Sia lodato Gesù Cristo. Quarta domenica per annum. Noi siamo il popolo delle beatitudini.
Il discorso della montagna resta la più sensazionale novità della storia del mondo. In queste parole c'è davvero la proposta di un modo nuovo di pensare, di essere e di vivere. Per noi credenti questo discorso indica la direzione della nostra continua conversione.
Per i non credenti è un enigma e nello stesso tempo una sfida. Le parole di Cristo suscitano ancora stupore e non riescono ad invecchiare perché non possono invecchiare il discorso della montagna. Oggi Gesù lo riconsegna alla Chiesa, lo pronuncia qui, oggi per noi.
Beati, la prima parola è un'assicurazione a colui che cerca la giusta gioia e la vera felicità. Gesù dice: "State attenti, io sono venuto per darvi la gioia, sono venuto per invitarvi a nozze e non per cantare un mesto funerale. Se la fede non dà contentezza, evidentemente non c'è".
Oppure è debole, fluttuante, incerta. Se portiamo tristezza e diffondiamo tristezza, è da rivedere tutta la nostra vita, tutta la nostra vita cristiana. Perché fede e gioia si cercano e si muovono insieme.
Questo l'aveva capito meravigliosamente Madre Teresse di Calcutta. Ciò che più colpisce nella sua vita è la continua serenità del suo volto, nei suoi occhi. Un giorno disse alle sue suore: "La nostra gioia è il mezzo migliore per predicare il Vangelo".
George Bernanos scrisse: "Quando uscite dal confessionale, voi siete in stato di grazia. In stato di grazia. Eppure vedete, esso quasi non appare.
" Ci domandiamo, "Ma che cosa ne facciate della grazia di Dio? Non dovrebbe raggiarvi sul viso? Dove diavolo nascondete la vostra gioia?
" Prima di lui Federico Nietzsche, quasi con rabbia aveva esclamato: "Per farmi imparare a credere al loro Dio, bisognerebbe che i cristiani cantassero dei canti migliori, bisognerebbe che avessero un'aria più contenta. " Eppure, per usare ancora un'espressione di George Bernanos, la Chiesa possiede la gioia per sonare tutte le tristezze umane. applichiamolo a noi.
Se la nostra vita resta serena nelle prove, se la nostra pace poggia veramente in Dio e quindi al sicuro noi siamo un argomento a favore di Dio. Ma se la nostra vita è continuamente tesa, inquieta, malinconica, triste, noi siamo un problema in più per il Dio della gioia, perché abbiamo il vestito da figli di Dio, ma il cuore non è ancora nato alla vita di Dio. E Gesù continua, beati i poveri nello spirito, beati gli afflitti, beati i miti.
Evidentemente la proposta di gioia che viene da Cristo è diversa da quella che viene da chi risolve tutto nel benessere o nel divertimento che sfiora soltanto la pelle ma non riempie il cuore. Per essere più esatti bisogna dire il mondo propone il piacere mentre Dio propone la gioia spirituale frutto di amore. Dio che ha scelto Betlemme è coerente con se stesso.
La ricchezza, il potere, la salute, anche la cosiddetta fortuna non risolvono il problema della gioia dell'essere umano e i fatti lo confermano ogni giorno. Cristo veramente spacca la storia. La sua strada è un'assoluta novità e nello stesso tempo risponde a ciò che la persona cerca da sempre.
Cristo chiama beati i poveri, gli afflitti, i miti, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace. Perché? Attenti bene.
Chi è il povero che Cristo mette in testa la sua classifica? La povertà evangelica non è semplicemente una condizione economica, sia ben chiaro, ma è un atteggiamento dell'animo. Il Vangelo, infatti parla di poveri nel cuore, poveri nelle intenzioni, poveri nello spirito, poveri nei desideri.
Chi sono i poveri nello spirito? Sono coloro che non puntano sul denaro, sul potere, sul successo. Povero è chi ha rotto con l'idolatria del denaro e del potere.
Povera chi sente dentro di sé una profonda inquietudine che lo spinge al di là delle cose di quaggiù e lo porta a salire a cercare fino a trovare Dio. Povero è colui che si appoggia sulla roccia che è Dio e soltanto Dio. Più tutto mi mancherà quaggiù, più troverò l'unico necessario.
Diceva Carlo de Fouol. Tutto è buio dentro di me, ma in fondo vedo la luce. esclamava Benedetta Bianchiporro.
Durante una terribile malattia che la portò alla cecità e alla morte a 27 anni è morta dicendo grazie. Per questi cristiani non temono le prove e le persecuzioni. E l'ultima beatitudine è proprio questa: beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno: "Ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Chi vive il Vangelo delle beatitudini si aspetti scherno e persecuzione, perché coloro che vivono nelle tenebre odiano la luce, ma anche la persecuzione rientra nella povertà del credente. La Chiesa più rinuncia alle sicurezze umane, più è grande e luminosa.
Dio infatti fa cose grandi con i piccoli, con gli umili, con coloro che non hanno pretese da imporre a Dio. Meravigliosa la grandezza di Dio. Pensate, Abramo, un oscuro nomade, diventa padre di una moltitudine di credenti.
Mosè, un balbuzziente cacciato dal faraone, diventa il liberatore di Israele. Davide, l'ultimo figlio di esse, diventa re di Israele ed erede della promessa messianica. Maria, una ragazza sconosciuta, diventa la benedetta fra tutte le donne.
È una lunga storia che arriva fino a noi e nella quale Dio ripete tenacemente lo stesso prodigio. Pensate il curato Darse, padre Ludopoldo Mandice, don Luigi Orione, padre Pio, erano niente per il mondo. Eppure il mondo è stato costretto a riconoscere in loro una grandezza, una grandezza che veniva dall'alto.
La lezione di Dio è chiara. Non vinceremo con l'intelligenza, non vinceremo con le ragioni della ragione, non vinceremo con le capacità umane e con i mezzi umani. Vinceremo il male se saremo poveri e umili, perché allora Dio vincerà in noi e vincerà attraverso di noi e la storia lo grida ogni giorno.
[musica] Cho dato Gesù Cristo.