Sia lodato Gesù Cristo, agnello di Dio, è un'immagine che fa tanto pensare. Il più grande peccato è l'orgoglio. L'orgoglio è la causa prima della nostra infelicità, causa che ci fa allontanare da Dio e dal nostro prossimo.
Per questo Dio, venendo sulla terra ha preso una strada in polemica con il nostro orgoglio e in alternativa ad esso. Nei giorni scorsi abbiamo meditato il Natale del Signore. Chiediamoci che cos'è e cosa significa Betlemme.
Betremme è un colpo colossale alla superbia umana e nello stesso tempo è la proposta dell'umiltà come via della pace, come novità e strumento di rinnovamento dell'umanità. Anche in questo momento i venti di guerra si placheranno soltanto se gli uomini faranno tutti un atto di umiltà. Possiamo far agorare Betlemme a un seme.
Il seme darà i frutti che gli sono propri. Cristo pertanto con la sua vita non potrà mai smentire Betlemme, ma sottolineerà sempre di più la scelta dell'umiltà, la scelta dell'ultimo posto. Eccoci infatti al Vangelo di questa domenica.
Giovanni viene interrogato, "Ma tu chi sei? " e gli risponde: "Io sono voce di uno che grida nel deserto, io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi c'è uno che voi non conoscete. " Queste parole sono profondamente vere.
Dio non è lontano, è vicino, non bisogna aspettare che venga, è venuto, è già in mezzo a noi. Allora, come possiamo incontrarlo? camminando sulla sua strada, convertendoci alle sue scelte, mettendoci in discussione umile e serena per lasciarci condurre da lui.
Chi scende dal piedistallo dell'orgoglio e butta via l'arroganza, l'autosufficienza, la paura di piegarsi, costui trova Dio, o meglio, si incontra con Dio. Giovanni continua e dice: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. Non poteva trovare un'immagine più bella e più vera.
Giovanni aveva un temperamento forte, bollente, era un uomo passionale. Anche per lui dovete costare tanto tanto l'incontro con Cristo mite ed umile di cuore. Anche per lui fu un vero martirio rinunciare all'immagine del leone, molto congeniale al suo carattere per accettare l'immagine dell'agnello molto congeniale invece al carattere di Dio.
Giovanni accoglie la storia di Cristo e ne dà pubblica testimonianza. Ecco l'Agnello di Dio come dire: "Non aspettatevi potenza, ma bontà. Non aspettatevi terrore, ma fiducia.
Non aspettatevi esibizioni, ma umiltà. Non aspettatevi un trono, ma la croce. Ecco l'Agnello di Dio.
C'è già tutto in questa immagine, in questa espressione che noi ripetiamo prima della comunione in ogni messa. Ecco l'Agnello di Dio. Ma c'è in noi la fede di Giovanni, la citazione della strada di Cristo, della strada dell'umiltà, della pazienza, del sacrificio, del dono, della croce.
La nostra comunione è veramente comunione con Cristo e con le sue scelte. Giovanni non conclude qui. Il suo atto di fede è completo ed esclama: "Ecco colui che toglie il peccato del mondo".
è lo scopo della vita di Cristo, il senso della sua missione. Cristo toglie il peccato del mondo. Chi non si sente peccatore, chi non si sente veramente segnato dal peccato.
Chi si sente invece sempre a posto, chi non avverte il suo peccato, non ha l'umiltà di battersi il petto, non incontrerà mai Cristo per quello che veramente è, perché Cristo è colui che toglie il peccato del mondo. Gesù ha detto: "È dal cuore dell'uomo che esce ogni malvagità. Pertanto ha cambiato il cuore dell'uomo se vogliamo cambiare la vita dell'uomo.
Gesù è venuto per raddiciare dentro di noi i nostri pensieri, le nostre intenzioni. È venuto per togliere la radice della nostra sofferenza che è il peccato. E il peccato è orgoglio, autosufficienza, ribellione, indifferenza, odio, egoismo.
Cristo è redentore dell'umanità peccatrice. Infatti per Cristo la tragedia dell'individuo è il peccato. In ogni messa ripetiamo: "Questo è il calice del mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati".
sia ben chiaro. Ricordiamoci sempre che questa è l'intenzione di Cristo e pertanto dinanzi al male dell'uomo non dimentichiamo la diagnosi di Dio. La radice del male è il peccato.
Anche oggi quanto peccato c'è nel mondo e i frutti sono quelli che noi vediamo. Passato il Natale continuiamo a meditare la vita di Cristo per impararla, per accoglierla, per viverla. Preghiamo con tutta l'anima.
Signore, fa che io ti conosca. Signore, fa che io mi lasci salvare. Fa che io mi lasci liberare.
Fa che io mi lasci redimere da te, Signore. Fa che io non abbia la presunzione di importi la mia strada, ma abbia l'umiltà e la fede per camminare nella tua strada. Sia lodato Gesù Cristo.