda aveva fatto uno spuntino giacendo e stava studiando
chiese le calzature e salì a un luogo dal quale si poteva vedere bene quel fenomeno una nube si formava a coloro che la guardavano così da lontano non appariva bene da quale monte avesse origine si seppe poi dal vesuvio il cui aspetto e la cui forma nessun albero avrebbe meglio espressi di un pino giacché protesi verso l'alto come un altissimo tronco si allargava poi a guisa di rami perché ritengo sollevata dapprima sul nascere da una corrente d'aria e poi abbandonata a se stessa per il cessare di quella accedendo al proprio peso si allargava pigramente a
tratti bianca a tratti sporca e chiazzata a cagione del terriccio o della cenere che trasportava la persona erudita qual'era gli parve che quel fenomeno dovesse essere osservato meglio e più da vicino ordina che si prepari un battello liburnico mi permette se lo voglia di andare con lui gli rispondo che preferisco rimanere a studiare anzi per avventura lui stesso mi aveva assegnato un compito stava uscendo di casa quando riceve un biglietto diretti la moglie di casco spaventata dal pericolo che la minacciava giacché la sua villa era ai piedi del monte e non vi era altro scampo
che per nave supplicava di essere strappata da una così terribile situazione lo zio cambio i propri piani e ciò che aveva intrapreso per amor di scienza condusse a termine per spirito di dovere mette in mare le quadri remi e si imbarca lui stesso per recare aiuto non solo a retina ma molti altri giacché per l'amenità del lido la zona era molto abitata si affretta la donde gli altri fuggono va diritto rivolto il timone verso il luogo del pericolo così privo di paura da dettare e descrivere ogni fenomeno di quel terribile flagello ogni aspetto come si
presenta ai suoi occhi già la cenere cadeva sulle navi tanto più calda e densa quanto più si approssimava già della pomice e anche dei ciotoli cotti e frantumati dal fuoco poi ecco un inatteso bassofondo e la spiaggia ostruita da massi proiettati dal monte esita un momento se doveva rientrare ma poi al pilota che lo esorta a far ciò esclama la fortuna aiuta gli audaci punta verso pon pon jano questi era a stabia dall'altra parte del golfo giacché ivi il mare si addentra seguendo la riva che va via via disegnando una curva quivi pon pon jano
benché il pericolo non fosse prossimo ma alle viste però e col crescere potendo farsi imminente aveva trasportato le sue cose su alcune navi deciso a fuggire se il vento contrario si fosse quietato ma questo era del tutto favorevole a mio zio che arriva a braccia all'amico trepidante lo rincuora lo conforta e per calmare la paura di lui con la propria sicurezza vuole essere portato al bagno lavato si cena tutto allegro ciò che è ancor più fingendo allegria frattanto dal monte vesuvio in parecchi punti risplendevano larghissime fiamme e vasti incendi il cui chiarore e la cui
luce erano resi più vivi dalle tenebre notturne lo zio andava dicendo per calmare le paure esser case che bruciavano abbandonate e lasciate deserte dalla fuga dei contadini poi si recò a riposare e dormire di un autentico sonno che la sua respirazione resa più pesante e rumorosa dalla vasta corporatura fu udita da coloro che passavano accanto alla soglia ma il livello del cortile attraverso il quale si accedeva a quell'appartamento c'era già talmente alzato perchè ricoperto dalla cenere mista alla pelle che se egli si fosse più a lungo indugiato nella camera non avrebbe potuto più uscirne svegliato
ne esce e raggiunge pon pon jano e gli altri che non avevano chiuso occhio si consultano fra loro se debbano rimanere il luogo coperto può uscire all'aperto infatti continue e prolungate scosse telluriche scuotevano l'abitazione e quasi l'avessero strappata dalle fondamenta sembrava che ora sbandasse da una parte ora dall'altra per poi riassestarsi d'altra parte all'aperto si temeva la pioggia dei la pelle per quanto leggeri e porosi tuttavia confrontati i pericoli egli scelse di uscire all'aperto ma se il lui prevalse ragione ha ragione negli altri timore ha timore messi dei guanciali sulla testa li assicurano con lenzuoli
fu questo il loro riparo contro quella pioggia già faceva giorno ovunque ma cola regnava una notte più scura e fonda di ogni altra ancorché mitigata da molti fuochi e varie luci egli volle uscire sulla spiaggia e vedere da vicino se fosse possibile mettersi in mare ma questo era ancora agitato e impraticabile quivi riposando sopra un lenzuolo disteso chiese e richiese dell'acqua fresca e la beve avidamente ma poi le fiamme e il puzzo di zolfo che le annunciava mettono in fuga taluni e riscuotono lo zio sostenuto da due schiavi si alzò in piedi ma subito ricade
perché io suppongo l'aria è spezzata dalla cenere aveva ostruita respirazione bloccata la trachea che gli aveva per natura delicata è stretta e frequentemente infiammata quando ritornò il giorno il terzo dopo quello che aveva visto per ultimo il suo corpo fu trovato intatto e illeso coperto dei panni che aveva indosso l'aspetto più simile a un uomo che dorme che ha un morto frattanto a miseno io e la mamma ma ciò non importa alla storia e tu non volevi conoscere altro che il racconto della sua morte faccio dunque punto una cosa sola voglio aggiungere ti ho esposto
tutto ciò cui assistetti o che seppi subito quando i ricordi sono più veritieri toccavano e ciò che più importa altra cosa è infatti una lettera altra una storia altra cosa scrivere per un amico altra per il pubblico addio