ciao sono patrick se li è oggi vediamo in cinque punti il tredicesimo canto dell'inferno prima di continuare se trovi difficile l'inferno di dante ti comunico che ho fitto il mio libro completo di parafrasi commento riassunto e spiegazione di tutti i canti dell'inferno si tratta di una guida chiara e schematica che ti permetterà di superare tutte le tue difficoltà legate alla divina commedia trovi linking descrizione e nel primo commento la prima cosa da dire riguarda la selva dei suicidi dante e virgilio si trovano all'interno della selva cosiddetta dei suicidi tale selva richiama la selva iniziale che
abbiamo incontrato all'inizio dell'inferno selva in cui dante si era smarrito tuttavia la selva dei suicidi è molto più orrenda terribile è spaventosa della selva iniziale infatti nella selva di suicidi non si trova nessun sentiero gli alberi sono foschi con rami contorti nodosi e dirti di spine velenose all'interno della selva di suicidi sono puliti suicidi e scialacquatori questi due tipi di anime dannate sono sottoposti alla legge del contrappasso i suicidi sono sottoposti alla legge del contrappasso per contrasto infatti invita i suicidi si strapparono dalla propria esistenza mentre adesso all'inferno sono fissati in una forma vegetale forma
vegetale che è inferiore al corpo umano gli scialacquatori invece sono sottoposti alla legge del contrappasso per analogia invita infatti gli scialacquatori strazia rono il proprio patrimonio i propri beni materiali e adesso nell'inferno sono straziati da una multa di cagli nere ricordiamo infine che i suicidi sono gli unici dannati che fanno eccezione a ciò che accadrà a tutti gli altri dopo il giorno del giudizio universale infatti i suicidi dopo il giorno del giudizio universale non si riapproprieranno delle loro spoglie mortali bensì appenderanno il proprio corpo su uno dei rami della pianta in cui sono imprigionati per
ricordarsi così dal peccato commesso la seconda cosa da dire riguarda le arpie nella selva dei suicidi nidificano le arpie che si nutrono delle foglie degli alberi in cui sono imprigionate le anime dei suicidi causando così dolore a questi ultimi non è ben chiaro da dove dante abbia tratto il legame tra le arpie e il suicidio in quanto nel mito classico le arpie erano collegate alla curia e alla rapina le arpie sono degli uccelli mitologici dal volto di donna e vengono citati nel terzo libro dell'eneide dove apprendiamo che sono dei mostri che caciaroni troiani dalle isole
strofa di preannunciando loro una terribile fame quando sarebbero giunti nel lazio profezia però che si rivelò mendace la terza cosa dati né riguarda il riferimento al dito di polidoro nel tredicesimo canto dell'inferno dante spinto da virgilio spezza un ramo della pianta in cui è imprigionato pier della vigna questa scena e una ripresa di una scena ha presente nel terzo libro dell'eneide che a sua volta è una ripresa delitto di polidoro nel mito classico priamo re di affidò parte del tesoro della città durante la guerra a suo figlio polidoro affinché lo mettersi in salvo polidoro così
con questa parte del tesoro della città si rifugiò dal re polimestore polimestore e accolse il ragazzo ma quando apprese la notizia della caduta di lo fece uccidere per impossessarsi del tesoro secondo la versione di euripide il corpo di polidoro gettato dalle mura del palazzo che dava strapiombo sul mare quando il corpo venne ripescato è la madre di polidoro e cuba apprese le circostanze della sua morte si vendicò uccidendo i due figlioletti di polimestore e accettando quest'ultimo nel terzo libro dell'eneide troviamo un episodio in cui enea racconta didone che quando giunse nella terra dire polimestore e
enea strappo alcune fronte da una pianta per cospargerle attorno a un'area in cui aveva appena eretto un altare da queste fronde però cominciò a fuoriuscire del sangue nero e una voce la voce di polidoro che raccontò le circostanze tragiche della sua morte le fronde non erano altro che la metamorfosi delle frecce che avevano trafitto il ragazzo è il corpo di polidoro era sepolto male sotto una pianta e a causa di questa sepoltura completa polidoro non poteva entrare nella de così enea appresa questa storia si diresse sotto la pianta e diede degna sepoltura al cadavere di
polidoro dante riprende dunque questa scena malapianta sotto cui era sepolto male polidoro diviene in dante un'intera serva la selva dei suicidi ricordiamo infine che un riferimento al mito di polidoro e in particolare a questa scena è presente anche nella gerusalemme liberata di tasso più precisamente nell episodio in cui tancredi si trova all'interno della selva di sauron la quarta cosa da dire riguarda pier della vigna l'anima imprigionata all'interno della pianta di cui dante spezza un ramo e pier della vigna pier della vigna era poeta siciliano il rettore alla corte di federico ii di svevia di cui
era funzionario è segretario tuttavia il sovrano lo accusò di tradimento è lo fece incarcerare dopo che è sovrano inoltre lo fece accecare pier della vigna si suicidò pier della vigna rivolge a dante un discorso in stile aulico ed elevato pieno di elementi retorici e raffinatezze come ad esempio il poliziotto credi che credette che ho credesse o la personificazione dell'invidia descritta come una meretrice che tiene lo sguardo fisso nella regia di federico ii dell'imperatore chiamato per antonomasia cesare e augusto pier della vigna si dimostra ancora attaccato a ciò che era la sua vita per infatti parla
ancora come se fosse il primo consigliere del sovrano consigliere che doveva redigere in un linguaggio curiale i documenti della cancelleria insomma per della vigna come altri personaggi incontrati precedentemente come ad esempio farinata degli uberti o cavalcanti dei cavalcanti non comprende appieno la sua dimensione ultraterrena i motivi per cui è stato condannato all'inferno e si dimostra ancora attaccato a ciò che era la sua vita terrena dante assolve pier della vigna in quanto dante crede che pier della vigna sia stato accusato ingiustamente di tradimento tuttavia dante condanna pier della vigna per aver commesso il suicidio la quinta
cosa ha da dire riguarda il linguaggio venatorio dal canto il canto xiii è caratterizzato da un'alta raffinatezza stilistica come dimostra il discorso di pier della vigna accanto a questa elevata raffinatezza stilistica si affiancano numerose metafore venatorie e un largo uso del linguaggio venatorio ossia del linguaggio legato al mondo della caccia da cui dante riprende immagini e termini sono molto frequenti in questo accanto le metafore venatorie come quelle introdotte dai verdi a de ski cioè prendere con l'esca e investì cioè catturare con il rischio che fanno riferimento alla caccia degli uccelli e non è un caso
che federico ii aveva composto in latino entra atto sulla falconeria de arte venandi cum avibus inoltre il linguaggio venatorio è presente anche nella scena in cui sono introdotti gli scialacquatori l'anno da siena e jacopo da sant'andrea infatti queste due figure che scappano da una muta di cani e nere sono introdotte con una similitudine che riprende il mondo della caccia al cinghiale con questo concluso se apprezzi ciò che faccio e vuoi aiutarmi a proseguire in questo progetto puoi farlo attraverso patria iscriviti al canale e noi ci vediamo al xiv canto in bocca al lupo