in tono un po aurico dico che sorpresa ha dovuto all figura per chi è in mezzo al traffico hanno potuto arrivare ma mi fa molto piacere perché il caro amico e collega mario vegetti è per me un modello di chiarezza non so se riuscirò ad avvicinarmi al paradigma de chiarezza che abbiamo ascoltato nell'ora precedente ringraziando il moderatore improvvisato a mario vegetti ed opero ringraziati l'organizzazione e tutti coloro che hanno contribuito al mio invito qui ma anch'io come professore vegetti prima non voglio mancare di ringraziare tutti voi non mi aspettavo tanta tanta folla tanto pubblico ma
non perdiamo altro tempo allora il mio tema il titolo del mio intervento è la democrazia e le sue condizioni vi accorgerete che parlo di condizioni in due sensi in senso logico e in senso clinico democrazia e tra le parole più inflazionata del linguaggio corrente al punto che rischia di diventare se non è già diventata una parola vuota rischia di perdere ogni significato condiviso quello che mi sono proposto per questa lezione è provare a restaurare il significato della parola democrazia cioè ricostruire il concetto di democrazia o almeno un concetto plausibili e accettabile non dissonante rispetto agli
usi prevalenti della parola nella storia della cultura occidentale procedo per approssimazioni successive la parola democrazia indica come forse direbbero i logici i logici contemporanei un mondo possibile un mondo sociale possibile ovvero una delle configurazioni che può assumere l'organizzazione della combinata quindi una colonia in qualche modo più precisamente democrazia designa anzitutto è essenzialmente una forma di governo nel senso più ampio e tradizionale di questa espressione o un tipo di regime come oggi preferiscono dire molti studiosi il regime in senso neutro non valutati gli antichi tanto per raccordarmi la lezione splendida che abbiamo sentito prima di antichi
avrebbero detto la democrazia è una politeia cioè una delle costituzioni secondo il modo di tradurre più consueto aristotele ci ha insegnato a riconoscere la costituzione la politeia di una polis la politicità di una comunità politica la sua identità specifica il suo regime politico nel taxi sto marcon cioè nell'architettura dei poteri pubblici ai quali è attribuito il compito di prendere le decisioni collettive con un linguaggio che moderno ma la sostanza è la stessa potremmo dire che i tipi di regime si distinguono tra loro in base alle regole costitutive che in ciascuno di essi stabiliscono per usare
formule semplici e illuminanti di bobbio stabiliscono il chi e il come delle decisioni politiche chi ossia quali e quanti soggetti hanno il diritto potere di partecipare al processo decisionale e come cioè mediante quali procedure e il processo deve svolgersi dunque il regime democratico si distingue dagli altri regimi per le sue specifiche regole cioè per una classe determinata di risposte alle domande sul chi è sul come delle decisioni politiche potremmo anche dire adottando una metafora d'uso comune la democrazia è un gioco cioè un sistema di azioni e interazioni tipiche di trainato da un certo insieme di
regole fondamentali quelle che chiamiamo appunto regole del gioco se non sappiamo quali sono le regole non sappiamo a che gioco stiamo giocando se non stabiliamo quali regole sono democratiche non possiamo giudicare se i regimi reali ai quali diamo il nome di democrazie meritino davvero questo nome ma come si fa a stabilire se una regola del gioco politico è democratica o no con quale criterio ebbene abbiamo imparato dagli antichi a chiamare democrazia un regime in cui le decisioni collettive le norme vincolanti per tutti non emanano dall'alto cioè da un soggetto il monarca o il tiranno o
da pochi soggetti di aristocratici gli oligarchi che si ergono al di sopra della collettività no le decisioni collettive le norme sono frutto di un processo decisionale che scaturisce dal basso al quale tutti o i più hanno diritto di partecipare in modo eguale ed egualmente libero risultato in sintesi la democrazia è il regime dell'eguaglianza politica e della libertà politica le regole del gioco democratico sono contenute implicitamente nei principi di eguaglianza e libertà politica ovvero che lo stesso sono riconoscibili come democratiche quelle regole costitutive costituzionali che rappresentano una conseguente esplicitazione dei principi di eguaglianza e libertà politica
per questo tali regole valgono come le condizioni alle quali un regime democratico e riconoscibile come democratico ossia è un regime di eguaglianza libertà politica in altre parole il gioco politico e democratico se a condizione che e finché quelle regole sono rispettate se le regole vengono alterate o applicate in maniera scorretta cioè non coerente con i principi democratici di eguaglianza e libertà semplicemente si comincia a giocare ad un altro gioco magari senza rendersene conto la rinascita moderna dell'ideale democratico e il processo graduale di democratizzazione dei sistemi politici reali hanno qualche secolo di vita una vita peraltro
tormentosa e contrastata ma soltanto tardi nel cuore del novecento la riflessione teorica è giunta ad elaborare della democrazia una concezione libera da molti annosi equivoci la cosiddetta concezione procedurale incentrata appunto sulle regole del gioco la teoria di bobbio è comunemente considerata nel mondo è la versione più puntuale più matura della concezione procedurale della democrazia ritengo che nella teoria di bobbio si possono trovare gli strumenti idonei per quello che tenterò di fare in breve cioè una diagnosi dei mali che affliggono i regimi contemporanei abitualmente chiamati democrazia quest'anno anzi esattamente fra un mese il 18 ottobre ricorre
il centenario della nascita di bobbio questa mia lezioncina vuole essere anche un omaggio per il centesimo compleanno del mio maestro bambini vorrei prendere in considerazione con disperata brevità la tavola delle regole del gioco democratico che si trova in un librone di bobbio intitolato teoria generale della politica si articola questa tavola in sei regole regole che sono chiamate da bobbio universali procedurali questa espressione è da intendersi nel senso che queste regole contengono i principi che dovrebbero ispirare le norme giuristi libere le norme di competenza e di procedura cioè le norme che riguardano il chi e il
come delle decisioni politiche norme su cui devono fondarsi tutti i regimi democratici l'universo dei regimi democratici perché perché corrispondono ai connotati indispensabili del concetto di democrazia cioè dell'universale democrazia le regole della tavola di bobbio sono in apparenza molto semplice in realtà ciascuna di esse a che fare con un ventaglio di problemi molto complesso la prima regola 6 regole vediamole insieme la prima regola pone una condizione di eguaglianza come inclusività tutti i cittadini passivi tutti noi sottoposti all'obbligo di obbedire alle norme della collettività devono essere anche cittadini attivi titolari del diritto potere di partecipare anzitutto con
il voto elettorale ma non solo al processo di formazione delle decisioni collettive e dunque al processo di formazione delle stesse norme che i cittadini passivi tutti noi saranno tenuti a rispettare senza discriminazioni la seconda regola pone una condizione di uguaglianza ma non più come inclusività bensì come equivalenza i voti di tutti i cittadini devono avere peso e quale nessuno deve contare più o meno di un altro la terza regola pone una condizione di libertà soggettiva l'opinione politica di ciascuno deve potersi formare liberamente protetta da interferenze distorsive è basata su una corretta conoscenza dei fatti il
che esige almeno che sia garantito il pluralismo dei mezzi di informazione di persuasione la quarta regola pone una condizione di libertà oggettiva i cittadini devono poter scegliere tra proposte e programmi politici effettivamente diversi fra loro entro una gamma di alternative sufficientemente ampia per consentire a ciascuno di riconoscersi in un orientamento preciso il che esige almeno che sia assicurato il pluralismo dei partiti associazioni movimenti politici la quinta regola pone una condizione di efficienza per l'intero processo di decisione collettiva dal momento elettorale fino alle deliberazioni degli organi rappresentativi le decisioni devono essere assunte in base al principio
di maggioranza che è semplicemente una regola tecnica idonea a superare l'eterogeneità il contrasto e conflitto delle opinioni particolari eguaglianza come inclusività senza discriminazioni eguaglianza come equivalenza peso è uguale dei voti libertà soggettiva opinione pubblica libera quindi pluralismo dei mezzi di informazione libertà oggettiva pluralismo dei partiti delle opzioni a disposizione efficienza principio di maggioranza cinque regole un carattere speciale riveste la sesta ultima regola della tavola di bobbio non è propriamente un universale procedurale perché non riguarda i key o il come cioè la forma bensì riguarda il che cosa ossia il contenuto la sostanza delle decisioni politiche
sostanza che non può essere in contraddizione con i principi democratici di eguaglianza e libertà questa regola l'ultima regola pone una condizione complessa che io chiamo di salvaguardia o sopravvivenza della democrazia in sintesi questa regola dice che nessuna decisione assunta in base alle regole del gioco democratico deve snaturare o ostacolare il gioco stesso io reticolo questa regola in cinque imperativi una regola che ne contiene 5 in primo luogo questa regola vieta qualunque decisione intesa ad alterare o abolire le altre regole del gioco cioè le condizioni della democrazia anche se questa decisione fosse formalmente paese in conformità
alle altre regole del gioco per esempio vieta ad un parlamento eletto a suffragio universale di introdurre un suffragio ristretto per esempio censitario in secondo luogo l'ultima regola vieta di dice bobbio rendere vane cioè vuote e inutili le altre regole limitando o peggio abolendo i diritti fondamentali di libertà individuale la libertà personale di opinione di riunione e di associazione ecco queste libertà individuali della democrazia costituiscono le precondizioni le precondizioni liberali in terzo luogo sesta regola impone di rendere effettivo il godimento universale di queste stesse libertà individuali garantendo altri ulteriori diritti fondamentali diritti che rappresentano io non
dico così le pre condizioni sociali delle precondizioni liberali della democrazia mi spiego se è vero e intuitivo chiede le prime cinque regole del gioco democratico sarebbero vane vuote se non fossero garantiti i diritti alla libera manifestazione del pensiero alla libera riunione e associazione è anche vero che questi diritti sarebbero vuoti o ridotti di fatto a privilegi di alcuni se non fossero assicurati a tutti per esempio il diritto sociale all'istruzione pubblica e gratuita e il diritto sociale alla sussistenza cioè a condizioni materiali rendono gli individui come tali tutti gli individui capaci di essere liberi e non
ripongono in condizioni di alienare la propria libertà al migliore offerente in quarto luogo l'ultima regole del gioco vieta di violare quelle che io chiamo le precondizioni in senso stretto costituzionali della democrazia specificamente i principi di separazione e equilibrio dei poteri dello stato cioè questa regola impone di assicurare quelle che si chiamano le tecniche giuridiche separazione divisione dei poteri equilibrio di poteri idonee a prevenire il dispotismo anche il dispotismo della maggioranza infine l'ultima regola vieta ogni forma di concentrazione di quelli che bobbio chiama i tre poteri sociali il potere politico nel suo complesso che è basato
sul controllo dei mezzi di coazione sulla forza pubblica il potere economico basato sul controllo dei beni e delle risorse materiali e il potere che bobbio chiama ideologico in senso ampio basato sul controllo delle idee e delle conoscenze e cioè sul controllo dei mezzi di informazione e persuasione il problema secondo bobbio è che le regole del gioco sono a enumerarle semplicissime ma tutt'altro che facili da applicare correttamente per questo nell'analisi dei casi concreti di quelle che si chiamano le democrazie reali si deve tener conto del possibile scarto fra l'enunciazione del contenuto delle regole l'enunciazione e il
modo in cui vengono applicate e poiché nessun regime storico ha mai osservato compiutamente il dettato di tutte queste regole è giustificato parlare di regimi più o meno democratici fin qui bobbio a mio avviso il problema si presenta oggi in termini molto più gravi considerando la storia recente delle cosiddette democrazie reali ci si deve chiedere se questi regimi quale più quale meno non si siano pericolosamente avvicinati ad una soglia critica sì anzi in alcuni casi non abbiano addirittura addirittura oltrepassato la linea di demarcazione tra democrazia e autocrazia cioè sarà un regime che assicura ancora un qualche
grado apprezzabile di eguaglianza e libertà politica e per ciò consente una certa forma di autodeterminazione collettiva e un regime in cui ormai le decisioni cadono per lo più dall'alto sulle teste di quote rilevanti di cittadini il processo di democratizzazione che ha caratterizzato in modo discontinuo disomogeneo gli ultimi due secoli della nostra storia è consistito nell'avvicinamento di molti sistemi politici reali al paradigma di una corretta applicazione delle regole del gioco tutte e sei le prime cinque e l'ultima che contiene altre cinque sotto regole estensione dei diritti di partecipazione politica sino a suffragio universale migliori garanzia di
libertà eccetera eccetera ma qualora l'analisi della realtà contemporanea ci induca ad affermare che i regimi oggi comunemente chiamati democrazie hanno invertito la rotta allontanandosi da questo paradigma non si dovrebbe forse parlare di degenerazione della democrazia di scadimento progressivo verso l'autocrazia ebbene un quarto di secolo fa nel 1984 bobbio esprimeva un giudizio completamente diverso in un celebre saggio perché a me il futuro della democrazia di cui ricorre appunto il quarto di secolo quest'anno pur avendo considerato con disincantato realismo i caratteri le tendenze della democrazia reale del dopoguerra bobbio affermava senza esitazioni quello che vi vado leggere
nonostante tutte le trasformazioni che i nobili ideali democratici hanno subito contaminandosi con l'assai poco nobile realtà della politica pratica non si può parlare propriamente di degenerazione della democrazia anche la democrazia reale più lontana dal modello cioè dal paradigma di una corretta applicazione delle regole del gioco non può essere in alcun modo confusa con uno stato autocratico bobbio 1984 domando è ancora vero siamo disposti a riconoscere ancora valida dopo un quarto di secolo questa affermazione beninteso se manteniamo la prospettiva fondamentale di bobbio che assumeva come termini di paragone i totalitarismi del novecento probabilmente sì anzi senz'altro
sì però invito a chiedersi dopo l'analisi di bobbio quali ulteriori trasformazioni ha subito la democrazia è diminuita o è cresciuta la distanza dal modello ideale quello che fissa i connotati essenziali le condizioni della democrazia in un certo paradigma di regole correttamente applicate la mia prima tesi è la seguente guardando col senno di poi agli ultimi due o tre decenni di vita delle democrazie reali è chiaramente riconoscibile un processo di degenerazione differenziato da luogo a luogo ma in sostanza omogeneo e tuttora in marcia un processo che tende a far assumere gradatamente alla democrazia i connotati di
una forma di governo diversa siamo in presenza di la nascita all'interno dei vestiti della democrazia di un regime diverso propongo di chiamarlo autocrazia elettiva si tratta ovviamente di un ossimoro scusami mario progres co alla latina tirare sull'accento dire ossimoro beh visto che siamo di fronte a tanti ragazzi diciamo magari qualcuno non lo sa che cos'è un ossimoro un ossimoro alla alla greca derivate da due termini greci opsis emo ros opsis vuol dire acuto ma ross vuol dire sciocco può esistere un acuto sciocco è una contraddizione in termini forse no mi riferisco ai fumetti che si
reggevano 50 anni fa quindi del tutto desueto avete presente l'amico di topolino pippo ecco pippo che da e magari involontariamente dei suggerimenti dominanti e topolino è un ocs il moroso uno sciocco acuto perché autocrazia elettiva è un ossimoro perché l'aggettivo stride col sostantivo classicamente l'autocrate l'autocrate se colui che dispone di 6 autokratz dispone di sé e degli altri a proprio arbitrio pone se stesso a principio del potere si impone non si propone ai cittadini dalle elezioni ma a mio avviso ossimorica paradossale è proprio la realtà politica del nostro tempo o almeno ci appare paradossale la
realtà perché i nostri quadri mentali le categorie attraverso cui siamo abituati a pensare il mondo il mondo politico si rivelano spesso inadeguate alcune grandi opposizioni concentra concettuali quelle che bobbio chiamava le grandi dicotomie sembrano indebolirsi come destra e sinistra oppure democrazia e dittatura giovanni sartori ha di recente usato l'espressione massimo dell'ossimoro il dittatore democratico altre opposizioni concettuali si radicalizzano informe bellicose come universalismo e particolarismo oppure termini che sembravano strettamente uniti sovrapposti divorziano appunto come elezioni e democrazia con qualche inevitabile forzatura ma credo pro buona approssimazione non è difficile individuare nella storia recente delle democrazie reali
anche se la maggior parte di voi non era ancora nata una prima vera svolta almeno nella cultura politica una svolta a partire dalla quale si è cominciato a prospettare la possibilità di giocare al gioco politico in modo non democratico o meno democratico cioè applicando scorrettamente o alterando queste o quelle regole del gioco le condizioni della democrazia e attaccando o erodendo i loro presupposti le precondizioni della democrazia precondizioni liberali sociali costituzionale come data simbolica di questa prima svolta io indico il 1975 data simbolica anno di pubblicazione di un famoso libro il rapporto sulla governabilità della demo
della delle democrazie di tre noti personaggi almeno due super e molto noti crosia huntington eva tenuti da allora la retorica della governabilità si è rapidamente diffuso in molti ambienti fino a diventare una sorta di senso comune per il quale la diagnosi era in fondo molto semplice la democrazia funziona male o poco non è efficiente nello svolgere la funzione politica essenziale che è quella di produrre decisioni collettive e funziona male perché è un regime difficile troppo esigente dunque anche la terapia consigliata era molto chiara per farla funzionare meglio in modo più efficiente abbassiamo nelle pretese vediamo
come in primo luogo in caso di necessità deve diventare un regime meno inclusivo in contrasto con la regola numero uno pensiamo al problema degli immigrati sempre più acuto soprattutto in europa dove masse crescenti di individui sono trattati come direbbe aristotele meteci conviventi con la città con i cittadini con ciascuno di noi come politiche come cittadino ma esclusi da diritti di cittadinanza e magari fossero solo trattati come nuovi mete ci sono ridotti in grado di larga parte a condizioni semi servivi quando non direttamente criminalizzati in secondo luogo nella misura in cui è utile a oliare la
macchina del processo decisionale si può alterare il peso dei voti individuali in aperta violazione della regola numero due alludo alle più o meno sofisticate manipolazioni ingegneristiche in questo caso l'aggettivo è fortemente valutativa senso negativo manipolazione ingegneristica dei sistemi elettorali in nome della governabilità in terzo luogo poiché le logiche tra virgolette oggettive del mercato globale a cui occorre inchinarsi come se fossero leggi divine inducono grandi concentrazioni se non monopoli dei media è inevitabile infrangere anche la regola numero tre che esigerebbe invece il pluralismo informativo come argine insufficiente però necessario alla manipolazione dell'opinione pubblica in quarto luogo
non solo ragioni brutale di efficienza ma persino pretese e presunte ragioni ideali sono state invocate per promuovere una drastica semplificazione del pluralismo politico anzi per ridurlo di fatto a un dualismo ci pensi simbolicamente i duelli televisivi provocando in tal modo contro la lettera e lo spirito della il numero 4 la disaffezione verso la democrazia di tutti quelli che non si riconoscono in alcuna delle alternative disponibili infine in quinto luogo per assicurare efficacemente la governabilità si tende a concepire a congegnare ea praticare il gioco politico come se fosse un gioco a somma zero in cui viene
attribuito tutto il potere al vincitore attraverso l'assolutizzazione indebita della regola numero 5 ossia del principio di maggioranza la portata esorbitante che è venuto ad assumere il principio maggioritario tanto da indurre gli studiosi a isolare come sottospecie a sé stante dal regime democratico quella che viene chiamata la democrazia maggioritaria o democrazia dell'alternanza entrambe le formule sono usate in senso perlopiù opa logistico e a mio avviso con scarsa cautela critica la portata che è venuto ad assumere principio maggioritario accompagna e favorisce quella che io considero la degenerazione suprema il passo decisivo oltre la soglia che divide la
democrazia dall'autocrazia l'istituto delle elezioni viene interpretato come un metodo per l'investitura personale di un capo il quale tende a subordinare quando non la so giocare gli organi rappresentativi parlamenti e a svincolarsi dalle istituzioni di controllo di garanzia in tal modo si attua un clamoroso regresso storico verso il paradigma del governo degli uomini o peggio il governo dell'uomo paradigma opposto a quello del costituzionalismo che è fondato sul ideale del governo delle leggi e infatti sono stati praticati in tempi recenti e persino giustificati con dovizia gli argomenti veri e propri abusi di potere decisioni atti e pratiche
anti costituzionali che mettono a repentaglio le precondizioni della democrazia abbiamo assistito alla limitazione dei diritti di libertà cominciando dalla libertà personale specialmente ma non solo dopo l'undici settembre all'erosione o svuotamento progressivo dei diritti sociali all'alterazione in qualche caso travolgimento dell'equilibrio dei poteri istituzionali dello stato soprattutto modo clamoroso all'alt alla alla creazione di confusioni e concentrazioni inaudite di quelli che bobbio chiama i poteri sociali potere politico potere economico e potere mediatico insomma un vero e proprio processo di degenerazione e tendenzialmente di trasformazione della democrazia in un altro gioco con altre regole lungo queste linee di tendenza
la vita politica di quelle che chiamiamo democrazia e delle democrazie reali viene ad assomigliare sempre più ad una competizione con poche regole sempre meno democratiche tra pochi personaggi detti leader per essere investiti di un potere che a sua volta assomiglia sempre più a quello di un autocrate che dispone di sé e degli altri a proprio arbitrio un altro gioco un'altra forma di regime appunto un'autocrazia elettiva vorrei richiamare l'attenzione sull'ultimo aspetto che ho menzionato del processo degenerativo quello che riguarda la confusione e concentrazione dei poteri sociali badate bene io presento degli argomenti non delle opinioni di
parte argomenti che possono essere computati confermati e non la presente una realtà empirica specifica non mi riferisco allo sfortunato caso del bel paese la diffusione di questo fenomeno della concentrazione e confusione dei poteri sociali politico economico mediatico è planetaria in forme diverse forme gradi diversi basta pensare da un lato all'incidenza sulla vita di tutte le democrazie reali da matthew quale meno della commistione oscena tra denaro e politica un nostro collega costituzionalista comparatista ha condensato in una frase la gravità del fenomeno guardate la composizione di fatto si può descrivere non è un giudizio di valore giudizio
di fatto andate a vedere la composizione del senato degli stati uniti bene è un club esclusivo di milionari in dollari e attuale presidente degli stati uniti compresi dall'altro lato basta pensare che adesso questo che vorrei fermare l'attenzione alla straripante potenza dei media soprattutto della televisione nello tendere sempre di più la capacità di giudizio politico di quelli che bobbio chiamava i cittadini non educati chieda partecipazione al gioco politico potesse trasformarsi da sola in uno strumento efficace di educazione dei cittadini era una convinzione ho una speranza di alcuni grandi scrittori democratici dei secoli xix e xx esimo
da john stuart mill john njue ma si era presto rivelata un'illusione anzi secondo la celebre analisi di bobbio dell 84ma diceva così una delle più importanti promesse non mantenute della democrazia oggi la situazione la situazione si presenta ben peggiore ci troviamo di fronte al prof al proliferare dei cittadini isee ducati il cittadino diseducata è un soggetto diverso rispetto al cittadino non educato di cui parlava bobbio esattamente come la diseducazione qualche cosa di più perverso della non educazione la non educazione una condizione passiva un esito negativo un'assenza è un'auto educazione mancata non riuscita la diseducazione è
anche e soprattutto un processo attivo è il risultato di un processo attivo insomma esistono cittadini diseducati perché esistono i diseducatori architetti operai e manovali della malafede li vediamo tutti i giorni impegnati nel loro lavoro professionale in alcuni mezzi di comunicazione e nelle diverse industrie della persuasione interessata come figure tipiche di cittadini non educati bobbio indicava il cittadino apatico privo di interesse per la politica e il cittadino cliente dedito al voto di scambio una tipologia dei cittadini diseducati farebbe oggi emergere figure ben più spregevoli mi appello alla esperienza quotidiana di ciascuno di noi per esempio passeggiando
la domenica chi sono quelli concittadini che incontriamo faccio qualche esempio mai visto perché già in terza fila ebbene piccola spia di quello che io chiamo il cittadino corrotto e protervo che ha assunto come modello di vita l'affermazione personale ad ogni costo e con ogni mezzo ed hai imparato tristemente a chiamare libertà la trasgressione di ogni regole di convivenza civile e di rispetto altrui il cittadino apparente intendo colui che non ha altro slancio vitale se non quello di apparire per il quale non c'è altro essere che l'essere percepito anzi guardato anzi guardo nato per il quale
l'unica realtà el apparenza o se vogliamo l'unica reality e lo show il servo contento in tempi floridi immerso e beato nei miti dominanti del consumo in tempi di crisi meno contento e molto poco beato ma sempre timoroso di perdere l'accesso a quelli che toqueville chiamava i piccoli volgare i piaceri di cui può godere il suddito di un dispotismo mite dove sono io è poquelin questo applauso va lì c'è di peggio c'è di peggio lo schiavo depravato cresciuto fin da piccolo a dosi massicce di teli euro moni sessuali asservito alla propria natura animale alla propria vestali
bestialità avrebbe detto plotone etto out to più debole di sé e pieno di ammirazione per la spudoratezza del depravato potente lo schiavo fanatico razzista e xenofobo pronto ad obbedire a capi e capetti altrettanto fanatici oppure cinici che gli ordinano di reprimere espellere picchiare e torturare figure da incubo ma sono soggetti reali li incontriamo incontriamo continuamente tutti i giorni aggiungo di sfuggita per collegarmi al tema generale di tutta questa edizione di festival filosofia che il moltiplicarsi di queste figure tra i concittadini non può a mio avviso non può portare verso la rottura del patto di convivenza
la recessione del contratto sociale le costituzioni sono contratti sociali in forma scritta in cui si stabiliscono le regole per la soluzione pacifica dei conflitti tra conviventi in un territorio ma certi conflitti certe estremità inducono molti a revocare la volontà di convivere frantumano la comunità ponti sono messi insieme i cittadini non educati e i cittadini diseducati ad essere benevoli sono circa la metà degli elettori in quasi tutte le democrazie reali e quando riescono a prevalere per fortuna non sempre riescono ma a volte si provocano un noto fenomeno il fenomeno della selezione al contrario eleggono i peggiori
vengono this educati a divenire facili prede della democrazia della demagogia e cioè a scegliere le opzioni peggiori del resto non è una nostra prerogativa non è raro nella storia che il popolo scelga un barabba al posto di gesù ma si potrebbe obiettare il fenomeno della selezione al contrario della classe politica e il conseguente avvento del governo dei peggiori alcuni anni fa per indicarlo è inventato un neologismo greco ha chisto krazia non prova di per sé che la democrazia abbia ceduto il posto ad un regime diverso a testa solamente che siamo in presenza di una cattiva
o pessima democrazia nonché il sistema democratico si sia trasformato in un sistema autocratico e bene dal punto di vista logico accolgo il rilievo non bisogna confondere il problema e della identità di un regime con quello della sua qualità l'identità risulta dalla struttura costituzionale cioè delle regole costitutive di una determinata forma di governo le regole del gioco o meglio il grado dell'effettività e corretta applicazione delle regole del gioco permettono di riconoscere se le decisioni politiche cadono dall'alto oppure scaturiscono dal basso in una qualche misura ossia se quella forma del gioco politico rientra nel tipo dell'autocrazia dall'alto
o in quello della democrazia dal basso invece la qualità di un determinato regime dipende in ultima analisi dalle doti dalle capacità delle virtù dei governanti ma dove i governanti sono eletti dipende a sua volta dalle virtù dalle capacità di giudizio dei governati insomma se la classe politica selezionata attraverso la regola del gioco annovera i giocatori migliori in greco ariston avremo dentro la democrazia un'auto un'aristocrazia elettiva se invece comprende i peggiori in greco kaki store ad esempio se il popolo vota barabba al posto di gesù avremo una cat in stock razzia ebbene io credo che sia
difficile in ogni caso io la penso così sottrarsi all'impressione che molte fra le democrazie reali e contemporanee siano quale più quale meno a chi sto crati che a me pare evidente l'inadeguatezza generale delle classi dirigenti generali di fronte ai problemi acuti della convivenza tra i popoli dell'emergenza ambientale dell'ingiustizia sociale globale e questa inadeguatezza rispecchia ed è rispecchiata da un diffuso all'alfabetizzazione cittadini elettori sempre più sprovveduti di fronte agli imprenditori del consenso nei casi più sciagurati l'aca chisto krazia il governo dei peggiori riflette e si riflette in quella che io chiamo duro politeia la repubblica dei
servi altro neologismo mio fortemente ossimorico diceva aristotele per ridurlo e non c'è polis ma le nostre the police sono ossimoriche in re ipsa ebbene tutt'altro problema è stabilire se i regimi reali che chiamiamo democrazia siano ancora democrazie o se invece non stiano subendo un processo di mutazione che li fa scivolare verso il tipo dell'autocrazia un problema che si presenterebbe identico anche qualora per pura ipotesi irrealistica fossimo convinti che le classi politiche delle democrazie reali siano aristocrazie governanti composte da soggetti di elevata qualità insomma è vero identità e qualità di un regime sono due variabili indipendenti
logicamente indipendenti perché se guardiamo alla realtà empirica dei regimi del nostro tempo la mia tesi è che le stesse tendenze che producono la degenerazione delle democrazie reali e il loro scivolamento verso l'autocrazia favoriscono anche un peggioramento complessivo nella qualità dei soggetti governanti e governati cittadini e classi politiche e reciprocamente le tendenze ha chisto crati zanti favoriscono quelle autocrati zante in una sorta di sinergia nefasta è molto facile che dentro i vestiti tarlati e da cerati di una democrazia in via di mutazione autocratica fresca quella che io chiamo la capi stock razzia il governo dei peggiori
una delle manifestazioni più vistose inquietanti di questa crescita è riconoscibile nella diffusione di certe forme demagogiche neo populiste di strategia politica che alcuni studiosi hanno ribattezzato antipolitica un concetto ancora nebuloso fenomeno proteiforme però alcuni tratti distintivi dei soggetti e dei comportamenti politici anti politici possono essere isolati 1 la pretesa di contrapporre la volontà vera del popolo che si pretende incarnata da personaggi pseudo carismatici di contrapporre la volontà vera del popolo a quella espressa dalle istituzioni della rappresentanza e dalle culture politiche si è diventata nei sistemi del pluralismo politico 2 l'ostilità verso l'ordine consolidato nelle architetture
istituzionali il discredito delle costituzioni in generale il disprezzo delle regole e l'assenza di cultura della legalità tre in particolare l'insofferenza per il bilanciamento dei poteri e per ogni tipo di vincoli o controlli 4 il rifiuto del confronto politico equilibrato tra posizioni diverse il dibattito civile e non orientato allo scontro il rifiuto delle mediazioni in genere ognuno può vedere in primo luogo come l'anti politica ha chisto cratica trovi un terreno fertile nella tendenza autocrati zante che porta a concepire le elezioni come un metodo per l'investitura di un singolo individuo a cui spetta aspetta la guida suprema
del paese in secondo luogo ognuno può vedere come questa medesima tendenza sia favorita ed accentuata negli ultimi 30 anni in quelle realtà politiche dove è in vigore una forma di governo questa volta in senso tecnico politologico una forma di governo presidenziale ma la diffusione di quello che io chiamo il processo autocrati zante penetra anche nei paesi in cui è formalmente in vigore un regime parlamentare per esempio in gran bretagna o in italia dove assistiamo a fenomeni ricorrenti di chiamano proprio così costituzionalisti i fenomeni di presidenzializzazione più o meno aperto dissimulata della forma di governo e
in ogni caso assistiamo a tentativi non solo in italia di potenziamento del potere esecutivo oltre ogni limite di compatibilità con la sopravvivenza di un ruolo significativo dei parlamenti il compianto ralf dahrendorf aveva sostenuto già alcuni anni addietro nel 2001 cito letteralmente che in inghilterra il modello westminster l'archetipo del parlamentarismo si era ormai tra sfondo nato in una dittatura elettorale del premier si tratta di una deformazione patologica che investe non solo le istituzioni centrali dello stato ma anche quelle periferiche e pensate a certi sindaci e certi presidenti di regione per pensare qui da noi a certi
presidenti di provincia dovunque viene spostato il baricentro del potere dalle assemblee rappresentative parlamenti assemblee regionali consigli comunali eccetera eccetera dalle assemblee rappresentative agli organi cosiddetti esecutivi io la chiamo macrocefali a istituzionale a tutti i livelli e in tutti i comparti una festa ipertrofica e purtroppo talvolta in intelligente schiaccia corpi e rappresentativi esili e depotenziati ovviamente macrocefali e istituzionale e personalizzazione pseudo carismatica della vita politica si alimentano a vicenda in un simile contesto le elezioni tendono a trasformarsi in un rito tendono a trasformarsi in un rito di identificazione personale della massa nel leader nazionale o locale
e a risolversi in una delega a poteri monocratici che sono quelli rivestiti da una persona sola i titolari di queste cariche si sentono appunto investiti del potere di decisione ultima e spesso e interpretano il proprio ruolo con piglio decisionistico chiaramente autocratico mi avvio quasi alla conclusa questi personaggi alcuni di questi personaggi stati mittente perché qui ci tengo esporre una tesi in forma logica una tesi analitica non un'opinione politica questi personaggi alcuni di essi godono a volte di un consenso stupefacenti certo di dirlo con chiarezza inteso come gradimento popolare il consenso sia esso effettivo e certificato
dal computo di voti formalmente espressi oppure presunto sulla base di manifestazioni più o meno acea nick e di adesione o peggio sulla base di sondaggi più o meno abilmente orientati il consenso non è non è di per sé né un indicatore è sufficiente né un indicatore significativo di democrazia regimi antidemocratici sotto ogni punto di vista fascismo e nazismo per esempio hanno goduto in molte circostanze storiche di un ampio favore popolare io mi auguro risulti intuitivo non ogni consenso popolare è un consenso democratico è fallace sostenere che tutto ciò che è gradito ai più una decisione
un governo un leader è democratico è sensatamente designa bile come democratico l'identificazione acritica tra consenso popolare effettivo badate bene consenso popolare e democrazia impedisce di vedere ciò che è evidente ciò che dovrebbe essere evidente e cioè e cioè che l'adesione del popolo demo al potere krazia di un autocrate non istituisce ha fatto una democrazia un potere del popolo in alcun senso plausibile quand'anche questa adesione se si manifestasse come un paradossale plebiscito di tutti i giorni la cosiddetta democrazia plebiscitaria è in realtà una forma di servitù volontaria e stavolta concludo davvero un minuto ho parlato di
condizioni della democrazia fin qui in senso logico ma l'analisi che ho condotto porta a interrogarci sulle sue condizioni in senso clinico a mio giudizio sono condizioni critiche molto gravi un po dappertutto come succede quando si diffonde una pandemia la patologia infettiva che ha aggredito la democrazia è in pieno sviluppo e non accenna a regredire ciò non significa che non vi sia alcun rimedio a meno che questa metafora clinica non si riveli insufficiente a farci intendere la gravità del problema se fossimo indotti a riconoscere che si tratta non di un'infezione o dell'invasione di parassiti voraci che
consumano l'organismo democratico dall'interno ma di un processo di mutazione genetica come o hanno adombrato e come tema le prospettive sarebbero disperanti una mutazione genetica difficilmente reversibile ma io non voglio crederci anche per questo preferisco abbandonare le metafore organiche per adottare e qui non voluta sintonia con l'esordio della lezione del professor vegetti per adottare una metafora artistica la democrazia è un artificio umano un'opera d'arte un'architettura forse la migliore opera dell'arte della convivenza che il genere umano abbia progettato e bene o male realizzato per lo più male ma che ora il genere umano sempre deciso a sfigurare
definitivamente oggi nel mondo la democrazia è seriamente danneggiata nelle architetture istituzionali dei regimi che ci ostiniamo a continuare a chiamare democratici e nei riflessi mentali dei cittadini che vi abitano occorre restaurarla appunto come un'opera d'arte che abbia subito atti vandalici in primo luogo bisogna provare a fermare i vandali e bisogna contrastare la diseducazione dei cittadini che non quelli riconoscono non hanno gli strumenti per riconoscerli come tali comandare se la democrazia può essere restaurata il compito di restituirla alla dignità del progetto ideale deve essere perseguito anzitutto offrendo ai cittadini cercando di offrire ai cittadini come proposta
come modesta proposta e soprattutto i più giovani a voi come diceva kant questa è una cripta citazione da camp offrire giusti concetti accompagnati da buona volontà i primi i concetti sono necessarie per riconoscere chiaramente la gravità dei danni che la democrazia ha subito senza indulgenze o autoinganni consolatori la seconda la buona volontà per porvi rimedio grazie [Applauso] [Musica]