Eccoci qua. Allora, questo è il 20o 21º video di questo corso, quindi lo trovate come video bonus e trovate le slide relative a questo video. Nella cartella materiali aggiuntivi del corso trovate le il file tutte le slide aggiornato in cui c'è anche questo pezzettino qui. Allora, di cosa parleremo? lo vedete già dal primo titolo che è proiettato a fianco a me. Parleremo di eh intelligenze, parleremo delle teorie Sull'intelligenza e parleremo anche della creatività. Sono due nuclei eh tematici importanti che vengono richiesti sia per il per la preparazione al concorso scuola, sia soprattutto per il TFA
sostegno, perché la conoscenza delle intelligenze multiple, di tutte le teorie che vedremo, è strettamente connessa alla valorizzazione, alla personalizzazione della didattica, soprattutto quando si lavora con eh alunni con bisogni Educativi speciali, con disabilità. Quindi tutto quello che vedremo, il pensiero flessibile, le soluzioni alternative, devono essere messe in pratica prima di tutto dall'insegnante e poi devono essere riconosciute e allenate nel nell'aluno. Al termine di tutta la trattazione per quanto riguarda creatività e intelligenze vi inserirò anche degli esempi di domande per la prova scritta su cui Potervi allenare per quanto riguarda il TFA sostegno. Quindi mi ripeto,
questo è un corso che va bene sia per il concorso che per il TFA sostegno. In particolare intelligenza e creatività vengono richieste maggiormente per l'accesso alla specializzazione sostegno. Quindi al termine di questo video, che è il 21esº, quindi l'ultimo, troverete delle domande che sono da esempio per potervi eh appunto allenare alla prova scritta. Nella cartella dei materiali aggiuntivi Voi trovate già delle domande, ma delle domande già svolte. Quelle che vi presenterò invece alla fine di questo video sono delle domande eh che non hanno risposta su cui voi potete allenarvi dunque dopo aver studiato, dopo aver
visto presumibilmente tutti questi tutti questi video, ad aver fatto quindi una buona eh diciamo una buona full immersion. Allora, eh partiamo subito dalla questione eh intelligenza. Intanto, al Di là di quello che trovate scritto nella slide, l'intelligenza è la capacità di leggere tra le righe, la capacità di adattarsi e ed è una capacità che gli esseri viventi hanno sempre avuto o meglio hanno sempre dovuto avere per potersi ehm ambientare, per poter rimanere sul pianeta Terra e affrontare tutti i cambi cambiamenti che investono necessariamente la vita sociale dell'individuo e tutte le sfere delle sue relazioni. In
particolare, quel che viene, diciamo così, individuato come importante è il concetto di intelligenza emotiva. Partiamo da qui. Il concetto di intelligenza emotiva nasce dal pensiero di due eh psicologi che trovate scritti nelle slide. Saloway e Meer che la definiscono per la prima volta. Era il 1990, tutto sommato neanche troppo tempo fa. Identificano l'intelligenza Emotiva. Non è una cosa da poco affiancare l'intelligenza, che è sempre stata qualcosa di eh misurabile, qualcosa di scientifico con l'emotività era sicuramente innovativo. Ok? Che cos'è l'intelligenza emotiva? è la capacità di monitorare, di dominare le proprie emozioni, le emozioni altrui e
soprattutto di utilizzare queste emozioni per guidare il pensiero e l'azione. Potrebbe sembrare, oddio, chi ha intelligenza emotiva è un gran Manipolatore. Eh, sicuramente non è così. L'intelligenza emotiva è un'abilità, è un'abilità che consiste prima di tutto nella conoscenza dell'emozione, quindi della natura di un'emozione, no? Ehm, e poi nella capacità di leggere l'emozione dell'altro e potersi semplicemente comportare di conseguenza. Ok? Eh, identificare le emozioni dell'altro fa in modo che noi che siamo in comunicazione con quest'altro possiamo Accedere al suo pensiero in qualche modo, sintonizzarci a quello che prova lui. E questo, senza fare tanti tante evoluzioni
tecniche, ci riporta dritti dritti a quello che è il pensiero dell'empatia, al concetto di empatia che vedremo tra poco. Scusatemi. Allora, iniziamo da che cosa sono le emozioni. Allora, questi due psicologi hanno parlato di intelligenza emotiva, Appunto, nel 1990, ma per capire che cos'è l'intelligenza emotiva e quindi la consapevolezza di queste emozioni, le emozioni bisogna definirle. Si tratta di reazioni, sono dei processi di durata variabile, breve o intensa, che rispondono ad uno stimolo. Lo stimolo può essere uno stimolo interno, può avere un motivo, può anche non averlo. Eh, io posso essere in ansia, eh, perché
devo fare un esame, a quel punto la motivazione ce l'ho ben chiara, Ma posso anche alzarmi la mattina con un senso di ansia generalizzata che parte da me, non c'è nessuno che me la sta causando, ma non so identificare la ragione. Per cui l'emozione è la risposta ad uno stimolo che non ha sempre una ragione razionale d' esistere. Ok? nell'emotività eh c'è poco di razionale. L'emozione è una reazione che si sposta, diciamo, su tre livelli. Un primo è un piano fisiologico. Piano fisiologico è Un piano fisico, è eh composto da tutte quelle reazioni che noi
capite bene, non controlliamo. dibattito cardiaco, la sudorazione fredda, la circolazione, eh, il dolore alla bocca dello stomaco, non riesco a digerire, ho inappetenza, ok? la risposta corporea, fisica, a qualcosa che si genera di fatto nella nostra mente. Poi abbiamo un piano, una dimensione comportamentale eh attraverso cui si manifesta quell'emozione. Come mi Comporto quando vivo una determinata emozione. inizio a camminare su e giù, mi piego su me stesso, non riesco a stare seduto, sto sempre in piedi, ho una voce più tremolante, eh, divento tutto rosso. Ok? E poi c'è il piano cognitivo. Cosa succede? L'unione di
tutti gli aspetti che abbiamo visto finora, l'aspetto fisiologico, l'aspetto comportamentale, mi creano un problema nel cervello. Cioè, Io cosa faccio? Sento il mio cuore che batte all'impazzata, sudo, freddo, ehm, non non ho fame, non mangio, vorrei scappare, sono qui tutto ripiegato. Cosa faccio a livello cognitivo? A chi do retta? Devo assecondare questi stimoli fisiologici, corporei, comportamentali, quindi piglio e scappo e non faccio l'esame anche se ho studiato, per l'ansia, oppure sto lì. Ecco, l'aspetto cognitivo è quello che deve un po' Regolare, ok, il tutto. L'aspetto cognitivo è la questione razionale che a un certo punto
dice: "Ok, va bene, sto sudando freddo, non mangio da un po', mi batte forte il cuore, ma adesso mi siedo, comincio, faccio un bel respiro e vedrai che passa". Oppure l'aspetto cognitivo è quello che può dire, sai cosa c'è di nuovo? l'esame lo faccio al prossimo appello e tanti saluti. Ok? Quindi è chiamato a fare un po' da giudice. Questa è un'emozione, è L'unione di queste tre componenti dove una può prevalere sulle altre. dipende totalmente dall'individuo. Eh, la questione è m questa quando noi parliamo di emozioni, abbiamo nella nostra mente, no, un ricordo di un'emozione,
provate a chiudere gli occhi, la prima emozione che avete vissuto nella vostra testa vi vi verrà in mente, no? avrete un'emozione che prevale sulle altre che vi ricorderete. Ecco, Per parlare di emozioni dobbiamo distinguere un po' di definizioni perché noi definiamo emozioni cose che in realtà non lo sono. Ok? Quindi noi dobbiamo distinguere tra lo stato d'animo o umore, il sentimento e l'affetto. All'interno di tutto questo ci sono delle sfumature d'emozione che però non hanno tutte la stessa valenza. Lo stato d'animo o l'umore, il Cosiddetto mood in inglese, no? Ehm è qualcosa che ha una
bassa intensità e una lunga durata. io posso avere uno stato d'animo per una giornata intera, per una settimana intera, anche per un mese intero. E non è qualcosa lo stato d'animo che mh possa essere, diciamo, scatenato con effetto immediato da un evento. Ok? Poi ho il sentimento. Il sentimento è uno stato d'animo Più stabile dell'umore. È duraturo anche il sentimento, ma è rivolto ad un oggetto ben preciso, sia esso una cosa o una persona. Ok? Lo stato d'animo, l'umore è qualcosa di generalizzato. Io eh posso sentirmi a livello di mood, appunto, a livello di umore
un po' indisposto, un po' scocciato, però quasi non so dire perché. È un No, pensate alle cose che che diciamo noi quotidianamente, no? Ma No, ma mi sento un po' scocciato, ma perché? Ma no, ma è una serie di cose. Cosa vuoi che sia? Tante cose che non vanno, tante cose storte. Quello è l'umore, no? Noi percepiamo questa sensazione, ma non sappiamo identificare un oggetto preciso che ce l'ha scatenata. Il sentimento invece è anche questo qualcosa di duraturo, ma in quel caso io ho un sentimento se è indirizzato ad una persona precisa, sia esso buono
o cattivo, Anche se gli aggettivi buono o cattivo per le emozioni non si usano mai. Ogni emozione è degna di essere vissuta, non è mai né buona né cattiva. Poi c'è l'affetto. Ecco, l'affetto è un forse il termine più più utilizzato, no? È un termine molto ampio, molto generico. Ehm, a che cosa è ricollegato? È ricollegato sicuramente ad un legame. Ad un legame che intercorre tra me e una certa persona, tra me e una certa cosa. Ok? L'affetto eh ha un una radice data dall'esperienza. Ok? Io ho fatto un'esperienza emotiva con bah, guardate, anche solo
con casa mia, eh, io ho fatto l'esperienza emotiva di scoprire, che ne so, che sarei entrata di ruolo dentro questa casa. Tutte le volte che ci entro, mi ricordo quella cosa, quella è un'esperienza emotiva forte, buona o cattiva. eh ehm positiva o negativa, meglio. E quell'esperienza mi lega Emotivamente ad un certo ambiente, ad un certo oggetto, ad una certa persona. A quel punto si sviluppa l'affetto. L'affetto si sviluppa quando io ho almeno un'esperienza emotiva con quella cosa, con quella persona, una condivisione che in qualche modo mi tocca le emozioni. Il sentimento è qualcosa che sulla
sulla base di una serie di esperienze emotive diventa duraturo. Ok? Ehm, rispetto alle emozioni, giusto per Andare avanti, c'è un uno studioso importantissimo, uno dei più importanti studiosi delle emozioni che si chiama EC ritiene che l'esperienza emotiva umana si fonda su emozioni primarie ed emozioni secondarie, ok? Non perché ci siano emozioni più importanti di altre, non perché ci siano emozioni buone ed emozioni cattive. Si parla piuttosto di emozioni positive ed emozioni negative. Eman divide tra emozioni primarie ed emozioni secondarie. Che cosa sono le emozioni primarie? Emozioni primarie sono il set, diciamo, di emozioni di base
con cui noi partiamo sostanzialmente dalla nascita. Ok? Immaginatevi di arrivare in una camera d'albergo, tutti gli alberghi, dai due stelle ai 5 stelle, cosa vi fanno trovare in bagno? la cuffia per fare la doccia, la saponetta, la bustina del doccia shampoo e gli asciugamani. Punto. Quello è il set di base. Poi, ovviamente è chiaro, se voi andate al 5 Stelle Superior, magari avete anche l'infradito, l'accappatoio, delle cose più sofisticate. Ma che cos'è il set di base? Quello che vi serve standard, ok? Mano mano che poi si cresce con il grado di lusso dell'albergo, il set
aumenta. Così funziona per gli esseri umani con le emozioni. Noi sviluppiamo, eh diciamo all'inizio, da quando nasciamo, iniziamo A interagire, da prima con il la nostra figura caregiver e poi con tutti gli altri che ci circondano, sviluppiamo una serie di risposte spontanee che sono gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. disgusto sorpresa. Queste sono il set base. E chiaramente poi l'abbiamo detto all'inizio, no? L'individuo cosa fa? Pian pianino entra in contatto anche con altre figure di riferimento. Pian pianino esce dalla famiglia, viva Dio. Pian pianino inizia ad apprendere norme implicite, norme esplicite e anche le emozioni
si apprendono. Ok? Quindi entrano in gioco, entra in gioco lo sviluppo delle emozioni secondarie, eh, il senso di colpa, la vergogna, l'orgoglio, l'invidia, quelle esperienze per cui noi magari siamo portati a dire "No, oh che ingenuo quel bambino, scoprirà quanto'è invidiosa la gente", no? Guardate che non è così sbagliato. Un bambino non lo sa che cos'è L'invidia. L'invidia non fa parte delle emozioni primarie perché non è una cosa che si apprende a livello innato, è qualcosa di cui noi ci rendiamo conto effettivamente quando iniziamo le interazioni sociali da un certo livello in poi. Ok? Eh,
quindi le emozioni primarie sono tendenzialmente universali, sono presenti a livello innato, quindi già nel bambino molto piccolo, sono Riscontrabili anche negli animali, perlomeno nella maggior parte degli animali. Le emozioni secondarie intervengono poi in un secondo momento, quando iniziano le interazioni, aumenta la consapevolezza e ci si rende conto di che cos'è effettivamente il mondo, no? quanto sarebbe bello di fatto se non esistesse l'invidia, se non esistesse il senso di colpa. Ok? Per contro, arrivo anche a dirvi che alcune emozioni, primarie o secondarie Che siano, difendono l'individuo, lo difendono da tutta una serie di comportamenti che sarebbero
socialmente non accettati o al contrario alcune emozioni sono indotte socialmente. Ok? Vi faccio un esempio. Ci sono delle culture eh del mondo in cui due persone fidanzate di qualsiasi sesso non possono camminare per strada tenendosi per mano perché si vergognano. Quella vergogna non è una vergogna oggettiva, perché se io esco adesso di casa col mio fidanzato, posso farlo tranquillamente. Io qui non mi vergogno, ma se mi proietto in un'altra cultura mi scatta quella vergogna. Per cui quella non è un emozione, diciamo così, ancora una volta e universale, no? Infatti la vergogna è tra le emozioni
secondarie. La vergogna è connessa al fatto che io Conosco la cresco, conosco la mia cultura e dico mh se faccio questo mi devo vergognare, quindi meglio che non lo faccio. Ok? Per cui molte cose e lo lo scaturire di alcune emozioni è tanto legato anche alla cultura. L'altra eh faccia della medaglia è che l'aver paura, tra virgolette, di alcune emozioni eh negative mi frena da comportamenti sbagliati, ok? Il senso di colpa e dico non posso fare questo Perché magari ho paura poi delle conseguenze che il senso di colpa avrà su di me, ma perché? Perché
devo averlo già sperimentato. Se sono un bambino che non ha mai provato il senso di colpa, necessariamente devo prima viverlo per capire. quella famosa frase per cui si dice ai genitori lascia sbagliare tuo figlio almeno la prima volta dovrebbe lasciarlo sbagliare perché se per la prima volta quel figlio Non lo so mente e poi prova senso di colpa e scopre per la prima volta cos'è, scopre che ha delle ripercussioni negative sulla propria interiorità, magari la volta dopo non lo Ma, però ha sperimentato quell'emozione, ok? Non sta semplicemente evitando di mentire perché gliel'ha detto la mamma
o gliel'ha detto il papà. A quel punto ha fatto il passo in più, il passo di consapevolezza. Ho già Mentito una volta, ho capito che mi causa senso di colpa, la volta dopo non lo faccio più. L'emozione va vissuta, va sperimentata. Ci sono poi tutta una serie di eh teorie sulle emozioni, teorie che hanno diversi nomi eh più o meno riconducibili a che cosa esprimono, no? Vedete per prima la teoria periferica di James, qui siamo alla fine del 1800 circa, usa un termine che è evento emotigeno. Che cos'è l'evento emotigeno? Ento Emotigeno è un evento
che causa un'emozione semplicemente qualsiasi. Eh, nel 1800 chiaramente le conoscenze sulle emozioni erano piuttosto ristrette, no? Quindi quello che sarà elencato d'ora in poi vi può sembrare banale, ma erano scoperte del 1800. L'evento che causa un emozione, diceva James, determina una serie di reazioni viscerali e neurovegetative avvertite dal soggetto che sente queste modificazioni Fisiologiche e si rende conto così di vivere un'emozione. Mh. Ehm, voi capite, per noi adesso è normale, no? Ve l'ho detto prima. Le emozioni sono, diciamo, un momento che si divide in tre parti, no? Abbiamo detto la la parte fisiologica, la parte
comportamentale e poi la parte cognitiva. Nel 1800 ci stavano arrivando, diciamo così. Quindi James capovolge l'impostazione della Psicologia ingenua, cioè della psicologia che ancora tutto sommato parlava parlava ma non aveva delle basi scientifiche, eh, secondo la quale noi piangiamo perché siamo tristi e non viceversa. Ok? La psicologia ingenua diceva che noi piangiamo perché siamo tristi. Noi in realtà siamo tristi perché piangiamo. Le espressioni facciali poi aveva scoperto che forniscono molte Informazioni eh rispetto all'emozione che noi stiamo provando. E anche qui voi penserete, alè, quest'uomo ha scoperto l'acqua calda e 1884 era. Ok, quindi ci sono
tutta una serie di espressioni, di contrazioni di muscoli, no, che a seconda del modo in cui vengono effettuati trasmettono una determinata emozione. Col passare del tempo noi acquisiamo quell'apprendimento, quella Corrispondenza tra espressione, emozione, espressione emozione. Anche qui bisogna fare esperienza per capire qual è il linguaggio non verbale che esprimo l'emozione. Ok? ECman ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessano gli stessi tipi di muscoli facciali allo stesso modo. Noi abbiamo una marea di muscoli facciali che si combinano, si muovono in maniera Diversa per ogni emozione che esprimiamo, a volte anche in
maniera involontaria. Altra teoria è la teoria centrale. Ehm, quindi i centri di attivazione, di controllo, di regolazione dei processi emotivi non si trovano in zone periferiche, ma sono localizzati nella regione talamica. Quindi le emozioni si originano nel cervello. Questa era una teoria. Quindi l'emozione non è qualcosa che Parte dal cuore che batte, ma è qualcosa che scatta nella mente, eh, nel lo vedremo dopo, l'ho inserito proprio lo schema, no? Nell'ipotalamo, dal talamo anteriore, dal giro cingolato, dall'ippocampo, ok? e poi la teoria cognitivoattivazionale. Per cui quelle che abbiamo visto finora, la teoria periferica di James, la
teoria centrale di Cannon, che sembrano tra loro contrapposte, Sono entrambe, ognuna a loro moro modo vere. Ok? Perché è vero che una parte, perlomeno, dell'emozione, ha un'origine cerebrale. Ci sono delle ghiandole cerebrali che sono all'origine del dello scatenarsi di un'emozione, ma è vero anche, ve lo riporto indietro, quello che diceva James e cioè che l'emozione fa scaturire una serie di modificazioni fisiologiche viscerali. Ok? Quindi avevano ragione tutte e due, come spesso accade. Eh, chi ha contribuito in modo efficace a introdurre un'altra dimensione delle emozioni eh sono stati Scatcher e Singer, teoria cognitivo attivazionale o teoria
dei due fattori. Per la serie Cannon, James, si erano fatti un mazzo tanto ognuna con le proprie teorie. arrivano questi due, mettono le mettono insieme e hanno vinto. Ok? Eh, questi due concepiscono l'emozione come la risultante dell'interazione tra due componenti. Praticamente dicono "Va Bene, ok, fa fermi tutti". Avete ragione tutti e due. Quindi facciamo una nuova teoria, la chiamiamo teoria dei due fattori e diciamo effettivamente la verità, cioè le emozioni sono la risultante della componente fisiologica, quindi attivazione diffusa di tutto il corpo, eh, e sudo e mi batte forte il cuore, mi aumenta la pressione,
arrossisco, eccetera, oltre al fatto che cognitivamente sono coinvolto, cioè ho un'attivazione Periferica di tutto il corpo e un'attivazione centrale cioè cognitiva cerebrale. Questi sono i due fattori coinvolti nella teoria cognitivoattiva, ok? Ci sono poi eh altre teorie che si chiamano le teorie della Prisal del 1988, quindi abbiamo fatto nel frattempo dei passi avanti secondo cui le emozioni dipendono dal modo con cui gli individui Valutano e interpretano gli stimoli. Qui c'è un altro colpo di teatro per la psicologia ingenua. di nuovo la psicologia che parlava parlava ma non aveva niente di scientifico. Le emozioni sono tutto
il contrario della razionalità, ok? Sono m istintive, passionali, ehm a volte involontarie, no? Semplicemente per gli psicologi ingenuoti le emozioni capitano, non si possono decidere, non si possono Scegliere, capitano, le vivi come ti viene. Boh, non avevano capito niente gli ingenui, i psicologi della psicologia ingenua. Perché? Perché in realtà ehm nel 1988 si scopre con queste nuove teorie che le emozioni sorgono in risposta a situazioni che sono valutate importanti per il soggetto. Cioè, eh, voglio dire, se succede qualcosa di spiacevole Ad una persona di cui a me non interessa nulla, che non conosco, che non
ha nessun impatto sulla mia vita, io posso anche non avere nessuna reazione emotiva, posso dire "Mi dispiace per educazione, ma posso dormire serenamente la notte, posso evitare di farmi venire il battito accelerato. Ok? Questo significa che l'individuo non è alla mercè delle cose che succedono e Che le reazioni emotive di fatto possono essere controllate perché in origine quando la cosa succede oppure quando l'individuo viene a conoscenza di una determinata cosa fa una scelta, seppure in maniera impellente, no? E la scelta è questa: vale la pena farmi investire dall'emozione per questo evento oppure no? Questo evento
in qualche modo è ritenuto talmente dannoso per la mia persona che devo vivere questa emozione, che mi Faccio scatenare tutta questa serie di reazioni fisiologiche, reazioni cognitive, oppure posso lasciar perdere. E ripeto, questo va al di là dell'essere educati e di dire "Oh, ti sei rotto una gamba? Mi dispiace, quello è una norma civile, buona educazione. Boh, sto parlando del coinvolgimento o travolgimento emotivo, che è un'altra cosa. Non è a questo punto più completamente istintivo come ritenevano gli ingenuoti, ma è frutto di una scelta Che l'individuo fa in origine. Quindi cosa succede di fatto? che
uno stesso evento può causare o non causare un'emozione a seconda della persona che sei. Immaginatevi una coppia sposata da 40 anni che divorzia. Sono miei amici. Io dico, "Mi dispiace, sono il figlio di quella coppia, mi struggo e mi dispero." Ok. L'evento è sempre lo stesso, rivolto a due Persone diverse. Al figlio chiaramente causa struggimento. A me devo dirvi la verità, cioè io dico vabbè, cioè mi dispiace ragazzi, se volete vi aiuto a trovare un bravo divorzista, ma arrivo fin lì. Oppure se andate dalla suocera, la suocera magari ti dirà che soddisfazione, no? E sarà
anche quella un'emozione magari di vittoria o di gioia. A seconda della persona a cui si fa riferimento, quella stessa situazione Può causare un'emozione, può non causarla, può essere un'emozione positiva, un'emozione negativa, perché c'è sempre un significato situazionale, c'è sempre una scelta che l'individuo fa, mi faccio travolgere o non mi faccio travolgere? Vale la pena o non vale la pena. Ok. Altre teorie sono quelle psicoevoluzionistiche, quindi Tomkins. Ora, quando si parla di evoluzione, Fatevi venire sempre in mente il buon Darwin. Ecco, Darwin era già esistito e questi due psicologi che sono Tomkins e Plutkick, ha un
cognome molto carino, riprendono un po' la teoria evoluzionistica di Darwin. In che senso? ritengono che le emozioni siano strettamente legate alla realizzazione di scopi universali e quindi connesse alla sopravvivenza della specie e dell'individuo. Ok? Che cosa vuol dire questo? Vuol dire innanzitutto che loro ritengono fortemente che almeno alcune emozioni siano già innate nella persona. Quindi le emozioni primarie, come dicevamo prima, gioia, rabbia, paura, disgusto, tristezza, sorpresa, siano già un set di base, come vi dicevo prima, il famoso set dell'albergo in possesso dell'individuo appena nasce. E poi che ci siano le emozioni Secondarie che si sviluppano
successivamente. Le teorie psicoevoluzionistiche cosa dicono? Noi partiamo col set di base, emozioni primarie, andiamo avanti nel nostro sviluppo, veniamo accompagnati dalle figure di riferimento eccetera. Per sopravvivere non possiamo tenerci solo quelle emozioni primarie lì perché non andiamo avanti. Quindi arrivano le emozioni secondarie. Ma non perché così, perché le scopriamo a caso. Dobbiamo scoprirle, dobbiamo sperimentarle per poter andare avanti, per poter far evolvere la specie, per poter sopravvivere. Le emozioni secondarie devono essere scoperte ed assimilate dall'individuo e questa è una cosa profondamente vera. La competenza emotiva, quindi il fatto di conoscere anche le emozioni non primarie,
anche quelle non elementari, ti serve Moltissimo, perché solo così tu interagisci con le persone che hai di fronte, solo così ti proietti verso uno sviluppo sociale. Ok? La eh caratteristica, per esempio, di alcune disabilità è quella di non riuscire a sperimentare queste emozioni secondarie. E guardate che questo è un grande problema nell'interazione sociale, ok? il fatto di non riuscire a eh leggere, per esempio, l'imbarazzo negli Occhi delle persone, oppure una delle caratteristiche di chi è nello spettro autistico, quella di non riuscire a a sviluppare empatia in qualche modo, no? Eh, anche quello è un qualcosa
che può ostacolare il rapporto sociale ed è legato, secondo le teorie psicoevoluzionistiche a ad una possibilità di evolvere per la specie. Ok? Quindi, che cosa abbiamo detto? che le espressioni facciali, che le emozioni Primarie sono emozioni universali, che esistono delle configurazioni di movimenti facciali, di espressioni, di posture eccetera proprie di ogni emozione che ci sono queste emozioni primarie che sono comuni a tutti gli individui, sono sostanzialmente ehm innate. Ok? E poi abbiamo visto un escursus di tutte le teorie alla base dello sviluppo emotivo. Quindi abbiamo detto che sicuramente c'è un legame tra eh emozioni ed
espressioni Facciali, che c'è anche un'interdipendenza tra le emozioni a livello fisico, diciamo fisiologico, a livello comportamentale e a livello cognitivo che ci sono emozioni primarie, emozioni secondarie. Ok? Qui vi ho inserito un piccolo schema rispetto al coinvolgimento eh cognitivo delle emozioni, no? Quindi principalmente amigdala e ippocampo sono Le le zone coinvolte, no? Laddove si archiviano le emozioni e scattano i comandi di reazione, anche quelli involontari. Torniamo adesso, dopo aver parlato di emozioni per un po' alle intelligenze. Dicevamo all'inizio che eh l'intelligenza significa intelligere, leggere tra le righe, adattarsi. Un uno studioso che si è occupato
a lungo di intelligenze e ne ha fatto, direi, il nodo centrale della sua Carriera è stato Garner. abbastanza eh contemporaneo. Carner diceva che diceva che le intelligenze, l'intelligenza è una potenzialità biopsicologica che ci permette di ricevere, rappresentare ed elaborare informazioni, risolvere problemi di qualunque tipo, dalla vita quotidiana a problemi più astratti, ci permette di creare prodotti, ci permette di esprimere le nostre potenzialità, ci Permette di arricchire la cultura a a cui apparteniamo. La intelligenza per Garner ha una serie di caratteristiche. Innanzitutto è un'intelligenza molteplice. Io non sono intelligente perché so fare una cosa. Io ho
l'intelligenza e ce l'ho chiunque io sia perché la mia intelligenza è una serie di cose che so fare. è una serie di facoltà cognitive che sono totalmente autonome e indipendenti L'una dall'altra, ma al contempo sono delle facoltà che se messe insieme possono fare qualcosa di straordinario. Inoltre l'intelligenza è distribuita, cioè va bene, io posso nascere intelligente, posso sviluppare un certo livello di intelligenza, ma quell'intelligenza lì non arriva mai al termine e soprattutto se io non la coltivo, se io non la sollecito con degli stimoli, quell'intelligenza si ferma. Avete mai eh sentito, per Esempio, eh tutte
quelle volte che si fan si parla degli studi sull'Alzheimer, no? E si dice che la mente umana deve essere tenuta allenata, perché se noi ci riduciamo a fare sempre le stesse cose, ad essere troppo abitudinari, ad avere una vita sempre identica, va a finire che le nostre facoltà mentali si spengono come una candela. Esatto. Quelli sono gli stimoli esterni e lo stimolo esterno non deve mai mancare, anche se ti svegli genio premio Nobel, Non puoi mai ritenere che la tua intelligenza sia sviluppata al massimo perché non ha un massimo e soprattutto per tenere il livello
alto, per tenere il livello eh sveglio, devi continuare a sottoporti a stimoli. In più l'intelligenza è contestualizzata, cioè influenzata per una sua parte da un determinato contesto culturale. A seconda di come si sviluppa la mia cultura, io posso essere più o meno Indotto da questi famosi stimoli ambientali a sviluppare una parte o l'altra della mia intelligenza. Questi sono quelli che aveva individuato Gardner, perlomeno in un primo momento, come gli ambiti dell'intelligenza. Vedete, linguistico verbale, logico matematica, visivo spaziale, ritmico musicale, cinestetica, naturalistica, interpersonale, intrapersonale. Questo è quello che dice Garner all'inizio, eh, perché poi aggiungerà Tipi
di intelligenza come funghi. Secondo Garner, ogni persona è dotata di almeno sette intelligenze, quindi io non ne ho una, io le ho tutte. Tutte. Ognuno di noi le ha tutte. Quindi ognuno di noi è intelligente in almeno sette modi diversi. Chiaramente ognuno di noi possedendo queste, almeno queste sette intelligenze avrà dei livelli diversi per ogni intelligenza, cioè io posso avere un buonissimo livello di intelligenza Linguistico verbale, essere piuttosto bassa a livello dell'intelligenza naturalistica, essere un livello medio per quanto riguarda l'intelligenza visivo spaziale, eccetera. Ok? Da cosa può dipendere questo? da propensioni personali. Se io ho
un orientamento che fa oggettivamente schifo, mi posso impegnare fino a un certo punto, ma quella sarà una parte della mia intelligenza sempre un pochino meno sviluppata delle Altre, ok? Oppure può dipendere anche dalla mia dalla cultura in cui sono sono inserita mh o dal tempo in cui vivo. Perché ragazzi con i GPS, con i navigatori, con Google Maps, e quello che volete, quell'intelligenza visivo spaziale lì è andata a farsi friggere per tutti. Chi girava con i tutto città, le riviste, no? Le no, le riviste, quelle quelle sorta di giornali che c'erano una volta che tutti
avevano nel crcotto Della macchina. e che aprivano eh quando dovevano andare in un punto sconosciuto e cercavano di orientarsi e di capire oddio, dove sono? Eh, ok, quello lo la sviluppava l'intelligenza visivo spaziale. Dal momento in cui sono arrivati i GPS c'è stata la rivoluzione culturale. Cosa mi porta? Porta l'intelligenza visivo spaziale a crollare, evidentemente. Ok, quindi anche questa è cultura. Mh. Tuttavia ognuno può impegnarsi, dovrebbe impegnarsi, deve impegnarsi, secondo Garner, a sviluppare tutte queste intelligenze finché tutte non raggiungono un livello minimo soddisfacente. Ok? Quindi, essendo queste intelligenze connesse tra loro, Garner dice "Bene, non
è che ti puoi curare soltanto dell'aspetto in cui sei già bravo, cerca di impegnare anche tutti gli altri Aspetti che magari hanno dei livelli un po' più carenti per portarli tutti più o meno ad un livello soddisfacente. Non esiste un'intelligenza unica con la quale si nasce e si convive tutta la vita. Ok? Garner era vissuto e ha studiato in un periodo in cui, come dicevamo prima, l'intelligenza era misurabile. Ok? Il classico cooziente intellettivo misura che cosa? Misura l'intelligenza con un numero, ma Quale tipo di intelligenza? Misura l'intelligenza linguistica, verbale, matematica? E Garner quando inizia a
studiare dice "Beh, adesso mi hanno detto che ho questo quoziente intellettivo, ma me l'hanno calcolato soltanto sulla base di quanto sono veloce a leggere, di quante parole conosco o di quanto so fare i calcoli." Ma se io fossi bravissimo ad orientarmi o se sapessi avessi l'orecchio assoluto eccetera, nessuno lo Sa. E quindi Garner, non riuscendo a far pace col fatto che il quoziente intellettivo non soddisfaccesse tutti gli aspetti dell'intelligenza umana, dice "Aspettate un attimo, cioè qui bisogna cambiare le cose perché se io ho un bambino che dal punto di vista verbale, dal punto di vista
matematico, parliamoci chiaro, non è l'eccellenza, ma poi quel bambino ha l'orecchio Assoluto, dipinge benissimo, eh non ha bisogno assolutamente di nessun tipo di suggerimento per orientarsi. Io ho un coziente intellettivo bassissimo di quel bambino, ma un bambino che se la cava da Dio e si sa adattare da Dio in qualsiasi contesto di tipo naturalistico, di tipo esterno. Io non posso non tenerne conto. E da qui scatta la scintilla che fa interessare Garner alle intelligenze. Ok? Quindi lui, diciamo, ha una forte Riluttanza verso il classico quaziente intellettivo perché non può bastare e aveva ragione, non c'è
niente da dire, no? Eh, ci sono tutta una serie di abilità che comprendono mh intelligenza che vanno al di là dell'aspetto linguistico e dell'aspetto matematico. Tutti, secondo Garner, possono sviluppare le diversi i diversi tipi di intelligenza di cui siamo dotati. Chiaramente tutti dobbiamo essere messi Nelle condizioni di sviluppare queste intelligenze. Questa affermazione è strettamente legata inevitabilmente con le possibilità dell'istruzione. Ok? è un po' quello che dicevano anche i pedagogisti, è un po' quel lascia fare, è un po' quel varia lo stimolo. Varia lo stimolo perché hai davanti persone diverse che apprendono in modo diverso, che
hanno bisogno di sviluppare intelligenze diverse. È tutto connesso. Ok. Garner quando analizza le intelligenze analizza chiaramente il fatto, come vi dicevo prima, che queste sono inevitabilmente influenzate dal contesto culturale e quindi bisogna individuare, secondo lui, delle strategie educative per promuovere lo sviluppo delle diverse potenzialità cognitive negli individui. Questo è un monito importantissimo per gli insegnanti, soprattutto quando si va a lavorare Ma con tutti in realtà, no? Perché tutti siamo un bisogno educativo speciale, tutti abbiamo delle carenze a livello di una di queste sette, otto intelligenze. Non possiamo averle tutte sviluppate al massimo, no? Quindi siamo
tutti un bisogno educativo speciale. Non è facile quando hai una classe di 20-25 davanti dire "Beh, cosa faccio? Oggi te lo spiego con un video, domani te lo spiego con delle immagini, dopodomani con una poesia". Ma perché non è facile? Perché Tu da insegnante sei eternamente combattuto tra "Ma lo faccio come lo vuole, come lo vorrebbe Marica, come lo vorrebbe Filippo, come lo vorrebbe Paola, oppure lo faccio come lo vorrei io e mi viene facile." E ecco il 99% di noi insegnanti sceglie lo faccio come viene facile a me e questo è un problema chiaramente
perché a quel punto lì tu hai la situazione per cui Pierino con la Professoressa Filomena andava malissimo, poi è andato alle medie in un'altra scuola, ha cambiato sezione, c'era la professoressa Maria Francesca e con la professoressa Maria Francesca tutto meraviglioso. La disciplina è sempre la stessa. Non è che una ha le mani d'oro e l'altra no. Una ha un metodo che combacia, no? Ci si deve incastrare come i pezzi di un puzzle. È chiaro che non ti puoi Incastrare con tutti come insegnante, però devi cercare di variare. Ripeto, la maggior parte degli insegnanti trova comodo
fare come si trova bene lui. Ok? La cosa più importante che ha elaborato Garner è che ogni individuo, se messo nelle condizioni adatte ha la possibilità di portare tutte queste intelligenze ad un livello buono, moderatamente buono. E per questo è necessario Individualizzare, ok? variare anche attraverso l'uso delle tecnologie, eh, con un po' di tempo, perché io ovviamente ti devo osservare per capire cosa va bene a te, che tipo di intelligenza hai. Mh, però tutto questo è alla base del concetto di personalizzazione dell'apprendimento. Ehm, qui poi c'è un esempio che è relativo al fatto, è un
esempio sullo sviluppo delle intelligenze multiple, no? E poi c'è una trattazione di tutti i tipi di intelligenza. Intelligenza logico matatematica è una capacità di usare i numeri in maniera efficace, saper ragionare bene quelle persone che non hanno bisogno della calcolatrice perché in un attimo hanno quel ragionamento figurato in testa e hanno questi eh queste intuizioni, questi calcoli complessi fatti tutti a mente, questo pensiero scientifico, questo amore per per l'indagare, per il capire, Mettere insieme, eccetera. L'intelligenza linguistico-verbale. Sono tutte quelle persone che hanno un eloquio molto facile, che conoscono tante parole, che non hanno problemi a
mettere in fila un discorso perché le frasi vengono naturali uno dietro l'altro e tu a quelle persone lì non puoi dire "Ma come fai?" e fartelo spiegare perché non lo sanno neanche loro. È una cosa naturale, no? Ma non per questo non si può acquisire e non si Può migliorare. Chiaramente c'è qualcuno di noi che nasce con un aspetto dell'intelligenze più sviluppato, ma anche tutti gli altri si possono acquisire e migliorare. Intelligenza chinestetica o cinestetica e quella è l'intelligenza legata al movimento, no? i movimenti, eh la programmazione dei movimenti, la coordinazione, eh le abilità mimetiche,
m coordinazione sia a livello fine che a livello globale, no? Quindi andiamo Dall'essere un atleta olimpico al saper fare gli origami, qualsiasi tipo di movimento, fine o globale. Intelligenza visuospaziale, eh beh saper trovare la propria strada nello spazio, formare immagini mentali, rappresentare graficamente, piano cartesiano, misura, disegno, proiezioni ortogonali, memoria visiva. Ehm, so dirti più o meno di quanti gradi è quell'angolo senza prendere il goniometro. tutti quegli aspetti lì, Intelligenza musicale, eh beh, eh sensibilità verso i suoni, il cosiddetto, no, orecchio assoluto, ehm senti un rumore, sai già che che oggetto sta vibrando, che strumento sta
suonando. Ok? Intelligenza intrapersonale, attenzione, ci sono l'intrapersonale e l'interpersonale che bisogna ben distinguere, non bisogna confondere. Allora, l'intrapersonale è la capacità di riconoscere Eh le proprie abilità e agire in maniera eh furba, diciamo, strategica rispetto alle proprie abilità. Quindi sapersi vendere bene in qualche modo, no? eh avere consapevolezza di quali sono i propri meccanismi, consapevolezza di aspetta, questo mi viene bene farlo in questo modo, questo è meglio se lo faccio dopo perché prima mi concentro a fare i calcoli. Questo, ok? è un senso di sé, un senso di consapevolezza che quando è sviluppato Rende sicuramente
le cose più semplici. E poi c'è l'intelligenza interpersonale e qui è la capacità di leggere il sentire dell'altro. leggere il sentire dell'altro, quindi avere un elevato senso di empatia, saper lavorare in gruppo, saper mediare. Può essere un'intelligenza interpersonale se sei un leader, ma può essere un'intelligenza interpersonale anche se sei un follower, perché, ok, io ho bisogno di qualcuno che comanda e deve comandare bene, ma ho Bisogno anche di qualcuno che sappia seguire e anche chi segue le istruzioni deve saper seguire bene. Ok? Dopodiché passiamo a Stenberg. Stenberg era uno psicologo americano che nel 1994 ha
ehm elaborato una teoria sul pensiero. Attenzione, passiamo dall'intelligenza al pensiero. Che cos'è il pensiero? Il pensiero è l'attività della mente umana. Cosa fa la mente? Pensa dalla mattina alla sera tendenzialmente, a parte quando si dorme Elettroencefalogramma piatto o quasi. Ehm, Stenberg haz pensiero um affermando che questo, diciamo, si fonda su tre tipi di intelligenze fondamentali: l'intelligenza analitica, quella pratica e quella creativa. Il pensiero analitico si distingue per la capacità di scomporre, confrontare, esaminare, diciamo, scarnificare un po' tutti tutte le Questioni, no? scendere nei dettagli, capire bene, proprio con la lente di ingrandimento. L'intelligenza pratica è
l'abilità di usare strumenti, di manipolare, di sapere organizzare, progettare, eccetera. E poi c'è la dimensione creativa, quindi eh la questione intuitiva, no? immaginare, intuire, disegnare, scoprire, saper ipotizzare, eccetera. Questi sono, secondo Stenberg, le tre Macroattività del pensiero umano. Cioè, tu quando stai pensando stai facendo una di queste tre cose. O stai analizzando o stai praticamente ehm sviluppando qualcosa o stai creando. Quindi abbiamo da una parte la teoria delle intelligenze multiple di Garner, dall'altra la teoria di Stenberg che si definisce teoria triarchica. Triarchica perché? Perché secondo Stenberg le attività del pensiero umano sono di tre tipi,
ok? analitica, pratica e creativa. Ehm, chiaramente le due teorie sono diverse, ma si possono integrare. Mh, successivamente, dopo un po' di tempo, Stenberg e, scusate, Garner ha aggiunto alle sette intelligenze anche l'intelligenza naturalistica e quindi siamo arrivati a otto, per cui una certa ehm comunione con la natura, amore per gli animali, per la flora, per la fauna, il cosiddetto pollice verde, no? quell'intuito per saper riconoscere le Specie di piante, di animali, non è per tutti, chiaramente. Poi ne ha ipotizzata anche una nona, per questo vi ho detto l'intelligenze di Garner sono sette, sì, ma all'inizio.
L'intelligenza esistenziale, quindi la capacità di riflettere sulle tematiche fondamentali della nostra esistenza, un po' quello che facevano i filosofi. mi alzo la mattina e mi chiedo cosa ci sto a fare qui. E questo è un istinto eh dell'essere umano. Ci sono Giornate in cui magari non mi viene da chiedermelo, ma ci sono giorni in cui me lo chiedo in continuazione. Ok? Eh, chiaramente tutto quello che vi ho detto fino a questo momento, no, deve tenere presente che questi sono tutti aspetti, lo ribadisco, che noi abbiamo tutti, tutti tutte queste intelligenze sono degli elementi che noi
tutti abbiamo, in cui noi tutti ci possiamo rispecchiare. Tendenzialmente qualcuna più sviluppata, qualcuna meno. Studiano perché a livello didattico l'obiettivo di un insegnante è andare a dare stimoli perché tutti, lo ripeto ennesimamente, possano arrivare ad un livello minimo standard di sviluppo di tutte queste intelligenze che concorrono ad uno sviluppo integrale armonico poi dell'individuo, no? Ho saltato un paio di slide che sono fatte semplicemente da esempi per arrivare all'intelligenza eh emotiva di nuovo. Secondo, Goleman è un altro personaggio Che si ritrova spesso, è uno dei più rinomati psicologi del mondo, famoso per il concetto di intelligenza
emotiva, senza stare tanto sulla sua ehm biografia, perché, insomma, ci può interessare eh relativamente, ha scritto interi libri sul concetto di intelligenza emotiva e ne ha fatto praticamente eh lo stendardo della sua carriera. Ok? Riteneva l'intelligenza emotiva la base di un individuo sano, sostanzialmente, Ok? riteneva che il coziente intellettivo totalmente sottovalutasse questo aspetto e quindi non riteneva il coziente intellettivo come un indice attendibile. Andiamo adesso alla creatività e pensiero divergente. Aspetti anche questi sottolineati molto nei programmi sia concorsuali che soprattutto del TFAS stake che cos'è la creatività? Allora, Diciamo così, abbiamo parlato di intelligenza e
fin qua ci siamo. Abbiamo parlato della teoria triarchica e abbiamo detto che il pensiero umano è orientato in una delle sue tre funzioni, vi ricordate secondo Stenberg, a intuire, generare, creare, no? Ci sono delle persone che chiaramente sono dotate di eh un'intelligenza che non ha niente a che fare col coziente intellettivo, quindi niente intelligenza Numerica o verbale, ma delle persone che riescono ugualmente ad avere grandissimo successo perché hanno quell'inventiva in più, perché ne sanno una più del diavolo, perché trovano sempre la strada alternativa e m diciamo forse per una consolazione di queste persone o per
cercare di incasellarle in qualche modo è stato coniato il termine creatività. per la serie all'inizio, se non eri bravo in italiano, se non eri Bravo in matematica, eri un creativo, uno che non si sa bene cosa fa, ma fa qualcosa che gli viene bene. Eh, chiaramente tutte queste persone creative non venivano considerate intelligenti all'inizio, c'è bisogno che ve lo dica. Ok? Il processo di riconoscimento della creatività come eh elemento di intelligenza è qualcosa che ha richiesto anni, secoli. Mh Ripeto, all'inizio era quente intellettivo basso, non sei intelligente, ti vengono bene comunque delle cose, bah sei
un creativo, ma non si capisce bene che fai. Ok? Ci sono tutta una serie di aspetti quali le emozioni che abbiamo visto, la consapevolezza sulle delle emozioni, l'empatia, quindi il sentire e il sentire degli altri e tutta una serie di aspetti che fanno parte di una competenza, ok? Di cui abbiamo già parlato, fanno parte di una competenza che non rientra, almeno non rientrava in quelli che erano i canoni dell'intelligenza all'inizio, anche l'aspetto del carisma, no? questo aspetto della personalità eh che di fatto eh è innato eh un un'essenza, diciamo, una caratteristica propria di tutti i
leader, eh la capacità di influenzare positivamente gli altri, di motivarli, di farsi seguire in qualche modo, no? è Una capacità che tendenzialmente è innata, che si si potrebbe anche seppur difficilmente acquisire attraverso uno studio delle tecniche, ma ha a che fare proprio con la personalità. Per tornare alla creatività, eh, come detto inizialmente eri una persona creativa. Sì, beh, diciamo non eri bravo e nient'altro, eri comunque una persona brillante, creativo, ok? Ma ad oggi, che non siamo più gli psicologi ingenui, che cos'è la Creatività? è la capacità di produrre idee nuove, originali, idee utili, idee che
rispondano a dei problemi concreti, eh la capacità di avere dei processi cognitivi sempre diversi, ok? Il creativo è quello che ti trova la soluzione a cui tu non avevi pensato, quello che ne sa una più del diavolo, ok? che ha un'elaborazione mentale particolarmente originale, che se la strada è dritta lui prende quella laterale oppure prende una strada che Non c'è se l'inventa. Ecco, sulla creatività ci sono diversi eh personaggi da tener presenti. Il primo è Wilford. Wilford fu tra i primi a studiare la creatività in chiave psicometrica, quindi a cercare di misurare anche la creatività,
perché avevano la mania di misurare tutto, di ridurre tutto ad un numero. Non chiedetemi perché, non lo so. Individua quattro componenti fondamentali della creatività. la Fluidità, quindi la capacità di generare numerose idee, la flessibilità, quindi capacità di passare da un pensiero all'altro, pensi a una cosa, poi ne pensi un'altra. L'originalità e l'elaborazione. L'originalità è la capacità di produrre idee nuove, inconsuete, mai sentite prima. E l'elaborazione invece la capacità di sviluppare idee e poi arricchirle. Wilford elabora un'altra definizione Importante che è la definizione di pensiero divergente. Che cos'è il pensiero divergente? È un tipo di pensiero
per cui se c'è una strada dritta che porta dal punto A al punto B, chi ha pensiero divergente dal punto A, prima di arrivare al B passa da C. Ok? Per esempio, in quanti modi diversi puoi usare un mattone? Qual è la prima cosa che ti viene in Mente? Nel mattone lo metti, costruisci un muro. Pensiero divergente. Proviamo ad esercitarlo. Un mattone lo puoi usare eh sotto un tavolo per sollevare un tavolo. Un mattone lo può usare se c'è vento fuori e tu hai un foglio per terra, devi tenere fermo il foglio e quindi lo
metti il mattone sopra il foglio. Il mattone lo puoi usare, li puoi mettere uno sopra l'altro se non hai una scala e ti serve arrivare in alto. Ok? Esercitare il Pensiero divergente è un'altra cosa che si collega tantissimo con la didattica. L'esercizio di pensiero divergente poi è strettamente legato a tutta una serie di metodologie che abbiamo visto. Il brainstorming, per esempio. Perché fai brainstorming? Perché ti devono venire idee una dietro l'altra che non c'entrano niente o che magari sono insensate, ma tu le lasci libere lo stesso perché solo così arrivi a pensiero divergente. Ok? Pensiero
divergente è una caratteristica delle persone creative e anche qui, come per le intelligenze di Garner, nasci persona creativa. Benissimo, è una tua dote, coltivala. Non nasci creativo, non ti puoi arrendere, devi stimolare la creatività e il pensiero diente. Come fai? in primis se ti trovi delle situazioni che ti stimolano oppure se ti trovi degli insegnanti che stimolano il pensiero divergente, laddove chiaramente L'area del rettangolo è base per altezza e questo non puoi insegnarlo in modo diverso, ok? Però determinate discipline, determinati approcci, chiaramente si prestano di più allo sviluppo del pensiero divergente. E questo in una
situazione didattica noi dobbiamo andare a ricercare come posso ogni santissimo giorno sviluppare la creatività di quell'alunno o di quell'alunna che non è nato creativo, ma che deve venir fuori da quel punto di Vista. Ok? Contrario del pensiero divergente è il pensiero convergente. Il pensiero convergente è il pensiero della matematica, cioè l'area del rettangolo è base per altezza e non se ne esce. È un'unica soluzione su cui deve convergere il mio pensiero quando c'è la logica di mezzo, quando c'è la matematica, quando ci sono delle formule esatte. Ok? Quindi pensiero divergente e pensiero convergente sono due
concetti Elaborati da Wilford, strettamente legati alla didattica per tutti i motivi che vi ho spiegato. Altro personaggio fondamentale, Edward Edward de Bono e il pensiero laterale. Allora, fate questa proporzione. Wilford staver come de Bono sta a pensiero laterale. Hanno trovato due espressioni diverse per dire la stessa cosa. Ok, però è importante associare parola chiave Corretta all'autore corretto. Wilford, pensiero divergente. De Bono pensiero laterale. Chi era De Bono? era un medico, uno psicologo, ne ha fatte di tutte, diventato anche scrittore a un certo punto, l'ha introdotto in inglese questo concetto di pensiero laterale, quindi originariamente si
chiama lateral thinking e ehm ha parlato di pensiero laterale contrapposto al pensiero Lineare, mentre Wilford parlava di pensiero divergente contrapposto a pensiero convergente. Tenetele presenti queste parole chiave. Che cos'è il pensiero laterale? È il pensiero divergente, ok? È un pensiero che aggira gli schemi mentali consueti, cioè io anziché andar dritto vado di lato per arrivare da punto A a punto B. Mh. Altra eh altro concetto fondamentale per De Bono è una tecnica che sviluppa il pensiero laterale. Si chiama tecnica dei sei cappelli per pensare. Che cos'è questa tecnica? è una tecnica eh che si può
attuare, per carità, anche in campo didattico, ma è una tecnica che viene mh alcune volte, per non dire spesso, consigliata anche eh nella psicologia del lavoro o in tutte quelle situazioni creative in cui ci si ritrova in delle riunioni di lavoro, bisogna cacciar fuori l'idea. Mh, quando tu hai un problema, sostanzialmente, secondo De Bono, devi Metterti lì in gruppo con i tuoi amici, con i tuoi colleghi, con chi vuoi e a turno, per risolvere questo problema dovete indossare sei cappelli, ovviamente dei cappelli virtuali, ok? Dei cappelli immaginari. Eccoli qua. Il cappello bianco. Prima cosa che
devi fare, indossi virtualmente il cappello bianco, cioè cosa sappiamo? Quali dati abbiamo? Quali dati ci servono? Cappello bianco, il cappello dell'oggettività. Analizziamo. Poi ti togli il cappello bianco. Secondo step per risolvere il problema, ti metti il cappello rosso sulla base di quello che hai. Come ti senti? Ok? Ti togli il cappello rosso, ti metti quello nero e dici "Se questo problema non lo risolvo, cosa potrebbe andare storto? Ti ti togli il cappello nero ti metti il cappello giallo?" Quali sono i vantaggi se non dovesse invece risolversi questo problema? Quali benefici eventualmente ho? Quali opportunità che
magari io non mi aspetto si potrebbero poi cogliere? Poi ti togli il cappello giallo, ti metti il cappello verde, c'è un errore, non è cantello, dovrebbe essere cappello, scusa. Ti metti il cappello verde e dici "Beh, soluzioni, idee, alternative, cosa faccio sulla base delle, diciamo, conseguenze negative o quelle eventuali Positive?" Ti togli poi quello verde, metti quello blu e dici "Bene". Sulla base di tutta questa analisi che ho fatto finora, che faccio? Come lo risolvo il problema? lo risolvo o lo lascio lì perché poi alla fine magari ho valutato che potrebbero essere nascoste delle opportunità
che tutto sommato mi fanno comodo. Ecco, questo è un esercizio che viene, ripeto, applicato in ambito aziendale, eccetera, ma per Carità può essere applicato anche a livello didattico per sviluppare il pensiero laterale. Parti da un problema oggettivamente classificato come cosa negativa e in qualche modo vai a stimolare delle aree di pensiero per arrivare magari a capire che non è così tanto un problema, chi lo sa. Ok? o comunque per arrivare ad una risposta originale. Altra questione importante, altro personaggio è Torrans Torrance Test of Creative Thinking, il test di Torrans per il pensiero creativo. C'hanno sta
fissa che devono misurare tutto, che vi devo dire. Ok? si focalizza su originalità, elaborazione, fluidità e flessibilità, però sottolinea anche il ruolo dell'ambiente educativo per sviluppare la creatività. Ok? Che succede? Mh, ci sono poi una serie di teorie che sono dette teorie Cognitive sulla creatività, per cui ad un certo punto smettono di considerare la persona creativa finalmente come persona che non sa fare nient'altro e che è un po' uno schizzato che fa le cose a caso e iniziano a considerare la creatività come un processo mentale, un processo mentale anche molto sopraffino, perché una persona creativa
non è una che fa le cose a caso, è una persona che ha attenzione che ha memoria, che si sa organizzare, no? E quindi Una serie di autori che vedete qui elencati danno dignità a questa creatività. Finalmente più importante che trovate spesso sia nei concorsi che al TFA è Stenberg. Stenberg finalmente classifica l'intelligenza creativa. Ok? E l'abbiamo visto nell'intelligenza triarchica, nella sua teoria triarchica, scusate, inserisce il processo creativo Come uno dei più importanti processi di pensiero. Cacchio, finalmente, finalmente sono creativo, non perché faccio le cose a caso, ma perché ho una serie di capacità sopraffine.
Ok? Poi ci sono le teorie sistemiche, anche queste si ritrovano molto, per cui la creatività è il prodotto dell'interazione tra individuo e contesto sociale. Come sempre non hanno ragione solo le cognitive o solo le sistemiche, è sempre un'unione di cose. Ok? le teorie umanistiche per cui ho tanto potenziale se sono creativo, esprimo il mio potenziale essendo creativo e quindi tutti abbiamo il diritto di esserlo. Le teorie comportamentiste, posso apprendere la creatività come tramite rinforzo, condizionamento, quindi il comportamentismo skinner dice la sua anche sulla creatività. Le teorie psicanalitiche, Freud, il suo allevo Jung, ok? Fanno della
creatività, qualcosa che concretizza in qualche modo dei desideri inconsci. Non a caso noi in qualche modo leghiamo la creatività anche con l'aspetto inconscio o con l'aspetto sessuale su cui Freud ci ha fatto una carriera. Ok? Quindi questo è un po' tutto l'aspetto che riguarda, aspettate che torno io a schermo intero, tutto l'aspetto che riguarda intelligenze e creatività. ci sono da memorizzare questi concetti, in Particolare eh i personaggi più importanti che vi ho nominato con le varie definizioni. Ricordatevi la proporzione del pensiero eh divergente, pensiero laterale, pensiero divergente, convergente, pensiero lineare, pensiero laterale, perché sicuramente questi
vengono vengono richiesti. Adesso, come vi dicevo all'inizio, ormai più di un'ora fa, all'inizio di questo video, vi ehm farò una piccola trattazione per quanto riguarda la prova scritta del TFA Sostegno. Ok? La prova scritta il TFA sostegno è una prova che consiste o in domande aperte oppure in analisi di casi, domande aperte come quelle che trovate già svolte nel file che vi ho inserito nella cartella dei materiali aggiuntivi, quindi per esempio, che ne so, ehm quali sono le principali strategie inclusive che un insegnante di sostegno può adottare in una classe oppure che cos'è l'ICF? F
eh Illustra come l'ICF può avere delle ripercussioni sugli alunni con disabilità oppure che cos'è il Pay, che cos'è il PDP, ma le domande sui casi pratici possono essere, per esempio, non lo so, in una classe seconda di scuola primaria c'è un alunno con una disabilità intellettiva allieve, presenta una difficoltà di lettura nella comprensione dei testi. Come fai? Cosa fai per favorire l'inclusione e l'apprendimento di questo Alunno? E tu lì come devi rispondere? Con tutta una serie di metodologie che hai studiato, applicando tutta una serie di metodologie. Quindi tu dici "Beh, io con questo alunno qui,
essendo che so che ha una disabilità intellettiva lieve e difficoltà di lettura e comprensione, intanto mettiamogli degli strumenti compensativi, un sintetizzatore vocale, poi evitiamo di farlo leggere ad alta voce, facciamo delle attività che ehm ne Coinvolgano lo coinvolgano in situazioni di gruppo, no? E fai degli esempi. Cosa fai? metti a frutto in maniera pratica, quello che hai studiato. Vi inserirò nella cartella dei materiali aggiuntivi un file che si chiamerà esempi di domande per esercitarsi, che saranno degli esempi di quesiti prova scritta in cui voi vi potrete in qualche modo cimentare a rispondere sia a quesiti
teorici sia esempi pratici, esempi di domande su casi pratici. Ok? Quindi io vi saluto, come sempre, vi ringrazio di aver seguito anche questo video e in bocca al lupo.