bene buonasera bene tutti uno spunto di un accenno che è stato fatto nel discorso che abbiamo appena sentito e cioè proverà a partire dalla formazione di un interrogativo che cos'è la bellezza come possiamo di farla sempre che sia possibile offrire una definizione proporre questo interrogativo in qualche misura siamo guardati amati ad una situazione quella che viene descritta da sant'agostino delle confessioni quando sant'agostino parla del concetto di tempo tu cos'è si chiede sant'agostino e poi risponde sì so benissimo di che cosa si tratta ma se devo dare una definizione e non saprei come rispondere ecco in
qualche misura questa vuole essere l'indicazione del nostro punto di partenza una situazione analoga si riproduce quanto riguarda il concetto di bellezza tutti noi abbiamo avuto e abbiamo quotidianamente e speranza di una molteplicità di cose belle e probabilmente siano convinti di sapere che cos'è la bellezza ma se ci si domanda di definirla probabilmente ci troveremo in una situazione altrettanto atletica problematica come quella di sant'agostino di fronte al tempo e d'altra parte questo carattere fortemente problematico della nozione di bellezza e ha riconosciuto anche da una delle autrici portanti nel panorama filosofico del novecento secondo molti la più
importante filosofa del ventesimo secolo in un quaderno che viene redatto alla gara nei primi mesi del 1942 si sa bene scrive tutte le volte che si riflette sono bello si è arrestati dal muro tutto ciò che è stato scritto al riguardo dentemente insufficiente si tratta come certamente avrete inteso di una sentenza particolarmente perentoria secondo la bella addirittura tutto ciò che è stato scritto su uno bello deve essere considerato radicalmente insufficiente ma allora ciò che io mi proporrei di fare è cercare di capire in che cosa consista il muro di cui ci parla simone veil e
non sono anche cosa consista ma cercare di verificare se possiamo oltrepassarlo o almeno si possiamo tentare di aggirarlo e per fare questo allora ciò che vi propongo di fare e compiere con esplorazioni che ci conduca a visitare alcuni luoghi particolarmente significativi della tradizione culturale e filosofica dell'occidente intorno al tema della bellezza avendo tuttavia come obiettivo non tanto quello di costumi una teoria compiuta del bello ammesso e non concesso che ciò sia possibile ma avendo come obiettivo fondamentale quello di far emergere la densità problematica di una mozione apparentemente banale qual è quella di bellezza e comincerò
come mia consuetudine nelle ricerche che cerco di condurre comincerò da un riferimento al mondo greco arcaico e classico al nodo giorno in quelle che sono le vere e proprie premesse fondative della nostra cultura attuale premesse che sono poste per l'appunto nell'antichità greca arcaica in che modo all'interno di questo contesto è affrontato un tema della bellezza i greci per indicare il bello lo ricordiamo tutti usano il termine kalòs o se vogliamo declinarla al greco nel greto nella forma tra tocca l'on qui però è subito necessaria una precisazione fondamentale quando il greco antico adopera il termine calasso
ocalan non pensa affatto di alludere al bene comune principiano cioè al bello in senso estetico con i giochi si offra alla degustazione di carattere visivo di carattere acustico per il greco antico gli avanzi separabilità di tre termini fondamentali un senso che il bello fa parte di un trinomio a cui appartiene out il vero e il buono e questi tre termini sono tra di loro sostanzialmente inseparabili come confermato fra l'altro dall impiego di un termine che ricorre con molta frequenza dei testi letterari storici filosofici tra sesto e quarto secolo e cioè il termine tullock agazzi a
che è appunto formato dalla connessione tra kalòs virgolette bello e a gaza e cioè è buono la calo ragazzi a e questa caratteristica schiele buono e bello sono tutti ma se vogliamo perdonate la semplificazione forse un po banale ma se vogliamo capire meglio attraverso qualche esempio questa accezione originaria di canossa possiamo riferirci abusi particolarmente semplici vi è un frammento di una lirica della poetessa saffo la poetessa si rivolge alla luna e usa l'espressione calesso nidi che tradurranno ma come cercherò di dire in maniera impropria della luna in one touch o chissà favole sotto fare con
l'espressione cade selene è che si tratta della luna piena che siamo in presenza del piano perché thalassa amica per l'appunto questa condizione è ciò che è perfetto concluso a cui possiamo dire che è uno dei rocchi non è mancante di nulla ed è poi un'altra esemplificazione un po più corriva non escluso che ci riporta alla via del nero forse qualcuno di voi ricorderà un'opera cinematografica recente che sia tutto la in cui uno dei protagonisti anzi il protagonista principale è achille quello di l'ira funesta tanto per capirsi nel film a kill è interpretato da quella vera
e propria hit nella bellezza maschile contemporanea che è brad pitt è bene tanto per capirsi se non ci riferiamo l'iliade a ciò che scrive o nero possiamo certamente confermare che achille kalòs ma non perché sia biondo con gli occhi azzurri fisico scultoreo ma perché è un rapido e valoroso sul campo di battaglia anzi da una serie di a celle che vengano fatti da una merlo e potremmo dire che probabilmente achille non era una particolarmente aggraziati ma era invece formidabile la sua vena guerresca in modo cioè col quale si ergeva come rappresentante di quella realtà che
per il greco antico è la sintesi della bellezza e cioè la guerra da questo punto di vista può essere anche utile tenere presente e lo vedremo un po più avanti che è talmente importante in riferimento alla guerra per far emergere una nazione una meramente estetica di bellezza che potremmo anche parlare e sembra una contraddizione in termini di bella morte di un nodo bello kalòs di morire ma proviamo a proseguire nel nostro percorso non ritroviamo il termine kalòs in contesti e autori diversi e con significati differenti che sono comunque irriducibili ad una accezione meramente estetica colgo
l'occasione per ucciso il termine stesso estetica anche se è ricalcato sul greco non è affatto un termine greco originale il termine estetica viene usato per la prima volta nel 1752 la filosofia tedesca da ban d'arte a che vedere con la riflessione sul bello che troviamo invece negli scritti di platone ed aristotele ma come vi dicevo proviamo a fare un altro passaggio noi ritroviamo il termine kalòs nel contesto di un discorso di cui continua a sottolineare la straordinaria importanza un discorso che parte dell'opera di tucidide intitolata la guerra del peloponneso in maniera particolare questo brano che
è lungo circa una decina di pagine è conosciuto come l'epitaffio di pericle e cioè il discorso più pericle pronuncia per commemorare i caduti nella prima fase della guerra del peloponneso che si è svolta nei mesi del 1630 ecco sarebbe importante poter approfondire bene in un quadra mento del discorso di pericle per brevità mistura ha pure che anche se avessimo perduto molti altri luoghi letterari filosofici artistici della grecia antica e ci fosse rimasto soltanto l'epitaffio di pericle saremo in grado di ricostruire almeno nei suoi minuti fondamentali la grandezza della civilità attica del tempo proprio sulla base
del discorso di pericle ma per poterlo davvero comprendere deve pregarvi come dire di procedere ad una visualizzazione la consuetudine era che trascorsi i primi mesi di guerra forse una cerimonia ufficiale alla quale presenti a vano anzitutto i soldati superstiti dai combattimenti che siano svolti poi i famigliari delle vittime e infine quello che potremmo chiamare con termine moderno le autorità cittadine una cerimonia solenne importante nella quale viene affidato il compito di pronunciare il discorso ufficiale quello che in greco si chiama lagos epitafio cioè il discorso sulla sepoltura il discorso funebre diremmo noi oggi viene caricato per
i play il compito che viene affidato a pericle non è semplice provate a pensarci non solo perché egli dovrà parlare e farsi sentire davanti a una moltitudine di persone anche eterogeneo in gran parte soldati ma non solo soldati e poi perché egli dovrà tentare di contemperare due esigenze tra di loro molto diverse da un lato si tratta di rendere omaggio ai caduti alle vittime della prima fase della guerra per diciamo così soddisfare anche le attese dei congiunti presenti alla cerimonia ma dall'altra parte potete fare facilmente immaginarlo si trattava di evitare toni eccessivamente deprimenti tristi e
malinconici perché i soldati li presenti avrebbero dovuto riprendere il giorno dopo il combattimento e quindi era necessario che questo logos epitaffio corrispondesse anche all'esigenza di galvanizzare le truppe dire dina trovarle alla battaglia dobbiamo tenere ben presente questi due obiettivi e pericle come cerca di tradurre in un labbro cena discorso queste esigenze con sono difficili da rendere compatibili pericle fa una scelta quella di esaltare la grandezza e la superiorità di atene rispetto ogni altra città del ellade e cioè la scelta di pericle quella tanto per capirsi di dire coloro che sono morti sono morti in difesa
di una città che è la tre delle città della grecia e voi che siete superstiti siete chiamati a difendere la patria che fra tutte le città della grecia è la migliore è superiore a tutti e allora il centro del ragionamento di pericle e dimostrare la superiorità di atene rispetto a ogni altra ci sta a stato della grecia bene provate a immaginare come ciascuno di noi potrebbe costruire un discorso di questo genere dove si trovasse nella condizione di pericle e poi che cerca di valorizzare le peculiarità della città atene e a differenza di quello che possiamo
immaginare ea differenza di quello che probabilmente qualche autorità ci viene un militare farebbe oggi si fosse chiamato a svolgere il discorso di pericle bergman esalta ha fatto la superluna economica degli ateniesi e nano insiste in maniera particolare e neppure non sottolineare la forza non dare di più e si è neppure anche se via cella sottolinea come dire la porta della costituzione politica di mese quella costituzione democratica che faceva di atene una città simbolo nella grecia antica pari che ne fa un'altra scelta da c'è pressoché testualmente siamo superiori a tutti perché malachia sky canale mita e
intel ei ass.ri spaventate questa formula adoperata da pericle io la definirei così è in un vero e proprio colpo di genio la traduzione letterale di questa espressione è questa ateniesi siamo superiori a tutti perché lo so che non vuol dire affatto sinuoso fiato ma amiata la cultura amiamo il sapere anna non sapere a nyon malaquias senza debolezze senza che questo comporti alcun atteggiamento che non sia bruni le inoltre e questo è il passo che volevo proporre alla vostra attenzione a marbella unità e un tele yassa purché il bello abbia una buona finalità abbia monte rossa
sia inserito in un contesto finalistico e non sia il bello fine a se stesso allora proviamo sia pure molto schematicamente a vedere qualche commento a questo passaggio che io giudico a essere straordinario quei beni che sta dicendo l'avete certamente colto una cosa importantissima e cioè che gli ateniesi sono superiori agli altri perché amano per due forme di amore ve lo immaginate un discorso ufficiale in commemorazione dei caduti in guerra il cui oratore ufficiale di ca gli italiani sono superiori a tutti perché amano è proprio un suggello lo stigma di una cultura e di una civiltà
insuperabile gli ateniesi sono superiori a tutti per due forme di amore per la nave verso la tortura e per l'amore verso la bellezza e poi c'è una seconda sottolineatura da fare pericle chiarisce bene che l'amore dei greci per la bellezza non è fine a se stesso ma non amare un sito tempino forme pure privilegiate che si offrono alla degustazione ma è una e del bello perché abbia una buona finalità non è buona destinazione quanto tale e non il bello non se stesso ma il bello inserito in un processo in cui è fondamentale stabilire la finalità
queste due caratteristiche di potrà sembrare sorprendente convergono nell'indicare quale sia in sintesi la peculiarità la dote principale degli ateniesi è la andrea e cioè il coraggio due forme di amore l'amore per la cultura e l'amore per il bello convergono nell'indicare landry la virtù della dell'uomo dell'amabile come la virtù principale proviamo a fare un altro passaggio come vedrete questo è forse il passaggio più pregnante più ricco più significativo quello che merita anche una maggiore riflessione ma prima di farlo sia pure per inciso c'è un accenno che io credo non possa essere in uso a un passaggio
delle storie di erodoto che ha in qualche modo collegato a ciò che scriverà tucidide qualche decennio più tardi è quel passaggio delle storie e robot o mette in bocca solo nel saggio solo la risposta all'interrogativo che vi viene posto dal re creso e cioè quale l'uomo più felice del mondo credo è convinto che avendo potuto vedere le straordinarie mirabolanti ricchezze di cui disponeva preso solo ne avrebbe risposto invitando il re è invece solare si prende un po di tempo per riflettere poi dieci sì credo di sapere quale l'uomo più felice del mondo eluana più felice
del mondo si che all'appello non vi meravigliate se avete mai sentito nominare perché questo non è con luogo di tutti i testi antichi e anche un compagno in riferimento a questo personaggio un personaggio sostanzialmente anonimo che però indicato dal saggio sono lì da colui che anzi è il paradigma della saggezza come l'uomo più felice del mondo più felice anche del re creso e nelle sue mirabolanti ricchezze e perché perché tengo è l'uomo più felice del mondo è perché è interrogato solo mi dice sostanzialmente per due motivi il primo motivo è perché bello ha avuto molti
figli e molti voti è accaduto di dover assistere alla morte di nessuno dei suoi figli e dei suoi nipoti voi accaduto con la pietra c era la disgrazia peggiore cioè sopravvivere alla propria generazione questo è già di per sé un nativo di felicità e poi c'è una seconda ragione che tendo kalliste a pezzano e cioè è morto ma pensate taglist e è un superlativo di canossa e vuol dire che tendo è morto nella maniera più bella e qual è il bel modo di morire ecco può sembrare strano i greci sapevano che la vita è breve
e che la morte è inesorabile i greci e non credevano a nessuna forma di vita ultraterrena per cui fondamentale era in modo di morire e si fa morire sostanzialmente si può morire ma non un atto non una condizione in uso questo termine a ragion veduta oscura oppure si può morire ammantati dalla luce della gloria da quel che così si esprimono i greci hanno tutti da quella luce abbagliante di tollerare che il mare combattendo per la sua patria e non dobbiamo avere maltesi non è il nazionalismo non e patriottismo morire per la patria vuol dire dire
per la difesa della comunità morire per esaltare la solidarietà il rispetto agli altri cittadini questa è kalliste a pezza né questo è morire in maniera bellissima ma proviamo vi dicevo a fare un ulteriore passo stiamo avviandoci alla parte conclusiva per capire questo passaggio dobbiamo riferirci alla parte conclusiva di quell'autentico straordinario capolavoro credo insuperabile che l'edipo re di sofocle tutto è ormai compiuto edipo ha scoperto la tremenda verità della quale si era messo alla ricerca ignorando che lo riguardava direttamente ha potuto così scoprire l'identità del colpevole nascosto cioè di colui che si era macchiato dell'assassinio del
re laio e della il rapporto incestuoso con la madre giocasta sa di essere egli parricida e incestuoso la madre giocasta alla scoperta di questa terribile verità si è accettata ma soprattutto si è impiccata con le corde del letto lo stesso a edipo si acceca l'interpretazione di como per colpirsi simbolicamente nei genitali e ora dovrà avviarsi all'esilio il reggente della città invitandolo ad abbandonare tebe e a prendere la strada dell'esilio usa la seguente espressione panta cala cairo che è poi lo vedremo un'espressione che ritroviamo in moltissimi altri testi dell'antichità greca ma soprattutto di espressione destinata a
diventare proverbiale ad avere assumere la forma della male cioè della sentenza di quella che viene ripetuta costantemente e cosa vuol dire questo tanta cala cairo cosa vuol dire visto che ricorre in termine kalòs che stiamo cercando di chiarire bene per capirlo e possiamo anzitutto partire dalla traduzione più immediata di questa sentenza tanta cala tutto è bello tutto è bello nella cai rossa ma allora per capire la sentenza dobbiamo capire che cosa vuol dire kairos allora credo che molti di voi ricordano che in greco a differenza della lingua italiana in cui noi abbiamo un unico termine
per indicare il tempo cronologico il tempo meteorologico quello di questa sera non ci assiste per la verità in greco ci sono ben 4 termini diversi per alludere al tempo cronologico uno di questi quattro termini è appunto calle rossa ma come tradurlo kairos chi cos'è il kairos perché il kronos che è uno degli altri termini è vita è il tempo della successione il tempo del divenire il tempo che è misurato dall'orologio noi potremmo dire quel tempo in cui possiamo apprezzare una direzione irreversibile del tempo è una caratteristica meramente quantitativa come differenza fra le parti del tempo
kairos al nudo invece ad una accezione in al quantitativa ma qualitativa del tempo o facilissimo da tradurre in italiano ci hanno provato un multi bisogna ricorrere a una perifrasi kairos è il momento opportuno in un momento buono noi potremmo dire l'attimo così come lo chiamavano celati non denso l'attimo fuggente l'attimo fuggente cioè quella discontinuità temporale nella quale il tempo sembra fermarsi condensarsi e un pullman ci rendiamo conto che sta bene quando qualcosa di straordinario è un'esperienza che ciascuno di noi certamente ha fatto e ancora di hdd fare quando avvertiamo la peculiarità probabilmente irripetibile di quel
momento che passa che fugge che c'è l'incontro ma se vogliamo davvero capire che cosa vuol dire kairos più ancora che ha documenti di carattere letterario possiamo riferirci ad alcuni documenti di carattere artistico c'è ad esempio in maniera particolare una descrizione che troviamo nella per pausania intitolata per i e jesi della grecia descrizione della grecia dove pausania descrive quale fosse l'ingresso del tempo di tempio scusati di olimpia all'ingresso ci racconta pausania c'erano due grandi statue una era dotata l'altra era dedicata kairos che ed organizzato come persona il tempo opportuno kairos ed analizzato bene tanzania ci dice
che era talmente bella questa statua che le persone che si trovavano ad ammirarla restavano a lungo senza parole affascinati dal suo magnetismo noi potremmo quasi dire una sorta di sindrome di span dalle ante litteram e quali caratteristiche aveva questa statua di kairos badate caratteristiche che troviamo con fermate in tutte le altre raffigurazioni di kairos che troviamo anche nella pittura vascolare o un'altra rappresentazione di bassorilievi kairos è un giovane di bell'aspetto provvisto di ali ai piedi e dietro la schiena provvisto inoltre di una bilancia che egli stesso fa in modo che sia squilibrata ma soprattutto è
dotato di qualcosa che non manca mai in nessuna raffigurazione del cai rossa è dotato di un grande ciuffo di capelli sulla fronte e poi alla nuca completamente casa a sottolineare che l'attimo fuggente che ci viene incontro noi siamo lesti ad afferrarlo afferrandolo per ciuffo davanti oppure se lo lasciamo passare senza averlo afferrato non abbiamo più nessun appiglio per il quale recuperarlo il momento buono che domani non ha avuto nella sua vita l'impressione che quel kairos sia passato senza essere stato afferrato ma allora se voi ci riflettete la sentenza che viene pronunciata da creonte indirizzata a
edipo che sta per andare in esilio ha un significato molto intenso dice creonte come diranno coloro che ripeteranno a questa sentenza tutto è bello ma nel momento opportuno non basta dunque che gli sia in di fungere letta perché si possa parlare di bellezza e ineliminabile il rapporto con quella dimensione qualitativa di tempa che il kairos con quella discontinuità che è l'attimo fuggente il momento buono l'attimo 1 denso ma sarebbe importante potersi soffermare ormai siamo verso la fine sul significato sulla valenza di questo straordinario termine greco richiamava l'attenzione lo stesso aristotele quando diceva se vogliamo a
trovare una caratterizzazione per definire la retorica la medicina la strategia militare tre cose tra di loro molto diverse noi diremo beh che in fondo tutte e tre si riferiscono al kairos cioè tutto e prende la retorica nella medicina nella strategia militare è fondamentale cogliere momento buono saper individuare e cogliere il momento buono e poi ancora questo termine così importante si carica di una valenza teologica nei testi del secondo testamento nella teologia cristiana quando viene tradotto nella occasione il termine fortuna e sta per l'appunto a indicare quella discontinuità qualitativa che è introdotta per l'appunto dalla venuta
del cristo la linearità del tempo a cronologico è in qualche modo interrotta dalla venuta del cristo ma c'è subito per andare verso la parte finale c'è subito un applicazione del percorso che abbiamo seguito fino a questo momento ciò che è emerso è che sommacal ossa non ha un significato per il seco assoluto non indica la bellezza in sé è sempre connesso ad altro è connesso al telos alla buona destinazione di cui ci parla tucidide è connesso all'integrità di cui ci parla saffo è connesso al kairos di cui ci dice l'edipo re di sofocle non c'è
assolutezza della bellezza il bello è sempre un rapporto ad altro da sé rinvia sempre ad un legame che sospinge è un 3 la manifestazione sensibile del bello ma allora qui certamente l'avrete capito è comincia affiorare noi siamo partiti da una prerogativa e adesso ci imbattiamo forse ci parlava simon veil perché se noi tiriamo le conseguenze del ragionamento sia pure abbozzato che ho finora proposto e noi dovremmo dire che da un lato vi è una molteplicità di belle cose senso che cadono sotto i nostri sensi ma che male non possiamo vedere quanto siano esse stesse belle
ma in quanto sono belle perché partecipano del bello in sei sono in qualche modo un'espressione un riflesso della bellezza le chiamiamo belle perché in un modo o nell'altro noi potremmo dire un po rotta mente abbiamo conte un'idea di bellezza in rapporto alla quale la molteplicità delle cose sensibili appare essere bella ma allora qual è la vera bellezza è la bellezza dispersa nel sensibile nella molteplicità quella bellezza che inevitabilmente rinvia al bello in sé o la vera bellezza è la bellezza in sé la bellezza assoluta senza legali senza commissioni ma se questa seconda bellezza è attingibile
ho la possibilità di raggiungere la bellezza in sé o sono condannato ai suoi riflessi alle sue manifestazioni che sono come il kairos sono effimere cangianti mutevoli che non possono mai darmi il bello in quanto tale ma semplicemente un'espressione un'epifania una manifestazione del bello ecco il problema che io ho così rozzamente descritto è al centro degli iscritti coi quali platone si interroga sul bello in maniera particolare del simposio e nel fedro e platone non è esattamente la questione che io cercavo di descrivere indicandoci un percorso cioè dicendo il punto di partenza non può che essere costituito
dalla molteplicità delle cose sensibili delle belle cose che cadono sotto i nostri sensi ma noi non dobbiamo fermarci qui dobbiamo interpretare al contrario la molteplicità delle cose sensibili con fazio che ci sospinge a compiere un percorso di elevazione intellettuale e spirituale che ci si va insomma nella direzione di quella che platoniche simposio chiama la bellezza meravigliosa quella bellezza che se ne sta in sé per sé e che non è in nessun modo sporcata dal riferimento alla sensibilità e questo il tema cardine sul quale lavorerà platone nel simposio nel pietro e nel fedro aggiunge qualcosa di
più e cioè dice la vera bellezza non si manifesta allo stesso modo col quale si manifestano le cose sensibili essa invece è clan penn cioè lampeggia letteralmente la vera bellezza è un lampo che attraversa all'improvviso la nostra vita e che come anni e lampo accade dice platone ex ai flash cioè all'improvviso senza che ce l'aspettiamo questo andato col quale la vera bellezza può manifestarsi a noi lampeggiando all'improvviso e qui ci sarebbe da dire ma sarebbe molto importante temo che ci porterebbe lontano sarebbe da dire che le stesse cose perfino gli stessi termini che platone adopera
per la bellezza e le modalità della sua espressione e manifestazione nel fedro li ritroviamo nella lettera settima laddove platone parla della verità è un testo che io la lettera settima nello stanco di raccomandare in particolare gli allievi non solo perché l'autobiografia intellettuale di platone ma perché fa giustizia una volta per tutte delle rappresentazioni caricaturali del pensiero di platone e deliberazione che platone sia un giurista peggio ancora un idealista quando ciò che platone comprende è come dire la necessità di un percorso di riflessione che ci preme di fronte a una pari a una difficoltà non ha
una risposta definitiva e nella lettera settima platone dice che la verità e clan per la verità lampeggia e dice questo per criticare ciò che di union giovani il tiranno di siracusa che aveva preteso di imparare la filosofia da platone ciò che andava dicendo dionisio il giovane quando diceva io ho capito che cos'è la filosofia anzi ho scritto un ingrato e cioè un trattato in cui spiego cos'è la filosofia e commentando questo platone dice che non è possibile condensare la verità in versione f perché la verità lampeggia all'improvviso è che se fosse stato possibile compensarla un
testo scritto lo avrebbe fatto lui lo avrebbe fatto platone cosa che invece non ha fatto preferendo per l'appunto la forma del dialogo insomma la tommy ci consegna una rigorosa problematizzazione della nozione di bello sulla quale ritorna contando il simposio insietro la stessa lettera settima anche plotino e anzi lasciate ancora gli ultimi cinque minuti relativi al passaggio che in qualche modo suggella nostro itinerario perché bottino meditando riflettendo il margine ai testi platonici sulla bellezza redige quella prima parte quel primo libro dell'emea di che fin dall'antichità è stato considerato anche un testo autonoma un testo a parte
è stato intitolato trattato sulla bellezza mi permetterei di raccomandare la lettura veramente appassionante suggestiva in maniera particolare ai più giovani e in questo trattato sulla bellezza riprende la formulazione problematica proposta da platone con due sottolineature che propongo alla vostra attenzione la prima è che secondo bottino cerco di leggere testualmente la bellezza quando si manifesta non ci lascia indifferenti anzi secondo plotino ciò che è inconfondibile pensate inconfondibile della bellezza ciò che in qualche misura ne costituisce il principio di individuazione è che essa suscita parte cioè termine è il plurale di pathos vuol dire emozioni stati d'animo
cioè la vendita non ci lascia mai indifferenti ma suscita è alimentata the passioni emozioni stati d'animo e quali sono queste emozioni è veramente singolare perché poteva dice testualmente cercate la bellezza al suo manifestarsi sgomento terrore terrore piacevole desiderio nostalgico amore turbamento accompagnato dal piacere ecco noi potremo ammirare due commenti il primo è che la bellezza non ci lascia indifferenti ma suscita pathos per dire in altri termini che ora tra voluto due riprendere ma la bellezza è tale per cui non possiamo a contemplarla in pace non si lascia contemplare in pace il bello inquieta il bello
e perturbante e la seconda osservazione di questo breve brava plotiniana ci suggerisce è che questo pate queste emozioni l'avrete notato sono ambivalenti come conferma la commissione e tra termini fra di loro talmente diversi da sembrare contraddittori terrore piacevole o turbamento accompagnato da piacere e poi soprattutto certo plotino dice ma insomma se dovessimo indicare quale pazos riassuntiva mente suscita in noi la bellezza dovremmo usare il termine zan bossa samba cha la stessa radice del greco town chi vuol dire sgomento e stupore insieme vuol dire quella condizione nella quale io vivo la perturbazione di essere coinvolto il
momento ti non può lasciare indifferente ma poi c'è un secondo passaggio di bottino che ci serve per arrivare alla fine e cioè plotino dice noi abbiamo la possibilità di riferirci alla molteplicità delle cose sensibili oppure albense alla bellezza in sé e abbiamo sostanzialmente due ai quali possiamo ricondurre il nostro comportamento noi possiamo seguire l'esempio di narciso possiamo seguire l'esempio di ulisse noi possiamo seguire l'esempio di narciso il quale di fronte a quella riflesso della vera bellezza che era la sua bella immagine riflessa nello specchio d'acqua si getta verso di lei per abbracciarla e quindi more
noi possiamo seguire questo esempio immedesimarci totalmente nella bellezza sensibile ed essere quindi inevitabilmente travolti dalla sensibilità oppure possiamo fare come ulisse possiamo cioè instancabilmente svolgere le nostre bene verso quella che l'ottimo chiama la cara patria e cioè la bellezza in sé quella patria da cuba amo e verso la quale possiamo ritornare con la patria della vera realtà non della realtà fuggevole e ingannevole nella quale precipita narciso possiamo seguire l'esempio di un asse il quale esitò a riprendere costantemente il suo viaggio per ritornare nella sua cara patria perché nessuna donna per quanto attraente come penelope nessuna
terra per quanto ospitale e come la sua patria nessuna casa per quanto seducente e la sua casa e allora mi riprende instancabilmente il campo no verso la cara patria ma allora se un isee in segno di questa tensione al ritorno verso la bellezza in sé che lascia da parte la molteplice ingannevole pluralità delle bellezze sensibili e allora sì forse capiamo per quale ragione simon bale e parla di uno perché noi siamo posti a questo punto di fronte ad una aprilia che è probabilmente insopportabile ad un'attenzione ineliminabile fra sensibile delle gb le fra tempo ed eternità
tra fiuto e infinito tra limite è illimitato il muro di cui parla la verità e non sormontabili ta di questa difficoltà perché se noi ci lasciamo travolgere dalla bellezza delle cose sensibili finiamo come l'arci zoe ma se noi tentiamo di ritornare alla cara patria dobbiamo rinunciare alla molteplicità delle bellezze sensibili delle quali abbiamo esperienza ecco questo è forse il loro a cui alludeva la bale ma forse forse abbiamo anche la possibilità di ragionare ulteriormente su questo muro perché questa difficoltà nella quale ci imbattiamo non necessariamente deve essere vissuta come una frustrazione forse al monte ad
una condizione qual è la condizione umana nella pronuncia mamma in presenza della luce abbagliante della verità ma siamo sempre in presenza di un chiaroscuro in cui la verità e l'inganno sono sempre compresenti forse abbiamo capito a che cosa la mail a faceva riferimento e qui per chiudere davvero c'è una brevissima sentenza della vela che ritroviamo in un testo pressoché coevo rispetto a quello da cui siamo partiti in cui la bene dice l'essenza del bello e contraddizione è scandalo in nessun caso è pacifico accordo vi ricordate lo dicevo anche prima non si sta in pace davanti
al bello vengano nega la contraddizione e anzi la riconosce intrinseca all'essenza stessa del bello e aggiunge subito dopo ma quello scandalo che è il bello è uno scandalo che si pone è che ci colma di gioia noi potremmo dire riprendendo platino che suscita in lui un pathos questo è il punto di arrivo comune dette provvisorio problematico certamente il definitivo a come può aggiungere l'indagine e propria notte filosofica a riconoscere cioè la contraddizione ma insieme a riconoscere che questo scandalo di una bellezza contraddittoria non ci lascia indifferenti ma ci riempie di gioia questo è l'approdo a
cui arriva quello boss quella parola che la parola filosofica ma vi può essere un altro approdo al quale giungere non attraverso la parola della filosofia ma attraverso una parola della poesia la parola di un autore che è considerato tra i maggiori forse il maggiore poeta del novecento nella prima metà del mese rainer maria rilke scrive per chi non l'ha e il bello se l'emergenza del tremendo forse possiamo ancora reggerlo e ammirarlo perché indifferente non si degna di distruggerci il bello ci ricorda ricche e dunque senza del tremendo no non vi è il rischio che questa
emergenza ci paralizza ma non c'è la possibilità che in quanto emergere del tremendo il bello sia alla fine per lui frustrante ecco io credo che a questi interrogativi lui che risponde con un altro passaggio un passaggio col quale chiudo la mia relazione è un brevissimo tratto che troviamo una lettera inviata al giovane poeta kirill che invia al giovane poeta in cui il contesto ci fa capire hanno discusso della bellezza richiami ha ricordato il carattere tremendo il suo interno cutore ha fatto emergere la possibilità di vivere questa a questo carattere tremendo questa contraddizione come una sorta
di paralisi che blocca la vita ieri che allora conclude e io con lui lascia che tutto ti accada bellezza e terrore si deve sempre andare nessun sentire e mai troppo lontano vi ringrazio [Applauso]