Ok, buon pomeriggio a tutti. Intanto mi chiamo Francesco Scotto di Luz e sono anch'io, cioè sono un ricercatore e lavoro anch'io al campus Biomedico nell'unità di Tir. Diciamo che a me è toccato il compito più difficile del pomeriggio, intanto vista la presentazione, però in effetti colgo subito lo spunto del dottor Vciuti perché dal punto di vista strettamente tecnologico effettivamente il per i robot è complesso, non è facile gestire quello che l'umano riesce a fare nel trattamento variativo, tenendo conto, come diceva appunto il dottore prima, che il trattamento palliativo è qualcosa che va al di là della puredicina e tiene conto di aspetti che sono tipicamente sociali, psicologici, oltre che naturalmente aspetti non trascurabili legati alla spiritualità e e tra l'altro presentando questa, diciamo, raccogliendo un po' i materiali per la presentazione di oggi, ci sono dei numeri che mi hanno colpito molto da questo conto che secondo alcune stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Parliamo di circa 57 milioni di persone nel mondo che necessitano di cure palliative di cui il 7% sono bambini.
E in effetti di robotiche in ambito sanitario ve ne hanno già parlato abbondantemente la professoressa Zolo e la professoressa Cordella, descrivendovi un po' in effetti uno scenario in cui la robotica ad oggi viene comunemente utilizzata in ambito clinico per scenari, diciamo, per applicazioni diverse che vanno dall'ambito clinico riabilitativo, parlavamo prima di esoscheletri, all'ambito puramente logistico in ospedale, all'ambito invece un po' più sociale di assistenza, quindi per lo svolgimento di attività di vita quotidiana, perché naturalmente il robot per sua natura è uno strumento che ci consente di eseguire un task bene, nel senso che possa essere, diciamo, riesce a eseguirlo in un modo ben preciso con un'ottima precisione e queste sono le caratteristiche che, diciamo, distinguono il robot e eh questi sistemi tra le varie tecnologie. In questa slide ho provato a mettere insieme questi due aspetti, quindi l'aspetto della cura palliativa e gli aspetti connessi al mondo della tecnologia, perché tutti noi quando in effetti parliamo di sistemi robotici o in generale di tecnologia pensiamo ad un qualcosa che è freddo, che è distante rispetto a noi. È difficile immaginare una un robot empatico che riesca a percepire tutto quello che noi vogliamo trasmettere e soprattutto che riesca a eseguire una serie di azioni e di compiti nel momento giusto in cui noi gliela chiediamo.
E in effetti il, diciamo, il punto di convergenza tra la tecnologia, in questo caso la medicina, è quella che in letteratura ad oggi viene definita come robotica context aware, cioè come sistemi robotici che innanzitutto non migrano in nessun caso a sostituirsi all'uomo, al clinico o alla componente umana che partecipa alla cura, ma supporta, deve diventare un elemento in più, Ma per farlo deve essere una robotica intelligente, deve essere cioè dotata di algoritmi che consentono di gestire in modo dinamico il comportamento del robot. Qui, diciamo, in questa piccola tabellina, ho messo insieme le parole chiave delle cure palliative, spero di non aver dimenticato nulla. qualcosa sulla robotica e provato a cercare dei punti di convergenza che sono quelli che tipicamente si trovano ad oggi negli studi più recenti, quindi dal 2020 ad oggi.
E questi sistemi, in effetti sono dei sistemi che, dicevo prima, devono adattare il proprio comportamento a quello che succede all'interno dell'ambiente. quello che più frequentemente si dimostra utile in ambito paliativo, ma non solo, in generale anche con con diverse tipologie di popolazione e di cercare di pensare a robot che non devono essere soltanto in grado di svolgere un compito, ma che devono essere anche in grado di comprenderlo come e quando farlo. Questa cosa è estremamente importante se pensiamo oltre all'evoluzione che c'è stata negli ultimi anni dell'intelligenza artificiale e diciamo un round dell'intelligenza artificiale riguarda gli aspetti di quella che viene chiamata come adaptive e affective AI, quindi algoritmi che sono in grado di eh valutare l'interazione umana, di adattare il proprio comportamento momento e di interagire quando è il momento giusto.
Qui vi riporta in realtà un po' di esempi di K robot che vengono attualmente utilizzati nel mondo per scopi tipicamente varie. Per comodità li ho divisi in tre classi. Il primo che vedete nel primo video è un sistema per assistenza.
Questi sono quelli più diffusi in commercio, cioè quelli che consentono in effetti di svolgere una serie di attività di vita quotidiana e spesso sono quelli eh dotati appunto di bracci robotici che possono essere facilmente utilizzati anche grazie alla collaborazione di un caregiver. Il secondo sistema che invece vedete fa parte della classe della robotica sociale di cui ehm vi parlava la professoressa Cordella prima. In questo caso l'idea è quella di fornire uno stimolo cognitivo cercando di ridurne aspetti quali di isolamento e di coinvolgere sempre di più il paziente.
E l'ultimo è un sistema di telepresenza, quindi sistemi che sono in grado di navigare autonomamente all'interno dell'ambiente e in questo caso ancora di più di favorire l'interazione tra l'uomo e il paz, cioè tra il clinico o un familiare e lo stesso paziente. Ci sono naturalmente robot che sono dotati di componenti estremamente avanzate, ma le componenti principali di cui un robot è costituito si possono in effetti classificare in tre grossi macro macro blocchi. Il primo è la componente di percezione.
Qui troviamo numerosi sensori che vengono utilizzati per rilevare sia informazioni di carattere ambientale, ma anche per capire cosa sta facendo il paziente, come sta e eventualmente inviare anche degli alert al clinico in situazioni come eventi di desaturazione oppure per esempio perdite di equilibrio per prevenire le cadute. L'altro aspetto importante, oltre ad acquisire dei dati, appunto, l'aspetto di interazione. Oggi ormai anche noi siamo abituati a utilizzare sistemi di intelligenza artificiale, per esempio, per interagire vocalmente.
Abbiamo assistenti vocali a casa. Ecco, l'ambito sul quale si sta cercando di spingere oggigiorno non è tanto nel comprendere e eh sintetizzare, diciamo, un linguaggio naturale, ma è soprattutto sul tono impostazione della voce. Quindi capire come regolare questi due aspetti è lo stesso timing della della conversazione per capire quindi come modulare, come farebbe appunto un umano, l'interazione con il paziente.
L'ultimo aspetto è quello più di controllo ed è l'unità, diciamo, decisionale del vostro sistema. In questo caso l'idea è quella di avere delle eh architetture ehm con soluzioni anche di intelligenza artificiale direttamente a bordo del sistema che ci consentono di rendere il sistema in grado di adattarsi all'evoluzione non solo durante l'interazione con il paziente, ma anche a fattori contestuali ambientali quali la presenza di un caregiver o di un familiare e quindi di interagire con il paziente in modo continuativo e dinamico, senza nessuna interzione. Qui mi sono in realtà un po' divertito a cercare quali sono le evidenze cliniche, cioè cosa effettivamente ad oggi di tutto quello che vi ho raccontato viene utilizzato in ambito clinico.
Ecco, sicuramente c'è un po' una disparità tra il mondo occidentale e il mondo orientale, come dicevamo prima, però al netto di questa cosa i sistemi maggiormente utilizzati appartengono a queste due macroclassi, quindi sistemi appunto sociali utilizzati anche all'interno di hospice, prima anche Francesca ci parlava di parole e naturalmente oltre a questi anche piccoli robot con sembanze invece umanoide come possono essere i sistemi PE e NAO che sono attualmente parte di sperimentazioni cliniche all'interno di centri di ricerca, all'interno di centri clinici distribuiti sia in Europa che in Nord America. E qui in realtà ho riportato un po' i benefici riportati anche dall'esperienza dei pazienti che sono, diciamo, da una parte cercare di migliorare il più possibile la qualità della vita e dall'altro anche cercare la anche gli stessi cargiver riportano, diciamo, un coinvolgimento favorevole legato al fatto del, diciamo, legato al maggiore coinvolgimento sia del paziente che del car e oltre a questo, in realtà questi tre video che vi stavo mostrando, vi riporto anche una delle nostre attività che svolgiamo insieme al nostro policlinico. In particolare questo che vedete qui nel video, diciamo in basso a sinistra è il risultato di un progetto europeo che ci ha visti insieme ad altri 20 partner e a sei centri clinici distribuiti in tutta Europa e abbiamo testato queste prime soluzioni robotiche insieme con la nostra geriatria.
Qui al solito l'idea è sempre quella di supportare l'intervento del clinico, ma è quella di sostituire. L'elemento importante è quello, in questo caso, eh di partire dai bisogni naturalmente del paziente, quindi dal bisogno clinico. E in questo caso con i nostri geriatri l'idea è stata quella di monitorare le esecuzioni, in questo caso, di piccoli esercizi riabilitativi per prevenire una perdita di mobilità, così come anche l'intervento obbligato all'ossigenoterapia per assicurarsi l'aderenza alla cura del paziente.
Perché in questo caso, diciamo, l'idea era quella di supportare l'attività per l'infermiere e quindi il robot è in grado di recarsi al letto del paziente ed effettuare questo monitoraggio anche più volte al giorno, naturalmente interagendo e dialogando direttamente con il paziente. Qui vi riassumo un po' di vantaggi e svantaggi dell'uso di care robot Robot in ambito ore variative. Sicuramente porto, diciamo, a mio favore alcuni vantaggi, ma è innegabile trovare alcuni svantaggi.
Il primo è connesso all'aspetto dei costi. Diciamo che i robot più semplici hanno costi che si aggirano tra i 5 e i €10. 000 a salire, quindi diciamo una tecnologia che naturalmente ha un costo e così come alcuni aspetti legati anche all'accessibilità di queste soluzioni e agli aspetti connessi alla manutenzione oltre che ehm appunto il rischio, se non utilizzati correttamente, di limitare l'empatia di contatto anche con il paziente.
Quindi, in conclusione, quello che diciamo volevo un po' lasciarvi a valle di questa mia presentazione è che sicuramente, diciamo, le attività scientifiche svolte su questi sistemi per le cure palliative sono attualmente in corso. Sono sistemi che integrano e raccolgono molti dati, quindi abbiamo la possibilità di acquisire molte informazioni quantitative sullo stato di salute del paziente e naturalmente devono sempre, come ho detto più volte durante la mia presentazione, cercare di rinforzare la componente umana della cura, la dimensione umana e mai di sostituirla. E naturalmente lo sviluppo, come diceva anche la professoressa Zollo prima, passa da una condivisione responsabile non solo coinvolgendo direttamente i pazienti, ma anche tutta la componente l'equipe clinica e quindi i familiari ed oltre e caregiver.
Quali sono le direzioni future che, diciamo, la comunità scientifica prende in tal senso? soltanto puntare a valutazioni cliniche longitudinali, quindi cercare di validare questi sistemi, di capire le loro reali potenzialità per questo specifico ambito, perché soltanto attraverso l'interazione diretta con i pazienti e tutto il personale possiamo capire cosa migliorare di queste tecnologie che devono appunto essere al supporto delle lavure e soprattutto avere anche un personale clinico formato che sappia i vantaggi e disvantaggi dell'uso di questi sistemi e quindi supportare in questo caso l'attività dei ingegneri nelle fasi di sviluppo. E grazie mille per la vostra attenzione.
Se avete qualche domanda o curiosità, insomma Grazie.