con secondo capitolo abbiamo assistito forse senza nemmeno accorgersi come se si trattasse di un messaggio subliminale alla rimozione del padre sia renzo sia lucia hanno perduto peraltro in circostanze tempi non chiariti la figura paterna ci sarebbe materia interessante per avvitarsi in una lettura dell'opera in chiave psicologica ricordando i dati della biografia manzoniana manzoni come sappiamo nacque a milano il 7 marzo 1785 la madre giulia beccaria era la figlia proprio di quel cesare beccaria autore del celebre trattato dei delitti e delle pene forse il più grande illuminista italiano un marchese peraltro sua figlia giulia forse non
era bellissima ma la bionda estroversa esuberante e anche volubile insomma fu un personaggio veramente particolare che avrà sempre un influenza 9 notevolissima sul figlio alessandro e aveva sposato il ricco proprietario terriero pietro manzoni un conte rimasto vedovo e senza figli pare in effetti che fosse sterili giulia e pietro formavano una coppia decisamente male assortita e in effetti loro matrimonio era stato pilotato da pietro verri un altro personaggio da buttare nella mischia economista e filosofo da molti considerato il fondatore della scuola illuministica milanese a micro di quel cesare beccaria che in tutta questa storia si dimostra
anche lui un padre piuttosto assente disinteressato alla figlia pur nata da un matrimonio di passione con una giovane arisa blasco il cognome tradisce origini spagnole che non fu una moglie fedele e morì piuttosto giovane quando giulia aveva solo 12 anni prima di risposarsi il padre cesare re leggono la figlia fino ad allora la cresciuta in casa a rispetto delle usanze nobiliari che mettevano abbaglia ai figli le leggo la figlia dicevamo presso le monache agostiniane di san paolo ma la giovane attira l'attenzione appunto di pietro verri che prima si interessò per farlo uscire diciottenne dal convento
e poi si impegnò considerata l'età per l'epoca già quasi avanzata in ottica di contrarre matrimonio per trovare alla giovane consorte adeguato il rango nobiliare forse era l'unico elemento in pietro manzoni che poteva trarre giulia il patrimonio invece era gradito al padre cesare il fatto infine che pietro manzoni fosse già in età avanzata e sterile pareva pietro verri garanzia che tale matrimonio non risultasse come dire troppo impegnativo per l'esuberante giulia ma se il marito di giulia davvero sterile che fu il vero padre di manzoni pare accertato che fosse giovanni ferri fratello minore di pietro giovani scalpitante
dagli atteggiamenti piuttosto libertini dunque pietro verri era ben interessato da casar e giulia beccaria per sopire lo scandalo che poteva portare in famiglia nella quale non era ancora nato l'atteso rampollo maschio e non si poteva certo permettere che a rimediare fosse l'ultimo dei quattro fratelli il cadetto squattrinato della famiglia per giunta con la sua protetta proprio nel momento in cui lui il fratello maggiore perdeva tra l'altro la giovane moglie dunque alessandro manzoni fu il frutto di una relazione adulterina e certamente non nacque desiderato c'è chi sostiene apertamente che ciò condiziona la sua infanzia nella sua
adolescenza al punto di determinarne non solo il carattere estremamente riservato sfuggente anche se è vero ma la nevrosi stessa che lo caratterizza lo stesso alessandro manzoni come padre e figura ricca di ombre ebbe molto i figli che gli procurarono molti dolori dalla prima moglie blondel sposata giovanissima nel 1808 ebbe dieci figli che si conta anche lui già la secondogenita nata e morta lo stesso giorno dei quali sono enrico e vittoria li sopravvissero in particolare delle sette figlie 6 muri erano prima dei trent'anni ricordiamo che nel 1837 manzoni poi sposerà l'allora trentasettenne teresa borri vedova stampa
tra i figli avuti con la prima moglie emblematica è la vicenda di matilde l'ultima nata presto orfana di madre educata in convento e in pratica raggiungimento della maggiore età adottato dalla sorella maggiorenne e vittoria negli ultimi dieci anni della sua vita vedrà il padre una sola volta che non lo raggiungerà malgrado le sue preghiere di considerazione nemmeno nel 1856 quando dopo una straziante agonia per la tisi matilde morirà quegli anni manzoni ha concentrato nella stesura delle osservazioni sulla morale cattolica e sul suo sodalizio con rosmini e preoccupato per i dispiaceri che li pro gravano i
figli maschi e per la sua e per la propria sterilità creativa sarà insomma un padre assente assediato da sensi di colpa da malesseri veri o presunti ed è questo l'enigma del personaggio manzoni a cui caricatura tratti ce lo mostra nei panni di un uomo e marito irreprensibile di fervente cattolico la tratta invece come un egoista e un cinico ma ci siamo già dilungati troppo sulla biografia manzoniana questa digressione ha però uno scopo quella di ricordarci che pur avendo inevitabili radici nell'esperienza biografica di un autore un'opera ci interessa almeno questa è la mia convinzione per la
sua capacità di superare la propria origine l'arte non è determinata a in se stessa una potente intrinseca sorgente di liberazione un'opera non conta per le sue radici spesso nascoste indistricabili ma per i frutti che sa portare l'opera trascende il suo autore a un certo punto diventa persino autonoma ed è forse consolante pensare che anche un uomo meschino potrebbe allora generare un capolavoro ed immersi in un certo qual modo attraverso l'arte per questa ragione annotata la rimozione della figura paterna nei due protagonisti della vicenda più che proiettare il problema il problema all indietro ci interesserà a
capire se ciò attiva nel romanzo qualche importante valenza di senso notiamo comunque che il capitolo impone una strana dinamica nei rapporti fra i personaggi lucia racconta le molestie subite da don rodrigo suscita la gelosia della madre del fidanzato per il segreto mantenuto e svelato solo a padre cristoforo in tutto questo lucia in pratica non fa nulla non fa nulla per attirare le attenzioni di don rodrigo non manifesta a nessuno se non al proprio padre spirituale il problema il massimo che fa e sollecitare l'amato perché acceleri le pratiche del matrimonio potremmo affermare che lucia il motore
immobile della vicenda a livello narratologico più che di un personaggio protagonista qualcuno preferisce intenderla come l'oggetto del contendere tutti infatti agiscono per lei il cattivo della storia anzitutto lo rodrigo che la prende di mira alla cristoforo che il primo confidente agisce anzitutto con il suo consiglio e presto lo vedremo entrerà in scena per offrire un soccorso diretto agnese e renzo sono gli affetti più cari notiamo tuttavia che anche fra la parte dei buoni della storia si innesca una sorta di tensione agnese e renzo vengono a sapere dell'accaduto solo dopo fra cristoforo tant'è vero che in
attesa del suo intervento agnese e labbra un suo piano quasi rivendicasse la sua funzione di prima aiutante all'interno della vicenda renzo e davvero sul punto di perdere il controllo non ha il culo alcun indugio nella secondaria l'episodio del dottor azzeccagarbugli mantiene attivo il livello di comicità ha riscontrato finora nel romanzo il narratore manzoni vuole mantenere alta la quota di intrattenimento offerte dal suo libro al lettore dopo averlo messo un po la prova della verità come abbiamo visto nell'introduzione e nel primo capitolo il suo esperimento serissimo e capitale viene mascherato edulcorato a dovere perché la preda
ovvero voi lettori non gli sfugga se don abbondio nei primi capitoli ci era parso comico per quel mescolarsi di lessico e atteggiamenti plebei con toni e gestione e gestualità da ecclesiastico nonché per il suo repentino passare da sornione e dimesso a frenetico e irascibile azzeccagarbugli attiva invece una chiave di lettura umoristica fin dal suo nome anzi dal suo soprannome che eclissa del tutto il suo vero nome che ci rimarrà ignoto e della sua rapida descrizione fisica cercate suggerisce agnese quel dottore alto asciutto pelato col naso rosso è una voglia di lampone sulla guancia dietro la
comicità di tutta la vicenda compreso nel contorno dei capponi ma sottolinerei da parte mia la scena finale della selva che costretto a restituire le povere bestie vedendo che cosa inaudita il suo padrone rifiutava di offrire aiuto al giovane si immagina che renzo possa aver compiuto misfatti davvero terribili indietro la comicità di questo episodio si diceva si riattiva il senso di amarezza per l'ingiustizia sociale e storica il pessimismo manzoniano nei confronti della gestione del potere si ricordi in tal senso la digressione sulle grida in merito ai bravi nel primo capitolo si riattiva insomma l'indignazione rivolta verso
particolare quelli che usano la propria cultura e le parole come un'arma diabolica volta all'inganno persino quando le leggi sacrosante ci sono si possono rivoltare in aria come una frittata per opera di questi prepotenti a saper bene maneggiare le grida nessun aereo e nessuno è innocente dice azzeccagarbugli che sta sullo stesso piano quindi di don abbondio non soltanto per la sua comicità ma per questa sua cattiva fede all'avvocato bisogna raccontare le cose chiare aveva sentenziato bisogna essere sinceri come me al confessore anche se la suprema ironia manzoniana ci mostra come il dotto sia a tutti gli
effetti un fesso la sua pretesa di sapere tutto di aver capito anzi tempo ogni cosa di elaborare discorsi come trucchi di un prestigiatore saranno la sua condanna narrativa giacché ingenuo popolano renzo ha indotto l'avvocato a confessare i segreti meschini della sua professione è il lettore anche grazie a questo giudicherà tale dottore per quello che è realmente ovvero nella funzione del romanzo non per quello che crede di essere accanto all'episodio di azzeccagarbugli dal sapore ancora una volta spiccatamente da teatro di commedia quasi sull'altro piatto della bilancia viene però inserito quello relativo fra galdino il suo passaggio
per la questua delle noci è sia un escamotage per permettere alle due donne di richiedere l'aiuto di padre cristoforo sia l'occasione per inserire un racconto nel racconto ovvero un prezioso inserto che in tutto e per tutto una narrazione di genere edificante che pur nel contesto popolare di una religiosità tratta dal facile miracolismo ci riconcilia però con un'altra arte della parola quella benedetta benedetta e che agisce sulla realtà trasformandola come un lievito spirituale che ricorda tutti la possibilità del miracolo che arriva a sovvertire le logiche meccanica del mondo lo chiamò in tale contesto peraltro la furbizia
la scaltrezza de lucia che pur restando sotto la protezione della madre sa prendersi una certa autonomia e autorevolezza nelle decisioni ci riferiamo la sua offerta di noci addirittura eccessiva ma questa a ben vedere la seconda prova di tale aspetto dai caratteri di lucia dopo la scelta di padre cristoforo come prima confidente velata da qualche dubbio intorno la capacità della madre di gestire un tale segreto in questo capitolo dunque lucia si manifesta pienamente come personaggio dopo la comparsa nel capitolo precedente bene in conclusione il rispetto a questo capitolo mi soffermerei su un paio di parole soltanto
la prima è giustizia che possiamo considerare il tema dell'intero capitolo e lo abbiamo inteso dell'inter romanzo sia per la vicenda di renzo e lucia impossibilitati a sposarsi sia per il peso di appena ricordati di azzeccagarbugli e di fra galdino che mettono sul piatto della bilancia due diversi tipi di giustizia quella terrena e quella divina e giustizia è giusto appunto la parola che viene ripetuta in bocca renzo in chiusura del capitolo a questo mondo c'è giustizia finalmente ripete si tratta evidentemente di un monito sibillino renzo è stato contagiato del ma dal male abbiamo detto nel precedente
commento e adesso nella sua bocca la parola si presenta guasta per perversamente orientata all'opposto del suo senso renzo infatti sta pensando di farsi giustizia il male dunque sta producendo altro male il sopruso stuzzica la reazione la vendetta l'altro termine da sottolineare invece ci è stato proposto quasi di soppiatto all'inizio del capitolo la motivazione che lo ci accoglie sulla bocca di don rodrigo al momento delle sue molestie presso la filanda sta tutta in un verbo scommettiamo rinsaldato dal successivo vedremo vedremo queste sono le uniche parole che sentiamo pronunciare dal cattivo della storia dunque all'origine di tutto
il male che è entrato a scardinare i progetti di felicità dei due promessi c'è questo terribile scommettiamo ciò non fa che aumentare il senso di rabbia e indignazione stando al testo infatti non possiamo fermare che rodrigo si sia invaghito di lucia o comunque se anche ciò fosse potabile risulterebbe a conti fatti un dettaglio secondario don rodrigo e lucia per puntiglio per una scommessa per un esercizio di potere forse soltanto per vincere la noia e compiacersi nell'esercitare un sopruso gratuito forse innamorato di lucia le sue azioni malvagie avrebbero almeno una spiegazione una ragion d'essere in qualche
modo comprensibile ma pensiamoci bene questo è un momento romantico in effetti nel testo non c'è il male che ha sconvolto il piccolo mondo di renzo e lucia che è però mi campione dell'intero mondo è completamente immotivato assurdo inspiegabile unde malum da dove proviene il male questa è la terribile domanda che manzoni con il suo romanzo anche quando lo alleggerisce con teatrale comicità si sta ci sta ponendo questo è il suo rovello sfidare il diavolo a manifestarsi per capire se dio veramente esiste se veramente è possibile trovare un senso all'insensatezza palese di ogni ingiustizia che imperversa
nella storia se è questa la sfida che manzoni si è dato vale davvero la pena dunque procedere con la lettura