abbiamo accennato poco fa quando abbiamo parlato di fraser al fatto che la sua le sue leggi che regolano il funzionamento della magia della religione in realtà stando a quel che dice è un grande linguista come roma jacobson siano non siano altro che la traduzione delle due forme principali attraverso cui produciamo dei testino e cioè la sineddoche sono forme retoriche la sineddoche e l'app è la metafora nel 1984 c'è stata una famosa riunione di antropologi che si è tenuta a santa fe in cui questi studiosi hanno cercato di capire quanto la retorica del linguaggio della lingua
che noi adoperiamo in particolare proprio del linguaggio scritto del linguaggio che gli antropologi adoperano nella composizione dei loro testi quanto cioè queste forme retoriche la grammatica e la sintassi tutto il resto determinino in qualche modo la descrizione stessa delle realtà che si raccontano cioè in termini forse più semplici nel momento in cui gli studiosi scrivono le loro opere ancora che siano opere grafiche cioè descrittive in realtà in quello stesso momento utilizzando gli strumenti della loro lingua tendono a modificare ad alterare o comunque ad organizzare in modo che per noi sia leggibile una realtà che non
può essere fotografata esattamente in quei termini quindi si rifletteva molto all'epoca sul condizionamento che il linguaggio la scrittura determinava imponeva il condizionamento che questi strumenti imponevano alle narrazioni alle descrizioni degli antropologi da allora si è riflettuto moltissimo su questo fatto su questo tipo di condizionamento si sono recuperate per esempio alcune posizioni piuttosto interessanti di filosofi che hanno lavorato sul linguaggio mi riferisco a roland parte in modo particolare ma anche a michelle fu col per esempio si è aperta una riflessione su quella funzione che viene definita funzione autore cioè nel momento in cui si compone un
testo anche se descrittivo questo testo è fortemente determinato dalla personalità di chi scrive della sua formazione della sua sensibilità uno stesso episodio osservato da due persone la stesso lo stesso fenomeno può essere descritto secondo modalità differenti quindi c'è un condizionamento inevitabile nella descrizione di queste di questi lavori le stesse etnografie pagano questo debito alla convenzione linguistica e stilistica alle quali della che lì i loro stessi autori sono chiamati a rispettare e un'idea estremamente interessante che poi ha condotto molti studiosi a penetrare nelle etnografie e vedere quali tipo di distorsioni effettivamente potevano nascere da questi condizionamenti
gli antropologi sono autori no non sono soltanto degli scrittori non sono soltanto degli scribacchini che riportano fedelmente quello che hanno osservato quello che hanno accaduto sono autori e nel momento in cui sono autori rivendicano una forma di firma rivendicano la firma ai loro testi un testo è mio nel momento in cui io lo scrivo e lo scrivo secondo appunto i criteri che sono dettati dalla mia formazione della mia sensibilità e così via sono un autore e ogni autore e fondatore di discorsi vita non è soltanto lo scrittore che sta componendo bollettini o che sta preparando
o che sta redigendo magari del dei materiali puramente automatici rendiconti o cose di questo genere l'autore è colui che è fondatore di discorsività d'autore è colui che aiuta che attiva per meglio dire un processo dinamico di dibattito quindi gli antropologi sono questo sostanziali da topology scrivono diceva sempre che le acli for girls e nel momento in cui scrivono impiegano tutti gli strumenti che hanno a disposizione per farlo le nuove tecnologie hanno consentito che nel etnografie entrassero anche delle altre forme multimediali di proposizione dei testino e quindi registrazioni audio video e così via quindi oggi è
possibile che ci siano dell'etnografia più complesse in cui la voce di coloro che sono i soggetti della ricerca i cosiddetti nativi possano dire anche la loro in maniera diretta ma generalmente possiamo dire che le fotografie sono un tentativo di traduzione delle opinioni e delle azioni degli altri in un testo che deve essere chi ha un pubblico e che quindi va compreso eletto da questo pubblico stesso specialmente se si traccia un pubblico di studiosi o di studenti per cui è necessario che abbia determinate caratteristiche per essere considerato un testo scientifico ma questo ci fa riflettere ulteriormente
proprio sulla categoria del linguaggio il linguaggio che viene adoperato non soltanto nella descrizione del mondo ma anche nella sua interpretazione gli uomini posseggono questo strumento per comunicare lo strumento fondamentale della comunicazione linguaggio che non è soltanto un linguaggio verbale anche un linguaggio e anche un linguaggio disegni e un che è un linguaggio del corpo è un sistema complessissimo che ci consente di comunicare non è esclusivo degli uomini il linguaggio noi lo sappiamo ma lo strumento che gli uomini hanno elaborato è estremamente molto più complesso dello strumento che noi vediamo come viene adoperato da altri esseri
viventi quindi diciamo che il linguaggio è una elaborazione è estremamente complessa della della forma a uovo gli uomini sono in grado di fare questo tipo di di utilizzare di questo tipo di strumento nella forma più complessa è possibile e un grande pensatore non jones chi affermava che tutti gli uomini hanno al loro fondamento nella loro costituzione una gli elementi per produrre una lingua delle funzioni delle abilità che ci consentono di parlare e di produrre una lingua di usare una lingua e la cosiddetta idea della grammatica generatrice generativa poi adesso dipende dai contesti il modo in
cui queste lingue si formano in cui queste lingue vengono elaborate ma tutti gli uomini hanno questa sorta di predisposizione che viene attivata nella vita sociale un po il discorso che abbiamo già fatto a proposito di tutte le abilità umane che hanno a che fare con la dimensione culturale il linguaggio ci consente dicevamo di leggere ed interpretare il mondo e ci consente in qualche modo anche di produrre dei tratti degli elementi delle forme delle espressioni del dei sistemi dei meccanismi che in qualche modo ci consentono appunto anche di modificarlo ne abbiamo parlato a proposito seppur veramente
del pensiero di di fraser quando abbiamo visto la rilevanza che ha la metà fo che hanno una metafora è la sineddoche nel tentativo di compiere delle azioni magiche in realtà come dicevamo le azioni magiche che si producono o per contatto per similitudine non fanno altro che seguire la via di della produzione del linguaggio della produzione dei testi e lo abbiamo ripetuto più volte e linguaggio anche il tramite lo dicevamo per la produzione della conoscenza del mondo e per avere una visione del mondo c'è ci sono due autori in modo particolare che si sono soffermati che
hanno cercato una giustificazione a questo tipo di attitudine degli uomini di pratica umana ci hanno cercato di teorizzare una relazione tra lingua e conoscenza della realtà cioè questi due autori che poi sono edward sapir e benjamin wharf hanno prodotto una teoria un'ipotesi secondo la quale una l'uso di una determinata lingua dei termini in qualche modo in qualche misura la visione del mondo la visione di un mondo di una realtà è l'esempio classico che si propongono che poi è stato ripreso anche da altri autori successivamente è quella appunto del modo in cui gli eschimesi delle parole
che gli eschimesi adoperano per descrivere diverse qualità di neve ovviamente parole lessico estremamente articolato estremamente sottile che non può essere utilizzato in un contesto in cui è la neve non esiste in una zona desertica in cui non nevica ma è difficile che possa esistere una così alta varietà di termini per indicare la neve però è anche vero che per esempio nelle foreste amazzoniche gli aborigeni abitanti di questi luoghi sono in grado di conoscere numero altissimo di forme vegetali ma accade così dappertutto all'interno dei contesti in cui si vive si hanno le parole per descrivere la
realtà nella maniera più minuziosa possibile al di fuori di questi contesti è difficile che il linguaggio produca questo tipo di lessico proprio perché non esiste la necessità allora probabilmente non è tanto il determinismo del linguaggio della lingua far a farci guardare il mondo in un altro modo semmai il contrario cioè il linguaggio diventa un riflesso nello specchio di una dimensione culturale che può essere differente nelle varie parti del mondo non abbiamo mai accennato al fatto che parliamo di culture al plurale invece di cultura a cultura abbiamo detto è il motore che muove le azioni degli
uomini comportamenti e così via le culture sono le forme differenti attraverso cui queste azioni si esplicano nelle varie società ma che si parla di cultura o di culture e del tutto evidente che a seconda degli ambienti a seconda dei contesti sociali cambi anche l'uso del linguaggio e cambia anche in qualche modo non dico la sua funzione perché sarebbe sbagliato ma le modalità proprio in cui questo strumento viene adoperato ai socio linguisti sanno benissimo che in determinati contesti anche nello stesso nella stessa nella stessa società nella stessa realtà sociale in determinati contesti si tende a parlare
a comportarsi in maniera differente da come ci si comporta per esempio nel proprio ambito familiare tutta una terminologia tutto un lessico che si adopera in un contesto familiare o amicale per esempio si evita di utilizzarlo durante che so un colloquio di lavoro durante la una lezione universitaria ci si adegua bisogna adeguare il linguaggio ai diversi contesti nei quali ci si muove noi abbiamo un esempio straordinario di questa di questa applicazione socio di carattere sociale appunto della linguistica del linguaggio stesso ed è un testo formidabile probabilmente molti lo conosceranno gargantua e pantagruel di françois rabelais il
quale nel cinquecento motteggia letteralmente prende in giro ribalta tutti i canoni del linguaggio in uso all'epoca imponendo il linguaggio familiare il linguaggio quotidiano il linguaggio della piazza che pieno di insulti parolacce di parole scurrili anche divertenti e li impone impone questo linguaggio all'interno di un testo in cui satireggia costantemente il linguaggio invece degli accademici il linguaggio paludato delle curie e il linguaggio delle corti linguaggio dei conventi e così via per cui in quel caso noi abbiamo un ribaltamento dei nelle situazioni linguistiche che viene testimoniato appunto nel linguaggio stesso mikhail bach team che ha studiato moltissimo
questo meccanismo di ribaltamento e ha parlato addirittura della una sorta di capovolgimento carnevalesco del linguaggio il carnevale che impazza per un periodo dell'anno rappresenterebbe il momento della ribaltamento della vita sociale ebbene in quel momento in quella fase si impone anche un linguaggio che ha governato dalla scurrilità che ha governato dagli insulti ci ha governato dalla violenza però una parentesi perché nei contesti consuete della vita sociale è assai raro che ci si comporti in quel modo che si adoperi un linguaggio non adatto allo scopo quindi l'ipotesi di saper wharf questa della questa cosiddetta del determinismo linguistico
oppure meglio ancora della relatività linguistica per cui la lingua disegnerebbe e l'immagine del mondo in cui noi ci troviamo e un po e probabilmente da intendersi in maniera molto debole questo tipo di osservazione perché noi sappiamo che è vero che il linguaggio costruisce un mondo però come facevo così come risultava dall esempio che facevo prima quello di rablè può costruire un mondo del tutto fittizio che non è determinato assolutamente dalla realtà in cui si vive ma che addirittura disegna un ribaltamento di quella realtà è che comunque il linguaggio quella realtà è chiamato a descrivere ma
non in maniera deterministica in maniera che possa raccontarla o come dicevo interpretarla uno dei meccanismi però di intervento del linguaggio sulla realtà oltre che questo nella descrizione lessicale oppure del ribaltamento di cui abbiamo parlato prima è proprio l'uso della metafora durante alcuni alcune pratiche rituali noi sappiamo che esiste nel mondo una estrema varietà di pratiche rituali dovremmo qui adesso brevemente descrivere che cos'è un rito ne abbiamo esperienza piuttosto varia un po tutti quanti il rito è costituito da una serie di gesti e di formule di parole la cui finalità è quella di intervenire per modificare
la realtà sociale o la realtà ambientale la mia definizione troppo rigida adesso vediamo perché succede spesso che ne antropologia e le definizioni debbano essere rimesse in discussione un esempio che faccio spesso a lezione e quello delle parole e dei gesti una firma per esempio che vengono oppure delle parole che vengono pronunciate al momento della laurea di una persona dopo che sono state pronunciate quelle formule dopo che è stata pronunciata dalla proclamazione una persona diventa un'altra cosa magari un minuto prima era uno studente disoccupato subito dopo diventa un laureato disoccupato ma intanto il suo status sociale
la sua condizione è cambiata ecco quello lo possiamo considerare un atto rituale lo stesso dicasi per il matrimonio pensate alle esequie funebri pensate ai momenti che segnano il la crescita delle persone dei bambini nella nostra società quindi il rito è un po questo è un meccanismo che serve per modificare il nostro la nostra presenza nella realtà e modificare la realtà nella quale noi ci troviamo attraverso questi gesti che sono gestite sono delle pratiche di tipo simbolico noi diciamo anche un altra cosa però a proposito di rito perché il rito è sempre costituito da un apparato
un pochettino più complesso può essere un atto molto semplice ma anche un pochettino più complesso e cioè il rito può essere il sistema attraverso cui stiamo raccontando al resto del mondo la realtà sociale che ci circonda gli astanti ai presenti quello che stiamo facendo è un po come mettere in tra virgolette le nostre azioni stiamo facendo questo e lo stiamo raccontando non attraverso un commento descrittivo ma attraverso proprio una serie di comportamenti una serie di pratica è una serie di parole stiamo facendo il battesimo stiamo laureando qualcuno stiamo celebrando un matrimonio no quindi a raccontare
il modo possiamo dire in modo giusto di fare le cose perché se non c'è quel modo giusto di fare le cose le cose non avvengono purtroppo abbiamo molti casi in cui basta un cavillo di tipo giuridico di tipo procedurale per impedire che quella realtà si sia trasformata esattamente come noi avremmo immaginato di poter fare quindi la ritualità è un po questo è l'uso del linguaggio per finali e degli strumenti simbolici per finalità che servono per modificare la realtà nella quale noi ci troviamo esiste anche un uso pratico di queste di queste alterazioni cioè nel senso
che è possibile attraverso l'azione simbolica raggiungere dei momenti di rassicurazione nei confronti di una di situazioni difficili che si ci sono capitate possiamo fare degli esempi a questo proposito magari riprendiamo però nella prossima lezione