Dazzi fino al 125% sulle merci cinesi importate negli Stati Uniti e fino a pochi giorni fa l'inasprimento di queste tasse non ha interessato solo la Cina, ma anche ben 60 paesi nel mondo, compresa l'Italia, salvo poi arrivare a un dietrofront su tutti i paesi tranne la Cina. Una sospensione che sembra essere dovuta alla paura da parte degli Stati Uniti di un crollo dei mercati troppo violento e una possibile crisi finanziaria e recessione dell'economia non solo statunitense ma anche mondiale. Fare un quadro completo della situazione è molto complicato, anche perché è in continua evoluzione con mosse e contromosse da parte di tutti i paesi interessati e le conseguenze sull'economia mondiale di questa guerra commerciale sono ancora difficili da vedere.
Ma cosa ci insegna il passato sulle guerre commerciali di oggi? Lo vediamo attraverso la storia dei dazzi, da come funzionano all'effetto che hanno avuto sulla storia. Ragazzi, ma sta per uscire il primo documentario di Geopop e siamo riusciti a farlo grazie a voi, grazie a chi si è abbonato a Jopop.
Se volete saperne di più, trovate tutte le informazioni in descrizione e nel primo commento. Per dirlo, in poche parole, i dazzi doganali non sono altro che tariffe che si pagano per vendere merci in un paese diverso da quello in cui sono state prodotte. Ma perché devo pagare una tassa se voglio vendere merci importate da un altro paese?
Per capirlo facciamo un esempio. Io sono un commerciante italiano e voglio importare delle magliette dalla Thailandia e rivenderle in Italia. Le magliette thailandese mi costano €10 l'una, mentre nel mio paese, l'Italia, la produzione costa €13.
Ora poniamo io voglia avere un margine di guadagno di €5 per maglietta. Questo significa che le magliette thailandesi le posso rivendere a €15, mentre quelle italiane per avere lo stesso guadagno devo rivenderle a €18. Capirete quindi che senza dazzi per un compratore risulta più conveniente comprare le magliette importate dalla Thailandia a discapito di quelle di produzione italiana.
Immaginiamo allora che l'Italia adotti tasse doganali del 50%. Tornando sui nostri calcoli, io commerciante in questo caso pagherò €10 per le magliette thailandesi più il 50% in dazzi per un totale di 10 + 5 €15. Quindi, se voglio mantenere sempre il margine di €5 di guadagno, il prezzo di vendita della merce importata deve salire a €20, rendendo quindi più appetibili per un consumatore le magliette italiane.
E questo può provocare una reazione sui produttori thailandesi che, vedendo che l'Italia non compra più le sue magliette, potrebbero decidere di abbassare ulteriormente il prezzo a €8, così da rendere competitive le proprie magliette sul mercato italiano. Questa è un'esemplificazione estrema, però questo esempio ci aiuta a capire una delle funzioni fondamentali dei dazzi: mantenere equilibrata la concorrenza delle merci nazionali con quelle importate. E questo è fondamentale soprattutto per i paesi in via di sviluppo che non possono reggere la concorrenza delle industrie straniere di grandi paesi che sono spesso meglio organizzate, hanno costi di produzione inferiori e risultano così più competitive.
è il cosiddetto protezionismo che però ha anche effetti negativi. Se uno stato impone dei dazzi, con ogni probabilità anche gli altri paesi faranno lo stesso. È quello che sta accadendo tra USA e il resto del mondo e quindi le aziende avranno più difficoltà a esportare i loro prodotti.
In più i dazzi possono danneggiare i consumatori perché possono portare a una riduzione della disponibilità di alcuni beni sul mercato, facendo così lievitare i prezzi. Comunque i dazzi non sono una novità dell'era moderna. Questo sistema, questo concetto esisteva già nel mondo antico.
Pensate che le città stato greche facevano pagare una tassa per le merci vendute nel loro territorio e spesso anche per quelle che ci transitavano e anche nell'Impero Romano. Tasse e pedaggi per il transito delle merci erano molto frequenti. Stessa cosa o simile nel Medioevo, periodo in cui i territori erano particolarmente frammentati e anche qui si pagava l'importazione e il transito.
E il protezionismo andò avanti nei secoli, anche con l'arrivo nel settecento del mercantilismo, un sistema economico che mirava esportare più di quanto si importasse. E un fatto interessante è che allo stato attuale gli Stati Uniti acquistano più beni dalla Cina di quanti ne vendono alla Cina stessa. Si dice che hanno un deficit alto e i dazzi spropositati di Trump nei confronti della Cina imposti in questi giorni mirano anche a ridurre questo deficit.
Tornando alla storia, arriviamo al capitalismo, il sistema economico basato sulla proprietà privata e l'interesse personale, il capitale, appunto, che tutt'ora è particolarmente diffuso, soprattutto in Occidente. In un ipotetico sistema capitalista puro, gli stati non intervengono nell'economia e lasciano che il mercato si autoregoli. Di fatto poi tutti i sistemi economici prevedono qualche forma di intervento pubblico, più o meno estesa a seconda dei casi.
È vero però che il capitalismo provocò una riduzione delle tariffe doganali, soprattutto nel periodo dopo il 1840. Per vedere gli effetti devastanti che può avere una politica dei dazzi troppo violenta o avventata, dobbiamo arrivare alla crisi del 1929, quando il sistema economico degli Stati Uniti e di conseguenza anche degli altri paesi occidentali andò incontro alla cosiddetta grande depressione. Nel famoso giovedero ci fu il crollo di Wall Street, cioè del mercato azionario degli Stati Uniti che si riflesse sull'economia reale.
Le aziende non avevano soldi, ridussero la produzione, i consumi calarono e la disoccupazione andò alle stelle. Ecco, in questo contesto successe qualcosa di simile agli ultimi avvenimenti sui dazzi. Per far ripartire l'economia statunitense e proteggerla dalla concorrenza straniera.
Nel 1930 l'allora presidente Herbert U mise in atto il cosiddetto Smooth Oley Traffic Act, cioè dazzi su circa 20. 000 prodotti con ammontare che variava a seconda delle merci, in alcuni casi fino al 50% del valore. E funzionò?
Vi chiederete? No, fu letteralmente un disastro. I principali partner commerciali degli Stati Uniti a loro volta alzarono i dazzi verso gli Stati Uniti, che tra l'altro è quello che sta succedendo in questi giorni.
E l'effetto fu una diminuzione del mercato di esportazione americano che crollò del 66%. Insomma, alla crisi si andò a sommare il protezionismo che invece di aiutare portò effetti ancora più catastrofici sull'economia del paese. E gli Stati Uniti riuscirono ad uscire da questa morsa solo nel 1934, quando il neoletto presidente Roosevelt, grazie al New Deal e a una legge che dava la facoltà di negoziare le tariffe doganali, fece piano piano ripartire l'economia del paese.
Ecco, la preoccupazione di tanti economisti è che questa politica dei dazzi di Trump possa portare a conseguenze simili che non sarebbero dannose solo per gli Stati Uniti, ma anche fortemente per l'Europa, la cui economia è legata a stretto giro con quella statunitense. Ed è forse questa preoccupazione ad aver portato Trump a sospendere la maggior parte dei dazzi a pochi giorni dalla loro imposizione, anche se, detta dai collaboratori del presidente statunitense si trattava di un piano prestabilito. Tornando alla storia, dopo la seconda guerra mondiale i paesi occidentali si avviarono verso il libero scambio.
Nel 1947 nacque un'organizzazione internazionale, il GAT, acronimo che sta per accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio, che era composta da 23 paesi e mirava a ridurre i dai. Nel 1995 il gatta è stato sostituito dal VTO, World Trade Organization, che mantiene lo stesso scopo. Alcuni paesi decisero perfino di abbattere completamente le barriere doganali in specifiche aree geografiche.
Ed è il caso, per esempio, dei paesi europei, tra cui l'Italia, che dal 1969 hanno annullato i dazzi reciproci con il cosiddetto mercato unico europeo. Quindi, a fronte di tutto ciò, i dazzi sono utili o dannosi per uno stato? eh non esiste una risposta unica per tutte le circostanze.
L'effetto dei dazzi, infatti, cambia a seconda dei paesi, delle condizioni economiche, della precisa strategia con cui vengono introdotte e da tanti altri fattori. Quello che possiamo dire è che in linea di massima in molti casi i dazzi sono effettivamente serviti per proteggere economia in via di sviluppo dalla concorrenza dei paesi più avanzati, mentre in altre occasioni, come dopo la crisi del 1929, hanno avuto effetti contrari a quelli auspicati e hanno provocato danni economici e sociali enormi. Ad oggi la guerra commerciale iniziata con i dazzi degli Stati Uniti per decisione del presidente Trump ha dato uno scossone all'economia mondiale che al momento non ha giovato molto ai mercati, compreso quello degli Stati Uniti, ma è comunque troppo presto per fare delle previsioni, anche perché lo scenario sta cambiando di giorno in giorno.
Possiamo solo prendere in considerazione cosa ci ha insegnato la storia e vedere quello che succederà. Ragazze e ragazzi, io spero che questo video vi sia piaciuto. Vi ringrazio per avermi seguita fino a qui e come al solito vi do appuntamento al prossimo video, sempre qui su Jop, le scienze nella vita di tutti i giorni.