Il 1848 è stato un anno importantissimo nella storia europea, anche se a ben guardare non ha portato grandi cambiamenti. È stato un anno di grandi rivolte, un anno di moti, di popoli che tentavano per la prima volta dopo tanto tempo, di eh prendere potere e dire la loro. Ne abbiamo già parlato in fondo di tutto questo perché abbiamo visto i moti in giro per l'Europa, in Francia, nell'area tedesca e così via.
Oggi però vogliamo fare una panoramica di quello che accade nel 1848 e nel 1849 in Italia, perché di fatti importanti ne accadono parecchi. Cominciamo. [Musica] Bene, iniziamo a parlare di questo 1848, un anno che nella storia dell'800 è epocale di svolta, tantoè vero che l'abbiamo già detto, i vostri nonni conosceranno molto bene e la locuzione è successo un 48 per dire che è successo un il fini mondo potremmo dire.
Effettivamente l'Italia nel 48 fu attraversata da diversissimi moti perfino guerre che attraversarono il paese. La prima a scoppiare fu una rivolta a Palermo, come abbiamo era già successo che Palermo fosse la prima città in Italia a ribellarsi, perché Palermo aveva vari motivi di scontento, faceva parte del Regno delle Due Sicilie, ma non era più città capitale, ormai retrocessa, perché Napoli era divenuta da un bel po' di tempo ormai la capitale e quindi c'era una sorta di astio per questo declassamento di una città che aveva invece una grande storia, ma soprattutto i palermitani e più in generale i siciliani avevano già da molto tempo delle tendenze autonomistiche nei confronti dei Borbone. Speravano che la Sicilia potesse in qualche modo o staccarsi o quantomeno avere delle libertà maggiori rispetto al resto del paese.
Infine a Palermo, come in altre città italiane, c'era un bel gruppo di giovani idealisti, potremmo dirlo patrioti che chiedevano diritti. erano dei liberali perlopiù che non erano più disposti a sopportare una monarchia di stampo assolutistico, vecchio stile, diciamo, come quelle che il congresso di Ivenna aveva tentato di ripristinare e invece chiedevano la Costituzione. Questa rivolta di Palermo è la prima il primo moto che smuove un po' le acque e che effettivamente sembra anche andare piuttosto bene perché il re di Napoli, il re del regno delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, uno di questi sovrani che dominano l'epoca in Italia e che vedremo eh lungo questi 2 anni, è costretto subito a promettere una Costituzione.
Questa sua mossa sembra alimentare subito speranze in tutta Italia perché chiaramente a Milano, a Venezia, a Firenze, a Roma, a Torino i giovani patrioti si dicono se ci sono riusciti a Palermo possiamo riuscirci in qualche modo anche noi e quindi un po' dappertutto iniziano a smuoversi nuovamente le acque e perché questi gruppi hanno intenzione di andare a chiedere delle costituzioni. Tanto vero che gli stessi sovrani italiani iniziano a preoccuparsi e a preoccuparsi parecchio. Quali sono questi sovrani italiani?
Facciamo una rapida carrellata, li vedete anche qui di fianco. Eh, il regno più importante lo vedremo perché sarà quello che poi nel corso del tempo eh guiderà l'unificazione italiana è il Regno di Sardegna. Regno di Sardegna è al momento governato da Carlo Alberto di Savoia, un nome che non dovrebbe giungervi nuovo perché se vi ricordate Carlo Alberto da giovane nel nei moti del 2021 aveva avuto un ruolo un po' incerto potremmo dire perché se vi ricordate aveva in parte appoggiato i moti rivoluzionari in Piemonte e però a un certo punto se n'era eh completamente lavato le mani e aveva abbandonato al loro destino i carbonari piemontesi Comunque ora Carlo Alberto sono passati parecchi anni, Carlo Alberto è diventato sovrano a tutti gli effetti.
In Toscana, nel Gran Ducato di Toscana invece è sovrano Leopoldo II, un un membro della famiglia degli Asburgo Lorena, quindi imparentato con gli austriaci. Eh, nello stato della Chiesa il sovrano è il Papa, ovviamente Pio I, eh, eletto pochi anni prima, ne abbiamo già parlato brevemente, che aveva alimentato delle speranze di cambiamento, di rivolta e di unificazione italiana e come vi ho detto nel Regno delle Due Sicilie il re in carica è Ferdinando II. Questi sono i regni principali autonomi in Italia.
Poi ci sono anche delle zone che non sono autonome, in particolare il regno lombardo Veneto che rientra tra i romini austriaci e quindi non è indipendente. Ora, chiaramente, le quello che accade a Palermo, spinge i sovrani stessi a preoccuparsi perché temono che anche nelle altre zone d'Italia possono sorgere rivolte rivoluzioni moti e quindi eh stavolta, forse anche con una certa furbizia, i sovrani italiani decidono di anticipare le mosse dei rivoluzionari e quindi di promettere o concedere una serie di costituzioni. Costituzioni di che tipo però?
Si tratta di costituzioni piuttosto moderate, eh diciamo modellate su quella francese del 1830, quella che, se vi ricordate, era stata concessa da Luigi Filippo d'Orle, eh quando aveva preso il potere, appunto, durante i moti del 30 in Francia a Parigi. Quindi costituzioni che in genere concedevano un parlamento, limitavano in parte il potere del re, ma tutto sommato mantenevano ancora un buon peso, una buona parte di forza nelle mani del sovrano e del governo. Ovviamente ehm il primo a con il primo di questi sovrani a concedere una vera e propria costituzione, la più importante, almeno di queste costituzioni, è quella emanata, appunto, proprio da Carol Alberto di Savoia.
Eh, questa Costituzione divenne famosa col nome di Statuto Albertino, proprio perché dal nome Carlo Alberto. Statuto Albertino che viene emanato il 4 marzo 1848. Ora, su questo statuto dobbiamo spendere qualche parola in più perché a differenza di tutte le altre costituzioni che durano poco, sono dei primi tentativi, ma poi scompaiono rapidamente, lo statutto Albertino ha una vita piuttosto lunga perché viene ananata, vi ho detto, nel marzo del 1848 e rimane in vigore fino al dicembre del 1947, cioè per 99 anni, quasi 100.
Perché rimane in vigore fino ad allora? Perché rimane per questi anni costituzione del Regno di Sardegna, ma poi quando si compirà l'unità d'Italia diventerà Costituzione, carta costituzionale del Regno d'Italia e rimarrà la carta principale e la Costituzione principale fino a quando non verrà scritta la nuova Costituzione della Repubblica Italiana che è quella che abbiamo in vigore oggi, che è entrata appunto in vigore il primo gennaio del 1948. Quindi capire come è fatto questo statuto albertino è importante perché ci accompagnerà per un bel po' di anni e probabilmente alcune caratteristiche di questo statuto spiegano almeno in parte come mai anche nella storia italiana degli anni di fine 800, inizio 900, degli anni 20 e 30 siano accaduti certi fatti.
Allora, intanto c'è da dire la lo statuto albertino è una carta otteri ricordate ottriata vuol dire concessarla dall'alto. Difatti è Carlo Alberto che la concede di sua sponte, di sua iniziativa al popolo. È una carta che prevede una separazione dei poteri, cioè c'è un potere esecutivo che rimane in mano al re.
Infatti il governo, che è quello che solitamente ritiene il potere esecutivo, rende conto al re. è eh diciamo che non ha tanto la fiducia del Parlamento quanto deve avere la fiducia del sovrano. È il sovrano che nomina il capo del governo e che quindi, diciamo così, indirizza l'azione dell'esecutivo.
Ora, questa è una cosa importante. Nella Costituzione attuale italiana chiaramente non è così. È vero che l'incarico di formare un governo viene assegnato dal presidente della Repubblica, ma il governo rende conto al Parlamento, deve ricevere la fiducia dal Parlamento e finché questa fiducia sta in piedi, quando questa fiducia decade, il governo decade anch'esso perché si dimette.
Questo è quello che accade oggi, che accade dal 1948 in poi. Con lo Statuto Albertino a rigore di legge le cose erano diverse perché il governo non aveva alcuna obbligo e alcuna necessità di recarsi in Parlamento a chiedere la fiducia. L'importante era avere la fiducia del re.
Questa è una cosa importante perché spiega anche come mai in certe fasi della storia italiana i sovrani si sono trovati ad agire anche senza consultarsi più di tanto col Parlamento. Certo, facendo delle forzature, ma che lo statuto in qualche modo permetteva o concedeva. C'è da dire però un piccolo particolare che poi approfondiremo meglio più avanti, ma intanto ve lo anticipo.
È vero che stando alla carta il governo rendeva conto solamente al re, ma è vero anche che negli anni successivi e in particolare da cavur in poi, i governi prenderanno l'abitudine di recarsi comunque davanti al Parlamento a chiedere una un qualche voto di fiducia. Cioè, non sarà una norma scritta, sarà una norma che potremmo definire consuetudinaria che si imporrà un po' alla volta, però ripeto, stando alla carta questo non era un atto dovuto, quindi il governo poteva anche farne a meno. Bene, questo era il potere esecutivo.
Il potere legislativo invece dallo Statuto Albertino veniva affidato a un parlamento che era formato da due Camere. La prima era la Camera dei Deputati, la seconda era il Senato del Regno. La Camera dei Deputati era elettiva, anche se il suffragio era molto ristretto, votavano pochissime persone, mentre il Senato del Regno era di nomina reggia, li sceglieva il sovrano.
Vedete che il potere del sovrano è ancora molto forte, guida il potere, ha in mano il potere esecutivo, influenza fortemente il potere legislativo e quindi è una Costituzione che certo concerne qualcosina, ma tutto sommato non così tanto. Questo però per il momento lascia le acque tranquille in Piemonte. I patrioti piemontesi per il momento sono contenti.
Meno contenti sono i patrioti che si trovano in altre zone d'Italia, in particolare quelli che si trovano nel Regno Lombardo Veneto, cioè sotto gli austriaci. Chiaramente a Palermo c'è stata una rivolta, eh in altre città si è accennato qualcosa, ma non è scoppiato nulla di clamoroso, ma in tutta Europa stanno scoppiando rivolte. Ci sono rivolte a Vienna, ci sono rivolte a Budapest, ci sono rivolte a Praga.
Abbiamo l'abbiamo visto, no? soprattutto sono gli austrici ad essere in forte difficoltà e allora anche Milano e Venezia decidono di cercare di approfittare di questa difficoltà austriaca. La prima città in particolare a ribellarsi è Venezia.
Il 17 marzo del 1848 scope una rivolta eh causata da una manifestazione che chiede la liberazione di alcuni detenuti politici. A capo di questa rivolta si pone subito un veneziano che diventa il leader di questo moto veneto, diciamo, che si chiama Daniele Manin, che ritroveremo anche più avanti nel nostro percorso. in guida la lotta nelle strade di Venezia per qualche giorno perché i veneziani combattono contro gli austriaci.
Dalla parte dei veneziani si schierano anche alcuni membri della Marina, insomma è una lotta starra per strada con l'appoggio a volte dello stesso esercito che si schiera coi veneziani e di fatto termina tutto momentaneamente almeno il 23 marzo, cioè dopo quasi una settimana quando Manin proclama la rinascita della Repubblica Veneta. Siamo al 17 1848. Sono passati 50 anni da quando la Repubblic circa da quando la Repubblica Veneta, la Repubblica di Venezia era stata cancellata da Napoleone Bonaparte con la firma del trattato di Campofornio.
Quindi rinasce la Repubblica Veneta e il Veneto si proclama indipendente dall'Austria. L'Austria ha provato in quei giorni a frenare questi moti, ma per il momento è in grande difficoltà e sembra non riuscirci. Vi ho detto il 17 scoppia la rivolta a Venezia.
Il 18 marzo, il giorno immediatamente successivo, Milano segue le orme di Venezia e anche Milano scende in strada per cercare di staccarsi da Venezia. Anche questa sono vere e proprie giornate rivoluzionarie sul modello di quello che abbiamo visto accade anche in Francia, cioè i milanesi combattono strada per strada contro l'esercito austriaco, creano delle barricate, queste grandi ostacoli fatti di mobili, di sacchi, di quello che si trova per contrastare, per proteggersi dalle parlotte austriache e controbattere all'esercito austria e si lotta per ben 5 giorni, tant'è vero che verranno chiamate, diverranno famose come le cinque giornate di Milano. Dopodiché anche Milano riesce finalmente a almeno momentaneamente a staccarsi dall'Austria e a liberarsi dagli austriaci.
A guidare ehm questi moti c'è tra gli altri anche Carlo Cattaneo, il quel federalista che abbiamo già citato che a Milano era di casa e il Cattaneo è quello che dirige in particolare il Consiglio di guerra, ma di fatto si forma un governo provvisorio che tiene dentro elementi federalisti, elementi liberali e anche qualche aristocratico. Quindi Milano e Venezia di colpo nel giro di pochissimi giorni sembrano pronte a staccarsi dall'Austria, sembrano avere in mano il pallino della situazione. Quale regione confina con Lombardia e Veneto e potrebbe guardare con un certo interesse a quello che accade proprio in Lombardia e Veneto?
Sicuramente il Piemonte. In Piemonte, vi ho detto, da pochi giorni, in fondo da una quindicina di giorni, eh Carlo Alberto ha concesso questa nuova Costituzione. Ma chi lo sa se le acque resteranno calme.
Lo stesso Carlo Alberto guarda quello che accade a Milano e Venezia con interesse, ma anche con preoccupazione, perché Carlo Alberto ha paura che i torinesi prendano esempio dai milanesi e dai veneziani. Cosa accadrebbe se i torinesi, infuocati, infiammati da quello che accade vicino a casa loro, decidessero di agire e di liberarsi direttamente dal sovrano? Certo, potrebbe scoppiare una rivoluzione anche in Piemonte, cosa che Carlo Alberto non vuole, ha concesso la Costituzione proprio per evitarlo, ma chissà se basterà questo statuto Albertino.
Questo è un primo elemento che preoccupa Carlo Alberto. C'è anche però un secondo elemento che desta degli dell'interesse particolare in Carlo Alberto. Milano e Venezia si stanno cacciando da soli gli austriaci.
Cosa nascerà a Milano e Venezia? Non lo sa ancora nessuno. Per per il momento Venezia si è proclamata Repubblica.
Milano ancora non si sa bene che forma si darà. Potrebbe potrebbero diventare due repubbliche. Potrebbe formarsi nel nord Italia uno stato repubblicano forte.
Anche questo è una cosa che preoccupa, Carlo, perché avere una Repubblica, uno stato vicino che fa senza re può essere un cattivo esempio, ma poi vorràsi anche che in queste due regioni la situazione rimanga, possiamo dire così, molto fluida e che qualcuno animato da una un buon esercito e buone idee possa approfittarne. Cioè a Carlo Alberto viene in mente questa idea un po' suggerita anche dai liberali piemontesi che il Piemonte potrebbe cercare di intervenire in Lombardia prima ed eventualmente in Veneto poi per cercare di anntersi questi territori. Come come dire voi avete cacciato gli austriaci, volete liberarvi perché vi sentite italiani?
Bene, anche noi piemontesi ci sentiamo italiani. Mettiamo insieme le forze, certo, mettiamo insieme le forze con a capo di questo movimento Carlo Alberto. Quindi, insomma, inizia a balenare nella mente del sovrano piemontese l'idea di poter sì unificare l'Italia o almeno per il momento il nord Italia sotto la sua corona e questa sembra essere l'occasione giusta perché quando mai ti ricapita che gli ostia siano così tanto in difficoltà.
Quindi Carlo Alberto in pochissimi giorni decide di intervenire e scoppia quella che sarà chiamata dagli storici la prima guerra di indipendenza. Ora Carlo Alberto certo è da solo contro gli austriaci. Gli austriaci sono in grandi difficoltà, però l'esercito Sabaudo non è detto che possa reggere da solo l'urto di un esercito così forte come quello austriaco, però diciamola così l'iniziativa del re di Sardegna è guardata con grande favore, almeno momentaneamente dagli altri sovrani italiani, perché sembra davvero che la Sardegna voglia mettersi a capo di una lotta di indipendenza nazionale che magari potrebbe coinvolgere anche altre regioni.
Quindi, quasi subito tutti gli altri sovrani Leopoldo II, Pio I, Ferdinando II decidono di inviare truppe di loro iniziativa che collaborino con l'esercito Sabaudo, che diano sostegno all'esercito piemontese contro l'Austria in modo da formarlo una sorta di esercito veramente italiano. Ora tutto sembra quindi andare per il meglio. Sembra che le varie regioni italiane abbiano finalmente l'occasione di cacciare gli austriaci tutti insieme alleati e formare qualcosa di nuovo, magari sull'esempio di quello stato federale o confederale di cui si era discusso molto negli anni precedenti.
Purtroppo però eh Carlo Alberto incappa in una serie abbastanza clamorosa di errori tattici che inficiano fin da subito il buon esito di questa guerra. Perché? Perché intanto Carlo Alberto dà segnali molto negativi ai patrioti, ai volontari eh che erano accorsi a sostenerlo, liberali, mazziniani e così via, ma dà anche un cattivo segnale agli altri sovrani italiani perché sembra fin da subito, più che altro interessato ad annettere alla Sardegna il Lombardo Veneto e meno molto meno interessato a liberarvi l'Italia, cioè sembra avere come scopo principale il suo vantaggio.
esclusivo più che il vantaggio di tutto il paese, di tutta la penisola. Inoltre, come vi dicevo, arrivano molti volontari che si arruolano per combattere insieme al Piemonte contro gli austriaci. arriva perfino Garibaldi che torna dal Sud America, ma eh Carlo Alberto fa in modo di emarginare questi volontari, tenerli sempre più in disparte, non dare loro spazio, anche perché spesso sono repubblicani e quindi non sfruttare queste forze che invece erano forse il il nervo più più vitale di questo esercito.
Insomma, nel giro di poco tempo le cose volgono al peggio perché le varie i vari stati italiani decidono presto di ritirare le loro truppe. Il primo è Pio Io che si rende conto che sta anche combattendo contro l'Austria che è uno stato cattolico, difensore del cattolicesimo, ma poi anche gli altri, anche Leopoldo II che pure imparentato con gli austriaci, eppure Ferdinando II che è protetto sempre dagli austriaci, decidono di tirarsi indietro. Quindi Carlo Alberto rimane da solo contro un nemico che è vero che sulle prime aveva varie difficoltà, ma che si è abbastanza riorganizzato.
Ehm, l'esercito piemontese dopo qualche prima parziale vittoria incappa in una sconfitta clamorosa a Custa, vicino a Verona il nel luglio tra il 23 e il 25 luglio del 1848. Tantoè vero che questa sconfitta porta Carlo Alberto a firmare pochi giorni dopo, inizio agosto, un armistizio con l'Austria in cui sembra rinunciare ad ogni pretesa sulla Lombardia e sul Veneto. Ho detto sembra perché la faccenda della Prima Guerra di Indipendenza in realtà non si conclude qui, va in pausa per qualche mese, ma ne riparliamo a brevissimo.
Nel frattempo cosa accade? accade che queste prime speranze che erano partite a marzo-aprile e che erano cresciute a luglio sembrano completamente spente perché eh le ipotesi di successo sembrano ormai ridotte al lumicino. È vero che l'Austria ha ancora vari problemi in Ungheria, in Bohemia, la stessa Vienna è soggetta a varie problematiche, però insomma le città italiane che pure sono ribellate fanno fatica a mettersi insieme e a creare un progetto comune per tenere lontani gli austriaci.
Ehm, ad esempio, basta basta vedere quello che accade in varie nelle varie zone. Milano ritorna in mano strieca dopo questo armistizio di Carlo Alberto, quindi una delle città che più che meglio si era mossa per l'indipendenza viene sconfitta. Resiste Venezia per il momento, sempre guidata da Manin e eh qualcosa si è iniziato a muovere, ma timidamente in Toscana, dove il Gran Duca, per paura di rivolte più forti, aveva deciso di affidare il governo a due politici di stampo democratico che si chiamano Giuseppe Montanelli e Francesco Domenico Guerrazzi.
Montanelli Guerrazzi. Questi due effettivamente varano alcune riforme, ma per il momento c'è un un breve eh momento di scoramento, di sfiducia, di incapacità anche di gestire la situazione. Siamo nell'autunno del 1848.
A fine anno però succede un fatto nuovo a Roma. Eh, il primo ministro del Papa che si chiamava in quel momento pellegrino Rossi viene assassinato durante un attentato. Il Papa, che è sempre più nono rimane molto scosso da questa morte improvvisa di un suo uomo di fiducia e per paura che a Roma i rivoluzionari possano prendere il potere, decide di ridarsi alla fuga.
lascia a Roma e si va a recare a Gaeta, nello stato nel regno delle due Sicilie dove chiede protezione ai Borbone. Si rifugia, però questa fuga del Papa lascia di fatto Roma senza una guida e quindi Roma diventa il nuovo obiettivo dei rivoluzionari perché c'è spazio per poter creare qualcosa di nuovo. Infatti lui scappa fine 48.
A gennaio 49 si decide a Roma di eleggere una nuova assemblea costituente che dovrebbe decidere che forma di governo dare alla città di Roma e ai domini del dello Stato Pontificio che erano anche abbastanza grandi, li abbiamo visti prima, c'è il Lazio, c'è ci sono c'è l'Umbria, le Marche, una buona parte dilia della Romagna e così via. Ora questa eh assemblea costituente che sembra avere idee abbastanza forti eh è formata, quando viene eletta da personaggi di tipo Mazzini. Mazzini stesso viene eletto a questa assemblea costituente o Gariballi che abbiamo già citato.
Quindi ovviamente è un'assemblea fortemente spostata verso la linea repubblicano democratica. Infatti questa assemblea subito dichiara la decadarenza del potere temporale dei Papi. Dice il Papa non ha più potere sullo stato in cui viviamo noi e proclama la nascita della Repubblica Romana.
Quindi c'è una nuova repubblica in scena. oltre a quella veneziana che veneta, che ancora eh continua a sopravvivere, anche se è minacciata dagli stessi, c'è una seconda importante repubblica sempre di stampo, potremmo dire democratico. Ora, ehm quello che accade a Roma ha effetti anche sul resto d'Italia e in particolare sulla vicina Toscana.
Il Gran Duca Leopollo II, che come vi ho detto, aveva appena affidato i poteri eh governativi, diciamo, a due democratici come Montanelli e Guerrazzi, decide che anche per lui è meglio tagliare la corda prima che le cose finiscano molto male. E anche in Toscana si forma un'assemblea costituente e momentaneamente i poteri vengono affidati a un triunfato, quindi si recuperano anche alcuni vecchi termini, diciamo, di epoca eh latina. Tutto si smuove.
Siamo negli primi mesi del 49 e a questo punto Carlo Alberto dice "Beh, di nuovo c'è un movimento, di nuovo si apre una finestra per tentare di fare qualcosa". del Carlo Alberto effettivamente, diciamo, non si è messo l'anima in pace dopo essere stato sconfitto dagli austriaci, anche perché gli austriaci con quell'armistizio avevano posto delle condizioni piuttosto pesanti al Piemonte che Carlo Alberto faceva fatica ad accettare. Insomma, nel marzo del 49, quindi un anno dopo, rispetto a quando aveva cominciato la prima guerri indipendenza, Carlo Alberto decide di ridare il via alla guerra con l'Asia e riprendere i combattimenti, sperando stavolta di far meglio di come aveva fatto prima.
Purtroppo non fa meglio. C'è una grande battaglia anche qui decisiva, è la battaglia di Novara che viene però vinta dagli austriaci. Questo segna la fine della carriera politica di Car Alberto.
Lo stesso re è costretto a abdicare, lasciare la corona e abdica in favore del figlio di cui parleremo per un bel po' di tempo, che si chiama Vittorio Emanuele II, quello che poi diverrà però 11 anni, 12 anni dopo il primo re d'Italia. Eh, dopo averla abbicato, Carlo Alberto va in esilio, muore, tra l'altro, pochissimi mesi dopo. Eh, Vittorio Emanuele II prende il potere, firma subito una pace con l'Austria.
Questa volta per il momento, definitiva questa prima guerra di indipendenza si chiude e subito dà segno anche di voler chiudere ogni questione aperta, tantoè vero che c'è una rivolta a Genova in quei giorni che lui deprime con grandissima forza. La questione per il Piemonte si chiude qui. Rimangono però aperte varie altre questioni.
Vi ho detto che Milano è sotto di ma anche tutta la Lombardia in subbuglio. Venezia è ancora per il momento autonoma, tutto il nord è abbastanza agitato e però gli austriaci sono passati dei mesi, si sono ormai riorganizzati. Non sono più gli estriaci in difficoltà del 1848 che avevano Budapest che si ribellava, Praga che si ribellava, Vienna che si ribellava e problemi in tutta l'area tedesca.
Adesso molte cose iniziano ad andare a posto e gli austriaci hanno la forza necessaria per deprimere ogni tentativo insurrezionale. Infatti usano questa forza quasi subito su Brescia, ad esempio. A Brescia scoppiano le cosiddette 10 giornate di Brescia, anche qui grande rivolte, ma finisce male per i bresciani perché eh gli austriaci usano grande forza per reprimere questi moti.
E dopo aver sistemato Brescia, nell'aprile del 49 assediano Venezia, perché hanno tutta l'intenzione di riprenderci anche Venezia. Venezia resiste serenuamente per vari mesi, ma ovviamente questa città ormai circondata dagli ostici abbastanza isolata, non può durare in eterno senza che dall'Italia arrivi alcun aiuto. Dall'Italia non riescono ad arrivare aiuti ed effettivamente ad agosto è l'ultima Venezia città italiana rivoluzionaria a cadere viene ripresa dal dall'Austria.
Questo ad agosto. Tra l'altro, nel frattempo, anche altri tasselli ritornano indietro perché il gran duca Leopoldo II riesce a tornare in Toscana e quindi in Toscana ritornano i vecchi poteri. La Sicilia viene ripresa dai Borboni, insomma le cose ritornano come stavano prima del 48.
Venezia per ultima vi ho detto poco prima di Venezia però bisogna parlare anche di Roma perché abbiamo lasciato lì la questione romana che è un pochino più complessa e vale la pena di sottolinearla un attimo a Roma. Cosa succede? vi ho detto, c'è questa Assemblea costituente che proclama la Repubblica e si mette a scrivere una Costituzione per questa repubblica.
Un lavoro però anche abbastanza lungo. Il problema è che il Papa Pio Io è a Gaeta, ma non è che ha rinunciato a Roma alla al papato o soprattutto allo stato ponteficio, vorrebbe riprenderselo, visto poi che Leopoldo II torna in Toscana, che egli tornano a Milano, insomma in qualche modo di lui spera di poter ritornare sul suo trono temporale e inizia a chiedere aiuto a varie potenze europee. chiede aiuto agli austriaci, chiede aiuto alla Spagna, chiede aiuto al Regno delle Due Sicilie, tutti abbastanza favorevoli ad aiutarlo.
Ma il paese che prima di tutti eh decide di intervenire in suo favore è inaspettatamente la Francia. Perché dico inaspettatamente? Perché la Spagna è un paese storicamente cattolicissimo.
Il Regno delle Due Sicilie cattolicissimo, l'Austria cattolicissima e anche molto forte e con una certa egemonia in Italia. La Francia era uno stato ormai da da vari decenni piuttosto laico. Era uno stato che aveva dimostrato, vi ricordate quando durante la Rivoluzione francese i francesi rapivano i papi, era successo con la Rivoluzione francese, succede con Napoleone, insomma il rapporto tra Francia e Papato era pessimo in Europa.
Eppure ora la Francia si propone con un forte voltafaccia come protettrice del papato. Come mai? Perché bisogna ricordare chi è il potere in Francia in questo momento.
Siamo, ripeto, nel 1849, se vi ricordate nel 48 scoppia una grande rivoluzione anche in Francia, perché il sovrano al cioè la cosiddetta rivolta dei banchetti, vi ricordate? Il sovrano eh Luigi Filippo d'Orlean, costretto a scappare, si fonda la Repubblica che inizialmente ha qualche carattere addirittura socialista, si fanno si fa una Costituzione, si fanno le elezioni presidenziali e alla fine del 48 viene eletto presidente Luigi Bonaparte, Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone che per adesso però è presidente della Repubblica, poi diventerà, se vi ricordate, Napoleone II, proclamerà l'impero e così via, ma per il momento è ancora presidente di una repubblica. Ora questo Luigi Bonaparte, se vi ricordate, è stato eletto come candidato delle destre francesi con l'appoggio dei partiti conservatori e lui ha bisogno di mantenere questo appoggio, questa sostegno, diciamo, dell'opinione pubblica francese e soprattutto vuole a tutti i costi guadagnarsi il consenso dei cattolici francesi che ci sono e sono parecchi.
Ora, quale modo migliore per conquistare l'appoggio dei cattolici francesi, se non quello di appoggiare, aiutare il Papa che in questo momento si trova esule lontano da Roma. Quindi Luigi Napoleone Bonaparte si propone come primo e più importante difensore del Papa e decide di attaccare sostanzialmente Roma, attaccare la Repubblica Romana per sconfiggere questi mazziniani e rimettere sul trono anche temporale più o no. A Roma ci sono perlopiù Mazziniani, c'è Mazzini, l'abbiamo già detto, c'è Garibaldi, poi ci sono affluiti in questa città tutta una serie di altri giovani democratici, uomini, patrioti che magari da qualche anno già combattevano o facevano parte di società che aspiravano a fare la rivoluzione.
c'è il giovane Goffredo Mameli che è l'autore dell'inno che viene il nostro inno Fratelli d'Italia viene scritto proprio nelle strade di Roma in questi mesi e ci sono altri saffi altri ancora che appunto combattono per mantenere libera Roma. Tra l'altro, proprio in questi anni, in questi anni, scusate, in questi mesi, in queste settimane, i primi governi repubblicani romani varano tentano di imparare delle riforme, ad esempio, una forte riforma agraria che prevederebbe la requisizione delle terre alla Chiesa e la ridistribuzione di queste terre in affitto perpetuo alle famiglie più povere. Cioè, qual è l'idea?
Visto che nel Lazio, nel nelle zone dello Stato Pontificio, la Chiesa possiede tantissime terre, la Repubblica Romana se le prende e le concede in affitto a prezzi chiaramente molto molto bassi alle famiglie dei contadini poveri in modo da garantire un miglioramento delle loro condizioni di vita, perché senza più dover pagare grandi tasse questi possono coltivarsi le loro terre. Questa è l'idea e tutto fatto anche un po' per cercare di coinvolgere i contadini che fino a quel momento erano rimasti piuttosto freddi davanti a queste questi moti rivoluzionari. Però il problema è che arriva la Francia e la Francia quando arriva arriva bene armata.
L'esercito francese è decisamente più forte del piccolo esercito della Repubblica Romana ed è destinato sostanzialmente a vincere. Eh, a Roma si tenta di tutto per esistere, si forma un triunirato anche qui, eh dove il potere affidato a Mazzini, Aurelio Saffi, che è un altro patriota, e Carlo Armellini che è un romano. In particolare.
Loro tre tengono i poteri emergenza. In più c'è Garibaldi che farà capo militare per la difesa di Roma. Effettivamente Roma resiste per qualche tempo, ma resiste fino a luglio, poco prima di Venezia.
Venezia detto cade ad agosto, Roma cade a luglio e appunto a luglio i volontari non riescono più a tenere fuori dalla città i francesi e perdono gli ultimi scontri e molti di essi vengono eh uccisi, cadono nella difesa di Roma, molti altri riescono però anche a scappare. Garibaldi in particolare riesce a fuggire e tenta di raggiungere Venezia dove ancora si combatte perché Roma è perlutta ma Venezia si può salvare e come forse sapete proprio attraversando le paludi del del ferrarese e sua moglie Anita, la famosa Anita Garibaldi, eh muore e non fa il tempo Garibaldi ad arrivare a Venezia perché ci arriva troppo tardi. Venezia ormai è quasi in mano austriaca.
C'è da dire però un'ultima cosa sulla Repubblica Romana prima di chiudere questo capitolo del 48-49 italiano. Pochi giorni prima del eh della caduta di Roma, l'Assemblea costituente romana riesce a scrivere, a completare questa costituzione a cui aveva lavorato nelle settimane precedenti. una Costituzione che non viene mai applicata perché appunto la Repubblica Romana cade prima ancora di poterla usare questa Costituzione, però è una Costituzione abbastanza interessante perché al suo interno ci sono gli ideali mazziniani ma anche soprattutto democratici, quegli ideali che poi in buona parte si ritrovano nella Costituzione italiana attuale, quella del 1948.
Quindi 100 anni prima, possiamo dire, molti degli spunti della nostra Costituzione erano già stati anticipati in buona misura nella Repubblica Romana, nella Costituzione della Repubblica Romana, segno di una certo, diciamo così, avanzamento, modernità di questa esperienza che però dura pochissimo e finisce nel sangue. Ora cerchiamo, abbiamo visto grosso modo gli eventi, cerchiamo di trarre però qualche veloce somma. Allora, questi patrioti del che nel 48-49 cercano di suscitare rivoluzioni e moto in tutta Italia sono sicuramente, diciamo, rafforzati dal fatto di esserci andati vicini.
Nel 48, nella prima fase almeno, questi moti hanno successo, riescono a prendere di sorpresa le grandi potenze europee, l'Austria in particolare e riescono, potremmo dire, a dettare l'agenda. Ma tutti questi moti, dopo un iniziale slancio, finiscono male, finiscono sopraffatti dalla potenza degli stati maggiori, che è un po' la stessa cosa che è accaduto in Europa, se vi ricordate in Germania, in Ungheria, in Francia stessa, una prima fase di slancio democratico, potremmo dire, che poi però porta un veloce reflusso perché i democratici finiscono per essere sconfitti. Eh, motivo della sconfitta italiana, i motivi meglio sono molto simili a quelli della sconfitta tedesca, della sconfitta eh ungherese, della sconfitta francese.
Cioè questi giovani patrioti liberali democratici fanno fatica a coinvolgere veramente il popolo. sono dei gruppi anche po' più ampi di una volta perché si sono allargati, ma ancora e il mondo contadino è freddo davanti a questi tentativi di rivolta e rivoluzione. Ehm c'è da dire però che si è formato un gruppo di patrioti, c'è un insieme anche relativamente ampio di persone disposte a combattere e anche a morire per un percorso di unificazione nazionale.
Questo soprattutto sto parlando dell'Italia. Ovviamente questi patrioti non sono sconfitti per il momento, ma non scompaiono. Negli anni successivi si daranno da fare per un po' rivedere le loro posizioni, un po' pensare dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo fare di meglio per non sbagliare più, un po' per cercare di spingere ancora sul sul pedale dell'acceleratore, potremmo dire, verso una possibile unificazione.
sono patrioti che hanno una base ideale comune che si va cementando proprio in questi anni. una base che è fatta alimentata dal mito di queste repubbliche, la Repubblica Romana, la Repubblica Veneziana, sono due miti eh di sconfitta, ma anche di grandi aspirazioni che accompagnano questi patrioti, ma poi ci sono anche, potremmo dire, dei un retroterra culturale che è formato da libri, da quadri, da opere liriche. Per fare degli esempi molto semplici, vi avevo già citato, se vi ricordate, le mie prigioni di Silvio Pellico che scritte dal Carbonaro, che era stato uno dei protagonisti in negativo, purtroppo per lui, dei moti del 2021, ma che 28 anni dopo, 30 anni dopo ancora infiammano questi eh giovani patrioti italiani.
Questo per quanto riguarda, diciamo così, la letteratura. Per quanto riguarda la musica, c'è Verdi, Giuseppe Verdi, che eh con le sue opere inizia a ralimentare questo mito. Pensate al Nabucco, al Vapensiero, dove si narra di popoli schiavizzati da un nemico straniero in qualche modo.
E poi nell'arte vale la pena ricitare Francesco A, il famoso pittore milanese e che dedica vari quadri a, diciamo, anche pezzi di storia italiana, ehm, che hanno un retroterra mitico, cioè, ad esempio, dedica qualche quadro ai vespiliani o ad altri momenti o alla battaglia di Legnano contro Barbaros. rossa o ad altri fenomeni di questo tipo, cioè momenti nella storia del Medioevo, dell'età moderna in cui il popolo italiano sottomesso allo straniero si ribella. Da questo punto di vista poi bisogna citare eh in ultima istanza, ma non perché sia l'ultimo, anche Manzoni coi suoi promessi sposi.
Se ci pensate, i promessi sposi li avete studiati tutti, li avete studiati fino allo sfinimento. È vero che sono ambientati nel 600 ed è vero che Milano in quella storia è sotto il dominio spagnolo, ma è facile leggere nei soprugi degli spagnoli una eh un simbolo, un'allegoria neppure troppo mascherata dei soprusi, degli austriaci davanti al desiderio di libertà dei milanesi. Ora tutti queste tutte queste spinte, tutta questo, appunto, retroterra culturale non va perduto, si alimenta in questi anni.
cresce eh magari sotto traccia nella mente dei patrioti e vedremo che nel corso degli anni 50, soprattutto verso la fine del decennio, eh porterà a nuovi interessanti novità, ma di questo parleremo meglio nella prossima lezione del nostro corso di storia. Per il momento abbiamo fatto una panoramica abbastanza completa del 48 italiano e quindi su queste note vi saluto e ci vediamo la prossima volta.