Traduttore: Gemma La Sorte Revisore: Barbara Nettl Vedere la luce che entra dalla finestra. Non piangere pensando ad un nuovo giorno. Decidere di alzarti.
Sederti sul letto. Mettere un piede a terra. Mettere l'altro.
Fare il primo passo della giornata. Pensare a tutti i passi che dovrai fare durante la giornata. Non piangere.
Farti la doccia. Lavarti i capelli. Che ti importi di lavarti i capelli.
Lavarti i denti. Guardarti allo specchio. Riconoscerti.
Metterti le scarpe. Metterti le calze. Cambiarti le calze dopo 15 giorni in cui hai usato le stesse.
Che ti importi di cambiarti le calze. Fare la spesa. Ricordarti di fare la spesa.
Che ti interessi ciò che compri. Che ti interessi ciò che mangi. Andare in metro.
Guardare il cielo azzurro. Non piangere quando le tue figlie ti chiedono: "Mamma che cos'hai? Perché piangi?
" Pensare, pensare, pensare. Smettere di pensare che sei inutile, che non vali niente, che speri di morire. Quando soffri di depressione tutte le cose che ti venivano spontanee, che davi per scontate, diventano qualcosa di inquietante, impossibili da fare.
La prima volta che ho detto: "Sono depressa" mi sono sentita ridicola, mi sono vergognata, perché era come ammettere ad alta voce che avevo sbagliato, che ero debole, che non sapevo vivere che non avevo forza di volontà. Ma quel poco di forza di volontà che mi rimaneva, mi permetteva di dire: "Sono depressa". Quanti di voi in questa sala, probabilmente tutti, hanno detto nell'ultimo giorno, nell'ultima settimana, nell'ultimo mese e sicuramente nell'ultimo anno: "Che depressione, che deprimente, che depresso, quanto sono depressa", quando ci accadeva di discutere con il nostro capo di lasciarsi con il partner, di divorziare, i nostri figli ci davano un dispiacere c'era un ingorgo enorme o pioveva durante la nostra settimana di ferie?
Tutto. Diciamo queste parole talmente tante volte che le abbiamo alleggerite, le abbiamo private di contenuto, e quando vuoi usarle per raccontare a tutti che sei distrutto e che vuoi morire, ti sembrano innocue, assurde, inutili. E infatti non servono, perché non vuoi dire: "Ho la depressione" o "sono depresso".
Piuttosto vuoi dire: "Sono una depressione". Nei mesi e negli anni in cui hai la depressione tutto ciò che prima ti rendeva felice, tutto ciò che ti faceva sentire te stesso, la tua famiglia, il partner, amici, il lavoro, le passioni, gli hobby, tutto diventa insignificante, non te ne frega niente. A volte si trasforma persino in qualcosa di ostile, di terribile Crediamo di sapere che cosa sia la depressione Crediamo che per essere depressi bisogna essere un certo tipo di persona solitaria, con pochi amici, con problemi di ogni tipo, che non abbia legami con la famiglia, o crediamo che per essere depressi debba succederti qualcosa nella vita qualcosa che succede a tutti e tu, non riuscendo a risolverlo diventi depresso.
Per questo, quando qualche famoso, come Bruce Springsteen o Iniesta, confessa pubblicamente di essere depresso, che diciamo? "Ma com'è possibile che tu sia depresso? " Perché se hai successo, se hai un compagno, se hai denaro, se non hai problemi economici, né di salute né di nulla, tu non puoi essere depresso.
Inoltre, non sappiamo neanche quanto faccia male essere depressi. Infatti, non sappiamo neanche che fa male. Crediamo che essere depressi sia la tristezza per una delusione d'amore o sopportare un lutto terribile per la morte di una persona cara o avere problemi economici, problemi materiali, o essere in un momento in cui non hai voglia di fare nulla e tutto questo, moltiplicato per mille essere triste, annoiato, arrabbiato, avere il cuore infranto o attraversare un lutto terribile, tutto questo, moltiplicato per mille non assomiglia a ciò che è essere depressi.
Essere depressi vuol dire non sapere chi sei, non riconoscerti nel tuo corpo, senza forza e volontà, che ogni mattina piangi perché non puoi affrontare il nuovo giorno perché credi di non essere capace di arrivare alla fine di questo giorno. Essere depressi vuol dire sentirsi soffocati e voler soffocare, vuol dire voler chiedere aiuto mentre vuoi morire. Soffrire di depressione è vedere la famiglia, il partner, i figli, e non potere amarli, e che per te faccia lo stesso.
Soffrire di depressione è avere paura come non l'hai mai avuta nella vita più paura di quella che credevi che si potesse avere. E cosa ti fa paura? Ti fa paura vivere.
La depressione è una successione di giorni sempre uguali. Sono giorni pieni di solitudine, angoscia, ansia, paura, di una tristezza più grande della vita, e di panico. Sei nel mezzo dei tuoi giorni uguali e non sai come sei arrivato fin lì.
Non sei capace di pensare alla persona che eri prima. Non sai chi eri prima. E inoltre arriva un momento in cui perdi la speranza che questi giorni uguali termineranno e vorresti morire.
E gli altri non lo vedono. La depressione sarebbe migliore e sarebbe una malattia capita molto meglio, e ci vergogneremmo meno di raccontarlo a chi soffre, se invece di essere qualcosa che ti logori dentro, fino a distruggerti completamente senza che gli altri vedano, fosse qualcosa di spettacolare, e ti svegliassi un giorno con i capelli arancioni, la pelle azzurra e le unghie che arrivano a terra. Perché così la gente direbbe: "Poverina, è depressa!
" Ma non è così, e siccome non la vediamo e tutte le idee che abbiamo sulla depressione nascono non si sa bene da dove e sono sbagliate, quando incontriamo qualcuno che conosciamo e ci dice che è depresso, reagiamo male. La prima cosa che si fa è giudicarlo. L'espressione: "Anna è depressa", "Anna è caduta in depressione" implica un'azione volontaria da parte del malato.
Sei caduto in depressione perché ti è successo qualcosa, qualsiasi cosa, che succede a tutti, sei caduto e invece di rialzarti, come facciamo tutti, sei caduto lì, sei lì perché lo vuoi, o perché hai un determinato carattere e ti sei riconosciuto lì. La seconda cosa che si fa è distribuire un milione di consigli in buona fede vi assicuro che a me li hanno dati tutti, e sono dolorosissimi per il malato. Gli diciamo: "Dai, sono solo dei giorni, è capitato a tutti!
", "ciò che devi fare è smettere di ricomporti, che ti crogioli così". E poi ci sono quelli di: "Hai provato a. .
? fare esercizio, alzarti presto, fare yoga, meditazione". "non mangiare carne", "mangia carne", "non mangiare glutine", "mangia glutine", e tu rispondi: "No".
E poi ti giudicano. Quindi tu dici, con quel poco di forza di volontà che ti rimane, dal profondo della tua disperazione: "Sono depresso". E ti dicono: "Ma come puoi tu essere depresso".
Così il malato se si trova lì è perché lo vuole, se non ne esce è perché non vuole, e inoltre, non ha neanche il diritto di stare male. Non mi piace dire che ho imparato qualcosa dalla mia depressione, perché non voglio convertirla in qualcosa di buono, in qualcosa che vale la pena. Io non sono una persona migliore ora di quella che ero prima, né vedo il mondo a luci e colori, né vedo tutti migliori.
Non voglio convertire la mia depressione in ciò che va tanto di moda, che è una esperienza. Magari non l'avessi sperimentata. Magari non avessi passato 15 mesi senza lavorare, più di sei mesi, più di otto, guidando piena di dolore e ansia, gridando in macchina.
Magari non avessi pensato: "Che qualcuno si porti le mie figlie, perché io non posso stare con loro". Non ho imparato nulla dalla depressione. Quello che ho imparato è raccontarlo, dire a tutti: "Sì, sono stata depressa".
Sì, io passavo le sere sul divano, pensando che se continuava così, avrei dovuto pensare di morire in qualche modo. E ho capito, raccontandolo alla gente, che non sappiamo cos'è la depressione, così ci comportiamo male. Perché la prima cosa che tutti dovremmo sapere come società è che essere depressi non si sceglie.
Nessuno sceglie di staccare dalla famiglia, amici, vita da ciò che era essere sé stesso. Nessuno sceglie di sentirsi così solo da aver paura di scendere dal letto. Non si sceglie di essere depressi.
Dobbiamo imparare che la depressione è una malattia che tutti possiamo avere. Non c'è un determinato tipo di persona suscettibile ad avere una malattia. Può succedere a tutti.
È successo a me e ora so che può ricapitare e ho paura. Dobbiamo anche sapere che quando qualcuno ci dice: "Sono depresso" non lo è da tre giorni, né da 3 settimane, né da 3 mesi, ma da moltissimo tempo. e non vuole sentirsi dire: "Dai, su!
". Ciò di cui ha bisogno è tempo e spazio per essere malato. Ciò di cui ha bisogno è andare dal medico, prendere antidepressivi, anche se nessuno vuole prenderli.
Ha bisogno di andare e fare terapia, anche se nessuno vuole farla. Ha bisogno soprattutto di tempo e spazio per essere malato. La maggior parte delle depressioni al 70% si curano, ma è un periodo lunghissimo, più di quello che i malati e le loro famiglie vorrebbero, perché il dottore non può dirti: "Ti rimangono quattro mesi, sei, te ne rimangono otto".
Magari te lo potesse dire, perché mettere un orizzonte temporale alla sofferenza la rende migliore, lo limita, lo rende sopportabile, ma non te lo dicono. Per questo hai bisogno di trasformarti in paziente e avere pazienza. Che un tuo famigliare o un amico abbia la depressione fa molta paura, perché quando vedi davvero come si sente distrutto, terrorizza.
Pe questo non possiamo dirgli: "Dai, su! " Esigiamo che abbia delle forze che in realtà non ha, perché non vogliamo vederlo, e questo è ciò che non dobbiamo fare. Magari tutti i malati di depressione avessero qualcuno come mia sorella, che la notte prima di distruggermi completamente, nel settembre 2014, mentre io piangevo abbracciata al volante dell'auto, tremando dal freddo perché non ne potevo più, disse: "Ana, non sappiamo cosa ti succede, ma siamo molto impauriti, perché ti stiamo vedendo soffrire tanto che non sappiamo cosa fare, ma cercheremo aiuto e ti sosterremo".
I malati di depressione hanno bisogno di sostegno anche se è molto lunga e fa paura. Grazie.