Passaggio. Allora leggiamo un brano tratto da "La società aperta e i suoi nemici" di Karl Popper. Tra l'altro, è morto anche recentemente, cioè trent'anni fa.
Parliamo dunque di un filosofo del XX secolo, un filosofo del Novecento, è un filosofo austriaco che poi ha vissuto e insegnato per quasi tutta la sua carriera negli Stati Uniti d'America. È un pensatore liberale; lo mettiamo tra quei filosofi che esaltano le libertà individuali, le società aperte e dunque criticano il ruolo forte dello Stato. Adesso vediamo.
Popper scrive un libro appunto intitolato "La società aperta e i suoi nemici". Quelli che invece preferiscono una società chiusa sono i nemici della società aperta, dove prevalgono le libertà individuali, dove prevale la libera iniziativa del singolo, dove ogni singolo individuo deve essere libero di poter esprimere se stesso. La pro individualità è tra i principali nemici, se non il Public Enemy Number One, perché è il più vecchio: proprio Platone.
Leggiamo il passaggio in cui lui critica in modo duro Platone. L'opera chiaramente risente sempre del contesto. Guardate: quando è stata scritta l'opera?
Guardate, 1945. L'opera è stata scritta dopo la Seconda Guerra Mondiale, dopo che un totalitarismo, usando l'espressione di Anna, come il nazismo, è crollato, dove altre dittature sono crollate, quella fascista, dove alcune rimangono in piedi, quella di Francisco Franco, e dove c'è un totalitarismo, sempre secondo Hannah, in piedi che addirittura ha vinto la Seconda guerra mondiale, perché la nazione non è una nazione. La federazione che ha permesso la vittoria della Seconda guerra mondiale per numero di morti, per aver resistito in modo, diciamo, proprio estremo al nazismo, è l'Unione Sovietica.
Certo, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti fanno sì che il nazismo perda; però quello che ha fatto l'Unione Sovietica, Stalingrado, Leningrado, questa battaglia, questa resistenza, è decisivo. Ebbene, la Seconda guerra mondiale ha visto crollare un totalitarismo. Ma ce n'è un altro che rimane in piedi: lo stalinismo, l'Unione Sovietica.
Dunque, a caldo, nel 1945 scrive questo saggio, che è diventato un classico della filosofia politica: "La società aperta e i suoi nemici". In questo saggio, appunto, Popper dice queste cose. Leggiamo insieme.
È interessante rilevare la stretta relazione che intercorre fra l'estremo radicalismo di Platone, la sua richiesta di misure globali e il suo estetismo. Per Platone, lo Stato richiede misure, deve intervenire; c'è una richiesta di intervento di misure globali che valgono per tutti, collegate anche con una dimensione estetica. Perché il bello è ordinato, l'ordinato è il bello.
Il discorso riguardo a Platone è sempre questo: "È stato giusto, lo Stato è bello". È stato bello, è stato giusto. Non c'è bellezza senza giustizia.
Non c'è giustizia che non sia bella. Per Platone, questo lui lo potrebbe vedere in una parata di uomini, donne, soldati, militari, di gioventù di partito: tutta bella, ordinata, che marcia con bandiere colorate. Dico: "Bello, ordine, bello".
È chiaro? Uno spettacolo, anche teatrale, di danza, dove tutte le persone si muovono all'unisono: bello, giusto, giusto e bello. I passi seguenti sono oltremodo rivelatori; ci rivelano il vero Platone.
La critica è durissima. Platone, parlando del filosofo che vive in armonia con ciò che è divino, ricorda prima di tutto che egli si trova costretto a tentare di tradurre gli oggetti delle sue sublime visioni, sia nell'ambito privato sia in ambito pubblico, in uno Stato che mai potrà essere felice se non è disegnato da quei pittori che dispongono del modello divino. Platone è stupendo.
Facciamo per la sua critica. Il filosofo è quello che ha colto l'armonia tra uomo, tra mondi delle cose e mondo delle idee. E questa armonia, però, non va tenuta solo nell'al di là, nel mondo delle idee.
Non è solo un obiettivo da raggiungere quando la nostra anima, alla morte del corpo, compirà questo viaggio. Questa ordine, questa bellezza, questa giustizia, questa armonia, va portata sulla terra. Dunque lo Stato deve essere disegnato, retto da quei pittori che dispongono del modello divino.
Ma se adesso io qui chiamo Edoardo, Rachele, Sofia, che non hanno la visione interiore della giustizia, della bellezza, dell'ordine, e chiedessi loro di disegnarla, non lo saprebbero fare. Se io chiedo a un uomo politico che non sia un filosofo che conosca il bene di governare Torino, Milano, Roma, di dare vita a un nuovo Stato, ma lui, non avendo la visione della bellezza, dell'ordine, dell'armonia, potrà mai costruire uno Stato giusto? No.
Dunque, come i pittori che hanno visto il bello possono dipingere il bello, così il filosofo che conosce il bene può costruire lo Stato. Richiesta di dettagli sulla loro attività. Il Socrate di Platone replica in questo modo singolare; dopo aver preso, come se si trattasse di una tela, lo Stato e i caratteri umani, in primo luogo lo renderanno puro, cosa non facile.
Vedi bene che ci sarebbe subito un punto di differenza dagli altri. Non consentiranno a occuparsi né di un privato né di uno Stato, né a estendersi testi di legge, se prima non avranno ricevuto puro quello privato o quello Stato, oppure non l'avranno reso tale essi stessi. A che cosa Platone pensa quando parla di ripulitura della tela?
Risulta chiaro da quel che segue. In che modo, domanda Glaucone, manderanno via? Risponde Socrate: “In campagna, tutti i cittadini che abbiano compiuto i dieci anni.
Ne prenderà i figlioletti, sottraendoli all'influsso degli odierni costumi, che sono proprio quelli dei genitori, e li avranno secondo i loro modi della vera filosofia e le leggi, che sono quelle da noi esposte prima nella Repubblica”. I filosofi, naturalmente, non sono compresi tra i cittadini da espellere; essi rimangono come educatori e vi rimarranno pure presumibilmente quei non cittadini che devono provvedere al funzionamento dell'impresa. Tra qualche minuto, quando interrompo questa lettura, voi fate quella di Giovanni Reale e vediamo.
Le critiche. Adesso vediamo per un po': perco dice certo che Platone, preso in queste quattro o cinque righe, è terribile. Ve le rispiego per edificarlo, sto giusto.
Bisognerà espellere. Vado alla terza G. Io sono il filosofo che conosce il bene, il bello e il giusto, e voglio fare della terza G, non farò nomi chiaramente, una classe bella, giusta, ordinata, eccellente.
E qua c'è una lista di chi di voi mi spiace, ma eccellente non è e non diventerà mai, perché c'è X, che è vizioso, dedito al gioco, ama l'alcool, è in preda ai sentimenti e alle passioni, è pigro, non vuol far nulla e già stato profondamente. È ottima, non la posso realizzare se ci sono a, b, c, d, e, f, g che vengono presi e vengono portati via. Non vi sta dicendo uccisi, senò siamo senò.
Però lui, avete capito il gioco che fa? Eh? Eh?
Ma però tutto solato, poi il nazismo, no? Gli ebrei impuri e lager. Lui non dice questo, ci mancherebbe, eh.
Però Platone però dove troviamo le radici di quelli che dicono che per fare uno stato giusto bisogna espellere gli impuri? Ce l'ha detto Platone! Io mando via questi 4, 5, 6, 7, 8 di voi e poi mando dei ragazzi che stanno diventando filosofi e vi mando in giro per la scuola e andate a sottrarre dalle altre classi quei bambini, quelle bambine che hanno ancora un’anima, ragazzi puri, che andranno subito sottratti ai genitori mediocri, corrotti, alla gloria, al denaro, al potere, al lusso.
Ok, il vizio, li portiamo qua e li educhiamo alla giustizia. Dunque, un progetto politico ci dice Popper: dove tu espelli quelli che reputi impuri, impossibili da poter far vivere giusti, e vai a prenderti i bambini puri da crescere. Adesso vado con degli esempi hard.
Eh, spero magari bloccheranno il video su YouTube. I turchi, gli ottomani, quando conquistano i Balcani, le aree che oggi diremo della Macedonia, salgono su Albania, Serbia, Montenegro, erano soliti sottrarre i bambini, eh, anche quelli che ritenevano magari più sani fisicamente. Li portavano dentro l'impero ottomano e li facevano educare, crescere, allenare alle arti, anche della guerra.
E molti, o non so, la guerra, alcuni magari dimostrano di essere bravi nella matematica e diventano, e poi dopo le guardie scelte proprio dell'impero ottomano, i giannizzeri. I giannizzeri erano un corpo speciale dello Stato dell'impero ottomano, magari si occupavano di cose militari. Alcuni giannizzeri diventavano ministri dell'economia, ministri degli Esteri e diventavano ministri del tesoro.
Cioè, io sottraggo dei bambini dall'educazione pessima di questi rozzi, barbari, ignoranti, contadini slavi, prendo i bambini, li educo con i corsi migliori, astronomi, fisici, arti militari, ginnastica, e mi formo la classe dirigente dell'impero ottomano. Terribile! Perché li abbiamo sottratti dai genitori?
Chi lo sa? È qua la provocazione che spero venga capita. Che magari molti di quei bambini che avrebbero fatto i contadini o magari sarebbero morti, no, di stenti, patimenti, nel fango, nella povertà, cresciuti, non sono contenti di essere diventati, capito, il corpo scelto, divent Ottomano.
Ritorno a noi. Pratica inaudita sottrarre dei bambini, ma l'idea qual era? Di portarli e renderli, trasformarli in persone anche di rango.
Tra l'altro, per i turchi ottomani, era un modo per non dare questi ruoli di potere a dei nobili, spesso delle famiglie, perché lo sapete dove stanno i traditori: i traditori stanno in famiglia, non stanno mai fuori della famiglia. Dunque, se io prendo dei bambini e li faccio crescere, diventano adulti, li metto nei luoghi dello Stato, io che governo soio delle persone a me fedeli, perché da pezzenti, da poveri, li ho fatti diventare pezzi dello Stato. Se metto a governare lo Stato il cugino, il nipote, lo zio, l'altro, questo qua, il figlio di mio fratello, questo qua ha possibilità di voler rovesciare il potere.
È un esempio, è chiaro! Dovrei andare a vedere se hai il potere, eh, di diventare. .
. o meglio, se vedo in te il talento di diventare, o comunque ti sottraggo dalla corruzione. Questo è un esempio.
È chiaro? È ovvio che l'idea di far accoppiare figli, no, eh, ottimi, per avere figli ottimi, genitori ottimi, con animo aureo, per generare figli ottimi presenti nella Repubblica, può essere visto come il Terzo Reich. Vi faccio un altro collegamento: nel castello di Norimberga, nella città di Norimberga che è la città simbolo del potere del Terzo Reich, Goebbels, ma tanti altri, no, dirigenti nazisti, danno vita a questo programma di eugenetica.
Eu vuol dire bene, genetica, generazione. No, portano. .
. ve l'avevo già forse accennato. .
. le donne teutoniche, donne bionde, prosperose, sane, ad accoppiarsi con uomini biondi, occhi azzurri, sani, fisici, esempi di germanicità, di arianità. Se io prendo.
. . e se poi si chiamano chiaramente.
. . no, sono delle leggi chiaramente della genetica.
Se prendo due persone con gli occhi azzurri e capelli biondi ad unirsi, è molto, molto, molto, molto, molto, molto probabile che il loro figlio abbia lo stesso patrimonio genetico. Ok? Un incrocio che non ha lo stesso patrimonio genetico perché è unico, mi son sbagliato; ma da quel patrimonio genetico che si incrociano, ci sono delle caratteristiche genetiche simili.
Questo fanno i nazisti e Popper sta vedendo in Platone il papà di queste cose, il nonno, cioè colui che ha detto che, in nome della purezza, vengono espulsi gli impuri, che in nome dell'efficacia e dell'efficienza vengono espulsi coloro che non sono efficaci e efficienti. Che uno Stato forte, ottimo, deve essere ordinato e l'ordine passa anche espellendo proprio le persone che, a di essere ottimi e pure eccellenti, non lo sono. Questo è un politico artista, ripulitore della tela.
Ma le imperfezioni, chi sono? E lui sta pensando a quello che è appena accaduto: gli zingari, gli omosessuali nella Germania, gli ebrei. Sì, l'Unione Sovietica.
Chi sono i kulaki, gli oppositori di Stalin? Se per costruire lo Stato giusto, così come il pittore deve togliere le brutture dalla tela, deve pulire. Tera così, lo Stato deve il governante, il principe di Machiavelli, il partito, il leader, il F, il Dux deve ripulire la società da tutte le impurità.
Ecco che allora queste cose le ritroviamo già in Platone ed è Platone il padre, il nonno del totalitarismo: espellere, uccidere, liquidare. Il termine moderno che corrisponde a tutto ciò… Eh, ci fosse un bello stato, eh, che togliesse tutte le cose! Ma quante persone a Torino la rovinano!
Ma se potessimo togliere, ma questo qua, questo ubriacone, questo ozioso, ma questi altri qua! Ma cosa servono? Pericolosissimo, nessuno serve nulla.
Tra l'altro, tutti serviamo qualcosa, tutti sicuramente serviamo in base alla dignità umana. Ma la dignità umana è un valore. Se io penso a un orologio che funzioni bene, se ci sono delle polverine dentro gli ingranaggi dell'orologio, lo smonto, tolgo le polverine, i granellini, li butto via, così l'orologio funziona meglio.
Questo è Platone: la città come uno stato, la città-stato come un orologio in cui tutti gli ingranaggi devono essere ben olati, funzionare bene affinché funzioni. Lo stato, lo stato come un corpo umano. Se hai un dito in cancrena, il dito lo devi tagliare.
Se hai un braccio in cancrena, devo tagliare il braccio, perché altrimenti un braccio in cancrena mi porta ad ammalarsi tutto il corpo: tagliamo il braccio finché non si ammali il corpo. Ma se questa è l'idea di Platone. .
. Se questa è tagliare, vuol dire eliminare gli oppositori. La dichiarazione di Platone è una descrizione precisa dell'inflessibile atteggiamento di tutte le forme di radicalismo estremo.
Dunque, le visioni politiche estreme, radicali… ci metti qua, non so, i Giacobini; Rovere stava immaginando questo. Lo facciamo il prossimo anno, la rivoluzione francese, quella più radicale che poi ha ucciso i nobili, ha ucciso i preti, ha ucciso i girondini del rifiuto del compromesso da parte dell'esteta. Perché, proprio io, io condivido.
Poi più reale, lo vediamo dopo, è citato Popper. Adesso vediamo la bellezza. Anche Proust dice questa cosa: a un certo punto, immaginate voi di voler partecipare a una gara di bellezza o di culturismo.
A un certo punto, tutti i muscoli devono essere simmetrici, gonfi, giusti, perfetti… e ogni impurità vi dà fastidio. No, non è ancora ben sviluppato, c'è ancora qua un pezzo di grasso. Cioè se tu vuoi, come l'opera d'arte, esteticamente perfetta, non vuoi fare un compromesso?
Ma no, dai, sei bello così, sei armonioso così! No, deve essere perfetta; un'opera d'arte non deve contenere impurità. Dunque, se il politico vuole fare l'esteta della giustizia, allora cadrà in queste violenze.
La concezione secondo la quale la società deve essere bella come un'opera d'arte porta troppo facilmente a misure violente. Io, pur della bellezza… eh, Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray", faccio un patto col demonio: pur della bellezza prendo queste pillole, pur della bellezza mi faccio fare un intervento chirurgico. Cosa?
Siamo disposti alla violenza per la bellezza? A volte sì! Platone ci dice: Popper è disposto alla violenza per avere lo stato giusto.