[Musica] buonasera questo titolo le regole per progettare la dato fulvio irace mi freghi sempre costituite permettendo di siparietto perché ma non è vero così come fulvio dice di essere razionale nell'essere critico io sono molto razionale nel progettare cioè lavoro attraverso metodi precisi la possibile generazione di confusioni è dovuta al divaricazione di tante strade di tanti materiali di tanti metodi ciascuno finalizzata una sua propria tesi per cui è un lavoro a ventaglio le regole comunque ci sono e sono le mie regole del gioco che poi si possono anche individuare e sono difficilmente trasmissibili nel senso che
non è che sono regole valide per un altro credo che molti giochi anche più forse negli artisti che non e progettisti funzionali siano giochi quasi chiusi in sé mondi chiusi che però hanno il senso di generare una cosa che poi può essere captata e ricevuta anche dagli altri c'è una frase in esergo al libro che mi è piaciuta moltissimo perché pensavo che fosse usando le parole stesse di sandro la frase che meglio riesce caratterizzarne ancora adesso lo speed a questa fase dice la mia infanzia e durata moltissimo e non so nemmeno se sia finita ecco
questa frase mi piace molto perché in un'epoca in cui appunto si come dire pro proclama l'autosufficienza l'autodeterminazione la sicurezza di sé questa fase di un'infanzia prolungata petard una ad una personalità che ha una carriera artistica professionale spaventosa alle spalle stratifica tissima alle spalle caratterizza molto bene quel senso di in un certo senso anche di indeterminazione aperta sempre alla sperimentazione che è parte integrante del profilo umano prima ancora che artistico o professionale di alessandro mendini come se l'artista dichiarasse di non essere ancora in grado di essere adulto ma che ma di permanere in quella fase in
cui diciamo ci sono consentite delle cose che da adulti invece non ci sarebbero consentiti che è l'infanzia ti senti così bambino sandro allora io penso che è raggiunta la mia età si formi una specie di situazione circolare con se stesse e passato il futuro girano attorno e questo è anche un aspetto del postmodernismo non come stile ma come permanenza di un nuovo modo di pensare il tornare indietro per cui molti dei valori che ho cercato di acquisire nel procedere delle conoscenze mie delle esperienze e del mio tempo poi mi rimbalzano indietro e mi ritrovo a
pensare alla stessa maniera di quando ero un ragazzo è una specie di fissità quasi ossessiva che lavora un po sul tagiko e un po sul comico nel senso che poi molta mia attività è basata sull'ironia nell'ipotesi di vedere me stesso in forma critica di non fare dell'accademia su me stesso d'altra parte poi le parole di base sono parole legate alla vita non legate alla professione cioè la paura della morte senso del sentimento la conoscenza della malattia l'amore sono quattro o cinque parole che sono alla base della mia esperienza per esempio la parola paura io ebbi
paura durante la guerra quando si scappava dalla guerra e questa paura io io sono sempre io ho sempre paura di tutto mi basta che mi fa i buchi e io questo non è vero anzi io credo che nonostante l'apparenza di fragilità che mentine anche fisicamente a mi ricordo una volta denato pd a roma disse quell'omino sembra un marziano forse si riferiva a flaiano dei marziani a roma ma quindi nonostante la fredda la fragilità sandro è una delle persone più forti e determinate una una rete un bazooka ecco che abbia conosciuto quindi se tu hai paura
da nascondi bene non ho paura intellettuale ecco questa è una testimonianza di questa fatto di appunto che diceva lui di non avere paura intellettuale di essere anche autocritico secondo me rappresentato nel primo capitolo del libro che si chiama biografismo e che è che una collezione questa veramente da codice leonardesco di una selezione di disegni alcuni dei quali anche come dire molto antichi nel tempo sono i primi disegni della fase immediatamente post universitaria che abbiamo trovato in archivio quindi anche inediti e insiste su questa idea che il disegno è questa pratica così amata e venerata dagli
architetti molte volte in senso anche edonistico e auto rappresentativo diventa invece uno strumento per descrivere se stessa interiormente quindi la vita che si trasferisce nella grafia è questo questo disegno in particolare uno dei 78 autoritratti che sandro si è fatto qui non so come ti sia venuto in mente di considerati sotto sub specie di lampadario poi se fossi un uno di questi lampadari neoclassici maria teresa dovevo disegnare una lampada cominciato pezzi qualche ragionamento è un'idea molto originale disegnare una rampa da partendo da se stesso come un oggetto e dominato ma è molta regola di progettazione
anche questa è questi appunto il capitolo dedicato alla la grafia quindi qui si vedono alcuni dei suoi primi disegni anche diciamo le ispirazioni soprattutto da dalla grafica di autori francesi e sulla sulla destra e ecco per esempio questo è un disegno anche molto carino ma anche questo in atto non so se si riesce a vedere questa serie sulla sinistra che un po dedicata agli architetti e certamente una è una forma diciamo di ironia anche di autoironia sul mondo dell'architettura e che fa piazza pulita anche un po improvvisamente di tutti i mille discorsi che noi facciamo
sulla casa sul social housing eccetera questa casetta primordiale che diventa una tela un disegno questo è un altro autoritratto altri 21 deformato come per anamorfosi ecco questi sono proprio primissimi disegni degli anni credo 60 e che sono appunto ispirate al mondo dei cartoon al mondo delle vignette film che vedremo stasera di anno francesca molteni si chiama volevo essere walt disney e questa non la smentirà è una frase tua ecco che a un certo punto si sa dove breve raccontato che da piccolo non so 7 anni e 8 antici anni aveva creato un fumetto che si
chiamava limoni mimmolino eccomi molino e che era una sorta di versione domestica casalinga di topolino in sostanza è la rivelazione di una attività diciamo precoce di disegnatore ecco quindi si sono raccolti diciamo tutti questi disegni che hanno epoche diverse arrivano fino agli anni nostre 2012 2013 perché nonostante la diversità dei temi si riconosce una diciamo attenzione alla grafica anche questa come uno strumento un po ossessivo di descrizione fate una delle delle boutade anche che sandro una volta ha anche scritto ha detto il mio nome mendini deriva dalla parola rammendi nidi inglese to man drammen dare
e quindi diciamo c'è un legame tra me e tutta quella attività che si fa col fido e con lago allora se uno vede questi disegni questi disegni molte volte sono proprio come dei grandi gomitoli dove la parte analitica per esempio questo si chiama il mio panino ma è anche questo un titolo diciamo molto da letteratura francese sembra un po il marchese de sade la descrizione del mio panino ci sono 33 chiodi di garofano dell'orto di rudy fili di cioccolata nera cartapesta barbabietole formaggio tigre e spero che sia un vero panino e questo perché è veramente
molto l'ibrido chicchi d'uva con salamino qualsiasi allora questo c'è questo tipo di disegno questo tipo di analisi diciamo ultra spinta e un po anche una caratteristica di sandro anche della sua della sua letteratura te la maniera in cui si è espresso per esempio negli editoriali di modo ma soprattutto in quelli di domus che io ho seguito molto da vicino perché ero suo redattore in quegli anni che partono sempre da una elencazione per questo elenco diventa una specie di pallino di e poi diventa come un coro greco di parole che si ripetono e poi diventa come
un mantra come quelli degli hare krishna che provvediamo nelle strade per una tale no che cadono a di krishna hare krishna in continuazione e c'è questa specie di continua litania ecco di parole come se volesse dire di una fragilità del progetto in sé è un ammonimento anche agli architetti e designers a non essere troppo consistenti con se stessi il fenomeno dello scrivere una specie di strumento parallelo a quello del disegnare delle esprimermi per immagini perché certe cose uno le può dire con un progetto funzionale certe cose con un progetto non funzionale oppure con un colore
oppure con le grafie perché le grafie sono anche dei modi di fare ginnastica con la mano cioè la grafia sopra un pezzo di carta è un balletto che acquisisce una forma coreografica in più poi c'è lo scrivere che mi è sempre stato necessario oppure connaturato perché poi i primi quindici anni lavoro sono stati fondamentalmente anni dedicati alle riviste ho fatto per cinque anni casabella all'epoca della casa bella del contro design poi ho fatto cinque anni nella rivista modo e poi cinque anni nella rivista domus in quei tempi il 70 per cento del mio tempo era
dedicato alle riviste per cui facevo il critico il giornalista è il mio mestiere era scrivere ecco questo se questo disegno mi piace particolarmente questo che vedete sulla destra perché anche questa è caratteristico di una maniera di sandro di combinare insieme come se fosse un geroglifico egiziano ci sono dei segni e ci sono delle parole che si sovrappongono si intersecano allora c'è il momento analitico e quello razionale elencare i dati del problema come facciamo non so da architetti quando dobbiamo fare un progetto cominciamo a scomporre fare il cosiddetto elenco delle funzioni che qui è l'elenco diciamo
delle dichiarazioni o dei temi dopodiché per un eccesso di razionalità o di complessità queste cose si stratificano si intrecciano l'uno con l'altra e alla fine diventano da strumenti manifesti che dovrebbero essere delle declaratorie degli organigrammi nazionali diventano invece dei labirinti allora una volta ho pensato che è un po come e l'uomo primitivo nelle grotte di altamira che per esorcizzare il pericolo del mondo il timore del mondo comincia diciamo a disseminare la grotta di tutti questi segni che seduto sempre più minuti sempre però allo stesso tempo più forti più ipnotici che non è detto che debbano
significare immediatamento direttamente qualche cosa ma che alla fine tutti quanti insieme compongono una sorta di grande galassia che quella appunto dove la la grafia diventa una scrittura di vita infatti una qualità del progetto di mendini ecco qui vediamo questo curioso oggetto forse qualcuno di voi lo conosce si chiama il menti no grafo che come va bene ovviamente diciamo di i giovani come per esempio mia figlia sarebbe diciamo quasi ridicolo e vano perché a nessuno più abituato a sapere neanche cosa sia esattamente una squadra una di gatti perché utilizziamo il computer ma una volta si salva
il normografo che siamo un foglio di plastica ovviamente con incise delle figure dei segni curvi ecco questi mentino grafo è un oggetto dove sono raccolte i grafismi segni che sandro ha utilizzato soprattutto in un periodo della sua stagione creativa di lei fra gli anni 70 e gli anni 80 con grande intensità si era il periodo di alchimia dove si erano studiati dei sistemi disegni dei delle calligrafie degli alfabeti visivi alcuni erano geometrici come nel caso che ha fatto vedere fulvio irace altri erano simbolici altri erano solo coloristici poi c'erano quelli a pennellata libera eccetera eccetera
per cui il l'approccio al progetto tramite le calligrafie intese come elemento che precede le forme perché la calligrafia nella grotta ha preceduto la presenza della forma è un modo di comunicare con la persona molto prensile molto immediato di secondo capitolo la seconda regola è quella dell'utopia ora certo è difficile immaginare come l'utopia possa diventare una regola ma certamente l'utopia può diventare la pochi maniera plaudire la spina dorsale di un atteggiamento verso il progetto verso la vita naturalmente l'utopia di sandro non è un'utopia ottimistica nonostante tutto a volte anche una distopia per esempio questa immagine che
mi ha sempre molto colpite l'ha voluta anche nel libro in cui perché a lungo anche da studente avevo visto questa immagine su casabella e me ho pensato ma come gli è venuto in mente l'architetto mendini di farsi quella specie di fotomontaggio con un prigioniero di mauthausen no e chiaro che questa era una denuncia quindi la distopia della condizione dell'architetto soprattutto negli anni 70 negli negli anni della contestazione radicale della messa in discussione della figura professionale o professionistica dell'architetto e quindi diciamo di una denuncia di una figura dell'architetto che alla fine diventava distorsiva della socialità e
della personalità dell'uomo costruite e successivamente costruttiva e questo senza appunto di denuncia con essa anche ha senso di morte rappresentato anche dalla croce che quindi qui più che un elemento salvifico sembra proprio un elemento di tortura vedete come si ricorre si traduce in queste sue installazioni oggetti installazioni che risalgono proprio al clima degli anni darà di gas di cui sandro parlava prima una solo un osservazione finale e per esempio l'ultima immagine in basso a destra e questa sedia la su questa sede che viene costruita poi viene installata diciamo in campagna e poi viene circondato da
paga e poi a questa paglia si da fuoco e un grande rogo e questo grande rogo era in quegli anni proprio in un certo senso un autodafé dell'architettura il rogo dell'architettura quindi questa idea della utopia come una forma critica e come una forma di apertura come in questo caso le architetture sussurranti cioè l'idea che la casa all'interno della casa potesse avere un corpo che le pareti posso essere essere immaginate come pelli che a toccarle con la mano se aveva una sensazione proprio diciamo umana e che quindi a introdurre nell'architettura questa è la vera utopia un
punto di vista umano all'inizio anche possiamo dire un punto di vista se non femminista femminile ma poi in genere un punto di vista umano è l'ultima diciamo testimonianza di questo sono le 12 12 copertine dell'ultima annata di domus che sandro ha fatto nel 2012 13 vabbè quegli anni li e quando è stato richiamato da giovanna mazzocchi a prendere diffida della rivista in un momento in cui stava leggermente li sbandando e lui ha detto che avrebbe fatto ma soltanto per un anno perché sandro come tutti gli ossessivi ama le serie chiuse devono essere cinque anni di
direzione di ciascuna rivista 12 i numeri che deve fare e non ne può fare più e quindi questo numero era dedicato proprio all utopia c'era una una fascia e così vederli della prima quel signore lì e maldonado la nuova utopia si nelle mie riviste e ripetutamente ho introdotto sulle copertine i visi di autori ho conosciuti o sconosciuti forse ho fatto male perché quando io feci la prima copertina con aldo rossi fino a quell'epoca nessuna copertina d'architettura di design aveva messo un viso adesso questa cosa è diventata una cosa negativa perché l'aspetto dell'architetto supera l'aspetto fisico
dell'architetto del designer supera l'importanza della sua opera e soprattutto se un bel giorno per la ragazza soprattutto questo comunque in questo caso le copertine sono state affidate le ho date da fare a mattotti questo grande disegnatore di origine bolognese che però vive a parigi che adesso c'è una grande mostra in friuli e e lui di mese in mese ne ha dato questi ovali che adesso sono di proprietà della rivista domus poi alla fine di questo ciclo dopo catelan mi ha regalato il mio ritratto che non è stato però pubblicato senza logo un'altra regola o sistema
ossessione se volete molto interessante è quella che abbiamo chiamato per gulliver e che è sfidata evidentemente il nome al famoso personaggio di jonathan swift gulliver può essere grandi o piccolo a seconda dei contesti in cui si trova può essere ovviamente gulliver ma può essere anche alice no come alice nel paese delle meraviglie che può essere grande o piccolo questo qual è la morale o il succo diciamo di questo atteggiamento cosa vuol dire in termini extraletterari ma professionali ma progettuali vuol dire che l'ingrandimento o rimpicciolimento di una cosa che siamo abituati a vedere nella scala normale
produce un effetto disturbante anche innovativo è come cambiare il punto di vista questa è esattamente la sedia alla su quella che avete visto anche prima bruciare che è diventato un oggetto grandissimo quasi una scultura urbana oppure come e qui si ritorna al tema della copertina del codice questo non so è un basso è un totem e un iper vaso è una una colonna le dimensioni come vedete dalle figure sono gigantesche e oppure come queste giocano sulla sullo stupore e diciamo sullo scollamento dalla realtà di quando noi appunto diamo una misura sproporzionata quindi usciamo fuori della
proporzione perché del progetto ci deve essere sempre un elemento di disequilibrio c'è l'idea della proporzione satta dell'armonia cosa che appunto come architetti abbiamo sempre inseguiamo come un sogno per sandro invece in un certo senso diventa un'operazione negativa che rischia di far implodere il progetto su se stesso in effetti qui si gioca anche il metodo del kitsch perché il kitsch è una qualità di certi oggetti gli oggetti della banalità che ha le sue proprie regole precise che io ho studiato anche sulla base dei sert iscritti di abraham wholesale beaudry yard e vari casi applicato esempio anche
nella poltrona di proust che è un ready made solo pensato ma non disegnato la variazione di scala è un metodo tipico cioè e di funzione cioè la tour eiffel portata in casa messa sul tavolino e trasformata in abatjour è un oggetto non di estetica non di design ma di antropologia cioè un souvenir allora il deformare le misure è un modo di [Musica] collegare una persona ha un'idea un po ipnotica di un oggetto vedendolo sotto un'angolazione irregolare ecco qui appunto vedete questi salti di scala e che possono essere anche la riduzione in piccolo come in quel
caso la piccola pieve romanica che diventa un architettura da camera quindi l'effetto gulliver non è soltanto aumentare le proporzioni ma anche diminuirle quindi giocare appunto sul su questi salti di scala e paradossalmente questo aspetto dello spiazzamento si coniuga insieme a un'altra caratteristica fondamentale che abbiamo riassunto in questa questo termine dei fragili smi questo è il maldestro e il manifesto dei fragili smi o che abbiamo chiamato appunto il progetto di rottura è questo questa attitudine diciamo a progettare pensando al tema della rottura del dell'oggetto perfetto che si spezza che si deve tra che si incrina della
ceramica che si screpola dell'architettura che traballa e certamente un effetto estetico come si mente diciamo notevole ma è a mio avviso anche una visione filosofica del mondo cioè l'idea che noi viviamo in un mondo che di per sé è fragile e un modo che abbiamo sfruttato colonizzato padroneggiato eccetera eccetera pensando che fosse in belle che fosse debole mentre invece ci siamo dimenticati che il mondo è fragile e che la fragilità dovrebbe essere una qualità se non un dono una qualità da acquisire da parte degli architetti ciò che il progetto oltre a rendersi più femminile come
nel caso appunto dell'architettura su su dante deve anche assumere la fragilità come un suo punto di partenza in effetti specialmente in questi giorni con queste scosse della terra nell'italia che sono delle fessure delle crepe che si trovano anche sui vasi crack e le francesi per esempio questo fa capire che si lavora su sulla insicurezza su un futuro cattivo il mondo è cattivo oggi tutto quanto ci circonda è violenza o guerra allora la nostra attività che tende comunque a creare delle situazioni positive magari anche con allegria però deve avere la coscienza c'è anche una coscienza anti
accademica cioè che si lavora scivolando ecco oggi si vive scivolando il metodo proust e forse alla regola di progettazione è più conosciuta di sandro quello che ha connotato diciamo facendolo trasfor trasformando un un singolo oggetto che era nato come un esperimento appunto quella poltrona in una delle più strepitose famose internazionalmente icone del design italiano del ventesimo secolo portone a proust ormai diventata un classico e la fortuna proust e combina un po tutte le cose che sandra detto el idea ad esempio del kitsch come l'arte della felicità domestica lo scheletro della poltrona proust e uno scheletro
di una poltrona artigianale ma diciamo seriale fatta stampo che però riprende l'idea del grand hotel barocco e quel che cos'è che trasforma e come la e come la bacchetta magica di cenerentola che trasforma la zucca in carrozza no perché santo con la sua bacchetta trasforma un oggetto banale spolverando di una di questa cipria che in realtà è una rimeditazione della grande tradizione della pittura pointilliste o divisionista c'è qui quel famoso quadro di sera la grange e quindi l'idea diciamo di trasferire questo pulviscolo che che un po l'idea anche della fragilità cioè il mondo fatto di
una situazione di luce impalpabile questa luce magica si tratta si deposita su un oggetto questa polvere e lo trasforma in un oggetto meraviglioso in oggetti incantato e questo metodo si può moltiplicare come vediamo diciamo in queste altre immagini trasformandolo appunto come per magia la banalità il chicci cattivo gusto la rabbia anche dell'avanguardia come la sedia di trasforma in oggetti pacificatori effetto qui subentra il senso del romanzo perché io penso che la vita di chiunque è un romanzo e wanda roma romanzata per conoscere cosa si fa che si è bisogna ritenersi con partecipi e protagonisti di
un romanzo allora ho pensato chi è il più grande romanziere della storia è marcel proust e sono andato alla ricerca dei suoi luoghi e pensavo a un oggetto per per lui e ho pensato fra l'altro dal punto di vista abitativo proust non era una persona di buon gusto aveva i mobili della zia le tende della nonna cioè non aveva questo tipo di attitudine però era contemporaneo dei divisionisti e per lui ho pensato che dato il suo senso di tendenza a trattare con i nobili potevo pensare a una poltrona nobiliare volevo anche in quell'epoca che è
1978 fare un oggetto un progetto ottenendolo solo attraverso il pensiero senza disegnarlo per cui ho acquistato questa poltrona nel veneto questa finta poltrona 700 ho chiamato un giovane pittore e gli ho fatto vedere un pezzo di un prato di signa che e gli ho detto di punti nar lo abbiamo così ottenuto un oggetto che non era e non è né design e artigianato non è una pittura non è una scultura è una specie di ibrido indefinibile una specie di nebulosa che ci ha comunque una sua energia e poi questa idea del puntina re mi si
è trasformata appunto in un modo di intendere la società perché se nella società ogni persona e di qualità la società di qualità se in una città tutte le case sono di queta la città è valida e poi questo gioco lo trasferito anche sul mosaico è però diciamo questa poltrona poi che doveva essere una poi per una serie fortuita di casi continui è un oggetto che mi ritrovo continuamente a rielaborare in bronzo in marmo e in dimensioni di 5 metri sotto forma di miniatura d'oro e io potrei lavorare solo ed esclusivamente su questo oggetto come vedete
quel discorso che facevamo l'inizio che il progetto di menti li descrive una sorta di gomitolo in cui ogni filo ritorna diciamo alla fine in posizioni diverse e proprio dimostrato da questo c'è la fortuna proust e la fortuna proust ma anche l'oggetto romanzo ma è anche gulliver nella dimensione piccole nella dimensione grande ma anche fragile perché può essere fatta di materiale fragile o di materiali duri cioè tutti quei temi si ritrovano diciamo intrecciati all'interno di una visione come si capisce anche da questi vasi in cui diciamo ciascun oggetto anche l'oggetto più funzionale e tecnologico come l'orologio
per esempio è un oggetto che racconta o dovrebbe raccontare una storia essere un protagonista di un piccolo il romanzo è questo tutte queste ossessioni credo che si catalizzino in una maniera veramente spettacolare intorno alla ossessione delle ossessioni che quello atella dell'ambiente chiuso della stanza e quasi un po da romanzo gotico da edgar allan poe delitto della stanza chiusa queste stanze che sono sigillate noi li guardiamo diciamo da un angolo e potrebbe esserci un delitto come si vede appunto qui c'è lo scarabeo e c'è la chiave che si riferisce proprio ad edgar allan poe e in
cui è come se improvvisamente tutto il mondo si racchiudesse in una stanza come la stanza che si vede nel disegno a destra che sandro ricostruisce della sua infanzia con i famoso quadro dell'annunciazione di savinio che stava in casa degli zii quello che adesso vedete nella casa dei boschi boschi del tè fano trasformata in museo a milano quel quadro con il lato tagliato che questo angelo diciamo che sovraintendeva ai suoi sogni e che credo ti abbia condizionato tutta la vita questa idea di pensare che il mondo esterno possa essere ricreato in una stanza si sa che
questa stanza si chiami la stanza banale la stanza il macro dita la stanza da manuale c'è tutta la carriera di sante tutta insegnata in tutta la stanza domotica intorno a questa idea del dell'interno assoluto dell'iper interno come per esempio nella una delle ultime installazioni e direttore all'interno di un interno come se fosse un interne al cubo sì secondo me una casa non è una casa una casa sono tante stanze per cui l'unità abitativa e la stanza la stanza non la vedo mai sotto misura e geometriche spaziali la vedo sottomisure psichiche e anche psicanalitiche e pertanto
il modo di pensarla di disegnarla di colorarla di darle luce è funzionale a questo mi sono trovato a fare alcune abitazioni vere oppure molte installazioni finalizzate al tentativo di capire questo gioco fra la persona e la sua onder kummer che poi il locale è una specie di estensione del pensiero come nelle pitture gotiche si vedeva una grande stanza poi dentro una stanza rimpicciolita con lo studiolo ecco il rapporto fra la persona e la stanza anche la persona sola in una stanza da solo è una cosa molto importante per me questa che avete visto l'ultima casa
di sandro l'ultima casa diciamo direttamente autobiografica a hold e fosse diciamo in una serata come questa in cui il pubblico e soprattutto un pubblico di architetti questi ultimi due capitoli possono anche sembrare un po come una provocazione questo certamente sì progettare dipingere e dei capitolo dove diciamo sono raccontati gli intrecci tra la pittura come arte della rappresentazione bidimensionale all'architettura come arte dello spazio tridimensionale una volta sandra detto che probabilmente l'essere cresciuto in una casa la casa degli zii che adesso è diventato una casa museo interamente foderata di quadri in cui quindi il muro non esisteva
più perché era costellato da una serie di pellicole diciamo di pitture che vanno dagli anni 20 da anzi dagli anni dieci perché c'è questa istanze belle e con la metafisica di de chirico fino agli anni sessanta aveva comunicato questa idea che ci potesse concepire un ambiente come se fosse foderato diciamo di opere d'arte di quadri di tele di colori e quindi questo aspetto diciamo è stato proiettato anche nella pratica architettonica io penso di essere un architetto sbagliato cioè non so se sono anche un architetto anche se ho fatto un po di architetture ma non poi
così tante certamente nel lavorare alle superfici di un'architettura io me le immagino come dite i dipinti preferisco quella pellicola che si sovrappone alla superficie di una facciata e che la trasforma in una pittura è per questo che parlo di architettura dipinta anche in pianta quando disegna una pianta la disegno sotto forma di quadro di pittura astratta dove i riferimenti empatici sono ai futuristi oggi sia stata la mostra di sant'elia a milano che ha preso ormai iniziati oggi ha preso una breve quindi domani rispettiamo tutti alle 18 in triennale dove c'è un totem conclusivo di mendini
che un omaggio a santadi a e poi c'è appunto anche questo collegamento di cui forse dopo parliamo un attimo ma con la con l'antropomorfismo dell'architettura o degli oggetti cioè l'oggetto che invece di essere solo guardato è l'oggetto stesso che ti guarda e si crea una sinergia con gli occhi dell'oggetto e l'architettura con questa per i nostri amici del politecnico qui siamo in bovisa ecco quindi uno degli ultimi esempi appunto di architettura colorata ma l'architettura in questo libro diciamo compare sotto diversi aspetti anche quello delle collaborazioni che ha meritato un capitolo a sé che si chiama
together ma prima di arrivare a questo arco volevo soffermarmi su quello che anticipato questa visione che il museo di groningen in olanda e che infatti abbiamo siamo trattati in due parti quindi c'è una parte dedicata al colore e quest'altra invece dedicata all'idea dell'architettura come l'arte della collaborazione che corrisponde ad un metodo che non è esattamente quello tradizionale del razionalismo alla gropius del team ma è una un metodo un'attenzione a fare architettura attraverso un progetto che un progetto di partecipazione in cui le persone che partecipano a neanche una loro autonomia un po come i vecchi cantieri
delle cattedrali gotiche dove c'era una regia generale ma ogni artigiano aveva la libertà di scolpire suo gargoyle in forme particolari e ovviamente esempi classici di una operazione di lavoro assieme sono le riviste quindi queste casabella modo e domus le riviste sono la più grande palestra di una regia di massa una invece più spettacolare non so se qualcuno di voi le ricordo è stata un mobile che in realtà è stata anche una performance della maniera in cui venne montato davanti all'edificio del trifoglio di gio ponti negli anni 80 il cosiddetto mobile infinito cioè un mobile fatto
di un segmento che alla maniera di un'architettura di eroe poteva essere ininterrotta di cui però ogni singolo pezzo era filmato da un singolo autore che sono nomi anche di ad artisti architetti da sandro guerriero da michele de lucchi paladino cucchi quindi diciamo un'opera in cui la stessa materia dell'arte diventava un oggetto di condivisione che queste sono questa è la performance inaugurale auspice il trifoglio di di gio ponti e quindi la collaborazione con l'industria soprattutto i grandi progetti con alessi primo alessi kids and coffee plazza cioè l'idea che si potesse fare un'urbanistica da tavola e che
questi oggetti d'uso comune la teiera da caffettiera potessero diventare occasione di disegnare una sorta di piccola piazza in piccola scala quindi effetto gulliver ognuna delle quali disegnato dall architetto o ancora il progetto 100 per cento make up si fanno non so cento vasi mille vasi tutti uguali tutti bianchi e si chiamano diversi artisti ogni artista fa diventare un elemento che il serial e lo fa diventare un pezzo unico quindi anche questo è un sistema di condivisione ecco questa figura a destra non è un calorifero vado piano immaginarsela ribaltata in orizzontale sono mille di questi vasi
visti in prospettiva 10.000 addirittura il 100 per cento per cento che quindi sono come dei soldatini messi in fila quindi a tutto uguale ma tutto diverso altra operazione famosissima molto diciamo mediatica quella della svolge una forma ripetuta di orologio che diventa diversa perché ciascuna orologio è affrontato diciamo da un artista diverso e poi questa estetizzazione dell'orologio si trasferisce anche nella statizzazione del punto di vendita e quindi ci sono tanti esempi di questo genere che appunto si possono trovare nel libro nelle varie nei vari settori nelle varie bari anche materiali che comportano anche diciamo una ripresa
del tema dell'artigianato del fatto se non amano del fatto in piccola serie ma l'esempio diciamo più chiaro dal punto di vista dell'architettura il museo di groningen perché il museo di groningen in olanda è un museo non vediamo soprattutto dal disegno in alto che in realtà è un oggetto che sembra unitario ma il fatto di tanti pezzi ciascuno dei quali è disegnato diciamo da un artista o da un architetto all'origine doveva esserci il tetto dell'ultima sala in fondo disegnato da frank stella poi tecnicamente diciamo questo tipo di copertura come una grande foglia non si è potuto
realizzare e allora intervenuto coop himmelblau ma in primo piano che la scusa in primo piano vediamo la parte disegnata da michele de lucchi da poi da philippe starck poi ovviamente le due torri a centrali disegnate da alessandro mendini quindi chiamare delle personalità con cui si hanno o si crede di avere delle affinità a collaborare ad un progetto di cui si tracciano le linee fondamentali però i confini tra una linea e lato sono ancora confini indecisi quindi certamente questa per un architetto e una maniera di affrontare la progettazione è come dire insolita molto particolare perché l'architetto
è sempre molto egocentrico intenti a fare tutto da sé però apre diciamo una possibilità interessante una prospettiva di vedere il progetto come un'opera che nasce da una sinergia in cui come certi esperimenti di letteratura senza autore dove l'autore è un collettivo wu ming per esempio in un certo senso si può dire che qui gli autori sono un collettivo sotto la direzione di un editor molto forte che i mendini e l'atto progetto emblematico di questo è il progetto delle metropolitane di napoli le cosette metropolitane dell'arte e in cui bendini ha svolto un ruolo di primo piano
sia nella progettazione di alcune di queste sedi materdei salva e sabato rosa e sia nella scelta degli altri progettisti che arrivano in una gamma straordina di straordinaria creatisi daini rashid fino ad alvaro siza oscar tusquets nelle ultime stazioni o dominique però nell'ultima stazione queste stazioni che qui vedete diciamo in piccoli frammenti sono delle opere d'arte totale in cui viene studiata l'esterno importantissima cioè come la stazione emerge all'esterno e come si possono chiamare degli artisti prima erano artisti napoletani poi sempre più internazionali a collaborare a far sì che l'arte scenda dalle gallerie e vada nelle strade
ha ad artisti che invece hanno lavorato nell'interno quindi come rendere diversi visuali più sicure più divertenti più allegre più importanti gli ambienti interni pensate che la metropolitana di via toledo a napoli due anni fa è stata dichiarata in una di quelle diciamo uscite come dire dei giornali dalla da un giornale da un giornale inglese che adesso non ricordo il nome è stata dichiarata la metropolitana più bella del mondo quindi hanno fatto una ricerca e anno diciamo individuato un pregio assoluto era la metropolitana disegnata da oscar tusquets ma che sa quando appena si entra al primo
livello sotto zero un enorme è che questa qui è una un enorme murale di william kentridge che quella sullo sfondo che ripercorre la storia di napoli e quelle bob wilson esattamente e quindi una una quantità diciamo enorme di stratificazioni di suggestioni come fai sandro attenere come si fa a tenere unito ciò che a partire un mondo come anche quello dell'arte che invece tende a essere anarchico individualista questa attitudine a collaborare in questa maniera mi è nata dalle riviste perché la rivista progettata da un architetto è un meta progetto sia visivo che di intenzioni ideologiche c'è
ha un contenuto è una forma però il riempire le parti di questa rivista avviene da altre persone e mi sono accorto nel tempo che più si lascia spazio libero ai collaboratori più alto e l'esito globale della qualità si chiama secondo me direzione d'orchestra direzione delle architetture non so che cosa la parola are directions tradizionalmente conduce un significato diverso allora questo idea di voler avere e volere dare delle cose fra vari autori è una cosa di grande fascino di grande pericolo perché non si sa mai veramente dove si va a finire è anche estremamente faticosa perché
con gli architetti già si ragiona di più con gli artisti è molto più complicato tant'è vero che a un certo punto nella metropolitana di napoli ho dovuto chiedere l'intervento di bonito oliva anche per riconoscenza per le conoscenze specifiche che è lui a di questa materia che io non sono sufficientemente quindi l'architettura va dire in genere il progetto è una sorta di arte miracolosa e carismatica della condivisione paradossalmente più si condivide più si ottiene anche in termini individuali e questo libro è come ve lo imporrà anche raccontato e così come si presenta e anch'esso il frutto
di una collaborazione dall'italia bue e sara de micheli sono stati dei collaboratori diciamo veramente fantastici preziosissimi perché hanno ascoltato ma anche reagito diciamo nella maniera giusta quindi è quello che si richiede sempre in mente ai collaboratori sia una un po di intelligenza ecco vuole essere anche un po coltre ha detto perché non è detto che immediatamente la sua idea la migliore valentina lindong che non è presente questa sera che ha accolto a distrarre il progetto era portata avanti e alessandro bonfanti che nascosta da qualche parte più indietro nonostante la sua mole e cui dobbiamo di
coraggio menti iniziale di aver accolto diciamo l'idea di fare questo libro è naturalmente a tutti quanti gli amici che ci hanno ospitato questa sera prestandoci questa stanza bellissima che santos ha già immaginando di dipingere il pulviscolo colorato fanno solo in tendenza non te lo fa fare grazie a tutti [Applauso]